PREMIUM ATP Montecarlo – Sinner principe a Roquebrune e re ATP. A Roma e al Roland Garros sarà lui il favorito n.1?

Il quesito è legittimo dopo averlo visto vincere la gran parte degli scambi da fondocampo contro Alcaraz perfino in una giornata in cui il servizio non è stato decisivo come altre volte

Di Ubaldo Scanagatta
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Tennis, ATP Monte Carlo Rolex Masters 2026, Jannik Sinner (ITA), Friday, April 10, 2026. Photo Felice Calabro'

Tanti, incontrandomi stamattina al Country Club mi rivolgevano la domanda più scontata costringendomi alla risposta più difficile. Poiché rerano quasi tutti lettori di Ubitennis potranno verificrae oggi che la mia risposta era stata questa: “Spero che vinca Sinner, anche se i confronti diretti vedono Alcaraz avanti 11 a 6 e 3 a 1 sulla terra rossa. Il vento potrebbe aiutare Alcaraz, perché a Sinner di solito predilige le condizioni in cui i rimbalzi sono sempre gli stessi e le condizioni climatiche non li spostano, ma forse – al di là dei precedenti che secondo me non contano granchè se si pensa che al Roland Garros lo scorso anno Jannik ebbe 3 matchpoint e quindi non si può davvero sostenere che sia inferiore a Carlos e poi anche la finale di Roma non conta perché era la prima che Jannik giocava dopo 3 mesi di sospensione – la cosa che mi preoccupa di più è il fatto che Sinner non potrà trovare sulla terra rossa tutti gli stessi punti gratis che invece sul cemento gli ha offerto il suo miglioratissimo servizio. Per questo motivo forse un leggerissimo vantaggio nel pronostico lo ha Alcaraz, anche se per la verità in questa settimana ho visto complessivamente meglio Sinner”.

Sono esattamente le cose che ho detto a tutti. E quindi in conclusione Sinner è stato bravissimo e superiore ad ogni aspettativa, in un giorno in cui non ha messo a segno neppure un ace – non capitava da ottobre, primo turno del 1000 di Parigi contro Bergs– e nel quale fino al tiebreak che ha deciso il primo set aveva una percentuale di prime inferiori al 40%, a riuscire a domare il vento e Alcaraz, superandolo negli scambi di fondocampo, in particolare quelli sulla diagonale dei rovesci.

Ho chiesto se la superiorità negli scambi da fondocampo fosse stata la chiave decisiva per l’esito del match sia a Sinner sia a Alcaraz – e forse a Sinner ho chiesto troppe cose in uno stesso momento e così lui si è più soffermato sul servizio che sulla diversa efficacia dei due rovesci – e Alcaraz è stato chiarissimo nell’attribuire la propria sconfitta a quella. Se leggerete la sua risposta all’ultima domanda, vedrete. Mi è piaciuta la serenità e la trasparenza con cui anche in un giorno che poteva avergli procurato un gran dispiacere, è stato così sorridente, disponibile.

Quando è entrato in sala conferenze, alle 19,05, eravamo rimasti in pochissimi giornalisti ad attenderli. Avevano parlato prima Vagnozzi e poi Sinner e tutti, dovendo fare più pezzi – perché non dispongono delle “forze” di Ubitennis fra chi smazza le interviste in redazione, fra Carlo Galati che ha dato sempre grandissimo contributo cui aggiungere il piccolo contributo del sottoscritto – erano risaliti in sala stampa per scrivere la cronaca (che noi abbiamo seguito live), le opinioni sull’accaduto, i resoconti delle precedenti interviste.

Quando Alcaraz ha visto che non c’era quasi nessuno ha sorriso e detto: “Ehi, non sono più importante!”. Beh, troppo simpatico. Ho conosciuto tanti di quei musoni, dopo una sconfitta, soprattutto dopo una sconfitta in una finale in cui i bookies e la maggior parte della gente lo dava per favorito. Grande.

Ma sul campo più grande Jannik. Sì perché riuscire a reagire – lui che in questo torneo era sempre partito alla grande strappando il servizio nei game iniziali a tutti – a un break iniziale sia nel primo set (0-2) sia nel secondo (1-3) senza lasciarsi condizionare, dimostra ancora una volta la straordinaria solidità di testa di questo ragazzo che da oggi torna sul trono del tennis e ti dice con sincera tranquillità: “Non è questa la cosa più importante per me, l’ho sempre detto e non cambio idea adesso. Certo che sono contento di vedere accanto al mio nome quel numero 1, ma è più importante per me aver realizzato un sogno, aver vinto qui a Montecarlo un Masters 1000, il mio torneo più importante sulla terra che è come aver vinto in Italia…ma sono più importanti ancora i tornei che verranno, il Roland Garros, Wimbledon …solo dopo allora si vedrà chi fra Carlos e me è il n.1, solo allora avrà un significato”.

