Triste Fognini, si smarrisce al quinto set (Clerici, Faggioni); Fognini e Seppi addio a Parigi, resta la Errani (Semeraro); Parigi amara: la solita occasione persa dal solito Fognini (Piccardi); Martello Errani, adieu Fognini. L'Italia double face del tennis (S.S.)

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Triste Fognini, si smarrisce al quinto set (Clerici, Faggioni); Fognini e Seppi addio a Parigi, resta la Errani (Semeraro); Parigi amara: la solita occasione persa dal solito Fognini (Piccardi); Martello Errani, adieu Fognini. L’Italia double face del tennis (S.S.)

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A cura di Davide Uccella

Triste Fognini, si smarrisce al quinto set (Gianni Clerici, La Repubblica, 01-06-2014)

Non ci fosse Fognini bisognerebbe inventarlo”, mi dice uno spettatore italiano, dopo che il nostro eroe si è trovato di fronte un avversario come Monfils, ai bordi dello svenimento e incrampato, e , dopo aver vinto un set, il quarto, contro simile fantasma, è stato visitato a sua volta da un crampo, e ha finito per perdere una partita che spettatori di indubbia neutralità ritenevano vinta.

 

“Se devo credere al povero Bobby Riggs ci son state vicende più sorprendenti”, rispondo, grato per la copia della Repubblica che sporge dallo zainetto del lettore. “La volta che il bizzarro campione d’Italia del 1942, Cecchino Romanoni, riusci a battere Riggs in un’esibizione argentina, preso da un irir provvisoraptus iniziò a bruciare la racchetta dell’avversario’. “Non vedo che cosa abbia a vedereconicrampi”, intervieneun altro passante italiano, un professionista come Giorgio di Palermo (ATP). “Ricordapiuttosto il tuo amico Gian Enrico Maggi, giudice arbitro di Coppa Davis a Copenhagen, che non sapeva più se squalificare il danese o l’avversario indiano, tutti e due inciampati e incapaci di muoversi”. Mi dico a questo punto che un vecchio reporter farebbe meglio a scordarsi del passato, e a riassumere la drammatica, o forse grottesca, vicenda. II match tra Fognini e Monfils era stato preceduto da un’altra vicenda di più di quattro ore, divise in due giorni, nel 2010, quando ancora i patrioti speravano che ii giovanotto nero della Guadalupe riucisse a sostituire Noah nei loro cuori biancorossoblu. L’aveva vinta il nostro bizzarro eroe, cos come altre tre delle cinque disputate. E, in prospettiva, mi pareva che un Fognini lievemente favorito, anche grazie al vantaggio di classifica, (14 c. 23) e all’integrité spesso compromessa dell’ avversario, potesse spingere le proprie speranze sino ai quarti e forse addirittura alla semifinale. II match di Fabio è trascorso come sempre al seguito di una visione della realtà tanto personale da apparire a volte incomprensibile, fitta di soliloqui, di mutamenti di umore, di scambi di occhiate, insomma diversa da quella di un attore per il quale il pubblico è un’indistinta presenza urnana.

Un primo set già vinto si complicava sino al quarto set point, il secondo smoriva per un’ assenza misteriosa per chi non sia uno psicologo, e, da quattro pari nel terzo, una simile autopunizione portava al quarto. A questo punto il francese, ben noto causa una serie di precedenti infortuni, pareva avviarsi all’infermeria, sinché Fabio lo seguiva sfortunatamente nella momentanea zoppia, offrendogli certo maggior incoraggiamento di un medico affaccendatissimo.

Rimane, alla seconda sett- mana di lusso, la sola Errani, che mi è parsa rigenerata dopo l’infortunio della finale romana. Ha giocato una partita delle sue, senza mai commettere mezzo errore gratuito, distanziando una robusta ragazzotta israelia na, un puro prodotto robotico di quanti ho indicati in un articolo di ieri, che ha incontrato qualche interesse, ed è stato piuttosto tradotto.

