Roma, Roland Garros e Madrid: quel che Binaghi non ha capito

Editoriali del Direttore

Roma, Roland Garros e Madrid: quel che Binaghi non ha capito

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TENNIS ROLAND GARROS – Federer che scende in campo la prima domenica, Djokovic e Nadal (sul secondo campo…) al lunedì. L’abisso che separa gli Slam dai Master 1000 Atp. La miopia di un dirigente impreparato.

Le foto della prima giornata

Le pillole dal Roland Garros

 

Fabrizio Fanucci: “Purtroppo Starace non è mai stato in partita”

Fanucci: “Filippo Volandri ha giocato bene, ma Querrey avrà fatto 30 aces e sempre sulle pallebreak”

Papà Tomljanovic: “Per Chris Evert, Alja è come una figlia” (prima parte)

(seconda parte)

Che abbiano perso tre italiani su tre in questa domenica d’avvio del Roland Garros 2014 non è una gran sorpresa. Dovrebbe andar meglio nella seconda giornata con altri 6 italiani in campo dei 13 approdati in tabellone (4 dalle qualificazioni).

Non era probabile che Starace riuscisse a battere il russo Tursunov, né che Volandri – che pure ha lottato ai limiti delle proprie possibilità – vincesse contro l’americano Querrey.

Ho visto pochissimi punti dei loro match. Invece mi interessava vedere in che condizioni versasse Francesca Schiavone e anche che caratteristiche avesse la sua avversaria, la croata Ajla Tomljanovic di cui avevo sentito parlare piuttosto bene e sapevo essere una pupilla di Chris Evert, una campionessa che non difetta in miopia.

La bella ragazzona croata, 180 cm d’altezza e un fisico possente, è nata a Zagabria ma da ormai 8 anni residente in Florida. Il padre, Ratko, è un ex campione europeo di pallamano (handball) con la squadra di Zagabria e nazionale olimpico con la Jugoslavia. Mi ha bene impressionato anche se Francesca Schiavone a fine conferenza stampa mi ha detto: “Sulla terra battuta non è ancora fortissima, io non riuscivo ad aprirmi gli angoli oggi, non servivo bene, soprattutto dal 3-1 in poi…“.

A me però questa ragazza di soli 21 anni è sembrata piuttosto interessante. I colpi li ha tutti, servizio compreso anche se ha fatto 6 doppi falli, il rovescio bimane è il colpo più naturale “e il dritto lo ha molto rafforzato, ha potenza ed è capace di giocare un po’ tutti i colpi” dice papà Ratko accanto al quale ho visto la fine del primo set e tutto il secondo set della partita vinta da sua figlia. Abbiamo presto familiarizzato anche perché lui conosce bene Mladen Toncic, oggi funzionario della federtennis croata, e a suo tempo mio compagno di doppio quando giocammo insieme per l’Università di Tulsa in Oklahoma.

Non ho voglia di fare il suo coach, già fare da padre è impegnativo…il suo coach sarebbe David Taylor, l’ex di Samantha Stosur, ma qui non poteva venire e allora sto qua io…Io credo di averla potuta aiutare, da ex sportivo, per certi aspetti…Oltre a quelli economici, grazie alla pallamano avevo da parte qualcosa…ma a tennis gioca meglio mia moglie…e quanto alla vita privata di mia figlia ha 21 anni e si gestisce come meglio crede, non so nemmeno se ha un ragazzo… Però era talmente determinata a diventare una tennista professionista che quando 8 anni fa andammo dagli Evert, riflettemmo per una settimana e poi decidemmo di trasferirci tutti in Florida…”

“Io avevo un bel lavoro, ero dirigente di una società tedesca nel settore del caffè, ma decisi di lasciare tutto perché mi pareva che le speranze di mia figlia meritassero di essere sostenute“.

Nell’audio in inglese sentirete altre cose che ha detto, ma direi che mi ha fatto un’ottima impressione. Persona intelligente, supercivile, un padre di quelli che vorrei incontrare spesso e non incontro quasi mai.

Di questa ragazza credo risentiremo parlare. Magari, come dice Francesca, più per i risultati su campi in cemento che su questi in terra rossa. Però, anche se non l’ho quasi mai vista a rete, mi è sembrata tennista abbastanza completa. Ha fatto anche qualche approccio con rovesci con il taglio sotto la palla piuttosto interessanti. Ed è in grado di usare il chop anche con il dritto. Anche lei, come suo padre, mi è sembrata molto serena, ben educata, in gamba. L’ho incontrata a fine partita e dopo in conferenza stampa. Ragazza tranquilla, determinata senza tanti grilli in testa.

Per quanto riguarda il resto della prima giornata nessuna sorpresa di rilievo direi. Federer che vince in tre set, Tsonga idem, le due Williams in due.

