Il Re e la Regina della terra: chi è il Goat?

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Il Re e la Regina della terra: chi è il Goat?

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TENNIS FOCUS – Sono ancora vividi i ricordi della finale del Roland Garros, che ha visto vincitore per la nona volta Rafael Nadal. E se nessun tennista attualmente può eguagliare simili record su terra, andiamo nel campo femminile per ritrovare una campionessa del passato che ha saputo eccellere quanto Nadal sul rosso, Chris Evert.

 

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L’8 giugno, Rafael Nadal Parera da Manacor, alza al cielo la sua nona Coppa dei Moschettieri. Nove trofei dello stesso Major sono qualcosa che ti spediscono direttamente nell’Olimpo del tennis. Ed appare un traguardo che attualmente sembra irraggiungibile per chiunque. Ma nel gioco del trono, quello del Goat su questa superficie, che divide da sempre appassionati e addetti ai lavori, c’è una tennista, una donna, che dal passato potrebbe concorrere al titolo: Chris Evert. Dopo la vittoria di Rafa, fra i migliaia di attestati di riconoscimento ed i messaggi di congratulazioni, è proprio lei a definirlo ‘il migliore di sempre sulla terra’. I numeri, che spesso vengono in nostro aiuto, sono da capogiro. Nadal, oltre ai già noti nove titoli del French Open, detiene un record sulla terra parigina di 66-1, solo un uomo in 10 anni è riuscito a battere lo spagnolo nel suo fortino, Robin Soderling nel 2009 (lo svedese poi non vinse il titolo in finale contro Roger Federer). Ancora, sono 81 i match vinti consecutivamente su questa superficie, 45 titoli su 53 finali, e un totale di 318 su 24, che senza alcun dubbio lo consacrano come ‘King of Clay’. E se nessuno nel tennis maschile può vantare una così schiacciante e longeva dittatura sulla terra, è dal lato femminile che ci dobbiamo spostare per vedere se c’è ancora qualcuno a giocarsela con lo spagnolo sul ‘polvo de ladrillo’. Ed è qui che entra in gioco Chris Evert.

Partiamo dalla premessa che è sempre complicato, se non impossibile, paragonare due epoche così distanti, quando oggi il tennis è completamente diverso rispetto a 40 anni fa. Ancora di più se il paragone avviene fra un uomo e una donna. Ma se è un gioco quello a cui vogliamo partecipare, tutto è concesso. La campionessa americana ha vinto 7 Roland Garros, un record nel tennis femminile, e fino alla vittoria di Nadal del 2013, anche un record unico. 125 sono i match consecutivi vinti sulla terra durante gli anni ’70; 44 in più della più lunga scia di vittorie di Rafa. In quella corsa sul rosso perse solo 8 set. Le 125 vittorie arrivarono in un periodo lungo 6 anni, dal 1973 al 1979. Gli 81 successi di Nadal invece sono racchiusi in 2 anni, dal 2005 alla finale del 4 maggio 2007 ad Amburgo, in cui venne sconfitto da Roger Federer. La Evert, dal 1973 al 1981 vinse 189 partite su 190. Infatti, dopo la striscia di 125 vittorie che si interruppe in un tie-break del terzo set contro Tracy Austin nelle semifinali del torneo di Roma nel 1979, ripartì con un’altra striscia positiva di 64 vittorie consecutive sulla terra, fino alla semifinale del Roland Garros nel 1981, in cui perse da Hana Mandlikova. Il record al Roland Garros di Nadal resta isolato e inarrivabile (fa il pari, in ambito di tennis femminile, con i 9 titoli a Wimbledon della Navratilova), ma è vero anche che la Evert, nei tre anni tra il ’76 e il ’78, non prese parte al torneo quando decise, come molti altri, di giocare nel World Team Tennis, un campionato tennistico statunitense. È impossibile ovviamente dire se la tennista di Fort Lauderdale si sarebbe aggiudicata il Major su terra anche in quei tre anni. Ma non è del tutto impensabile, dato che lo vinse nei due anni precedenti e nei due successivi all’abbandono del WTT.

