Bolelli, comunque vada, miglior “erbivoro” italiano di sempre

Editoriali del Direttore

Bolelli, comunque vada, miglior “erbivoro” italiano di sempre

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Il suo grande match con un ottimo Nishikori non è il primo. La sospensione lo ha favorito? E chi è il favorito ora? L’età di Serena Williams, e il peso, sono il vero problema? Sharapova come a Parigi? Nadal e Federer, perchè giocano martedì

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Credo di non aver mai visto un tennista italiano giocare meglio di Simone Bolelli sull’erba di Wimbledon. In 41 Wimbledon.
Ricordo un grande Canè impegnare per quattro set Ivan Lendl, ricordo i quattro che sono arrivati agli ottavi nella storia del torneo, Nicola Pietrangeli, Adriano Panatta, Gianluca Pozzi e Davide Sanguinetti, ma salvo Pietrangeli – che vidi peraltro solo in tv e che è stato l’unico a raggiungere le semifinali (perdendo 6-4 al quinto con Laver, che poi perse da Fraser, 1960)- gli altri ebbero tabelloni piuttosto fortunati.
Adriano Panatta non amava particolarmente l’erba difatti fece soltanto una volta i quarti di finale, perdendo da Pat DuPre un match che non avrebbe dovuto perdere, e nessuno di quei quattro mi ha mai fatto la stessa impressione del Simone Bolelli di oggi, lungo tutti i 175 minuti della sua battaglia che lo ha visto per ben cinque volte a 2 punti dal match nel quarto set, sul 5-4 e 15-30 sul servizio di Nishikori e sul 6-5 0-30.
Ricordo Simone protagonista di grandi match vittoriosi contro Mano de Piedra Gonzalez e contro Wawrinka, e qui l’altro giorno con Kohlschreiber, ma secondo me l’attuale Nishikori è più forte e solido di quei giocatori battuti da Simone in passato, almeno nelle giornate in cui ricordo bene come persero da Simone.
Simone aveva giocato bene anche quelle volte, ma loro così e così, soprattutto tatticamente alcuni (Wawrinka e Gonzalez) avevano sbagliato molto.
Nishikori invece è tipo che non sbaglia una scelta, è molto intelligente, ha un grande anticipo e una fluidità di colpi, soprattutto di rovescio, davvero impressionante. Solo con il dritto ogni tanto perde il controllo, fa qualche stecca. Però è curioso che il break subito a fine terzo set sia venuto per colpa di due rovesci sbagliati. Kei tuttavia sa fare tutto. Soltanto a rete non l’ho visto abbastanza per poter esprimere un giudizio compiuto.
Ha certamente classe: quando gli serviva mettere dentro un bel servizio, sulle pallle break, l’ha sempre fatto. E in più occasioni anche aces, lui che non ne ha fatti tantissimi (12 non sono comunque pochi per uno che non è un gigante), ma soprattutto ha quasi sempre scelto il momento più giusto per farli. Segno, appunto, di classe. Classe è per me quando uno fa le cose migliori nel momento in cui contano.Io che non ne avevo le facevo sempre sul 40-0 per gli altri: colpi strepitosi, mai ripetuti quando più sarebbero serviti.
Mi spiace davvero che in Italia non abbiate potuto vedere la partita Bolelli-Nishikori, trasferita dal campo 18 – uno show court, quindi coperto dalla tv – al campo 8 che non lo era ed era stato preso d’assalto dai giapponesi.
Sul campo 8 noi (e forse anche Simone) ci sentivamo come circondati. Ero in sala stampa quando ad un certo punto ho visto dalle finestre correre quasi all’impazzata centinaia di giapponesi, sembravano migliaia.
Lì ho capito quel che a noi non era stato ancora annunciato: il match che doveva essere giocato per secondo dopo Diyas-Zvonareva (ha vinto la prima) era stato opportunamente trasferito, visto che il singolare femminile delle 11,30 è ricominciato intorno alle 17,30. Rimasto scottato dall’esperienza del campo 17, quando non ero riuscito a entrare a bordocampo per vedere Fognini-Anderson, mi sono precipitato e non mi sono perso un punto.
Bolelli ha tirato da tutte le posizioni dritti da far paura. Ma anche di rovescio, sapientemente alternando quelli coperti a quelli tagliati. Quando poi è venuto a rete, anche se ci viene un po’ quando ce lo tirano per i capelli, Simone ha vinto tutti i corpo a corpo che si è trovato a fare e non ha quasi sbagliato una volee. Qualche volta si è esposto al passante di rovescio di Nishikori, ma solo quando era inevitabile. Anche Nishikori mi è piaciuto parecchio, e anche se si è fatto fasciare il polso a metà match, mi pare che non ne abbia minimamente risentito.
Bravi tutti e due a reagire bene alla lunga, estenuante attesa. Da come hanno giocato non è proprio parso che ne abbiano risentito.
Ogni volta che un match viene sospeso (pioggia o oscurità) c’è una domanda d’obbligo: a chi avrà giovato maggiormente?
Io credo a Bolelli. Perchè avevo l’impressione che fosse un tantino più stanco, e non so se sia stato per quello che per primo lui ha chiesto all’arbitro di pensare a sospendere il match per la sopraggiunta oscurità, ma anche per motivi psicologici.
E’ difficile pensare che non avrebbe ripensato alle occasioni perdute, al fatto di essere stato tutte quelle cinque volte vicino a vincere (sul 6-5 30 pari addirittura era convinto di essere arrivato al matchpoint, aveva già esultato, e invece un rovescio gli era uscito di un soffio) e anche poi nel quinto set, 2 pari, di essere stato 15-40 sul servizio del giapponesino.
Nishikori era in fiducia e in crescendo di entusiasmo, Bolelli meno. Inevitabile perché per quanto lui avesse giocato un match di straordinaria continuità lui era stato vicino a vincere e l’altro no.
Simone in realtà poteva rimproverarsi soltanto il secondo game del secondo set perso a 15 (frutto di un paio di errori) e il tiebreak del quarto set sul 2-1 per Nishikori quando Simone ha subito due minibreak evitabili: un dritto da posizione favorevole a pochi passi dalla rete, quando è stato un po’ lento a muoversi e a girare attorno alla palla (forse andava colpita di rovescio) e un rovescio lungo.
Ma alla fin fine Simone poteva aver più rimpianti di Nishikori. E i rimpianti non aiutano mai chi li ha.