Tengo a sottolineare ancora una volta che qui il Roland Garros è in grado di programmare Roger Federer – e tutti gli altri che ho appena accennato – sul campo centrale alla domenica d’inizio del torneo, senza che lo svizzero si permetta di protestare, e che questo lunedì Rafa Nadal, campione di 8 Roland Garros – e favorito n.1 per il nono titolo più di Djokovic a sentir lo stesso Federer – giocherà sul campo Suzanne Lenglen. Il campo n. 2. Anche Djokovic e Sharapova giocano già lunedì.

Quando a Roma ho segnalato al presidente della Federtennis Binaghi (che aveva appena rivolto un appello all’Atp per ottenere dall’associazione giocatori dieci giorni per il torneo romano) che era molto meno difficile ottenere che Roma e Cincinnati – i soli due master 1000 back to back – potessero avere un tabellone a 64 giocatori in modo da poter mettere in campo anche alcuni big al lunedì o al martedì, il presidente ha risposto con l’abituale superficialità di chi non conosce né i problemi concreti né come stanno le cose.

Lui si è limitato ad affermare l’ovvio, e cioè che i giocatori importanti e di nome, vorrebbero giocare sempre meno partite. Vero, ma è anche vero che non sono certo due partite in più l’anno (o forse una sola!) a poter costituire un vero problema, perché per quanto l’Atp sia abbastanza succube dei big che fanno cassetta e che trascinano l’intero business, l’associazione giocatori non può non capire davvero l’importanza di sostenere anche economicamente i suoi Master 1000 per farli crescere sempre più anziché veder aumentare giorno dopo giorno il gap con gli Slam.

Al di là dell’appello a mio avviso donchisciottesco per ottenere dall’Atp tre settimane è invece molto più difficile, complicato e improduttivo cancellare una settimana di tornei Atp e Wta. Se Madrid e Roma conquistassero 3 settimane per i loro due tornei è chiaro che ciò diventerebbe inevitabile. I big potrebbero forse anche essere contenti. Ma tutti gli altri giocatori? Quelli che perdono al primo turno a Madrid e devono restarsene 10-11-12 giorni ad aspettare di poter giocare a Roma standosene sulle spese in Europa (se sono americani, australiani, sudafricani, indiani eccetera)? Senza poter guadagnare né punti né soldi? Per loro ogni torneo soppresso è una jattura. Può essere che l’Atp per cinque, sei giocatori che vogliono giocare una o due partite di meno l’anno, voglia sacrificare un centinaio di giocatori che possono prendere parte a 3 tornei?

Inoltre quali sarebbero i tornei a farne le spese? Barcellona? Oppure Monaco, Estoril, Bucarest, sempre tornei che hanno una certa tradizione e valenza. In Portogallo non c’è altro che l’Estoril, torneo per uomini e donne. Cancellare il tennis dal Portogallo per far piacere a Roma e Madrid? Oppure cancellare una città come la ricchissima Monaco in Germania? Non sarebbe una cosa intelligente. Bucarest, poi, ha già sofferto di non pochi spostamenti. Se appartiene a Tiriac magari è più facile da…sopprimere, ma vi parrebbe giusto e praticabile?

L’accenno di cattivo gusto di Binaghi al fatto che “voglio vedere che succederà in Spagna il giorno che non c’è più Nadal!” lo si può comodamente trasferire anche all’Italia delle ragazze vincenti.

Tiriac, che certo avrà sorriso nel sentire l’accenno di Binaghi al fatto che a Madrid poca gente assisteva al torneo femminile – nel contesto di un appello all’Atp, l’accenno ad una situazione che riguarda semmai la Wta è parso abbastanza curioso, per non dire fuori tema – potrebbe replicare facilmente infatti: “Voglio proprio vedere quanta gente andrà a seguire il tennis femminile a Roma il giorno che non ci saranno più Errani, Schiavone, Pennetta e Vinci…vi ricordate com’era deserto il Foro per il torneo femminile quando non era misto, non era ancora combined e le ragazze italiane non avevano ottenuto i risultati di questi ultimi anni?

Da quanto ci è stato ammannito per giorni a Roma sembra quasi che il successo di pubblico al Foro Italico per i match femminili sia dovuto principalmente all’esistenza del canale federale Supertennis più che ai risultati delle ragazze che sono da tre anni a ridosso delle top-ten nel ranking Wta.

Abbiamo registrato contatti eccezionali per il match di ieri di Sara Errani…” gongolava Binaghi a Roma. Certo che sì, ma per Jankovic-Ivanovic, che pure è un gran bel vedere sotto svariati punti di vista, sarebbe stata la stessa cosa? Io ne dubito, figurarsi per altri primi e secondi turni. Oh, ma vi ricordate il deserto al Foro Italico per il torneo femminile fino alle semifinali quando le nostre donne perdevano tutte ai primi turni?

