Murray e Nadal Wimbledon è già minato Faderer sorride (Martucci, Azzolini); Wimbledon con le donne non ci siamo (Marcotti); Intervista a Maria Sharapova - Parigi è sempre Parigi: Londra però... (Ricci); Tutti i figli di mister tennis (Cazzaniga)

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Murray e Nadal Wimbledon è già minato Faderer sorride (Martucci, Azzolini); Wimbledon con le donne non ci siamo (Marcotti); Intervista a Maria Sharapova – Parigi è sempre Parigi: Londra però… (Ricci); Tutti i figli di mister tennis (Cazzaniga)

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A cura di Davide Uccella

Murray e Nadal Wimbledon è già minato Faderer sorride (Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport, 21-06-2014)

Quanta pressione c’è su Andy Murray che lunedì — primo britannico dal 1936 — apre sul Centre Court Wimbledon edizione 128? Se sfatare dopo 77 anni il tabù da Fred Perry, è stato difficilissimo, confermarsi sarà ancor più duro, soprattutto dopo aver perso la guida di coach Ivan Lendl ed aver appena adottato quella di Amelie Mauresmo. Con l’aggravante del sorteggio-trabocchetto, malgrado la promozione verde del famoso Commitee dell’All England Club che, da numero 5 del mondo, ha avanzato lo scozzese al 3. Il destino ha messo Andy nella parte alta del tabellone, sulla strada della semifinale con Djokovic, ma in un quarto con mine vaganti quali Anderson, Dimitrov (cneo campione al Queen’s), Dolgopolov, l’effervescente Dustin Brown e Ferrer. Molto più agevole appapre il cammino del «gemello» del maggio 87, Novak, battuto l’anno scorso in finale ai Championships. Il serbo, dopo le minacce iniziali da parte solito polso destro dolorante e di Golubev, dovrebbe andar via liscio, fino a Tsonga, per poi infilarsi nel quadrilatero Berdych-CilicVerdasco-Gulbis.

 

Federer-Nadal Roger Federer non può lamentarsi del sorteggio. Anche se, dopo l’esordio con Paolo Lorenzi, si sarebbe evitato Benneteau, che gli ricorda la rimonta di due anni fa da due set a zero sotto, o il gran battitore mancino Muller. Poi avrebbe Mahut e magari Janowicz, verso magari il derby dei quarti con Wawrinka. Sull’erba, il rivale storico, Nadal, gli fa meno paura, e la semifinale sembra davvero lontana. Perché lo spagnolo, in forte deficit negli ultimi due anni a Wimbledon, dopo il brutto esordio con Klizan, ritroverà forse Rosol che lo fece piangere nel 2012, e incrocerà altra gente pericolosa: Karlovic, Monfils, Nishikori, Kohlschreiber e Raonic.

Serena-Sharapova Fra le donne, bisognerà come al solito verificare le condizioni di Serena Williams, strafavorita per la sua potenza e già titolare di 5 titoli come la sorella Venus. Per lei nei quarti potrebbe già esserci Maria Sharapova e il torneo potrebbe concludersi col braccio di ferro fra le finaliste 2004. Itarani Per quanto riguarda gli italiani (5 uomini e 6 donne), a parte Lorenzi-Federer e Francesca Schiavone che, per i 34 anni, sogra di regalarsi il successo sontro Ana Ivanovic, al primo turno ci sono: Volandri-Roger Vasselin (Fra), Fognini-Kuznetsov (Usa), Seppi-Mayer (Arg), Bolelli-Ito (Gia), e al femminile, Pennetta-Cepelova (51k), Errani-Garcia (Fra), Vinci-Vekic (Cro), Giorgi-Cadantu (Rom) e Knapp – Pliskova (Cec). Sull’erba per gli azzurri è sempre più dura.

Per Nadal è una salita sull’erba (Daniele Azzolini, Tuttosport, 21-06-2014)

Se i Fab Four sono ancora loro, i quattro che sapete, e non si sono invece rimpicciolite, assottigliati o dispersi, il sorteggio di Wimbledon li ha disposti in due ipotetiche semifinali con Federer dalla parte di Nadal e Murray da quella di Djokovic.11 problema è se i favolosi saranno in grado di giungere fin lì attraverso il tabellone sorteggiato ieri. Vediamo… E per farlo allarghiamo la visuale ai quarti. Sempre, ovviamente, ipotetici.

