Nei giorni scorsi Stefanos Tsitsipas ha rilasciato un’intervista a “Clay“ in cui ha spiegato come, alla base delle scelte di programmazione, ci siano logiche economiche – qui tutte le dichiarazioni.
In particolare, il greco si è concentrato sul dualismo venutosi a creare nel calendario tennistico tra il Golden Swing – i tornei ATP 250 di Buenos Aires, 500 di Rio e 250 di Santiago – e le competizioni in Medio Oriente, nello specifico gli ATP 500 di Doha e Dubai.
L’ex numero 3 del mondo ha confessato senza mezzi termini che la gira sudamericana non gli ha mai avanzato offerte economicamente vantaggiose, al contrario dei tornei arabi che, oltre ai montepremi, corrispondono ricchi compensi, soprattutto ai top player, per prendere parte ai tabelloni – si ricorda come questa pratica sia legalmente coperta dalla norma relativa al “promotional fee” del regolamento ATP.
Parole che hanno fatto discutere, non solo per la schiettezza, ma anche perché arrivano in un momento in cui si fanno intense le discussioni sul futuro dei tornei sudamericani, che dal 2028 avranno pure la concorrenza del decimo Master 1000 in Arabia Saudita – non a caso il Rio Open vorrebbe provare un riposizionamento strategico con cambio di superficie.
A rispondere altrettanto francamente è stato Francisco Cerundolo: “Chi non vuol venire in Sudamerica non venga“.
Tsitsipas: “Adoro il Sudamerica, ma nel tennis non esistono garanzie economiche oltre i montepremi”
Tsitsipas ha voluto chiarire una volta per tutte il senso delle proprie dichiarazioni e si affida a un comunicato sui social.
“Negli ultimi giorni ho visto molte discussioni circa i commenti che ho fatto a proposito la programmazione dei tornei e i compensi di partecipazione, quindi voglio chiarire alcune cose in modo semplice e onesto” si legge in una storia su Instagram.
“Prima di tutto, mi piace molto giocare in Sudamerica. La passione dei tifosi lì è speciale e ho molto rispetto per i tornei e la cultura tennistica in quella zona. I miei commenti non sono mai state lamentele né intese come critiche“ precisa Stefanos. “Nel circuito ATP i giocatori, al di fuori dei montepremi, hanno modi molto limitati per supportare finanziariamente le proprie carriere. La realtà è che i tornei ATP 250 e 500 sono spesso le uniche opportunità in cui i compensi di partecipazione esistono”.
Il regolamento ATP prevede che gli “appearance fees” o “promotional fees” siano previsti per queste categorie di tornei non obbligatori. Per esattezza, il Rulebook ATP spiega come quattro ATP 500 siano obbligatoriamente da includere tra le 18 competizioni per il calcolo del ranking per i commitment players. La scelta su quali includere nella propria programmazione è a discrezione del singolo giocatore, con l’unico vincolo di doverne disputare uno dopo lo US Open.
“Per questo, le scelte di programmazione a volte sono influenzate da questi fattori. Non riguarda unicamente me. È un modello standard seguito da molti giocatori, in particolare coloro che competono ad alti livelli” prosegue Tsitsipas.
“Stavo semplicemente rispondendo a una domanda sul perché il mio calendario sia in questo modo” si giustifica il greco. “Stavo spiegando qualcosa che è risaputo all’interno del tennis professionistico, non esprimendo non esprimendo negatività verso alcun Paese o torneo”. Infine, Tsitsipas cerca di smorzare definitivamente le polemiche: “Apprezzo molto ogni posto dove competo e spero di giocare in molte regioni del mondo diverse in futuro”.
