Roland Garros: Serena in pole, seconda Sharapova

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Roland Garros: Serena in pole, seconda Sharapova

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TENNIS AL FEMMINILE – In vista del Roland Garros, un bilancio della stagione sulla terra battuta, per cercare di capire come si presentano al via le giocatrici più importanti. Serena Williams avanti, Sharapova seconda, tutte le altre più indietro.

Qualche settimana fa avevo introdotto la stagione sulla terra battuta.
Disputati i tre principali tornei di preparazione allo Slam, ecco un bilancio in vista del clou stagionale. Per ciascuna giocatrice ho provato a valutare con tre differenti segni il rendimento raggiunto:

+          in caso di andamento positivo e di buone prospettive

 

–           in caso di stagione negativa

=          in caso di andamento sostanzialmente neutro, molto vicino alle aspettative iniziali

Top ten

Serena Williams: +

Bilancio sul rosso 2014: 8 vittorie, 0 sconfitte

Roland Garros 2013: vittoria

Non ha giocato Stoccarda, si è ritirata precauzionalmente dopo i quarti a Madrid, e ha vinto Roma. Un solo set perso (in semifinale contro Ivanovic a Roma). Si presenta a Parigi con un ottimo rodaggio e senza avere speso troppe energie; forse anche meglio dell’anno scorso, quando dopo tante stagioni in cui la terra battuta era stata trascurata aveva cambiato decisamente programmazione e quindi alcune scelte erano da verificare. Maggiore incognita: va per i 33 anni e, come spesso accade ai fisici molto potenti, l’infortunio può essere in agguato.

Li Na: =

Bilancio sul rosso 2014: 5 vittorie, 2 sconfitte

Roland Garros 2013: 2T (sconfitta da Mattek-Sands)

Anche lei ha saltato Stoccarda, a Madrid è andata vicina a sconfiggere Sharapova, ma alla distanza ha finito per cedere. A Roma ha perso da Errani (complice anche una intossicazione alimentare). La vittoria più rilevante è stata quella contro Stosur, che era la sua bestia nera, ma va anche detto che Samantha non sembra più quella di un tempo. Numero due del mondo ma di certo non seconda favorita a Parigi. Una sua vittoria non sarebbe una sorpresa clamorosa (del resto ha già vinto nel 2011), ma al momento almeno  Serena e Sharapova sembrano un gradino sopra.

Radwanska: +

Bilancio sul rosso 2014: 7 vittorie, 3 sconfitte

Roland Garros 2013: QF (sconfitta da Errani)

Direi che merita un segno +, soprattutto per il progresso evidente compiuto rispetto all’anno scorso (nel 2013 non aveva giocato Stoccarda, ma poi aveva racimolato solo 1 vittoria e 2 sconfitte). Ha avuto sorteggi abbastanza impegnativi e ha saputo sconfiggere giocatrici non facili (Kuznetsova, Bouchard, Garcia, Vinci). Ma non ci sono stati solo aspetti positivi: ogni volta che ha incontrato una top ten il suo torneo si è concluso (due volte con Sharapova, una volta con Jankovic).

Halep: +

Bilancio sul rosso 2014: 6 vittorie, 2 sconfitte

Roland Garros 2013: 1T (sconfitta da Suarez Navarro)

Fermata subito a Stoccarda da Kuznetsova, finalista a Madrid (sconfitta in tre set da Sharapova). A Roma si è ritirata dopo una sola partita, ma è sembrata una decisione prudenziale. Continua il suo processo di consolidamento ai piani alti del circuito: la mia impressione è che il gap con le giocatrici più potenti si sia ridotto, grazie soprattutto ai progressi compiuti in battuta. Nel 2013 (non era testa di serie) perse a Parigi al primo turno: senza punti in scadenza avrà solo da guadagnare.

Azarenka: –

Bilancio sul rosso 2014: nessuna partita disputata

Roland Garros 2013: SF (sconfitta da Sharapova)

Azarenka ha annunciato che non giocherà Parigi. Penso di interpretare il pensiero di tutti se dico che a Vika auguriamo di guarire prima possibile. Nel circuito si sente la sua mancanza, visto che nel 2013 era stata l’unica in grado di porsi come credibile rivale di Serena (h2h: 2 vittorie e 2 sconfitte).

Kvitova: =

Bilancio sul rosso 2014: 3 vittorie, 3 sconfitte

Roland Garros 2013: 3T (sconfitta da Hampton)

Due sconfitte all’esordio (da Kleybanova a Stoccarda e Zhang a Roma), una semifinale a Madrid, ottenuta però grazie al fondamentale “aiuto” di Serena (ritirata prima del match). Nel 2014 ha finito per raccogliere più punti dell’anno scorso, grazie anche alla buona sorte. Non mi sembra che i tornei disputati abbiano spostato in modo sostanziale il giudizio sulle sue possibilità a Parigi. Per fare strada occorrerebbe una fortunata combinazione tra impegni di tabellone e giornate-sì.