Djokovic (1)-Berdych (6). Hanno intralci non da poco, forse troppi. Berdych ha dalla sua Cilic e poi Gulbis. 11 lettone sull’erba è da riscoprire. Quello di Parigi, veemente, spocchioso, può far paura. Djokovic non sta meglio: Golubev all’esordio e Tsonga negli ottavi, con il francese che sull’erba sa giocare, anche perché ha meno tempo per pensare.

Murray (3)-Ferrer (7). Il campione uscente, guarda caso, ha avuto in dote un tabellone che sembra un’autostrada Goffin, poi Andujat: e dopo Bautista Agut Negli ottavi Fognini, forse. E dopo Ferrer, che sull’erba pattina Avrà però gli occhi di tutti puntati addosso, deve difendere 2000 punti e da inizio stagione raramente si è sollevato dalla mediocrità. Lo spagnolo potrebbe incrociare Seppi al terzo turno. Ma attenzione. Da quella parte c’è Dimitrov, che se supererà al terzo turno Dolgopolov potrebbe complicare la vita a tutti. A Ferrer e poi anche a Murray.

Federer (4)-Wawrinka (5). Stanislas è stato una settimana a letto, con l’influenza, e al Queen’s ha perso male con Dimitrov. Non ama l’erba, si sa, ma al punto da ammalarsi non pensavamo. Federer apre con Lorenzi, poi Ben-neteau o Gilles Muller, quindi Granollers e dopo Janowitz. Insomma, un turno buono e uno così così. Fino a Wawrinka, se Wawrinka ci sarà.

Nadal (2)-Raonic (8). Il quarto di finale è fra i peggiori, per Nadal, ma neanche l’avvio è da buttare. Subito Klizan, poi Rosol che lo batté due anni fa, quindi Karlovic e a seguire Gasquet o Monfils. Sta meglio Raonic, seppure negli ottavi potrebbe ricevere la visita di Nishikori. Anche con le ragazze il sorteggio si è divertito. Williams e Sharapova di fronte nei quarti, un match che poteva valere la finale.

Williams (1)-Sharapova (5). l’avvio di Serena è facile (Tatishvily), ma agli ottavi c’è la Bouchard. Masha attende la Kerber e potrebbe avere la Giorgi in terzo turno.

Halep (3)-Jankovic (7). Difficile arrivino ai quarti. Poche chance per la Jankovic, che oltre a gradire poco l’erba ha la Lisicki (finalista 2013) negli ottavi.

Radwanska (4)-Azarenka (8). Tante incognite. Azarenka ha ripreso da poco, e dalla sua parte ci sono Muguruza e Cibulkova. Radwanska va alla prova della Kuznetsova.

Li (2)-Kvitova (6). Per la ceca, Venus al 3° turno, poi (si spera) Pennetta La cinese non ha avversarie di grido, tranne se stessa.

Wimbledon con le donne non ci siamo (Gabriele Marcotti, Il Corriere dello Sport, 21-06-2014)

Sorteggio benevolo per i cinque azzurri al via nella 128a edizione dei Championships. A eccezione di Lorenzi, che a Londra troverà Federei gli altri possono sperare. Fognini, testa di serie numero 16, attende Kuznetsov, nato a Kiev ma con passaporto Usa. Avversario abbordabile anche per Seppi che deve difendere gli ottavi di finale dell’anno scorso: al primo turno c’è l’argentino Mayer, sempre battuto dall’altoatesino nei tre precedenti. Tra i big, aprirà il programma del Centre Court il detentore Murray: reduce dall’eliminazione al Queen’s, lo scozzese debutterà contro il belga Gofin e nel suo box esordio in Slam per la nuova coach Maure-smo. Andy è stato sorteggiato nella stessa metà del numero 1 Djokovic, atteso dal russo Golubev. Nella parte bassa del tabellone viceversa c’è Nadal, atteso al primo turno dal mancino slovacco Klizan. Secondo i bookmaker locali uscirà tra uno dei Fab Four il vincitore 2014. Pronostici ancor più bloccati nel tabellone femminile: senza gli adeguamenti da erba, sfida tra Sharapova, fresca trionfatrice di Parigi, e Serena Williams nel caso già nei quarti! La prima della russa, trionfatrice ai Championships quando aveva solo 17 anni, contro la canadese Kerber. Nel secondo turno potrebbe incontrare la nostra Giorgi, sorteggiata contro la rumena Cadantu. Per Serena il primo ostacolo sarà la Bouchard negli ottavi. Tra le sei italiane in tabellone, insidioso l’accoppiamento della Errani, numero 14, contro la francese Garcia. Derby tra ex regine di Parigi quello che opporrà la Schiavone alla serba lvanovic.