Continuo a ritenere che siano gli exploit di giocatrici alle cui affermazioni purtroppo la Fit ha contribuito ben poco – Errani, Pennetta, Giorgi e domani, visto che si parla tanto dei successi junior dovuti…agli investimenti dei genitori, magari pure Quinzi – a far da traino ad un movimento e certo anche con il supporto di Supertennis che ce li fa vedere più di quanto li vedremmo.

Ma provate a mandare in onda tennisti e tenniste italiane scarse e vedremo se Supertennis farà il miracolo di attrarre nuovi fans e stimolare i giovani ad avvicinarsi al tennis. È per questo che la prima assoluta priorità di una federtennis dovrebbe essere quella di tirar su qualche nuovo giocatore, di investire 5 milioni lì e 2 nella tv, non viceversa. Ci si potrà arrivare se i dirigenti saranno capaci, prima o poi, di fare un minimo di autocritica.

Di capire cioè che qualcosa va cambiato anziché farsi peana celebrativi pro domo sua, se da Tirrenia non è uscito in 10 anni un straccio di giocatore, o giocatrice. Se uno junior come Quinzi cerca dappertutto fuorché in Italia un coach come si deve. Se i tre soli coach di livello internazionale che abbiamo prodotto, Piatti, Pistolesi e Castellani, si guardano bene dall’allenare giocatori italiani per non aver rapporti con la FIT.

Insomma…qualcosa di diverso va studiato e fatto, anche se purtroppo il resto della stampa nazionale ha cessato di stimolare la Fit a impegnarsi in questa direzione.

Invece, dato atto a FIT e Coni Servizi che sul torneo di Roma si stanno facendo confortanti progressi sotto vari aspetti, bisogna avere l’umiltà di capire che altri progressi vanno fatti in altri direzioni e che non si può soltanto tentare di far credere alla gente, all’opinione pubblica, che Supertennis è la panacea di tutto, che il fatto che la Tv aumenti gli ascolti (ma non il reddito pubblicitario fin qui) sia la chiave di volta per affermare il boom del tennis.

Insomma vedremo che cosa il nuovo presidente Atp, Kermode, farà. Ma, ribadisco, se lo scopo è far sì che quattro dei otto giocatori teste di serie possano cominciare a giocare a Roma (e a Cincinnati) due o tre giorni prima, è talmente più semplice riportare quei due tabelloni di Madrid e Cincinnati con cui Roma dovrebbe allearsi per fare lobby a 64 giocatori (anche se Indian Wells e Miami che hanno già 10 giorni ciascuno, più Madrid, Canadian Open, Shanghai, restassero con i tabelloni a 56 giocatori, e Paris Bercy a 48), che fare appelli tramite stampa all’Atp e implorare dieci giorni di torneo per Roma.

Oltretutto i primi 8 del mondo a maggio non sono necessariamente i primi 8 anche ad agosto, quando si gioca l’altro solo torneo che potrebbe pretendere un tabellone a 64 giocatori invece di 56, e cioè Cincinnati. Ciò significa che potrebbero essere richiesto soltanto a 5 giocatori di giocare due partite in più l’anno, e ad altri 6 (quelli che mancano per fare 8 teste di serie nei due tornei d Roma e Cincinnati) di farne uno in più. E che sarà mai?

Lo diceva da anni Rino Tommasi, lo dico io. Quindi per principio la FIT penserà che siamo noi a sbagliare. Piuttosto che darmi ragione preferiscono autoincensarsi e continuare a sbagliare.

Certo è che non è tramite la stampa e gli accorati appelli che si può sperare di ottenere qualcosa dall’Atp, ma semmai tramite ben congegnate operazioni di lobby. Va tenuto presente che mentre un tabellone può essere modificato dalla sola Atp, il calendario internazionale ha implicazioni che riguardano anche la Wta: Roma non è nemmeno un premier mandatory, nel circuito femminile. E’ un premier 5, a differenza di Madrid. Anche la Wta non vorrà perdere una settimana del suo circuito per venire incontro agli appelli di Binaghi all’Atp.

Scusate, ma possibile che nessuno – anche dei miei colleghi – abbia colto questi aspetti? E’ vero che la FIT ha ormai stretto legami commerciali con le principali testate giornalistiche italiane, però insomma ogni tanto qualcuno potrebbe sollevare anche qualche dubbio, rivolgere qualche domanda un pochino accurata al nostro beneamato presidente, quando dice tutte le cose che ha detto in conferenza stampa senza che nessuno osasse contraddirlo o quantomeno aprire un minimo di dibattito e confronto.

Poiché non ho mai avuto intenzione di fare politica e il dirigente federale, forse qualcuno potrebbe pensare che io abbia qualche ragione, anche fra i colleghi. Invece mi pare d’essere una voce nel deserto. Mah…

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Australian Open

Fabio Fognini che cosa pensi di fare da grande? Berrettini e Sinner sono da semifinale?