Jankovic: +

Bilancio sul rosso 2014: 11 vittorie, 4 sconfitte

Roland Garros 2013: QF (sconfitta da Sharapova)

Rispetto alle altre top ten ha giocato anche il torneo di Bogotà, nel quale ha perso in finale da Garcia. Undici vittorie sono tante, ma prima di Roma erano più di quantità che di qualità (tra le prime in classifica solo Pennetta a Stoccarda). Uscita prematuramente a Madrid (da Pavlyuchenkova), nella settimana italiana grazie alla vittoria contro Radwanska ha portato verso il segno positivo la sua stagione sulla terra battuta. L’ha fermata Errani in semifinale. La costanza sembra la sua dote migliore, ma per il momento mancano i picchi di gioco necessari per vincere i tornei.

Sharapova: +

Bilancio sul rosso 2014: 12 vittorie, 1 sconfitta

Roland Garros 2013: F (sconfitta da Serena W.)

Con il cambio di superficie è tornata a vincere (Stoccarda e Madrid) e ha dimostrato di avere recuperato la forma. L’anno scorso aveva perso due volte, sempre da Serena, quest’anno ha subito una sola sconfitta (da Ivanovic a Roma). Ha ribadito in più occasioni (Safarova, Ivanovic a Stoccarda, Halep, Li) di essere sempre difficilissima da battere e, visto l’alto numero di partite giocate, in prospettiva Roland Garros essere uscita in anticipo a Roma potrebbe anche rivelarsi un vantaggio. Secondo me al momento solo Serena le sta davanti, ma la testa di serie che avrà a Parigi non rispecchierà questa gerarchia.

Kerber: –

Bilancio sul rosso 2014: 0 vittorie, 3 sconfitte (escluso Norimberga)

Roland Garros 2013: 4T (sconfitta da Kuznetsova)

E’ vero che Angelique è una giocatrice da cemento; ed è anche vero che ha avuto sorteggi non facilissimi (Suarez Navarro, Garcia, Cetkovska), ma vincere un solo set in tre tornei disputati è un dato sconfortante. Questa settimana è iscritta a Norimberga e ha una ulteriore possibilità di giocare qualche match di preparazione in vista dello Slam. Il giudizio nei suoi confronti al momento è quindi incompleto, ma, per quanto ottenuto sino ad ora, il segno meno appare inevitabile.

Cibulkova: –

Bilancio sul rosso 2014: 0 vittorie, 2 sconfitte

Roland Garros 2013: 2T (sconfitta da Erakovic)

Forfait a Stoccarda, sconfitta da Stosur a Madrid e da Giorgi a Roma. Anche per lei una campagna sul rosso deficitaria (nemmeno un set vinto). Il timore che avevo espresso nell’articolo introduttivo ai tornei sulla terra battuta sembra confermato: ha giocato davvero tanto nella prima parte dell’anno (forse troppo) e le batterie sono un po’ scariche. In questi casi si deve cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno, e per questo citerò due aspetti:

1) le settimane trascorse con pochi match potrebbero averla aiutata a recuperare

2) a Parigi non ha molti punti da difendere e quindi può comunque migliorare rispetto al 2013.

Questo per quanto riguarda le top ten.

A loro aggiungo le altre vincitrici di Slam parigino ancora in attività (Schiavone è nel paragrafo con le italiane):

Ivanovic: +

Bilancio sul rosso 2014: 11 vittorie, 3 sconfitte

Roland Garros 2013: 4T (sconfitta da Radwanska)

Tante vittorie contro giocatrici impegnative (Lisicki, Suarez Navarro, Jankovic, Kuznetsova, Pavlyuchenkova, Cornet), più quella quasi “storica” contro Sharapova (Maria sul rosso non perdeva dal 2011, Serena a parte). E una sconfitta a suo modo ugualmente positiva nella semifinale di Roma, visto che è stata l’unica capace di togliere un set a Serena. Aspetto negativo, invece, la netta battuta di arresto subita da Halep a Madrid (6-2, 6-2). Sul piano tecnico Ivanovic sembra davvero tornata a livelli alti, e forse è stata quella più rilanciata dai tornei sulla terra; a questo punto rimane soprattutto da dimostrare la capacità di mantenere i nervi saldi nelle giornate che contano.

Kuznetsova: +

Bilancio sul rosso 2014: 8 vittorie, 4 sconfitte

Roland Garros 2013: QF (sconfitta da Serena W.)

