PREMIUM Roland Garros – Non c’è semifinale o finale senza che non ci sia un italiano. Cobolli e Arnaldi non fanno rimpiangere Sinner

Il grande dispiacere per l’ennesimo infortunio del “perseguitato” Berrettini. Stavolta l’anca. Eccezionale dimostrazione di maturità e personalità da parte di Cobolli. E Arnaldi? Un fisico bestiale

Di Ubaldo Scanagatta
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ROLAND GARROS 2026 Flavio Cobolli (ITA) Photo © Ray Giubilo

Il titolo del mio editoriale di ieri era Roland Garros – Vinca il Matteo migliore e… soprattutto Cobolli. Il sogno è una semifinale tutta azzurra.
Ebbene, Cobolli ha vinto, il sogno di una semifinale tutta azzurra (una “prima”  storica negli Slam) è diventato realtà, ma sarebbe di cattivo gusto e ingiusto dire adesso che ha vinto il Matteo migliore perché, senza nulla togliere ai grandissimi meriti di Matteo Arnaldi per essere sopravvissuto indenne a un torneo micidiale di 19 ore e 42 minuti (ho aggiunto le due ore di ieri sera) purtroppo l’atteso derby dei due Matteo è stato rovinato dall’ennesimo infortunio, con conseguente ritiro, dello sfortunatissimo Berrettini. Una persecuzione diabolica, infernale, la sua.

Matteo – e lo aveva ricordato l’altra sera – era incappato in ogni genere di infortunio da quando aveva 12 anni. Quasi nessuna parte del suo corpo era stata risparmiata. Ieri sera si è aggiunta l’anca. “Fosse stato un problema al muscolo addominale avrei saputo immaginare una diagnosi, i tempi di recupero, ma dell’anca non so proprio nulla. Faremo i controlli che si devono fare e poi ne sapremo di più, spero solo di essermi fermato in tempo e di non aver fatto altri danni per dovermi poi fermare per tre mesi”.

Come ormai sapete Arnaldi aveva cominciato male, perdendo due volte il servizio nei primi due turni di battuta, ma sotto 3-0 con palla per il 4-0 per Berrettini (“C’erano tante prime volte per me, lo Chatrier, il tetto coperto, le luci, non vedevo bene”) aveva mostrato quel solito temperamento che gli ha consentito di pareggiare il conto dei game, poi di conquistarsi 5 palle break per salire 5-3, e comunque sul 5 pari di chiudere il set. Ma già l’altro Matteo si sarebbe fermato per chiedere l’intervento del medico e al ritorno non si muoveva bene.

Fino a che, sotto 7-5 e 5-2 con il fratello Jacopo e Thomas Enqvist che lo invitavano a fermarsi, “Berretto” non ha potuto fare altro che fermarsi.

Un vero dispiacere che ha rovinato una giornata che resterà comunque memorabile per il tennis italiano, ma con un sapore dolceamaro.

Se Berrettini avesse perso potendosi giocare le sue carte ovviamente sarebbe stato tutto diverso.

Comunque the show must go on, la vita va avanti e per il secondo anno consecutivo un tennista italiano va in finale al Roland Garros! Uno giovanissimo, coetaneo di Sinner, 24 anni. Roba da non credere, soprattutto giovedì scorso quando Jannik Sinner aveva detto addio al torneo. E invece nel corridoio abbandonato da Jannik si erano infilati tre italiani nei quarti accerchiando Aliassime che, testa di serie n.4 nonché comunque n.4 ATP lunedì prossimo, avrebbe dovuto essere considerato il candidato più papabile a raggiungere la finale.

Così anche questo mercoledì, quando Auger-Aliassime, dopo un’ora e 22 minuti, stava vincendo 64 e 31 su Flavio Cobolli che avrebbe avuto ben ragione di innervosirsi – se non proprio di buttarsi giù – per le diverse occasioni avute in un primo set reso ingovernabile dal vento, quella certezza di poter gridare “Abbiamo un italiano in finale a Parigi anche quest’anno!” era davvero in dubbio.

Infatti Cobolli aveva sospinto ai vantaggi il canadese in 5 game su 6, senza riuscire a sfruttare due pallebreak in due distinti game. La seconda era stata la palla del 5-4 per lui. E come nel calcio, gol mancato gol subito, anche nel tennis la legge è stata uguale: dal break mancato era stato poi break subito: 6-4. E tanta rabbia. “Dall’angolo mi avevano sommerso di istruzioni tattiche, troppe, e allora poi mi sono deciso a giocare maggiormente seguendo il mio istinto”.

Fatto sta che Cobolli che aveva detto chiaramente l’altro giorno di avere avuto paura nel quarto set con Svajda“Me la sono fatta nei pantaloni” – non l’ha avuta per nulla con il canadese il quale, dal suo canto, ha invece mostrato ancora una volta qualche titubanza quando avrebbe potuto/dovuto prendere il largo.

