Wimbledon: per Serena Williams ritorno breve ma intenso, Joint vince al terzo set

La sette volte campionessa di Wimbledon cede all'esordio dopo due ore e ventidue minuti di lotta contro l'australiana Maya Joint

Di AGF
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M. Joint b. [WC] S. Williams 6-3 6-7(6) 6-3

A quattro anni di distanza dal suo ultimo match a Wimbledon, Serena Williams torna a competere. Sette volte campionessa dei Championships in singolare, Serena ha scelto l’erba per rimettersi in gioco. E questa decisione ha trasformato un primo turno Slam in un speciale momento mediatico. In quali condizioni di forma si presenterà Williams? Giocherà meglio che nel 2022, quando era stata sconfitta dalla numero 115 Harmony Tan? Fino a che età si può essere competitive? Tutte domande a cui solo il match sul Centre Court potrà rispondere.

Al momento, comunque, un dato è certo. Malgrado i 44 anni, a livello anagrafico quello di Williams non è ancora un record. Nel 2004, infatti, Martina Navratilova (nove volte campionessa a Wimbledon) aveva giocato a Church Road per l’ultima volta a 47 anni. Come Serena anche lei grazie a una wild card: in quella occasione Martina aveva vinto il suo match d’esordio contro la numero 102 Castano.

Per Williams l’avversaria di oggi è di ranking leggermente superiore: è la numero 87 australiana Maya Joint, che ha compiuto 20 anni due mesi fa. In questo 2026 Joint ha disputato tre match sull’erba perdendoli tutti, ma lo scorso anno era riuscita addirittura a vincere il torneo di Easbourne, al termine di una finale equilibratissima contro Eala. Salita da teenager sino alla posizione numero 28, sta però attraversando una periodo di profonda crisi di risultati: a livello WTA in tutta la stagione ha ottenuto 2 sole vittorie a fronte di 13 sconfitte e l‘ultimo successo risale addirittura al mese di gennaio. Insomma, sulla carta per Serena non sembra certo il peggior sorteggio possibile.

Prima ancora che cominci la partita, la sensazione sul Centre Court è quello di assistere a un evento nell’evento, non proprio in linea con la normale programmazione di un primo turno: sigla sullo schermo specifica per la partita, con in sottofondo musica e dichiarazioni di Serena. Si gioca con il tetto chiuso, per scongiurare il rischio oscurità e anche questo rende l’atmosfera un po’ diversa dal solito.

Si comincia con Joint alla battuta, tenuta a 30. Williams cambia campo nel suo classico modo: passa attorno al paletto opposto al giudice di sedia, e si prepara alla battuta. Nel suo primo game di servizio sono ancora lontane le punte massime di velocità dei bei tempi (124-126 miglia orarie): rimane sotto le 110 miglia, ma la precisione è sufficiente per permetterle di pareggiare sull’1-1.

Si procede con il predominio del servizio sino al quinto game: Un errore in uscita dal servizio e poi un doppio fallo portano Joint sul 15-40: sono le prime palle break della partita. Maya però reagisce bene e grazie anche a due vincenti in contropiede esce dal pericolo e sale 3-2.

Fino a questo momento la mia personale sensazione è che il livello delle due giocatrici sia molto simile. La Williams dominante sul piano della potenza de tempi d’oro sinora non si è ancora vista: da ferma non colpisce affatto male però senza la velocità superiore di qualche anno fa; e quando è chiamata a coprire il campo con gli spostamenti, fatica abbastanza. In chiusura di sesto gioco, però, il primo squillo da sottolineare: un ace a 121 miglia; ancora oggi una velocità davvero per pochissime tenniste.
Nell’ottavo game, sul 4-3 Joint e servizio Williams, ecco la prima palla break per l’australiana: Serena la salva con una prima a 113 miglia non controllata. Ma il break arriva lo stesso: doppio fallo e rovescio in rete mandano Joint a servire per il set sul 5-3.

Williams risponde benissimo sul primo quindici, ma poi un ace a un paio di colpi non perfettamente centrati di Serena permettono a Maya di comnadare il punteggio. Al secondo set point Joint chiude 6-3 in 34 minuti. Williams ha terminato il parziale con un saldo di -8 (5 vincenti 13 errori non forzati), Joint di -2 (9/11)

Secondo set, con Serena alla battuta in avvio: la sette volte campionessa del torneo sale 40-15, ma poi Maya riesce sempre a ripsondere, entra regolarmente nello scambio e conquista quattro punti consecutivi: break in apertura, e quarto game consecutivo vinto da Joint. Ora siamo 6-3, 1-0 e servizio. Maya sale anche 40-0 e sembra ormai in controllo delle operazioni.

Giustamente, a questo punto, Serena decide di cambiare strategia; prende più rischi in risposta, spinge di più nello scambio e riesce a conquistare quattro punti consecutivi: palla break. Ma l’avversaria non impiega troppo a prendere le misure alla nuova velocità di palla: Joint salva il break e consolida sul 2-0.

