Wimbledon, Volandri: “Cobolli ha bisogno di metabolizzare, Sinner ha ancora margini”

Dalle parole sul quarto di finale di Cobolli all'attesa per Sinner-Djokovic, fino alle condizioni di Berrettini: l'analisi del capitano azzurro dopo i quarti di Wimbledon

Di Francesco Maconi
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Filippo_Volandri_credits: Foto FITP
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Flavio Cobolli si ferma ai quarti di finale di Wimbledon, Jannik Sinner continua la sua corsa verso il secondo titolo consecutivo ai Championships e Matteo Berrettini guarda già alla tournée nordamericana sul cemento. È questo il quadro che è stato chiamato ad analizzare il capitano azzurro di Coppa Davis Filippo Volandri, intervenuto prima ai microfoni di SuperTennis e poi di Sky Sport per analizzare il momento dei tre principali protagonisti del tennis italiano sull’erba londinese.

Partendo dalla sconfitta di Cobolli contro Arthur Fery (al momento 114 ATP, ma numero 36 nella classifica live), Volandri ha voluto anzitutto rendere merito all’avversario, sottolineando come il ranking non racconti fino in fondo il valore espresso sull’erba: “Capita che quando arrivi in un quarto di finale Slam dall’altra parte c’è un giocatore che, come in questo caso, non rispecchia la classifica. È un giocatore abituato a giocare su questa superficie e che sa muoversi sull’erba in maniera perfetta, e oggi l’ha fatto”.

Il capitano ha poi richiamato anche i numeri dell’incontro, spiegando come il rivale abbia meritato il successo soprattutto nella prima parte del match: “Se uno guarda i numeri, magari non tanto il terzo set, che è scivolato via un po’ troppo velocemente, ma nei primi due set (Arthur, ndr) aveva una percentuale più alta di prime, una percentuale più alta di punti vinti con la prima e la stessa cosa con la seconda. Era un giocatore che in quel momento stava meritando la vittoria”.

Al di là della sconfitta, il bilancio del torneo resta comunque positivo. Per Volandri, Cobolli sta vivendo una fase di crescita nella quale ogni esperienza contribuisce al percorso di maturazione: “Arrivano tante esperienze importanti e ci vuole anche il tempo di metabolizzare. È stato un inizio di torneo un po’ complicato, un po’ sofferto, ma con l’aiuto di tutti è riuscito ancora una volta ad arrivare alla seconda settimana e ai quarti di finale di Wimbledon, un quarto di finale Slam che è un traguardo molto importante”. Il rammarico, naturalmente, resta: “Poteva andare diversamente, però questo è il tennis”.

Il tema è stato approfondito anche nell’intervista concessa a Sky Sport, dove Volandri ha individuato l’aspetto che più è mancato nel gioco dell’azzurro: la capacità di trascinare il match sul terreno della lotta, quello nel quale Cobolli è solitamente più efficace. Ha provato a lottare, perché ci prova sempre, ma non siamo riusciti ad arrivare in lotta, dove Flavio dà il meglio di sé. Ci siamo sempre fermati un passetto sotto”. Secondo il CT azzurro, il romano è apparso meno brillante del solito: “Era oggettivamente un pochino più nervoso, un po’ meno potente sia con i colpi da fondo campo sia con i piedi, e sappiamo quanto prenda energia da questi due aspetti”. Il tutto senza dimenticare i meriti di Fery: “Ha giocato meglio e ha vinto con merito”.

Volandri ha poi invitato a contestualizzare questo risultato all’interno della crescita del giocatore: Cobolli sta imparando a convivere con aspettative sempre maggiori e con uno status completamente diverso rispetto a pochi mesi fa. Un percorso che, inevitabilmente, passa anche attraverso sconfitte da analizzare e assimilare.

Il capitolo dedicato a Jannik Sinner si apre invece con una considerazione che fotografa perfettamente il momento del numero uno del mondo. Pur essendo approdato in semifinale, secondo Volandri il suo livello può ancora crescere sensibilmente: Jannik stesso dice che ha bisogno di migliorare ancora un po’ per sentirsi competitivo come vuole lui in una semifinale o eventualmente in una finale Slam. Dall’altra parte è in semifinale con un grosso margine di miglioramento e questo non è poco”.

Per il capitano azzurro il percorso di avvicinamento a Wimbledon ha inevitabilmente inciso: È arrivato a questo torneo in maniera totalmente diversa da quella a cui è abituato, uscendo prima del previsto al Roland Garros e senza giocare tornei sull’erba. L’erba è una superficie dove del tempo sopra ce lo devi passare. Anche per questo motivo, il quinto set disputato all’esordio è stato prezioso: “I cinque set sono assolutamente serviti”.

Volandri ritiene che Sinner debba ancora ritrovare alcuni automatismi tipici del gioco sull’erba: “Si vede che è ancora un pochino meno abituato rispetto al solito a fidarsi dei propri appoggi e del trasferimento del peso”. Ma è proprio nei momenti decisivi che emergono i grandi campioni: Ogni volta che i campioni arrivano lì, poi alzano l’asticella. La sfida contro Djokovic sarà sicuramente la prova più difficile. Il serbo, seppur provenga da un incontro al quinto set contro Auger-Aliassime, ha mostrato una forma decisamente migliore di Jannik, e lo ha già sconfitto sul cemento dello slam australiano a inizio anno. Forse il vantaggio che ha Sinner è proprio la stanchezza che Nole potrebbe avere accumulato dopo l’ultimo incontro.

Il capitano della Nazionale, sull’argomento, preferisce non lasciarsi ingannare: “Conoscendolo da tanto tempo ho imparato a non fidarmi di lui. Anche quando era più giovane si diceva: ‘Se gioca così non arriva in fondo’, e poi arrivava sempre in fondo e vinceva il torneo”. Per Volandri, quella capacità di crescere nei momenti più delicati accomuna Djokovic, Sinner e Carlos Alcaraz: È il DNA del campione. Quando la partita pesa davvero, loro alzano il livello.

In chiusura, anche un passaggio su Matteo Berrettini, dopo le preoccupazioni nate dal messaggio pubblicato sui social al termine di Wimbledon. Volandri ha rassicurato sulle condizioni del romano, sottolineando ancora una volta la sua esperienza nella gestione del fisico: “Matteo ha fatto un altro grandissimo torneo. Anche la partita con Dimitrov è stata straordinaria. I quinti set si giocano su poche occasioni e in quel caso è stato più bravo Grigor”. Quanto al futuro immediato, il capitano non ha dubbi: Matteo conosce benissimo il suo corpo, sa quando è il momento di fermarsi e sa quando è il momento di accelerare. Ci fidiamo assolutamente delle sensazioni di Matteo”.

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