Zverev e Coric fanno faville Perchè Quinzi invece deve giocare la Coppa Valerio?

Editoriali del Direttore

Zverev e Coric fanno faville Perchè Quinzi invece deve giocare la Coppa Valerio?

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TENNIS – Gianluigi Quinzi, campione di Wimbledon 2013, aveva detto “basta all’attività junior”. Mentre 7 teenagers che lui batteva (Zverev, Coric, Chung, Kyrgios, Ymer) compiono exploit superandolo, la FIT privilegia la propria propaganda e lo spinge a…perder tempo e punti ATP

 Il solito Scanagatta che ce l’ha con la FIT! Sono certo che qualche malpensante commenterà subito così.

E può pure essere che la mia sia deformazione pregiudiziale, però quando ho saputo che Gianluigi Quinzi avrebbe dovuto rinunciare a due possibili settimane di tennis fra gli “adulti” per giocare in Coppa Valerio, pena la restituzione del “prestito d’onore” alla FIT, ho fatto un salto sulla sedia. Come lo facevo già, purtroppo, 30 anni fa quando la FIT presieduta da Paolo Galgani (non a caso nominato presidente onorario…) si comportava esattamente allo stesso modo, andando a caccia di trofei giovanili da sbandierare per motivi propagandistico-elettorali-mediatici. Ed infischiandosene di ritardare così il processo di maturazione dei nostri migliori giovani.

 

E poi, da anni, tutti a domandarsi come mai i tennisti italiani maturino tardi ed alcuni non siano ancora maturi dopo i 25 anni! Non è cambiato nulla, purtroppo, e forse non cambierà mai nulla. Nel girone di semifinale di La Rochelle (30 luglio-1 agosto), giocano Italia, Francia, Grecia, Islanda, Romania, Israele e Ucraina. Per l’Italia, oltre al marchigiano Quinzi – che aveva detto giustamente “basta all’attività junior, cosa posso far di più fra gli under 18 che aver vinto a Wimbledon? Se voglio bruciare le tappe devo misurarmi nel circuito professionistico a costo di prendere tante batoste!” – anche il lombardo Filippo Baldi, il romano Matteo Berrettini, il pugliese Andrea Pellegrino. Se passerà il turno, dal 4 al 6 agosto l’Italia giocherà, con Quinzi e gli altri, la fase finale al Lido di Venezia.

Ma come!, proprio nei giorni in cui assistiamo agli exploit in vari tornei del circuito Atp da parte di junior o ex junior che avevano perso o arrivavano dietro a Quinzi un anno fa – Nick Kyrgios (classe 1995 e oggi n.69 ATP) che batte Nadal e va nei quarti a Wimbledon, Alexander Zverev (1997, n.159 ATP, ma sconfitto 60 62 da Quinzi alla Davis junior a Barcellona) che va in semi ad Amburgo, Elias Ymer (1996, n.262) che batte Kukushkin a Baastad e va nei quarti a Tampere, Borna Coric (1996 e n.194 Atp) nei quarti a Umag dove ha lottato alla pari con Fognini n.19 – di che si preoccupa la nostra Fit? Di conquistare la Coppa Valerio! Una coppa snobbata da tutti i migliori junior europei, pur di potersi fregiare di un titolo che a Quinzi non aggiunge nulla, anzi gli farà solo perdere altro tempo, ma che magari potrebbe consentire un’altra passerella del massimo dirigente federale a Palazzo Chigi e, nel peggiore dei casi, qualche bel titolo sugli organi di stampa più compiacenti.