Fognini e Seppi addio a Parigi, resta la Errani (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport, 01-06-2014)

«Com’è Fabio? Be’ molta.. Fabio». Gael Mon-fils Fabio Fognini lo conosce molto bene, ci ha giocato mille volte fin da ragazzino («Mai un match tranquillo»), e gli vuole anche bene. Quattro anni proprio a Parigi, ma sul Centrale, ci perse un terzo turno leggendario diviso in due atti – pardon, due giorni – e finito 9-7 al quinto dopo che il francese si era trovato avanti due set e un break ma fradicio di crampi. Stavolta si è vendicato. Sempre in amicizia, s’intende. E sempre in cinque set, altalenanti, incarogniti, ma decisamente brutti (5-7 6-2 6-4 0-66-2) in 3 ore e 24 minuti di gioco. Per Fognini, oggi n. 15 Alp, è l’addio al sogno di entrare in tempi brevi nella Top Ten, e l’ultimo sigillo di una stagione sulla terra nata benissimo a Napoli, con la vittoria su Andy Murray in Coppa Davis, e poi lentamente naufragata fra lampi, giornate storte e mezzi infortuni in un lungo sentiero rosso delle occasioni perdute. Monfils ieri ha approfittato del suo “doctor Fogna della sua fragilità nervosa, e gli ha tirato la stangata.

LA PARTITA. Lo ha illuso, in un quarto set non giocato, passato a crollare la testa e a chiedere l’intervento del medico per farsi controllare la pressione, che anche questa volta al quinto set avrebbe vinto lui. Invece Fabio, che dopo aver strappato il primo set e ceduto il secondo, il terzo lo aveva prima smarrito, poi ritrovato, poi riperso con due palle-break sul 4-4, nel quinto è andato sotto, mentre Mon-fils rinasceva come Lazzaro. Il pubblico del “Suzanne Lenglen” ululava, stregata da Gael l’Uomo Volante, dall’istrione delle banlieu, annusava l’impresa dell’ex Top Ten ora n. 28 che alla vigilia il torneo ha rischiato di non giocarlo per infortunio. E Fabio, in una delle sue giornate opache, sciroccate, si è sciolto. Nel primo set Carlos Bernardes, il giudice di sedia che vive in Italia e che lo ha anche in simpatia, non si era potuto esimere dall’affibbiargli un warning per un “puta” gridato troppo forte. Sul 2-0 40-15 è scattato il penalty point per una racchetta lanciata e brutalizzata Tre a zero Monfils. Fognini è risalito fino al 3-2, poi ha incassato altri due break il match lo ha chiuso spedendo l’ennesimo dritto in corridoio. «Ma da Parigi esco a testa alta», ha detto ripetendo nervosamente il copione poco credibile di chi “ci mette la faccia’ «È stato un match lottato, ho acuto le mie chance, ma sono andato in dritto con il tilt e non ho servito bene. Monfils antisportivo? Siamo amici, ma sapevo che poteva farlo. In campo ognuno fa tutto quello che può per vincere».

BILANCIO. II suo bilan o alla fine è di 81 errori gratuiti nel match e sei delusioni sull’amata terra Iniziate a Montecarlo, con il match degli insulti al padre nel match perso con Tsonga, continuate con l’infortunio e il ritiro al primo turno di Barcellona, proseguite la finale regalata all’altro “furbetto” Klizan a Monaco, concluse dai primi turni di Madrid e Roma e ora da questo stop. Sul cemento non se l’era affatto cavata male (ottavi in Australia, Indian Wells e Miami). È stata proprio l’amata terra, e la tensione per quella Top Ten che tutti gli avevano messo già in tasca – un po’ come è capitato alla sua fidanzata Flavia Pennetta – a tradirlo. Per il futuro chissà che il suggerimento non gliel’abbia fornito Monfils: essere un po’ meno… Fabio.

Parigi amara: la solita occasione persa dal solito Fognini (Gaia Piccardi, Il Corriere della Sera, 01-06-2014)

Perché il naufragare gli sia dolce sempre nello stesso mare — quel brodo saporitissimo fatto di tennis a tratti squisito e atteggiamenti spesso urticanti (tra il peggio del repertorio, ieri, il dito medio infilato in bocca e poi mostrato a uno dei suoi tanti fantasmi e un’insopportabile litania di bestemmie snocciolate, senza vergogna e senza freno, in mondovisione) —, è materia che Fabio Fognini forse poterà al prossimo colloquio con Ana, moglie del coach José Perlas, la psicologa amante delle missioni (im)possibili: far quadrare la testa rotonda del numero uno d’Italia.

