Una volta alle fasi finali degli Slam arrivavano sempre quasi tutti i miglior classificati. Soprattutto nell’epoca dei Fab Four era grassa quando si infiltrava a livello di semifinali un outsider. Di lui si parlava immancabilmente come di un “imbucato”. Perché Federer, Nadal, Djokovic e uno fra Murray e Wawrinka, non facevano sconti, non mollavano mai un Major se non quando erano infortunati. Nella loro continua caccia ai record, a ogni tipo di record, non disdegnavano neppure quelli delle strisce di presenze nei quarti, nelle semifinali consecutive.
Da quando non ci sono più loro – unico sopravvissuto Nole Djokovic – adesso si assiste invece a una costante inflazione di “imbucati”. Con gli spazi vacanti lasciati dai più grandi del terzo millennio, approdano alle fasi finali degli Slam – a quella seconda settimana che per anni sembrava quasi off limits alla stragrande maggioranza dei tennisti azzurri prima che si registrasse l’incredibile rinascimento- sia giovani poco conosciuti, sia veterani dal ranking protetto perchè vittime di seri e ripetuti infortuni. E anche wild card come Grigor Dimitrov che oggi, a dispetto delle sue trentacinque primavere, proverà a sfidare Matteo Berrettini in una contesa certamente fantastica sulla diagonale dei rovesci monomani e slice, contando di aver maggior fortuna che contro Sinner un anno fa. Perché averne meno non è possibile.
A proposito di fortuna: di sicuro Jannik Sinner non ne ha avuta al Roland Garros. Ma, in compenso, qui a Wimbledon dove si presentava con diversi dubbi sulla propria condizione dopo l’ancora misterioso evento parigino e con un digiuno erboso di 12 mesi, non poteva avere un approccio – il tabellone – più morbido.
Proprio quello che gli serviva per acquisire turno dopo turno maggior fiducia e e sicurezza. A lui che non aveva più giocato gare sull’erba da Wimbledon 2025 a spese del campione delle ultime due precedenti edizioni, Carlos Alcaraz.
Eccolo progredire a piccoli passi affrontando Kecmanovic n.50 ATP, Borges n.48, Brooksby n.81 e domenica gli ottavi contro Carneade Mochizuki n.151 per arrivare nei quarti contro il vincente di Hurkacz n.96 vs.Struff (36 anni…) n.74. Il polacco di 29 anni, ex n.6 ATP che 5 anni fa mise fine alla carriera di Federer in Church Road battendolo tre set a zero (e con un 6-0 nel terzo set prima di cedere a Berrettini in semifinale), sarebbe quasi certamente l’ostacolo più impegnativo per Sinner del quale è buon amico tanto che ci ha giocato anche il doppio a fianco. Hurkacz che qui ha sconfitto prima Ruud e poi Paul, battè Sinner nella prima finale Masters 1000 giocata – a Miami – dal tennista altoatesino. Il tennista polacco che oggi è n.2 del suo Paese – dietro a Majchrzak – è stato a lungo infortunato…Ma di lui riparleremo, semmai, a tempo debito.
Certo è, secondo me e anche se do per scontatto che Jannik ci dirà sicuramente che il suo avversario – chiunque sarà – è forte e non va sottovalutato (lo ha detto anche di Mochizuki…che dacchè vinse qui il torneo junior nel 2019 non ha più vinto nulla)…se il suo amico manager Alex Vittur avesse potuto effettuare lui il sorteggio non sarebbe riuscito a farlo più favorevole.
Ieri ho scritto che contro Fils Matteo Berrettini aveva giocato meglio di quanto io lo avessi mai visto – perfino più del 2021, quando fu lui ad approfittare di un tabellone discretamente favorevole – ma oggi scrivo che Jannik mi è sembrato ancora piuttosto lontano da quel giocatore che già dopo pochi game riusciva a dare l’impressione di poter controllare agevolmente la partita e l’avversario. Spesso dominandolo. Oggi non li domina più. Merito degli avversari che lo conoscono di più e hanno imparato a studiarlo meglio? O lui che non è ancora lui?
Propendo per la seconda ipotesi. Ma credo anche che nell’arco di un paio di partite vinte – la prima facilmente, la seconda meno – Jannik sarà più che pronto per il terzo match, quello che potrebbe vederlo alle prese con Djokovic per la sospirata rivincita della semifinale di Melbourne. Quando nel quinto set mancò la trasformazione di 8 palle break!
Per parlare dei prossimi round di Jannik c’è tempo. Oggi invece ci sono altri quattro italiani che aspirano a un posto in ottavi, Berrettini nel secondo match sul centre court contro Dimitrov – guardate i precedenti dei 4 azzurri nei duelli in programma oggi – Cobolli-Khachanov e poi Sonego-Fritz sul campo 2, quindi Paolni contro Sakkari sul 3.
Non mi sbilancio troppo se vedo favoriti Berrettini e Cobolli, sfavorito Sonego. Sono molto incerto riguardo a Paolini-Sakkari perché nei confronti diretti è avanti la greca (vittoriosa su due buone giocatrici quali Tauson e Rakhimova, l’uzbeka che un anno fa qui batté proprio Jasmine), ma la ragazza di Bagni di Lucca mi è parsa in progresso sia con Montgomery che con Golubic e se si fosse davvero convinta di valere la Paolini di due anni fa – quando arrivò in finale qui – allora vincerebbe.
Una cosa è certa, stasera a Wimbledon faremo molto tardi. Ma dovremmo anche divertirci parecchio. Più di quanto si siano divertiti ieri Paul, Jodar e Medvedev.
