Da New York, il direttore
Un’ennesima maratona e finalmente Zverev ha vinto ben dopo le 2.15 del mattino un altro match al quinto set (64 46 76 67 63). Avrebbe potuto perdere benissimo il terzo set e chissà allora come sarebbe finita questa altra battaglia oltre le 4 ore e 33 minuti. Non ci siamo più abituati ad avere pochi italiani in gara poco dopo la metà della prima settimana di uno Slam. Qui a New York stavolta, di 13 all’avvio, gli azzurri superstiti sono rimasti solo in tre. Cobolli, Darderi e Paolini. E oggi c’è un solo rappresentante azzurro in campo all’US Open, Jasmine Paolini che affronta la simpatica, bella e intelligente rumena Sorana Cirstea (testa di serie n.16) che ho intervistato l’altro giorno.
Ieri, nel pomeriggio USA, ho temuto a un certo punto che ci restasse proprio la sola Jasmine. Jannik dove sei? E come sta il tuo ginocchio? (mi chiedevo…)
Eh sì perché sebbene dovessi dare per scontato che Bellucci avrebbe perso con Fritz, gli altri tre azzurri (Musetti, Darderi e Cobolli) giocavano rispettivamente contro il n.123, il n.134 e il n.180 del ranking ATP. Insomma, come si faceva a non essere fiduciosi e ottimisti e a puntare sul 3-0?
Beh, invece a un certo punto ho temuto che tornassero a casa tutti quanti. Non ce n’è stato uno che mi abbia fatto stare del tutto tranquillo.
Darderi aveva perso il primo set contro Svrcina, Cobolli il primo set con Schoolgate, Musetti sembrava contagiato dalla sindrome parigina di Sinner: più che groggy aveva proprio l’aria (pesante) di non reggersi in piedi.
Insomma un disastro (quasi) annunciato. Per nostra fortuna e loro bravura, due dei tre azzurri hanno invece raddrizzato la barca vincendo entrambi in 4 set. Così alla fine Cobolli ha dato vita a una sua nuova rimonta (contro Comesana era stato sotto 2 set a 0) riuscendo a riprendere il pallino del gioco e il comando delle operazioni contro l’australiano Schoolgate (il n.180) e a guadagnarsi alla grande il terzo turno contro il belga Blockx (testa di serie n.28, 1 a 1 nei confronti diretti). Il modo in cui ha fatto l’ultimo break è stato fantastico. E anche Darderi si è ripreso bene anche se il suo contro il ceco Svrcina (n.134) non è stato davvero un match entusiasmante. Peccato però che purtroppo Luciano al terzo turno non giocherà il derby contro Musetti che ci avrebbe garantito almeno un giocatore in ottavi. Musetti – alla sua decima partita dopo lo choc Djokovic dello Slam australiano – ha purtroppo perso 36 61 62 62 dall’altro australiano Dane Sweeny trascinandosi penosamente sul campo da fine secondo set fino alla fine. Troppo caldo? Un colpo di calore? L’insofferenza alla grande umidità? Un contagio sinneriano? Leggete quel che ha detto.
Era certo un clima pesante, ma c’era per tutti. Ne ha sofferto anche Auger Aliassime, testa di serie n.3, e infatti ha perso in 4 set da Khachanov alleggerendo ulteriormente il quarto di finale più alto del tabellone dove è uscito di scena – dopo Jodar l’altro giorno – anche De Minaur per mano dell’”ammazza giganti” olandese Van de Zandschulp.
Nel pomeriggio dopo pranzo c’erano circa 28-29 gradi centigradi (percepiti intorno a 31/32) con percentuali di umidità fra il 63 e il 68% di umidità…non poi così differenti dal giorno in cui Sinner giocò a Parigi contro Juan Manuel Cerundolo per “sparire” da agonista dal 63 62 61 in poi.
Il ragazzino australiano – bel giocatorino e bel personaggio, sono andato a intervistarlo e non c’era nessun collega italiano…chi ne scriverà o ne parlerà l’avrà visto su Ubitennis (una piccola citazione mai?) – viene dal Queensland. Da quelle parti al caldo asfissiante si è certo più abituati. Ma possibile che i nostri italiani siano così …meteofragili? Ok Jannik è nato in Val Pusteria con temperature sotto zero (non il 16 agosto). Musetti a Carrara dove lì vicino però quest’estate in Versilia faceva più caldo che a New York…
Lorenzo dopo il match ha imputato la vicenda al grande sbalzo di temperatura fra i locali interni all’Arthur Ashe, dove anche noi giornalisti viviamo con il golf pesante anche se non è l’Alaska, e fuori dalle mura dell’Ashe sui campi. Però, ribadisco, possibile che gli altri giocatori non ne risentano allo stessa maniera? Vabbè, Lorenzo, ha tirato fuori il suo humour toscano per dire “Questo 2026 per me è stato un’Odissea…non è appena uscito anche il film?”.
