Poter conservare il trofeo di Wimbledon nella propria bacheca consegna automaticamente a un giocatore anche il lasciapassare per l’Olimpo tennistico. Vincere il torneo più bello del mondo per due volte di fila, tuttavia, ha permesso a Jannik Sinner di entrare in un club ancora più ristretto, di cui già facevano parte Rod Laver, John Newcombe, Bjorn Borg, John McEnroe, Boris Becker, Pete Sampras, Roger Federer, Novak Djokovic e Carlos Alcaraz.
Più che sul campo, dove comunque ha avuto il suo bel da fare, l’azzurro è stato costretto a faticare anche fuori dalle righe di gesso che per molti, soprattutto per i più introversi, costituiscono un posto sicuro. E così, se nel 2025 Sinner si era ritrovato forse un po’ spaesato nel dover ballare davanti a tutti con Iga Swiatek – perché in nessun posto più che a Church Road la tradizione è sacra – quest’anno quantomeno sapeva già che cosa aspettarsi dalla serata di gala i cui i protagonisti erano lui e Linda Noskova.
Sinner al ballo di Wimbledon: “Sono un po’ brillo. La patente della moto? Bocciato 4 volte!”
E così, a fine serata, Jannik già sul palco tende la mano a Linda per il momento più atteso della serata. Insieme ballano sulle note di Can’t stop the feeling di Justin Timberlake e, malgrato entrambi diano l’impressione che ne avrebbero anche fatto a meno, non se la cavano affatto male.
Prima, però, c’era stato spazio per le confessioni e le domande scomode. “Sono un po’ brillo“ – così ha tentato senza successo Sinner di schivare anche queste. “Cerco di parlare in maniera molto semplice e con le parole giuste”, dice il numero 1 tra le risate generali. E su mamma Siglinde aggiunge: “Non sono ancora un genitore, non so che cosa si provi a vedere un figlio giocare sul Centre Court, ma alla fine ci godiamo tutti momenti come questo”.
Infine, spazio anche per un tasto dolente in casa Sinner: l’esame della patente. “A quanto mi risulta, l’unico momento in cui cedi alla pressione è quando devi sostenere l’esame della patente della moto – incalza curioso l’intervistatore -. Credo tu sia stato bocciato tre volte… Che succede?!”. Con la massima sincerità, Jannik si confessa: “Mi hanno bocciato quattro volte in realtà! Prima di venire qua mi hanno bocciato di nuovo… magari il prossimo anno mi farai di nuovo la stessa domanda!”. A quel punto, e solo a quel punto, forse scopriremo se è davvero più semplice vincere Wimbledon tre volte di fila o prendere la patente della moto: a Sinner l’ardua sentenza.