Nelle statistiche di fine primo set avevo visto che Aliassime aveva servito l’86% di prime palle. Avesse continuato a servire così sarebbero stati cavoli amari. Ma nel secondo set, sul 3-1, ha invece servito male e giocato peggio, e così ci ha fatto il gran piacere di rimettere in corsa Cobolli restituendo il break.

Il trend che sembrava favorevole al canadese si è invertito proprio quando pareva che la situazione fosse diventata ancor più favorevole per lui. Infatti nel primo set si era giocato con un vento terribile e così ingiocabile da chiedersi se non sarebbe stato il caso di coprire il campo con il tetto, ma ecco che dopo un’ora di gioco un imminente acquazzone ha convinto Mauresmo e soci a disporre la chiusura del tetto.

In teoria passare da un match outdoor a uno indoor avrebbe dovuto favorire Aliassime. Ma alla luce dei fatti non è stato così.

La cronaca l’avrete già letta, se non aveste visto la partita. Ma il commento è uno solo: Cobolli è sembrato più giocatore da terra battuta, ha avuto più personalità del suo avversario e ha mostrato degli attributi da vero guerriero in almeno sette occasioni. Quelle, cioè, in cui Aliassime si era conquistato, in 3 game diversi, le 7 pallebreak.

Lì Cobolli ha dato il meglio di sé. Quando sul 1-2 si è salvato dallo 0-40  e dall’1-3, ma ancora più mi è piaciuto per la garra quando ha reagito da uomo vero nell’ottavo game, subito dopo il break che lo aveva portato a condurre 4-3.

Infatti era avanti 40-15, con due palle per un rassicurante 53, quando su una sua palla corta Aliassime si è inventato mentre cadeva a terra un lungo disteso un recupero vincente con il rovescio lungolinea a una mano: 40-30. Sul punto successivo Cobolli caccia fuori dal campo con un dritto dei suoi il canadese che la ributta di là come può e Flavio deve tirare un rigore a porta vuota, ma la palla schiaffeggia la parte superiore del nastro, si impenna e finisce fuori. Un game quasi finito diventa un game interminabile di 14 punti, con 3 palle break per il 4 pari. Cobbo annulla la prima con l’ace n.6, la seconda con l’ennesimo dritto vincente, ma sulla terza compie un vero capolavoro: martella Aliassime con 4 dritti incrociati sull’angolo del dritto, alla destra del canadese.

Con una freddezza e una determinazione straordinaria, perché pur tirando in un fazzoletto di 10 cm quadrati, riesce a farlo senza consentire ad Aliassime di recuperare né un metro né una posizione difendibile. Implacabile. Con una freddezza ce non ti aspetti da un giovanotto di 24 anni che sta disputando il suo primo quarto di finale al Rland Garros. Ecco, in quel momento io ho capito che Flavio non avrebbe più rischiato di perdere. Prima ancora di salire sul 5-3, di vincere quel set 6-4, di dominare il quarto nel quale in cinque turni di battuta – quanto migliorata! – avrebbe perso 7 punti soltanto, senza mai consentire al canadese di arrivare a 40, ma solo due volte a 30.

Fantastico! Virtuale n.10 del mondo anche se dovesse perdere da Arnaldi (che intanto sale a n.34 un mese dopo che era 150!), salvo che Mensik vinca il torneo.

Tennis italiano sull’altare del miglior tennis del mondo, anche quando non c’è Sinner, non c’è Musetti, e Berrettini si fa male.  Incredibile davvero. Ma magnifico.

Uno sport che stupisce anche al femminile perchè che la Sabalenka avanti di un set e 4-1 nel secondo con la Shnaider e che poi serve sul 5-4… non puoi immaginarti che possa perdere 10 game di fila: 36 75 60 e… “In questo momento vorrei smettere i giocare a tennis!”.

Chi voleva smettere, in preda a una sorta di crisi depressiva, è l’altra semifinalista, la polacca venuta fuori dal nulla delle qualificazioni, la Chwalinska, personaggio del tutto particolare di cui potete leggere la bella storia qui su Ubitennis, e vittoriosa sulla Kalinskaya (76 63).

Poiché non voglio farmi – e farvi – mancare nulla, sebbene siano le una di notte, chiudo segnalando che Errani e Vavassori, favoriti n.1 nel misto, hanno battuto Siegemund e Roger-Vasselin 61 64 e sono in finale al torneo. Dovranno affrontare la canadese Dabrowski e l’americano King. Mentre nelle semifinali del doppio maschile Vavassori e Bolelli incontreranno Granollers e Zeballos, da loro battuti nella finale del Foro Italico. Insomma, non c’è semifinale o finale dove non ci sia un tennista italiano. Il vecchio collega Richard Evans, un hall of famer, probabilmente l’unico giornalista ad aver “coperto” più Slam di me, intorno ai 200 – ma ha anche 10 anni di più e mi ha detto “Ubaldo sei sulle mie orme!” – nel pomeriggio aveva commentato: “Questi italiani sono davvero dappertutto!”. Che goduria.

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