Ma veniamo adesso agli avversari che i due hanno affrontato nel terreno di casa. Chris vinse le sue sette finali contro Olga Morozova, Martina Navratilova (tre volte), Wendy Turnbull, Ruzici, and Jausovec. Nadal invece ha battuto nelle finali del Roland Garros Mariano Puerta, Roger Federer ( quattro volte, tra cui un 6-1, 6-3, 6-0 nel 2008), Robin Soderling (nella finale rivincita del 2010), Novak Djokovic (due volte) e David Ferrer. Ed in questo caso, non c’è dubbio che il vantaggio, per prestigio e forza degli avversari, va a Rafa Nadal. Qualcuno potrebbe obiettare che in entrambi i casi, nessuno dei due ha mai incontrato sul proprio cammino dei tennisti specializzati sui campi di terra. Le avversarie della Evert erano meno forti su questo terreno, anche perché le grandi tenniste degli anni ’70, Martina Navratilova, Billie Jean King, Evonne Goolagong, Virginia Wade, erano delle specialiste a rete, e non delle tenniste da terra rossa. Chris con il suo gioco da fondo campo e con il rovescio a due mani ha dominato sulla terra perché era una pioniera. Nadal ha invece iniziato a giocare in un’epoca in cui la specializzazione si è quasi del tutto estinta. Ormai i grandi campioni sono in grado di giocare un tennis di alto livello su qualunque campo, cosa che ha permesso ad esempio a Roger Federer di essere considerato nell’era Nadal il secondo miglior ‘terraiolo’, con cinque finali ed una vittoria al Roland Garros (ma nessuna su Nadal). Questo allo stesso tempo ha permesso a Rafa di giocare nel giardino dello svizzero, Wimbledon, cinque finali e di vincerne due (una proprio contro Federer nel 2008). Dunque i rapporti di forza vacillano.

È più semplice essere una pioniera e non incontrare alcuno specialista, piuttosto che affrontare  tennisti competitivi su qualunque superficie? Per quanto mi riguarda la risposta è sì. In un tennis che ovviamente non vede più una netta separazione fra superfici, è più facile trovare un tennista molto forte, vedi i due grandi rivali di Nadal, Federer e Djokovic, e poter perdere, ed è quindi più arduo mantenere da quasi 10 anni un livello così straordinario di vittorie. E la domanda che quindi sorge spontanea è perché nessuno (a parte il già citato Soderling) sia riuscito a battere Nadal sulla terra del Philippe Chatrier? I fattori che entrano in gioco sono tanti, e troppi per poterli snocciolare tutti. Sudditanza psicologica, tecnica, strategia, forza mentale, forse tutte o nessuna. Forse Nadal è semplicemente troppo superiore a chiunque nel 3 su 5 al Roland Garros. Chris Evert iniziò a vincere a 24 anni, e il suo declino sulla terra arrivò per mano di tenniste più giovani, Austin, Mandlikova, Jaeger. Anche la sua contemporanea Navratilova riuscì a batterla al French Open nel 1984, ed in maniera netta (6-3, 6-1), prima che la tennista statunitense riuscisse di nuovo a riprendersi le chiavi del Philippe Chatrier nel 1985 e l’anno successivo, nel suo ultimo successo in un Major a 31 anni, ai danni della tennista ceca. Rafael Nadal ha conquistato il suo primo Roland Garros a 19 anni. Oggi ne ha 28, tennisticamente un’età in cui le certezze possono vacillare, in cui potrebbe iniziare una fase calante nella carriera di un tennista. Un segnale probabilmente è arrivato nella stagione su terra pre-Open di Francia, in cui ha perso da Ferrer, da Almagro (il primo non lo batteva da 10 anni, al secondo non era mai riuscito), e da Djokovic a Roma. Ma come detto in precedenza, rimane il maestro del 3 su 5 e l’indiscusso padrone della terra rossa. Se tutto questo non è bastato per propendere per un tennista o per l’altro nel gioco del Goat su terra battuta, possiamo semplicemente pensare che su di un trono possano sedere un Re ed una Regina.

