Grigor & Maria, quando l'amore trionfa (a distanza) (Piccardi), Parola a Nole «Che bello sarà stare sveglio per cambiare i pannolini» (Martucci)

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Grigor & Maria, quando l’amore trionfa (a distanza) (Piccardi), Parola a Nole «Che bello sarà stare sveglio per cambiare i pannolini» (Martucci)

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Rubrica a cura di Daniele Flavi

Grigor & Maria, quando l’amore trionfa (a distanza)

Gaia Piccardi, il corriere della sera del 28.04.2014

 

Giusto giusto un anno fa, tra le languide pieghe del torneo combined (cioè uomini e donne) di Madrid, spuntava la paparazzata che avrebbe cambiato la geografia amorosa del pianeta tennis: la divina Maria Shampova, che pochi mesi prima (novembre 2012) sarebbe dovuta convolare a giuste nozze con il cestista sloveno Sasha Vujacic, in tenera adorazione di un bel (e giovane) ragarzo moro, presto identificato in Grigor Dimitrov, collega di gamba lunga, bicipite tornito e luminoso avvenire, non a caso soprannominato da chi ne capisce «baby Federer». Il bacio tra i due per le strade di Madrid chiudeva ufficialmente i trials per un posto nel cuore della siberiana da 20 milioni di dollari a stagione. Un anno dopo, ieri — consegnata agli annali del gossip sui courts una memorabile lite pubblica tra Sharapova e Serena Williams per il prestante Gregorio (l’anno scorso a Wimbledon Maria invitò senza giri di parole Serenona, pesantemente indiziata di un flirt con il bulgaro quando i due si allenavano insieme a Parigi, a farsi gli affari suoi) —, la coppia più bella del tennis dopo Pennetta&Fognini (scusate lo sciovinismo) ha festeggiato il primo anniversario vincendo insieme, a distanza, un torneo importante: Dimitrov a Bucarest, 7-6, 6-1 al ceco Rosol, terzo titolo Atp in carriera che lo proietta tra i top 15 della classifica mondiale; Sharapova a Stoccarda, 3-6, 6-4, 6-1 in rimonta alla serba Ivanovic nel derby delle belle, primo titolo Wta della stagione che la tiene a galla nelle top io, l’élite dalla quale rischiava di uscire. Se è ancora lontano il giorno in cui Grigor e Maria trionferanno mano nella mano in uno Slam come Jimmy Connors e Chris Evert a Wimbledon 1974, all’epoca del loro amore, il ri-sultato doppio di ieri val bene la cenetta intima che Dimitrov e Sharapova si regaleranno la settimana prossima a Madrid, dove tutto, un anno fa, iniziò. Tra i due, il più generoso di parole sulla relazione è lui, Grigor, rara specie di atleta pensante, leggente e parlante di argomenti extrasportivi, grande amante dell’arte (Klimt su tutti) e, naturalmente, della sua Maria, continua fonte d’ispirazione: «Una donna meravigliosa e brillante, che ascolto con grande rispetto. Lei ha raggiunto un livello cosi alto nella sua carriera che io non posso che considerarla un esempio da seguire. Lo è dentro e fuori dal campo. lo e Maria ci facciamo bene a vicenda: benedico ogni momento che passo con lei e di tennis, nel privato, parliamo davvero pochissimo». Anche gli sms che Maria manda ancora a Vujacic sono tabù. Ma questa è un’altra storia. L’amore, oggi, trionfa.