Kuznetsova ha giocato quattro settimane di fila, visto che tra Stoccarda e Madrid è andata in Portogallo, dove è arrivata in finale. Ha battuto Halep in Germania, prima di perdere da Ivanovic. A Madrid è arrivata al match point contro Radwanska, ma non è riuscita a chiudere. Probabilmente i tanti impegni ravvicinati hanno pesato a Roma, quando si è ritirata in un match giocato a notte fonda contro Jankovic. Luci ed ombre, come le accade quasi sempre negli ultimi anni, ma i picchi di gioco sul rosso rimangono molto elevati. Se sembra difficile possa mantenere un alto livello per sette partite consecutive, nel singolo incontro al Roland Garros potrebbe essere una mina vagante pericolosissima.

Italiane

Errani: + (?)

Bilancio sul rosso 2014: 10 vittorie, 3 sconfitte

Roland Garros 2013: SF (sconfitta da Serena W.)

Sconfitta da Sharapova a Stoccarda, da Garcia a Madrid, e da Serena a Roma. Vittorie importanti contro Jankovic e Li Na nell’ultima settimana, quando ha raggiunto una finale storica per il tennis italiano. Attendeva la stagione sulla terra per risalire la china e recuperare entusiasmo, e tutto sembrava procedere per il meglio, sino all’infortunio nella finale di domenica che ha rimesso in dubbio tutto quanto di buono ottenuto. Il giudizio su come si presenterà a Parigi a questo punto lo daranno i medici.

Pennetta: =

Bilancio sul rosso 2014: 3 vittorie, 3 sconfitte

Roland Garros 2013: 1T (sconfitta da Flipkens)

Vittorie su Petkovic (di ritorno da un viaggio intercontinentale), Meusburger e Bencic. Negli ultimi anni la terra non è più una superficie tanto vantaggiosa per lei, e per il momento anche nel 2014 i risultati lo stanno confermando: perdere da Safarova e Jankovic (due volte) ci può stare, ma il bilancio di insieme non è esaltante. Ha però un bel vantaggio: non deve scartare punti nello Slam. Per questo se dovesse fare un po’ di strada avrebbe possibilità di tornare in top ten.

Vinci: =

Bilancio sul rosso 2014: 5 vittorie, 4 sconfitte

Roland Garros 2013: 4T (sconfitta da Serena W.)

Stesso calendario di Kuznetsova: è andata in Portogallo tra Stoccarda e Madrid. La vittoria contro la giocatrice di ranking più alto è arrivata a Roma, ma aveva di fronte una Wozniacki fisicamente in difficoltà. Per il resto successi contro avversarie non insuperabili e qualche sconfitta che in altri tempi sulla terra avrebbe saputo evitare (Vesnina, Makarova). Considerato l’inizio d’anno terribile, il cambio di superficie l’ha comunque aiutata a recuperare un po’ di fiducia.

Giorgi: =

Bilancio sul rosso 2014: 2 vittorie, 2 sconfitte (escluso Strasburgo)

Roland Garros 2013: 1T (sconfitta da Shuai Peng)

A causa della classifica non ha potuto giocare Stoccarda, e ha perso nelle qualificazioni a Madrid (da Bencic). Wild card a Roma, ha sconfitto una top ten (Cibulkova), salvo poi deludere nel turno successivo contro McHale. E’ iscritta a Strasburgo, ma al momento non ha ancora esordito. Credo che per lei valga lo stesso ragionamento fatto per Kuznetsova: sul singolo incontro è pericolosissima per chiunque. Quanto sia anomala fin qui la sua carriera lo dicono alcuni dati: ha un saldo negativo contro le giocatrici comprese tra il 20 e il 50 mo posto (21-24), mentre è addirittura positivo contro le top 10 (4-2) e le top 20 (9-6).

Knapp: –

Bilancio sul rosso 2014: 0 vittorie, 4 sconfitte (escluso Norimberga)

Roland Garros 2013: 1T (sconfitta da Stephens)

Bogotà, Estoril, Madrid, Roma: sempre sconfitta al primo turno senza vincere un set; e le avversarie, Ivanovic a parte, non erano impossibili. Finalmente nel primo turno di Norimberga ha sconfitto Shahar Peer. Mentre scrivo è ancora in corsa per il torneo tedesco e si può quindi sperare che riprenda a vincere con una certa continuità, dopo un periodo molto difficile.

