PREMIUM WTA 1000 Roma: la migliore Svitolina di sempre?

Agli Internazionali d’Italia si pensava che il successo potesse andare a Swiatek, Gauff, Sabalenka o Rybakina; e invece a mettere d’accordo tutti è stata una vecchia conoscenza del torneo romano

Di AGF
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Elina Svitolina - Roma 2026 (foto X @InteBNLdItalia)

Dopo il successo di Marta Kostyuk a Madrid, il secondo WTA 1000 su terra rossa della stagione è stato vinto da un’altra giocatrice ucraina; a conquistare Roma, infatti, è stata Elina Svitolina. Come è noto, non è la prima volta che Svitolina si impone agli Internazionali d’Italia (il titolo del 2026 si aggiunge a quelli del 2017 e 2018), quindi non si può parlare di straordinaria sorpresa; rimane il fatto che Elina ha vinto dopo un percorso particolarmente duro e qualificato. Per arrivare ad alzare il trofeo, infatti, ha sconfitto nell’ordine la numero 2 del ranking Elena Rybakina, la numero 3 Iga Swiatek e la numero 4 Coco Gauff.

In carriera Svitolina aveva già vinto dopo avere superato tre o più Top 10 nello stesso torneo: era accaduto proprio a Roma 2017 (aveva sconfitto le numero 3, 7 e 4), a Toronto 2017 (le numero 9, 4, 2 e 6) oltre alle Finals di Singapore 2018 (ovvio, la formula del “Masters” prevede solo avversarie di altissima classifica). Tutti questi numeri ci dicono sostanzialmente una cosa: che Elina alla soglia dei 32 anni e con una maternità alle spalle ha ritrovato un livello di forma paragonabile, se non perfino superiore, a quello del suo migliore periodo di carriera, quando aveva 23-24 anni.

E non si può dire che durante il recente torneo sia stata fortunata negli abbinamenti, né che abbia incrociato rivali fuori condizione o in difficoltà. Semmai il contrario: le tre partite decisive che ha affrontato sono state contro giocatrici considerate favorite, almeno secondo i bookmaker, anche perché erano reduci da vittorie convincenti. Eppure Elina ha smentito tutti e ha finito per prevalere sempre al terzo set, dopo avere anche superato momenti difficili.

Nel quarto di finale contro Rybakina (quotata 1,40 contro 3,00 e vincitrice a Roma nel 2024) all’inizio è sembrata quasi in balìa dell’avversaria: ha perso il primo set 2-6, concedendo palle break in tutti i propri turni di battuta. E anche in apertura del secondo ha faticato non poco. Durante il match ha dovuto fronteggiare ben 20 palle break, però il dato significativo è che ne ha sapute salvare 16. E nel secondo set, il set che ha di fatto rovesciato l’indirizzo della partita, ne ha salvate 7 su 7. Per certi aspetti la partita contro Rybakina mi ha ricordato la versione tennistica dei match di pugilato dei film della serie Rocky; all’inizio l’avversario risulta incontenibile, con una tale superiorità da far pensare che il confronto sarà senza speranze: una specie di massacro. Ma dopo qualche round Rocky comincia a mettere a segno i primi colpi e a incrinare le certezze granitiche del rivale. E progressivamente l’andamento si ribalta, fino al successo contro ogni previsione, almeno stando a quanto visto all’inizio.

Fuori di metafora: Svitolina ha vinto il quarto di finale contro Rybakina facendo leva inizialmente sulla straordinaria forza mentale, che le ha permesso di non essere sopraffatta in pochi minuti. Poi ha piano piano risalito la china: ha cominciato a rispondere meglio, è riuscita ad allungare gli scambi e infine nel terzo set è sembrata più fresca sul piano fisico e, di conseguenza, anche tecnico. Il risultato di 2-6 6-4 6-4 certifica una battaglia da due ore e 25 minuti. Punti totali vinti da Rybakina: 106; da Svitolina: 102. Ma, nel tennis funziona così, ed Elina ha vinto più punti importanti.

Malgrado questa impresa, Svitolina è scesa in campo in semifinale ancora più sfavorita (almeno per i bookmaker: 1,25 contro 4,00) contro Iga Swiatek, vincitrice a Roma nel 2021, 22 e 24. Swiatek prima di incrociare Elina era sembrata la più logica candidata al successo finale: aveva infatti lasciato appena tre game sia a Osaka (6-2 6-1) che a Pegula (6-1 6-2). Che non saranno specialiste della terra rossa, ma rimangono giocatrici di grande spessore. E invece Svitolina contro Swiatek ha cominciato in modo più concreto, vincendo il primo set 6-4, in un parziale nel quale più che il servizio ha inciso la qualità della risposta.

Poi però nel secondo set abbiamo rivisto la Swiatek dei tempi d’oro, cioè la quattro volte vincitrice del Roland Garros, dominatrice sulla terra battuta. In particolare abbiamo rivisto la versione di Iga con il dritto preciso e potente, carico di una quantità di topspin inusuale per il circuito WTA; un colpo “nadaliano” che le permette di spingere lontano dalla riga di fondo le avversarie e di prendere il controllo dello scambio quasi sempre in modo decisivo. È davvero un caso anomalo quello di Swiatek: il dritto è il suo colpo meno stabile e in diverse occasioni è stato un vero e proprio punto debole. Ma quando invece funziona al massimo, quello stesso dritto diventa un’arma quasi incontenibile per le avversarie, ancora più letale del rovescio.

Dopo il secondo set vinto 6-2 da Iga, sembrava che la partita fosse girata in direzione polacca. Ma anche questa volta Svitolina ha proprio rifiutato l’idea della sconfitta, e ha vinto il confronto a partire dalla tenuta mentale, come dimostra la diversa resa sulle palle break del terzo set: 5 su 5 quelle salvate da Elina, 1 su 3 per Iga. Ultimi dati statistici: così come contro Rybakina, anche contro Swiatek Svitolina ha prevalso pur avendo vinto meno punti totali (Swiatek 88, Svitolina 86). Due ore e 16 minuti la durata per il 6-4 2-6 6-2 conclusivo.

a pagina 2: La finale contro Coco Gauff

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