Intervista a Maria Sharapova – Parigi è sempre Parigi: Londra però…  (Filippo Maria Ricci, Sportweek, 21-06-2014)

Casa, città, patria, famiglia, affetti, ricordi. Senso d’identità e di appartenenza, esperienze, viaggi e vita nomade. Da sempre. Cittadina del mondo o ragazza senza radici? A suo agio ovunque o straniera in ogni dove? Abbiamo chiesto a Maria Sharapova di portarci in giro per il mondo, il suo. Ne è uscita un’intervista anomala tra geografia e guida turistica, sensazioni, ricordi personali e consigli da viaggiatrice esperta e privilegiata. Partiamo dall’inizio, dalla grande madre Russia. I genitori di Maria vivono a Gomel, due passi da Chernobyl. Quando la centrale esplode abbandonano la Bielorussia e vanno a Njagan, in Russia. LI nasce Maria. Tempo due anni e la famiglia Sharapova è a Sochi, sede dell’ultima Olimpiade invernale. Allora era tutta Russia, oggi no. comunque si tratta di mondi diversi, lontani non solo geograficamente.

Partiamo allora da Gomel. «La città dove vive ancora mia nonna paterna. Ci sono stata l’ultima volta tre anni fa con le Nazioni Unite, e alla gente di lt si dedica la mia fondazione. Lo considero un posto speciale per me perché entrambi i miei genitori sono di 11. Mia madre è rimasta incinta di me nel periodo della tragedia di Chernobyl e per questo lei e mio padre si rifugiarono in Russia. Mi considero fortunata per esser potuta scappare da quella situazione e perciò mi fa piacere provare a dare una possibilità a chi invece è ancora 11, bloccato. Sono passati tanti anni dal disastro ma la reale coscienza del numero di persone colpite non c’è ancora. Gomel non è stata toccata in maniera tanto devastante come Chernobyl, ma la regione è quella: ci sono ancora posti dove non si può andare per il pericolo delle radiazioni. Ho iniziato i progetti della mia fondazione a Gomel per cercare di far arrivare alla gente di 11 un messaggio di solidarietà: sappiamo che avete ancora paura a bere l’acqua corrente, degli effetti collaterali, che non sapete se i vostri familiari possono essere colpiti. La gente nella zona è ancora molto scettica perché ritiene di essere stata dimenticata. Oltre all’instabilità finanziaria e alla grande povertà, sembra che non ci sia vita, non ci sia energia, che manchi la scintilla vitale. Per questo ci tengo a mostrare a queste persone che da parte mia c’è la voglia sincera di dare una mano. Le cose devono cambiare».

Njagan. «In pratica è rimasta solo la città dove sono nata. Lì ho passato i primi due anni della mia vita e non ci sono pitt tornata». Sochi. «Tanti ricordi. E la città della mia infanzia, parte della mia famiglia vive lì e ci vado spesso. L’ultima volta per l’Olimpiade, ovviamente. Vedere il mare e i fiumi dallepistedi Krasnaya Polyana èun’esperienza indimenticabile, un’immagine incantevole che mi porto dietro».

Casa è… «La Florida. Sono cresciuta lì, giocando a tennis. Niente può compensare i due anni passati lontano da mia mamma da bambina, prima che mi raggiungesse negli Stati Uniti, ma ne è valsa la pena. Non cambierei niente del mio percorso e di come ho raggiunto i miei traguardi. Il tennis mi ha dato così tanto e la possibilità di conoscere culture così diverse, visitare Paesi, incontrare gente meravigliosa. Mi sento davvero fortunata».

In Florida è arrivata a 8 anni. «Sì, e fu uno choc culturale. E stato un passaggio enorme tanto per me quanto per la mia famiglia. Non eravamo mai stati prima in America, non parlavamo la lingua, è stato difficile ma direi che ci siamo adattati abbastanza rapidamente. Ripeto, la Florida è casa mia, in America mi sono formata professionalmente, mi alleno ancora nella stessa Academy che mi accolse quando arrivai. Poi tra di noi in casa parliamo russo e ho tanti di quei parenti in Russia che sento ben presenti dentro di me entrambe le componenti, tanto la russa quanto l’americana».

