Wimbledon non è un paese per giovani. Roger Federer compone la nona

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Wimbledon non è un paese per giovani. Roger Federer compone la nona

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIP – Roger Federer batte chirurgicamente Milos Raonic, brekkandolo una volta per set. Il leggendario campione elvetico torna dopo due anni in finale di uno slam. Da lunedì sarà numero 3 del mondo.

R. Federer b. M. Raonic 64 64 64

Questo è il racconto di una partita difficile da raccontare, e francamente non troppo bella. L’unico momento in cui il pubblico si è scaldato è stato dopo l’ultimo punto, quando ha tributato un applauso da brividi al grande Roger Federer, fuoriclasse immenso che rende del tutto vani – perché inutili e poco importanti – le continue tiritere sul più grande di sempre. Lui è Roger Federer, il resto conta davvero poco. E il pubblico del Centre Court è disposto a perdonargli tutto, anche il fatto di avergli regalato una semifinale davvero non all’altezza della precedente. Perché se questa partita è andata com’è andata, il colpevole è proprio lui, il vecchio Re che non vuole abbandonare il suo regno. E che già al primo game si è accorto che Raonic non è ancora cresciuto al punto da non tremare al cospetto di qualcuno che gli deve sembrare qualcosa a metà tra una divinità mitologica e un extraterrestre, affrontato  per giunta a casa sua, nel suo orticello, tra la sua gente, altro che Murray. Il doppio fallo e il dritto fuori che hanno consegnato a Federer il primo set – ops! game… – ha praticamente chiuso il match. Mai Raonic è sembrato poter tornare in partita e se aveva impostato il gioco sui tre colpi, ebbene, la prossima volta Ljubicic e Piatti faranno bene a spiegargli che per fare questo non devi sbagliare mai. Non “quasi” mai. Mai. Se giochi contro Roger Federer.
Il racconto dei game che via via si succedevano sarebbe una sequenza di “servizio vincente”, qualche raro “servizio e dritto”, qualche rarissimo “servizio e volée”. Per trovare uno scambio più lungo di 5 colpi – ben 9, accidenti – abbiamo dovuto attendere lo scoccare dell’ora. E la cosa si è ripetuta appena tre volte nel match, perché le altre volte era già tanto se si arrivava a 5 scambi.
Così anche la palla break concessa da Federer nell’ottavo game  non solo aveva l’aria di una casualità, ma nessuno dei presenti nel Tempio ha neanche lontanamente pensato che potesse trasformarsi in break. E infatti Roger ha messo tre prime e buonanotte ai suonatori.
Le curiosità riguardavano soltanto aspetti del tutto marginali della vicenda: quanto tempo ci avrebbe messo Raonic prima di prendere il break; a quanti ace sarebbero arrivati; che velocità massima avrebbe raggiunto la prima di Raonic. Ma sulla partita curiosità non potevano essercene.
Al nono game del secondo set Raonic ha cominciato con un doppio fallo, poi ha messo una seconda e nello scambio Federer lo ha lasciato immobile su un rovescio lungolinea, e infine ha regalato uno smash lungo. Dallo 0/40 è bastato aspettare una seconda e un nuovo rovescio lungolinea ha consegnato il break allo svizzero. Se non c’erano dubbi già dopo il primo game provate a immaginare quanto potessero essercene con Federer avanti 2 set a zero. Di nuovo Raonic ha fatto grandinare sulla schiena del povero vecchio – solo Rosewall ha raggiunto la finale di Wimbledon essendo più anziano, nell’era Open – fino al 4 pari, quando ancora una volta si è (clamorosamente? ma no…) incartato. Prima ha sbatacchiato fuori un dritto; poi ha sbagliato completamente direzione su un colpo vicino alla rete provocato da una risposta alla meno peggio di Roger, consegnandosi al più facile dei passanti; e poi ha pensato bene di scambiare con dei rovesci tagliati, finendo inevitabilmente per mandarne uno in rete. Ormai del tutto scoraggiato Raonic ha completato l’opera sbagliando ancora una volta un dritto. La partita è stata troppo facile perché Roger ci offrisse una coda come con Wawrinka e al primo match point è bastata una buona prima per andare in finale e tornare il numero 1 del suo paese, il 3 del mondo. Ma su questi prati l’impressione è che la classifica debba ancora qualcosa a Roger Federer. Speriamo non gli passi la voglia.

