Pillole dal Roland Garros, giorno per giorno tutte le news dello Slam di Parigi

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Pillole dal Roland Garros, giorno per giorno tutte le news dello Slam di Parigi

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TENNIS ROLAND GARROS – Laura Guidobaldi, Antonio Garofalo, Alberto Giorni, Roberto Salerno e Davide Zirone, nostri inviati a Parigi assieme ad Ubaldo Scanagatta, vi raccontano giorno per giorno tutte le curiosità dello Slam parigino.

Giovedì 29 maggio:

UNA TERRAZZA CON VISTA SUGLI ITALIANI – A metà pomeriggio, Andreas Seppi e Sara Errani giocavano su due campi attigui, il numero 2 e il numero 3. Salendo su una scalinata che porta all’entrata, si accede a un corridoio sopraelevato dal quale è possibile vedere entrambi i campi contemporaneamente. Si formava così una piccola folla di persone che, a ogni pausa, si spostava verso il campo dove il gioco era in corso: una vera e propria “diretta tennis” sugli italiani. Piccolo particolare: in quella posizione non si poteva stare perché è il corridoio dedicato al passaggio dei fotografi. Gli steward per un po’ hanno tollerato gli “abusivi”, prima di invitarli con un certa decisione verso l’uscita. A.Gio.

 

CLERICI E LE PEN – Taylor Townsend ha appena eliminato la padrona di casa Alize Cornet, per la disperazione del popolo parigino. Urla di giubilo si levano in sala stampa, ma il commento da incorniciare è, al solito, quello dello Scriba: ” Vorrei proprio sapere cosa ne pensa la signora Marine Le Pen…”. Il suo Front National, non propriamente schierato sull’integrazione multietnica ha appena sbancato le elezioni europee in Francia, ma il tennis non si adegua al volere delle urne…A.G.

HAAS AL CAPOLINEA? – A 36 anni, Tommy Haas rischia di dover definitivamente appendere la racchetta al chiodo, per colpa, ancora una volta, della spalla destra che l’ha costretto ad abbandonare martedì contro Zopp. Alla Bild infatti ha dichiarato “Se sarò costretto ad operarmi di nuovo – per la terza volta dall’inizio della carriera, ndr – , la mia carriera finirà qui!” D.Z.

TOP 10 DEI VIP A ROLAND GARROS – Curioso trafiletto sull’Equipe, in cui viene stilata una classifica dei VIP più famosi presenti alla Porte d’Auteuil. Primo è l’immancabile ex-presidente americano Bill Clinton che, nel 2001, entrando ed uscendo in continuazione dalla tribuna presidenziale, deconcentrò André Agassi che perse il match valido per i quarti di finale, contro Sébastien Grosjean. In seconda posizione figura l’attore Jean-Paul Belmondo, mentre Leonardo Di Caprio, è solo nono. D.Z.

FEDERER GUADAGNA SENZA GIOCARE  – Sappiamo che Novak Djokovic ha voluto devolvere l’intero montepremi del Masters 1000 di Roma, tramite la propria fondazione, alle popolazioni dei Balcani colpiti dalle inondazioni. Roger Federer, invece, non ha bisogno di conquistare la Coupe des Mousquetaires per compiere un gesto simile. Infatti per festeggiare i 10 anni della Roger Federer Foundation, il Roland Garros ha deciso di donare 25€ per ogni ace registrato nei match maschili e femminili singolari. Per ora, sono 1.298 gli ace registrati per un totale di 32.450€ raccolti. La fondazione dello svizzero si occupa soprattuto della scolarizzazione dei bambini in Africa. D.Z.

IL TENNIS: UNA FONTE DI ENERGIA ALTERNATIVA – Come già anticipato nell’articolo pre-torneo, il Roland Garros da quest’anno ha siglato un accordo di sponsorizzazione con la GDF Suez, azienda energetica parigina che opera nel settore della produzione e distribuzione di energia elettrica, già main sponsor del torneo WTA che si disputa nella capitale francese. Fra le varie pubblicità, segnaliamo una particolarmente originale: è stato calcolato che in un match, in media, vengono colpiti 125 rovesci che equivalgono a ben 437,5 kWh. Dopo il gas, il nucleare, l’idroelettrico, il petrolio ecc. nel futuro, il tennis verrà utilizzato come fonte di energia rinnovabile?! D.Z.

Mercoledì 28 maggio:

FEDERER, RECORD STORICO – Roger Federer è il primo giocatore della storia a raggiungere le 60 vittorie in ciascuno dei quattro Slam: Australian Open 73, Roland Garros 60, Wimbledon 67, Us Open 67.

