Wimbledon, Cocciaretto: “Ho scelto di giocare con il dolore. Però ora terapia”

Dopo la sconfitta contro Xinyu Wang, Cocciaretto spiega la sua scelta consapevole di non fermarsi nonostante l'infortunio

Di Vanni Gibertini
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Elisabetta Cocciaretto - Wimbledon 2026 (foto Ubitennis)
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È già finito questo Wimbledon 2026 per Elisabetta Cocciaretto, sconfitta in tre set dalla cinese Xinyu Wang, da lei già incontrata nello stesso torneo ben otto anni fa.

Palpabile la delusione per la tennista marchigiana, che sull’erba aveva sempre ben giocato, ma quest’anno è arrivata all’appuntamento più importante con pochissime partite sulle gambe a causa del problema al ginocchio sinistro che la sta tormentando ormai da diversi mesi.

Avevi recuperato un set, poi nel terzo sembrava potesse girare, invece è andata così. Che sensazioni hai e cosa pensi sia successo nella parte finale della partita?
ELISABETTA COCCIARETTO: «Ho avuto un po’ di calo e ho giocato male. Ho iniziato a giocare bene, poi ho finito malissimo e probabilmente il fatto che ho giocato poche partite ultimamente mi ha portato ad avere un po’ troppi alti e bassi. Lei sicuramente ha migliorato molto il suo gioco dopo il 3-2.»

Sei abbastanza abbattuta, anche più del solito. Che aspettative avevi per questa partita?
ELISABETTA COCCIARETTO: «In realtà aspettative non ne avevo troppe, perché nell’ultimo periodo non mi sono allenata tanto e non ho giocato tanti tornei, quindi aspettative poche. Mi dispiace un po’ per come è andata questa parte della stagione, a cui tenevo tanto dal Roland Garros in poi, però adesso devo recuperare, devo stare meglio e allenarmi. Questo infortunio mi limita un po’ troppo.»

Quando dici “stare meglio”, ti riferisci a un problema specifico oppure parli in generale?
ELISABETTA COCCIARETTO: «Sicuramente il fatto di aver avuto questo infortunio non mi ha permesso di allenarmi al 100%. In questo momento non sono al 100%. La base è allenarsi e correre: purtroppo non ho potuto scattare troppo, non ho potuto fare balzi, eccetera, e quindi sicuramente avrei potuto gestire meglio la partita, però non ho una base di allenamento al 100%, quindi non posso neanche pretendere troppo. L’unica cosa, un po’ di rimpianto, è il fatto di non aver sfruttato certi momenti e di non essere stata lucida. La cosa più importante adesso è rimettermi al 100%, perché è ancora un fastidio che purtroppo mi limita in tutto, e poi pensare all’altra parte della stagione.»

Questa cosa ce l’avevi già detta. Non c’è modo, magari, di fermarti un mese – dico un mese per dire – come ti avrebbero consigliato i medici?
ELISABETTA COCCIARETTO: «Sì, infatti tutti mi hanno detto: “O ti fermi e non giochi, oppure giochi e con il dolore sai che puoi”. Io ho deciso di giocare con il dolore. Quindi è una scelta consapevole, so che non peggiora, però mi ha purtroppo limitato, perché solo una settimana sono riuscita ad allenarmi e a spostarmi: sono stata due settimane ferma. Credo che noi atleti abbiamo due scelte: o ti fermi, ti curi e salti i tornei, oppure scegli di giocare anche con il dolore, nonostante prendi antinfiammatori, antidolorifici. Io ho scelto di giocare, consapevole di tutto.

Mi ha condizionato fino a un certo punto, perché secondo me è un dolore che rispetto a Parigi è molto meno. Ovviamente ogni volta che scatto lo sento, però io sono sempre stata abbastanza abituata a giocare con il dolore, quindi non è quello il problema. L’unica cosa che mi dispiace sono le scelte che ho fatto in certi momenti, il non essere stata lucida: quello sì.»