Sognare costa poco, ma dando retta al ranking, Berrettini è il primo candidato a un posto in semifinale così come Sonego lo è per i quarti…contro Matteo. E Sinner, dopo il forfait di Ruud, lo è per i quarti: contro Tsitsipas?

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Dal record di partecipazione, 10 azzurri nel tabellone maschile, si passa al record degli eliminati al primo turno, sette su dieci, ma direi che il record che conta è il primo e non il secondo che è più una boutade.

E poi dopo aver visto il sorteggio direi che era tutto abbastanza prevedibile. Berrettini, Sinner e Sonego sono i nostri migliori giocatori, tutti e tre compresi fra le teste di serie, n.7, n.11 e n.25 ed è normale che abbiano superato il primo turno. Il solo ad aver perso un set è stato Berrettini che incontrava in Nakashima il giocatore più forte, il solo compreso fra i primi 100, e dopo aver perso ill primo set ha rischiato forte di cederne un altro perché non stava neppure bene, ma ha dimostrato anche in questa occasione una solidità di nervi non comune per venir fuori da una situazione preoccupante. Prima di dire che cosa mi aspetto dai nostri 3 tenori – vabbè, non è una definizione originale, ma mica potevo chiamarli Fab 3 – mi pare si debba spendere qualche commento su Fabio Fognini.

La sconfitta che fa più male forse è la sua. Anche perché è stata nettissima e contro un giocatore, Griekspoor, che anni fa lui avrebbe ridicolizzato. Invece Fabio ha raccolto 9 miseri game in tre set in un’oretta e tre quarti di tennis da dimenticare. La metà del suo avversario.

 

Non intendo assolutamente infierire nei confronti di Fabio. Mi aspetto che qualche maligno pensi che non si aspettasse altro che di farlo, visti i rapporti spesso polemici tenuti da Fognini nei confronti miei, di Ubitennis e dei suoi collaboratori, però mi pare che Fabio da un bel po’ non sia più lui.

a 35 anni è difficile tornare ad essere quello che si era se non si ha – o quantomeno si mostra di non avere – più neppure grande fiducia nelle proprie possibilità. E forse neppure la voglia di continuare a giocare. Tanto Murray appare irriducibile, tanto Fabio pare sconsolato, sfiduciato, quasi rassegnato.

Figurarsi se mi permetto di dargli consigli. Anche perché lui farebbe certamente il contrario di quel che io gli consigliassi. Ma giocare senza pensare di poter vincere non ha molto senso. Sono abbastanza sicuro che a lui non piaccia viaggiare, lasciando Flavia e tre bambini a Arma di Taggia, o anche in Spagna, per fare figure che non avrebbe mai fatto.

C’è il doppio, meno male, e l’amicizia con Bolelli che può essere uno stimolo a continuare. Qualche risultato, abbiamo visto, lì arriva ancora se non si affrontano i più forti della specialità come quelli che non gli hanno dato scampo in Davis a Torino, e questo lo può tenere su di morale.

Del resto tanti tennisti che non si sentivano di lasciare da un momento all’altro il tennis, l’agonismo, il circuito, gli amici frequentati per anni (nel caso di Fabio quasi una ventina d’anni fra carriera junior e adulta), si sono rifugiati nel doppio e hanno continuato a giocare e anche a guadagnare dei bei soldini fino a 40 anni e oltre.

Ovviamente quello dei soldi per Fabio è l’ultimo dei problemi, beato lui.

Fra moglie e marito – senza mettere il dito – i Fognini hanno guadagnato 30 milioni di dollari (lordi) di soli premi ufficiali.  Quanto da  sponsor, esibizioni, gettoni di presenza in Davis e Fed Cup non ho idea. E mica sono l’agente delle tasse. Ma la coppia Fognini potrà mantenere serenamente i 3 figli e i figli dei figli, forse anche i pronipoti.

Fabio è stato il miglior tennista che abbiamo avuto dal tramonto di Panatta e&. Miglior come talento puro dei tre migliori tennisti italiani di oggi, quei tre tenori che abbiamo visto essere ancora in gara a Melbourne.

Sono contento per lui che proprio poco prima che l’anagrafe e qualche problema fisico gli facessero pagare dazio, Fabio si sia tolto la soddisfazione di entrare finalmente fra i top-ten (n. 9 il 15 luglio– dopo essere stato n. 13 del mondo per un breve periodo nell’estate di 9 anni fa: chiuse l’anno a n.16) e di vincere un Masters 1000 a Montecarlo 2019. A febbraio perderà la seconda metà di quei 1000 punti congelati da allora e il suo ranking peggiorerà notevolmente.