IL RECORD DI SERENA E LI NA – Non solo è la prima volta nella storia che i campioni degli Australian Open escono al primo turno del Roland Garros. Ma con la sconfitta di Li Na ieri e Serena Williams oggi, il Roland Garros 2014 verrà ricordato anche perché è la prima volta nella storia che le prime due teste di serie del tabellone principale escono prima del terzo turno.

I NUMERI DI SERENA AL ROLAND GARROS – Serena Williams, in programma oggi sul Suzanne Lenglen come 2° incontro, incontra la 20enne spagnola Garbine Muguruza, n. 35 del mondo. Ecco alcuni numeri sulla campionissima americana: Serena è alla sua 13esima partecipazione al Roland Garros, con 2 vittorie, nel 2002 e nel 2013; 1 finale e 5 quarti di finale. Ha perso una sola volta prima del 3° turno quando fu sconfitta da Virginie Razzano nel 2012. Nell’edizione del 2013 ha perso un totale di 29 game e in 7 partite ha ceduto un solo set con Svetlana Kuznetsova (L.G.)

 

Martedì 27 maggio:

ANNACONE HA UN PROBLEMA CON LA TECNOLOGIA – In conferenza stampa Sloane Stephens ha preso in giro il suo allenatore Paul Annacone, che a quanto pare non ci sa proprio fare con smartphone e affini: “Non sa quello che fa. Non sa attivare il Wi-Fi per cui in Australia ha dovuto pagare 2.000 dollari di bolletta perché stava sempre su Twitter. Stava connesso in roaming invece di collegarsi al wi-fi. C’era lui che postava le foto su Twitter e io che gli dicevo che non era proprio la cosa ideale“.

SHANGHAI, BYE BYE – Li, Peng, Zheng, Zhang. Non è una filastrocca, ma un bollettino di guerra: sono le quattro cinesi presenti in tabellone al Roland Garros e… subito eliminate al primo turno. Naturalmente l’eliminazione più clamorosa è quella di Na Li, che si è fatta sorprendere in tre set dalla Mladenovic: è un momento difficile per lei, che a Roma era stata eliminata ai quarti di finale da Sara Errani (anche in quell’occasione se aveva parlato di problemi di stomaco). E pensare che, solo tre anni fa, la bandiera cinese saliva sul pennone più alto del Philippe Chatrier e risuonavano le note dell’inno dopo il successo in finale della Li su Francesca Schiavone. Se oggi L’Equipe titolava “Stan-bye” dopo la sconfitta di Wawrinka, è proprio il caso di dire: Shanghai, bye-bye. A.Gio.

FUORI ALMAGRO E HAAS: CHI GIOCA AGLI OTTAVI CONTRO NADAL? – Fuori Almagro e fuori Haas, entrambi per ritiro. E quindi agli ottavi del Roland Garros ci sarà per forza di cose un debuttante. I candidati che possono approfittarne sono: Sock, Lokoli, Johnson, Lajovic e Zopp. Sock è già al secondo turno e aspetta il vincente di Lokoli-Johnson mentre l’altro secondo turno si giocherà tra Zopp e Lajovic. Lajovic ha battuto in tre rapidi set, a sorpresa, Federico Delbonis. Proprio quest’ultimo pareva il favorito naturale per esperienza, adattabilità sulla terra battuta e ranking (è numero 34 del mondo).
L’avversario teorico (e pratico, verrebbe da dire) negli ottavi di chi uscirà da questa parte di tabellone è Rafael Nadal che dunque non dovrebbe avere nessun problema fino ai quarti.

CAMILA GIORGI : NON SI VIVE DI SOLO TENNIS. C’È ANCHE… DISNEYLAND – Camila Giorgi racconta brevemente quali sono i suoi hobbies nel tempo libero, nonché di avere la passione per le opere di Walt Disney. “Ho vissuto a Parigi e mi è piaciuta molto; se dovessi tornarci sarebbe soprattutto per andare nuovamente a Disneyland. Mi piacciono molto le storie della Disney”. E quando è a Tirrenia, cosa fa nel tempo libero? “Se fa bel tempo, vado volentieri a passeggio per Firenze; se piove, mi piace andare al cinema”. (L.G.)

AL ROLAND GARROS IL TENNIS SI SPOSA CON LA MUSICA JAZZ – A Porte d’Auteuil non si gioca solo a tennis. Il Museo della Federazione Francese del Tennisaccoglierà, per il quarto anno consecutivo, una serie di 5 concerti di musica jazz. La manifestazione si terrà dal 27 al 31 maggio e sarà organizzata in collaborazione con il Sunset Jazz Club. I gruppi che si esibiranno sono Musica NudaMaliaCatherine Russell QuartetAnthony Strong Quintet, China Moses and André Manoukian. (L.G.)