Schiavone : +

Bilancio sul rosso 2014: 3 vittorie, 4 sconfitte

Roland Garros 2013: 4T (sconfitta da Azarenka)

La prima sconfitta risale a febbraio (Rio de Janeiro). Più recentemente non ha giocato Stoccarda, ma prima di Madrid è andata a Marrakech, dove è stata subito battuta da Garcia Vidagany, spagnola 246ma del ranking. In Spagna ha battuto Vesnina e perso da Errani, A Roma ha sconfitto Bouchard e Muguruza prima di perdere da Radwanska. Le vittorie romane contro due giovani in grande crescita mi spingono a darle un +, forse generoso. Credo che nello Slam potrebbe avere vantaggi dal giorno di riposo, visto che a quasi 34 anni il suo tipo di tennis sembra essere difficile da reggere sul piano fisico e mentale. I 280 punti del Roland Garros 2013 rappresentano oltre un quarto di tutti i suoi punti attuali: riconfermarli non sarà impresa facile.

Giovani

Molte giocatrici giovani, che non avevano classifica sufficiente per accedere ai grandi tornei, sono impegnate ancora questa settimana a Strasburgo e Norimberga.

Sino ad oggi quella che ha fatto meglio è stata Caroline Garcia: due tornei affrontati, uno vinto (Bogotà) e un quarto di finale (Madrid, partendo dalle qualificazioni) per complessive 9 vittorie e 1 sconfitta. Nel momento in cui scrivo bisogna aggiungere anche il successo al primo turno di Norimberga.

Con queste credenziali penso che gli organizzatori francesi avranno un occhio di riguardo nei suoi confronti: mi aspetto l’assegnazione di campi importanti, coperti televisivamente; e per una volta credo che nessuno, anche fuori dalla Francia, avrà da ridire.

Enfant du pays, avrà l’appoggio del pubblico, ma anche pressioni aggiuntive da sopportare.

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In conclusione ecco il quadro storico aggiornato: sono ormai tre anni che sul rosso vincono solo Serena e Sharapova, con Maria incapace però di vincere i confronti diretti

tabella  per tennis al femm 17

Le ultime edizioni degli Slam ci hanno detto che Serena rischia di perdere più nella prima settimana che nei turni finali; capitasse la sorpresa, Sharapova è di sicuro l’alternativa più logica, anche perché in caso di match testa a testa si è dimostrata quasi imbattibile.

Tutte le altre, secondo me, risultano un gradino sotto, perché meno affidabili nell’arco dei sette incontri.

Senza Azarenka, Li Na è quella che nella storia recente degli Slam è stata più regolare, ma quando il terreno di scontro è la terra rossa a mio avviso i suoi vantaggi tecnici si riducono. Sul piano dei risultati, sono stati notevoli anche quelli di Ana Ivanovic, ma personalmente non sono ancora convinto della sua tenuta nei grandi appuntamenti.

Insomma, tolte Serena e Maria, i valori sono estremamente incerti, e quindi molto potrebbe dipendere dal tabellone, che potrebbe spostare gli equilibri in base ai differenti scontri diretti.

E vista l’assegnazione delle teste di serie, potrebbe persino capitare che Serena, Sharapova e Ivanovic finiscano tutte dalla stessa parte. Ma sarebbe un vero peccato per il torneo.

P.S. Come già in occasione degli Open d’Australia, questa rubrica si ferma durante lo Slam. Ritornerà fra tre settimane, al termine del Roland Garros.

Buon torneo a tutti.

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US Open 2020, scontro generazionale

Naomi Osaka e Jennifer Brady da una parte, Victoria Azarenka e Serena Williams dall’altra. A New York la gioventù ha prevalso sull’esperienza

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Naomi Osaka - Finale US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Una conferma e una smentita: il primo Slam giocato nell’epoca del Covid ci ha consegnato un risultato che può essere interpretato in modi diversi. La conferma: nel tennis femminile prosegue la regola che vede il successo negli Slam delle giocatrici giovani. È stata infatti la ventiduenne Naomi Osaka a conquistare il titolo; Osaka è nata il 16 ottobre 1997, e quindi non ha ancora compiuto 23 anni. Dallo US Open 2018 abbiamo sempre avuto vincitrici sotto i 24 anni, con l’unica eccezione di Halep a Wimbledon 2019.

La smentita: questa volta non abbiamo aggiunto un nome nuovo alla lista di vincitrici di Major, come era accaduto di recente (Kenin, Andreescu, Barty). Osaka, infatti è già al suo terzo titolo “pesante”, e ancora giovanissima sta costruendosi un palmarès degno di nota, capace di non sfigurare anche nei raffronti storici con le grandi giocatrici del passato di pari età.

Rimane da definire il valore assoluto del torneo, il contenuto tecnico di una competizione che non aveva al via sei delle prime otto giocatrici del ranking (Barty, Halep, Svitolina, Andreescu, Bertens, Bencic), e con in più l’anomalia della assenza di pubblico a sottolineare l’eccezionalità della situazione. Come ho già scritto in sede di presentazione, penso che solo i tempi della storia stabiliranno la definitiva percezione di questo torneo. Oggi noi possiamo però provare a definire la qualità delle partite giocate.