Con Montecarlo ha vinto 9 tornei, ma purtroppo negli Slam non ha raggiunto grandissimi traguardi, un solo quarto di finale a Parigi 2011 quando battè annullando caterve di matchpoint Montanes negli ottavi ma facendosi così male da non poter disputare i quarti contro Djokovic.

Si fosse programmato meglio sarebbe probabilmente riuscito a qualificarsi una volta per un Masters che invece ha solo sfiorato.

Gli sono mancati dei centimetri per servire meglio, in tempi in cui i più forti tennisti oggi sono quasi tutti più vicini ai 2 metri che al metro e 90, ma forse ancora di più una testa per uno sport che è durissimo proprio per gli aspetti psicologici che comporta.

Non avendo mai avuto la continuità dei Fab Four, quelli sì veri fenomeni e stiamo constatando anche in questi giorni di cosa sia capace Andy Murray, i 35 anni di Fognini pesano di più, sono quasi come i 40 di un Federer. Nadal e Djokovic, vaccino a parte, reggono ancora alla grande, ma da Fognini ormai non credo ci si possa più aspettare vittorie in qualche torneo che conta. Qualche exploit magari ancora sì, perché di talento ne ha da vendere e quindi qualche bella giornata gli potrà anche capitare. Ma tre di fila non credo proprio. Il mio non vuole assolutamente essere un De Profundis, perché una partita ben giocata da Fognini varrà sempre il prezzo del biglietto, ma quante di queste partite riuscirà ancora a giocare? Cosa vuoi fare da grande caro Fabio? Ai posteri…  

E sempre posteri saranno anche quelli che vedranno a che punto del ranking mondiale sarà capace di issarsi Lorenzoo Musetti.

Speravo proprio che Lorenzo ce la facesse contro de Minaur e invece dopo un illusorio primo set, vinto in rimonta come avrete constatato dalla nostra cronaca e dalla sua intervista , è purtroppo sceso di intensità, ha perso sempre più campo. Tuttavia, anche se era certamente dispiaciuto, non credo possa avere troppi rimpianti.

De Minaur, classe 1999, fra meno di un mese compierà 23 anni. Ha cioè 3 anni più di Lorenzo (che è nato nel marzo 2002) e a quest’età tre anni di differenza sono un abisso.

Ho fiducia che fra tre anni Lorenzo sarà un altro giocatore.

Questa, come le altre sconfitte degli altri 6 azzurri eliminati ci stavano tutte. E salvo Travaglia che ha lottato parecchio, fino ai crampi, con Bautista Agut, e ha almeno vinto un set quando avrebbe potuto vincerne anche due –nel primo ha servito per il set ma ha perso il game a 15 – tutti gli altri hanno perso 3 set a zero. Dominati.

Ho scritto questo editoriale quando i “tre tenori” dovevano scendere in campo e spero di non portare loro male se dico che in teoria potrebbero arrivare tutti e tre nei quarti.

Se ciò accadesse, visto che per centrare quel traguardo Sonego e Berrettini, i gemelli diversi, si troverebbero l’un contro l’altro armati, avremmo la certezza di uno di loro due in semifinale. Roba da stropicciargli gli occhi, perché a seguito del ritiro di Ruud testa di serie n.8 nel settore di Sinner, Jannik è rimasto come il miglior classificato lì.

Quindi Sinner è il maggior candidato a raggiungere i quarti, proprio come Berrettini, ma senza avere sul suo cammino tennisti del calibro di Alcaraz e Korda che invece Matteo potrebbe dover affrontare. Per carità, il Braveheart Murray che ha vinto al quinto con Basilashvili e che a fine anno scorso  battè proprio Sinner non sarà certo avversario arrendevole, ma secondo me Sinner è più solido di Basilashvili…sebbene quando c’è da chiudere un set con il servizio a disposizione tende un po’ troppo spesso a irrigidirsi e a perderlo.

Forse sarebbe stato meglio per lui incontrare  Murray subito, già al secondo turno, perché lo scozzese sarebbe ancora stanco per la battaglia del primo turno, dopo la finale di domenica scorsa. Invece dovrà giocare contro il giapponese Taro Daniel e probabilmente avrà modo di recuperare.

C’è anche de Minaur nel settore di Sinner, ma Sinner oggi come oggi è ben più forte di Musetti. E De Minaur è comunque un tennista con limiti ben definiti.

Sinner giocherà da favorito i prossimi 3 match con Johnson, Murray e de Minaur. Se li vince eccolo nei quarti, probabilmente contro Tsitsipas, il n.4 del seeding e il più abbordabile rispetto a Medvedev, Zverev e secondo me anche rispetto a Nadal (che è n.6).

Sinner ha battuto a Tsitsipas a Roma, dove ci ha anche perso. E per quanto con il greco abbia perso 2 volte su 3 potrebbe – se arrivassero entrambi a scontrarsi – il traguardo della semifinale non sarebbe un traguardo impossibile.