Ci dipinga una cartolina dalla sua Bradenton, in Florida.   «Scelgo le sue spiagge di sabbia bianca. Adoro allenarmi sulla spiaggia!».

Quanto si allena? «Tre ore e mezza al giorno sul campo, che normalmente divido in due sessioni, entrambe precedute dal riscaldamento. Faccio un’ora e mezza di fitness e un po’ di terapia, soprattutto per le spalle che devo essere sicura siano forti e stabili».

Altro dagli Stati Uniti? «Los Angeles e di nuovo la Florida: sono i due posti dove ho delle splendide case affacciate sull’Oceano, sono decisamente una donna da spiaggia! E poi sicuramente New York, la città in cui spero di vivere prima o poi».

II posto più bello per giocare a tennis? «Ovunque tu abbia la possibilità di creare il momento in cui fare la differenza. Uno dei miei ricordi più importanti è Wimbledon nel 2004, quando ho vinto. E stato l’attimo in cui ho realizzato che non c’è sensazione migliore al mondo di quella di giocare per vincere. Da allora non ho più potuto farne a meno! Le emozioni che ho provato in quel momento mi accompagneranno per tutta la vita».

II cibo migliore?«Quello di mia nonna, in Russia».

II miglior caffè? «A Stoccolma».

La vista che toglie il fiato? «Positano, da voi in Italia».

E il traffico peggiore? «Mosca, senza dubbio. È imbattibile».

La città più rumorosa? «Ricordo un’esperienza terrificante in una stanza a piano terra affacciata sulla Fifth Avenue a New York».

II posto migliore per dormire? «Nel mio letto!».

Preferisce appartamenti o hotel? «Quando sono in una grande città preferisco stare in hotel. In campagna, al lago o al mare, insomma in villeggiatura preferisco affittare una casa».

Una cosa che vorrebbe portare a casa di ritorno da un torneo? «Il profumo della menta fresca del giardino di un mio amico».

L’uomo più bello? «Ritengo che un uomo sia tanto più affascinante quanto più è sicuro di sé e di ciò che vuole».

II posto più romantico? Parto sempre con l’idea di arrivare in finale. Poi se esco prima mia madre sa sempre che cosa c’è da fare in città «Qualsiasi spiaggia deserta al tramonto può funzionare…». I

l top per lo shopping? «Adoro lo shopping e vorrei più tempo per farlo, soprattutto in cerca di oggetti vintage. La città perfetta è New York. A Parigi mi piace cercare piccole boutique frequentate dai locali. Di recente ho scoperto che anche Tokyo è una shopping destination all’avanguardia. Sono attenta a dettagli e linee, al punto che collaboro con Tag Heuer fornendo suggerimenti di stile per le collezioni femminili».

E per l’arte? «Ho visto esposizioni molto interessanti a Tokyo e New York».

Dove si rilassa? «Presso gli Aman Resorts che ho avuto la fortuna di visitare. La mia meta di vacanza ideale è sempre una spa, in qualsiasi posto nel mondo. Restando a casa invece la mia idea di massimo relax è la sera, al termine degli allenamenti, leggere un libro comodamente sdraiata sul mio divano con un tè caldo, osservando il tramonto sulla spiaggia dalla finestra».

II suo top 5 metropolitano? «New York, Parigi, Tokyo, Roma, Melbourne».

Un posto dove non è mai stata e che le piacerebbe visitare? «La Cambogia: sono decisamente affascinata da cultura e abitanti di quel Paese.

Come si organizza la vita? Viaggia con dei bauli o bastano due valigia? «Diciamo che ho una certa esperienza… E poi sono una ragazza semplice. Mi piace vestire bene, essere elegante ma senza esagerazioni, non sono ossessionata. In valigia metto ciò che mi piace al momento. Viaggio troppo, sto troppo tempo lontana da casa per avere quello che si definisce un mio stile. Dal bagaglio prendo ciò che trovo e sono diventata una grande stylist perché quando viaggi così tanto non puoi portare con te tutto ciò che vorresti e allora devi imparare l’arte del mix&match, crei con ciò che ti ritrovi in valigia».

