Berrettini, buone sensazioni per Wimbledon: “È un torneo in cui posso fare bene e divertirmi”

L'azzurro commenta la splendida avventura di Cobolli a Parigi: "Vederlo in finale mi ha emozionato. Sono fiero di lui. Con Flavio è una storia talmente particolare che è difficile trovare le parole"

Di Pietro Sanò
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Matteo Berrettini – Wimbledon 2024 (foto via Twitter @Wimbledon)

Quando il sole di giugno inizia a picchiar forte e il circuito maschile atterra sui prati verdi, il nome di Matteo Berrettini torna ad essere uno dei più chiacchierati. L’atleta azzurro – che in aprile ha varcato la soglia dei trent’anni – è stato il primo italiano nella storia a raggiungere la finale di Wimbledon (2021), dando lustro all’Italtennis in un’epoca di transizione, durante la quale non esisteva ancora un roster di tennisti tricolore così vasto e prolifico.

“Contento del lavoro delle ultime settimane. Sarò pronto per Wimbledon”

In occasione del Boss Open di Stoccarda, GQitalia ha intervistato Matteo Berrettini, impossibilitato a disputare il torneo per via dell’infortunio subito al Roland Garros. L’azzurro ha vinto ben due volte sul manto teutonico (2019, 2022), ma è stato mero spettatore in quest’edizione, assistendo alla finalissima tra Shelton e Fritz. “Mi dispiace non aver potuto giocare qui. Ho sofferto abbastanza, però sono contento del lavoro che ho fatto nelle ultime settimane e sarò pronto per Wimbledon“. Il tennista capitolino, precursore – come dicevamo poc’anzi – dell’epoca d’oro azzurro, ha ottenuto sull’erba i risultati più importanti della propria carriera, ottenendo quattro titoli tra Queen’s e Stoccarda. Lo stile di gioco di Matteo sembra plasmato ad hoc per questa tipologia di campi, dove ogni suo fondamentale si sposa con la superficie.

“Ho capito di essere adatto all’erba quando…”

La liaison tra Berrettini e la stagione green è diventato un must negli anni, e di ciò se ne sono resi conto anche gli atleti che dominano il ranking, che non vorrebbero mai affrontare Matteo su un prato verde. il finalista di Wimbledon, intervistato da GQ tra le vie di Stoccarda, si racconta: “Sai che ho capito di poter diventare un giocatore adatto all’erba proprio qui? Perché nel 2018 giocare sull’erba non mi piaceva tanto. Nel 2019 abbiamo giocato prima la Coppa Davis in India, su un campo dissestato. Poi sono venuto qui e ho vinto il torneo senza perdere un set. Qui ho capito che mi piace molto giocare sull’erba”.

L’inizio dello swing sui prati verdi non comporta soltanto un cambiamento dal punto di vista tecnico, dentro il rettangolo di gioco, ma tutto si stravolge anche fuori dal campo, per ciò che concerne lo stile e l’abbigliamento. Wimbledon – in primis – è sinonimo d’eleganza. Gli atleti partecipanti devono rigorosamente indossare soltanto divise bianche. Il che, in contrasto col verde della superficie, rende tutto straordinariamente più sciccoso.

“Non mi vedrete mai giocare in australia con un completino Total Black”

Matteo, testimonial del marchio Boss, non ha mai rinunciato all’eleganza. E per il classe ’96, questo è un fattore imprescindibile. Anche la scelta dei colori è ben accurata, e a GQ rivela: “Non mi vedrete mai giocare in Australia a 40 gradi con un completino total black di giorno perché rischio di cascare per terra”, ha scherzato. Poi sull’outfit del prossimo Wimbledon puntualizza: “Siamo riusciti a creare qualcosa che spiccherà senza fare cose che non sono nello stile mio e del brand. Soprattutto sui dettagli, sulle piccole cose”. Un appuntamento speciale per Berrettini, che sa di avere sempre l’opportunità di far bene all‘All England Lawn Tennis and Croquet Club, sede che gli regalò, cinque anni or sono, la chance di lottare per un titolo Slam.

Nel 2021, il capitolino rappresentava il faro di speranza per il movimento azzurro; successivamente entrò in top 10, e questo riavvicinò molto il popolo italiano alla disciplina, che nel belpaese era andata calando a causa dei risultati poco brillanti collezionati dagli atleti nostrani nel secondo millennio. “Poi è arrivato Jannik che ci ha catapultati in questa realtà in cui praticamente si parla solo di tennis – sottolinea The Hammerè una cosa bellissima perché quando ho iniziato a giocare il tennis aveva un trafiletto rispetto agli altri sport e soprattutto al calcio, e questa cosa mi rende molto fiero di essere parte di questo movimento”.

“Wimbledon? Posso far bene”

L’edizione 2026 di Wimby è un’incognita per Matteo, in fase di recupero dopo il triste ritiro ai quarti dell’Open di Francia: “Arrivo con l’animo di una persona che è super fiera del percorso che ha fatto, che però ha ancora fame di andarsi a prendere determinati risultati, come si è visto a Parigi. Allo stesso tempo devo fare i passi giusti per arrivare in forma, però so che una volta messo a punto due o tre cose è un torneo in cui posso fare bene, in cui posso divertirmi“.

“Fiero di Flavio. Vederlo in finale mi ha emozionato”

A proposito di Parigi, il Roland Garros – che ha visto uscire di scena Sinner al secondo turno – ha offerto uno show incredibile, anche in assenza dei primi due del mondo. L’Italtennis, che ha perso il suo condottiero nella prima settimana dello Slam, ha fatto comunque (e come al solito) un gran figurone, vantando la presenza di tre italiani ai quarti di finale. Nell’atto decisivo, Flavio Cobolli ha sfiorato un’impresa epocale, regalandosi il quinto set con Sascha Zverev, dove però quest’ultimo è stato eccellente.

Nonostante l’infortunio, ed il ritiro, Berrettini ha continuato a seguire l’Open di Francia con grande emozione, tifando per l’amico fraterno Cobolli: Con Flavio è una storia talmente particolare che è difficile trovare le parole. Vederlo in finale mi ha emozionato, conosco il peso che si ha quando si scende in campo in un palcoscenico così importante, sono fiero di lui, del nostro rapporto”. E circa il video andato virale, pubblicato da SpazioTennis, l’attore Alessandro Borghi ha persino suggerito allo stesso Matteo: “Ho visto il video, dobbiamo farci un film sopra, c’è una storia incredibile, vincere la Davis insieme, è bellissimo”.

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