Ben più difficile sarebbe l’eventuale semifinale con Medvedev, nonostante il matchpoint avuto a Torino…quando però il russo un momento sbadigliava (o si fingeva disinteressato) e un altro momento faceva numeri e recuperi da prestigiatore.

Lo so che mi sono spinto troppo in là, nemmeno io fossi parente del Mago Ubaldo, però se ho detto del tutto illogiche fatemelo pure presente. Non mi offendo. E non ho scritto che due italiani giocheranno due semifinali eh. Diciamo che, sebbene io guardi soprattutto a Berrettini contro Alcaraz con grandissima preoccupazione, quasi maggiore di quella che proverei alla vigilia di un Sonego-Monfils – ma attenzione già stanotte a Otte perchè a New York mi impressionò e non sarà facile domarlo, batte molto bene – magari sotto sotto ci spero. Voi no?

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Australian Open

Chi dei gemelli diversi, Berrettini e Sonego, ha più chances di centrare gli ottavi?

Strapiombo Kenin, delusione Gauff, dispiacere Jabeur. Febbrile attesa Brit per Murray contro… chiunque e per Raducanu-Stephens

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A un boomerang dall’Australia risponde un boomerang dalla Francia. Novak Djokovic dovrà decidere cosa farà da grande. Cioè a 35 anni. Il pensionato coerente con le sue libere opinioni? Il tennista professionista che rispetta tutte le stesse regole che rispettano i suoi colleghi? Molte alte strade non le vedo. Salvo che il COVID ci faccia la grazie di scomparire dalla terra con la stessa rapidità con cui si affacciato in Cina e poi nel resto del mondo.

Ma su quest’ultima ipotesi perfino coloro che accusano di ipocondria coloro che contano tristemente i 5 milioni e 500.000 morti disseminati nel globo dal Covid, sembrano poco ottimisti, pur tenendosi attaccati quasi morbosamente _ e per questo morbo davvero non pare ci sia vaccino che funzioni – alle proprie convinzioni NoVax.

Il caso Djokovic ha tenuto banco per tutto questo fine2021-inizio2022, e penso che ci terrà compagnia ancora per qualche mese, ci piaccia o no. E certamente ancora l’anno prossimo a gennaio quando si capirà se a) Djokovic vorrebbe giocare il prossimo Open d’Australia mettendo una pietra sopra a quanto successo quest’anno, b) se le autorità australiane gli apriranno uno spiraglio per evitargli i tre anni di semaforo rosso al Paese.

 

Io mi auguro entrambe le cose, a scanso di equivoci.

Ma siccome oggi volevo parlare di tennis e in fondo nella prima giornata dell’open d’Australia non è poi successo granchè, eviterò di asfissiarvi con un editoriale troppo lungo.

Cominciamo da sciovinisti. Gli italiani. Ce n’erano 8 in gara, hanno vinto in 5. Le due sconfitte, Fognini con Griekspor, Caruso con Kecmanovic per me non sono sorprese. Per quella della Paolini con la Ruse, assai peggio classificata della nostra, preferisco non pronunciarmi perché non conosco abbastanza la tennista rumena. So che ha 24 anni e che ha avuto come best ranking il n.87, ma non ricordo di averla vista giocare abbastanza a lungo. Certo che il punteggio è netto. Come sono netti anche i due punteggi patiti da Fognini e Caruso (per l’appunto i due che lo scorso anno si presero a male parole).

E le cinque vittorie? Mi sono svegliato stamattina, erano le 8 e mezzo, con una grande apprensione. Ero andato a letto poco prima delle quattro del mattino, con Berrettini che aveva salvato diverse pallebreak ma non il primo set. Mentre di occasioni ne aveva avute pochissime con Nakashima, dal servizio con una motion simile a quella del grande Pete Sampras.

Grande sollievo quando stamani ho visto che Matteo aveva vinto in 4 set. Non ci avrei giurato, anche perché i commenti che si udivano indirizzati al suo angolo (leggi Santopadre) erano piuttosto negativi “Ehi ma questo non sbaglia mai! Ma che devo fare? Quante righe prende?” e così proseguendo. Bene che approda al secondo turno e bene anche trovarsi di fronte Kozlov piuttosto che Vesely il quale, con il servizio mancino che si ritrova, in giornata di vena contro Matteo che ha nella risposta il punto più debole, era meglio riuscire ad evitare. Penso che l’ostacolo vero sarà Alcaraz. E più Alcaraz che forse in ottavi Carreno Busta o Korda (che ha fatto fuori brutalmente Norrie, n.12, con Harris n.30, una delle due teste di serie eliminate on the first day. Lo spagnolino allievo di Juan Carlos Ferrero ha avuto il Covid ma lo si è visto allenarsi come un assatanato.