 

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Matteo Berrettini: la scelta è stata sua. È onesta, ma gli costerà cara

Matteo Berrettini avrebbe potuto anche non ritirarsi. Il torneo gli avrebbe permesso di giocare ugualmente. Una scelta che gli fa onore, e che forse altri non avrebbero fatto

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Matteo Berrettini a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Jed Leicester)

La notizia del ritiro di Berrettini a causa della positività al COVID è stata una doccia fredda per tutti gli italiani presenti a Londra ed è facile immaginare come ci debba essere rimasto lui quando, dopo la febbre dei primi giorni, è arrivata a seguito del tampone, anche la brutta scoperta di aver contratto il virus. Deve essere stato un piccolo grande dramma. Ma nella vita di uno sportivo può capitare. Ricordate Tamberi alla vigilia delle Olimpiadi di Rio? Quando si strappò il tendine di Achille, vanificando quattro anni di allenamenti, sacrifici, sogni? Vero però che gli episodi sfortunati di Matteo alla vigilia di appuntamenti importanti purtroppo si ripetono con straordinaria frequenza. In questo momento per lui certamente doloroso Ubitennis ha ritenuto di non disturbare la sua privacy. Non è difficile immaginare che la vicenda lo avrà certamente scioccato e neanche quanto sofferta sia stata la sua decisione di rinunciare al torneo.

Più sfortunato di così, come campione che pareva in grado di ripetere l’exploit di un anno fa, e magari nei sogni suoi e degli italiani, fare ancora meglio, davvero Matteo non poteva essere. Matteo era il secondo favorito del torneo secondo i bookmakers. Fisicamente stava bene e la sua condizione agonistica non poteva essere migliore a giudicare dalle due vittorie nei due tornei di preparazione ai Championships. L’operazione alla mano era ormai un ricordo lontano e l’obiettivo era quello di migliorare il risultato del 2021.

Tuttavia qualche piccola avvisaglia che non tutto stava andando benissimo c’era stata e ci eravamo permessi di coglierla, quando fu scritto “ma come mai Berrettini non si è presentato alla conferenza stampa? E perchè non si è allenato domenica?” Infatti quella domenica Berrettini aveva cancellato sia la sua conferenza stampa pre-torneo sia il suo allenamento. Ma solo oggi, al di là dei rumours che circolavano, si è saputo che il tennista romano ha passato tre giorni sul divano di casa senza toccare racchetta a causa di un malessere che gli ha provocato anche qualche linea di febbre. Lui ha certamente sperato che si trattasse di una normalissima influenza.

 

Poi, come da lui stesso comunicato attraverso i social media, è arrivata la decisione di sottoporsi a un test COVID nella giornata di martedì, prima di iniziare la preparazione al match di primo turno contro Garin. Di seguito la dolorosa decisione di ritirarsi dal torneo.

Secondo quanto trapelato nell’ambito del clan dell’azzurro, nei convulsi momenti dopo l’annuncio del ritiro, gli ufficiali del torneo di Wimbledon avrebbero lasciato a Berrettini e al suo staff la scelta se giocare o meno, indipendentemente dalle sue condizioni di salute. Non c’è nulla di scritto, ufficialmente. Ma pare che gli sia stato detto: “Se sei asintomatico e ritieni di poter giocare, non c’è alcun obbligo”.

Si è trattata quindi di una decisione di grande responsabilità, alla quale ha sicuramente contribuito la rettitudine morale di Berrettini e il suo desiderio di mantenere la reputazione che si è faticosamente costruito in questi anni nel circuito di persona rispettosa dei suoi colleghi e di tutti coloro che lavorano nel mondo del tennis.

