Wta Madrid: Na Li, Radwanska, Jankovic e Woz avanti; Cibulkova ko

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Wta Madrid: Na Li, Radwanska, Jankovic e Woz avanti; Cibulkova ko

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TENNIS – Soffre solo nel secondo set la cinese, che ha ragione della Flipkens 6-1 7-6. Va fuori al primo turno, la finalista degli ultimi Australian Open: la Stosur rimonta lo svantaggio iniziale e poi dilaga. Bouchard si spegne dopo un set, Radwanska avanza 7-6(3) 6-2. Facile Halep: 6-2 6-0 a Goerges. Kuznetsova batte Cornet in 3 set, 6-3 4-6 6-1, Wozniacki agile su Makarova, 6-2 6-2, così come Jankovic: 6-4 6-3 a Svitolina.

J. Jankovic b. E. Svitolina 6-4 6-3 (FM)

 

Jelena Jankovic, reduce dalla semifinale a Stoccarda, ha disposto in due set della 19enne ucraina Elina Svitolina, che non ha mai avuto la chance di entrare realmente in partita.

Nel primo set Jelena non ha concesso nessuna palla break, ma ha dovuto comunque lottare per strappare il servizio alla propria avversaria, riuscendoci nel quinto gioco e alla terza palla break conquistata, 3-2. Sul 4-3 Jankovic, Elina viene a capo di un game complicato, annulla una palla break e tiene il servizio ai vantaggi, il set è però ormai compromesso e la serba lo chiude agilmente a zero sul proprio turno di battuta: 6-4.

Il secondo parziale inizia in salita per Svitolina, che si trova subito sotto di un break in apertura, la giovane ucraina però continua a dare battaglia, procurandosi due palle break nel game successivo, annullate però dall’esperienza di Jelena. La serba otterà un ulteriore break, decisivo per l’esito dell’incontro, sul 5-3, chiudendo il match con il 55% dei punti vinti e buona resa al servizio del 70%.

C. Wozniacki b. E. Makarova 6-2 6-2 (FM)

Caroline Wozniacki ha archiviato in due set la pratica Makarova. Un solo game smarrito in tutto l’incontro a fronte dei cinque conquistati sul servizio dell’avversaria per la danese, testa di serie numero 13, che quindi accede al secondo turno, dove affronterà la nostra Roberta Vinci.

Due set non proprio identici se non per il risultato finale. Nel primo c’è stata più battaglia, Caroline ha avuto un inizio incerto, trovandosi ad annullare due palle break, nel primo e terzo gioco, poi è Makarova a cedere il servizio, consentendo alla danese di portarsi avanti 3-1. Un altro game di servizio strappato alla russa per il 5-1, ma al momento di servire per il set, qualche incertezza di troppo consente a Makarova di accorciare 5-2, inutilmente, dato che Wozniacki chiuderà il parziale nel game successivo, alla seconda palla-break/set disponibile.

Nel secondo set Makarova non riesce a convertire due palle break nel primo game, causa una Wozniacki sempre impeccabile in difesa. Si arriva sul 3-2 e finalmente Caroline riesce a piazzare il break che segna l’esito dell’incontro, chiudendo poi nuovamente sul servizio di Makarova: 6-2 6-2 in 1h e 23 min.

S. Kuznetsova b. A. Cornet 6-3 4-6 6-1 (FM)

Reduce da un buon inizio di stagione con semifinale a Parigi, finale a Dubai e titolo a Katowice, Alize Cornet quest’oggi ha avuto la sfortuna di incappare in una rediviva Svetlana Kuznetsova il cui massimo risultato stagionale sono attualmente i quarti a Stoccarda.

Il primo set è stato piuttosto equilibrato fino al quarto gioco, quando Kuznetsova si è procurata le prime tre palle break del match, poi non realizzate, ma annullate con tenacia dalla francese, che nel game successivo ha provato a dare battaglia senza però avvicinarsi davvero a strappare il servizio alla propria avversaria. Sul 3 pari è Svetlana la prima a rompere gli equilibri, portandosi avanti nel punteggio alla seconda palla break disponibile, 4-3. La russa riuscirà poi a chiudere il set sul turno di servizio successivo di Cornet, che si arrenderà ad un parziale di quattro punti ad otto: 6-3.