Sonego ha regolato con discreta tranquillità Querrey che per nostra fortuna non è più quello che eliminò Djokovic a Wimbledon e tanti altri giocatori in carriera. Lorenzo deve cercare di vendicare la sconfitta patita con l’ostico tedesco Otte a New York.

E’ notevole l’opportunità che ha di raggiungere gli ottavi, approfittando del vuoto lasciato dall’espulsione di Djokovic. Né Otte né il vincitore di Paul-Kecmanovic sono avversari scarsi…ma al terzo turno è difficile che possa capitare di meglio. Testa di serie n.25 Lorenzo è il miglior in classifica rispetto ai tre che ho citato. Qualcosa dovrebbe pur dire, anche se il ranking non è anche un ranking di specialità, cioè di superficie.

Voglio mettere alla prova i lettori – mi serve capire chi legge e chi “posta” commenti eh – chiedendo loro: secondo voi ha più chances di raggiungere gli ottavi Sonego oppure Berrettini? Son curioso di leggere come la pensiate.

Delle ragazze, anche se ho parlato con la mia vicina di casa Martina Trevisan subito dopo la sua vittoria sulla giapponese Hibino (sostituta dell’ultimo momento della cinese Zheng…sempre occhi a mandorla erano), non ho visto che Camila Giorgi con la nervosissima Potapova che ricordavo aver visto bambina tredicenne superpromettente al torneo junior pasquale di Firenze.. Talmente nervosa che dopo aver concesso pallabreak sul 4-5 e subito il set è scomparsa di scena nel secondo: 6-0. Di Camila …mi ha fatto piacere vedere che apparentemente non sta male. Il suo forfait ritiro nel torneo precedente mi aveva preoccupato. La Martincova non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile come (sulla carta) la Barty al terzo turno.

Non avendo viste le loro partite vi rimando alle cronache dei vittoriosi match della Trevisan (che ha però la Badosa al secondo) e della Bronzetti sulla Gracheva: bravissima Lucia, complimenti perché vincere all’esordio in uno Slam è sempre una piccola grande impresa. Ma anche lei ha l’ostacolo Barty e subito. Si toglierà la soddisfazione di giocare su un grande campo, con tanto pubblico. Quanti pagherebbero? Lei invece con i 154.000 dollari australiani del secondo turno, uscendo dalle qualificazioni, ha già fatto Bingo.

Chiusa la pagina azzurra, accennato all’exploit di Korda ai danni di Norrie (che non penso valga la classifica che ha), sarei stato curioso di guardare dal basso lo scontro fra Opelka e Anderson (2m,11cm contro 2m,03; solo Opelka-Isner avevano raggiunto altezze più elevate) vinto dal primo.

Mentre Nadal che perde solo 7 game con Giron conferma che Rafa, almeno a livello di tornei 250 ATP, sta benino. Non ha nemmeno troppo bisogno di sollecitare il piede malato.

Fra le donne è successo forse qualcosa più importante fuori dal campo, la Jabeur n.9 del seeding che si è ritirata – e davvero dispiace perché oltre a essere la tennista araba più forte di sempre è anche una ragazza deliziosa e che gioca un tennis piacevole come poche – anche se sul campo va registrata la sorprendente netta sconfitta di Coco Gauff  con una delle tante Wang Qiang  (la riconosco a fatica, ammetto, ma so che è la più forte delle omonime) e anche la nuova battuta d’arresto della Kenin, campionessa a Melbourne del 2020, con Madison Keys finalista US Open 2017.

La Kenin perde i 2000 punti che la classifica congelata le aveva lasciato in dotazione, scenderà intorno alla sessantesima posizione …me lo segnala la redazione più informata sulle vicende dei punti congelati che prima o poi dovremo riprendere a discutere perché sono quasi certo che ben poche ne conoscano, o ricordino, tutte le implicazioni e variabili.

Mi appresto stanotte a fare nuovamente le ore piccole. Abbiamo in campo i 6 azzurri del tabellone maschile che non abbiamo visto nella prima giornata.

De Minaur Musetti sarebbe il match più intrigante fra tutti, ma anche uno dei più duri, tranne che per il Travaglia-Bautista Agut e Mager-Rublev. Ma non è che con Cecchinato-Kohlschreiber e Seppi-Majchrzak  si possano fare nottate tranquille e senza caffè. Quanto a Sinner con Joao Sousa beh, non ci faccia scherzi. Se non vince lui allora davvero buona notte.

Se avessi dovuto pagare un biglietto per vedere qualche match della seconda giornata avrei scelto, oltre a Musetti-de Minaur, certamente Murray Basilashvili e Stephens-Raducanu. Si fosse giocato due set su tre anche il maschile avrei puntato su Murray. Tre su cinque forse il georgiano. Se si giocasse su un set su due…non mi perderei mai Kyrgios. Sapendo che già dal secondo set può succedere di tutto. Nel match di cartello femminile…se lo si fosse giocato su un campo periferico avrei avuto il dubbio che la Stephens potesse anche giocare un match distratto, come tanti dei suoi. Ma questo genere di match lei invece lo adora. E allora penso che vincerà. Anzi, lo pensa il Mago Ubaldo.

