Wimbledon – Se Sinner e Cobolli rispetteranno il pronostico saranno entrambi semifinalisti in Church Road

Tutto può accadere se un Fery, n.114 ATP, rimonta Dimitrov e lo batte nel supertiebreak del quinto set, ma Cobolli non ci perderà. Così come Sinner dovrebbe battere Struff oggi (ore 14)

Di Ubaldo Scanagatta
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Jannik Sinner - Wimbledon 2026 (foto Ubitennis)
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In Gran Bretagna, e forse anche nel resto del mondo, la storia del giorno è sicuramente quella che concerne Arthur Fery, l’inglesino n.114 del mondo che è approdato ai quarti di finale dei Championships rimontando Grigor Dimitrov, il giustiziere di Berrettini, quando era sotto due set a uno e un break nel quarto (4-3 e servizio, gli bastava tenerne due), e finendo per vincere al supertiebreak del quinto set nel quale il bulgaro avanti 5-4 ha commesso un disastroso doppio fallo. Il tutto sotto gli occhi di Roger Federer che, ospite del Royal Box insieme a Kimi Antonelli, aveva visto in precedenza anche Jasmine Paolini superare la talentuosa filippina Alexandra Eala al terzo set.

Ma noi italiani non possiamo permetterci di non dare maggior rilievo e titoli di apertura al doppio exploit azzurro che ci consente di sottolineare la presenza di tre italiani nei quarti a Wimbledon – due uomini e una donna, come era già successo una sola volta, nel 2024 (Sinner che perse poi da Medvedev, Musetti che battè Fritz, Paolini che arrivò addirittura in finale) e, relativamente al tabellone maschile, pare opportuno ricordare che questo è il settimo Slam di fila in cui i tennisti italiani nei quarti sono due. E io non riesco davvero a credere che Cobolli non batta Fery domani e Sinner non batta Struff oggi.

Vedendo la battaglia di 3 h e 55 minuti cui hanno dato vita – e questa sì è stata del tutto inattesa per me – Dimitrov e il “carneade” inglese di genitori francese Fery, il quale alla fine da n.114 del mondo si ritrova incredibilmente nei quarti, io ribadisco quel che avevo scritto ieri.

E cioè che per Cobolli – almeno sulla carta – sarebbe stato probabilmente meno difficile il match di quarti di finale che questo di ottavi con de Minaur.

Io avrei temuto molto di più Dimitrov, anche se adesso Cobolli sa bene di non poter sottovalutare Fery e di certo non lo farà, anche se giocare da favorito – soprattutto per chi non c’è poi troppo abituato – non è mai semplice.

Il titolo del mio editoriale ieri era: All’Italia del tennis non basta Sinner nei quarti. Ci devono arrivare anche Cobolli e Paolini.

E non era solo un auspicio. Avevo anche scritto che “Secondo me Flavio, che ha migliorato tantissimo anche il servizio, ha molto più punch rispetto a de Minaur. Insomma, a dir la verità, io ho molta fiducia in Cobolli”.

Ma onde non voler cadere nell’insopportabile errore di “chi si loda s’imbroda” voglio dire anche che in tutta onestà non mi aspettavo che avrebbe vinto anche la stragrande maggioranza degli scambi più lunghi.

Eh sì, perché è questo quello che è successo e che spiega la vittoria del tennista romano…di Firenze. In aggiunta a ciò un’altra spiegazione sottolinea il fatto che Cobolli perfino quando poteva sembrare in difficoltà finiva per fare i punti più importanti.

Non tutti i punti sono uguali, si sa, e infatti se andiamo a vedere i punti vincenti de Minaur e Cobolli registrano lo stesso numero: 24 ciascuno.

Però de Minaur, che ha commesso più errori, 40 contro 33 – so che sembrerebbero tanti, ma chi ha visto la partita avrà anche visto che c’erano scambi lunghissimi e intensissimi, motivo per cui se uno sbagliava dopo 12 o anche 20 colpi con altrettante rincorse folli …non so quanto sia giusto considerarlo un errore gratuito e non forzato – ha soprattutto faticato molto di più a tenere il proprio servizio. Perché Cobolli era molto più aggressivo e, come avevo scritto ieri, aveva molto più punch, più peso di palla. I suoi dritti erano mazzate.

Così de Minaur ha dovuto fronteggiare ben 18 palle break e salvarne sei non gli è bastato per evitare di perdere tre set a zero. Cobolli ne ha concesse solo 7, ha preso tre break, ma ha vinto anche il sesto tiebreak sui sette disputati. Altro segno evidente che lui sui punti importanti dà il meglio di sé. Non è una qualità da poco. E’ anzi proprio quella che distingue i campioni dai buon giocatori.

Allora Cobolli è un campione? Magari occorre aspettare ancora un po’ per definirlo tale, perché ha solo 24 anni e chi raggiunge due volte di fila i quarti a Wimbledon e nel mezzo una finale al Roland Garros è già un grande giocatore ma non ancora un campionissimo. E quando si definisce qualcuno campione è perché lo si considera campionissimo.

Però non è davvero più giusto sottovalutarlo, come lui stesso ha fatto capire ieri. “Il fatto che ci sia un Sinner e anche un Lori (Musetti) – un n.1 del mondo e un n.5 che poteva essere n.3 se non si fosse fatto male contro Djokovic a Melbourne – mi ha senz’altro tolto della pressione, ma allo stesso momento forse in qualche occasione sono stato sottovalutato, mi ha fatto sentire meno forte di quel che sono…Vorrei talvolta, essere apprezzato di più”.

E a chi gli chiedeva se si sentisse “pronto ad un grande exploit” Cobolli ha fatto bene a dire: “Uno che batte Alex de Minaur in tre set – giocando come ho giocato io…non l’ha detto, ma l’ha certamente pensato – è sicuramente pronto”.

Flavio ha giocato davvero da grande. Se non avesse giocato alla grande non avrebbe potuto battere in 3 set Alex, su questo siamo tutti d’accordo oggi. Alla fine di questo Wimbledon, finisca come finisca, Cobolli sarà di sicuro apprezzato molto di più di come lo è stato fino ad ora.

E Jasmine Paolini? Beh, anche lei. Troppi avevano cominciato ad intonarle una sorta di de Profundis, dedicato a una tennista che aveva brillato soltanto due anni (2024 e 2025).

Beh il secondo quarto di finale raggiunto a Wimbledon, e a spese di una tennista come la Eala che aveva eliminato la campionessa in carica Iga Swiatek, dice che gli …“avvoltoi” si erano sbagliati. Jasmine è ancora in grado di dire la sua e anche contro la Kostiuk, sebbene l’ucraina n.13 Wta (2 posti avanti a Jasmine) abbia perso soltanto una partita al Roland Garros negli ultimi mesi, non parte assolutamente battuta. Sull’erba Jasmine incontra benissimo i colpi delle avversarie e il coraggio per aggredirle e tenere l’iniziativa – aspetto essenziale, fondamentale per il tennis sull’erba – davvero non le manca. Lo ha dimostrato, dopo il 6-0 patito con la Montgomery al primo turno, in tutti i successivi match. Vedremo.

Intanto oggi vediamo se Sinner farà ancora progressi. Struff serve molto bene, ma Sinner serve ancora meglio. E anche se non sarà facile, contro il tedesco che in 46 Slam non aveva mai raggiunto i quarti un k.o. di Sinner mi parrebbe proprio una clamorosa sorpresa. Che davvero non mi (e non gli) auguro. All’idea di avere due italiani in semifinale nel singolare maschile e un’italiana in quella femminile mi ci sono ormai proprio affezionato. E ci credo.

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