Sempre i malpensanti – nei miei confronti… – diranno “Embè, che vuoi che siano due settimane perse a giocare con gli junior!”. Ma il fatto è che oggi Gianluigi, n.309, dopo aver vinto a maggio due Future 1 e un Future 2 di fila in Romania e Marocco – tornei giocati e vinti per acquistare fiducia: vincere aiuta –  ha purtroppo perso terreno rispetto ai suoi avversari dell’ultimo biennio per una serie di motivi di cui una FIT meno miope, meno egoistica, avrebbe potuto (dovuto?) tener conto. Reagendo di conseguenza. Mollato all’improvviso, in modo indubbiamente abbastanza traumatico dall’allenatore degli ultimi anni, l’argentino Eduardo Medica – problemi familiari – dapprima Gianluigi si è trovato senza coach nel pieno della stagione primavera-estate. Poi ha dovuto affrontare la maturità liceale. E non una maturità burletta, ma quella scientifica al liceo di Fermo. Liceo pubblico. Ha preso 70, un voto più che dignitoso, facendo contenti i suoi genitori che sono gente sana – come si capisce anche da questa scelta – ma saltando tutto giugno e rinunciando dolorosamente ad utilizzare la wild card alle qualificazioni di Roehampton che Andrew Jarrett, direttore degli Wimbledon Championships, gli aveva messo a disposizione in quanto campione junior 2013. Una scelta che pochi ragazzi avrebbero accettato di fare.

Chi scrive avrebbe potuto fare le qualificazioni di Wimbledon nel ’73 – erano altri tempi, bastavano certi risultati che avevo fatto in America, il computer Atp sarebbe entrato in funzione un paio di mesi dopo, il 23 agosto – e ha sempre rimpianto di non averle poi potute fare. Per carità, Quinzi ha ben altro talento e prima o poi le farà, o magari le salterà addirittura, però mettetevi nei panni di un ragazzo di 18 anni che sogna di giocare il torneo vero di Wimbledon, quello dei grandi. Il giorno in cui avrebbe dovuto giocare il primo turno Gianluigi aveva invece la prova scritta di italiano. Insomma mentre tutti gli altri giocavano a più non posso, e facendo progressi e risultati, lui è stato praticamente costretto a fermarsi per un mese e mezzo. Sembra una sciocchezza, ma alla sua età e in questa fase della stagione è tanta roba.

E ciò dopo che agli Internazionali d’Italia, al nostro junior più vincente di sempre – controllare i dati di Nargiso e Gaudenzi, per non parlare di Galimberti coetaneo di Boris Becker e tutti gli under 18 che snobbavano i tornei junior: 4 gradi A, uno Slam, il Bonfiglio, dopo gli argenti under 12 e under 14 nel palmares di Gianluigi – non era stata data neppure una wild card per le qualificazioni. A queste bisognava qualificarsi attraverso un torneo di prequalificazione che però avrebbe premiato, a parte i due finalisti, i due semifinalisti con la miglior classifica Atp.

Quinzi, sapendo che c’erano tantissimi giocatori con una classifica Atp migliore della sua, aveva rinunciato, perchè come minimo avrebbe dovuto arrivare fra i primi due delle prequalifiche. E poi vincere le qualificazioni per entrare nel tabellone dell’unico torneo ATP rimasto in Italia e fare quei punti Atp necessari per poter partecipare almeno ai Challenger di più alto livello e magari alle qualificazioni dei tornei Atp di minor montepremi.

Non poteva una FIT appena un pochino più lungimirante, anziché “tutelare” anzianotti ultratrentenni, riservargli un piccolissimo posticino per dargli una chance? Se pensate che agli Internazionali d’Italia Nargiso ha battuto Emilio Sanchez, Pescosolido Andre Agassi e Richard Krajicek, Borroni Yevgeny Kafelnikov, Luzzi Clement e Arazi, Bracciali Ginepri, Caratti Pioline e Jaite, Di Matteo Riessen e Tiriac, Galvani Rusedski e Novak, Ocleppo Leconte, Claudio Panatta Arias, Santopadre Kucera e Norman, Starace Moya e Cilic, Volandri Federer….beh capirete bene che ogni tanto i miracoli posson succedere e magari un Quinzi in tabellone avrebbe potuto farne uno anche lui e guadagnare punti preziosi che avrebbero cambiato la sua estate agonistica. L’unico torneo del circuito maggiore Atp che c’è in Italia, quando ne abbiamo avuti anche 8 in un anno – e sì che leggo sull’ultimo numero della rivista federale uno sviolinatore professionista che scrive “Il nostro Paese è da sempre, per tradizione, all’avanguardia nell’organzzazione di eventi tennistici” – non avrebbe dovuto avere un occhio di riguardo per un ragazzo che tanto ha vinto e fatto per il tennis azzurro? Mah, evidentemente in FIT non la pensavano così.