E l’incognita settimanale? Uscire al primo turno o arrivare in finale cambia anche la logistica. «Io parto sempre pensando di arrivare in finale. poi se esco prima e é mia madre che è preparatissima, sa sempre cosa c’è da fare in città, mi fa delle proposte e andiamo. Però il concetto è che io sono in giro per lavoro, non per turismo. In questo periodo con la stagione della terra e dell’erba in Europa non faccio avanti e indietro, resto qui e la mia famiglia mi accompagna, cosa che mi fa davvero piacere. Non ci stabiliamo in una città, seguiamo il ritmo dei tornei». Buon viaggio Maria, e grazie per i consigli.

Tutti i figli di mister tennis (Lorenzo Cazzaniga, Sportweek, 21-06-2014)

Finalmente si sono decisi: il prossimo 12 luglio. Nick Bollettieri entrerà nella Hall of Fame di Newport, Rhode Island. Il mitico coach americano, figlio di immigrati italiani, era già stato candidato nel 2010 e nel 2012, ma lo avevano bocciato. Per entrare nella galleria degli immortali della racchetta, dice il regolamento. bisogna aver dato “un importante contributo nella crescita e nella reputazione del tennis come giornalista, coach, dirigente o ufficiale di gara”. E chi meglio di lui rispetta questo requisito? Il vecchio Nick, 83 anni il 31 luglio, ha reinventato il modo di insegnare tennis ad alto livello. E cresciuto a Pelham, a due passi da New York, in un quartiere multietnico dove i soli sport conosciuti erano soccer e football. Il padre sognava per lui una carriera da avvocato, ma nel suo destino il giovane Nick vedeva solo il tennis. Abbandonata dopo tre mesi la facoltà di Giurisprudenza di Miami, iniziò a insegnare su un campo pubblico di North Miami Beach. All’epoca intascava tre dollari all’ora, adesso ne prende 300 volte tanto.

Il vero miracolo cominciò nel 1978, anno di fondazione della Nick Bollettieri Tennis Academy su un terreno di 40 acri. a Bradenton, Florida. destinata a diventare la pit importante accademia e fucina di campioni nella storia del tennis. Andre Agassi, Jim Courier, Monica Seles, Maria Sharapova, Marcelo Rios e Anna Kournikova sono solo alcuni dei campioni forgiati da Nick. Per brevi periodi sono transitati anche Boris Becker. Martina Hingis e le sorelle Williams. Un successo travolgente al punto che nell’87. dopo nemmeno dieci anni di attività, l’Academy venne rilevata dal colosso Img (anche se Nick continua ancora ad avere un ruolo attivo e importante).

La sua giornata tipo è impressionante: sveglia alle 4.45 (avete letto bene, 4 e 45: il nostro Gianluigi Quinzi, altro baby fenomeno cresciuto da Bollettieri, ricorda perfettamente gli allenamenti delle 6.30) e subito 150 addominali sulla palla medica. Un po’ di sollevamento pesi poi, alle 6, subito in campo. Insegna tennis fino alle 11.30, quindi si concede un pranzo – rigorosamente di lavoro – presso il South Philly Cheese Steak Cafè, il suo locale preferito. Una volta finito, torna in campo dalle 13 alle 17. A fine giornata, il relax consiste in qualche buca di golf. Di sera si rimette davanti al computer, risponde alle mail, prenota i campi e scrive articoli per onorare le sue variecollaborazioni. Si addormenta alle 23.30 davanti alla tv, spesso mentre sta osservando un match di tennis. Una dedizione totale, molto apprezzata dai suoi ex atleti: Jim Couriere Monica Seles gli riconoscono grandi meriti per i loro Slam e lo stesso Andre Agassi, con il quale ha rotto malamente, si è comunque attivato con passione per farlo entrare nella Hall of Fame.

Bollettieri non fu un grande giocatore (qualcuno ironizza sul fatto che non sappia quasi giocare), ma il tennis è andato esattamente nella direzione da lui teorizzata. Nei primi Anni 80 ideò il tennis “corri e tira”, oggi diventato l’unico stile possibile. Anche la sua Accademia si è sviluppata e oggi si estende su un terreno di 450 acri e offre lavoro a 650 persone. Ci sono 55 campi da tennis in tutte le superfici e 700 atleti-studenti a tempo pieno. In media. transitano H circa 30 mila persone all’anno tra atleti, allenatori e visitatori.