Nel secondo parziale la francese annulla una palla break nel secondo gioco, e un’altra nel quarto, riscattando un game lungo 12 punti. Arriva quindi una svolta per Alize, che nel game successivo riesce per la prima volta a strappare il servizio alla russa per poi restituire immediatamente il break. Svetlana però accusa nuovamente un passaggio a vuoto, cede il servizio e si va sul 4-3 per la francese, che chiuderà agevolmente il set sul proprio turno di servizio, 6-4.

Il terzo set non lascia dubbi sulla superiorità della russa, specialmente al servizio. Kuznetsova si porta avanti di un break nel secondo gioco e poi nuovamente nel quarto, infilando una striscia di 5 game consecutivi (5-0), per poi chiudere l’incontro sul 5-1, annullando una palla break e il tentativo di Alize per rimanere in partita.

A. Radwanska b. E. Bouchard 7-6(3) 6-2 (Sara Niccolini)

Agnieszka e Eugenie si sono incontrate la prima ed unica volta in occasione della Hopman Cup 2013, torneo che fa parte del circuito di inizio anno, in vista dell’Australian Open, ma giocato in rappresentanza della propria nazione di appartenenza. In quella occasione, una neppure vent’enne Bouchard, ma già numero 32 del mondo, riuscì a trascinare la polacca fino al terzo set conquistando il secondo al tie break.

Dopo i primi tre game piuttosto statici e con pochi scambi, Bouchard ha iniziato a prendere le misure del campo piazzando ottime accelerazioni, sia di rovescio, che di diritto, le quali le hanno permesso di ottenere le prime due palle break del match sul 2-2 e riuscendo a mettere a segno la seconda. Radwanska di inizio match è un pizzico passiva, capace di assegnare pochi vincenti e con difficoltà in risposta sui servizi carichi della canadese. Bouchard gioca sempre a tutto braccio, ciò comporta un buon numero di vincenti a segno, ma anche di errori che potrebbero essere evitati, i quali arrivano spesso al momento giusto per Radwanska, la quale riesce, infatti, ad ottenere il contro break portandosi sul 3 pari. A metà del primo set Eugenie inizia a perdere lucidità, il rovescio la tradisce più di una volta, sia in fase interlocutoria che in accelerazione, errori che mandano in vantaggio la polacca 5 a 3, ma il passaggio a vuoto si affievolisce quando Radwanska concede la prima palla break sul 30 pari mandando in corridoio un diritto incrociato.  La canadese inizia a recuperare terreno e Agnieszka si vede sfumare ben cinque occasioni per portarsi a set point. La rimonta ha successo e si arriva al tie break. Radwanska riesce subito ad avere il vantaggio di 3 punti a 0, sfoggiando le sue doti nella velocità di gambe, ma i colpi di Eugenie, quando in campo, fanno soffrire non poco la polacca che si vede soffiare i due mini break di vantaggio. L’incostanza di Eugenie è sempre presente nei momenti più importanti del match e Radwanska riesce a portarsi sul 6 a 3, con a disposizione tre set points. Bouchard commette il ventesimo errore non forzato della partita e consegna il primo set ad Agnieszka.

Il secondo set inizia da subito in modo combattuto. Si vedono dei bellissimi colpi da entrambi le parti e  clamorosi errori, come la volè di diritto sbagliata dalla canadese in occasione della quinta palla break del game in favore di Agnieszka. I successivi giochi scorrono rapidamente in favore di  Radwanska, la quale riesce a tenere la partita sbilanciata dalla sua parte, anche se traspare il suo stato di incertezza. Dall’altra parte della rete si ha una Bouchard sempre più scarica e ancora immatura nel gestire un match di alto livello contro la numero tre del mondo. La canadese si spenge rapidamente: commette errori, viene infilata dai passanti della polacca, resta sorpresa dalle geometrie dell’avversaria. Le gambe non si muovono più con la stessa destrezza del primo set e, stanca anche mentalmente, subisce il colpo le ko dopo un’ora e trenta di gioco col punteggio di 7-6(3) 6-2.

