Beh, ma che dispiacere. In quello che resterà uno storico Roland Garros per il tennis italiano, con la conquista della prima semifinale tutta azzurra in 149 anni, cioè in tutti i 522 Slam cominciati a Wimbledon nel 1877, ai tennisti italiani ne sono successe di tutte. Prima e dopo il torneo.
Musetti che dà forfait, Sinner che crolla a un game dalla scontata vittoria, Berrettini che ritorna ai quarti di finale dopo 4 anni insieme ad altri due italiani (Arnaldi e Cobolli) e si ritira mentre gioca con Arnaldi perché si fa male all’anca sinistra, uno dei pochi posti dove non si era mai infortunato – all’anca destra sì però – Arnaldi che deve giocare la sua prima semifinale Slam contro l’amico rivale degli ultimi 11 anni, Flavio Cobolli, ma dopo essere andato al solito ristorante Claudia di tutte le sere (vicino Champ de Mart e alla Tour Eiffel) e mangiato le stesse cose con tutto il suo team, la sua ragazza australiana, sta male tutta la notte, ha il corri corri, vomita a più riprese, dorme un po’ per tentare un disperato recupero, arriva al Roland Garros alle 15, ma vomita di nuovo. Il medico e il team gli dicono di lasciare perdere, di ritirarsi, lui non vuole rinunciare a un’occasione che era un sogno realizzato, che potrebbe anche non ripresentarsi, ma alle 18, un’ora prima del suo derby con Cobolli quando ancora Zverev non aveva ancora battuto Mensik (75 62 36 63 in 3 ore e 1 minuto) getta la spugna. Avverte Cobolli e il torneo che proprio non riesce, non ce la fa. “Quando è venuto a dirmelo, non me lo aspettavo, ho quasi pianto…è una cosa molto triste…sono felice per quanto ho raggiunto in queste due settimane, ma anche molto triste” dice Cobolli. “Non mi posso muovere, né mangiare. Né bere, credo sia un virus”. Le immani fatiche di questi giorni, le 20 ore sul campo, devono avere indebolito le sue difese (forse come quelle degli ultimi mesi hanno indebolito quelle di Sinner…). L’annuncio del ritiro arriva alle 18,25, con lo speaker che dice che la semifinale non avrà luogo e che i biglietti verranno rimborsati. Ma verranno rimborsati al prezzo stampato sul biglietto– ca va sans dire – e non tutto l’extra pagato via Internet e i costi dei viaggi e degli alloggi. Tanti italiani, naturalmente – molti li ho incontrati, di Perugia, Siena, del Tennis Milano Bonacossa – ma anche un gruppo di giapponesi arrivato stamattina.
In mattinata, a completare un quadro di vicende sfortunate, si era storto una caviglia Simone Bolelli nel corso della semifinale che lui e Vavassori stavano giocando contro la coppia battuta nella finale di Roma Granollers-Zeballos. I due azzurri stavano giocando benissimo, avevano avuto 4 pallebreak, ma sul 3-2 40 pari…crac.
Vavassori da quel momento ha giocato quasi da solo, ha fatto anche bei miracoli, ma il doppio lo si vince in due. Inciso: Granollers mi è parso tenere un comportamento odioso. Se giocava una volee smorzata sulla quale lo “zoppo” Bolelli non poteva arrivare, mostrava il pugno al cielo, con zero sensibilità e rispetto. Sospetto che fra i quattro non corresse buon sangue, a dispetto della stretta di mano finale con finto abbraccio finale.
Vabbè. E’ stata una giornata così. Nella storia open del Roland Garros non era mai successo che una semifinale non venisse proprio disputata. Doveva succedere alla “Nostra”.
Negli Slam ricordo che c’era stata quella del ’92 in Australia, quando Krajicek si ritirò prima di scendere in campo contro Courier che poi vinse il torneo. Potrebbe essere – ma solo per i superstiziosi – un buon presagio per Cobolli che, vincitore della semifinale che non c’è stata e neo top-ten, dovrà affrontare Zverev senza sapere se i 4 giorni di riposo possa essere un vantaggio– se non altro sarà più fresco – o un handicap, perché giocare e vincere con le solite cadenze spesso aiuta.
Che questi presagi non debbano essere presi sul serio – nemmeno dai superstiziosi – lo dice un altro precedente più recente e in controtendenza, quello di Wimbledon 2022 quando Rafa Nadal, reduce da una maratona contro Taylor Fritz (un po’ come le maratone di Arnaldi contro Griekspoor, Tsitsipas, Collignon e Tiafoe, prima del ritiro di Berrettini), dette forfait prima di affrontare in semifinale Nick Kyrgios. Quella volta però non fu Kyrgios a vincere il torneo – a differenza di Courier a Melbourne – perché Djokovic lo battè in 4 set.
Insomma adesso non resta che sperare che questa domenica Cobolli faccia il miracolo contro Zverev, lasciando il tedesco ancora a bocca asciutta alla quarta finale, dopo quella del 2020 buttata via contro Thiem (“Non ero più favorito di lui, era 50 e 50, ma preferirei non ricordarla: allora avevo ancora dei seri problemi con la seconda palla di servizio, facevo tantissimi doppi falli”), quella del 2024 qui a Parigi con Rafa Nadal che lo aveva visto in vantaggio due set a uno, e quella letteralmente dominata in tre set da Sinner all’Australian Open 2025 in cui Sasha non seppe conquistarsi neppure lo straccio di una palla break.