 

Parola a Nole «Che bello sarà stare sveglio per cambiare i pannolini»

 

Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 29.04.2014

 

Novak Djokovic è guarito ai flessori del braccio destro: da giovedì o venerdì s’allenerà a Madrid per il torneo che scatta domenica. Noie, è vero che lei pensa troppo? «il mio scopo è di aver consapevolezza di più cose possibili, per me più studia più un uomo ha valore, voglio sempre imparare qualcosa di nuovo. L’ho ereditato dalla mia famiglia, e l’educazione è qualcosa che ti rimane dentro, non si può vendere e non si può comprare. Da ragazzo, mi sono preso le mie responsabilità, crescendo con tante difficoltà economiche, ma con l’ambizione e la consapevolezza di quel che dovevo fare per arrivare “là”. Volevo crescere prima possibile per gestire tutte le situazioni della vita». Lei è molto forte, dentro, ma è anche un filantropo con la sua gente. «Vorrei aiutare tutti i bambini, specialmente quelli del mio paese, dargli una direzione per realizzare il diritto di sognare, per diventare un giorno atleti, dottori, ingegneri». Presto sarà padre: quale principio regalerà a suo figlio? «Io sono grato della opportunità di poter giocare a tennis, lo sport che amo con tutto il mio cuore, ma non prendo niente per scontato. E così apprezzo di più la vita perché non ho avuto tutto gratis». Che cos’è un figlio per un campione, iper-egoista come un tennista? «La mia Jelena mi ha dato la giusta parola: fonte della gioia. E’ il massimo: inizia un nuovo capitolo nella vita, sono molto felice, anche se tutti dicono che capiremo quando darà il primo calcio. Magari tirerà un rovescio lungolinea…». Di sicuro lei è il n. 2 del mondo più felice: zero frustrazione. «Il tennis non è l’unica fonte della felicità, per questo sono sempre contento, perché ho tante cose differenti fuori dal campo, gioia, passione, amore, persone che mi vogliono bene. Perché dovrei essere stressato da numero 2? Proverò a tornare 1 perché il tennis è la mia passione, il mio amore e anche il mio lavoro, ed è la cosa che faccio meglio. Cercherò la forza per vincere tutti i tornei. Ma con l’arrivo del bambino il tennis non è più la priorità numero 1». Cambierà I pannolini? «Ho diversi amici tennisti che l’hanno fatto, come Ljubicic. Non vedo l’ora di vivere queste situazioni. Si, anche star svegli la notte… La vedo in positivo: ti stanchi un po’, ma ti dà nuova energia. Ljubo voleva fermarsi col tennis e ha trovato nuove motivazioni. E Haas che ispirazione ha avuto dall’arrivo della bambina?». Rafa sta perdendo il giocattolo terra rossa? »Tutti siamo rimasti un po’ sorpresi vedendolo perdere in due tornei di fila. E’ lo sport: dominare negli ultimi anni ha aiutato la sua fiducia e gli ha dato un vantaggio mentale, ma ha anche dato tempo agli avversari di capire come affrontarlo». Djokovlc l’ha capito a Roma 2011. «E’ stata importantissima la semifinale con Murray, finita a mezzanotte, non ho avuto tanto tempo per recuperare, ma ho trovato una forza incredibile e inesplicabile. Perché a Roma mi sento come a casa, e i romani mi vedono come uno di lì, anche perché parlo abbastanza l’italiano, e mi trasmettono un grande calore. Nella testa, avevo un problema fisico, contro Rafa, il più grande giocatore della storia sulla terra rossa. Però io arrivavo da 38 vittorie di fila e quindi non ho sofferto per i precedenti. Era il momento giusto per batterlo: di testa, sono stato più forte e decisivo». II Roland Garros è l’unico Slam che Djokovlc non ha vinto. «Non devo pensare solo a Nadal. L’anno scorso Tsonga ha vinto contro Federer e Ferrer è andato in finale, ora Wawrinka ha vinto Montecarlo, e Ferrer e Almagro hanno battuto Rafa. Senza dimenticare un top player come Murray. Sicuramente Wawrinka ha preso grande fiducia dai tornei e dalle vittorie coi primi: ci ha battuto tutti, sulla terra battuta si sente bene, e si vede, ha trovato il controllo nell’aggressivi-tà. E’ l’esempio dei giocatori che migliorano, e ha pure dimenticato tutte le volte che l’avevamo battuto». Che cosa perde Djokovlc sulla terra rossa? «Perdi un po’ il ritmo perché il rimbalzo è sempre diverso e devi stare molto attento, devi essere più reattivo e veloce, il gioco non è così automatico, mentre sul cemento ci sono colpi che puoi giocare con fluidità, usando la velocità del campo, sulla terra ogni colpo chiede forza e devi lavorare di più. Devi creare ed avere più pazienza»…..