Importante è il legame di Bollettieri con l’Italia. Due delle nostre più importanti giocatrici sono passate da lui: Raffaella Reggi gettò le basi per una carriera che l’avrebbe condotta tra le top 15 e Sara Errani transitò a Bradenton quando aveva solo 12 anni. In quel periodo corn-prese i sacrifici e le fatiche cui avrebbe dovuto sottoporsi per poter diventare una campionessa. Dopotutto Nick è sempre stato fiero delle sue origini italiane: si è sposato otto volte e ha sempre scelto Capri per i suoi viaggi di nozze. È stato così anche con Cindi, la sua attuale moglie che ne ha dato la definizione ideale. paragonandolo a Peter Pan: «È eternamente giovane. Quando l’ho sposato sapevo bene che io sarei stata l’amante: lui ha già sposato la sua Accademia». E, a quasi 83 anni, non ha nessuna intenzione di lasciarla.

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Jasmine cresce ancora (Bertellino). Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport). La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Damato)

La rassegna stampa di lunedì 20 settembre 2021

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Jasmine cresce ancora (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La prima volta di Jasmine Paolini è a Portorose. Il trofeo nel WTA 250 sloveno conferma la crescita dell’azzurra ma anche la tenuta mentale visto il ritardo di 3 ore nell’inizio, causa maltempo. Colpi e determinazione per battere la n. 38 del mondo, l’americana Alison Riske, 31enne di Pittsburgh che era alla 10a finale. La fotografia della nuova dimensione della 25enne toscana è nel primo set. Dopo break e contro-break iniziali Jasmine si è trovata a rincorrere la più esperta rivale dal 2-5. I’ha fatto cambiando marcia e chiudendo 7-4 al tie-break. Prima dell’inizio del 2° set Jasmine ha chiesto un medical time-out per un problema alla coscia sinistra. E’ ripartita di slancio, strappando subito il servizio alla statunitense e tenendo proprio dopo aver salvato più palle dell’ 1-1. Sul 2-0 ha rifiatato un attimo el’americana ha incamerato il primo game del set (2-1). Ripresa sul 2-2, Jasmine ha reagito chiudendo il gioco con un gran diritto per il 3-2 cogliendo poi altri 2 break per il sigillo all’8°gioca

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Nell’ITF 80 di Valencia ha vinto Martina Trevisan, in rimonta (4-6 6-4 6-0) contro l’ungherese Delma Galfi, n. 138 WTA.

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Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport)

Era alla prima finale Wta della carriera e l’ha vinta, domando l’americana (n. 38) Alison Riske in due set 7-6 (4) 6-2, dopo un’ora e 46 minuti di gioco. Per Jasmine Paolini il titolo nel 250 di Portorose può essere l’alba di una nuova carriera, ora che ha dimostrato una solidità mentale invidiabile. La 25enne toscana, che oggi raggiungerà il numero 64 della classifica (best ranking), è stata brava a non farsi influenzare dalla lunga attesa (si è cominciato due ore e mezza dopo il previsto per la pioggia) e poi fantastica nel primo set, quando ha recuperato da 5-2 sotto con due break di svantaggio. Nel secondo parziale, la Paolini ha non ha avuto problemi

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Questa settimana si gioca a Metz (cemento indoor): oggi in campo Lorenzo Sonego contro l’ungherese Fucsovics e Gianluca Mager contro il georgiano Basilashvili. A Nur-Saltan (cemento indoor), in Kazakistan, in campo Andreas Seppi contro il kazako Skatov. In tabellone pure Lorenzo Musetti: aspetta un qualificato.

La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Corrado Damato, Il Messaggero Sport)

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l’Italtennis si gode un movimento che tra uomini e donne sembra veramente aver trovato la ricetta universale che porta al successo.