Na Li b. K. Flipkens 6-1 7-6 (Danilo Princiotto)

Un match interessante solo nel secondo set, quello che ha visto protagoniste la cinese Li Na e la belga Flipkens. Un primo set senza storia con l’allieva di Xavier Malisse fallosissima e poco concentrata. Il 6-1 è frutto di una ventina di minuti di gioco circa. Tra il primo e il secondo parziale, la belga corre ai ripari chiamando l’intervento del suo coach; effettivamente qualcosa cambia, la Flipkens è più cattiva e profonda, riuscendo, inoltre, a dare grosse difficoltà alla sua avversaria specie con precisi dropshot. Ciononostante la Na Li ottiene il break sul 2-2 e va, poco più tardi, a servire per il match. La numero 24 del mondo gioca con coraggio, ottiene il controbreak e costringe la numero 2 al tie-break. Tie-break “anomalo” a dir la verità, visto che i primi 11 punti sono stati tenuti dai rispettivi servizi. Al terzo match point Na Li riesce ad accedere al turno successivo dove sarà derby con la Zheng.

S. Stosur b. D. Cibulkova 6-4 6-0 (Danilo Princiotto)

Finisce subito l’avventura della testa di serie numero 9 del torneo. Dominika Cibulkova infatti non riesce ad approfittare di uno stentato avvio della sua avversaria e si spegne pian piano, con il passare dei game. La slovacca inizia il match con le migliori aspettative, portandosi subito sopra 3-0 con un doppio break di vantaggio e con l’australiana poco attenta, specie al servizio. La numero 19 del mondo però, è brava a non lasciarsi sfuggire il primo parziale e a ritornare lentamente in gioco, piazzando 4 game consecutivi e conquistando, poco più tardi il set. Da questo momento in poi la Cibulkova spegne letteralmente l’interruttore e lascia la strada spalancata alla sua avversaria con un inaspettato bagel: 6-4 6-0 il risultato finale per l’australiana che affronterà, al prossimo match, la Muguruza. Vittoria importante per lei, la prima su una top 30 quest’anno, e prestazione incoraggiante, probabilmente la migliore dell’anno dopo diverse sconfitte ai primi turni nel 2014.

S. Halep b. J. Goerges 6-2 6-0 (Marco Gatti)

Scende in campo per il primo incontro pomeridiano la rumena Simona Halep, no. 5 del ranking WTA, testa di serie no. 4 del torneo, opposta alla tedesca Julia Goerges accreditata del  97° posto del ranking WTA, proveniente dal tabellone delle qualificazioni dove ha superato la King in 3 set (4-6, 6-1,6-4) e la Piter (6-2-, 6-3).

Simona Halep è reduce dalla sconfitta rimediata nel WTA di Stoccarda contro Svetlana Kuznetsova (5-7, 6-7). In precedenza Simona ha raggiunto nei tornei del circuito le semifinali agli AO, dove è stata sconfitta nei quarti dalla Cibulkova (3-6, 0-6); ha vinto il torneo di Doha superando in finale la Kerber (6-2, 6-3). Si è ritirata a Dubai nel match contro la Cornet ed è rimasta ferma una ventina di giorni per ripresentarsi ad Indian Wells, torneo dove ha raggiunto le semifinali, fermandosi solamente dinanzi alla Radwanska (3-6, 4-6). Un bilancio, Fed Cup esclusa, di 13 vittorie 5 sconfitte ed 1 ritiro.

