Roland Garros, perché non imitare Wimbledon?

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Roland Garros, perché non imitare Wimbledon?

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TENNIS – Utilizzando il criterio di assegnamento delle teste di serie a Wimbledon, abbiamo stilato una nuova classifica sulla terra per capire come cambierebbero le cose al Roland Garros. Federer sarebbe ancora quarto? E dove sarebbe Fabio Fognini? I risultati dimostrano che lo Slam parigino dovrebbe introdurre un ranking ad hoc.

 

L’anno scorso Rafael Nadal si presentò al Roland Garros da numero 3 del tabellone (era numero 4 del mondo ma Murray non si iscrisse allo Slam parigino). Prima di Madrid e Roma il rischio che il maiorchino fosse addirittura la testa di serie numero 5 era piuttosto serio tant’è che il direttore del torneo disse che non ci sarebbero stati favoritismi per il campione in carica e che il ranking sarebbe stato l’insindacabile criterio col quale gli organizzatori avrebbero deciso le teste di serie. Alla fine Nadal vinse sia Madrid che Roma, sorpassò Ferrer e si assicurò almeno la quarta posizione. Il sorteggio lo mise dalla parte di Novak Djokovic sbilanciando il tabellone in maniera piuttosto evidente: Nadal e Djokovic da una parte, un Federer tutt’altro che in forma e Ferrer, ancora a secco di finali Slam, dall’altra.

 

Prima che Nadal mettesse a segno la doppietta Madrid-Roma avevo provato a fare qualche calcolo: con i criteri adottati da Wimbledon, in quale posizione si sarebbe trovato il Re della terra battuta? Erano calcoli che non tenevano ancora in conto i Master 1000 ma servivano a farsi un’idea. Il maiorchino, stando a quei calcoli, si meritava la testa di serie numero 2. Non andò così, e alla fine la finale del Roland Garros se la giocarono Nadal e Ferrer. Ma è giudizio quasi unanime che la vera finale fosse stata giocata due giorni prima.

Ho deciso di fare lo stesso giochino quest’anno, ma stavolta ho aspettato i risultati di Madrid e Roma per avere dei valori il più possibile verosimili. Inoltre, dato che qualche settimana fa avevamo provato a stilare una classifica dei top-10 sulla terra battuta, ho voluto verificare se quella classifica era attendibile o meno dopo quanto successo nei tre maggiori tornei che anticipiano lo Slam rosso.

La classifica, stilata tenendo conto del ranking e dei punti conquistati sul rosso fino a quella data (13 aprile), era questa:

1. Rafael Nadal
2. Novak Djokovic
3. David Ferrer
4. Stanislas Wawrinka
5. Roger Federer
6. Tomas Berdych
7. Jo-Wilfried Tsonga
8. Fabio Fognini
9. Andy Murray
10. Richard Gasquet

 

Possiamo affermare tranquillamente che i tre Master 1000 hanno confermato le gerarchie: i tre vincitori sono nelle prime quattro posizioni e il quarto che non è riuscito a portare a casa un trofeo (Ferrer) ha raggiunto due semifinali e un quarto, dove ha perso contro Djokovic. Tra i primi quattro, quindi, Ferrer ci sta senza problemi. Le novità portate dai Master 1000 sono in sostanza tre: Nishikori, che oltre ad aver sfiorato la vittoria a Madrid ha vinto a Barcellona, Raonic, semifinalista a Roma e Dimitrov, anche lui tra i primi quattro al Foro Italico. Federer ha raggiunto una semifinale e poi, nati i due gemelli, ha saltato Madrid e fatto una veloce comparsata a Roma. Ma il suo quinto posto è più che confermato, anche perché gli altri top-10 (on clay) hanno raccolto pochino: Berdych, Murray e Tsonga non hanno mai fatto meglio dei quarti, di Fognini è stato detto tutto e Gasquet sta lottando col suo fisico ed è pure in dubbio per il prossimo Roland Garros.

Prima dei numeri, un veloce ripasso sul sistema adottato dagli organizzatori di Wimbledon per assegnare le teste di serie. Nel conteggio si sommano i punti ATP + il 100% dei punti ottenuti sull’erba negli ultimi 12 mesi + il 75% del miglior punteggio ottenuto su erba giocato nei 12 mesi precedenti.