Lunedì 26 maggio:

ADRIANO PANATTA QUANDO DISSE A SOLOMON. “TU COSì PICCOLO  E BRUTTO COME PENSI DI BATTERMI? – La rivista quotidiana che viene distribuita al Roland Garros oggi dedica un suo spazio anche ad Adriano Panatta – nella pagina dei ricordi che unisce Jim Courier vincitore qui nel ’91 e nel ’92, Mickael Pernfors finalista nel 1986 (“Il mio miglior ricordo il sostegno del pubblico che tifava per me contro Lendl”) e Jonas Bjorkman vittorioso nel doppio nel 2005 e nel 2006 –   e al ricordo della vittoriosa finale del campione romano nel 1976 contro Harold Solomon: “Il tennis alla mia epoca era meno “controllato” rispetto a oggi, Potevamo permetterci cose diverse. Io e Solomon dovevamo giocare la finale ed eravamo soli nel corridoio prima di scendere in campo. Per cercare di innervosirlo  l’ho avvicinato e gli ho chiesto più seriamente possibile : ‘Dimmi “Solo” ma come fai a pensare di vicnere questo match tu che sei così piccolo?’ Non l’ho detto in modo cattivo. dentro di me volevo soprattutto scherzare, ma è vero che lui era più basso di me di 15 centimetri. Non so se sono riuscito a deconcentrarlo, bisognerebbe chiederlo a lui, ma in ogni modo alla fine sono stato io a vincere!“. Di questa storia ho sentito e letto diverse ricostruzioni. Io ricordaco quella in cui Adriano e Solly si trovavano davanti allo specchio negli spoglliatoi e Adriano disse sì quella frase, ma con l’aggiunta di un “piccolo sorcio” che non so se è stata davvero pronunciata. Un fatto è certo: Adriano ha vinto un solo Slam, ma non solo gli italiani ma anche i francesi non l’hanno dimenticato.

BILANCIO AZZURRO NEGATIVO PER ORA E PAREGGIO IMPOSSIBILE – Sei sconfitte e 2 vittorie per ora. nella migliore delle ipotesi, ma davvero la migliore, chiuderemo il primo tunro con 7 sconfitte e 6 vittorie. Meno male che ci sono i due fidanzati a tenerci su. Pennetta 62 62 all’austriaca Mayr n.74 e Fognini 64 64 61 al tedesco Beck, n.125. E’ vero che erano ampiamente favoriti, però i match bisogna sempre vincerli. E dopo Starace, Volandri e Schiavone che avevano perso ieri, hanno perso oggi la Knapp che pure era avanti 27 posti davanti alla Barthel, 52 contro 79, Lorenzi n.89 contro Bautista Agut e infine anche Roberta Vinci, n.18 contro la Prmentier n.147 e alla sua decima sconfitta al primo turno in quest’anno fin qui disgraziato. Un anno fa qui la Vinci aveva battuto la Foretz, la Voskoboeva e poi la Cetkovska, prima d arredersi allo strapotere di Serena Williams (61 63) negli ottavi. perderà quindi un bel po’ di punti e di posizioni dopo aver sfiorato la top-ten in più occasioni nel 2013. Mi sa che sarà un sogno irrealizzabile, ormai. Mi auguro di sbagliarmi. Questo martedì giocano il derby Bolelli e Arnaboldi, quindi almeno a 3 vittorie ci arriviamoanche se le sconfitte diventeranno sette e non potremo pareggiare, ma anche Sara Errani contro la Keys dovrebbe vincere e portarci a quattro. A 6 vittorie arriveremmo se la Giorgi battesse la Jovanovski, cosa possibile, e se Seppi superasse Santiago Giraldo, cosa assai più complicata, anche se qui a Parigi ricordo una prestazione eccellente di Andreas contro Djokovic.

“CONGRATULAZIONI!” MAHUT: “VERAMENTE HO PERSO” – Incredibile gaffe da parte di un collega durante la conferenza stampa di Nicolas Mahut, ignaro della sconfitta in quattro set patita dal francese contro Mikhail Kukushkin.