Meno brillante il primo quarto dell’anno di Julia Goerges, attualmente no. 97 del ranking WTA, ma ex no. 15 nel 2012, eliminata a Stoccarda da Ana Ivanovic al secondo turno (6-1, 2-6, 3-6) e reduce da un’eliminazione al 1° turno a Charleston, da una mancata qualificazione a Miami e da una sconfitta contro Maria Sharapova nel secondo turno ad Indian Wells ed altra sconfitta al secondo turno ad Acapulco.

Nell’unico precedente, che risale ormai alla notte dei tempi, è uscita vincitrice in 3 set la tedesca; per l’incontro odierno, nonostante Halep non sia nelle migliori condizioni di forma, i favori del pronostico sono tutti per lei: Julia Goerges non dovrebbe infastidirla più di tanto.

Scorrono senza sorprese i primi 2 games di servizio (1-1), nel terzo gioco la Halep non perdona tre errori non forzati alla Goerges e piazza il primo break, al servizio poi restituisce il favore alla tedesca, giocando un game disastroso, chiuso con un doppio fallo. Le tenniste sono sul 2-2. Si porta nuovamente avanti di un break, la Halep, che torna al servizio sul 3-2, in un match che stenta a decollare, si lascia rimontare dall’avversaria da 30–0 e concede una palla break, la annulla costringendo la Goerges all’errore, poi gioca in controllo e tiene il servizio, passando a condurre 4–2. La rumena strappa nuovamente il servizio nel settimo gioco: aumenta la sua spinta sulla palla, con la Goerges, in questa fase un po’ pesante e poco mobile che si trova sotto per  2–5. Nell’ottavo gioco la Halep mette quattro buone prime e chiude agevolmente il primo set per 6–2. Elemento decisivo del primo set sono i pochissimi punti conquistati dalla Goerges con la seconda di servizio, poco più del 20%, un vantaggio che la Halep ha capitalizzato senza esitazioni per intascare il set.

Inizia il secondo set con la tedesca al servizio, e subito la Halep, si procura per cinque volte palla break, per quattro volte la tedesca riesce a salvare il game, alla quinta non appena accorcia vede l’avversaria arrivare veloce e mettere dalla sua parte un diritto lungo linea che le vale il primo game del secondo set. Seguono altri 2 giochi dominati dalla Halep più rapida e reattiva della Goerges, serve meglio, non concede campo, gioca in controllo e non appena la tedesca accorcia colpisce con colpi in avanzamento sia di diritto che di rovescio, il tutto basta ed avanza per arrivare con facilità sul 4–0. Nuovo break nel quinto gioco del secondo set e Simona Halep si presenta a servire per il match, in pochi secondi, si guadagna tre palle per conquistare il match, chiude in scioltezza con la seconda il secondo set con un perentorio 6-0.

Un match di primo turno che non lascia molto spazio a commenti: il punteggio esprime con chiarezza la superiorità di Simona Halep, che pur giocando senza forzare si è dimostrata in grado di controllare ogni fase del match senza particolari difficoltà, ha servito meglio, è stata più mobile, più reattiva, meno fallosa e, ad abundantiam, non ha sentito la minima difficoltà di giocare a Madrid in altura, laddove la palla pesa di meno e tende a scappare, senza patire nessun problema di visibilità in uno stadio un po’ troppo chiuso, dove si passava da zone d’ombra a zone di sole.

Lo Goerges non è parsa un test attendibile: prima di servizio non devastante, sulla seconda decisamente attaccabile la Halep ha costruito il suo successo, conquistando punti su punti. Un buon diritto che le ha portato qualche manciata di quindici, molto meno buono il rovescio, è parsa poco mobile e poco reattiva. La mancanza di reattività l’ha portata spesso ad accorciare palla negli scambi e la Halep si è sempre presentata per chiudere con i suoi buoni colpi in avanzamento un match a senso unico.

