Le incognite della terra rossa

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Le incognite della terra rossa

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TENNIS AL FEMMINILE – Con i tornei di Stoccarda e Marrakech entra nel vivo la stagione della terra battuta. Come si troveranno le top ten sul rosso? E chi potrebbe essere avvantaggiata dal cambio di superficie?

A Stoccarda e Marrakech comincia la stagione della terra rossa. Questa settimana il passaggio di superficie diventa definitivo: dopo l’anticipazione di Bogotà, il circuito chiude il primo periodo sul cemento e si dedica alla terra battuta.
Le “seconde linee” avranno la possibilità di confrontarsi in Marocco; in Germania, dove curiosamente al via ci saranno solo giocatrici europee, si ritrovano invece quasi tutte le migliori del circuito. Molte arrivano dopo essere state in giro per il mondo impegnate per la Fed Cup su superfici e in ambienti differenti (indoor, outdoor, duro, terra).
Se saranno come negli anni passati, i campi tedeschi (indoor) presenteranno una superficie piuttosto rapida. Tabellone a 32, con un taglio delle ammesse di diritto molto alto (Safarova, numero 28).

Nel tennis contemporaneo i cambi di superficie non sono così marcati come accadeva qualche anno fa, e sappiamo che velocità e caratteristiche di gioco sono state rese più simili tra loro. Eppure penso che potrebbe ugualmente essere interessante provare a fare una piccola analisi di che cosa ci aspetta in questa parte di stagione.

 

Cominciamo con un po’ di storia. Ecco le finaliste dei più importanti tornei sul rosso degli ultimi cinque anni. Non inserisco Bruxelles (Premier dal 2011 al 2013) perché il torneo aveva uno statuto superiore al suo effettivo valore tecnico: in realtà la collocazione troppo a ridosso dello Slam parigino ha sempre finito per penalizzarlo, tanto è vero che quest’anno è stato cancellato.

Le vincitrici dei principali tornei su terra 2009-2013

A me pare che si possano dividere le annate in due categorie: quelle in cui sono emerse gerarchie abbastanza evidenti, dato che poche giocatrici si sono più volte presentate in finale e hanno poi finito per vincere lo Slam (2009, 2012, 2013); e quelle, al contrario, ricche di nomi differenti, e che hanno avuto una vincitrice inattesa anche a Parigi (2010, 2011). Come sarà il 2014?

È sempre molto difficile fare pronostici, però credo che si possa almeno provare a  riepilogare la situazione attuale, per capire come si presentano ai blocchi di partenza le migliori.

Serena Williams
Le dichiarazioni successive alla sconfitta di Charleston (al primo incontro sulla terra verde) contro Cepelova sembrano far presagire una gestione delle energie differente rispetto all’anno passato, quando vinse sia in Spagna che in Italia, concludendo imbattuta una trionfale campagna sul rosso con il secondo successo in carriera al Roland Garros.
Non mi sorprenderebbe se rispetto al 2013 prima di Parigi scegliesse di impegnarsi un po’ meno; naturalmente ha tutti i mezzi per vincere ancora, ma di certo la terra è la superficie a lei meno congeniale.

Li Na
Con la vittoria al Roland Garros 2010 ha compiuto il definitivo salto di qualità. Però ad oggi  quello rimane l’unico successo su terra battuta (4 finali perse) e tutto si può dire tranne che sia una specialista.
Sul piano tecnico resto convinto che renda di più sul cemento, ma dalla sua potrebbe avere due vantaggi:
1) fra le tenniste di vertice sembra essere forse in condizioni fisiche migliori
2) è allenata da Carlos Rodriguez che di terra se ne intende (argentino, ex coach di Justine Henin che a Parigi ha vinto quattro volte).