Poi se, malgrado tutto, Gianluigi diventerà forte davvero, allora saranno tutti pronti a salire sul carro del vincitore. Tutti i federales fino all’ultimo, direttore degli Internazionali, capitano di Coppa Davis. Tutti coloro, insomma, che quando serviva non hanno mosso un dito. Come è accaduto a suo tempo per Errani (emigrata all’estero per disperazione per anni), per Fognini (grazie papà Fulvio), per Pennetta (grazie papà Oronzo, Gabri Urpi e Spagna) e mi fermo qui per non essere noioso. La gente che vuol capire capisce. Lasciamo stare Kyrgios che è già più grandicello, anche se a Wimbledon contro Quinzi due anni fa ci avevaperso 63 61. Ma Zverev, Ymer, Coric sono ragazzi di sicuro talento che, prova e riprova con l’aiuto di organizzatori di tornei più…”patriottici” e più modesti di un Master 1000 come Roma hanno avuto, insieme alle loro proprie indubbie capacità, anche la buona sorte (o una maggiore attenzione federale?) di poter disputare tornei di casa e di imbattersi in avversari non irresistibili facendo un bel bottino di punti Atp e salendo nel ranking.

Ci vuole, infatti, anche un po di fortuna. Pochi giorni dopo la “Maturità” Gianluigi – nel frattempo affidatosi all’ex giocatore di Recanati Federico Torresi e allo spagnolo Gorriz (consigliato da Ljubicic e Piatti, Gorriz, mancino ex n.80 del mondo ha allenato Haase, Portas, gli ultimi anni di Bruguera, Falla e Giraldo quando ha collaborato con la federazione colombiana, ma sta facendo una sorta di prova di conoscenza reciproca con Gianluigi) – è andato a giocare San Benedetto. Anche lì la dea bendata non poteva dargli avversario più tosto del bosniaco di Sarajevo Damir Dzumhur (n.116 Atp oggi) che difatti dopo aver perso l’unico set del torneo con Gianluigi (46 64 61) lo ha vinto battendo uno dopo l’altro Fucsovics (76 64), Coric (62 75) – toh chi si vede! – Gombos (64 62) e Haider Maurer (n.97 Atp 63 63). Un passo falso a Poznan dove ha perso al secondo turno dal serbo Zekic (674 Atp), 76 75 e poi Quinzi, è andato a Tampere, come Ymer, ma ha “pescato” al primo turno proprio Jarkko Nieminen, n.52 Atp ma ex n.13 del mondo, nonchè n.1 del torneo. Che poi ha perso solo in finale dal belga Goffin. Vedremo come finirà l’esperimento con il catalano Marcos Aurelio Gorriz, 50 anni ed ex n.88 del mondo. Certo è che nella programmazione di Gianluigi, fin dall’anno scorso quando aveva vinto Wimbledon, l’attività junior era stata cancellata.

L’obbligo contrattuale a “difendere i colori della nazionale se convocati per qualsiasi rappresentativa” pena la restituzione del cosiddetto prestito d’onore – cioè dei soldi ricevuti finora per finanziare sia pure parzialmente l’attività più recente di Quinzi – è stato imposto con ridicola rigidità da Sergio Palmieri, factotum tecnico della FIT. E per i genitori Quinzi e Gianluigi non ci sono state alternative. Non hanno fatto nemmeno polemica. Anche se c’è da giurare che saranno rimasti sorpresi. E probabilmente delusi, visto che i loro programmi tecnici per il figlio erano noti a tutti. Con la Federazione, qualunque federazione per qualunque atleta di qualunque disciplina, non conviene mai mettersi a discutere. Il coltello dalla parte del manico lo hanno le federazioni. Vedi caso Hackett (che si è comportato male) nel basket.