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Sinner quarto torneo dell’anno. Le Finals a un passo: “Sì, ci penso” (Cocchi). Un poker mai visto. Sinner è da sogno (Mastroluca). Sinner è perfetto, un altro passo verso le ATP Finals (Piccardi). Sinner si prende la storia, ora il sogno Finals (Grilli)

La rassegna stampa di lunedì 25 ottobre 2021

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Sinner quarto torneo dell’anno. Le Finals a un passo: “Sì, ci penso” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

È arrivato il momento di aggiornare gli almanacchi: 24 ottobre 2021, Jannik Sinner diventa il primo italiano di sempre a conquistare quattro titoli Atp in un solo anno. Se poi vogliamo essere pignoli, l’anno non è ancora finito, i tornei da giocare sono ancora un paio, e gli almanacchi sono sempre li, pronti ad essere aggiornati. A fare le spese dell’impresa del cannibale rosso è stato Diego Schwartzman, malamente strapazzato nella finale del torneo da 250 punti di Anversa. Una vittima illustre, ex top 10, alla terza finale sul veloce indoor belga dove, evidentemente, è destino non abbia grossa fortuna. Schwartzman ha raccolto appena 4 giochi per un doppio 6-2, lo stesso trattamento ricevuto da Lloyd Harris in semifinale.

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La meta è Torino, dove l’Italia sogna di vedere le prime Atp Finals della storia con due italiani in campo. Matteo Berrettini, numero 6 della Race, la classifica che qualifica per l’evento, è già aritmetcamente sotto la Mole. Sinner no, ma con la vittoria di ieri ha dato una bella sgasata: è tornato in decima posizione (in realtà è la nona per la già annunciata rinuncia di Rafael Nadal) scavalcando Cameron Norrie su cui ora ha 50 punti di vantaggio. Per essere virtualmente dentro i magnifici 8, il ragazzo allevato da Riccardo Piatti deve recuperare 110 punti sul polacco Hubert Hurkacz, il suo amico del cuore e da cui ha perso l’unica finale in carriera, al Masters 1000 di Miami quest’anno: «lo Torino ce l’ho nella mente, è ovvio. Ma è inutile che continui a pensarci. Quando vado in campo mi concentro sulla tattica, sull’avversario e come fare a batterlo. Questa è la cosa che mi piace di più e per cui gioco a tennis». La situazione è ancora in divenire, anche se gli occhi iniettati di sangue con cui Sinner ha preso a pallate il povero Peque fanno ben sperare:

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Ripartire I’esordio all’Atp 500 di Vienna, con tutta probabilità domani pomeriggio, è piuttosto rognoso, ma Jannik è molto sicuro delle proprie armi e soprattutto dell’esperienza maturata nelle ultime settimane: «Contro Opelka non sarà sicuramente una passeggiata – ha detto il 20enne, spostandosi il ciuffo rosso dagli occhi -. Lui non ti dà ritmo, e spero che la superficie non rimandi troppo alta la palla, considerato quanto serve forte. Però, a dirla tutta, anche io so rispondere molto bene perciò è probabile che non sia troppo tranquillo neanche lui». Messaggi chiari, spavaldi ma mai arroganti, perche se c’è una qualità che va riconosciuta a Sinner è certamente l’umiltà. Senza quella, e una cultura del lavoro tramandata da generazioni, Jannik oggi non starebbe bussando alla porta della top 10 a 20 anni. Quasi top 10 Da oggi infatti Jannik Sinner è numero 11 del mondo, con in mano le chiavi per aprirlo, quell’uscio magico. L’ingresso nei top 10, infatti, è solo questione di giorni. Lunedì prossimo 1′ novembre a Dominic Thiem, fermo per infortunio fino al 2022, scadranno i 90 punti conquistati a Bercy 2019 e l’altoatesino lo sorpasserà. portante è che nessuno da dietro lo scavalchi. In questo caso il pericolo si chiama Felix Auger Aliassime che tallona l’azzurro a 64 punti di distanza