Radwanska
La terra è la superficie che ha mostrato di gradire meno. Sui motivi mi piacerebbe fare un approfondimento più esteso, ma manca lo spazio.
In estrema sintesi: per certi aspetti il rosso dovrebbe perfino avvantaggiarla, dato che favorisce tatticismi, cambi di ritmo e anche colpi di tocco, come i drop-shot; d’altra parte chi non ha molta forza fisica soffre di più, perché il campo assorbe maggiormente la potenza dei colpi e quindi non basta appoggiarsi alla palla avversaria per generare velocità.
Radwanska nel 2013 perse nei quarti di finale del Roland Garros da Sara Errani, a dimostrazione che in alcuni casi la superficie può davvero spostare gli equilibri: pensiamo, ad esempio, alla stesso confronto su erba. Aga ha già vinto due tornei sul rosso, ma a volte ho l’impressione che mentalmente non sia del tutto convinta. Magari quest’anno riuscirà a metterci uno spirito più ottimista e costruttivo.

Azarenka
Al momento sarebbe già una buona notizia il solo vederla in campo, visti i problemi fisici che l’hanno obbligata a fermarsi. Anche per lei la terra è da sempre la superficie meno favorevole. Unica nota positiva: se non altro i terreni meno duri rispetto al cemento potrebbero sollecitare un po’ meno il piede infortunato.

Halep
A Roma 2013 è iniziato il suo improvviso salto di qualità. Giocatrice latina, ha sempre reso bene sul rosso, anche se in realtà l’anno scorso ha vinto su tutte le superfici, erba inclusa. Per lei rimane il problema di dimostrarsi all’altezza delle giocatrici più potenti del circuito.
Non credo si possa dire che la terra battuta sia la superficie su cui spicca, ma di sicuro rispetto ad altre top ten ha la cultura tecnica specifica, e quindi non è certo penalizzata.

Kvitova
La terra è la superficie su cui ha imparato a giocare; ed ha vinto a Madrid nel 2011. Però sappiamo che, tra i tornei principali outdoor, Madrid è quello con le condizioni di gioco più rapide. A mio avviso per lei rimangono preferibili campi veloci, come l’erba, il cemento di Dubai o alcuni indoor; la terra favorisce l’allungamento del palleggio e gli scambi prolungati di sicuro non fanno per lei. In poche parole: il rosso è un handicap, e per superarlo ci vorrebbe una forma smagliante.

Kerber
La terra rossa esalta il gioco difensivo, ma in compenso il suo servizio non molto potente e nemmeno troppo lavorato diventa più attaccabile. Non credo sia particolarmente penalizzata, però tra tutte le tedesche è quella che mi pare meno adatta al gioco da terra battuta, e i migliori risultati li ha sempre raccolti sul cemento.

Jankovic
È stata una delle poche giocatrici in grado di sconfiggere nello stesso torneo entrambe le sorelle Williams: la prodezza le è riuscita nel 2010 a Roma, quando raggiunse la finale; sul rosso si trova a suo agio.
In generale dalla sua ha la costanza di rendimento: non raggiunge picchi altissimi, ma sono piuttosto rare anche le controprestazioni. Direi che per lei vale il ragionamento fatto per Simona Halep: non è una vera e propria specialista, ma le difficoltà di altre top finiscono per avvantaggiarla.

Sharapova
Prima che Serena iniziasse la collaborazione con Mouratoglou (che, da francese, potrebbe aver sollecitato l’interesse di Williams per il Roland Garros) di fatto Maria era la giocatrice leader del circuito sul rosso: i risultati del 2012 erano inequivocabili.
Una evoluzione sorprendente rispetto ad inizio carriera, quando aveva rilasciato la famosa dichiarazione in cui sosteneva che sulla terra battuta si sentiva a disagio come una mucca sul ghiaccio. Oggi però le cose sono cambiate: sottratti i punti di Stoccarda 2013 (da lei vinto), si ritroverebbe addirittura fuori dalla top ten, e quindi occorre che recuperi del tutto la condizione per tornare ai suoi soliti livelli. Nel suo caso l’incognita non è tecnica, ma fisica.