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a Portorose, in Slovenia, è “incappata” in quelle settimane perfette che talvolta capitano nella vita di un tennista e, giocando alla perfezione dall’inizio alla fine, ha scoperto la gioia del trionfo. Che apre nuovi scenari anche per i tornei più importanti visto che produce un balzo in classifica dal suo attuale 87′ posto a quello numero 64 che occuperà da oggi. Ovviamente, il suo nuovo best ranking. VITTIME DOC L’ultima ad arrendersi all’azzurra è stata l’americana Alison Riske, numero 38 della Wta e terza testa di serie del torneo. Le ha strappato il servizio per tre volte nel primo set e quando è andata a servire sul 5-2 (Jasmine aveva recuperato uno dei break) sembrava poter incanalare il match dalla sua parte. Ma l’azzurra ha dato prova di grande pazienza e ha ricucito, punto dopo punto, senza fretta, portando l’avversaria al tie break, poi vinto per 7 punti a 4. II secondo set è stato la copia a specchio del primo con la Paolini volata sul 5-2 e poi più cinica della Riske: 6-2 e tutti a casa. Brava Jasmine a non perdere la concentrazione anche per lo slittamento del match, iniziato con quasi tre ore di ritardo per colpa della pioggia.

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Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Iannacci)

La rassegna stampa di domenica 19 settembre 2021

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Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Leonardo Iannacci, LIbero)

In via Veneto giocava a carte con Mastroianni, a Gstaad prendeva l’aperitivo con Richard Burton e Liz Taylor, a Los Angeles cenava una sera con Charlton Heston e quella dopo con Frank Sinatra, a Parigi amoreggiava con una stripteaseuse del Crazy Horse e a Montecarlo insegnava il rovescio al principe Ranieri, suo amico. Schegge di memoria che riguardano il signor Chirinsky, protagonista di pezzi di vita che sembrano capitoli di un romanzo. «Quando mi dicevano: allenandoti meglio avresti potuto vincere di più, io rispondevo: forse, ma nella mia vita mi sarei divertito meno!», ripete sempre. Il signor Chirinsky è uno splendido 88enne, ancora pieno di vita che si diverte a portare in giro il suo mito. Chirinsky, e qui lo sveliamo, è il secondo nome di Nicola Pietrangeli, il tennista italiano più vincente della storia. Prima questione da chiarire: perché Nicola Chirinsky Pietrangeli? «Sono nato a Tunisi, all’epoca un protettorato francese, da papà Giulio e da mamma Anna, russa. Da qui il secondo nome Chirinsky, che non mi dispiace affatto. Ho iniziato a giocare a tennis in un campo di prigionia proprio in Tunisia, durante la seconda guerra mondiale, vincendo con papà il mio primo torneo di doppio. Avevo 13 anni. Ma il mio destino era l’Italia, venimmo espulsi e con la famiglia riparammo a Roma».

Dove si dedicò a tempo pieno al tennis…

 

Affatto. Preferivo il calcio, ero bravino e venni convocato nelle giovanili della Lazio. Dopo qualche tempo mi proposero il trasferimento alla Viterbese, capii subito che con il calcio non mi sarei divertito né avrei viaggiato, così passai al tennis. Al Circolo Parioli, dove il custode era un certo Ascenzio Panatta, che aveva un figlioletto di nome Adriano.

Un tipo che avrebbe incontrato anni dopo.

Sì, ma questa è un’altra storia. Giocare a tennis mi piaceva. Diventai bravo. Tra la fine degli anni ’50 e gli inizi dei ’60 vinsi 44 tornei, quattro volte il Roland Garros, due nel singolare e due nel doppio. Mi rispettavano tutti gli altri grandi giocatori dell’epoca, eravamo amici. Giocavamo ma ci divertivamo un mondo. Era un tennis educato, quello. E vivo.

La differenza tra un campione della sua epoca e uno odierno?

Noi entravamo in campo per divertire il pubblico. Oggi ogni pallina vale decine di migliaia di euro e ai giocatori non importa nulla del pubblico. Pensano solo ai soldi. Quando ho vinto il Roland Garros mi hanno dato un premio in denaro con il quale non mi sono potuto comprare neppure un appartamentino. Oggi chi vince uno Slam si porta a casa due milioni e mezzo di dollari.

Ma, allora, la Osaka che lascia il tennis, Djokovic paralizzato durante la finale degli Us Open, terrorizzato dalla mancata conquista del Grande Slam. Perché?

E qui mi arrabbio. Djokovic avrà, che so, 500 milioni di dollari in banca e gioca una finale stressato? Ma scherziamo? E la realtà attuale del tennis che strofina i nervi a questi plurimiliardari. Sono macchine da guerra, istituti di credito. Forse si stressano a contare i soldi. Quando leggo che sono depressi mi saltano i nervi.

Djokovic, Nadal, Federer: chi al primo posto?