Non è difficile infatti immaginare che qualcun altro avrebbe potuto compiere una scelta meno altruistica, decidendo di non testarsi e di provare comunque a giocare nonostante la febbre, infischiandone delle possibili conseguenze. Magari, visto anche il tabellone, poteva superare questa prima settimana anche in condizioni incerte di salute e poi chissà…

Durante le pause per pioggia che si sono verificate lunedì pomeriggio, tutti i giocatori sono dovuti ritornare negli spogliatoi e in quel momento quasi 200 persone (tra atleti, allenatori e staff) si sono ritrovate in una stanza relativamente piccola, andando a creare una situazione di affollamento in un luogo chiuso che sicuramente avrebbe costituito terreno fertile per la diffusione del coronavirus.

Berrettini tuttavia, pur sapendo di rinunciare in questo modo a un’altra grande occasione di portare a casa un risultato importante al torneo di Wimbledon, non punti, ma tanto prestigio e tanti soldi, ha scelto di non compromettere la propria integrità e di non far correre il rischio di ammalarsi alle altre persone che fanno parte del torneo. Tra i giocatori esiste un “gentlemen’s agreement”, un patto informale che prevede l’impegno di tutti a non trasformare gli spogliatoi o le players’ lounge del circuito in potenziali focolai; ma si tratta di un impegno basato sull’onore, totalmente non verificabile. Per loro stessa natura i tennisti sono quasi sempre estremamente egoisti: altrimenti forse non potrebbero raggiungere certi risultati.

Come in tante situazioni, anche in questo caso ognuno deve rispondere solo a se stesso e a qualche Entità Superiore (se ci crede), per cui la tentazione avrebbe potuto essere troppo forte per resisterla. In questo specifico episodio fa piacere vedere come Berrettini abbia deciso di mettere la salute di tutti al di sopra del suo interesse personale, anche se potrebbe aver giocato un ruolo – anche nei confronti dei propri sponsor – il fatto di voler mantenere quell’immagine irreprensibile che ormai viene associata al nome di Matteo Berrettini. Magari può lasciare un po’ perplessi la decisione del torneo di Wimbledon di delegare interamente ai giocatori la responsabilità di mantenere gli ambienti comuni del torneo liberi da potenziali virus, evitando di avere qualunque protocollo, anche il più blando, per proteggere il torneo e tutti quelli che ne fanno parte. Forse anche di qui passa il ritorno alla normalità dopo i due anni d’inferno che tutto il mondo ha vissuto, ma intanto l’All England Club ha deciso di riconsiderare la decisione dopo l’annuncio del ritiro di Matteo Berrettini: “Dopo i recenti casi all’interno del torneo stiamo riconsiderando le misure attualmente in atto per il contenimento del COVID-19 – ha detto un portavoce del Club al quotidiano britannico The Guardian – In qualità di evento di grandi dimensioni siamo in costante contatto con l’Agenzia per la Salute Pubblica (UK Public Health Security Agency) e le autorità locali”. Al momento nel Regno Unito le regole generali per chi presenta sintomi consistenti con il COVID-19 e risulta positivo a un test raccomandano cinque giorni di isolamento a casa e 10 giorni nei quali bisogna evitare contatti con persone ad alto rischio oppure la presenza in luoghi affollati nei quali è più elevata la possibilità di venire a contato con soggetti a rischio.

Sono tutte riconsiderazioni più che legittime, ma purtroppo ormai non cambiano la sostanza di quanto è accaduto riguardo a Matteo e ai Championships che avrebbero potuto portargli ancora maggior popolarità, gloria e status. Ha dimostrato ancora una volta di essere una persona molto seria. Più di tante. Chapeau a lui…ma, lasciateci dire, un vero grande grandissimo peccato che nè lui, nè il tennis italiano in quest’anno che fin qui non è paragonabile al 2021, davvero si meritavano.