Per fare un ranking on clay bisogna tenere conto che su terra si gioca molto di più rispetto all’erba. Nell’articolo dei top-10 su terra battuta avevo stilato due classifiche: una che calcolava tutti i punti ottenuti sul rosso nel 2013 e uno che faceva rientrare nel calcolo solo i punti ottenuti nei Master 1000 e al Roland Garros. Ne risultava qualche cambiamento: Fognini, per esempio, non era più quinto ma nono, Tsonga saliva fino al quarto posto e scomparivano alcuni terraioli come Almagro e Robredo per far posto ad Haas e Paire.
Nessuna delle due classifiche è pienamente attendibile, comunque, dato che considerare Tsonga tra i primi quattro oppure Haas e Paire dei top-10 sulla terra battuta sarebbe stato arduo non solo oggi ma anche dodici mesi fa. Per cercare di ovviare a questo problema, ho tenuto conto dei cinque migliori risultati su terra ottenuti nelle ultime 52 settimane, a prescindere dall’importanza del torneo.

Questa la tabella completa dei punteggi ottenuti dal rosso dai primi 25 tennisti del ranking ATP (la tabella si ingrandisce cliccandoci sopra):

NIZ/DUS = Nizza/Düsseldorf, RG = Roland Garros, STO/BAS = Stoccarda/Båstad, AMB/BOG = Amburgo/Bogotà, GST/UMA = Gstaad/Umago, KIT = Kitzbühel, VDM = Viña del Mar, BAI = Buenos Aires, RDJ= Rio de Janeiro, SPA = San Paolo, HOU/CAS = Houston/Casablanca, MCA = Montecarlo, BAR/BUC = Barcellona/Bucarest, MON/OEI = Monaco/Oeiras, MAD = Madrid, ROM = Roma, BEST 12/13= miglior risultato ottenuto su terra nelle cinquantadue settimane precedenti al Roland Garros 2013, SOMMA = somma dei cinque migliori punteggi ottenuti su terra da Nizza/Düsseldorf 2013 a Roma 2014, Totale = somma punti ATP + 100% dei 5 punteggi migliori ottenuti nelle ultime 52 settimane + 75% del miglior punteggio ottenuto nelle 52 settimane precedenti al Roland Garros 2013

NIZ/DUS = Nizza/Düsseldorf, RG = Roland Garros, STO/BAS = Stoccarda/Båstad, AMB/BOG = Amburgo/Bogotà, GST/UMA = Gstaad/Umago, KIT = Kitzbühel, VDM = Viña del Mar, BAI = Buenos Aires, RDJ= Rio de Janeiro, SPA = San Paolo, HOU/CAS = Houston/Casablanca, MCA = Montecarlo, BAR/BUC = Barcellona/Bucarest, MON/OEI = Monaco/Oeiras, MAD = Madrid, ROM = Roma, BEST 12/13 = miglior risultato ottenuto su terra nelle cinquantadue settimane precedenti al Roland Garros 2013, SOMMA = somma dei cinque migliori punteggi ottenuti su terra da Nizza/Düsseldorf 2013 a Roma 2014, TOTALE = somma punti ATP + 100% dei 5 punteggi migliori ottenuti nelle ultime 52 settimane + 75% del miglior punteggio ottenuto nelle 52 settimane precedenti al Roland Garros 2013

 

Il numero 1 e il numero 2, non c’è bisogno di dirlo, sono chiaramente Rafael Nadal e Novak Djokovic. Loro hanno vinto di più sul rosso negli ultimi anni e sono loro a partire in pole position per il titolo.
È interessante vedere chi ci dovrebbe essere al terzo e quarto posto. La classifica dice Stanislas Wawrinka e Roger Federer. Quest’ultimo ha mantenuto la quarta piazza di un soffio: infatti, se Ferrer avesse battuto Djokovic nei quarti di Roma avrebbe sorpassato lo svizzero e si sarebbe presentato a Parigi tra le prime quattro teste di serie. Invece, come l’anno scorso, arriverà allo Slam parigino da numero 5 del mondo e se non ci saranno ritiri sarà il nome da tenere assolutamente d’occhio per i quarti.
Il criterio che abbiamo adottato fa salire il finalista della scorsa edizione del Roland Garros fino al terzo posto e di conseguenza gli svizzeri devono scalare di una posizione: Wawrinka scende al quarto posto e Federer al quinto.

