Korda: “La vittoria su Alcaraz? Sono tornato a credere in me stesso grazie a McEnroe”

L'americano ottiene la vittoria più importante della sua carriera battendo il numero 1 al mondo, "Alla fine, è solo un ranking" e ringrazia John

Di Carlo Galati
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February, 16- Delray Beach, FL: Sebastian Korda(USA) in action here at the 2026 Delray Beach Open held at the Delray Beach Tennis Center in Delray Beach Florida. (Credit: Andrew Patron)

Nel tabellone che cercava conferme dall’alto, arriva lo strappo inatteso: Sebastian Korda elimina il numero uno del mondo Carlos Alcaraz e si prende una vittoria che cambia le prospettive del suo torneo e, soprattutto, del suo percorso.
“Ci sono stati molti momenti di tensione, senza dubbio. Ma la cosa più importante è stata la fiducia, tornare a credere in me stesso, impegnarmi in ogni colpo. È da qui che parte la lettura dell’americano, che individua subito il punto: una vittoria costruita sulla convinzione, non solo sul tennis giocato.
Con un avversario come Alcaraz, la differenza non la fa arrivare vicino al traguardo, ma restarci nei momenti in cui la partita si spezza. E Korda, stavolta, è rimasto.

I momenti chiave: imparare mentre la partita scappa

La partita si decide lì, nella gestione delle difficoltà, soprattutto dopo un secondo set sfuggito quando sembrava già in mano. 
È la cosa più difficile nel tennis. Ed è probabilmente il doppio con Carlos. Puoi sentire la sua presenza nei momenti cruciali, gioca il suo miglior tennis proprio lì. Quando nel terzo set si ritrova di nuovo a servire per il match e perde il game, il rischio di crollare è concreto. Ma la reazione è diversa dal passato: Ho persino riso di me stesso al cambio campo. Ho pensato: eccoci di nuovo. Non è rassegnazione, è consapevolezza. E soprattutto è capacità di adattamento. “Sapevo che nel secondo set avevo aperto troppo il servizio verso l’esterno. Non stavo per rifarlo. Ho imparato, ed è per questo che sono contento”
Anche nella gestione dei passaggi negativi, Korda mostra un salto mentale evidente: La cosa positiva è che non stavo pensando alle serie di punti persi. Probabilmente sarei stato in difficoltà se lo avessi fatto”. Perché il tennis cambia in un attimo: “Proprio come Carlos è passato da 3-5 a vincere il set. Tutto cambia velocemente. E allora la chiave diventa una sola: “Abbassare il ritmo e tornare a ciò che funziona”. Con un aiuto decisivo anche dall’angolo: “Ryan si è alzato e mi ha detto cosa potevo fare meglio. È stato fondamentale”. E poi il servizio, base di tutto: “Senza il mio servizio oggi non sarei qui”.

Testa libera e lavoro quotidiano: “È solo un ranking”

Uno degli aspetti più interessanti è l’approccio con cui Korda entra in campo contro il numero uno del mondo. Nessuna pressione aggiuntiva, nessuna narrativa.

Prima della partita non sapevo neanche di non aver mai giocato contro un numero uno. Alla fine è solo un ranking. Un modo per togliere peso al contesto e concentrarsi su ciò che conta davvero: “Per tutta la giornata volevo solo occuparmi del mio lato del campo, non avere un atteggiamento negativo, essere impegnato e credere”. Perché il rischio, contro i migliori, è chiaro: “Quando affronti giocatori meglio classificati, a volte perdi un po’ quella fiducia”. Questa volta, invece, resta. Ed è decisiva. Dietro questo cambio c’è anche il lavoro con Ryan Harrison, che ha riportato equilibrio nel suo percorso: “Lavoriamo molto duramente, ma poi cerchiamo di essere normali. Non vogliamo ossessionarci con il tennis né caricarlo troppo di emozioni”. Un approccio che paga soprattutto dopo le partite più difficili: “Ne parliamo, impariamo dagli errori e poi torniamo a goderci quello che facciamo”Meno pressione, più lucidità: il contesto mentale è cambiato.

Dal buio alla consapevolezza: il percorso dietro la vittoria

Il successo con Alcaraz non nasce oggi. Ha radici profonde, in un periodo complicato che Korda racconta senza filtri. “Sono stato fuori per molto tempo a causa di un infortunio e mi sono trovato in un momento molto buio”.
La scelta di ripartire da San Diego diventa il primo vero snodo: Avevo bisogno di mettermi in situazioni di pressione, vivere quei momenti scomodi durante una partita. Mi ha aiutato enormemente”.
Non tanto per il risultato, quanto per ciò che ha costruito: “Non stavo giocando a questo livello, soprattutto mentalmente non mi sentivo bene”. Il punto è chiaro: “Se non avessi giocato a San Diego, non credo che sarei qui adesso”. Nel percorso entra anche un incontro che lascia il segno, quello con John McEnroe: “Abbiamo parlato di trovare la mia identità in campo, di chi sono come persona”. E soprattutto di una domanda semplice, ma centrale: Devi guardare dentro di te, capire chi sei, perché giochi a tennis e perché ti piace. Un passaggio che Korda riconosce come decisivo: “È stato fondamentale per me. Gli sono molto grato”.

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