Certo, ora per Lorenzo che rischia di uscire dai primi 20 – è n.19 virtuale, ma dipende adesso da che faranno altri tennisti – dopo aver sfiorato il terzo posto a gennaio, l’improbabile sogno di qualificarsi nuovamente per le finali ATP è praticamente svanito.
Lo stesso sogno si è fatto invece sempre più probabile per Flavio Cobolli, il nostro gladiatore romano (e romanista) che non molla mai…ma talvolta ci mette un po’ troppo a mettersi in moto. E occorre stare attenti a non farlo con chi è più forte e non ti consente le rimonte.
Adesso Flavio, dopo che è sceso fuori dai dieci Djokovic, è n.5 virtuale _ già così eguaglierebbe il best ranking di Musetti – ma, dopo il k.o. di Aliassime, anche il quarto posto è alle viste. Intanto però per Torino e le finali ATP, che Flavio ha ripetuto anche ieri essere il suo obiettivo stagionale, le cose si stanno mettendo sempre meglio. Con Blockx non è il caso di scherzare, di mandarlo avanti di un set o due. Ci ha perso una volta (63 63 a Montecarlo) e vinto un’altra (75 46 75 due settimane fa a Cincinnati, ma dopo che perdeva 5-3 al terzo). Meglio se non si sente troppo favorito, dopo quanto ci disse a Wimbledon dopo la sconfitta con Fery…”Ero troppo favorito..”. E noi qui su Ubitennis pubblicammo una nostra ricerca sulle (troppe) volte in cui lui aveva perso da tennisti non compresi fra i top50 e addirittura fra i top100. Quasi quasi meglio che Blockx sia classificato ben dentro i 50!
Un tweener frontale di Cobolli diventato un bellissimo lob vincente è diventato un video virale e anche in sala stampa diverse domande gli hanno chiesto di raccontarlo. E lui ha detto che così non lo aveva mai fatto. “Con le spalle rivolte alla rete sì, così no…E’ stato un colpo spontaneo perché non ero ben piazzato con le gambe. Mi ci ero provato altre due volte ma…meglio che non vi racconti come è andata!”.
Beh, a questo punto mi devo concedere una licenza personale che i lettori più benevoli mi perdoneranno: ai campionati italiani di terza categoria di doppio a Como, 1967, al sottoscritto che giocava con il catanese Agostino Serra un quarto di finale contro i romani della Canottieri Roma Orecchio-Bartoni sul matchpoint mi arrivò addosso uno smash quasi impossibile da salvare. Non facendo a tempo a spostarmi, d’istinto misi la racchetta tra le gambe e feci un tweener esattamenre uguale a quello di Cobolli, piazzando un lob imprendibile. Sul matchpoint, ripeto. Non era Flushing Meadows ma il bellissimo circolo tennis di Villa Olmo sul lago di Como. Rimontammo e vincemmo quel match 9-7 al terzo set -il tiebreak non esisteva! – poi arrivammo in finale dove battemmo Panatta-Matteoli 63 al quinto diventando campioni italiani. Di terza eh…Ci sono almeno tre testimoni a ricordare questo episodio, Agostino Serra, Gianni Bartoni, Bruno Orecchio. Peccato che allora i video, via cellulare, non esistessero. E le telecamere non c’erano. Dovrete fidarvi. Il tweener di Cobolli l’ho fatto anch’io!
Nello strano match vinto da Darderi su Svrcina (63 67 64 64)– tanti errori, 34 per Darderi e 63 per il ceco, ma non pochi vincenti 53 per Darderi e addirittura 70 per i ceco che tirava di tutto (comprese un paio di racchetta spaccate contro una sola frantumata da Darderi) – ci sono ben 20 doppi falli di Svrcina. Di cui anche 4 in uno stesso game, il quinto del secondo set che pure è stato il solo set vinto dal ceco.
Ma voi lo sapevate che Fognini era stato protagonista di un game perso senza che l’avversario toccasse palla? Ricordo che, dopo aver letto su Sports Illustrated un articolo che aveva attirato la mia attenzione dal titolo “How to win a match without touching the ball” – Come vincere un match senza toccare la palla – incontrai Radek Stepanek che me lo raccontò ridendo a crepapelle: “Giocavamo a Cincinnati (2013), vinsi 62 64…nel modo più incredibile! Fabio era tornato su da 0-4 a 4 pari. Io tenni il servizio e lui doveva servire sul 4-5 per restare nel match: Fabio cominciò a battere ma fece due doppi falli di fila. Furibondo scagliò una palla fuori dallo stadio. “Ball Abuse” decretò l’arbitro. Era la seconda violazione e prese un penalty point: 0-40. Fabio allora protestò vivacemente _ ci mancherebbe! -con l’arbitro (era Gerry Armstrong) che non lo prese in considerazione. Allora Fabio tornò a servire e apposta, deliberatamente, fece due falli di piede, uno dopo l’altro, su prima e seconda! Così perse quel match che aveva quasi recuperato. Non mi era mai capitato di vincere una partita così!”. 2 doppi falli+penalty point+2 falli di piede. Stepanek vinse così quella partita. Incredibile.