Fino a questo punto, la classifica stilata qualche settimana fa è intatta. Anche la sesta posizione di Berdych viene confermata mentre al settimo posto non troviamo Tsonga, bensì Murray. Lo scozzese ha giocato poco sulla terra ma appena tornato ha raggiunto un quarto di finale perso di un soffio contro Nadal. Le premesse per Parigi quindi, sembrano buone. All’ottavo posto toccherebbe a del Potro ma l’argentino non sarà ai nastri di partenza dello Slam rosso per cui non viene conteggiato. L’ottava testa di serie, necessaria per avere un cammino relativamente tranquillo fino ai quarti, va quindi a Kei Nishikori: il giapponese viene premiato per la vittoria di Barcellona e per la finale di Madrid, quasi vinta e poi sfuggita per colpa della schiena. E proprio le condizioni fisiche costituiscono il principale interrogativo riguardo alle possibilità di Nishikori, altrimenti staremmo parlando di una mina vagante parecchio pericolosa. La top-10 è chiusa da Milos Raonic e Fabio Fognini. Il ligure è colui che fa il salto più rilevante tra i primi venticinque (di ben cinque posizioni), nonostante una campagna davvero fallimentare nel post-Davis. Fognini si lascia dietro Tsonga, Dimitrov, Haas, Isner, Robredo e Gasquet.

Le prime sedici teste di serie sarebbero queste:

* non parteciperà al Roland Garros

* non parteciperà al Roland Garros

 

I movimenti di rilievo sono sostanzialmente due: Ferrer che scalza Federer tra i primi quattro e l’ottavo posto di Nishikori a scapito di Raonic. Inoltre va rimarcata la forte risalita di Fognini, addirittura tra i primi dieci grazie agli ottimi risultati ottenuti in estate e in avvio di stagione nel 2014. Tuttavia, il salto non gli impedirebbe di trovare qualche ostacolo serio agli ottavi (ma essendo tra la nona e la dodicesima posizione si salverebbe almeno dai primi quattro).

Insomma, rispetto alla top-10 ipotizzata qualche settimana fa c’è qualche cambiamento ma le gerarchie non sono cambiate di molto. Ad ogni modo ribadiamo che, a nostro avviso, lo Slam parigino dovrebbe dotarsi di un ranking ad hoc. L’anno scorso il torneo parigino si sarebbe meritato una finale più combattuta mentre Ferrer – pur meritando un premio alla carriera come un secondo posto nel Campionato mondiale della terra battuta – non è purtroppo riuscito ad offrire una prestazione all’altezza. La semifinale tra Djokovic e Nadal, invece, è stata una delle partite più intense e spettacolari dell’anno. Fosse stata decisiva per il titolo lo sarebbe stata ancora di più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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WTA Washington: nella capitale americana vince la russa Samsonova. Kanepi si arrende anche per un problema fisico

Liudmila Samsonova vince al terzo set la finale con Kaia Kanepi. È il secondo titolo in carriera per lei

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Liudmila Samsonova - Washington 2022 (foto Twitter @CitiOpen)

È Liudmila Samsonova la campionessa del Citi Open 2022. La russa, all’esordio in questo torneo, ha superato in rimonta Kaia Kanepi, aggiudicandosi il WTA 250 di Washington. Per lei, cresciuta tennisticamente in Italia (tanto da aver rappresentato il nostro Paese tra il 2014 e il 2018) è il secondo titolo in carriera, dopo quello conquistato a Berlino l’anno scorso. Grazie a questo successo Samsonova guadagnerà 18 posizioni in classifica, salendo dalla posizione numero 60 alla 42esima casella.

Liudmila era reduce, prima di questo torneo, da sette sconfitte negli ultimi otto match giocati ma a Washington ha vissuto una settimana memorabile con vittorie su tenniste di livello come Mertens, Raducanu e Tomljanovic. Anche quello di Kanepi è stato un ottimo torneo (le frutterà un salto di sei posizioni in classifica – da 37 a 31), conclusosi però con un problema fisico che le ha impedito di giocarsi al meglio le sue possibilità nel terzo set e di vincere un titolo WTA che le manca dal 2013.