E’ un sistema perverso. I giovani hanno bisogno di aiuto, soprattutto in uno sport caro come il tennis dove anche i coach, i fisio, i viaggi e il resto, tutto è caro, carissimo. E devono sottostare anche a programmazioni che li possono danneggiare. I genitori Quinzi non hanno problemi economici, ma anche chi non li ha – come a suo tempo papà Fognini, papà Errani- alla fine ha convenienza a trovare un accordo. Papà Errani, ma anche papà Fognini, papà Quinzi, hanno fatto spaventosi sacrifici per assecondare il desiderio di emergere dei propri figli. E sono stati, per tanti anni, anche molto critici nei confronti di chi non li aiutava pur essendo evidente sia la determinazione che la qualità tennistica dei figli. Quando finalmente i figli hanno cominciato a conseguire risultati importanti, allora la FIT si è manifestata, ha mostrato tutt’altra disponibiltà.

Meglio tardi che mai, si dirà. Certo, ma sarebbe stato meglio anche un po’ prima…perchè non si sa quanti ragazzi e ragazze di valore nel frattempo si sono perse per strada perchè le loro famiglie non hanno avuto i soldi per continuare. Oggi se andaste a intervistare Sara Errani, e la sua famiglia – e potrei dire la stessa cosa di Fognini e la sua famiglia, di Bolelli e la sua famiglia – lei non ti direbbe più sulla FIT quello che pensava e diceva allora. Perchè oggi la FIT tira fuori soldi, auto, assistenze tecniche, mediche e di altro tipo, contratti pubblicitari con Supertennis, pecette di vario tipo, ingaggi, gettoni di presenza, premi cospicui, organizza passerelle televisive. Magari non tira più fuori 400.000 euro come quelli regalati alla Schiavone ma sempre tanta roba.

Sarebbe un bel fesso il giocatore, la giocatrice, che oggi entrasse in polemica con chi generosamente lo finanzia. Perchè mai dovrebbe farlo, anche se forse soprattutto i suoi genitori non avranno dimenticato i tempi difficili di quando non erano…ricchi, forti e famosi? Costa molto meno rispondere male, o non rispondere affatto, a Scanagatta, a un qualunque giornalista indipendente (pochissimi ormai) che ricordi loro come erano e cosa dicevano, genitori e figli, piuttosto di quanto potrebbe costare l’indispettire un dirigente federale che ha i cordoni della borsa.

Contrariamente a quanto ha scritto qualcuno, Gianluigi Quinzi non ha nessuna intenzione di tornare sui suoi passi, di tornare a giocare fra gli junior se non obbligato a farlo. Infatti non giocherà l’US Open junior. Non ha mai avuto intenzione di giocarli. Un errore tecnico, commesso al computer da qualcuno, lo aveva erroneamente iscritto. Avrebbe invece voluto provare a giocare le qualificazioni dell’USOpen adulti, quelle che Roberto Marcora, per esempio, grazie al suo best ranking n.244, potrà quasi certamente disputare. Ma Gianluigi, per tutti i motivi di cui sopra, non è riuscito a conquistarsi la classifica necessaria e quindi non potrà farle. Mentre i suoi amici junior che lui batteva invece sì. E se avranno la fortuna di beccare un giocatore non troppo forte e in cattiva forma, saliranno ancora in classifica mondiale e…in fiducia.

Già, la fiducia. E’ fondamentale per qualsiasi tennista, figurarsi per un giovane. E il ranking, una rapida ascesa nel ranking, infonde grande fiducia. Oggi come oggi uno Zverev, un Coric, un Ymer, ma anche un Marcora classe 1989, ce l’hanno molta di più di Quinzi. Che rischia, come certi nostri impazienti tifosi, di dubitare di se stesso. E non c’è di peggio. Per questi motivi, anziché “impugnare” l’arma del prestito d’onore, una FIT che si fosse preoccupata primariamente dell’avvenire del “ragazzo Quinzi” non l’avrebbe mai convocato per giocare una manifestazione che non gli servirà a nulla  – la Coppa Davis junior l’hanno già vinta un anno fa – e nella quale avrà tutto da perdere, come sarebbe, ad esempio, se gli capitasse di giocare malissimo contro un giovane francese (Tatlot) e malauguratamente di soccombere. Un bravo manager non lo avrebbe mai esposto a questo rischio e lo avrebbe invece programmato su tornei nei quali fare punti ATP e costruirsi una classifica migliore dell’attuale. Ma alla FIT, a Palmieri, di comportarsi da bravo manager nell’interesse primario del ragazzo e di una sua più rapida crescita in classifica, non gliene frega nulla, altrimenti sarebbero state fatte scelte diverse.