La cosa buffa che a Fognini è capitato anche di trovarsi dalla parte di chi vinse un game senza toccare palla: i quattro doppi falli di fila li fece quel matto di Benoit Paire in un match di Atp Cup Italia-Francia (2021).
Non ho fin qui parlato di Bellucci e del suo “non-match” con Fritz (60 61 61). Beh, dove sta la notizia? E’ quel che dirà qualche maligno ricordando che un anno fa qui, sempre al terzo turno e sempre sul centrale dell’Arthur Ashe, Bellucci incontrò Carlos Alcaraz perdendoci 61 60 63.
Ma per replicare al maligno devo dire che ha sempre ragione chi dice – e lo ha ricordato ieri anche Bellucci, buon avvocato di se stesso – che “ogni match fa storia a sé”.
Infatti sull’erba di Stoccarda quest’estate Bellucci aveva perso da Fritz, dopo aver dominato per un set e mezzo come ha ricordato lo stesso Fritz ieri, con ben altro punteggio: 57 75 75. Fritz ha anche detto: “Con quel servizio mancino che ha Bellucci è probabilmente più pericoloso sull’erba che sul cemento. Io invece mi trovo meglio sul cemento e ho oggi ho giocato uno dei miei migliori match di sempre, fin dal primo punto…”.
Insomma, a indagare un po’, tutto si spiega. E, a riprova, scommetto che Jodar non perderà mai più 62 61 61 da Wu.
A proposito di scommesse, e dopo che l’US Open ha fatto un accordo commerciale molto discusso con un brand di… mercati predittivi (così si presentano…) Kalshi, molte discussioni sta suscitando un evento-party al Crane Club di Manhattan nel West Side organizzato da un promoter di Miami, Dave Grutman, prima dell’inizio del torneo con una forte sponsorship di un brand di scommesse, la DraftKings. Vi hanno preso parte molti tennisti e tenniste (Serena Williams, Coco Gauff, Aryne Sabalenka, Mirra Andreeva, Taylor Fritz, Matteo Berrettini, Grigor Dimitrov, Alexandra Eala), che in gran parte si sono fatti tranquillamente fotografare davanti a un pannello riproducente una evidente pubblicità della DraftKings.
C’è anche chi come la ex girlfriend di Sinner, Anna Kalinskaya ha detto di essere andata “solo per divertirsi e non mi sono fatta fare alcuna foto”.
Non erano inviti sponsorizzati, ma mentre – avrete visto su Ubitennis quanto ha detto Berrettini sulle minacce giunte ai suoi familiari da parte di scommettitori che andrebbero arrestati se si riuscisse a raggiungerli – l’ITIA (International Tennis Integrity Agency), interpellata da più parti, ha intenzione di occuparsi della vicenda perché ci vuole coerenza. Da una parte l’ATP denuncia di voler combattere il fenomeno delle scommesse (è soprattutto a livello challengers e tornei minori che avrebbe più senso), ma se dall’altra parte molti tornei e molti tennisti mostrano di non tenerne conto, allora tanto potrebbe valere dar il via libera al betting senza troppe ipocrisie. Oppure agire diversamente.
Non so se è stato per via di queste polemiche che Aryna Sabalenka su questo genere di eventi pre-Open, si è rivelata particolarmente suscettibile e fortemente maleducata l’altro giorno nel corso di una conferenza stampa di cui abbiamo parlato, ma forse potrebbe esservi sfuggita perché mi aspettavo più commenti. A me Aryna sta simpatica, non mi dispiacciono neppure i suoi balletti, le sue esternazioni social anche se a volte eccessive, ma l’altra sera è stata proprio pessima e credo che se andrete a leggere o troverete il video, condividerete.
Un ultima nota che mi permetto di aggiungere – mentre vedo che Zverev per essere il n.1 del seeding se non va al quinto set …non si diverte! Con Halys ha rischiato quasi quanto con Sonego, ma non gli perdono soprattutto di costringermi sempre a fare le ore piccole: anche stanotte ben oltre le 2 e 15! – è a proposito della definizione che ho dato di Van de Zandschulp. Forse “ammazzagiganti” per aver battuto De Minaur non è l’aggettivo più appropriato, però l’olandese ha battuto in carriera talmente tanti n.1 e campioni che quasi non si spiega se non che evidentemente quando gioca bene lo fa davvero bene: Alcaraz in tre set all’US open del 2024, Nadal al suo ultimo match nella finale di Coppa Davis a Malaga, Djokovic a Indian Wells nel 2025 e Nole aveva vinto quel torneo 5 volte. Tsitsipas a Rotterdam, ma anche Ruud (2 volte), Rublev, Fritz, Aliassime. Eppure non è mai stato un top20! (n.22 ATP il 29 agosto 2022).
Ragazzi…lo sapete perché i miei pezzi sono lunghissimi? Perché i match serali non finiscono mai e mentre li guardo…scrivo. E la Paolini con la Cirstea non la potevano programmare nel pomeriggio invece che primo match del mattino? Ce l’hanno con me!