 
Roger Federer (SUI) Milos Raonic (CAN)
6   Aces 17
1   Double faults 4
52 of 80 = 65 %   1st serves in 46 of 84 = 55 %
42 of 52 = 81 %   1st serve points won 37 of 46 = 80 %
19 of 28 = 68 %   2nd serve points won 19 of 38 = 50 %
125 MPH   Fastest serve 139 MPH
117 MPH   Average 1st serve speed 127 MPH
101 MPH   Average 2nd serve speed 106 MPH
24 of 32 = 75 %   Net points won 11 of 21 = 52 %
3 of 7 = 43 %   Break points won 0 of 1 = 0 %
28 of 84 = 33 %   Receiving points won 19 of 80 = 24 %
32   Winners 36
11   Unforced errors 17
89   Total points won 75

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Non tutti applaudono Nadal. Fognini dubita dell’infortunio: “Non fidatevi di quello che leggete”

L’italiano è convinto che non si possa vincere una partita di oltre quattro ore da infortunati

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Fabio Fognini - Rio 2022 (Twitter - @RioOpenOficial)
Fabio Fognini - Rio 2022 (Twitter - @RioOpenOficial)

Dubitare è lecito: non c’è bisogno di recuperare quanto diceva a tal proposito Voltaire o i proverbi popolari. Tuttavia, la reazione di Fabio Fognini al match vinto da Nadal su Fritz al quinto set nonostante un problema agli addominali è da considerarsi piuttosto dura. E anche usare l’aggettivo ‘inelegante’ potrebbe non essere un eccesso. Non si può però dire che sia sorprendente: Fabio non è certo un tipo da politically correct e quando ha qualcosa da dire lo fa senza usare troppi giri di parole. Lo ha fatto anche recentemente quando ha etichettato i suoi colleghi come ‘ciarlatani’ per non aver reagito in alcun modo alla decisione dell’ATP di togliere i punti a Wimbledon. Al ligure non piace nemmeno uniformarsi alla voce del coro e lo ha dimostrato anche questa volta: mentre molti – ma non tutti – celebrano l’ennesima impresa di Nadal e in attesa dell’esito degli esami a cui si sottoporrà, lui è sicuro che l’infortunio di Rafa non sia così serio.

A dire il vero, quello che ha lasciato intendere Fognini attraverso una Instagram story pubblicata nella tarda serata di ieri è che lui al problema fisico dello spagnolo non creda proprio. Fabio ha infatti accompagnato uno screenshot di un articolo in cui si sottolinea la vittoria “da infortunato” di Nadal con un ironico “for sure”. Ma non solo. Ha infatti aggiunto un riferimento alla durata del match (4 ore e 20) e lanciato un monito al pubblico: “Ragazzi, smettetela di credere a ciò che leggete, per favore!!!. Rafa, però, non avrebbe convinto solo i giornalisti, ma anche Fritz (che ha detto chiaramente di non pensare che il maiorchino abbia simulato) e la sua famiglia: la sorella e il padre – oltre al manager Carlos Costa – lo avevano infatti invitato a farla finita per non dover sopportare un dolore che non sembrava da poco.

Un anno e mezzo fa Nadal raccontò, alla vigilia di un match contro Fognini all’Australian Open, di avere un ottimo rapporto con l’azzurro e di aver assolutamente dimenticato il loro screzio nella finale di Amburgo del 2015. Anche di recente era arrivata una conferma di ciò da parte di Fabio che, sempre attraverso le storie Instagram, si era complimentato con lo spagnolo per la vittoria dell’ultimo Roland Garros. Proprio per questo, i dubbi avanzati dal giocatore italiano sulla reale entità del problema di Rafa non solo escono dal coro (a cui si è unito tra gli altri Patrick McEnroe), ma stonano anche un po’.

