Roma, Roland Garros e Madrid: quel che Binaghi non ha capito

Editoriali del Direttore

Roma, Roland Garros e Madrid: quel che Binaghi non ha capito

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TENNIS ROLAND GARROS – Federer che scende in campo la prima domenica, Djokovic e Nadal (sul secondo campo…) al lunedì. L’abisso che separa gli Slam dai Master 1000 Atp. La miopia di un dirigente impreparato.

Le foto della prima giornata

Le pillole dal Roland Garros

 

Fabrizio Fanucci: “Purtroppo Starace non è mai stato in partita”

Fanucci: “Filippo Volandri ha giocato bene, ma Querrey avrà fatto 30 aces e sempre sulle pallebreak”

Papà Tomljanovic: “Per Chris Evert, Alja è come una figlia” (prima parte)

(seconda parte)

Che abbiano perso tre italiani su tre in questa domenica d’avvio del Roland Garros 2014 non è una gran sorpresa. Dovrebbe andar meglio nella seconda giornata con altri 6 italiani in campo dei 13 approdati in tabellone (4 dalle qualificazioni).

Non era probabile che Starace riuscisse a battere il russo Tursunov, né che Volandri – che pure ha lottato ai limiti delle proprie possibilità – vincesse contro l’americano Querrey.

Ho visto pochissimi punti dei loro match. Invece mi interessava vedere in che condizioni versasse Francesca Schiavone e anche che caratteristiche avesse la sua avversaria, la croata Ajla Tomljanovic di cui avevo sentito parlare piuttosto bene e sapevo essere una pupilla di Chris Evert, una campionessa che non difetta in miopia.

La bella ragazzona croata, 180 cm d’altezza e un fisico possente, è nata a Zagabria ma da ormai 8 anni residente in Florida. Il padre, Ratko, è un ex campione europeo di pallamano (handball) con la squadra di Zagabria e nazionale olimpico con la Jugoslavia. Mi ha bene impressionato anche se Francesca Schiavone a fine conferenza stampa mi ha detto: “Sulla terra battuta non è ancora fortissima, io non riuscivo ad aprirmi gli angoli oggi, non servivo bene, soprattutto dal 3-1 in poi…“.

A me però questa ragazza di soli 21 anni è sembrata piuttosto interessante. I colpi li ha tutti, servizio compreso anche se ha fatto 6 doppi falli, il rovescio bimane è il colpo più naturale “e il dritto lo ha molto rafforzato, ha potenza ed è capace di giocare un po’ tutti i colpi” dice papà Ratko accanto al quale ho visto la fine del primo set e tutto il secondo set della partita vinta da sua figlia. Abbiamo presto familiarizzato anche perché lui conosce bene Mladen Toncic, oggi funzionario della federtennis croata, e a suo tempo mio compagno di doppio quando giocammo insieme per l’Università di Tulsa in Oklahoma.

Non ho voglia di fare il suo coach, già fare da padre è impegnativo…il suo coach sarebbe David Taylor, l’ex di Samantha Stosur, ma qui non poteva venire e allora sto qua io…Io credo di averla potuta aiutare, da ex sportivo, per certi aspetti…Oltre a quelli economici, grazie alla pallamano avevo da parte qualcosa…ma a tennis gioca meglio mia moglie…e quanto alla vita privata di mia figlia ha 21 anni e si gestisce come meglio crede, non so nemmeno se ha un ragazzo… Però era talmente determinata a diventare una tennista professionista che quando 8 anni fa andammo dagli Evert, riflettemmo per una settimana e poi decidemmo di trasferirci tutti in Florida…”

“Io avevo un bel lavoro, ero dirigente di una società tedesca nel settore del caffè, ma decisi di lasciare tutto perché mi pareva che le speranze di mia figlia meritassero di essere sostenute“.

Nell’audio in inglese sentirete altre cose che ha detto, ma direi che mi ha fatto un’ottima impressione. Persona intelligente, supercivile, un padre di quelli che vorrei incontrare spesso e non incontro quasi mai.

Di questa ragazza credo risentiremo parlare. Magari, come dice Francesca, più per i risultati su campi in cemento che su questi in terra rossa. Però, anche se non l’ho quasi mai vista a rete, mi è sembrata tennista abbastanza completa. Ha fatto anche qualche approccio con rovesci con il taglio sotto la palla piuttosto interessanti. Ed è in grado di usare il chop anche con il dritto. Anche lei, come suo padre, mi è sembrata molto serena, ben educata, in gamba. L’ho incontrata a fine partita e dopo in conferenza stampa. Ragazza tranquilla, determinata senza tanti grilli in testa.

Per quanto riguarda il resto della prima giornata nessuna sorpresa di rilievo direi. Federer che vince in tre set, Tsonga idem, le due Williams in due.