Ce la può fare il nostro sesto italiano a poter disputare una finale Slam (dopo Giorgio De Stefani 1932 a Parigi, Pietrangeli 4 volte sempre a Parigi, 1959-1961 e 1964, le prime due da vincitore, Panatta a Parigi 1976, Berrettini 2021 a Wimbledon e Sinner 6 volte, 2024-2025 vincitore in Australia, 2025 Roland Garros, 2025 Wimbledon vincitore, 2025 Us Open sconfitto) contro un giocatore di 5 anni più esperto e per tanti anni n.2 o n.3 del mondo?
Già a seguito della vittoria di Zverev su Mensik Flavio, ancora prima di sapere che non avrebbe giocato la sua semifinale, era certo di essere diventato un top-10, il settimo della nostra storia dopo Sinner, Panatta, Musetti, Berrettini, Barazzutti e Fognini. “Mio padre mi diceva sempre che avrei fatto una buona carriera, tipo top-30, ma mai top-10…glielo ricordo spesso!” ha scherzato Flavio quando gli hanno chiesto se avrebbe festeggiato come sempre il traguardo del best ranking (e reale questa volta, non virtuale, anche se potrebbe migliorare ancora in caso di vittoria finale domenica sera).
Quel che hanno detto lui e Arnaldi lo trovate in altri articoli dedicati su Ubitennis. Così come le frasi di Zverev, l’ottimo rapporto che ha con Cobolli, dopo che i due si erano incontrati, insieme ai loro genitori durante la Laver Cup di Berlino. E tante domande su quel rapporto perché non restava molto di cui occuparsi, oltre alla finale femminile che giocheranno Andreeva e la sorprendente polacca Chwalinska.
Io spero soltanto che i social non dilaghino. Vedo che già qualcuno – certo un web-ete – ipotizza assurde combines italiane per presentare un finalista fresco contro Zverev, ma d’altra parte nei giorni scorsi avevo letto anche sui social che “i francesi ce l’hanno talmente con gli italiani che i due che si sono qualificati per le semifinali li hanno messi contro!”. Veramente si scrive e si legge di tutto. Basterebbe non dargli peso. Ma evidentemente questo è un mondo che non sempre lo capisce.
In precedenza Sasha Zverev aveva servito divinamente per battere Jakub Mensik che ha un grande talento ma mostra spesso l’inesperienza della sua età, giocando troppo di fretta troppi rovesci (25 sbagliati, anche se quando si leggono gli errori non forzati bisognerebbe sempre fare la tara…se arrivano al 20mo scambio lo sono meno che se arrivano al primo), ma fronteggiare il tedesco quando serve – come questo venerdì – il 75% di prime palle pur sparandole sempre attorno ai 200km l’ora e spesso di più, sarebbe dura anche per un tennista più esperto del ventenne ceco.
Ieri avevo deciso, dietro l’impulso di diversi lettori, di sbilanciarmi nel pronostico perfino in un torneo che si era…”divertito” a smentire tante previsioni. E non le mie quanto quelle di tutti.
Mi era piaciuto moltissimo Mensik contro Fonseca – e non solo – e avevo detto che pur restando Zverev il favorito del torneo, poteva anche scapparci la sorpresa. Ma mi ero cautelato scrivendo “Poi è chiaro che se Zverev servisse percentuali altissime, superiore al 75% di prima palle e con grande costanza – senza cioè qualche game di vuoto – beh allora Mensik ne soffrirebbe”.
E’ quello che è successo, perché Zverev ha servito proprio il 75% di prime, significa tre prime su quattro, e nel quarto set quando magari avrebbe potuto soffrire maggiormente la tensione per aver perso il terzo set ha perso solo 5 punti in 5 turni di servizio (vinti a 15-30-15-0-15).
Il più grosso rimpianto secondo me Mensik lo dovrebbe avere per il primo set, perché sul 4 a 3 – quando ancora Zverev non aveva ben ingranato – ha avuto 3 pallebreak per salire 5-3 e sulla prima avrebbe avuto la chance di attaccare.
Invece ha perso quelle occasioni e poi, dopo 2 doppi falli e una smorzata che pareva un lob, il servizio sul 5 pari e subtio dopo il set con Zverev che poteva solo ringraziare erchè fino a quel momento non era stato ancora straordinario. Mensik non è stato in partita nel secondo, quando ha ecceduto nei serve&volley e nelle smorzate, a volte bellissime, a volte meno. Vinto coraggiosamente il terzo, mostrando quel talento che lo ergerà sicuramente a uno dei grandi protagonisti del tennis che verrà – entro due anni, profetizzo – di nuovo ha giocato da junior nel secondo game del quarto set, quando indietro 1-0 era avanti 40-15 sul suo servizio. Una volee sotterrata, un’altra palla giocata senza stare attento e in un baleno ha subito il break. Dopo di che Zverev, tranquillizzato, ha dominato i servizi come ho detto sopra e via così.
Che cosa dovrà fare Cobolli? Ci tornerò sopra domani. Ma il compito, anche se una volta l’ha battuto, dipenderà molto dalla percentuale di prime palle di Zverev. Se batte ancora il 75%, e costantemente, sarà quasi impossibile sorprenderlo. Cobolli non andrà all’attacco come Mensik, a rete non è altrettanto buono, ma probabilmente non sbaglierà nemmeno 25 rovesci. Sarà più regolare. Anche lui dovrà ricordarsi di usare la palla corta, quando vedrà Zverev molto indietro, senza esagerare nel volerlo sfondare da fondocampo. Vabbè, ne riparliamo. Intanto consentitemi un abbraccio ai nostro più sfortunati eroi, a ritroso, Arnaldi, Bolelli (e di riflesso Vavassori), Berrettini, Sinner (e già che ci sono, pure Musetti anche se è rimasto a casa).