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Un poker mai visto. Sinner è da sogno (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Se questo è im sogno, non svegliatelo. Continua il 2021 da record di Jannik Sinner; primo italiano a conquistare quattro titoli ATP in una stessa stagione: superati i tre di Corrado Barazzutti e Paolo Bertolucci nel 1977 e di Fabio Fognini nel 2018. Ad Anversa, l’altoatesino ha giocato per la seconda volta nel circuito maggiore da testa di serie numero 1. E per la seconda volta ha alzato il trofeo alla fine della settimana. Nella capitale europea della lavorazione dei diamanti, Sinner ha incastonato due gioielli per chiudere il suo percorso. Ha dominato con lo stesso punteggio, 6-2 6-2, il numero 27 del mondo Lloyd Harris in semifinale e il numero 14 Diego Schwartzman, in finale.

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Con questo successo sale al numero 11 nel ranking ATP e risale al decimo posto nella Race to Turin. Ha solo 110 punti da recuperare sul suo migliore amico Hubert Hurkacz, virtualmente ultimo dei qualificati per le Nitto ATP Finals di Torino. Il polacco l’ha battuto nell’unica finale che Sinner non abbia vinto sulle sette giocate in carriera (contando anche le Next Gen Finals del 2019), quest’anno a Miami. «Mentirei se dicessi di non pensare alle Finals di Torino – ha detto dopo la partita – Ma una volta in campo, penso al match e al piano di gioco. Questo mi aiuta a rimanere sul pezzo». La corsa dell’azzurro si accenderà nelle prossime settimane con i 1500 punti ancora in palio tra Vienna e Parigi-Bercy. Lo step più vicino e il match contro Reilly Opelka, il suo primo avversario nell’ATP 500 austriaco di questa settimana. Contro un giocatore di due metri e undici, che però gioca e si muove sorprendentemente bene per l’altezza e la stazza, l’azzurro sa qual è la strada per la vittoria. «Devo stare attento e sbagliare il meno possibile nei miei turni di battuta» ha spiegato Sinner,

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Bello anche l’abbraccio a fine partita, a suggellare l’unità di intenti e di visione. I progressi si sono visti tutti, nella gestione della partita e dei momenti importanti, nel modo di rispondere, nella facilità di esecuzione dei colpi. Spiccano ancora di più i miglioramenti al servizio, fondamentale su cui è più palese la modifica del movimento. In finale, Sinner non ha perso un punto quando ha messo in campo la prima fino al 5-2 4040. E in tutto il match, ne ha ceduti appena due. Poi, con la ferocia competitiva dei campioni, per la terza partita di fila ha iniziato il secondo set con un break al primo turno di risposta. I complimenti dell’argentino non suonano solo come apprezzamenti di facciata dopo una finale di fatto mai iniziata.

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Sinner è perfetto, un altro passo verso le ATP Finals (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Le Atp Finals sono ben presenti nella mia testa: io a Torino ci voglio andare». Se bastasse una buona intenzione a spiegare la settimana perfetta di Jannik Sinner all’Atp 250 di Anversa, culminata con il maltrattamento di Diego Schwartzman in finale (6-2, 6-2) e il quarto titolo stagionale su cinque finali giocate (primo tennista italiano a riuscire nell’impresa: superati Barazzutti, Bertolucci e Fognini a quota 3), sarebbe tutto troppo semplice. Il ragazzo che sussurra alla storia, capace di imparare qualcosa da ogni match