Sul centralino del Roland Garros, alla fine di un terzo turno gremito come una finale e vissuto dal pubblico con la partecipazione degna degli eredi di Chauvin (e dov’è la novità?), resta l’ennesima occasione persa. Contro il francese Gael Monfils, già sconfitto dall’azzurro nel 2010 dopo una rocambolesca maratona finita 9-7 al quinto set, Fabio, non c’è dubbio, partiva favorito. Dalla vaghezza di Fognini (abbandonato per lunghi tratti da dritto, 41 errori non forzati su un totale di 8i, e servizio, 57% di prime palle in campo contro il 78% del rivale) e dalla tensione di Monfils davanti ai suoi tifosi, è uscito un match strano e saltellante, intenso ma non bello, che sul punteggio di due set a uno per il francese (5-7, 6-2, 6-4) sembrava avere un solo protagonista in campo, Fabio Fognini. L’azzurro, infatti, si annetteva il quarto 6-o mentre Monfils, chiamato il medico, sembrava esanime («Non lo vedi che sto morendo?» diceva all’arbitro). Teatro o verità, ora che Fabio è in vacanza e Gael nei morbidi ottavi contro lo spagnolo Garcia Lopez, poco importa. L’aggravante? Eccola: Fognini era caduto in un trappolone simile meno di un mese fa nella finale di Monaco di Baviera, quando lo slovacco Klizan si era finto sufficientemente morto da vincere il titolo in tre set. Innervosito (strano…), sempre più scat-toso e ticcoso (bizzarro…) e infine totalmente deconcentrato (non si buttano via i game così svogliatamente, per nessun «buon» motivo al mondo), Fognini ha permesso all’avversario di rimontare terra, tennis, energie nervose e punteggio, fino a risucchiarlo nella sindrome del malato (il fisioterapista gli ha bendato dita e coscia sinistra), in schizzi di isteria fin lì latente (un inutile lancio di racchetta, peccato mortale, gli è costato un penalty point che ha mandato il francese avanti 3-0) e in un epilogo troppo prevedibile per apparire casuale: debole reazione (3-2) e crollo di schianto. Come sua abitudine, Fabio si è autoassolto da tutte le colpe («Esco da Parigi a testa alta») annunciando un periodo di «riposo». Si vuole, qui, ricordargli che dopo il fragoroso tonfo parigino Serena Williams, che non a caso è numero i del mondo, aveva detto: «Mi allenerò due, tre, dieci volte di più, perché una sconfitta così non mi accada mai più». Con Seppi fulminato secondo pronostico da Ferrer, resta l’eroica Saretta Errani a tenere alta la bandiera. Poche parole, molti fatti. E chi ha orecchie per intendere…

Ps. Nessuno ce l’ha con Fognini, che fuori dal campo è un ragazzo adorabile. Non è cattivo: è che lo disegnano così.

Martello Errani, adieu Fognini. L’Italia double face del tennis (Stefano Semeraro, La Stampa, 01-06-2014)

Due volti, due sguardi. Quello smarrito di Fabio Fognini che al cambio di campo di un quinto set che finirà per perdere contro Gael Monfils (5-7 6-2 6-4 0-6 6-2) mormora verso il suo angolo «ho la testa distrutta». Quello tosto di Sara Errani che concede appena un game alla sua (modesta) avversaria Julia Glushko e finisce dritta nella seconda settimana del Roland Garros per il terzo anno consecutivo. Nel 2012 fu finale, nel 2013 semifinale, quest’anno gli ottavi contro Jelena Jankovic, la n.7 del mondo, che Sara ha sconfitto due settimane fa a Roma, sono un traguardo già sicuro.