Tengo a sottolineare ancora una volta che qui il Roland Garros è in grado di programmare Roger Federer – e tutti gli altri che ho appena accennato – sul campo centrale alla domenica d’inizio del torneo, senza che lo svizzero si permetta di protestare, e che questo lunedì Rafa Nadal, campione di 8 Roland Garros – e favorito n.1 per il nono titolo più di Djokovic a sentir lo stesso Federer – giocherà sul campo Suzanne Lenglen. Il campo n. 2. Anche Djokovic e Sharapova giocano già lunedì.

Quando a Roma ho segnalato al presidente della Federtennis Binaghi (che aveva appena rivolto un appello all’Atp per ottenere dall’associazione giocatori dieci giorni per il torneo romano) che era molto meno difficile ottenere che Roma e Cincinnati – i soli due master 1000 back to back – potessero avere un tabellone a 64 giocatori in modo da poter mettere in campo anche alcuni big al lunedì o al martedì, il presidente ha risposto con l’abituale superficialità di chi non conosce né i problemi concreti né come stanno le cose.

Lui si è limitato ad affermare l’ovvio, e cioè che i giocatori importanti e di nome, vorrebbero giocare sempre meno partite. Vero, ma è anche vero che non sono certo due partite in più l’anno (o forse una sola!) a poter costituire un vero problema, perché per quanto l’Atp sia abbastanza succube dei big che fanno cassetta e che trascinano l’intero business, l’associazione giocatori non può non capire davvero l’importanza di sostenere anche economicamente i suoi Master 1000 per farli crescere sempre più anziché veder aumentare giorno dopo giorno il gap con gli Slam.

Al di là dell’appello a mio avviso donchisciottesco per ottenere dall’Atp tre settimane è invece molto più difficile, complicato e improduttivo cancellare una settimana di tornei Atp e Wta. Se Madrid e Roma conquistassero 3 settimane per i loro due tornei è chiaro che ciò diventerebbe inevitabile. I big potrebbero forse anche essere contenti. Ma tutti gli altri giocatori? Quelli che perdono al primo turno a Madrid e devono restarsene 10-11-12 giorni ad aspettare di poter giocare a Roma standosene sulle spese in Europa (se sono americani, australiani, sudafricani, indiani eccetera)? Senza poter guadagnare né punti né soldi? Per loro ogni torneo soppresso è una jattura. Può essere che l’Atp per cinque, sei giocatori che vogliono giocare una o due partite di meno l’anno, voglia sacrificare un centinaio di giocatori che possono prendere parte a 3 tornei?

Inoltre quali sarebbero i tornei a farne le spese? Barcellona? Oppure Monaco, Estoril, Bucarest, sempre tornei che hanno una certa tradizione e valenza. In Portogallo non c’è altro che l’Estoril, torneo per uomini e donne. Cancellare il tennis dal Portogallo per far piacere a Roma e Madrid? Oppure cancellare una città come la ricchissima Monaco in Germania? Non sarebbe una cosa intelligente. Bucarest, poi, ha già sofferto di non pochi spostamenti. Se appartiene a Tiriac magari è più facile da…sopprimere, ma vi parrebbe giusto e praticabile?

L’accenno di cattivo gusto di Binaghi al fatto che “voglio vedere che succederà in Spagna il giorno che non c’è più Nadal!” lo si può comodamente trasferire anche all’Italia delle ragazze vincenti.

Tiriac, che certo avrà sorriso nel sentire l’accenno di Binaghi al fatto che a Madrid poca gente assisteva al torneo femminile – nel contesto di un appello all’Atp, l’accenno ad una situazione che riguarda semmai la Wta è parso abbastanza curioso, per non dire fuori tema – potrebbe replicare facilmente infatti: “Voglio proprio vedere quanta gente andrà a seguire il tennis femminile a Roma il giorno che non ci saranno più Errani, Schiavone, Pennetta e Vinci…vi ricordate com’era deserto il Foro per il torneo femminile quando non era misto, non era ancora combined e le ragazze italiane non avevano ottenuto i risultati di questi ultimi anni?

Da quanto ci è stato ammannito per giorni a Roma sembra quasi che il successo di pubblico al Foro Italico per i match femminili sia dovuto principalmente all’esistenza del canale federale Supertennis più che ai risultati delle ragazze che sono da tre anni a ridosso delle top-ten nel ranking Wta.

Abbiamo registrato contatti eccezionali per il match di ieri di Sara Errani…” gongolava Binaghi a Roma. Certo che sì, ma per Jankovic-Ivanovic, che pure è un gran bel vedere sotto svariati punti di vista, sarebbe stata la stessa cosa? Io ne dubito, figurarsi per altri primi e secondi turni. Oh, ma vi ricordate il deserto al Foro Italico per il torneo femminile fino alle semifinali quando le nostre donne perdevano tutte ai primi turni?