 

La caduta delle prime due teste di serie
Come detto, delle prime otto giocatrici del mondo, ne erano presenti solo due: Karolina Pliskova (tds 1, numero 3 del ranking WTA) e Sofia Kenin (tds 2, numero 4 del ranking WTA) campionessa in carica dell’Australian Open 2020.

A conti fatti nessuna delle due è risultata protagonista del torneo. Pliskova è stata eliminata al secondo turno da una “nobile decaduta” come Caroline Garcia; oggi fuori dalle teste di serie, ma ex numero 4 del ranking. Credo che per molti aspetti la situazione di Pliskova possa essere considerata esemplare di quanto accaduto a molte giocatrici in questo periodo.

Come si era già capito dalla sua prestazione nel Premier di NewYork/Cincinnati (quando era stata eliminata all’esordio da Kudermetova), Pliskova non era in forma. Credo che per le giocatrici non sia stato semplice gestire preparazione e allenamenti in un contesto del tutto inedito, con un calendario incerto e in continuo divenire. Sbagliare qualcosa nella tempistica era molto facile, e inevitabilmente qualcuna ne ha pagato le conseguenze.

Alla precaria condizione fisico-tecnica, probabilmente Karolina ha aggiunto nello Slam una ulteriore incertezza mentale, causata dalla brutta sconfitta nella settimana precedente. Di fatto il match perso contro Kudermetova aveva certificato la sua scarsa competitività, e sono convinto che la consapevolezza di essere giù di forma non l’abbia aiutata a giocare tranquilla contro Garcia. Chissà, forse se fosse scesa in campo con un atteggiamento più ottimista sarebbe riuscita a recuperare un match nel quale era partita male, ma che nel secondo set poteva ancora essere raddrizzato (6-1, 7-6). Sta di fatto che il tennis funziona con un meccanismo drastico e crudele: un solo passo falso e sei fuori dalla competizione, e questa Pliskova non era pronta per superare le trappole che il tabellone le aveva proposto.

Situazione un po’ diversa per Sofia Kenin, che si è spinta sino agli ottavi di finale. Kenin stava trovando la condizione match dopo match, migliorando progressivamente il rendimento. Lo aveva dimostrato al terzo turno quando aveva sconfitto una giocatrice in ascesa e dal gioco brillante come Ons Jabeur: dopo aver sofferto nel primo set, Sofia aveva finito per prevalere alla distanza grazie alla maggiore continuità mentale (7-6, 6-3).

Poi però nel match degli ottavi di finale, Kenin ha sperimentato sulla propria pelle cosa significa il cambiamento di status determinato dalla vittoria all’Australian Open. In pratica a New York ha dovuto affrontare la classica situazione di una fresca campionessa Slam: le avversarie ti considerano un “target”, un bersaglio grosso a cui mirare per affermarsi. E se sono di ranking inferiore, giocano contro di te avendo poco da perdere. La responsabilità e il rischio del fallimento ce l’hai tu, che hai vinto a Melbourne e sei chiamata a confermarti a quei livelli. Psicologicamente la peggiore situazione possibile.

Kenin ha trovato di fronte a sé una Elise Mertens in giornata di grazia. Soprattutto il primo set di Mertens è stato eccezionale: Elise ha sfiorato la perfezione, visto che ha commesso appena 4 errori non forzati (e nessuno nei primi sei game) a fronte di 12 vincenti, ottenuti tenendo costantemente in mano la situazione. Vincenti raccolti in ogni modo: 3 ace, 3 dritti, 4 rovesci, 2 volèe. Mai avevo visto una Mertens tanto ispirata, esprimersi così sicura e a braccio libero. In conferenza stampa ha detto: “Oggi ha funzionato tutto”. E davvero non ha esagerato.

Kenin, di fronte a un’avversaria in tale condizione, ha percepito il rischio della sconfitta come un peso sempre più grande, sino a diventare insostenibile. A dispetto del punteggio, (6-3, 6-3), in realtà i due set sono stati piuttosto differenti. Dopo avere provato ad arginare in modo razionale la situazione nel primo set, nel secondo Sofia è andata in crisi anche sul piano mentale. Normalmente è una giocatrice molto carica sul piano agonistico, che però riesce a mantenersi tatticamente sempre lucida. Non è stato così in questo match.

Nel secondo set una volta che si è trovata sotto di un break, Kenin ha cominciato a cercare il vincente su ogni palla: non era più il suo solito tennis, ma una specie di scommessa alla va o la spacca. In questo modo ha sì aumentato il numero di vincenti, ma anche quello degli errori non forzati. Con questo atteggiamento, di fatto Sofia si è consegnata alla avversaria, che ha raccolto tutto il possibile commettendo appena 3 gratuiti.