Il resto, in un tabellone nel quale le teste di serie continuano a smottare (ko anche la 11 Ivanovic e la 5 Kvitova), è un sogno accessibile. Gli avversari erano diversi – un ex top 10 Monfils, la n. 98 del mondo la Glushko – e quindi il parallelo va preso con cautela. Ma la giornata divaricata di Fabio e Sara racconta un’Italia double-face, che reagisce dison-Karlovic 6-3 rit. I risultati del tabellone femminile, 3 turno: Errani-Glushko 6-0 6-1, Jankovic-Cirstea 6-1 6-2, Ste-phens-Makarova 6-3 6-4, Safarova-Ivanovic 6-3 6-3, Kuznetsova-Kvitova 6-7 6-1 9-7, Halep-Torro Flor 6-3 6-0, BertensSoler Espinosa 6-2 6-1. versamente a seconda dei generi e delle qualità: il talento che s’aggroviglia, la grinta che si srotola. I maschi che escono definitivamente di scena – ha perso anche Seppi, chiuso da Ferrer – le ragazze che grazie alla Erra-ni non s’interrompono mai. E dal 2010, dall’epifania-choc della Schiavone, che al Roland Garros ne piazziamo almeno una in semifinale (con una vittoria e una (male per Francesca), altro che quote rosa.

Il 2014 aveva l’aria di essere anche l’anno di Fabio Fognini, il riscatto dell’altra metà della terra, ma anche ieri, come in una replica stanca di un film già visto, il nostro n.1 ha perso l’attimo e la testa. Quattro anni fa qui a Parigi contro Monfils sul centrale aveva vinto 9-7 al quinto un match di grande teatro, diviso in due giorni e condito dai crampi del francese. Stavolta il copione era scritto male, il tennis è rimasto in camerino. Un brutto primo set pieno di break, la chance sprecata da Fognini nel terzo (due palle break sul 4-4). Il quarto che proprio non si è giocato con Monfils che stava male (o ci marciava) chiedendo anche l’intervento del medico per provarsi la pressione, ma che nel quinto è (miracolosamente) rinato. Fabio è andato sotto 3-0 beccandosi anche un penalty point sul 2-0 40-15 per una racchetta lanciata (nel primo set era arrivato il warning per un «puta» di troppo), è risalito 3-2 ma senza convinzione e ha chiuso sparacchiando dritti e rovesci fra i fischi. Sipario, anche sul progetto di entrare fra i top 10 che dopo la Davis a Napoli e prima di una deludente stagione sul rosso sembrava già in cantiere.

«E stata molto lottata, ho dato tutto me stesso – ha ripetuto alla fine il recidivo – esco da Parigi a testa alta, sono andato in tilt con il dritto e non ho servito come negli altri giorni. Lui antisportivo? Fa sempre così, siamo buoni amici. Ognuno in campo tenta il tutto per tutto per battere gli avversari». Ecco, appunto.

A Parigi la Errani c’è. Fuori Fognini e Seppi (Claudia Faggioni, Il Tempo, 01-06-2014)

Aggrappati a Sara. È la Errani Tunica azzurra rimasta in corsa al Roland Garros 2014. La romagnola, testa di serie numero 10, ha conquistato un pass per gli ottavi di finale liquidando in un match senza storia (6-06-1) l’israelianaGlushkoesfide-rà domani la serba Jelena Jankovic, già sconfitta due settimane fa nella semifinale degli Internazionali Bnl d’Italia. «È andata molto bene, anche se il risultato netto non deve ingannare, gli scambi sono stati duri», il commento dopo il match della Er-rani. A Parigi Sara, finalista nel 2012, èchiamataaconfermare la semi finale raggiunta lo scorso anno, dove fu battuta da Serena Williams. «Questi due anni di esperienza mi hanno insegnato a gestire la pressione – ha spiegato – cerco di restare tranquilla, anche se non è facile perché qui ci tengo a far bene. La Jankovic? Sarà un’altra partita, certo io proverò a renderla il più possibile simile a quella del Foro Italico. Lei è una giocatrice pazzesca, per batterla devi essere al top». In attesa del match di singolare, la Errani scenderà oggi in campo nel doppio, dove in coppia con Roberta Vinci insegue la terza finale consecutiva a Parigi.