Avrete forse già letto la cronaca del match, avrete forse ascoltato la telecronaca di Sky, non ha troppo senso che io la ripercorra, però certo i primi otto game erano stati più costellati da errori inconsueti per due campioni di questa classe che da punti stratosferici, anche se naturalmente non erano mancati neppure quelli.

La colpa non era dei due finalisti, ma del vento a volte turbinoso e mai costante, neppure nella direzione. Alla fine, è questa è una piccola piacevole sorpresa, l’ha gestito meglio Jannik, perché ha fatto molti più colpi “steccati” e molti più errori di metri Alcaraz che Sinner.

Poi il livello è salito e si è visto, almeno a sprazzi, anche del gran tennis. Bellissimi certi scambi prolungati, fantastiche certe prodezze. Il rovescio di Jannik era decisamente più continuo di quello di Carlos, ma quanto a cannonate di dritto appena uno dei due accorciava un minimo (e anche se non accorciava!) era una battaglia meravigliosa.

Dopo il break e controbreak iniziale, Alcaraz ha salvato due pallebreak in due diversi game, sul 2 pari e sul 4 pari, mentre Sinner nessuna, però quando sono arrivati al quasi inevitabile tiebreak, con Sinner fermo alla modestissima percentuale di prime palle – il 39% – non c’era da essere troppo ottimisti sull’esito di quello.

Già, perché non si erano fatti i conti con la disumana capacità di concentrazione di Sinner: ha servito 6 volte e ha messo 6 prime!

Così quando Alcaraz, dopo quattro drop-shot vincenti, ha sbagliato il primo sul 2 punti pari, Jannik ha battuto come se si giocasse sul cemento e Alcaraz non ha praticamente mai risposto. 6-4 e due setpoint per Jannik che sul 6-5 sbaglia un dritto a due passi dalla rete degno di …uno Scanagatta in cattiva giornata.

Ma mentre Jannik non accusa minimamente il colpo “Perchè avevo fatto la cosa giusta…” – dirà poi – il miracolato Carlos commette sul 5-6 un crudele doppio fallo. Sarà stata colpa del vento? Lui non lo dice, ma a fine conferenza stampa quando esce dalla sala e io gli ricordo la palla corta sbagliata che ha influenzato il tiebreak lì invece dice: “C’è stato uno strano rimbalzo che me l’ha fatta sbagliare”.

Nel secondo set Sinner ha giocato un brutto game sull’1 pari, perso a 15, ma da quel momento in poi avrebbe potuto vincere quasi tutti i game anche se si è ritrovato sotto 3-1. Prima 3 pari, poi break alla terza opportunità utile nell’ottavo game, con l’aiuto del quinto doppio fallo di Alcaraz sul 40-30.

A voler cercare il pelo nell’uovo – mia insopprimibile e odiosa caratteristica…- si potrebbe solo rimproverare a Jannik una certa idiosincrasia nella trasformaazione delle pallebreak: ne ha convertite 3 su 11. Capitava anche a un certo Roger Federer! Che però, come Sinner, era straordinariamente bravo a procurarsene. E, per gli avversari…tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Tennisticamente il proverbio va tradotto con…e prima o poi ci scappa il break.

Il quarto trionfo in quattro Masters 1000 di fila – come erano stati capaci di fare soltanto Djokovic (3 volte, 2015, 2014, 2013) e Nadal (2013 anche lui) – e ancora una volta dopo una finale vinta in due set, la dice lunga sul campione che è Sinner ed è importante perché sottolinea quel che Alcaraz per primo ha detto: “Io ho la sensazione che Jannik (al contrario di quanto pensa e dice la gente) sia perfino più forte sulla terra che su altre superfici!”.

Beh, adesso forse neppure Jannik avrà motivo di dubitare delle sue virtù di “terraiolo d.o.c.”. “Non abbiamo ancora deciso se andare a Madrid” si è lasciato scappare Vagnozzi. E Jannik ha detto: “Quello di Madrid è un torneo particolare sulla terra, c’è l’altitudine…”. Mi sa che potrebbe non andare. Viene da un mese e mezzo senza giorni di riposo o quasi. Ma quando sarà a Roma saprà di essere più che competitivo. Idem a Parigi, la tappa cui tiene di più. Dopo quanto accadde lo scorso anno…impossibile per lui dimenticare. E anche per noi. Ma quella di oggi è stata una giornata bellissima, per lui e per noi, e quella del Roland Garros sembra quella di un’epoca fa.

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