Alla fine il saldo tra vincenti ed errori non forzati ha restituito la differenza di rendimento in modo evidente: +13 Mertens (20/7), -3 Kenin (23/26). Insomma, un conto è vincere un grande torneo partendo a fari spenti, un altro confermarsi con tutte le responsabilità e le attenzioni riservate alle prime del ranking. Kenin sta affrontando il tipico percorso che tocca inevitabilmente a ogni nuova vincitrice Slam.

a pagina 2: Serena Williams

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Verso lo US Open più indecifrabile di sempre

Si torna finalmente a giocare uno Slam, ma senza reali certezze tecniche e con molte incognite. Saprà Serena Williams confermare il ruolo da favorita?

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Serena Williams e Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Nella settimana che precede l’inizio di uno Slam questa rubrica è dedicata alla presentazione del grande evento in arrivo. Sarà così anche questa volta, anche se ci troviamo in una situazione anomala, del tutto diversa da un normale vigilia pre-Major.

I motivi sono ormai arcinoti: lo svolgimento del torneo all’interno della “bolla”, la mancanza di pubblico, i pochissimi match di preparazione disputati e l’assoluta incognita sulle condizioni di forma delle tenniste di vertice. Se possibile la sensazione di incertezza è ulteriormente aumentata in queste ore, dato che le prime due teste di serie sono state sconfitte all’esordio nel Premier di preparazione (normalmente svolto a Cincinnati ma quest’anno ospitato nell’impianto di Flushing Meadows). La testa di serie numero 1 Karolina Pliskova è stata infatti eliminata da Veronika Kudermetova per 7-5 6-4, mentre Sofia Kenin è stata estromessa da Alizè Cornet per 6-1, 7-6 (dopo aver rischiato di perdere ancora peggio, visto che ha salvato due match point sul 6-1, 5-2).

Insomma, al momento la situazione in vista dello Slam è questa: le condizioni di forma della giocatrici presenti sono ancora tutte da capire, mentre già sappiamo che ci saranno assenze di rilievo. Il campo di partecipazione delle Top 10 è infatti menomato, tanto che ci si chiede: in una situazione del genere quanto varrà il prossimo US Open? Andrà considerato come uno Slam “vero” oppure no? Per esempio Marion Bartoli lo ha già ridimensionato in partenza. Lo ha fatto ricorrendo a una iperbole (“Mancheranno 20 dei migliori 32 al mondo”), ma se invece che numeri generici avesse citato il dato reale, forse non avrebbe fatto meno impressione: infatti mancheranno sei delle prime otto giocatrici del mondo. Ecco l’elenco delle Top 10 assenti:

 

1 Ashleigh Barty
2 Simona Halep
5 Elina Svitolina
6 Bianca Andreescu
7 Kiki Bertens
8 Belinda Bencic

In pratica se non fosse per la presenza di Pliskova e Kenin (numero 3 e 4 del ranking), avremmo come prime teste di serie le giocatrici che di solito scendono in campo nel “masterino” di Zhuhai, che prevede come partecipanti proprio chi ha la classifica dal numero 9 in poi. In più sappiamo che mancheranno altre tenniste attualmente di classifica inferiore come Wang Qiang, Pavlyuchenkova, Strycova, Kuznetsova, Zheng, Goerges, Ferro, Zhu, Wang Yafan, Potapova, Bogdan, Stosur (che ha vinto lo US Open 2011, mentre Kuznetsova è la campionessa del 2004).

E quindi? Quanto il prestigio intrinseco dello Slam riuscirà a mascherare le assenze? Penso che la risposta dipenderà in parte dalla qualità di gioco offerta. Se molte partite saranno deludenti e si sentirà la mancanza di tante giocatrici di vertice, sarà un ulteriore colpo al torneo. Se invece avremo parecchi match di qualità (le tenniste presenti potrebbero comunque essere in grado di offrirli), sarà un punto a favore della credibilità.

Ma al di là di tutto, indipendentemente dalle singole e personali interpretazioni di ciascuno di noi (commentatori, giornalisti, appassionati), credo che la risposta definitiva ce la darà la storia. Mi spiego: se in futuro si consoliderà l’abitudine di ricordare i risultati di questo US Open citandoli sempre con un virtuale asterisco accanto, sottolineando che il torneo ha avuto un lotto di partecipanti falcidiato, inevitabilmente lo Slam risulterà sminuito.