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supera il sorprendente re di Indian Wells Cameron Norrie nella Race verso Torino e scala altri gradini della classifica mondiale: ieri si è svegliato numero 13 e da oggi diventa numero ii, best ranking, a vent’anni. E scusate se è poco. «Ma il lavoro non finisce qui» dice Jannik con i riccioli rossi sparpagliati in testa dopo aver alzato il trofeo e abbracciato coach Riccardo Piatti,

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Il lavoro ricomincia a Vienna, l’Atp 500 che sembra un mille e che ha in tabellone cinque italiani (Berrettini in campo già oggi), dove Sinner ritroverà i due rivali a cui contende il biglietto per il Master, l’amico polacco Hurkacz, n. 9 nella Race, e il norvegese Ruud (n. 7), possibile incrocio per l’altoatesino nei quarti del torneo austriaco, snodo importante sulla strada di Torino.

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Schwartzman, veterano argentino del circuito n.izt del mondo, ha avuto bellissime parole per Sinner, che affrontava per la prima volta in carriera: ogni match è un mattone nella costruzione della casa che Piatti ha in mente per Jannik, nulla è lasciato al caso, infatti tutte le energie sono concentrate sul singolare, da qui alla Davis di fine novembre non ci sarà modo di sperimentare il doppio azzurro con Berrettini.

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Sinner si prende la storia, ora il sogno Finals (Paolo Grilli, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Tutti impegnati nel calcolo delle possibilità per Jannik Sinner di arrivare alle Finals di Torino a metà novembre, quasi si rischia di sottovalutare il suo ultimo trionfo, quello di ieri ad Anversa. E’ il suo quarto di questo 2021 da favola

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Il talento altoatesino da oggi si trova al numero 11 del ranking, a ridosso quindi di una Top 10 che definisce l’eccellenza assoluta della racchetta. Arriva anche il controsorpasso al britannico Cameron Norrie che l’aveva scavalcato nell’Atp Race vincendo a Indian Wells. Sinner torna decimo e accorcia a 110 punti il distacco dal polacco Robert Hurkacz, il rivale da superare per prendersi quel nono posto che vale il pass per Torino, visto che Rafael Nadal non parteciperà lasciando così una casella libera. Poco ha potuto il coriaceo argentino Diego Schwartzman contro Jannik ieri in una finale scivolata via in un’ora e un quarto di gioco e chiusa con un doppio 6-2.

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Curiosamente, o forse no, l’unica finale persa in carriera sin qui da Jannik, sulle sei disputate, è stata proprio contro Hurkacz, nel Masters 1000 di Miami lo scorso aprile. Sempre più serrato il duello fra i due per un postgo al torneo dei “maestri dei maestri” di Torino

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Sinner in finale ad Anversa (Cocchi, Mastroluca, Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 24 ottobre 2021