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Wimbledon, Fritz non ha dubbi sui problemi di Nadal ma dice: “Non potevo giocare come contro un infortunato”

“A fine partita volevo piangere” confida l’americano. “È la sconfitta più dura della mia vita”. Garin rende onore a Kyrgios: “È stato solido, gli va riconosciuto”

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Taylor Fritz - Wimbledon Credit: AELTC/Simon Brut

La fortuna può essere un’arma a doppio taglio. Lo sa bene Taylor Fritz che per la terza volta in carriera si è trovato di fronte alla versione sofferente di uno tra Nadal e Djokovic. Affrontare i due tennisti al momento più forti del mondo quando questi sono infortunati o comunque non al meglio delle loro condizioni può essere sicuramente considerato un bel colpo di fortuna. Tuttavia, quanto succede dall’altra parte della rete o del seggiolone dell’arbitro durante i cambi campo può influenzare negativamente il proprio gioco ed un’eventuale sconfitta può essere ancora più bruciante.

Il giocatore americano aveva provato sensazioni simili quando, durante l’Australian Open del 2021, non riuscì a completare la rimonta su Djokovic nonostante quest’ultimo si fosse fatto male agli addominali nel corso del match. La sconfitta di ieri con Nadal, però, è ancora più difficile da accettare per Taylor: “Dopo la fine della partita, avrei voluto piangere. Non mi ero mai sentito così. Questo è sufficiente per dire che questa è la sconfitta più dolorosa della mia carriera”.

Il motivo di tanto dispiacere non sta, però, nel dubitare dei problemi fisici dello spagnolo: “Non credo che abbia simulato un infortunio o qualcosa del genere. La velocità del suo servizio è scesa di 10-15 miglia orarie. Non lo avrebbe fatto se non ce ne fosse stato motivo. Sono sicuro che abbia giocato cercando di superare molto dolore. Capita spesso di avere piccoli infortuni durante un torneo e tutti cerchiamo di giocare nonostante questo genere di cose”.

 

Tuttavia, la qualità e l’intensità del gioco di Nadal non si è abbassata quanto Fritz si aspettava dopo il medical time out richiesto dal 22 volte campione Slam: “Quando la situazione sembrava molto difficile per lui nel secondo set, me ne sono accorto e ho iniziato ad essere meno aggressivo. Per un po’ è sembrato che non riuscisse a muoversi bene su alcuni colpi e il suo servizio ha perso velocità. Ma verso la fine del set abbiamo giocato diversi scambi lunghi in cui lo facevo muovere da una parte all’altra e ciononostante ha recuperato alcune palle imprendibili per molti giocatori normali. Così sono tornato a giocare come prima: ho pensato che non potevo trattarlo come se fosse stato infortunato. I recuperi che facevano sembravano normali, l’unica cosa diversa era la velocità del servizio”.

Uno dei rimpianti dell’americano è quindi frutto del modo in cui ha giocato la fine del secondo set che, se vinto, avrebbe anche potuto portare al ritiro di Nadal: “Mi era sembrato che la situazione mi permettesse di giocare più in sicurezza, ma poi ho smesso perché mi sono accorto che per vincere dovevo giocare in modo normale”. Il rammarico più grande è però quello di non aver messo sufficiente pressione sull’avversario quando quest’ultimo si è trovato – per tre volte – a dover servire per restare nel match: “Quei game sono state le occasioni più grandi che ho avuto. Dovevo fare di più, dovevo almeno portarlo sul 30 pari, farlo pensare che se avesse perso il punto, sarebbe stato match point per me. Invece, non l’ho fatto sudare abbastanza in quei giochi, non gli ho messo pressione”.

Taylor però non si rimprovera molto per come ha affrontato il match nel suo complesso: “Penso di essere stato abbastanza aggressivo, nel modo giusto rispetto a come mi sentivo. Credo che se avessi provato a spingere di più, avrei fatto molti errori. Anche nel tie-break decisivo non mi sembra di aver fatto troppe cose sbagliate, ad essere onesto. Se potessi rigiocarlo, probabilmente cercherei di essere più aggressivo, ma è facile parlare dopo aver perso”. Un elemento del suo gioco che, però, a suo dire non ha funzionato è la risposta: “E’ stata piuttosto deludente. Ho persino risposto peggio quando ha iniziato a servire più lentamente. Quando serviva attorno alle 120 miglia all’ora (193km/h) nel primo set potevo fare uno swing più corto e usare la sua velocità per controbattere in modo più potente. Dopo dovevo generare più potenza e quindi fare uno swing più lungo ed è stato più difficile”.