Tutti i risultati del primo turno:
[3] A. Radwanska b. E. Bouchard 7-6 (3) 6-2
S. Kuznetsova b. A. Cornet 6-3 4-6 6-1
S. Stosur b. [9] D. Cibulkova 6-4 6-0
[13] C. Wozniacki b. E. Makarova 6-2 6-2
A. Pavlyuchenkova b. [WC] M. Torro-Flor 6-4 4-6 6-1
[15] S. Lisicki b. [Q] K. Pliskova 6-2 6-7 (7) 6-3
[6] J. Jankovic b. E. Svitolina 6-4 6-3
[WC] I. Begu b. S. Zhang 6-4 7-5
[4] S. Halep b. [Q] J. Goerges 6-2 6-0
[2] Na Li b. K. Flipkens 6-1 7-6 (7)
[14] C. Suarez Navarro b. Y. Meusburger 7-6 (6) 6-4

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Original 9: Judy Dalton

Terzo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Judy Tegart Dalton, che lavorava come contabile per poter giocare a tennis

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Judy Dalton (foto dal sito dello US Open)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La terza protagonista è Judy DaltonQui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA abbiamo incontrato Judy Dalton, membro delle “Original 9” che si è guadagnata l’affettuoso soprannome di “Old Fruit” e che ha lavorato come contabile per poter sostenere economicamente la sua carriera nei tornei di tennis.

Dotata di uno stile serve-and-volley degno della miglior tradizione australiana, Judy Tegart Dalton ha conquistato il career Grand Slam nel doppio femminile, conquistando cinque dei suoi otto major con Margaret Court, e ha vinto il doppio misto agli Australian Open 1996. Nel singolare ha raggiunto la finale a Wimbledon nel 1968, sconfiggendo Court e Nancy Richey prima di capitolare al cospetto di Billie Jean King. Ma se si dà uno sguardo alle foto di quella partita è difficile capire chi fu la vincitrice.

Nel settembre del 1970, all’età di 32 anni, Judy è stata finalista al Virginia Slims Invitational di Houston, perdendo contro Rosie Casals nel torneo nel quale le “Original 9” presero posizione a favore dell’equità dei sessi, e continuò a giocare sino agli Australian Open del 1977, quando si ritirò a 40 anni. Nel 2019 è stata nominata Membro dell’Ordine dell’Australia durante l’Australia Day per il suo significativo contributo a favore del tennis come giocatrice, a favore dell’equità dei sessi nello sport come donna, e a favore delle fondazioni sportive”.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
Mio padre era un buon giocatore e ha iniziato a mettermi una racchetta in mano quando avevo cinque anni.

 

In quale momento hai capito che amavi il tennis tanto da sceglierlo come mestiere?
Amo il tennis da sempre. Giocavo già durante gli anni della scuola. Poi per un po’ sono passata al basket ma sono tornata al tennis dopo che mi chiesero di entrare a far parte della nazionale di basket australiana. Lì ho capito che la mia passione era il tennis, non la pallacanestro. Ovviamente, il percorso non è stato tutto rose e fiori sin dall’inizio, e prima di incassare un reddito regolare con il Virginia Slims Circuit ho lavorato come contabile, nei momenti in cui non ero in viaggio per i tornei.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Ho uno stile di gioco aggressivo, mi piace il serve-and-volley. La mia forza è il servizio. Questo è stato determinante per i miei successi nel doppio.

Avevi qualche rito particolare, quando giocavi a tennis?
Preparavo il borsone sempre la sera prima per paura di dimenticare qualcosa.

Quale era il tuo torneo preferito da giocare?
Wimbledon, ovviamente, perché è la casa del tennis e si gioca sull’erba, la mia superficie preferita. C’è sempre un’atmosfera magica ed è un posto davvero speciale.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Come membro delle “Original 9”, ho sfidato lo status quo che sosteneva che le donne non fossero da valutare come tenniste professioniste e ho lavorato per migliorare l’equità tra i sessi. È stata una battaglia politica molto dura, ma quando insieme a Gladys Heldman abbiamo firmato il contratto da un dollaro abbiamo capito che era la strada giusta.