Cibulkova
Seconda nella race 2014, la sua superficie è soprattutto il cemento, anche se al Roland Garros ha ottenuto il primo grande risultato Slam (semifinale del 2009).
Avrebbe quindi i mezzi per fare strada, ma bisogna vedere in che condizioni si trova. Lo dico perché in questa stagione ha già disputato 33 match, e affrontato tre trasferte in oriente (Australia, Arabia, Malesia): considerato che siamo solo ad aprile, un bel tour de force. La rinuncia a Stoccarda (dopo il ritiro di Doha) magari è solo legata all’impossibilità di presentarsi in condizioni accettabili di ritorno da Kuala Lumpur, ma non vorrei fosse un campanello di allarme.

Italiane
La terra battuta è la superficie su cui da sempre si formano i giocatori italiani, e infatti Errani e Schiavone sono due autentiche specialiste, tanto è vero che a Parigi hanno raggiunto i picchi della loro carriera.
La stagione sul rosso potrebbe offrire l’occasione del ritorno a livelli più alti oppure potrebbe sancire un calo di rendimento difficilmente recuperabile poi su erba e sul cemento americano.
Roberta Vinci è un’altra specialista, anche se a mio avviso l’erba si sposa altrettanto bene al suo modo di giocare.
In confronto ad Errani e Schiavone, direi che Knapp e Pennetta sono meno avvantaggiate.
Per quanto riguarda Flavia Pennetta, a dispetto di alcuni dati (aggiornati al 2013), credo renda di più sul cemento e forse anche sull’erba. Quando gioca sul rosso tende a concedere più campo alle avversarie e la posizione più arretrata secondo me la rende meno competitiva, in particolare contro le migliori.
Giorgi infine è ancora da scoprire: ha giocato pochissimo sulla terra europea e questa potrebbe essere la prima stagione interamente dedicata ai classici tornei del circuito maggiore.
Sembra proprio una giocatrice da campi veloci, ma la sua adattabilità si capirà meglio tra qualche mese.

Altre giocatrici
Non si possono trascurare passate vincitrici del Roland Garros come Kuznetsova e Ivanovic.
Kuznetsova dispone di tutto quello che occorre per la terra battuta: varietà di gioco e potenza, e in più la superficie le perdona qualche deficit in mobilità.
Ivanovic su campi più lenti ha il tempo per girare attorno alla palla e colpire più spesso con il dritto, come del resto capitava anche alla Stosur degli anni migliori. C’è stato un periodo in cui Samantha era una delle migliori tenniste su terra, ma ultimamente ha un po’ cambiato il suo gioco: fatica a mettersi nella condizione di colpire di dritto dall’angolo sinistro del campo e anche per questo potrebbe avere avuto un calo di risultati.
Storicamente le latine (Spagnole, Francesi, Italiane, Rumene) conoscono bene la superficie.
A loro aggiungerei anche le attuali Austriache e Olandesi (Meusburger, Rus, Berthens).
E le tedesche: Goerges e Petkovic soprattutto, sono ottime giocatrici da rosso. Lisicki è una erbivora, ma credo che per il suo gioco la terra sia in ogni caso più adatta rispetto al cemento.
Per ragioni diverse segnalerei anche Hercog, Kanepi, Lepchenko e Cetkovska.

Giovani
Sulle giovani in particolare mi piacerebbe sapere anche l’opinione di chi legge, anche perché prevedere il rendimento delle meno esperte è particolarmente difficile.
Prescindendo dal loro valore assoluto (che determina quindi differenti traguardi possibili), direi che potrebbero trovarsi bene Bouchard, Nara, Bencic, Beck. E Garcia, che ha appena vinto a Bogotà. Su Svitolina e Vekic non ho le idee chiare.
Infine per caratteristiche tecniche, di tutte le giovani statunitensi, la più “terraiola” mi pare Christina McHale.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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