Federer, di un altro pianeta. E ve lo dice uno che ha battuto un certo Rod Laver che di Grande Slam se ne è pappati due.

II tennis italiano sembra rinato: prima Fognini, ora Sinner, Berretti, Musetti, Sonego. Siamo tornati ai tempi di Panatta-Barazzutli-Bertolucci-Zugarelli?

Penso di sì. Sinner ha solo 20 anni. Ha il mondo davanti e arriverà entro l’anno nei primi 10. Berrettini con quel servizio può vincere uno Slam. Non sulla terra battuta, però.

La sua più bella vittoria?

Nel 1976 ero il capitano non giocatore della squadra di Davis e arrivammo alla finale con il Cile. Mezza Italia non voleva che andassimo a giocarla perché a Santiago c’era il regime di Pinochet. Era tutto politicizzato, la sinistra vedeva la finale dal punto di vista ideologico e voleva boicottarla. Pensai: siamo pazzi? Rinunciamo a vincerla? Mi sono battuto come un leone contro tutti i politici ipocriti, di sinistra e non solo. Alla fine mi diedero retta e andammo. Vincemmo la nostra prima e ultima Davis, i giocatori in campo, io fuori. Ma fummo costretti a tornare in Italia quasi di nascosto, protetti dai carabinieri. Ricevetti anche due minacce di morte, avevo la polizia sotto casa.

E una sera si portò a letto la Coppa Davis…

Accadde dopo una festa a Roma, con Giulio Andreotti presente, salito frettolosamente sul carro dei vincitori: tutti se ne andarono a dormire e il servizio d’ordine lasciò lì la coppa. Nessuno se la filava. Così, per paura che la rubassero, la portai a casa, la misi sul letto. C’è una foto con il sottoscritto, la coppa e il mio gatto che ci dorme dentro.

Ed ecco la domanda delle cento pistole: chi è stato più forte, lei o Panatta?

Adriano è nato per giocare a tennis. Un talento puro. Mi ha battuto anche nella finale dei campionati italiani del 1970. Ma lui aveva 20 anni, io già 37… Però è durato troppo poco ai vertici, 3-4 anni. Meglio Nicola Chirinsky Pietrangeli, dai.

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Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Querusti)

La rassegna stampa di venerdì 17 settembre 2021

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Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Francesco Querusti, La Nazione)

Circolo Tennis Firenze in festa per la presenza di Camila Giorgi, numero 1 in Italia e al 36° posto nel ranking mondiale. Camila, nata a Macerata ma fiorentina d’adozione, ha portato freschezza, classe, simpatia, femminilità e moda nel tennis. Tra i suoi sogni quello di scalare posizioni nella classifica delle big, di insegnare ai giovani per trasmettere i suoi segreti e di non lasciare mai Firenze città che le ha preso il cuore. Camila, sui campi del Ct Firenze, è scesa in campo con gli allievi della scuola agonistica del circolo delle Cascine, in due ore divertenti, di grande fascino e colpi spettacolari. Oltre al tennis è stata protagonista la moda con sfilata sul bordo piscina con i capi dell’azienda Giomila disegnati dalla mamma di Camila. Poi si è raccontata, con accanto tutta la sua famiglia. «Sono più che soddisfatta – afferma Camila – ma non mi accontento mai. Adoro il tennis: ho detto che è il mio lavoro, ma lo amo. Una volta finito però ho altre cose a cui pensare, come la mia famiglia, e non ho rimpianti. Fra due settimane partirò per Chicago e poi parteciperò al torneo di Indian Wells. Mancano quattro tornei e poi è finita la stagione. Arrivare fra le prime 32 del ranking, per poter essere testa di serie negli Slam, è il mio obiettivo ma spero di fare ancora meglio». E in futuro quali obiettivi? «Mi piacerebbe insegnare alle bambine e ai bambini questo sport, che è incredibile, perché’ in parte è anche stile di vita. La scelta di seguire la passione di mia madre e di non scegliere altri brand è dettata dal fatto che mi ha insegnato tutto ed è una vera artista. Giomila è un progetto di moda che è diventato realtà e che seguirò con impegno». E il suo amore per Firenze e la Toscana. «Viviamo a Calenzano e quando sono a casa, insieme a mia madre e alla mia famiglia, andiamo in giro per la Toscana che è bellissima».

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