A chi ti ispiri, e perché?
A Suzanne Lenglen. Era una grande giocatrice ed è sempre rimasta fedele a se stessa. È stata una tennista ma anche una celebrità internazionale. Era capace di vincere tornei senza perdere un game. Se non sapete chi era, cercatela!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo aver costruito una famiglia con mio marito David – abbiamo avuto due figli, Samantha e David, e due nipoti, Sophie e Abby – ho fatto la coach sia di giocatrici del singolare che del doppio, incluso anche il team di Fed Cup dell’Australia, il che ha significato molto per me avendo fatto parte di due squadre campioni. Sono stata coinvolta nei progetti di sviluppo del tennis giovanile del Presidente dell’Australian Fed Cup Foundation per trent’anni e ho smesso di lavorare a questo solo di recente. Sono stata attiva anche sul fronte dei media, commentando tennis femminile in Australia e nel Regno Unito. Dopo che mio marito David è mancato nel 2009 ho lasciato la nostra azienda agricola nel Victoria e ora vivo a Melbourne.

Che consiglio daresti oggi a te stessa da giovane o a qualcuno che sta muovendo i primi passi da tennista?
Se vuoi fare del tennis il tuo mestiere devi essere pronta a lavorare duro e a fare sacrifici. La strada sarà lunga e sarà colma di momenti impegnativi, ma se non molli e credi in te stessa, riuscirai a ottenere quel che vuoi e ne sarà valsa la pena. Non perdere la tua passione per il gioco e non mollare mai.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Mi ha dato l’opportunità di viaggiare in giro per il mondo e di conoscere persone interessanti. E mi ha anche regalato amicizie di una vita con le colleghe tenniste.


Traduzione a cura di Gianluca Sartori

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman

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Original 9: Julie Heldman

Secondo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Julie Heldman, vincitrice degli Internazionali d’Italia nel 1969. “Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport”

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La seconda protagonista è Julie Heldman, nata l’8 dicembre 1945. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


In questa seconda puntata della nostra serie in onore delle Original 9, Julie Heldman ci riporta al settembre 1970, quando si ribellò contro la vecchia dirigenza tutta maschile dello sport e contribuì a costruire un audace, nuovo futuro per il tennis professionistico femminile.

Figlia del vulcanico magnate del tennis Gladys Heldman, Julie Heldman aveva 25 anni quando firmò un contratto da un dollaro per partecipare al pionieristico torneo organizzato da sua madre, il Virginia Slims Invitational di Houston. Nel corso della sua carriera, la laureata a Stanford aveva conquistato più di venti titoli in singolare, compreso l’Open d’Italia del 1969, e tre medaglie, una per ciascun colore, negli eventi di esibizione alle Olimpiadi di Città del Messico 1968 (il tennis non figurava come disciplina olimpica ufficiale, ndt). Tre volte semifinalista Slam in singolare, aveva raggiunto il numero 5 del mondo e fatto parte di due spedizioni vincenti in Fed Cup, rappresentando gli Stati Uniti.

Julie riflette: “Non penso che qualcuna di noi parlasse davvero di parità di diritti, quell’anno a Houston. Parlavamo solo del diritto di guadagnarci da vivere e del fatto che il primo anno o giù di lì ci dovesse servire per organizzarci e stabilizzarci nel nostro nuovo mondo. Non mi ci è voluto molto, comunque, per capirne gli effetti anche su un contesto più ampio, perché c’erano donne che venivano da tutte le parti per dimostrarci il loro supporto. Visitavamo le case di molte persone, le donne ci avvicinavano e ci dicevano: ‘Il mio matrimonio è a pezzi, voi siete un nuovo tipo di donne… possiamo parlarne?’ Tutto stava cambiando così rapidamente in quel periodo, era la fine degli anni 60, e la gente ci vedeva come pioniere di un mondo nuovo.