(ha collaborato alla stesura Vanni Gibertini)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Fognini si scaglia contro l’ATP e dà dei “ciarlatani” ai colleghi. Alcaraz che carattere

LONDRA – Difficile trovare un giocatore, che non sia russo, d’accordo con la questione punti. 48 match conclusi. Hurkacz e Collins le sorprese negative. Quattro azzurri k.o. su sei. Oggi Berrettini

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Fabio Fognini (ITA) playing against Andrey Rublev (RUS) in the third round of the Gentlemen's Singles on No.3 Court at The Championships 2021. Held at The All England Lawn Tennis Club, Wimbledon. Day 5 Friday 02/07/2021. Credit: AELTC/Simon Bruty

La prima giornata dei Championships non è mai facile. Io non ricordo una volta in cui io sia riuscito a finire di scrivere il mio editoriale prima di mezzanotte. Di una giornata cominciata alle nove del mattino. Quanta invidia, per certi versi, con i colleghi che scrivono di una partita di calcio che dura un’ora e mezzo e che ti lascia libero per tutte le ore prima.

Il brutto è che alla fine ho le idee confuse su quel che dovrei scrivere, quando sono state giocate e completate 25 partite maschili e 23 femminili, perché naturalmente nel rispetto di ogni tradizione, ci sono state le solite interruzioni dovute alla pioggia, con un acquazzone anche piuttosto violento, e meno male che ci sono due campi coperti. In particolare quello del centre court ha permesso a Andy Murray di vincere in 4 set e in 2 ore e 43 minuti la sua minimaratona che si è conclusa alle 21,35 locali, cioè le nostre 22,35. Poi c’è stata la sua intervista e così siamo arrivati intorno alle 23,30.

Cioè quando un cronista non più giovanissimo come il sottoscritto non può fare a meno di ricordare un’espressione cara al mio vecchio compagno di telecronache Roberto Lombardi che in situazioni consimili mi diceva: “A quest’ora siamo cotti come un copertone!”. La diceva sempre, non l’ho mai dimenticato. Né la frase, né lui naturalmente. Forse da Lassù sta sorridendo. Lui ha vissuto gli Wimbledon che facevamo commentando sul posto, con un discreto spiegamento di forze… e mi ha fatto effetto sapere che Elena Pero, che dopo 12 anni ha riavuto la gioia di commentare questi Championship da qui anziché dalla cabina milanese, si è commossa fino alle lacrime – davvero! – tornando in Church Road, laddove c’erano insieme a lei per tanti anni Rino Tommasi, Gianni Clerici, Roberto Lombardi e il sottoscritto. Più cinico Paolo Bertolucci si lamentava invece di doversi occupare in telecronaca dalla cabina sul centrale del match della Raducanu mentre Sinner giocava sul campo 2.

 

Ma io sono sicuro che le loro telecronache, vissute qui, raccogliendo preziose informazioni da tanti interlocutori che altrimenti non avrebbero incrociato, saranno molto più vive, informate e interessanti. Senza con questo voler dire – Dio me ne guardi – che quelle fatte da Milano non lo fossero. Ma, credetemi, è un’altra cosa. C’è magari da scapicollarsi un po’ di più. Anche solo per raggiungere Wimbledon da Central London, soprattutto per chi non ha la mia possibilità di sconfiggere le code interminabili con un MP3 500 a tre ruote che la Piaggio continua generosamente a fornirmi.

Da Notting Hill ci metto meno di 25 minuti, ma se venissi in macchina ci vorrebbe oltre un’ora. Una ventina di minuti più un km e mezzo a piedi con l’underground fino a Southfields, solo che ogni anno si incappa sempre in qualche giorno di sciopero. E qui gli scioperi non sono come quelli italiani. Qui fanno sul serio.

Non ci sono le fasce orarie protette e i gruppi che aderiscono e quelli che non aderiscono.

Vabbè, immagino che di questi discorsi freghi a tutti assai poco.

Magari, prima di aver sentito Fognini che dava agli altri tennisti dei “ciarlatani e… siamo venuti tutti qui come degli stupidi quando avremmo dovuto boicottare il torneo… e allora l’ATP ha preso una decisione sbagliata… quella di togliere i punti! Insomma siamo tutti venuti fin qui per un torneo che non conta! E l’ha fatto, oltretutto senza informarci…”, ho sentito anche un ex boardmember dell’ATP, il giornalista Richard Evans, sostenere assolutamente le stesse cose mentre David Egdes e Simon Higson (braccio destro “media” di Andrea Gaudenzi) cercavano di difendere la presa di posizione dell’ATP che avrà come conseguenza principale quella di rendere poco credibili proprio quelle classifiche (non solo per Djokovic e Berrettini) che volevano proteggere per “rispettare” le situazioni “discriminate” di russi e bielorussi.