L. Samsonova b. [6] K. Kanepi 4-6 6-3 6-3

 

L’avvio è nel segno dei servizi. Nei primi due giochi entrambe non devono mai ricorrere alla seconda e possono così velocizzare gli scambi (nelle non tantissime volte in cui questi partono) cercando rapidamente la chiusura del punto. Sul 2-2 è Kanepi la prima a dover faticare per non subire il break, ma, dopo un bel punto vinto da Samsonova in costante spinta con il dritto, l’estone trova due servizi ad alta velocità che la russa non riesce a contenere.

Entrambe sbagliano molto poco quando si trovano a comandare lo scambio con il dritto. I giochi scorrono veloci (solo una volta nei primi nove game si va oltre il 40-15) e dopo meno di mezz’ora di match Samsonova si ritrova già a dover servire per restare nel set, sotto 5-4. La russa sente la pressione e commette tre gravi errori di rovescio. Il servizio questa volta non l’aiuta e anche il dritto va fuori giri. Dopo 33 minuti è quindi 6-4 Kanepi.

La musica, nel secondo set, sembra non cambiare con game rapidi senza nemmeno l’ombra di palle break. Nel quarto gioco Kanepi inizia a provare un paio di varianti tattiche per contrastare il servizio nuovamente efficiente della russa, bloccando la risposta con il back o addirittura facendo un passo avanti per aggredire l’avversaria. I risultati si iniziano a vedere nel successivo turno di battuta di Samsonova che concede la prima palla break del set. Liudmila, però, reagisce e si salva.

Sulla scia dell’importantissimo game vinto, la russa ha anche la forza per interrompere il dominio dell’estone al servizio (Kaia aveva chiuso i primi tre turni a zero) sfruttando alla perfezione un paio di errori sanguinosi dell’avversaria (compreso un doppio fallo). Decisiva per il break anche la scelta di fare un passo indietro in risposta. Kanepi accusa il colpo e va in difficoltà anche nel gestire le inedite traiettorie alte della russa. Liudmila allora brekka di nuovo e chiude il set sul 6-3 con un parziale di 15 punti a 5 dalla palla break annullata nel sesto gioco.

Con l’orologio che segna 1 ora e 12 minuti di match, le giocatrici tornano in campo senza aver richiesto una sosta di 10 minuti, nonostante vi fosse la possibilità grazie alla heat rule. Si parte, tanto per cambiare, con due game chiusi a zero dalle giocatrici al servizio. Nel corso del quinto gioco Kanepi chiede al giudice arbitro – l’italiana Alberti – di allertare il fisioterapista e, infatti, durante il successivo cambio campo, Kaia abbandona il campo per un medical time out: il problema fisico è a livello addominale. In effetti, al rientro in campo l’estone, al servizio sotto 3-2, si affida a un servizio a velocità ridotta e mostra qualche difficoltà nella corsa. Samsonova non ne approfitta immediatamente ma è solo questione di minuti: Kanepi non regge più il ritmo tenuto alto dalla russa e nell’ottavo gioco subisce il break a zero che porta Liudmila a servire per il match. Senza ulteriori patemi la numero 60 del mondo chiude i conti sul 4-6 6-3 6-3 e può alzare, seppur con qualche difficoltà, il trofeo del Citi Open. Samsonova succede a Jessica Pegula nell’albo d’oro del WTA di Washington che non si giocava da due anni. È la quarta russa a vincere questo torneo.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI WASHINGTON

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ATP

ATP Montreal: Fognini conquista il main draw, battuto Altmaier

Fabio Fognini rimedia alla distrazione del secondo set e battendo Daniel Altmaier entra nel tabellone principale a Montreal

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Fabio Fognini (ITA) Credit: AELTC/Simon Bruty

[2] F. Fognini b. D. Altmaier 6-3 4-6 6-2

Missione compiuta per Fabio Fognini. Il ligure ha superato in tre set Altmaier e si è così qualificato per il main draw dell’Omnium Banque Nationale di Montreal, dove sarà protagonista anche in doppio con Simone Bolelli.