I rimpianti di Garin, invece, sono decisamente più contenuti. Nel match contro Kyrgios, il cileno era avanti di un break nel primo set e conduceva 5-3 nel tie-break del terzo, ma l’australiano è stato semplicemente superiore nei momenti decisivi dell’incontro: “Penso che abbiamo giocato ad un livello molto alto. Nel terzo set ci sono andato molto vicino, ma ha servito in modo irreale in quei momento. La differenza l’ha fatta sfruttando tutte le opportunità che ha avuto. In ogni caso, sono contento del modo in cui ho giocato e del torneo che ho fatto: ho imparato molto da questo Wimbledon”. Garin non ha potuto nemmeno contare su momenti di distrazione di Nick che è apparso concentrato come poche altre volte gli è successo in carriera (in realtà, già con Nakashima aveva lasciato negli spogliatoi i suoi momenti di ordinaria follia): “Ha giocato in maniera solida per tutta la partita, non ha fatto nulla di strano e questo gli va riconosciuto. Ha meritato di vincere”.

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Wimbledon, Pennetta e Schiavone ancora in corsa per la finale del torneo Leggende

Ieri vittoria su Hantuchova/Robson. Dopo il successo al Roland Garros, le azzurre sperano nella doppietta

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Francesca Schiavone e Flavia Pennetta - Wimbledon 2022, torneo delle Leggende (foto Elisa Alcoba Twitter @elissetennis)

L’erba non è mai stata la loro superficie preferita, ma Pennetta e Schiavone vogliono divertirsi ancora e magari vincere di nuovo. Dopo aver trionfato nel doppio Legends al Roland Garros, Flavia e Francesca stanno partecipando anche all’omologo torneo organizzato sui campi dell’All England Club e, nonostante la sconfitta nella partita d’esordio del girone di qualificazione, non hanno alcuna intenzione di darsi per vinte. Ieri hanno infatti superato con un doppio 7-5 la coppia composta dalla slovacca Hantuchova – dal fisico ancora statuario – e dalla britannica Robson – solo 28enne ma ritiratasi a maggio dopo essere stata tormentata dai problemi all’anca (tre operazioni in tutto). La qualificazione alla finale è quindi ancora possibile.

Nel match vinto le due leggende italiane hanno dato spettacolo sul campo 18: nel secondo set Flavia ha chiuso un game al servizio con due ace commentando con un “nemmeno quando giocavo”, mentre Francesca ha lasciato spesso di sasso le avversarie con i suoi passanti di rovescio. Le azzurre avranno oggi una giornata di riposo e torneranno in campo domani per affrontare il duo australiano Dellacqua/Molik. Entrambe, nel corso delle loro carriere di doppiste, hanno avuto come compagna Francesca Schiavone. Dellacqua ha disputato con la milanese la finale del Roland Garros 2008, perdendola, mentre Molik ha vinto in coppia con l’italiana il torneo di Doha nel 2005.

A Francesca e Flavia, però, potrebbe non bastare un successo in questa partita. Devono infatti sperare che oggi Jankovic/Radwanska non vincano proprio con le giocatrici aussie (ore 12 italiane sul campo 2). La coppia serbo-polacca è la stessa che ha sconfitto nel primo match le campionesse di casa nostra.

Nell’altro girone si sta assistendo invece al dominio di una sorta di dream team: stiamo parlando del tandem Clijsters/Hingis, una coppia da 9 titoli Slam in singolare e altri 15 in doppio (di cui 13 vinti da Martina). Le due hanno lasciato alle avversarie solo sette game in due partite, in cui hanno affrontato Groenefeld/Sprem e Dechy/Schett. Solo la coppia composta da Shvedova e King può ancora impensierirle.

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