“All’inizio, la paura che potessimo essere escluse dai tornei del Grande Slam era reale. C’era tensione evidente, la vita di ciascuna di noi stava per essere profondamente scossa. I giocatori maschi erano tutti contro di noi, la dirigenza del tennis era tutta contro di noi – ricordate, non c’era alcuna dirigente donna a quei tempi. Stavamo facendo un salto nell’ignoto totale. Le giocatrici dovettero fare le loro scelte. Io scelsi in favore della solidarietà.

Questa è la mia memoria ricorrente di quel periodo: il senso di solidarietà e il passo avanti. Io non potevo giocare a Houston a causa di un infortunio al gomito. I miei genitori si erano appena trasferiti da New York e io passai la notte prima dell’inizio del torneo nella nuova casa, parlando al telefono. Le giocatrici chiamavano e dicevano che la USLTA stava minacciando di sospenderle tutte. La mattina in cui il torneo cominciò io non andai al circolo, perché non dovevo giocare, ma quando seppi che le altre giocatrici stavano prendendo posizione, decisi di fare lo stesso, anche se questo avesse significato subire io stessa una sospensione”.

“Nel nuovo circuito accadevano cose folli. Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport. Dovemmo spiegargli come funzionava il punteggio e cosa fosse un rovescio. Ma io non vedevo le questioni extra campo come una distrazione, significava soltanto dedicare del tempo a qualcosa per cui tutte noi stavamo lavorando. Avevamo bisogno di farlo. Tutte noi dovevamo andare ai cocktail party, fare incontri, presenziare in TV e parlare con i giornalisti, perché quello era il modo per dare il via al nostro tour”.

Traduzione a cura di Filippo Ambrosi

 

Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Julie Heldman.

Chi era il tuo idolo tennistico?
Mio padre! Era mancino e… molto gentile

I tuoi punti di forza da giocatrice?
 “Avevo un grande dritto ed ero molto combattiva

Torneo preferito?
Il mio torneo preferito era l’Italian Open: era ‘selvaggio’, pazzo e… soleggiato

Cosa serve per essere una campionessa?
La capacità di credere in se stessi e puntare un obiettivo senza lasciare niente di intentato

Momento clou della tua carriera nel tennis?
La vittoria dell’Italian Open!”

La partita che credevi fosse vinta?
Contro Virgina Wade a Los Angeles. Ho servito avanti 5-1 nel terzo set ma mi sono innervosita al punto da non riuscire a colpire la pallina per servire. E ho perso

Se potessi giocare un match di fantasia contro qualsiasi avversaria, quale sceglieresti?
Suzanne Lenglen, perché era straordinaria

La tua tennista preferita da veder giocare oggi?
Era Agnieszka Radwańska, adesso mi piace molto Naomi Osaka


  1. Original 9: Kristy Pigeon 

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Original 9: Kristy Pigeon

Primo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Si comincia con la più giovane, la mancina Kristy Pigeon

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La prima protagonista è Kristy Pigeon. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA, abbiamo incontrato Kristy Pigeon, il membro più giovane del pionieristico Original 9. Kristy Pigeon aveva solo 20 anni quando prese posizione come Original 9 ai Virginia Slims Invitational nel 1970. Vincitrice dei titoli junior US e Wimbledon, la mancina ha raggiunto gli ottavi all’All England nel 1968 e 1969 ed è stata Top 10 degli Stati Uniti. Pigeon ha lasciato il tour nel 1975 all’età di 25 anni e ha conseguito una laurea in Arte e Biologia presso la UC Berkeley. Dopo essere tornata brevemente a giocare nel World Team Tennis, si è trasferita in Idaho, dove ha gestito la Elkorn Tennis School per 11 anni. Nel 1991 ha fondato il Centro di addestramento equino Sagebrush per portatori di handicap, che è diventata una delle principali sedi di ippoterapia della nazione. Si è ritirata da direttore esecutivo di SETCH nel 2011, ed è un’ambientalista attiva.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
All’età di sei anni mi sono unita a una squadra di nuoto competitiva nella mia città natale di Danville, in California. Durante l’estate del 1962 fu offerto un programma di tennis gratuito presso il centro ricreativo della comunità situato a pochi passi dalla piscina. Dopo l’allenamento di nuoto mi mettevo le mie Keds e mi dirigevo al campo con ancora il mio costume da bagno Speedo nero addosso. Alla fine dell’estate ho vinto il torneo cittadino e mi sono appassionata al tennis.