Se invece prevarrà la tendenza e parlarne senza particolari connotazioni negative, a lungo andare finirà “digerito” all’incirca come uno Slam normale. Ma per scoprire come andranno le cose occorreranno anni, quelli necessari a valutare il tutto con una prospettiva storica. Mentre per il futuro prossimo immagino le diatribe tra tifosi quando si dicuterà della giocatrice che uscirà vincente dallo US Open 2020: “Eh sì, bella forza vincere uno Slam del genere”.

Magari sbaglio, ma forse un solo esito metterebbe subito in secondo piano la questione: se a vincere fosse Serena Williams. Innanzitutto perché in senso assoluto il curriculum di Serena rimarrebbe comunque inattaccabile. Mentre per quanto riguarda il traguardo storico che eguaglierebbe, cioè i 24 Major di Margaret Smith Court, nessuno potrebbe avere granché da obiettare, visto che Smith Court vanta nel proprio palmarès 11 Slam australiani, alcuni dei quali vinti di fronte a una concorrenza non irresistibile.

Guardate per esempio il tabellone degli Australian Championships 1961 (vedi QUI) con meno di 50 tenniste al via, tutte australiane a parte la britannica Cox. O quello del 1964, che per essere vinto richiese a Court appena quattro match. Sono dati come questi che permetterebbero a Williams di assommare il prossimo US Open ai suoi attuali 23 senza particolari discussioni o diminutio; perché, in sostanza, il record con cui si misura Serena non è esente da obiezioni tecniche anche più gravi.

Sicuramente ci sarà occasione di tornare sul tema a torneo concluso. Al momento la speranza è che non si debba rinunciare in extremis ad altre partecipanti, perché ci potrebbero essere altri forfait non causati da scelte prudenziali ma da più usuali infortuni sportivi. Ricordo che la campionessa in carica Bianca Andreescu molto probabilmente non sarebbe stata al via anche in un torneo “normale”, visto che non gioca dell’ottobre 2019, quando si è infortunata al ginocchio al Masters di Shenzhen; da allora è passata di forfait in forfait, senza più affrontare match ufficiali.

Oggi qualche dubbio c’è anche su Muguruza, che ha rinunciato al Premier in corso per problemi a una caviglia. Infine potrebbero esserci assenze che potrebbero dipendere da positività al virus di chi è all’interno della bolla predisposta dagli organizzatori.

a pagina 2: I dati delle prime teste di serie

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Quattro temi (e mezzo) da Lexington

Da Jennifer Brady a Serena Williams, passando (in parte) per Jil Teichmann: in vista dello US Open il circuito WTA è tornato a giocare sul cemento, proponendo spunti interessanti

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Jennifer Brady - Brisbane 2020 (via Twitter, @BrisbaneTennis)

Se consideriamo i due tornei della scorsa settimana (Praga e Lexington) in prospettiva US Open, tutto sommato l’International di Praga ci ha dato meno informazioni utili. Poteva essere interessante scoprire la condizione di Simona Halep, ma la sua rinuncia alla trasferta americana ha reso poco significativo il suo successo. A scanso di equivoci: bene per lei, che da testa di serie numero 1 ha confermato le gerarchie di partenza, ma di questa prestazione si terrà conto semmai quando (e se) si giocherà il Roland Garros. Più spunti interessanti sono invece arrivati dal torneo giocato sul cemento di Lexington.

1. Jennifer Brady
A 25 anni compiuti Jennifer Brady ha finalmente vinto il suo primo torneo WTA, battendo in finale a Lexington Jil Teichmann. Per parlare di Brady prendo le cose un po’ alla lontana. Jennifer si era messa in luce per la prima volta all’inizio del 2017 quando, da numero 118 del ranking, partendo dalle qualificazioni era riuscita ad approdare al quarto turno dell’Australian Open. Era poi stata eliminata da Mirjana Lucic (che sarebbe arrivata fino alla semifinale), ma lungo il suo cammino aveva sconfitto giocatrici come Townsend, Watson e Vesnina. Ricordo che quella Vesnina era una giocatrice in piena forma: dopo un ottimo 2016 (vittoria a Charleston, semifinale a WImbledon), nel marzo 2017 avrebbe addirittura vinto Indian Wells.

 

Le armi che avevano permesso a Brady l’exploit a Melbourne sono quasi le stesse che abbiamo ammirato la settimana scorsa a Lexington: un gran dritto, di potenza quasi maschile, e un servizio efficace e vario, visto che contempla un ottimo kick da alternare alle soluzioni tese. Personalmente ero rimasto piuttosto colpito dalle prestazioni in quello Slam australiano, tanto che alla vigilia di ogni stagione mi domandavo se includerla nella rosa di giocatrici che avrebbero potuto migliorare la propria classifica nei mesi successivi (per capirci: mi riferisco a questo tipo di articolo, che scrivo ormai da alcuni anni).

