PREMIUM Lo US Open assegna le prime wild card con una nuova strategia. Ecco l’idea per tornare a sfornare campioni

I giovani americani vengono ora invitati allo Slam tramite un apposito playoff. Per crescere campioni, anche a causa di un sistema college sempre più appetibile

Di Pellegrino Dell'Anno
7 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Sebastian Gorzny - Foto Conor Kvatek/USTA

Una wild card in uno Slam (allo US Open per gli americani vale anche di più), in una carriera, soprattutto se si è giovani, può fare tutta la differenza del mondo. L’esaltante cammino di Moise Kouame al Roland Garros ne è un esempio lampante. Tra tutti i Major, però, l’attenzione maggiore per i giovani prospetti viene profusa sicuramente dallo US Open. Lo Slam americano, anche per l’importanza che riveste il programma tennistico collegiale nel panorama del Paese, concede ogni anno inviti ai migliori giocatori NCAA.

Un tempo ad ottenerle erano i vincitori del campionato universitario. Ora esiste un playoff apposito, dovuto per la maggior parte alla presenza sempre più ampia di giocatori stranieri, anche di ottimo livello, all’interno dei college. Con il rischio dunque di strappare dei posti ai giovani a stelle e strisce. E proprio oggi, con la conclusione dei playoff, è arrivato l’annuncio delle prime wild card per l’ultimo Slam dell’anno: Sebastian Gorzny in singolare e Brandon Carpico/Nikita Filin in doppio tra i ragazzi, Reese Brantmeier e DJ Bennett/Ava Esposito tra le ragazze. Alla ricerca di un futuro roseo.

Playoff per le wild card US Open: scelta in prospettiva

L’ultimo Slam vinto da un giocatore statunitense risale a quasi 23 anni fa: lo US Open 2003 di Andy Roddick, ultimo n.1 del mondo a stelle e strisce. Per un Paese come gli Stati Uniti, un tempo infinito. I tanti buoni giocatori prodotti da allora, pur avendo messo a segno diversi piazzamenti in top 10, non si sono mai rivelati mai competitivi in ottica Slam: Taylor Fritz, finalista allo US Open e alle ATP Finals, e Ben Shelton, vincitore di un Masters 1000, non possono bastare a chi era solito sfornare campionissimi che hanno fatto la storia di questo sport. Una vera emergenza per la tradizione di una delle scuole tennistiche più importanti al mondo. Ed è giusto costruire la storia dal basso, con un nuovo sistema per assegnare wild card per lo Slam.

Un playoff apposito, slegato dal campionato NCAA, ha una doppia valenza. In primis crea maggiore competitività tra i giovani, permettendo loro di disputare ulteriori partite di livello, con una posta in palio importante. Ma dà anche garanzia alla USTA di concedere l’onore di un invito nel tabellone principale di uno Slam al futuro del tennis a stelle e strisce. Come Gorzny, rappresentante dell’università del Texas, classe 2004, alla grande occasione della vita. Nel 2019 era stato in coma quattro giorni per un’infezione causata dal morso di una zanzara in Michigan. Sette anni dopo avrà il suo lieto fine allo US Open. Portando avanti con successo un altro dato di fatto: il percorso nel tennis NCAA sta diventando sempre più appetibile in tutto il mondo.

Il successo del sistema NCAA

Rinderknech e Vacherot sono solo gli ultimi due esempi di giocatori arrivati al massimo livello dopo aver sfruttato una buona carriera a livello college. Ma anche Cameron Norrie rientra tra questi, come Ben Shelton, per quanto abbia giocato solo due stagioni prima di passare professionista. La realtà è che, per quanto non dia punti ATP e non sia possibile guadagnare più di una certa cifra (10.000 dollari), giocare a tennis in NCAA sta diventando un allenamento sempre più funzionale per i grandi giocatori. Anche perché la crescita non si limita al gioco, ma si espande anche fuori dal campo.

L’NCAA aiuta da un punto di vista personale: ottenere una borsa di studio vuol dire dover anche seguire in parallelo un percorso accademico, obbliga a tenere un certo tenore di vita, di rispetto delle regole, con l’apertura quindi di un piano B da affiancare al sogno di diventare tennista. Un passaggio, per quanto probabile e sempre più frequente negli ultimi anni, decisamente non obbligato. In più, giocare al college costituisce anche un’esperienza unica nel mondo del tennis. Giocare di squadra, sostenersi l’un l’altro tra ragazzi, in pieno spirito NCAA. Tifare e venire tifati, condividere momenti di spensieratezza

Una pratica che fa cameratismo, insegna l’importanza di giocare non solo per sé stessi. Nella carriera da professionista un’evenienza che chiaramente quasi mai si verifica. Questo insieme di fattori, unito anche alle recensioni sempre positive e al consiglio di provare a giocare in NCAA di chi c’è stato, rendono il meccanismo sempre più desiderato. Spingendo anche le università ad impegnarsi nella ricerca di giovani talenti da portare con sé ed inserire nella propria squadra. È infatti sempre più comune incrociare nei tornei junior dello Slam, o a vari campionati under, scout dei college con l’intento di offrire borse di studio ai migliori giovani. Americani e non.

Crescere campioni in casa

In conclusione, l’obiettivo della USTA è chiaro: crescere i propri campioni sin dagli albori. Approfittando del livello anche di buoni giocatori esteri per i campionati NCAA, ma cercando di dare le chance più ghiotte agli americani. A chi, un giorno, sarà chiamato a dare lustro alla bandiera a stelle e strisce. Puntando anche a vincere lo US Open, riportarlo negli Stati Uniti, come un tempo era costume. La strategia è curata nei minimi dettagli, anche perché i finalisti dei playoff, tra cui il più piccolo degli Svajda, Trevor (fratello di Zachary), potranno comunque accedere direttamente al tabellone di qualificazioni.

Lo US Open si muove, i primi nomi vengono fuori, le speranze si accendono. Questa è la dimostrazione che anche i sistemi più consolidati, apparentemente inossidabili, a volte richiedono un aggiornamento. Per provare a rendere migliore il futuro approfittando delle occasioni del presente. Quasi un quarto di secolo senza Slam, per il Paese di Sampras e Agassi, Connors e McEnroe e Courier, è decisamente troppo. Decisamente, è un problema. Da risolvere con tutte le idee possibili.

Leave a comment