 

In quale momento hai capito che amavi giocare a tennis e volevi sceglierlo come carriera?
Dopo aver vinto il torneo in città, ho accettato un lavoro al Diablo Country Club per pulire il negozio pro in cambio di lezioni. All’età di 13 anni mia madre mi ha fatta entrare nei tornei junior della Northern California Tennis Association e sono rapidamente salita al top della mia fascia d’età. All’inizio del 1968 ho fissato un obiettivo impegnativo e ho deciso che il tennis era l’elemento più importante della mia vita.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Il tennis mi ha offerto l’opportunità di sviluppare la fiducia e le abilità di vita che porto con me ancora oggi. I viaggi e il cameratismo internazionale mi hanno esposto ad un mondo grande in giovane età. La mia capacità di fissare obiettivi e rimanere concentrata si è sviluppata grazie alle mie esperienze di tennis.

Quale è stata la tua esperienza più memorabile mentre giocavi nel Tour WTA?
La mia esperienza più memorabile non è stata quella di giocare nel tour, ma di aver contribuito a creare le basi nel 1970 che hanno portato alla formazione della WTA nel 1973. Come una degli Original 9, ho combattuto per un premio in denaro uguale per donne e uomini.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Dato che preferivo il serve-and-volley, le mie migliori performance sono state sull’erba. Penso di aver detenuto per un po’ di tempo il record per aver giocato la partita più breve agli Open di Francia! Nella mia prima partita su terra rossa ho perso con Ann Haydon Jones 6-0, 6-0 in 39 minuti. Ho imparato che il gioco serve-and-volley non funziona sulla terra lenta!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo essermi ritirata dal tennis e aver conseguito la laurea, mi sono trasferita a Sun Valley, nell’Idaho. Insegnavo a sciare in inverno e gestivo una scuola di tennis in estate. Nel 1991, ho fondato un programma di equitazione terapeutica senza scopo di lucro per essere utile ad adulti e bambini con problemi mentali e fisici nell’Idaho meridionale. Oggi il mio obiettivo è costruire paludi e ripristinare l’habitat per la fauna selvatica.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Mio padre non era favorevole al mio interesse per il tennis. Invece di esercitarmi in campo, pensava che avrei dovuto fare un provino per cheerleader del liceo. La sua idea della donna perfetta era quella che indossava maglioni d’angora stretti e sfoggiava tacchi altissimi! Ho superato questo ostacolo dissociandomi da mio padre, mantenendo il percorso scelto e accettando il sostegno di mia madre.

A chi guardi e perché?
Gladys Heldman (madre di Julie, ndr). Era una innovatrice, una donna d’affari di successo e una pensatrice creativa. Sono rimasto amica di Gladys molto tempo dopo che abbiamo formato il Virginia Slims Circuit. È diventata la mia mentore nell’arte di diventare una raccoglitrice di fondi di successo a beneficio delle organizzazioni no profit.

Descrivi la tua vittoria più memorabile e ciò che hai imparato.
Ho vinto il Welsh Open nel 1968 dopo aver quasi perso con una ragazza locale al primo turno. Stavo giocando orribilmente contro questa sconosciuta e ho perso la mia grinta. Dopo aver ottenuto la vittoria, ho scoperto che ogni punto può determinare il risultato di una partita e che bisogna rimanere equilibrati e concentrati su ogni punto. Un aggiustamento dell’atteggiamento mi ha aiutato a vincere il torneo.

Qual è stato il tuo torneo preferito da giocare?
Senza dubbio Wimbledon! Non c’è niente di più bello al mondo di un campo da tennis ben curato!

Qual è il tuo film preferito sullo sport?
‘La battaglia dei sessi’, ovviamente!

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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