Fabio ha avuto un piccolo blackout nelle fasi conclusive del secondo parziale che gli è però costato il set. Nel terzo l’azzurro non ha avuto comunque problemi, approfittando dei tanti errori del tedesco e amministrando bene il vantaggio.

 

Fognini ha quindi saputo sfruttare un tabellone di qualificazione (in cui era la seconda testa di serie) abbordabile per ottenere un risultato importante se visto alla luce delle difficoltà che sta attraversando in singolo.

IL MATCH – L’ultima (e unica) partita tra Daniel Altmaier e Fabio Fognini si era disputata ad inizio stagione a Sydney, sul cemento australiano, con vittoria comoda dell’italiano in due set. Un trend portato avanti da Fognini nel ben giocato primo set. Che soffre al servizio (è infatti il primo ad offrire palla break in tutta la partita) ma in risposta è chirurgico e breakka Altmaier alla prima occasione portandosi avanti per 2-1. Il tennista italiano deve salvare altre tre palle break nel finale di primo set, ma Fognini dimostra la sua superiorità da fondocampo rimontando da sotto 15-40 e manda nel pallone il tedesco, che nel game successivo subisce il break da 40-0 sopra e regala il primo set a Fognini. Il secondo set non si apre sotto i migliori auspici, con Fognini costretto al medical timeout per un problema fisico.

Dopo mezz’ora abbondante di secondo set senza sussulti, sul 4-4 Fognini gioca il game peggiore della partita: doppio fallo nel primo e nel terzo punto, in mezzo un attacco poco incisivo che permette ad Altmaier prima di alzare un buon pallonetto e poi di chiudere con un passante di rovescio, e per finire un dritto in uscita dal servizio portato abbondantemente fuori dal vento. È quindi break a zero per il tedesco che si ritrova, quasi senza sapere come, a servire per prolungare la partita al terzo.

Fabio avrebbe anche l’opportunità di recuperare lo svantaggio ma non ci riesce un po’ per demerito e un po’ per sfortuna (sul 30-30 una risposta bloccata di dritto viene beffardamente stoppata dal nastro). Altamaier allora chiude il set con una prima vincente: 6-4.

La partenza del ligure nel parziale decisivo non è delle migliori, almeno nei primissimi punti. Con un dritto a metà rete Fognini regala una palla break ma poi si riprende mettendo a segno un bel rovescio lungo linea e poi una palla corta. Potrebbe trattarsi della svolta della partita anche perché nel gioco successivo Altmaier diventa assai falloso dopo essere salito sul 40-15. Sulla parità l’azzurro è bravo a infilare con il rovescio il tedesco sceso a rete dopo un attacco rimasto molto corto. Il resto lo fa ancora il numero 79 del mondo che con un doppio fallo ricambia il regalo ricevuto da Fognini in conclusione di secondo set.

È lo strappo decisivo: da lì il match è assolutamente in discesa per l’ex top ten italiano che sul 5-2 si procura con una veronica di rovescio due match point sul servizio dell’avversario. Il secondo è quello buono: dopo 2 ore e 17 minuti Fognini chiude con il punteggio di 6-3 4-6 6-2. Il ligure torna così a vincere due partite di fila dopo tre mesi e mezzo (anche se in un tabellone di qualificazione) e si guadagna il main draw del 1000 di Montreal. Tra i possibili accoppiamenti nel primo turno del National Bank Open by Rogers ci sono quelli con Bautista Agut, Rune e Nishioka. Ma Fabio potrebbe anche sfidare un altro qualificato con la prospettiva di incrociare poi Sinner (sarebbe uno spicchio di tabellone a forti tinte tricolori vista la presenza anche di Berrettini) o in alternativa Tsitsipas.

(Ha collaborato Andrea Mastronuzzi)

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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ATP

ATP Washington: Nishioka inarrestabile, battuto anche Rublev. Altra prestazione allucinante di Kyrgios al servizio

Il giapponese Nishioka si guadagna la terza finale della carriera contro il n. 1 del tabellone. Riuscirà Nick Kyrgios a tornare al successo nel luogo dell’ultima gioia?