Continuo a ritenere che siano gli exploit di giocatrici alle cui affermazioni purtroppo la Fit ha contribuito ben poco – Errani, Pennetta, Giorgi e domani, visto che si parla tanto dei successi junior dovuti…agli investimenti dei genitori, magari pure Quinzi – a far da traino ad un movimento e certo anche con il supporto di Supertennis che ce li fa vedere più di quanto li vedremmo.

Ma provate a mandare in onda tennisti e tenniste italiane scarse e vedremo se Supertennis farà il miracolo di attrarre nuovi fans e stimolare i giovani ad avvicinarsi al tennis. È per questo che la prima assoluta priorità di una federtennis dovrebbe essere quella di tirar su qualche nuovo giocatore, di investire 5 milioni lì e 2 nella tv, non viceversa. Ci si potrà arrivare se i dirigenti saranno capaci, prima o poi, di fare un minimo di autocritica.

Di capire cioè che qualcosa va cambiato anziché farsi peana celebrativi pro domo sua, se da Tirrenia non è uscito in 10 anni un straccio di giocatore, o giocatrice. Se uno junior come Quinzi cerca dappertutto fuorché in Italia un coach come si deve. Se i tre soli coach di livello internazionale che abbiamo prodotto, Piatti, Pistolesi e Castellani, si guardano bene dall’allenare giocatori italiani per non aver rapporti con la FIT.

Insomma…qualcosa di diverso va studiato e fatto, anche se purtroppo il resto della stampa nazionale ha cessato di stimolare la Fit a impegnarsi in questa direzione.

Invece, dato atto a FIT e Coni Servizi che sul torneo di Roma si stanno facendo confortanti progressi sotto vari aspetti, bisogna avere l’umiltà di capire che altri progressi vanno fatti in altri direzioni e che non si può soltanto tentare di far credere alla gente, all’opinione pubblica, che Supertennis è la panacea di tutto, che il fatto che la Tv aumenti gli ascolti (ma non il reddito pubblicitario fin qui) sia la chiave di volta per affermare il boom del tennis.

Insomma vedremo che cosa il nuovo presidente Atp, Kermode, farà. Ma, ribadisco, se lo scopo è far sì che quattro dei otto giocatori teste di serie possano cominciare a giocare a Roma (e a Cincinnati) due o tre giorni prima, è talmente più semplice riportare quei due tabelloni di Madrid e Cincinnati con cui Roma dovrebbe allearsi per fare lobby a 64 giocatori (anche se Indian Wells e Miami che hanno già 10 giorni ciascuno, più Madrid, Canadian Open, Shanghai, restassero con i tabelloni a 56 giocatori, e Paris Bercy a 48), che fare appelli tramite stampa all’Atp e implorare dieci giorni di torneo per Roma.

Oltretutto i primi 8 del mondo a maggio non sono necessariamente i primi 8 anche ad agosto, quando si gioca l’altro solo torneo che potrebbe pretendere un tabellone a 64 giocatori invece di 56, e cioè Cincinnati. Ciò significa che potrebbero essere richiesto soltanto a 5 giocatori di giocare due partite in più l’anno, e ad altri 6 (quelli che mancano per fare 8 teste di serie nei due tornei d Roma e Cincinnati) di farne uno in più. E che sarà mai?

Lo diceva da anni Rino Tommasi, lo dico io. Quindi per principio la FIT penserà che siamo noi a sbagliare. Piuttosto che darmi ragione preferiscono autoincensarsi e continuare a sbagliare.

Certo è che non è tramite la stampa e gli accorati appelli che si può sperare di ottenere qualcosa dall’Atp, ma semmai tramite ben congegnate operazioni di lobby. Va tenuto presente che mentre un tabellone può essere modificato dalla sola Atp, il calendario internazionale ha implicazioni che riguardano anche la Wta: Roma non è nemmeno un premier mandatory, nel circuito femminile. E’ un premier 5, a differenza di Madrid. Anche la Wta non vorrà perdere una settimana del suo circuito per venire incontro agli appelli di Binaghi all’Atp.

Scusate, ma possibile che nessuno – anche dei miei colleghi – abbia colto questi aspetti? E’ vero che la FIT ha ormai stretto legami commerciali con le principali testate giornalistiche italiane, però insomma ogni tanto qualcuno potrebbe sollevare anche qualche dubbio, rivolgere qualche domanda un pochino accurata al nostro beneamato presidente, quando dice tutte le cose che ha detto in conferenza stampa senza che nessuno osasse contraddirlo o quantomeno aprire un minimo di dibattito e confronto.

Poiché non ho mai avuto intenzione di fare politica e il dirigente federale, forse qualcuno potrebbe pensare che io abbia qualche ragione, anche fra i colleghi. Invece mi pare d’essere una voce nel deserto. Mah…

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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