Si ferma invece la marcia parigina di Fabio Fognini, eliminato in cinque set dall’idolo di casa Gael Monfils, che si è preso la rivincita del match maratona del Roland Garros 2010, quando il ligure si impose per 9-7 al quinto set. Il francese l’ha spuntata con il punteggio di 5-7 6-2 6-4 0-6 6-2 in quasi tre ore e mezza di gioco, in una partita in cui, dopo il quarto set dominato dal ligure, Monfils sembrava ormai al tappeto anche acausa di veri o presunti problemi fisici. Niente da fare anche per Andreas Seppi, fermato in tre set (6-2 7-6 6-3) dallo spagnolo Ferrer. Tra i big, avanti l’otto volte campione a Parigi Rafa Nadal, vincente in tre set sull’argentino Mayer, mentre il match traAndyMurraye il tedesco Kohlschreiber è stato sospeso per oscurità sul pari al quinto set. In campo oggi, tra gli altri, Roger Federer contro il lettone Gulbis, Novak Djokovic opposto al francese Tsonga e Maria Sharapova contro l’australiana Stosur.

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Jasmine cresce ancora (Bertellino). Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport). La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Damato)

La rassegna stampa di lunedì 20 settembre 2021

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Jasmine cresce ancora (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La prima volta di Jasmine Paolini è a Portorose. Il trofeo nel WTA 250 sloveno conferma la crescita dell’azzurra ma anche la tenuta mentale visto il ritardo di 3 ore nell’inizio, causa maltempo. Colpi e determinazione per battere la n. 38 del mondo, l’americana Alison Riske, 31enne di Pittsburgh che era alla 10a finale. La fotografia della nuova dimensione della 25enne toscana è nel primo set. Dopo break e contro-break iniziali Jasmine si è trovata a rincorrere la più esperta rivale dal 2-5. I’ha fatto cambiando marcia e chiudendo 7-4 al tie-break. Prima dell’inizio del 2° set Jasmine ha chiesto un medical time-out per un problema alla coscia sinistra. E’ ripartita di slancio, strappando subito il servizio alla statunitense e tenendo proprio dopo aver salvato più palle dell’ 1-1. Sul 2-0 ha rifiatato un attimo el’americana ha incamerato il primo game del set (2-1). Ripresa sul 2-2, Jasmine ha reagito chiudendo il gioco con un gran diritto per il 3-2 cogliendo poi altri 2 break per il sigillo all’8°gioca

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Nell’ITF 80 di Valencia ha vinto Martina Trevisan, in rimonta (4-6 6-4 6-0) contro l’ungherese Delma Galfi, n. 138 WTA.

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Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport)

Era alla prima finale Wta della carriera e l’ha vinta, domando l’americana (n. 38) Alison Riske in due set 7-6 (4) 6-2, dopo un’ora e 46 minuti di gioco. Per Jasmine Paolini il titolo nel 250 di Portorose può essere l’alba di una nuova carriera, ora che ha dimostrato una solidità mentale invidiabile. La 25enne toscana, che oggi raggiungerà il numero 64 della classifica (best ranking), è stata brava a non farsi influenzare dalla lunga attesa (si è cominciato due ore e mezza dopo il previsto per la pioggia) e poi fantastica nel primo set, quando ha recuperato da 5-2 sotto con due break di svantaggio. Nel secondo parziale, la Paolini ha non ha avuto problemi

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Questa settimana si gioca a Metz (cemento indoor): oggi in campo Lorenzo Sonego contro l’ungherese Fucsovics e Gianluca Mager contro il georgiano Basilashvili. A Nur-Saltan (cemento indoor), in Kazakistan, in campo Andreas Seppi contro il kazako Skatov. In tabellone pure Lorenzo Musetti: aspetta un qualificato.

La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Corrado Damato, Il Messaggero Sport)

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l’Italtennis si gode un movimento che tra uomini e donne sembra veramente aver trovato la ricetta universale che porta al successo.

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a Portorose, in Slovenia, è “incappata” in quelle settimane perfette che talvolta capitano nella vita di un tennista e, giocando alla perfezione dall’inizio alla fine, ha scoperto la gioia del trionfo. Che apre nuovi scenari anche per i tornei più importanti visto che produce un balzo in classifica dal suo attuale 87′ posto a quello numero 64 che occuperà da oggi. Ovviamente, il suo nuovo best ranking. VITTIME DOC L’ultima ad arrendersi all’azzurra è stata l’americana Alison Riske, numero 38 della Wta e terza testa di serie del torneo. Le ha strappato il servizio per tre volte nel primo set e quando è andata a servire sul 5-2 (Jasmine aveva recuperato uno dei break) sembrava poter incanalare il match dalla sua parte. Ma l’azzurra ha dato prova di grande pazienza e ha ricucito, punto dopo punto, senza fretta, portando l’avversaria al tie break, poi vinto per 7 punti a 4. II secondo set è stato la copia a specchio del primo con la Paolini volata sul 5-2 e poi più cinica della Riske: 6-2 e tutti a casa. Brava Jasmine a non perdere la concentrazione anche per lo slittamento del match, iniziato con quasi tre ore di ritardo per colpa della pioggia.