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Yoshihito Nishioka - Washington 2022 (via Twitter @CitiOpen)

Y. Nishioka b. [1] A. Rublev 6-3 6-4

Partiamo dalla fine, dal secondo ed ultimo match della sessione serale, ovvero quello che ha posto fine alla penultima giornata di gare del Citi Open, evento di categoria ‘500’ di scena a Washington DC. Vogliamo cominciare dagli ultimi sgoccioli di tennis – nella notte italica – ammirati sulla costa orientale degli States, perché è proprio nella seconda semifinale che si è materializzata la grande sorpresa del torneo: il n. 1 del tabellone Andrey Rublev ha ceduto il passo al sempre più infuocato Yoshito Nishioka per 6-3 6-4 in poco più di un’ora e venti di partita. Il mancino del Sol Levante miete così un’ulteriore vittima di prestigio, in questa sua strabiliante settimana sul cemento a stelle e strisce, estromettendo il n. 8 del ranking nel loro terzo confronto diretto dopo i due tenutisi in terra australiana: negli ottavi di Sydney 2019 vinse proprio il giapponese, mentre all’inizio della scorsa stagione il russo si rifece in ATP Cup.

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI WASHINGTON

 

Con la conquista della sua terza finale nel Tour maggiore, il 26enne di Tsu compirà un grande balzo in classifica ritornando nei primi 60 giocatori del mondo. Infatti nonostante adesso si trovi al n. 96 del ranking, l’attuale n. 2 di Giappone – ma che tra pochi giorni scavalcherà il connazionale Taro Daniel, mentre colui che rappresentato il tennis maschile asiatico negli ultimi decenni ha ripreso ad allenarsi – aveva già messo in mostra un livello decisamente interessante due stagioni fa, quando si spinse fino al n. 48 del mondo. In quella circostanza Yoshito fu veramente molto sfortunato, dato che la miglior fase della sua carriera venne interrotta bruscamente a causa della pandemia da COVID 19, e nel momento in cui il circuito riprese il suo abituale svolgimento non è più riuscito a ripetere quelle prestazioni, condizionato pesantemente anche da tanti problemi di carattere fisico.

Almeno sino a prima di questi sette giorni sul veloce della capitale americana, dove pare aver riallacciato il filo interrotto due anni orsono. A rendere ancor più eccezionale il percorso svolto dal nipponico, è la qualità degli avversari battuti nel corso del torneo: aveva infatti già messo in fila in un paio di occasioni quattro vittorie a livello ATP, mai però vi era riuscito eliminando avversari Top 40. Nishioka ha infatti fatto fuori nei primi turni, due tra i giocatori più in palla di questa parte di stagione, i freschi finalisti di Atlanta De Minaur e Brooksby, per poi superare l’ex n. 8 Khachanov con un doppio tie-break. Un cammino assolutamente di primissimo livello, con la ciliegina dell’affermazione su Rublev, che rappresenta per il n. 96 la terza vittoria su quattro semifinali disputate in carriera: in precedenza sconfitti Verdasco a Shenzen nel 2018 e Humbert a Delray Beach nel 2020.

Non rispetta invece la sua fame di “Re dei 500” Andrey, che nonostante sia soltanto il secondo giocatore ad aver vinto in stagione due titoli consecutivi (a Marsiglia e nel ‘500’ di Dubai) ha perso le ultime due semifinali disputate, recentemente abbattuto nettamente da Baez a Bastad. Dunque si frantuma il sogno del sesto titolo di questa categoria per l’ex n. 5 ATP, che fra l’altro aveva perso l’unica semifinale in tornei ‘500’ proprio a Washington nel 2019. Sicuramente un percorso positivo quello del n. 1 del tabellone, con anche poche energie consumate, ma come è accaduto in Svezia giunti alle fasi conclusive della settimana i pochi match nelle gambe si sono fatti sentire.

