Zverev e Coric fanno faville Perchè Quinzi invece deve giocare la Coppa Valerio?

Editoriali del Direttore

Zverev e Coric fanno faville Perchè Quinzi invece deve giocare la Coppa Valerio?

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TENNIS – Gianluigi Quinzi, campione di Wimbledon 2013, aveva detto “basta all’attività junior”. Mentre 7 teenagers che lui batteva (Zverev, Coric, Chung, Kyrgios, Ymer) compiono exploit superandolo, la FIT privilegia la propria propaganda e lo spinge a…perder tempo e punti ATP

 Il solito Scanagatta che ce l’ha con la FIT! Sono certo che qualche malpensante commenterà subito così.

E può pure essere che la mia sia deformazione pregiudiziale, però quando ho saputo che Gianluigi Quinzi avrebbe dovuto rinunciare a due possibili settimane di tennis fra gli “adulti” per giocare in Coppa Valerio, pena la restituzione del “prestito d’onore” alla FIT, ho fatto un salto sulla sedia. Come lo facevo già, purtroppo, 30 anni fa quando la FIT presieduta da Paolo Galgani (non a caso nominato presidente onorario…) si comportava esattamente allo stesso modo, andando a caccia di trofei giovanili da sbandierare per motivi propagandistico-elettorali-mediatici. Ed infischiandosene di ritardare così il processo di maturazione dei nostri migliori giovani.

 

E poi, da anni, tutti a domandarsi come mai i tennisti italiani maturino tardi ed alcuni non siano ancora maturi dopo i 25 anni! Non è cambiato nulla, purtroppo, e forse non cambierà mai nulla. Nel girone di semifinale di La Rochelle (30 luglio-1 agosto), giocano Italia, Francia, Grecia, Islanda, Romania, Israele e Ucraina. Per l’Italia, oltre al marchigiano Quinzi – che aveva detto giustamente “basta all’attività junior, cosa posso far di più fra gli under 18 che aver vinto a Wimbledon? Se voglio bruciare le tappe devo misurarmi nel circuito professionistico a costo di prendere tante batoste!” – anche il lombardo Filippo Baldi, il romano Matteo Berrettini, il pugliese Andrea Pellegrino. Se passerà il turno, dal 4 al 6 agosto l’Italia giocherà, con Quinzi e gli altri, la fase finale al Lido di Venezia.

Ma come!, proprio nei giorni in cui assistiamo agli exploit in vari tornei del circuito Atp da parte di junior o ex junior che avevano perso o arrivavano dietro a Quinzi un anno fa – Nick Kyrgios (classe 1995 e oggi n.69 ATP) che batte Nadal e va nei quarti a Wimbledon, Alexander Zverev (1997, n.159 ATP, ma sconfitto 60 62 da Quinzi alla Davis junior a Barcellona) che va in semi ad Amburgo, Elias Ymer (1996, n.262) che batte Kukushkin a Baastad e va nei quarti a Tampere, Borna Coric (1996 e n.194 Atp) nei quarti a Umag dove ha lottato alla pari con Fognini n.19 – di che si preoccupa la nostra Fit? Di conquistare la Coppa Valerio! Una coppa snobbata da tutti i migliori junior europei, pur di potersi fregiare di un titolo che a Quinzi non aggiunge nulla, anzi gli farà solo perdere altro tempo, ma che magari potrebbe consentire un’altra passerella del massimo dirigente federale a Palazzo Chigi e, nel peggiore dei casi, qualche bel titolo sugli organi di stampa più compiacenti.

Sempre i malpensanti – nei miei confronti… – diranno “Embè, che vuoi che siano due settimane perse a giocare con gli junior!”. Ma il fatto è che oggi Gianluigi, n.309, dopo aver vinto a maggio due Future 1 e un Future 2 di fila in Romania e Marocco – tornei giocati e vinti per acquistare fiducia: vincere aiuta –  ha purtroppo perso terreno rispetto ai suoi avversari dell’ultimo biennio per una serie di motivi di cui una FIT meno miope, meno egoistica, avrebbe potuto (dovuto?) tener conto. Reagendo di conseguenza. Mollato all’improvviso, in modo indubbiamente abbastanza traumatico dall’allenatore degli ultimi anni, l’argentino Eduardo Medica – problemi familiari – dapprima Gianluigi si è trovato senza coach nel pieno della stagione primavera-estate. Poi ha dovuto affrontare la maturità liceale. E non una maturità burletta, ma quella scientifica al liceo di Fermo. Liceo pubblico. Ha preso 70, un voto più che dignitoso, facendo contenti i suoi genitori che sono gente sana – come si capisce anche da questa scelta – ma saltando tutto giugno e rinunciando dolorosamente ad utilizzare la wild card alle qualificazioni di Roehampton che Andrew Jarrett, direttore degli Wimbledon Championships, gli aveva messo a disposizione in quanto campione junior 2013. Una scelta che pochi ragazzi avrebbero accettato di fare.