Nell’articolo di “previsione” sul 2018, al momento di scegliere i nomi definitivi avevo però deciso di escluderla, perché dopo quell’ottimo Major aveva faticato a ripetersi. La scarsa fiducia si era rivelata corretta; non solo quell’anno, ma anche in quelli seguenti, non erano arrivati progressi solidi. E il ranking lo testimoniava: oscillazioni a ridosso del centesimo posto, con una classifica ben lontana dal livello mostrato in quello Slam, che diventava sempre più remoto.

Del resto quando l’avevo vista giocare in altri tornei, avevo avuto l’impressione di seguire la versione “gemella scarsa” di quella ammirata a Melbourne: parecchi gratuiti di dritto, un rovescio insicuro (non è mai stato il suo punto forte, ma non poteva trasformarsi in una zavorra) e una mobilità non all’altezza. Forse il problema principale era proprio quello della mobilità; non che fosse particolarmente lenta, ma lo era in rapporto a quanto aveva in mente di fare.

Cerco di spiegarmi meglio: spesso dava l’impressione di non avere l’anticipo sufficiente per la dose di aggressività che avrebbe voluto scaricare sulla palla. Le conseguenze erano inevitabili: colpi organizzati in extremis, perdendo il controllo del movimento; e questo anche dalla parte del dritto, che avrebbe dovuto essere l’architrave del suo tennis. Va sottolineato che lo swing di dritto che utilizza non è molto consueto (QUI la spiegazione in dettaglio) e richiede tempi di preparazione ed esecuzione adeguati.

Fatto sta che passavano le stagioni e la conferma dello Slam australiano non arrivava mai. Qualcosa però è cambiato alla fine del 2019. Brady ha scelto un nuovo allenatore, Michael Geserer, nella preseason si è trasferita in Germania, si è asciugata fisicamente, e i risultati si sono immediatamente visti. Nel 2020 Jennifer ha esordito a Brisbane con il botto: dopo aver superato le qualificazioni ha sconfitto Maria Sharapova (anche se l’ultima Sharapova aveva mille problemi fisici), e poi la numero 1 del mondo Ashleigh Barty, prima di perdere nei quarti, al sesto match in pochi giorni, da Kvitova.

Dopo un paio di sorteggi sfortunati, che le sono costati eliminazioni al primo turno (Halep a Melbourne e Kuznetsova a S. Pietrburgo), Brady ha cominciato a vincere con regolarità. Partendo dalle qualificazioni ha raggiunto la semifinale a Dubai: fermata da Halep ma dopo aver eliminato giocatrici importanti come Hsieh, Vondrousova, Svitolina e Muguruza. Mentre a Doha ha superato un’altra Top 20 come Riske prima di perdere 7-6 al terzo da una ispiratissima Jabeur.

Insomma, Brady sembra davvero maturata. Il suo tennis è diventato più concreto: è più attenta nel modo di muoversi in campo, più precisa nella preparazione dei colpi. Tutto questo le ha permesso di ridurre gli errori non forzati, diventando contemporaneamente più incisiva nei suoi colpi migliori.

Dopo Doha e Dubai, non possiamo sapere cosa sarebbe accaduto nel marzo americano di Indian Wells e Miami; ma Jennifer sembrava davvero in rampa di lancio e ci si è messa la pandemia a stravolgere i suoi piani, oltre che quelli di tutto il tennis. Nel suo caso, però, sembra essere stata in grado di riallacciare i fili del discorso esattamente da dove erano stati interrotti: al primo torneo WTA ufficiale, a Lexington, ha messo in fila cinque vittorie senza perdere nemmeno un set. 6-2, 6-1 a Watson, 6-2, 6-3 a Linette, 6-1, 6-2 a Bouzkova nei quarti (e Bouzkova non è una avversaria facile). Poi in semifinale 6-2, 6-4 a Gauff, per concludere in finale con il 6-3, 6-4 a Teichmann, in un match nel quale non ha mai subito break.

In tutto il torneo ha perso solo tre turni di servizio (una volta contro Gauff, una contro Bouzkova e una contro Linette), a conferma di una superiorità in battuta degna di giocatrici di livello superiore. Ora ha l’occasione di confermarsi nei prossimi tornei americani, ben più importanti (il premier di Cincinnati/New York e lo Slam USA). Tornei nei quali sicuramente sarà messa alla prova anche sul piano mentale, perché aumentando le aspettative aumenterà anche la pressione. Nella finale di domenica contro Teichmann durante il secondo set ha lasciato intravedere un po’ di braccino: ma si trattava del suo primo titolo in carriera a livello WTA. Qualche titubanza è più che comprensibile.

a pagina 2: Jil Teichmann e Serena Williams

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