A Parigi il tema era esploso tra mezze parole, comunicati, conferenze stampa accorciate e minacce di protesta rimaste sospese nell’aria, abbastanza visibili da farsi capire e abbastanza prudenti da non trasformarsi in uno scontro frontale, che alla fine nessuno avrebbe voluto, questo sia chiaro.
I giocatori avevano chiesto agli Slam una quota maggiore dei ricavi, poi, alla vigilia dell’inizio del Roland Garros, era arrivata la curiosa rappresaglia contro la stampa: conferenze ridotte, interviste tagliate, attività mediatiche limitate. Che cosa c’entrassero i giornalisti con la redistribuzione del prize money non è mai stato chiarissimo, e forse resterà uno dei piccoli misteri di questo meraviglioso mondo. Ma il montepremi a Wimbledon risponderà in modo diverso.
I Championships, hanno fatto i Championships. Mentre a Parigi il dialogo si era impantanato tra irrigidimenti, comunicazioni farraginose e una gestione non sempre felicissima del caso, l’All England Lawn Tennis Club ha scelto la strada più semplice e, probabilmente, più efficace: mettere sul tavolo i numeri. Per l’edizione 2026 dei Championships il montepremi complessivo sarà di 64,2 milioni di sterline, con un aumento del 20% rispetto al 2025. Basterà? Di sicuro non è un ritocco di cortesia ma l’incremento annuale più alto nella storia del torneo.
Il montepremi sale, e sale ovunque
Il dato politico e manageriale qui è evidente. Wimbledon non ha aspettato che la protesta si spostasse sull’erba, anticipando eventuali rimostranze (non sicure, questo è detto, ma di sicuro probabili). E lo ha fatto rafforzando la propria posizione di Slam forse più conservatore nell’immaginario, ma spesso molto più lucido e concreto nella gestione manageriale. Tradotto: se il tennis moderno produce sempre più ricavi, i giocatori devono poter partecipare a quella crescita. Lo ha detto chiaramente Deborah Jevans, presidente dell’All England Club. Spiegando che l’aumento riconosce il successo dei Championships e che, man mano che Wimbledon cresce, i giocatori continueranno a condividerne i benefici.
Nel dettaglio, i campioni del singolare maschile e femminile riceveranno 3,6 milioni di sterline, il 20% in più rispetto all’anno scorso. I finalisti porteranno a casa 1,8 milioni, con un incremento del 18%. Cresce in modo significativo anche il premio per chi esce al primo turno del tabellone principale: 80.000 sterline, il 21% in più.
È un passaggio tutt’altro che secondario, perché una delle rivendicazioni più sensibili riguarda proprio la sostenibilità economica dei giocatori fuori dall’élite. Quelli che non vivono di contratti milionari e non hanno dieci sponsor sulla maglietta e spesso devono far quadrare viaggi, staff e programmazione. In poche parole quelli che servono a formare un tabellone da 128 giocatori e giocatrici, solo nel singolare, più qualificazioni. Proprio per questo sarà più marcato l’aumento per le qualificazioni, con un montepremi complessivo di 6,2 milioni di sterline, in crescita del 25%. Anche doppio femminile, doppio maschile e doppio misto riceveranno un aumento del 10%, mentre wheelchair e quad wheelchair cresceranno del 20%. È una distribuzione ampia, studiata per mandare un messaggio all’intero ecosistema del torneo.
Il modello Wimbledon: soldi, strutture e strategia
L’All England Club ha presentato l’aumento come parte di un investimento più ampio. Dal Covid in poi Wimbledon sostiene di aver investito quasi un miliardo di sterline tra montepremi, strutture, servizi, sostegno alla stagione sull’erba e supporto al tennis britannico e internazionale. Dentro questa cifra ci sono anche il Millennium Building, con nuovi spazi per giocatori, media e membri del club. E una nuova area performance con palestra più grande, servizi medici e di recupero potenziati e un nutrition bar. Entro il 2027, inoltre, i giocatori e i loro team avranno accesso a un nuovo piano di servizi aggiuntivi.
C’è poi il Community Tennis Centre di Raynes Park, sede di allenamento ufficiale fuori dal sito principale. Con campi in erba e strutture pensate per permettere ai giocatori di prepararsi lontano dal caos dei Championships. E c’è il sostegno alla stagione sull’erba: dal Covid, Wimbledon ha destinato 50 milioni di sterline al circuito su erba in Regno Unito ed Europa, contribuendo a circa 2.500 opportunità professionistiche di gioco. A questo si aggiunge il fatto che il 90% del surplus distribuibile va alla LTA, oltre al contributo annuale di 750.000 dollari al Grand Slam Player Development Programme.
Insomma, Wimbledon prova a raccontare un modello: non soltanto più premi, ma più infrastrutture, più servizi, più filiera. È anche una risposta elegante, molto inglese, alle tensioni di Parigi, dove il Roland Garros aveva finito per trasformare una discussione economica in un mezzo cortocircuito comunicativo, l’All England Club ha scelto una via più lineare: ascoltare e aumentare. Poi, certo, la questione più grande resta aperta: i giocatori non chiedono solo assegni più ricchi, ma una diversa rappresentanza nei processi decisionali degli Slam e su questo, probabilmente, il braccio di ferro non è destinato a finire con un comunicato stampa o con un nulla di fatto. Ci si riaggiornerà in tal senso.
Però Wimbledon, intanto, ha preso posizione. Con un montepremi record, con un aumento storico e con la consueta capacità di far sembrare tutto inevitabile, quasi naturale. A Parigi si era discusso di percentuali, proteste e conferenze stampa da cronometrare. A Londra, per ora, hanno risposto con un bonifico più robusto, che nel tennis moderno, non sarà poesia, ma di solito funziona meglio di una conferenza stampa tagliata al quindicesimo minuto. E poi si sa, la pecunia non olet mai.