Q. Congratulazioni.
NICOLAS MAHUT: Congratulazioni? Ho perso.

Q. Hai perso? Okay. Allora cosa è successo là fuori?
NICOLAS MAHUT: Sei serio? Hai visto la partita?

Q. No, non l’ho vista. Mi è stato detto che hai vinto. Scusami.
NICOLAS MAHUT: Domande in francese, per piacere.

L’AUTISTA POCO SCIOVINISTA – Lunedì difficile a Parigi con la pioggia che costringe i giocatori a parecchi “stop and go”. E’ sempre più imprescindibile un tetto che copra almeno il Philippe Chatrier e la conferma arriva “sul campo” dall’autista della navetta che ci porta al Roland Garros: un servizio molto utile (e gratuito) che può essere sfruttato non solo dagli addetti ai lavori, ma anche dagli spettatori. “C’est incroyable!”, continua a ripetere l’autista, grande appassionato di tennis, durante il breve tragitto. “Non è possibile che il più grande torneo del mondo sulla terra battuta non abbia almeno un campo coperto da un tetto. L’Australian Open ne ha più di uno e anche Wimbledon, dove la tradizione è sacra, ha provveduto. Noi cosa aspettiamo?”. Difficile dargli torto. Mentre stiamo per scendere e gli accenniamo che, nel progetto di allargamento del Roland Garros è prevista la costruzione del tetto sul Philippe Chatrier entro il 2018, ci saluta con sarcasmo: “Tra una decina d’anni forse sarà finito…”. A.Gio.

MARTIN KLIZAN TOP PLAYER – Protagonista di giornata per aver eliminato a sorpresa il giapponese Kei Nishikori, vincitore a Barcellona ma reduce dal forfait a Roma per i problemi alla schiena che l’hanno costretto al ritiro in finale con Nadal a Madrid, Martin Klizan si è autoincensato al termine del match: “Penso che il mio gioco sia buono e posso arrivare in alto in classifica. Penso anche di poter essere un top player in futuro”.

ANDY MURRAY SEMPRE CON IVAN LENDL MA AL TELEFONO – Lo scozzese che ha vinto Wimbledon cerca un coach ma non lo trova. Ma non trovandolo si affida al vecchio Ivan. Lo sente per telefono, mentre Ivan si allena per giocare i tornei del circuito senior.

DJOKOVIC E IL RACCATTAPALLE – Visto che il tempo non concede molto a Novak Djokovic non è rimasto che affidarsi alle innate doti da showman. Durante l’interruzione per pioggia il serbo ha diviso la panchina con un raccattapalle e ha pure brindato con lui scatenando l’applauso del Philippe Chatrier. Djokovic, mentre teneva l’ombrello per entrambi, ha chiesto al ballboy se gioca a tennis e per quale tennista tifa e la risposta deve averlo preso in contropiede: “Non te lo posso dire“.

 

IL SALUTO DI JUAN MARTIN DEL POTRO – Juan Martin Del Potro fermo da due mesi per una nuova operazione al polso, questa volta sinistro, ha voluto salutare i suoi fan parigini tramite Facebook dando loro appuntamento al prossimo anno. “Fa male non essere al Roland Garros ma, come sapete, non posso essere lì quest’anno trovandomi nella prima fase della riabilitazione dopo l’intervento al polso. Ho grandi ricordi del torneo, specialmente di quando ho giocato la semifinale contro Roger nel 2009. Un grande abbraccio ai tifosi, in particolare agli argentini che sono venuti a sostenermi da Parigi o dalle città vicine. Ci vediamo il prossimo anno.” SP

QUANDO PIOVE E QUANDO NON PIOVE – Se dovessimo mettere sul sito ogni cambiamento del meteo non finiremmo mai. Il consiglio che diamo ai lettori è di seguirci sul Twitter di Ubitennis per avere aggiornamenti in tempo reale.

I SONDAGGI DELL’EQUIPE – Ogni giorno, da qualche giorno, l’Equipe pubblica dei sondaggi per attivare l’interazione con i lettori. Eccone alcuni cui potrebbero rispondere qui anche i lettori di Ubitennis:

  1. Djokovic vincerà finalmente il torneo di Parigi? Il 70 per cento dei lettori dell’Equipe ha risposto sì. Voi come la pensate?
  2. Nadal perderò prima della finale? Il 70% ha risposto no? E voi?
  3. Ci sarà un rappresentante della nouvella vague in semifinale? l’80% ha risposto no.
  4. Wawrinka farà più strada di Federer? I lettori si sono divisi al 50%
  5. Ci sarà un francese nei quarti? Anche qui il 50%.
  6. Questo sondaggio è di Ubitennis: ci sarà un italiano fra uomini e donne nei quarti?
  7. Ci sarà un italiano nella seconda settimana del Roland Garros?