Altro quesito: sul 3 pari al terzo, lunedì, chi è favorito? Chances identiche?
Mah, bisogna vedere chi dei due è più freddo, e domirà meglio nelle due notti del weekend. Nessuno dei due ha mai giocato gli ottavi qui. Un po’ di emozione ci sarà. La prosecuzione del match potrebbe durare anche pochi minuti. Per l’appunto nel quinto set ha cominciato a servire Nishikori che batterà per primo sul 3 pari. A freddo può essere un rischio. Ma se il set va per le lunghe Simone dovrà sempre inseguire, sopportando maggior stress.
Quel che, insomma, Fognini non aveva capito venerdì contro un grande battitore come Anderson.
Guarda caso oggi chi ha servito per primo nel set lo ha vinto. Il primo e il terzo Simone, il secondo Nishikori, mentre il quarto è finito al tiebreak, ma più vicino a vincerlo – come più volte sottolineato – è stato Simone, perchè sul 4-5 e sul 5-6, ha soffeeto di più Nishikori anche se poi alla fine si è salvato alla Houdini.
Repetita iuvant: Nishikori è n.12 del mondo e qualche settimana fa è stato il primo giapponese a diventare un top-ten.
Per tutto quanto è successo del resto, compresa la terza sconfitta di Serena Williams in tre Slam del 2014 – e la seconda con la Cornet, che l’aveva già battuta a Dubai – vi rimando a quel che ho detto nei due video registrati a fine serata, quello italiano con Stefano Tarantino, quello inglese con Steve Flink.
La sconfitta di Serena, che non ha giocato male come in Australia (e che quando perde al Roland Garros fa meno notizia, perchè è la sua superficie meno amata, anche se ci ha vinto un paio di titoli), è difficile da analizzare (anche perchè ero sul campo di Bolelli e non ho potuto vedere il suo match): Serena ha 32 anni e se da un anno e più si sottolinea l’anagrafe incalzante di alcuni giocatori (Federer, Pennetta, Vinci, Schiavone), beh forse è il caso di cominciare a sottolinearlo anche per lei che, oltretutto, non è leggera come una piuma e come mobilità non potrà certo migliorare.
Per la prima volta da 8 anni nessuna delle due Williams è approdata alla seconda settimana di uno Slam. E’ certo il segno di un ricambio generazionale.
Come già a Parigi potrebbe avvantaggiarsene Maria Sharapova, più di chiunque altra, ma lassù in quel settore anche Bouchard, due volte in semifinale nei primi due Slam e capace di impegnare severamente Maria a Parigi, e la stessa Cornet saranno convinte di poter giocare le loro carte. La Bouchard all’inizio del torneo era data a 20 dai bookmakers. Secondo me sarebbe stata una quota incoraggiante se lei non si fosse trovata dalla stessa parte di Williams e Sharapova. Ora che Serena è fuori gioco, occhio alle quote Bwin e Sisal-Matchpoint.
Nadal che perde il primo set e vince agevolmente gli ultimi non fa più notizia: gli è successo con Klizan, Rosol e perfino Kukushkin. E ora – ma non lunedì perchè per dare a tutti i giocatori della parte bassa le stesse chances di recupero – tutti gli ottavi della parte bassa del tabellone si giocheranno di martedì. Oggi infatti Istomin-Wawrinka e Lopez-Isner non hanno neppure cominciato a giocare. E i vincenti si affronteranno martedì. E i quarti tutti mercoledì. Quindi niente Federer e Nadal questo lunedì. Forse è giusto così. Anche se a Wawrinka. più di tutti, l’idea di dover forse giocare tre giorni di fila potrebbe non piacere. Anche la Halep vs Dijas non giocano lunedì, perchè Ivanovic e Lisicki non hanno finito il loro match. Ha una logica.
Io credo che se Bolelli vincesse con Nishikori avrebbe qualche chances anche contro Raonic, oggi vittorioso per 3 set a zero su Kubot.
Però attenzione: il canadese ha perso solo 9 punti sul servizio in un match vinto 76 76 62 con Kubot. Ovviamente non ha concesso alcuna pallabreak. E se la velocità massima della sua prima palla è stata di 222 km orari, quella della seconda è stata di 221!
Il punteggio con il quale ha vinto, con i due tiebreak nei primi due set, sottolinea però come lui, allenato da Riccardo Piatti (che si è occupato anche di Simone Bolelli) e Ivan Ljubicic, non sia un mostro nelle ribattute.
Ma a Raonic ci sarà, eventualmente tempo di pensare da lunedì sera in poi. Speriamo.
Intanto avremo un tennista italiano alla seconda settimana di Wimbledon. Gli ottavi non sono stati ancora centrati, ma già così è molto meglio che niente.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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