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Editoriali del Direttore

Caso Djokovic – Ha prevalso la ragion di Stato. E’ stata una scelta politica ma credo sia giusto così

Dalla vicenda escono male tutti, Craig Tiley in testa. Poi Djokovic e non per essere andato a Melbourne. Ma per come ci è andato. Male anche l’Australia. Bravi soltanto tutti i giudici

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Mi spiace che manchi il n.1 del mondo ad uno Slam. Non uno qualsiasi, soprattutto in Australia, dal momento che Novak Djokovic lo aveva vinto 9 volte e le ultime tre. Ma sono anche d’accordo con Rafa Nadal quando dice con buon senso e senza voler infierire su un Djokovic in disgrazia, “Nessun giocatore al mondo, è più importante di un evento”.

E mi pare il caso di ricordare qui che quando, in solidarietà allo jugoslavo Nikki Pilic squalificato dalla sua federazione per essersi rifiutato di giocare gratis in Coppa Davis, un’ottantina di tennisti boicottarono l’edizione di Wimbledon 1973 – vinta dal ceco Jan Kodes sul russo della Georgia Alex Metreveli (nei loro Paesi allora guai a scioperare!) – il chairman dell’All England Committe H.David disse: “The Championships are more important than any player” (non credo ci sia bisogno di tradurre).

E i Championships – gli inglesi chiamano così il torneo di Wimbledon come se nessun altro “campionato” potesse lontanamente pretendere di valere quanto quello dell’All England Lawn Tennis Club – nel ’73 batterono il record d’affluenza, dando più che ragione al loro Chairman.

 

A questo punto lasciatemi anche dire un bel “meno male!”… che finalmente torneremo a scrivere e parlare di tennis giocato dopo questa lunga saga che ha stressato particolarmente tutto Ubitennis per via del continuo affluire di notizie imprevedibili e contradditorie fra loro, ma anche delle migliaia di commenti che ci hanno sommerso, giorno dopo giorno. Talvolta abbiamo addirittura dovuto chiuderne l’accesso perché non ce la facevamo a moderarli tutti. E’ stato uno sforzo immane anche perché alcuni lettori hanno scritto papiri infiniti, mentre altri non si sono stancati di ripetere lo stesso concetto decine di volte, così come non hanno cessato di lanciarsi strali e “beccarsi” fra pro-Djokovic e anti-Djokovic, fra SìVax e NoVax.

 E queste ultime baruffe ci hanno messo sovente molto più in difficoltà all’atto di moderarli, perché implicavano spesso competenze da medici, da giuristi, perfino da statisti, quali certo non siamo.

Devo dire che non mi ha sorpreso affatto la conclusione della saga Djokovic. Chi mi aveva chiesto nei giorni scorsi un pronostico conosce la risposta che gli ho dato.

Era francamente contro ogni logica pensare che Djokovic potesse sfangarla  contro il Governo australiano dopo tutto quello che ha attraversato l’Australia, il Paese più rigido del mondo nell’affrontare la pandemia e anche il Paese dove le regole vengono applicate generalmente con un rigore tale che io mi sono permesso spesso in passato – anche per esserne stato vittima  in un’occasione – di considerarlo assolutamente esagerato.

Ci sono ragioni storiche che hanno dato origine a questa tendenza: i primi abitanti australiani “deportati” dall’Inghilterra non erano davvero persone che si potessero mandare in giro a briglia sciolte.

Pochi ricorderanno ormai l’editoriale che scrissi quando la saga Djokovic cominciò. Il titolo era (e sono dovuto andare a cercarlo in cima alla home page, sotto la voce di menu Editoriali): Il caso Djokovic: Sospettare è populismo? Mostrare equilibrio è pilatesco? Forse sono Ponzio Pilato.

Si scrivono tante cose, facendo questo mestiere, e non sempre si ricordano. Così ho voluto controllare se avessi scritto qualche bestialità. Può capitare.

Se vi va leggetelo oggi (rileggetelo?) anche voi. Non mi pare di dover fare sostanziali correzioni.

Allora Djokovic non aveva ancora compromesso la sua immagine col commettere tutta quella serie di comportamenti poco esemplari e certamente superficiali in epoca pandemica: mancati distanziamenti a volto scoperto, interviste da “positivo” nascondendo di esserlo ai colleghi dell’Equipe, nessun controllo sulla crocetta che barrava il “non ho effettuato alcun viaggio negli ultimi 14 giorni” prima del volo Marbella-Dubai-Melbourne.

A pagina 2 Djokovic tradito da Tiley

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