L’importante è vincere la Coppa Valerio. Per dire a chi osasse contestare questa decisione: “Beh, se Quinzi vale potrà sempre dimostrarlo”. La solita superficialità di chi non ragiona con il giusto approccio professionale, che è quello di tendere sempre a far raggiungere certi obiettivi nel minor tempo possibile a chi ne abbia i mezzi tecnici. Infatti i “nostri”, quando non si perdono del tutto, arrivano sempre tardi. Come mai? Proprio il fatto che Gianluigi quest’anno abbia vinto soltanto due partite su nove, a livello Challenger (qualificazioni comprese) e abbia perso anche tre partite da avversari peggio classificati nei Futures, avrebbe dovuto far capire ad un tecnico sensibile che Gianluigi attraversa un periodo difficile e che quindi andava aiutato, lasciandogli fare il programma agonistico che da un anno aveva deciso di perseguire.

Tutta ‘sta tiritera, ‘sta lungagnata per 2 settimane buttate, Scanagatta, ma non ti pare di esagerare? No, non credo di esagerare perchè, come ho già scritto sopra, questi 10 giorni (che si traducono in due settimane di tornei) destabilizzanti in piena estate si aggiungono a quasi due mesi di semi-inattività, difficili per i motivi sopra esposti. E i meccanismi psicologici di un diciottenne che si vede i suoi ex rivali passargli davanti in tromba, sono o possono dimostrarsi delicatissimi. I loro exploit non lo aiutano di certo. La pressione su lui cresce inevitabilmente. Non è più il primo, davanti a tutti loro. E’ il settimo dei teenagers (under 19), dietro Zverev, Coric, l’australiano Kokkinakis n.216, il coreano Hyeon Chung (il nome di battesimo del n.245 Atp è necessario: i Chung nell’archivio Atp sono soltanto 15!), il giapponese Yoshihito Nishioka 250 (che qualche wild card ai tornei giapponesi e magari australiani la riceverà di sicuro), lo svedese Ymer…e sente la pressione di doversi sbrigare per non perdere ulteriore terreno nei loro confronti, anche perchè il cileno Nicolas Jarry (n.311 e quindi due posti soltanto dietro a lui) e l’americano Jared Donaldson (326) incalzano.

Mi è bastato vedere, anche su questo sito, commenti ingenerosi, impazienti, eccessivamente esigenti senza cognizione di causa, perfino maleducati, nei suoi confronti. Personalmente il maggior conforto, il maggior motivo di ottimismo, mi viene dalla constatazione che attorno a Gianluigi c’è una famiglia colta, saggia e intelligente – la scelta di affrontare l’esame di maturità lo dimostra – e anche un giovane intelligente, preparato e serio come Federico Torresi. Son quindi fiducioso che Quinzi emergerà lo stesso, a dispetto degli ostacoli che chi dovrebbe pensare a toglierglieli, glieli para invece davanti.

Come è sempre successo, ripeto ancora. Questa federtennis non è diversa o peggiore delle precedenti. E’ uguale. E i risultati, quelli ottenuti proprio da essa e non dai giocatori che hanno avuto genitori benestanti e determinati, lo dicono. Tirrenia docet. Anche se poi quando si tratta di farsi propaganda, di farsi belli davanti agli organi di informazione più disinformati, si è capaci di dire di tutto e di più per “magnificare i grandi exploit del tennis italiano” appropriandosi di tutti i meriti (senza che i giocatori abbiano il minimo interesse a zittirli).

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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