IL MATCH – Nishioka è bravissimo a salvare una palla break in apertura, concessa facendosi rimontare dal 40-15 ma riuscendo alla fine ad uscire indenne dopo 12 punti giocati. Questo break evitato nel primo game del match, è propedeutico a garantire l’allungo nipponico nel quarto gioco. Uno strappo controllato sino al termine del parziale. Nel secondo, questa volta il mancino asiatico non può evitare lo strappo immediato in favore del russo. Ma Andrey spreca tutto concedendo il contro-break immediato. A questo punto i servizi si fanno sempre più traballanti: tre break di fila dal settimo all’ottavo game, ma l’ultimo e decisivo è a marca giapponese. I dati maggiormente divisivi tra i due tennisti, che hanno dunque delineato il differenziale sono stati le palle break salvate e i punti in risposta sulla seconda: rispettivamente 60% per Yoshito contro il 20% del russo, 69% contro il 48%.

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI WASHINGTON

N. Kyrgios b. M. Ymer 7-6(4) 6-3

Tre anni fa era stato De Minaur ad interrompere la corsa di Rublev in questo torneo, l’australiano avrebbe poi lasciato strada spianata al connazionale Nick Kyrgios. Ebbene al finalista di Wimbledon, un torneo in bacheca manca proprio dal successo maturato al William H.G. FitzGerald Tennis Center nel 2019. Grazie infatti all’affermazione contro lo svedese Miakel Ymer per 7-6(4) 6-3 in 1h36, questa sera attorno alle 20:30 proverà a centrare il successo nella capitale USA cercando di ritrovare quelle sensazioni vissute dopo le meravigliose partite contro Tsitsipas e Medvedev, che gli regalarono il sesto e – finora – ultimo titolo della carriera. Anche la settimana di tennis del Citi Open, ci sta restituendo la convinzione che questa possa essere davvero la stagione della svolta del 27enne di Canberra.

Un’inversione di marcia, che possa donare agli amanti di questo sport nella parte conclusiva dei suoi anni da atleta, non solo il sempre apprezzabile spettacolo pirotecnico e balistico derivante dall’immenso talento del giocatore originario della Malesia ma anche risultati di rilievo nei tornei più importanti. Dopo averlo ammirato già tonico da un punto di vista fisico durante il Sunshine Double, Nick ha sprigionato tutto sé stesso sui prati londinesi. Ma ciò che sorprende maggiormente e che si distacca profondamente dal passato, è la tenuta mentale accompagnata da una concentrazione continuamente mantenuta al massimo. Infatti pur mostrando costantemente quell’aria di leggerezza, il cambio rispetto a qualche tempo fa per Kyrgios è da riscontrare nel focus che mette su ogni singolo quindici. Altrimenti non sarebbe stato in grado di cancellare 5 match point nei quarti contro Tiafoe, e di vincere 5 delle 7 partite che ha disputato in stagione al set decisivo – 2/3. Un 2022, dove con il successo odierno eguaglia il numero di vittorie ottenute nel 2018 (26), con la differenza che nell’arco di quei 12 mesi ne perse 14, mentre quest’anno ne ha lasciate per strada esattamente la metà.

Finisce così l’ottima cavalcata del minore dei fratellini scandinavi, che dopo essere riuscito pochi giorni fa dalla Top 100, è virtualmente di nuovo tra i primi 70. La prima semifinale in un ‘500’ non poteva giungere in un momento migliore per il tennista di origini etiopi, poiché non avendo difeso i punti dei quarti del 2021 a Gstaad e Kitzbuhel, questo gruzzoletto è puro ossigeno oltre che conferirgli tanta fiducia in vista della finale da difendere a Winston Salem. A dimostrazione dell’imprevedibilità del risultato raggiunto da Mikael, ci si può limitare a sottolineare che prima di questa settimana; l’ultima vota che aveva superato il primo turno di un torneo era stata addirittura nel mese di febbraio sul veloce indoor di Montpeller, anche in quella circostanza si spinse fino alla semifinale perdendo da Zverev.

IL MATCH – Nel primo set 0 palle break concesse, e quindi inevitabilmente si giunge al tie-break: dopo uno scambio di mini-break, Nick mette la freccia nel nono punto del gioco decisivo. Anche la seconda frazione è dominata dai servizi, con il n. 63 ATP che piazza la zampata finale nell’ottavo game per poi chiudere senza problemi. Un’altra prestazione dirompente in battuta per il nativo di Canberra: 10 ace, 71% di prime in campo, 77% di trasformazione e 79% di punti vinti con la seconda (15/19).

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI WASHINGTON

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