MONTANES, CHE SFORTUNA! – E’ il veterano spagnolo Albert Montanes, al suo 50esimo Slam in carriera – 13esimo Roland Garros -, il primo giocatore costretto al ritiro in questi French Open: sul 3-1 De Schepper nel corso del primo set, Montanes s’è storto una caviglia alzando bandiera bianca. SP

NADAL E IL LENGLEN – Ha fatto rumore la notizia del debutto del numero uno, 8 volte vincitore, nonchè campione uscente del Roland Garros, sul Suzanne Lenglen. Gli organizzatori hanno però, espresso le loro ragioni al riguardo, tentando di smorzare le polemiche: “Innanzitutto, per garantire un equilibrio tra i due campi principali, Djokovic e Nadal non avrebbero potuto giocare sullo stesso campo. Inoltre oggi si celebra la giornata dei presidenti (dei club di tennis in Francia) sul Lenglen e vogliamo offrire un grande spettacolo, con tanti francesi e un grosso nome” . Questa la loro duplice motivazione. Danilo Princiotto

VOLANDRI UNO STRANO RECORDMAN – Filippo Volandri ha perso 17 volte consecutive al primo turno in un torneo dello Slam. Io mi chiedo: ma questo è un record? Per tanti giocatori è durissimo ruscire a mantenere la classifica mondiale per restare fra i 104 tennisti più forti del mondo ed entrare in tabellone agli Slam, senza mai far punti negli Slam. Filippo Volandri è, a suo modo, un eccezione e forse un recordman. L’ultima volta che aveva passato il primo torneo fu il Roland garros 2007 quando arrivò agli ottavi di finale e, purtroppo, mancò una straordinaria opportunità per andare oltre perchè doveva affrontare Acasuso, non un campionissimo. Ma si rasò male i calli di una mano, e non riuscì a tenere più la racchetta in mano. Filippo Voladri ha eguagliato il record di Juan Antonio Marin, giocatore di passaporto costaricense. Perse anche lui al primo turno 17 volte non consecutive, così come non consecutive sono anche quelle di Volandri. Ub.Sca.

PIOVE A PARIGI – Giornata piovosa oggi nella Ville Lumière. Da stamattina, una pioggia sottile ma costante cade sulla capitale francese. I match al Roland Garros quindi per ora sono sospesi. E, per il resto della settimana, le previsioni annunciano ancora perturbazioni e precipitazioni.

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Focus

Rivoluzione francese: il Roland Garros si giocherà con i tifosi. Stadi pieni al 50-60%

La vendita dei biglietti partirà tra qualche giorno, il 9 luglio. Obbligo di mascherina e nuove linee guida per il distanziamento sociale, ma gli stadi saranno pieni a metà

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Rafa Nadal - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

La federtennis francese, capeggiata dal presidente Bernard Giudicelli, fa sul serio. Il Roland Garros 2020 in programma dal 21 settembre all’11 ottobre si giocherà a porte aperte e l’intenzione è riempire gli spalti per più di metà della capienza, tra il 50 e il 60%. Chiaramente questa strategia dovrà superare la prova del tempo, e lo Slam parigino sta scommettendo sul fatto che la pandemia non vivrà alcuna fase di recrudescenza e dunque i protocolli sanitari non verranno ulteriormente inaspriti.

La vendita dei nuovi biglietti – ricordiamo che circa due mesi fa il Roland Garros ha avviato le pratiche per il rimborso completo dei ticket venduti per le date primaverili – partirà dal 9 luglio, con priorità per membri e soci dei circoli ‘affiliati’ alla FFT (federazione tennis francese). La vendita libera comincerà invece il 16 luglio.

Il comunicato diffuso dall’organizzazione del Roland Garros specifica che la situazione può ancora mutare, ma delinea il best case scenario sulla base delle informazioni attualmente disponibili. I biglietti venduti per i tre campi principali (Philippe-Chatrier, Suzanne-Lenglen e Simonne-Mathieu) saranno rigidamente suddivisi per giorno, campo e settore – e l’esatto seggiolino di ogni spettatore verrà comunicato a metà settembre. Questo perché gli organizzatori intendono mettere in vendita un’altra tranche di biglietti a inizio settembre, se le cose continueranno a migliorare.

Applicando agli stadi di Port d’Auteuil gli stessi criteri che hanno consentito la riapertura al pubblico di cinema e teatri, i tifosi all’interno di ogni impianto non dovranno mai superare il 50-60% della capienza totale. Su ogni fila, un posto verrà lasciato libero a dividere ogni gruppo di acquirenti, mai più numeroso di quattro unità. Se per qualche motivo la situazione sanitaria dovesse peggiorare e nuove linee guida più severe dovessero essere imposte, impedendo l’accesso ad alcune delle persone che hanno acquistato il biglietto, il Roland Garros si impegna a rimborsare tutti i tagliandi che non potranno essere utilizzati.