Giochi anche il doppio?
ELISABETTA COCCIARETTO: «Sì.»

Quindi ci sarà il doppio. E i progetti a breve termine, per l’estate, quali sono?
ELISABETTA COCCIARETTO: «Sicuramente fare un certo tipo di terapia che mi permetta di guarire più velocemente, che non potevo fare prima. Il prossimo torneo è tra un mese, quindi ho più tempo: è Washington, praticamente tra un mese più o meno. Farò una terapia specifica che spero mi aiuti proprio a rigenerare tutto.»

Vi siete già incontrate qui otto anni fa, giusto?
ELISABETTA COCCIARETTO: «Sì.»

Lei è fortissima sull’erba, secondo me è una testa di serie potenziale. Com’è stato ritrovarla qui, considerando che fino a due settimane fa era testa di serie?
ELISABETTA COCCIARETTO: «Ha fatto finale a Berlino l’anno scorso, e finale anche qui questa volta. Sicuramente è andata meglio rispetto a otto anni fa, quando avevo perso 6-2 6-1, 6-3 6-1, quello sì. Io la conosco benissimo da tutta la vita.»

Avete la stessa età.
ELISABETTA COCCIARETTO: «Sì, e poi abbiamo lo stesso preparatore atletico, quindi ci conosciamo benissimo. Infatti, appena è uscito il sorteggio, ho pensato: “Porca miseria, ma proprio a Wimbledon, no?”. Però vabbè, lei è molto forte, è stata brava nei momenti importanti oggi. Di solito è una che magari regala un po’ di più nei momenti importanti, oggi invece è stata più solida. Si sta muovendo anche meglio, che non è sempre stato il suo punto forte, però adesso si sta muovendo meglio. Sicuramente il fatto che ha giocato più partite di me l’ha messa più in condizione di giocare meglio sull’erba: io purtroppo non ho giocato tanto. L’anno scorso ero arrivata con un bagaglio di partite più grande, perché avevo già giocato sette partite: è diverso rispetto a giocarne solo una. Spero l’anno prossimo di essere in forma per giocare tutti i tornei possibili sull’erba.»

A proposito di dolore: hai visto la miniserie su Nadal su Netflix?
ELISABETTA COCCIARETTO: «Me ne hanno parlato, ma ancora no, la guarderò.»

Perché parla proprio del fatto di giocare sempre con il dolore, va vista.
ELISABETTA COCCIARETTO: «Sì, la guarderò, perché noi sportivi comunque siamo soggetti agli infortuni, portiamo il nostro corpo al limite. Dipende da atleta ad atleta: c’è chi sopporta e chi non riesce a sopportare e preferisce giocare solo quando il dolore non c’è, quando è al 100%. Ovviamente, se uno mi dice: “Guarda, se giochi rischi che il ginocchio si rompa”, non gioco, però ero in una condizione in cui sapevo che giocando avrei avuto dolore, ma che non avrebbe peggiorato la situazione, e quindi ho deciso di giocare con il dolore.

Sicuramente mi ha condizionato il fatto di non aver potuto fare allenamenti più specifici, più intensi, quello sì. Però non voglio dare assolutamente la colpa a un infortunio per la sconfitta, perché magari avrei potuto vincere lo stesso. È stata più brava lei nei momenti importanti. Io sono un po’ rammaricata perché avrei potuto fare qualcosa in più, quello sicuramente: magari l’avrei persa comunque, però nei momenti importanti, sul 2 pari al terzo, insomma, sono stata poco lucida.»

Secondo me entrambe siete migliorate nel corso della partita rispetto al primo set.
ELISABETTA COCCIARETTO: «Sì, nel primo set magari lei ha giocato bene e io malissimo, ho iniziato male. Forse il primo set, paradossalmente, anche se è stato quello giocato peggio, è quello che ha fatto la differenza, perché poi, quando siamo cresciute entrambe, ci siamo prese un set per uno, però il primo è stato decisivo.»

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