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Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Iannacci)

La rassegna stampa di domenica 19 settembre 2021

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Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Leonardo Iannacci, LIbero)

In via Veneto giocava a carte con Mastroianni, a Gstaad prendeva l’aperitivo con Richard Burton e Liz Taylor, a Los Angeles cenava una sera con Charlton Heston e quella dopo con Frank Sinatra, a Parigi amoreggiava con una stripteaseuse del Crazy Horse e a Montecarlo insegnava il rovescio al principe Ranieri, suo amico. Schegge di memoria che riguardano il signor Chirinsky, protagonista di pezzi di vita che sembrano capitoli di un romanzo. «Quando mi dicevano: allenandoti meglio avresti potuto vincere di più, io rispondevo: forse, ma nella mia vita mi sarei divertito meno!», ripete sempre. Il signor Chirinsky è uno splendido 88enne, ancora pieno di vita che si diverte a portare in giro il suo mito. Chirinsky, e qui lo sveliamo, è il secondo nome di Nicola Pietrangeli, il tennista italiano più vincente della storia. Prima questione da chiarire: perché Nicola Chirinsky Pietrangeli? «Sono nato a Tunisi, all’epoca un protettorato francese, da papà Giulio e da mamma Anna, russa. Da qui il secondo nome Chirinsky, che non mi dispiace affatto. Ho iniziato a giocare a tennis in un campo di prigionia proprio in Tunisia, durante la seconda guerra mondiale, vincendo con papà il mio primo torneo di doppio. Avevo 13 anni. Ma il mio destino era l’Italia, venimmo espulsi e con la famiglia riparammo a Roma».

Dove si dedicò a tempo pieno al tennis…

 

Affatto. Preferivo il calcio, ero bravino e venni convocato nelle giovanili della Lazio. Dopo qualche tempo mi proposero il trasferimento alla Viterbese, capii subito che con il calcio non mi sarei divertito né avrei viaggiato, così passai al tennis. Al Circolo Parioli, dove il custode era un certo Ascenzio Panatta, che aveva un figlioletto di nome Adriano.

Un tipo che avrebbe incontrato anni dopo.

Sì, ma questa è un’altra storia. Giocare a tennis mi piaceva. Diventai bravo. Tra la fine degli anni ’50 e gli inizi dei ’60 vinsi 44 tornei, quattro volte il Roland Garros, due nel singolare e due nel doppio. Mi rispettavano tutti gli altri grandi giocatori dell’epoca, eravamo amici. Giocavamo ma ci divertivamo un mondo. Era un tennis educato, quello. E vivo.

La differenza tra un campione della sua epoca e uno odierno?

Noi entravamo in campo per divertire il pubblico. Oggi ogni pallina vale decine di migliaia di euro e ai giocatori non importa nulla del pubblico. Pensano solo ai soldi. Quando ho vinto il Roland Garros mi hanno dato un premio in denaro con il quale non mi sono potuto comprare neppure un appartamentino. Oggi chi vince uno Slam si porta a casa due milioni e mezzo di dollari.

Ma, allora, la Osaka che lascia il tennis, Djokovic paralizzato durante la finale degli Us Open, terrorizzato dalla mancata conquista del Grande Slam. Perché?

E qui mi arrabbio. Djokovic avrà, che so, 500 milioni di dollari in banca e gioca una finale stressato? Ma scherziamo? E la realtà attuale del tennis che strofina i nervi a questi plurimiliardari. Sono macchine da guerra, istituti di credito. Forse si stressano a contare i soldi. Quando leggo che sono depressi mi saltano i nervi.

Djokovic, Nadal, Federer: chi al primo posto?

Federer, di un altro pianeta. E ve lo dice uno che ha battuto un certo Rod Laver che di Grande Slam se ne è pappati due.

