Roland Garros – Sognare un italiano diverso da Sinner che vinca questo torneo sembra incredibile. Ma forse non lo è

Avrebbe più chance Cobolli di Arnaldi, per aver già battuto sia Zverev sia Mensik, ma intanto c’è da vincere il derby delle 19. Riguardo alla semifinale Zverev-Mensik mi sbilancio leggermente per il ceco… ma solo se parte bene

Di Ubaldo Scanagatta
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Molti mi chiedono di sbagliare pronostico sulle semifinali maschili di oggi. Cioè mi chiedono di farlo, dicendo che se non lo faccio significa che non ho le idee chiare.

Però non mi sembra neppure troppo serio farlo alla fine di un torneo dove, per la prima volta dal 1977, non c’era fra i semifinalisti del torneo maschile e di quello femminile del Roland Garros neppure un tennista che avesse vinto uno Slam. Quell’anno il torneo lo vinsero Guillermo Vilas e Mima Jausovec. Vilas approfittò dell’assenza di Borg, che aveva vinto le edizioni del ’74 e del ’75, e la Jausovec del fatto che le più forti tenniste dell’epoca avevano preferito giocare il torneo intercittà americano sponsorizzato da Billie Jean King, il Team Tennis.

Ma quest’anno vorrei sapere quanti avrebbero potuto pronosticare una semifinale tutta italiana come quella che giocheranno Cobolli e Arnaldi – il sanremese che un mese fa era n.150 del mondo – non prima delle 19; un Sinner “paralizzato” da non si sa bene cosa in un match ormai vinto sul 6-3 6-2 5-1 contro il meno forte dei fratelli Cerundolo. E vorrei sapere anche chi avrebbe potuto pronosticare le sconfitte patite dalla campionessa in carica Gauff con la Potapova, della Rybakina con la Starodubtseva, della Sabalenka con la Shnaider (Aryna stava vincendo quasi come Sinner…), della quadricampionessa Swiatek, capace di fare appena 6 game con la Kostiuk, la quale a sua volta ha poi perso con la Andreeva, e immaginare una finale raggiunta dalla polacca Chwalinska, n.114, spuntata addirittura dalle qualificazioni.

Insomma, io capisco che si possa chiedere a un veterano del circuito quale è il vostro cronista di sbilanciarsi in un pronostico, ma questa volta è davvero più difficile di molte altre. Quando doveva giocare Sinner era troppo facile, se non c’era dall’altra parte della rete Alcaraz. E viceversa.

E nelle fasi finali degli Slam maschili, da due anni a questa parte, la storia era sempre questa.

Allora, se penso a chi dovrebbe vincere il torneo, penso che se Zverev, 29 anni, non lo vince questa volta, molto probabilmente non lo vincerà mai più. Perché Sinner e Alcaraz sono di un’altra categoria, riprenderanno a giocare e a vincere. Questo significa, anche se non vuole sentirselo dire, che subirà un’enorme pressione nel match contro Mensik. O le cose si metteranno subito bene per lui e quindi non si innervosirà, oppure, secondo me, se dovesse andare sotto nel punteggio andrà sempre più sotto.

Mensik è ambizioso, è convinto di vincere non uno ma tanti Slam – lui ha “sparato” dieci – e il fatto di aver già battuto uno come Sinner e di aver vinto un Masters 1000 a 19 anni ha certamente rafforzato la sua fiducia in se stesso. Tanti pensavano che Fonseca, dopo aver battuto Djokovic e Ruud, avrebbe battuto Mensik, e invece lui lo ha rimandato a casa con un 3 set a zero.

Aveva sofferto Navone, battuto solo al quinto set dopo una maratona infinita e chiusa con i crampi, e anche con Rublev ha vinto solo al quinto; con de Minaur al quarto, dominando gli ultimi tre. Ma questo con Zverev è un match nel quale – come detto – è Zverev che ha tutto da perdere e che non può permettersi di far passare avanti il ragazzone ceco di Prostejov.

Sebbene io pensi che Zverev meriterebbe di vincere finalmente uno Slam, dopo le tre finali perse – e quelle con Thiem e con Alcaraz dopo essere stato in vantaggio – la partita di attacco e anticipo giocata da Mensik contro Fonseca mi è particolarmente piaciuta.

Vero che Zverev farà molti meno regali del brasiliano, però il tedesco non ama chi non gli dà tregua con la risposta, chi non gli dà tutto il tempo che lui vorrebbe prendersi all’uscita dal servizio. Né ama chi, una volta raggiunta la rete, è capace di giocare di dritto come di rovescio le volée smorzate e di tocco che riescono molto bene a Mensik.

Poi è chiaro che, se Zverev servisse percentuali altissime, superiori al 75% di prime palle e con grande costanza – senza cioè qualche game di vuoto – beh, allora Mensik ne soffrirebbe.

Non vedo però Mensik mollare, o abbattersi, se dovesse perdere un set o girare la boa verso il quarto set trovandosi in svantaggio per due set a uno. Invece una rimonta di Zverev mi pare meno probabile. Ma è una partita alla pari e, se mi si obbliga a fare un pronostico e non so le quote dei bookmaker, azzardo Mensik, ma giusto perché non bisogna avere paura di sbagliare e delle eventuali beffe che arriveranno dai social.

Idem per quanto riguarda il derby italiano. Lì mi pare che Cobolli debba considerarsi il legittimo favorito, per classifica, per esperienza, per diversa freschezza atletica. Ma soprattutto penserei – egoisticamente – che Flavio abbia più chance, per tutte le cose appena dette, di essere maggiormente competitivo anche nell’eventuale finale. Sia con Zverev sia con Mensik, avendo già battuto una volta entrambi. E ha dimostrato contro Auger-Aliassime, n.4 del mondo nel ranking ATP di lunedì prossimo, di avere la personalità e la sfrontatezza per giocare ad armi pari con chiunque.

Ciò detto, non si può ignorare il fatto che Arnaldi ha battuto uno dopo l’altro giocatori di spessore: Griekspoor, Tsitsipas, Collignon, Tiafoe, ed era avanti anche con Berrettini prima che si facesse male.

Insomma, mi dispiace per quei lettori che godono quando il cronista sbaglia un pronostico, ma qualunque risultato emerga da queste semifinali non potrà considerarsi una sorpresa paragonabile a tutte quelle che abbiamo vissuto nei giorni scorsi.

Vorrei vedere due belle partite, augurandomi al contempo che il derby italiano non sia massacrante per chi lo vince, riducendo le possibilità di una sorpresa azzurra in finale.

Ecco, l’ipotesi di un azzurro che vinca il Roland Garros laddove non ha ancora vinto Jannik Sinner, francamente, nessuno avrebbe potuto lontanamente immaginarla alla vigilia del torneo. Ma sognare non costa nulla.

Così come fra le donne, per l’imprevedibile finale, un successo della ragazza polacca venuta fuori dal nulla sarebbe la storia più bella. La Andreeva, poco più che diciannovenne, avrà comunque altre occasioni. La Chwalinska forse no, proprio come la Raducanu.

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