Tra le raccomandazioni del torneo – in realtà sembra proprio che si tratterà di un obbligo – c’è quella di indossare sempre la mascherina nei pressi degli stadi. Gli spazi tra un campo e l’altro, e le possibilità di spostarsi, verranno ad ogni modo ridefiniti sulla base delle linee guida delle autorità sanitarie.

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Focus

In memoria del vecchio campo n.1 del Roland Garros

O anche ‘Bullring’, come veniva chiamato per la sua configurazione circolare, simile a un’arena. Ora demolito, è stato teatro dell’esordio di Nadal e di altre partite storiche

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Un mese fa, lunedì 1 Giugno, il giornalista del New York Times Christopher Clarey ha condiviso tramite il suo account Twitter una foto del cantiere in corso nell’impianto del Roland Garros: sotto un cielo senza nuvole e al cospetto del nuovo Chatrier si vedono gli operai che hanno ricominciato a lavorare dopo la pausa imposta dalla pandemia. Fino a qualche mese fa sulla distesa di terra in primo piano sorgeva l’iconico Campo N. 1, il cosiddetto Bullring.

Nel grande progetto di rinnovamento del parco in cui si svolge lo Slam parigino vi è la creazione di una grande area verde da cui, durante le due settimane di torneo, si potranno vedere le partite su un maxi schermo installato sul Philippe-Chatrier. Durante tutto il resto dell’anno la zona rimarrà aperto al pubblico come estensione del giardino delle serre d’Auteuil.

 

Amatissimo dagli spettatori del Roland Garros, il Bullring deve il suo nome alla particolare configurazione circolare che lo faceva somigliare a una arena per corride piuttosto che a un campo da tennis e la vicinanza del pubblico al terreno di gioco creava un’atmosfera da Cinco de la tarde, all’opposto dell’eleganza chic degli altri due palcoscenici del Suzanne-Lenglen e del Philippe-Chatrier. 

L’idea bizzarra di costruire un contenitore circolare per un campo rettangolare si deve all’architetto Jean Lovera, che curiosamente ebbe un passato da tennista di alto livello: raggiunse il secondo turno dell’Open di Francia nell’edizione del 1974 e ancora oggi dirige il suo studio a Grenoble continuando a disegnare palazzetti e campi da tennis. Il Bullring venne inaugurato nel 1980 alla presenza di Jean Borotra (uno dei quattro Moschettieri del Tennis francese) e fu concepito come un “Centrale bis”, forte dei suoi 4.300 posti (poi diminuiti a 3.800). Venne poi superato nel 1994 dall’arrivo del Suzanne-Lenglen, che ha una capacità di circa 10mila spettatori.

Proprio perché era diventato il terzo campo nella gerarchia del torneo (l’anno scorso addirittura il quarto con l’inaugurazione del Simonne-Mathieu), vi andavano in scena molti match considerati non “di cartello” che tuttavia sono poi entrati nella storia del torneo, e in 39 anni di servizio non sono mancati i colpi di scena. Per esempio un certo Rafael Nadal ha tenuto qui il suo battesimo a Parigi nel Maggio 2005, prima di diventare Re due settimane più tardi, alla sua prima partecipazione allo Slam. L’americana Chris Evert, sette volte campionessa, invece vi giocò l’ultima partita al Roland Garros nel 1988, perdendo al terzo turno dalla Sanchez Vicario. 

Sempre su questo campo nel 1997 un giovane brasiliano, Gustavo Kuerten, fece scalpore eliminando Thomas Muster al terzo turno e conquistando successivamente la prima delle sue tre Coppe dei Moschettieri. E come non ricordare la volta in cui Marat Safin si abbassò i pantaloncini al termine di uno scambio forsennato e memorabile durante una maratona combattuta su due giorni (6-4, 2-6, 6-2, 6-7, 11-9). Il pubblico se la rise di gusto, l’arbitro meno, tanto che lo sanzionò.

A far perdurare la memoria di questo mitico campo, oltre alle immagini e ai ricordi di Christopher Clarey e di noi tutti, restano oggi una serie di oggetti realizzati con materiali di riciclo derivati dalla sua demolizione: sedie, borse e portafogli fatti con i teloni pubblicitari e clessidre riempite di terra rossa. Tutta la collezione è andata esaurita in 24 ore e il ricavato di circa 30.000 euro è stato devoluto alla fondazione Fête le Mur, patrocinata da Yannick Noah.

Pietro Tovaglieri

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Personaggi

I re del Roland Garros: Federer e quel riscatto color mattone

L’ultimo dei nostri re è Roger Federer, capace di trionfare sul rosso di Parigi nel 2009. Anche grazie al vichingo di Tibro

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Con questo articolo, si conclude la nostra raccolta dedicata ai re e alle regine del Roland Garros.