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Sinner da record: centra la 5^ finale e può fare la storia (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Potete chiamarlo il Cannibale Rosso. Perché Jannik Sinner sembra proprio insaziabile. Sul veloce indoor di Anversa, il ventenne italiano ha letteralmente sbranato Lloyd Harris, numero 32 del mondo, conquistando la quinta finale del 2021. Meglio di lui, nella storia del nostro tennis, ha fatto solo Adriano Panatta nel 1973 raggiungendone 6, ma con un parziale di cinque sconfitte e una sola vittoria, nel torneo di Bournemouth. Jannik di finali ne ha 5 ma di tornei quest’anno ne ha vinti già 3 e dovesse battere Diego Schwartzman nella sfida per il titolo di questo pomeriggio, diventerebbe il primo italiano a vincere quattro tornei in una sola stagione sorpassando Barazzuttl, Bertolucci e Fognini, a quota 3. Harris sarebbe dovuto essere un rivale pericoloso per l’ottima seconda parte di stagione (ha raggiunto i quarti di finale dello Us Open), per il servizio potente, la solidità e le 15 vittorie negli ultimi 21 match disputati. Peccato che lo Jannik Sinner di queste ultime settimane ha alzato il livello tecnico, tattico e mentale tanto da mettere in campo, contro il sudafricano, un match che non è esagerato definire perfetto. Ieri Sinner era in stato di grazia, veloce, concentrato, tatticamente impeccabile e capace di esprimere forse il miglior tennis della stagione. Non ha mai perso il servizio e ha mostrato una leggerissima flessione, ovvero tre palle break concesse, quando era già abbondantemente in vantaggio di un set e di un doppio break. Il veloce indoor è proprio il suo pane, lo ha dimostrato a Sofia e anche qui: «Dove sono nato io d’inverno fa cinque metri di neve, quindi l’unica possibilità di giocare a tennis era al chiuso. E poi indoor ci sei solo tu e la palla, niente vento, niente sole, nulla. Nel bene e nel male ci sei solo tu e il tuo gioco. Mi piace giocare qui, mi piace il pubblico e le condizioni sono molto simili a quelle di Sofia, dove ho vinto due volte». La cultura del lavoro di Sinner è un pallino di coach Piatti, e a Jannik non dispiace: «Io penso al tennis tutto il giorno, con Riccardo lavoriamo tanto e lavoriamo sempre, a tutti i livelli, anche mentale. Ora cl stiamo concentrando su un aspetto che però non voglio rivelare. Io e lui non siamo mai soddisfatti!». […] Sinner a Torino ci pensa, ma non è un’ossessione, o almeno questo è ciò che continua a ripetere: «Certo che mi piacerebbe andare alle Finals – ha detto dopo la partita -, ma la strada è ancora lunga e la concorrenza è forte. Dovrò fare molto bene a Vienna e Parigi Bercy, ma non dipende da me, nel torneo ci sono anche gli altri…».

Sinner d’autorità: «Mi sento felice» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Jannik Sinner non è Paganini. Lui il bis lo concede. Ad Anversa, dopo aver dominato il francese Rinderknech, gioca ancora meglio contro il sudafricano Lloyd Harris e d’autorità centra la settima finale nel circuito maggiore. Alle 16.30 sfiderà Schwartzman che ha dominato Jenson Brooksby, uno dei giovani già qualificati per le Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals. Con il 6-2 6-2 al numero 32 del mondo, l’altoatesino ha allungato a 14 la serie di set vinti di fila nei tornei al coperto. E portato a 14 successi su 16 incontri il suo bilancio recente indoor. Non c’è dubbio che siano le sue condizioni ideali, perché a Sesto Pusteria fin da bambino è abituato a giocare al coperto. Ma c’è anche un’altra ragione per cui al coperto si esprime con una sicurezza in grado di togliere fiato agli avversari. Per il suo modo di stare in campo, il suo riferimento principale è la palla. Si muove in modo da colpirla quanto più possibile alla stessa altezza dopo il rimbalzo. La sua visione dello spazio non dipende dalla posizione rispetto alle righe. Se si azzerano i fattori esterni che possono incidere sulla traiettoria, il suo tennis ne guadagna. «Sono felice di essere in finale e di aver battuto un ottimo giocatore – ha detto dopo il match -. Mi piace giocare qui, le condizioni sono perfette per me. Sono comunque contento del mio torneo, in qualunque modo vada a finire». Sotto gli occhi di un orgoglioso Riccardo Piatti, Sinner ha messo in mostra tutto il repertorio. L’altoatesino è una macchina da tennis, capace fin dal primo game di togliere riferimenti al suo avversario. Harris non è mai riuscito a prendere l’iniziativa, costretto solo a rincorrere e inseguire, a reagire e mai a proporre. L’azzurro gli ha tolto il controllo già dalla risposta, la vera chiave delle due ultime vittorie. E chissà se è a questo che si riferiva quando ha detto di aver lavorato tanto con il coach Piatti su un aspetto senza però svelare quale. L’efficacia di questo colpo sta nella funzione che Sinner gli assegna, concettualmente la stessa con cui lo giocano i Djokovic o i Medvedev. Ovvero mettere l’avversario in una posizione scomoda e ottenere una palla più facile da spingere con il colpo successivo. La strategia ha funzionato in pieno. […]