Quando sarebbe bastato semmai proteggere le classifiche di quei tennisti, senza provocare un terremoto che scontenta tutti. Io non ho ancora trovato un giocatore – salvo Nadal e Federer (che ormai non gioca più o quasi) – che abbia sposato questa soluzione senza compromessi.

Magari 4 o 5 settimane fa, sotto la spinta emozionale, poteva anche essere una reazione comprensibile all’errore commesso da Wimbledon sotto la spinta governativa, ma l’ATP avrebbe potuto anche aggiustarla in corsa, perché ogni giorno vediamo perfino con la guerra, che le cose evolvono, che cambiano. L’All England Club, per cominciare, avrebbe dovuto dire di essere costretto a rispondere a un input governativo, invece di volersi mostrare stupidamente più realista del re – in questo caso il re…è stato un partito conservatore al Governo (un laburista non si sarebbe comportato così) – e così avrebbe spuntato parzialmente la reazione dell’ATP. Che a quel punto ha voluto dare una dimostrazione di forza “Allora niente punti ai Championships!”, come se Wimbledon ne avrebbe sofferto. Non gli ha fatto un baffo e ha finito per danneggiare tutti i giocatori che partecipano al torneo.

Creando oltretutto anche il sospetto – non provabile nei fatti fin qui – che qualche giocatore, magari terraiolo d.o.c., non sia neppure troppo stimolato a impegnarsi fino in fondo se il match si mette male, correndo magari il rischio di un infortunio che pregiudichi la conquista di punti validi per il ranking in un successivo torneo. Finora ci sono stati soltanto 3 ritiri, due fra le donne e uno fra gli uomini, in 48 incontrima il fatto stesso che si possa insinuare un sospetto del genere fa capire quanto sia stata sbagliata la scelta ATP (che ha poi influenzato la WTA). Cui prodest? A chi ha giovato? C’era modo di proteggere russi e bielorussi senza danneggiare tutti gli altri. E se il principio è stato, come è stato detto in questo colloquio a quattro, “proteggere il nostro bene più grande, la classifica e l’uguaglianza per tutti”, beh mi pare che proprio questi due fattori, classifica e uguaglianza, sono invece stati misconosciuti.

Basta con la politica ora. Godiamo le novità messe in mostra dall’All England Club, tanti lavori che magari a voi sfuggono (ma non quello del nuovo ingresso dei protagonisti sul Centre Court che proprio oggi celebrava i 100 anni dopo aver consentito seri allenamenti fin da giovedì scorso sulla mitica erbetta: non passano più dal quel budello-cunicolo all’uscita dagli spogliatoi, ma escono centralmente in maniera molto più teatrale), così come tutta la battaglia legata all’eco-sostenibilità, la scomparsa di tanta carta e tanta plastica.

Ci sarà modo di riparlarne senza fare le ore ancora più piccole.

Per i risultati della prima giornata, beh ormai sapete tutto, dal nostro live, dai collegamenti facebook di Gianni e Pinotto, pardon di Vanni e Luca, del mio video targato NowTv – perché NowTv e Sky sono il solo modo per seguire Wimbledon su tutti i campi – e quindi io non dico nulla di nuovo e sconvolgente se io vi dico che le due teste coronate più importanti a rotolare sull’erba sono state due n.7 del seeding, Hurkacz fra i maschietti – lo scorso anno arrivò in semifinale, aveva vinto Halle, subirà un gran tonfo in classifica, quei punti sono persi – e Collins fra le femminucce.