Ormai Serena ha capito che l’impostazione più prudente di inizio partita non può funzionare. Gioca un game di servizio con l’acceleratore a tavoletta e riesce finalmente a interrompere a cinque la serie di game persi: 6-3 2-1 e servizio per Joint. Sul piano tecnico-tattico la partita è cambiata: ha preso un indirizzo un po’ più estremo e rischioso, e l’incognita è quindi scoprire chi riuscirà ad avere il miglior equilibrio tra vincenti e gratuiti.
In questo modo, comunque, Williams riesce a rimanere in scia sul piano del punteggio, con però il problema del break subito proprio in avvio di set.

Serena nel cuore del secondo set comincia anche a variare lo scambio sulla verticale: un paio di palle corte e una discesa a rete le consentono di conquistare punti in modo differente. Sul 3-2 30-30 si gioca lo scambio più lungo del match: lo vince Joint con un dritto incrociato che Serena non prova nemmeno a inseguire. Sembra quasi un colpo di grazia sul morale della giocatrice più anziana, e invece Maya la rimette subito in pista con un doppio fallo: parità. Un passante e un rovescio vincente di Serena sanciscono il primo break subito da Joint nella partita: 3-3.

In questa fase il set comincia a seguire un andamento anticlimatico: prima Joint ha perso la battuta proprio dopo avere vinto lo scambio più intenso. Ora Serena sembra del tutto rilanciata e invece subisce a sua volta un secondo break a 15: di nuovo vantaggio australiano sul 6-3 4-3 e servizio. Joint sale 40-30, sembra cominciare a intravedere lo striscione di arrivo e invece il livello di Maya scende: commette un paio di errori evitabili e si fa di nuovo raggiungere sul 4-4.

La sensazione è che ora conti soprattutto la componente mentale più che quella fisico-tecnica; e sotto questo aspetto diventa più difficile puntare su Maya; intanto Serena tiene la battuta e sale 5-4. Joint vince a 15 il suo turno e pareggia sul 5-5: il set si concluderà in volata.

Undicesimo game: pronti via, e Williams commette due doppi falli consecutivi. Poi un rovescio in rete in uscita dal servizio la mette spalle al muro: 0-40. Tre palle break tutte salvate: un paio con due ottime prime, ma la seconda grazie a un errore in risposta di Joint (rovescio largo su una seconda non irresistibile). Ancora non lo sappiamo, ma questo diventerà il game più lungo del set, tra vantaggi interni ed esterni; comunque alla fine Williams tiene la battuta e si porta sul 6-5. Bastano invece quattro punti (con due ace) a Maya per conquistare a zero il dodicesimo game, e spingere il set al tiebreak.

Tiebreak. Nessuna delle due riesce a prendere vantaggio; anche se non sempre si segue la regola dei servizi, si procede testa a testa. Però, ovviamente, più ci si avvicina alla conclusione, più i punti diventano pesanti. Un risposta larga di Serena sul 5-5 regala a Joint il match point in risposta. Salvato grazie a un uno-due di Williams: 6 pari. Una prima di servizio a 122 miglia orarie (la più rapida del match) porta a sua volta Serena al set point. Comincia uno scambio prolungato concluso da un rovescio incrociato lungo di Maya: 8-6 per Williams e partita al terzo set. Secondo parziale che è durato 68 minuti. Saldo vincenti/errori non forzati: Williams -1 (17/18) Joint +1 (16/15).

Terzo set con Joint che comincia alla battuta, e va subito in difficoltà: 15-40. Maya però si riprende, torna a giocare ordinato attraverso scambi destra-sinistra che non permettono a Serena di approfittare del vantaggio e rimette le cose a posto: primo game australiano. Il break è però solo rimandato al terzo gioco: una palla corta terminata in rete e un dritto lungo di un palmo portano Williams sul 2-1 con la battuta a disposizione. Partita indirizzata? Assolutamente no; Joint reagisce, ottiene il controbreak e pareggia i conti sul 2-2, e sullo slancio conquista anche il 3-2. Ora Serena sembra appannata sul piano fisico, e gioca un sesto game da dimenticare: un doppio fallo e un paio di gratuiti permettono a Maya di di staccarsi sul 4-2 e poi consolidare sul 5-2.

Il livello di brillantezza atletica delle due giocatrici è molto differente e l’impressione è che per rientrare in corsa Williams abbia bisogno di un aiuto da parte di Joint sotto forma di “braccino”. Si arriva al dunque sul 5-3 e servizio Joint. Sul 40-30 arriva il secondo match point a distanza di quasi mezz’ora dal primo. Però Maya se lo annulla da sola con un doppio fallo. Il terzo match point è quello buono: dritto lungo in risposta di Williams, e 6-3 per Joint. Tempo totale di gioco 2 ore e 22 minuti.
Serena ha perso all’esordio e Joint è tornata a vincere una partita (almeno a livello WTA) dopo oltre cinque mesi di digiuno e 11 sconfitte consecutive.



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