Secondo un manuale apocrifo in tema di tattica, sul quaranta pari sarebbe buona creanza colpire sodo ampiamente all’interno delle righe, tanto per sortire dalla faccenda con fare più da lepre che non da segugio. Ma, come dice l’adagio, non è sempre oro colato! Così, fedele al suggerimento, Robin Soderling sembrò tradire una certa sorpresa quando un arrischiato slice a uscire l’aveva spinto nei dintorni del pubblico laterale prima di essere chiamato all’angolo opposto per riparare a un maledetto diagonale che se ne infischiava delle buone creanze. Una volta sulla palla, aveva organizzato un passante di rovescio senza troppe pretese lasciando che il satanasso oltre la rete castigasse il tiraccio con una volée vincente di diritto.

Una manovra che aveva portato il punteggio sulla punta dell’iceberg per via di un match point che valeva il Roland Garros 2009. Un punto risolutore che di lì a poco si sarebbe consumato nel fragoroso silenzio dello Chatrier tramite il rito secolare del servizio. Una… due… tre, per otto volte il manto rosso più famoso al mondo restituiva la palla a una mano sinistra nervosa ma non troppo. La stessa che subito dopo si era mossa all’insù liberando la sfera nel cielo sovrastante mentre la destra, armata di racchetta, andava a colpire con violenza destinazione il diritto dello svedese. Per uno strano influsso astrale, quel colpo, che lungo tutto il torneo aveva fatto sfracelli, non era in grado di predisporre una qualsivoglia replica spedendo malamente l’oggetto gommoso tra le ingloriose maglie della rete.

Un batter di ciglia, e l’esplosione del pubblico deflagrava frattanto che un tremante Roger Federer, piegato sulle ginocchia, liberava – nel bel mezzo del grande centrale – un urlo degno di Munch, rivelato soltanto da un marcato labiale che lasciava il sonoro al frastuono generale. Un’apoteosi che rapiva lo svizzero verso uno stato di beata sospensione, uno di quegli spazi eterei in cui il presente si espande all’infinito e il tempo non ha più valore. Una bolla nella quale un Federer lacrimante andava sprigionando sensazioni a briglia sciolta in un misto a mezza via tra gioia e orgoglio. Tutt’intorno l’infinità di volti non oscillava più da un lato all’altro al ritmo degli scambi, ma di colpo si posava su di lui indagando in quegli occhi un semestre alle spalle volato via tra una finale in Australia e qualche semi racimolata qua e là a Doha, Miami e Indian Wells. Un periodo che aveva fatto guardare a lui quasi come a un giocatore in forte crisi.

Dal lato opposto, Soderling muoveva lentamente un primo passo verso la stretta di mano, mentre, il vincitore, ancora estraneo a tutto, si attardava sulle immagini della sua campagna sulle sabbie rosse della vecchia Europa. Dall’uscita con Wawrinka al secondo turno di Montecarlo alla semifinale persa a Roma contro un Djokovic non era accaduto nulla di esaltante! Poi c’erano stati i 674 metri che dal livello del mare conducono a Madrid e la palla, come per incanto, aveva ripreso a viaggiare. In una Caja Magica semi-assolata li aveva messi tutti in fila riservandosi, nel match clou, la gratificazione di un duplice 6-4 rifilato a un frastornato Nadal. In un impulso di ritrovato amor proprio aveva fatto sfoggio di spiccate qualità adattive coniugandole alla grande voglia di riscatto maturata in cinque sconfitte di fila patite dall’iberico.

 
Federer e Nadal dopo la finale di Madrid 2009

Ginocchi a terra e volto tra le mani, ora carpiva l’attimo per vagare tra le tappe di quei Campionati di Francia iniziati con i presagi di ostinati bookmaker che, a dispetto della fresca performance madrilena, assegnavano a Nadal un 70% di vittoria contro un misero 15% a lui riservato.

Un Roland Garros nel quale tutti inseguivano qualcosa: il maiorchino guardava al quinto trionfo consecutivo sulla terra di Francia e al sorpasso di Bjorn Borg fermo a quattro; Djokovic bramava un’attesa consacrazione dopo aver tenuto lo spagnolo sul crinale della semi a Madrid con tre match point tutti annullati ma letti con fiducia: “Mi manca poco” andava dicendo ai giornalisti, “… e posso batterlo proprio qui a Parigi”. Anche Murray, forte dei risultati a Indian Wells e Miami sentiva di poter dire la sua su una superficie diversa dal cemento. Tra sé e sé, Federer scorreva l’inebriante sogno di quel 14° Slam da vivere in compagnia di Pete Sampras. Infine c’erano i sogni dei tanti passati per il botteghino, migliaia di appassionati che avrebbero fatto carte false pur di veder replicata la finale delle ultime tre edizioni. 