O se aggiungo che Davidovich Fokina è stato un bel matto a sciupare i 3 matchpoint che ha avuto stando avanti 2 set a zero 5-3 e 40 a 0, con tre dritti sbagliati. Ma poi ha vinto 7-6 al quinto e con il primo tiebreak del nuovo corso 10-8 – long tiebreak a 10 punti nel quale era indietrissimo (leggetvei la cronaca) – pur avendo ciccato un quarto matchpoint con un altro dritto… e meno male che Hurkacz gli ha dato una mano sul quinto, non mettendo la “prima” e regalandogli un gratuito! 

A quel primo long-tiebreak dopo 3 h e 28 minuti di battaglia che poteva durare moto meno e concluso alle 17,32 locali, ne sarebbe seguito un altro con il cileno Tabilo vittorioso sul serbo Djere alle 19,23: durata 3h e 21 minuti (7 di meno…), ma 13-11 il punteggio del tiebreak con Djere che rimpiangerà 2 matchpoint non sfruttati.

Invece Bublik pareva avesse paura di perdere il treno: 1h e 22 minuti e ha mandato a casa Fucsovics che non mi ha dato l’impressione di impegnarsi troppo. Lo scorso anno l’ungherese aveva fatto fuori il nostro Sinner o sbaglio? Di andare a controllare a quest’ora non ci penso nemmeno.

Non aveva fretta invece Djokovic, apparso poco brillante con il coreanino del sud, Kwon, che invece non mi è per nulla dispiaciuto anche se aveva troppo presto ispirato titoli impossibili da presumere del tipo: “Ecco la Corea di Djokovic!”. Sono andato a parlarci a fine match.

Soon Woo Kwon è sponsorizzato da capo a piedi dalla Fila, azienda ex biellese diventata coreana, ha proprio la faccia di un bambino,  non spiccica una parola di inglese, ma è stato il suo coach Daniel Yoo, che gli faceva da interprete, a prendermi in contropiede quando mi ha detto: “Ma io riconosco la sua voce…non è lei il giornalista di “Not too bad” con Djokovic?”

Cavolo, è arrivato perfino in Corea! Magari la Fila potrebbe sponsorizzare pure me…

La partita più bella? No doubts, direbbero qui: Alcaraz-Struff. Bravo il tedesco, umile e bravissimo lo spagnolo. Che era sotto 2 set a 1 e 2-0 nel tiebreak del quarto set quando ha fatto una serie di miracolosi recuperi e un rovescio passante incrociato a una mano ancora più miracoloso. Strappa-applausi, in America gli avrebbe tributato una più che meritata standing ovation. 4 ore e 11 minuti e gran rimonta. L’altro giorno John Lloyd di cui ascolterete presto un’intervista esclusiva, mi ha detto: “Se mi chiedono di scommettere se Alcaraz vincerà più o meno di 10 Slam io dico… più di 10 Slam! E non lo dico di nessun altro”. 

Di sicuro a Carlitos non mancano gli attributi. Lo ha dimostrato anche con Struff dal quale aveva perso in precedenza.

Basta con…l’esterofilia. C’erano sei italiani, e se a vincere sono stati in due, Sinner e Cocciaretto, va subito detto che il successo femminile è arrivato in un derby. Dove la Trevisan è stata dominata dall’inizio alla fine. Un 6-2,6-0 francamente imprevedibile.

Più prevedibile invece che Sinner sia venuto fuori alla distanza contro Wawrinkache sarà anche Stan the Man, ma è anche un Old Man di 37 anni, anche se per due set ha servito e sparato le sue botte di rovescio quasi come ai bei tempi. Lo svizzero qui ha raggiunto una volta i quarti, ma insomma i suoi 3 Slam li ha vinti altrove. Per Sinner una vittoria beneagurante, dopo quattro k.o. erbosi in 4 esperienze.

Vavassori ha fatto la sua onesta partita, un periodico 6-4 senza infamia e senza lode avrebbe detto Rino Tommasi, e la Bronzetti ha lottato più nel secondo set (6-1,6-4) che nel primo…ma in tutta onestà non sono riuscito a vedere che qualche punto qua e là dallo schermo in sala stampa. Ubi sì, ubiquo no.