II tennis italiano sembra rinato: prima Fognini, ora Sinner, Berretti, Musetti, Sonego. Siamo tornati ai tempi di Panatta-Barazzutli-Bertolucci-Zugarelli?

Penso di sì. Sinner ha solo 20 anni. Ha il mondo davanti e arriverà entro l’anno nei primi 10. Berrettini con quel servizio può vincere uno Slam. Non sulla terra battuta, però.

La sua più bella vittoria?

Nel 1976 ero il capitano non giocatore della squadra di Davis e arrivammo alla finale con il Cile. Mezza Italia non voleva che andassimo a giocarla perché a Santiago c’era il regime di Pinochet. Era tutto politicizzato, la sinistra vedeva la finale dal punto di vista ideologico e voleva boicottarla. Pensai: siamo pazzi? Rinunciamo a vincerla? Mi sono battuto come un leone contro tutti i politici ipocriti, di sinistra e non solo. Alla fine mi diedero retta e andammo. Vincemmo la nostra prima e ultima Davis, i giocatori in campo, io fuori. Ma fummo costretti a tornare in Italia quasi di nascosto, protetti dai carabinieri. Ricevetti anche due minacce di morte, avevo la polizia sotto casa.

E una sera si portò a letto la Coppa Davis…

Accadde dopo una festa a Roma, con Giulio Andreotti presente, salito frettolosamente sul carro dei vincitori: tutti se ne andarono a dormire e il servizio d’ordine lasciò lì la coppa. Nessuno se la filava. Così, per paura che la rubassero, la portai a casa, la misi sul letto. C’è una foto con il sottoscritto, la coppa e il mio gatto che ci dorme dentro.

Ed ecco la domanda delle cento pistole: chi è stato più forte, lei o Panatta?

Adriano è nato per giocare a tennis. Un talento puro. Mi ha battuto anche nella finale dei campionati italiani del 1970. Ma lui aveva 20 anni, io già 37… Però è durato troppo poco ai vertici, 3-4 anni. Meglio Nicola Chirinsky Pietrangeli, dai.

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Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Querusti)

La rassegna stampa di venerdì 17 settembre 2021

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Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Francesco Querusti, La Nazione)

Circolo Tennis Firenze in festa per la presenza di Camila Giorgi, numero 1 in Italia e al 36° posto nel ranking mondiale. Camila, nata a Macerata ma fiorentina d’adozione, ha portato freschezza, classe, simpatia, femminilità e moda nel tennis. Tra i suoi sogni quello di scalare posizioni nella classifica delle big, di insegnare ai giovani per trasmettere i suoi segreti e di non lasciare mai Firenze città che le ha preso il cuore. Camila, sui campi del Ct Firenze, è scesa in campo con gli allievi della scuola agonistica del circolo delle Cascine, in due ore divertenti, di grande fascino e colpi spettacolari. Oltre al tennis è stata protagonista la moda con sfilata sul bordo piscina con i capi dell’azienda Giomila disegnati dalla mamma di Camila. Poi si è raccontata, con accanto tutta la sua famiglia. «Sono più che soddisfatta – afferma Camila – ma non mi accontento mai. Adoro il tennis: ho detto che è il mio lavoro, ma lo amo. Una volta finito però ho altre cose a cui pensare, come la mia famiglia, e non ho rimpianti. Fra due settimane partirò per Chicago e poi parteciperò al torneo di Indian Wells. Mancano quattro tornei e poi è finita la stagione. Arrivare fra le prime 32 del ranking, per poter essere testa di serie negli Slam, è il mio obiettivo ma spero di fare ancora meglio». E in futuro quali obiettivi? «Mi piacerebbe insegnare alle bambine e ai bambini questo sport, che è incredibile, perché’ in parte è anche stile di vita. La scelta di seguire la passione di mia madre e di non scegliere altri brand è dettata dal fatto che mi ha insegnato tutto ed è una vera artista. Giomila è un progetto di moda che è diventato realtà e che seguirò con impegno». E il suo amore per Firenze e la Toscana. «Viviamo a Calenzano e quando sono a casa, insieme a mia madre e alla mia famiglia, andiamo in giro per la Toscana che è bellissima».

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