La stagione di Aryna Sabalenka sta assumendo i contorni di un vero e proprio enigma tattico e atletico. Se da un lato la bielorussa ha firmato un’impresa da tramandare ai posteri conquistando il Sunshine Double tra Indian Wells e Miami — diventando appena la quinta donna nella storia del tennis a riuscirci —, dall’altro il rendimento nei grandi appuntamenti successivi ha lasciato più di un dubbio. La vetta del ranking WTA è blindata, ma la casella dei Grand Slam in questo 2026 è ancora ferma a quota zero. A pesare come un macigno è soprattutto la deludente parentesi sul rosso europeo, dove l’attuale regina del circuito non è riuscita a spingersi oltre i quarti di finale in nessun torneo, complice anche il traumatico stop al Roland Garros per mano di Diana Shnaider. Un ruolino di marcia deficitario che ha spinto il suo staff a fare pubblica ammenda.
Dietro le quinte del Team Sabalenka: la gestione delle energie
Programmare l’attività di una numero uno del mondo è quasi un esercizio di microchirurgia, sospeso tra obblighi d’agenda, cali fisiologici e la necessità di preservare l’integrità mentale dell’atleta prima che si arrivi al punto di rottura. Intervistato da Tennis365, Jason Stacy, preparatore di Sabalenka, ha voluto fare chiarezza sui meccanismi che regolano le decisioni all’interno del team della bielorussa, spiegando minuziosamente il processo decisionale: “Io e Anton (Dubrov, ndr.) siamo coloro che discutono i vari impegni insieme all’agente e ai manager. Valutiamo la sua condizione fisica, mentale ed emotiva. Ora viaggia con noi anche un fisioterapista, con cui ci confrontiamo per capire su cosa si stia lavorando e di cosa possa esserci bisogno. Analizziamo ogni singolo dettaglio, compresi i risultati della stagione precedente, per individuare i momenti in cui ha avuto cali fisici e riuscire così a gestire al meglio la sua energia emotiva, mentale e fisica. Sono estremamente coinvolto nelle decisioni su cosa fare e cosa no. Alla fine, chiaramente, l’ultima parola spetta a lei. Ascolta i nostri consigli e di solito si limita a dirci: ‘Ditemi voi cosa fare’, ma a volte sono scelte difficili”.
Il “Mea Culpa” di Stacy: “Sulla terra non ha funzionato come speravamo”
Sì, insomma, col senno di poi, gli ultimi passaggi a vuoto della giocatrice bielorussa non sono stati casuali, ma figli di una strategia che, alla prova del campo, si è rivelata fallimentare. Le precoci uscite di scena alla Caja Mágica di Madrid (eliminata nei quarti da Hailey Baptiste) e gli stenti del Foro Italico (fuori al terzo turno per mano di Sorana Cirstea) ne sono stati la logica conseguenza. Stacy non si è nascosto dietro i classici alibi, assumendosi la piena responsabilità della pianificazione della stagione sulla terra battuta: “Sulla terra abbiamo preso una decisione — eravamo costretti a farlo per un paio di motivi — e non ha funzionato come speravamo. Forse la scelta che abbiamo fatto, in termini di programmazione e di gestione dei tempi nel nostro approccio, sulla carta sembrava ottima. Eravamo tutti convinti della bontà del piano, pensando che potesse funzionare alla perfezione basandoci sui risultati dell’anno scorso. Ma se guardiamo puramente ai risultati sul campo, forse non è stata la strategia migliore. Ora analizzeremo a fondo cosa ha funzionato, cosa no e cosa potremmo fare diversamente la prossima stagione per aiutarla a prepararsi al meglio”
La filosofia di “The Pressure Code”
Saper gestire i momenti di crisi e decodificare le risposte neuro-emotive del corpo sotto stress è una dote fondamentale nel tennis d’élite. Non è un caso che l’analisi approfondita di queste dinamiche sia diventata il pilastro della filosofia professionale di Jason Stacy. Il coach statunitense, che in passato ha dovuto gestire persino momenti delicati in cui Sabalenka manifestava la volontà di “voler smettere” con il tennis, ha deciso di mettere a nudo il proprio metodo di lavoro in un libro intitolato The Pressure Code, in uscita il prossimo 8 settembre. Parlando della genesi del volume, Stacy ha sintetizzato così la sua visione: “Ho semplicemente racchiuso i principi cardine che mi hanno guidato a livello personale sin da giovane, e che ho applicato con tutte le persone che ho assistito: dalla mia famiglia ai miei clienti, fino ad Aryna”.