Perdonatemi. Ora vado a letto. Perché mi aspetta (e sono fiducioso) un Berrettini-Garin alle 14 italiane sul campo n.1 – le foto di Matteo campeggiano anche sulle copertine delle riviste inglesi esposte nelle vetrine del Village di Wimbledon – mentre sono un po’ meno fiducioso ma senza eccedere in negatività per Sonego alle prese con la rivincita con Kudla – che lo aveva battuto al Queen’s pochi giorni fa – e quanto a Camila Giorgi, beh, dai, anche una imprevedibile come lei contro la polacca Frech deve vincere. E la Paolini con la Kvitova sarebbe stata una mission impossible qualche anno fa…Credo che lo sia abbastanza ancora, ma Petra non è più quella che vinse questo torneo due volte.

Ma sono onestamente più curioso di rivedere Serena Williams contro Harmony Tan che conosco pochissimo.

Anche Aliassime-Cressy su questi campi è un match che merita di essere visto. Ma, ora, fatevi lo sforzo di guardare almeno il programma e di scegliervi il match che più vi interessa. Per me basta così. Dalle quote di Luca Chito potrete anche capire chi siano i favoriti di almeno tre agenzie di betting. Il che non significa proprio che io vi inciti a scommettere. Ma solo a capire come la pensano.

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ATP

Wimbledon: Vavassori piace e diverte, ma Tiafoe è troppo solido

LONDRA – Andrea attacca e gioca bene, Frances tira, corre e alla fine vince senza rischiare. Tanti applausi per l’italiano

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[23] F.Tiafoe b. [Q] A.Vavassori 6-4 6-4 6-4 (da Londra, il nostro inviato)

Inizio piuttosto teso sul court 17 di Wimbledon, con Frances Tiafoe che si presenta in campo quasi 9 minuti in ritardo, e Andrea Vavassori che dà il via al match perdendo subito il servizio. L’italiano è comprensibilmente contratto, lo si capisce dai lanci di palla sbagliati e da qualche accelerazione non abbastanza convinta, ma insomma, siamo davanti a un ragazzo che sta giocando una partita sognata chissà quante volte.

Frances da parte sua non sembra proprio in forma scintillante, nel secondo game concede un paio di occasioni a Vavassori per rientrare subito, e poi subisce la reazione di Andrea che dallo 0-2 recupera e sorpassa fino al 3-2. Poco dopo, sul 3 pari, inizia a piovere, ed è un peccato, perchè l’inerzia si era spostata, da bordocampo sento Tiafoe smoccolare parecchio per le difficoltà a stare in equilibrio, e questo ben prima dello scroscio. D’altronde, con quegli appoggi potenti e pesanti, l’erba intonsa delle prime giornate diventa traditrice, l’americano qui non è mai andato oltre il terzo turno.

 

Come era purtroppo prevedibile, la pausa (di un’oretta circa) permette a Frances di riordinare le idee, il che si traduce, a furia di botte da fondo, servizi e buoni passanti, in un break che viene capitalizzato per il 6-4. A inizio secondo set un doppio fallo, una bella risposta dell’americano, e un errore sottorete costano ancora un game di servizio a Vavassori. Da quel momento Tiafoe non rischia più (mentre Andrea si salva da uno 0-40) e siamo 2 set a zero, 6-4 6-4. Non è male la partita, anzi, Vavassori fa vedere cose belle in attacco e prende tanti applausi, ma il gap di cilindrata in favore di Frances si fa sentire, ogni volta che colpisce comodo l’americano fa male soprattutto al rovescio di Andrea, che ha un ottimo slice ma non basta.

“Che bello essere qui, peccato il primo set. Mi sento bene, ora testa al doppio di mercoledì!”

Ormai nei game di servizio di Vavassori c’è lotta, con palle break assortite, in quelli di Tiafoe non si gioca o quasi, e l’inevitabile break decisivo arriva nel nono game del terzo set. Il 6-4 6-4 6-4 conclusivo è giusto per quanto visto in campo, la speranza è di poter rivedere ancora Vavassori a questo livello. Nel frattempo, solo complimenti per Andrea.

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