E pensiero dietro pensiero, si era lasciato andare ai fotogrammi di quel viaggio appena giunto in porto. In un caldo parigino di fine maggio, il turno d’esordio se n’era andato liscio come l’olio, mentre in quello successivo era incappato in due tie-break per domare un sorprendente Acasuso. Punto su punto era volato, quindi, agli ottavi per rischiare grosso contro un Haas particolarmente ispirato: due set sotto, era stato chiamato a salvare una palla break sul 3-4 del terzo con un diritto a sventaglio finito per spizzare la riga laterale. Fosse atterrata un unghia più in là, il tedesco avrebbe servito per il match e sarebbero stati guai. Nei quarti aveva respirato l’amore del pubblico sebbene oltre la rete ci fosse Gael Monfils, un gatto sornione da prendere comunque con le molle. “Parigi sembra avermi adottato” aveva detto subito dopo il match, “… e la gente vuole che io vinca questo torneo.

In effetti, in quel Roland Garros anche il destino sembrò invaghirsi di lui. Lo aveva fatto con segnali tangibili in arrivo da un irriducibile Kohlschreiber che troncava negli ottavi le velleità di Djokovic e da un potente Fernando Gonzales che nei quarti aveva fatto altrettanto con quelle nutrite da Murray. 

Un film nel quale, una volta in piedi, lo svizzero andava lentamente rievocando anche i tratti della terribile semifinale in cui era ricorso a geometrie inedite pur di evitare il diritto al tritolo di un Del Potro già sulla soglia del grande tennis. Due set a uno sotto, si era tirato fuori dalla buca destabilizzando il gigante di Tandill con smorzate di altissima fattura. L’aveva riportata per il rotto della cuffia chiudendo solo 6-4 al quinto.

Scorrevano i titoli di coda quando, infarinato di rossiccio, aveva mosso i primi passi verso l’uomo della provvidenza, quello che negli ottavi l’aveva fatta grossa fermando, a suon di randellate, nientemeno che Rafael Nadal! A Porte D’Auteuil, lo spagnolo non conosceva sconfitta: 29 vittorie su 29 incontri durante i quali aveva lasciato per strada la miseria di cinque set. Non bastasse, il confronto era stato segnato anche da uno smaccato appoggio rivolto dal pubblico al giovane svedese. Qualcosa che aveva stizzito il campione uscente: “Sono deluso”, avrebbe tuonato qualche giorno dopo da Manacor, “ho vinto quattro volte il torneo e l’altro giorno sono uscito dal campo senza lo straccio di un applauso. Anzi ho sentito pure qualche fischio. Accade solo in Francia”.

Chi l’avrebbe detto, deve aver pensato Federer deambulando senza fretta, che a interrompere il record di Rafa sarebbe stato un marcantonio di quasi due metri disceso dal freddo Gotaland, nel sud della Svezia, in un momento in cui il tennis da quelle parti navigava in completa bonaccia? Randellando il diritto come un vichingo con ascia in mano, l’omone di Tibro aveva spinto lo spagnolo alla difesa punendolo a tratti con incursioni a rete coronate da successo. L’avanzata del nordico si era infranta solo sui tre set della finale appena andata in onda, durante i quali i colpi di Federer avevano sprizzato il peso della sapienza e dei record macinati. Troppo, anche per un outsider con i fiocchi che tornava sotto i riflettori dopo un periodo luci e ombre.

Robin Soderling

Ora era lì, poggiato a una rete di metà campo in attesa che il vincitore coprisse i metri mancanti al saluto di rito. Quel Federer dagli occhi lucidi che aveva messo ordine nel paradiso del tennis divenendo l’alfiere, insieme a Sampras, di 14 major sfoggiati in bacheca. “Sei il più forte della storia”, dirà lo scandinavo durante la stretta di mano, “… meriti il titolo”. Tornato in sé, Roger Federer ignorava quanto la vittoria parigina fosse infarcita di record bislacchi amati dai pennaioli accaniti di statistica. Di certo sapeva quanto quel Roland Garros 2009 fosse una quadratura mentale più che tecnica, una risposta alle tre finali perse e un segnale univoco a chi in quel semestre, l’aveva spacciato quasi per un ex. Per lui, avvezzo al verde in Church Road, la gioia più grande passava, quella volta, per un riscatto color mattone consumato sulle faticose sabbie in Bois de Boulogne.

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