Sinner vola alto (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Jannik Sinner in finale ad Anversa, dopo una grande dimostrazione di forza e freschezza. Torneo che ama e che due anni fa lo aveva già visto in semifinale, la prima a livello di vertice. Ritmo impressionante, fin dai primi quindici, per far capire al rivale di turno, il sudafricano Lloyd Harris, che per contrastarlo avrebbe dovuto compiere miracoli balistici. Un ritmo, come dicevamo, tenuto con scioltezza fino al termine della prima frazione, chiusa in 39 minuti sul 6-2 e con due break. Harris ha provato ad arginare l’azzurro con il servizio ma anche in questo modo ha quasi sempre incontrato le sue ottime risposte che gli hanno impedito di dettare le cadenze degli scambi. Sinner anche ieri è apparso sicuro e solo a punteggio acquisito si è buttato alla ricerca di alcune nuove soluzioni cui si sta allenando, a volte a segno a volte no, ma da leggere positivamente in ottica futura. L’inizio della seconda frazione ha riproposto Jannik al massimo della concentrazione e sontuoso con il rovescio bimane. Altro break in suo favore per mettere ulteriori ansie al sudafricano, e, dopo poco, Sinner è volato sul 4-1 e servizio, in una sorta di assolo che ha portato al 6-2 6-2 finale: «Sono felice di essere in finale. Lui un grande giocatore, con una stagione importante alle spalle. Mi piace giocare indoor, in queste condizioni, e qui. Sono simili a quelle di Sofia, dove mi trovo a mio agio. Giusto il timing sulla palla. La strada per Torino è ancora lunga, dovrò giocare bene a Vienna e Bercy e vedermela con una concorrenza agguerrita».

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È una Giorgi da applausi (Bertellino)

La rassegna stampa di venerdì 22 ottobre 2021

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E’ una Giorgi da applausi (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Sotto il sole delle Canarie, nel WTA 250 di Tenerife, la seconda sfida di tabellone con protagonista Camila Giorgi, n°4 del seeding, è stata a dir poco perfetta. Opposta alla montenegrina Kovinic, n°74 WTA, l’azzurra ha dominato la scena in lungo e in largo commettendo pochi errori e mettendo a segno molti vincenti, in versione Montreal, il 1000 che ha vinto in estate. È volata senza affanni fino al 6-1 3-0, poi ha subito due game consecutivi ed è ripartita di slancio portandosi a servire per il match sul 5-2. Ha chiuso e ora attende la vincente di Minnen – Rus. A segno ieri anche la cinese Zheng e la rumena Begu. Prende il via domani con il tabellone di qualificazione da 24 giocatrici il WTA di Courmayeur,”Cassina Trophy”, presso il Forum Sport Centre della località valdostana. Tra le protagoniste del draw preliminare anche le azzurre Bianca Turati, Jessica Pieri e la giovanissima Lisa Pigato, classe 2003, che la scorsa primavera ha ben figurato contro Serena Williams a Parma. In main draw non mancano le stelle, in particolare le due top ten WTA Ons Jabeur (Tun) e Maria Sakkarl (Gre). Di spicco anche le presenze azzurre. Su tutte la n° 36 del mondo Camila Giorgi e la toscana Jasmine Paolini, fresca di best ranking (54) grazie alla sua prima vittoria nel 250 di Portorose, e al 3° turno raggiunto nel 1000 californiano. […] Oggi, attorno alle 17, torna in gara ad Anversa Jannik Sinner, opposto al francese Kinderknech, giocatore pericoloso per i fondamentali da veloce di cui dispone, in particolare servizio e diritto. In palio la semifinale. Ieri sono saliti nei quarti Harris, che ha fermato Struff in due set e Fucsovics, che ha sconfitto in rimonta Roberto Bautista Agut, un po’ in disarmo in  questa ultima parte di stagione.

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