Chi scrive avrebbe potuto fare le qualificazioni di Wimbledon nel ’73 – erano altri tempi, bastavano certi risultati che avevo fatto in America, il computer Atp sarebbe entrato in funzione un paio di mesi dopo, il 23 agosto – e ha sempre rimpianto di non averle poi potute fare. Per carità, Quinzi ha ben altro talento e prima o poi le farà, o magari le salterà addirittura, però mettetevi nei panni di un ragazzo di 18 anni che sogna di giocare il torneo vero di Wimbledon, quello dei grandi. Il giorno in cui avrebbe dovuto giocare il primo turno Gianluigi aveva invece la prova scritta di italiano. Insomma mentre tutti gli altri giocavano a più non posso, e facendo progressi e risultati, lui è stato praticamente costretto a fermarsi per un mese e mezzo. Sembra una sciocchezza, ma alla sua età e in questa fase della stagione è tanta roba.

E ciò dopo che agli Internazionali d’Italia, al nostro junior più vincente di sempre – controllare i dati di Nargiso e Gaudenzi, per non parlare di Galimberti coetaneo di Boris Becker e tutti gli under 18 che snobbavano i tornei junior: 4 gradi A, uno Slam, il Bonfiglio, dopo gli argenti under 12 e under 14 nel palmares di Gianluigi – non era stata data neppure una wild card per le qualificazioni. A queste bisognava qualificarsi attraverso un torneo di prequalificazione che però avrebbe premiato, a parte i due finalisti, i due semifinalisti con la miglior classifica Atp.

Quinzi, sapendo che c’erano tantissimi giocatori con una classifica Atp migliore della sua, aveva rinunciato, perchè come minimo avrebbe dovuto arrivare fra i primi due delle prequalifiche. E poi vincere le qualificazioni per entrare nel tabellone dell’unico torneo ATP rimasto in Italia e fare quei punti Atp necessari per poter partecipare almeno ai Challenger di più alto livello e magari alle qualificazioni dei tornei Atp di minor montepremi.

Non poteva una FIT appena un pochino più lungimirante, anziché “tutelare” anzianotti ultratrentenni, riservargli un piccolissimo posticino per dargli una chance? Se pensate che agli Internazionali d’Italia Nargiso ha battuto Emilio Sanchez, Pescosolido Andre Agassi e Richard Krajicek, Borroni Yevgeny Kafelnikov, Luzzi Clement e Arazi, Bracciali Ginepri, Caratti Pioline e Jaite, Di Matteo Riessen e Tiriac, Galvani Rusedski e Novak, Ocleppo Leconte, Claudio Panatta Arias, Santopadre Kucera e Norman, Starace Moya e Cilic, Volandri Federer….beh capirete bene che ogni tanto i miracoli posson succedere e magari un Quinzi in tabellone avrebbe potuto farne uno anche lui e guadagnare punti preziosi che avrebbero cambiato la sua estate agonistica. L’unico torneo del circuito maggiore Atp che c’è in Italia, quando ne abbiamo avuti anche 8 in un anno – e sì che leggo sull’ultimo numero della rivista federale uno sviolinatore professionista che scrive “Il nostro Paese è da sempre, per tradizione, all’avanguardia nell’organzzazione di eventi tennistici” – non avrebbe dovuto avere un occhio di riguardo per un ragazzo che tanto ha vinto e fatto per il tennis azzurro? Mah, evidentemente in FIT non la pensavano così.

Poi se, malgrado tutto, Gianluigi diventerà forte davvero, allora saranno tutti pronti a salire sul carro del vincitore. Tutti i federales fino all’ultimo, direttore degli Internazionali, capitano di Coppa Davis. Tutti coloro, insomma, che quando serviva non hanno mosso un dito. Come è accaduto a suo tempo per Errani (emigrata all’estero per disperazione per anni), per Fognini (grazie papà Fulvio), per Pennetta (grazie papà Oronzo, Gabri Urpi e Spagna) e mi fermo qui per non essere noioso. La gente che vuol capire capisce. Lasciamo stare Kyrgios che è già più grandicello, anche se a Wimbledon contro Quinzi due anni fa ci avevaperso 63 61. Ma Zverev, Ymer, Coric sono ragazzi di sicuro talento che, prova e riprova con l’aiuto di organizzatori di tornei più…”patriottici” e più modesti di un Master 1000 come Roma hanno avuto, insieme alle loro proprie indubbie capacità, anche la buona sorte (o una maggiore attenzione federale?) di poter disputare tornei di casa e di imbattersi in avversari non irresistibili facendo un bel bottino di punti Atp e salendo nel ranking.

Ci vuole, infatti, anche un po di fortuna. Pochi giorni dopo la “Maturità” Gianluigi – nel frattempo affidatosi all’ex giocatore di Recanati Federico Torresi e allo spagnolo Gorriz (consigliato da Ljubicic e Piatti, Gorriz, mancino ex n.80 del mondo ha allenato Haase, Portas, gli ultimi anni di Bruguera, Falla e Giraldo quando ha collaborato con la federazione colombiana, ma sta facendo una sorta di prova di conoscenza reciproca con Gianluigi) – è andato a giocare San Benedetto. Anche lì la dea bendata non poteva dargli avversario più tosto del bosniaco di Sarajevo Damir Dzumhur (n.116 Atp oggi) che difatti dopo aver perso l’unico set del torneo con Gianluigi (46 64 61) lo ha vinto battendo uno dopo l’altro Fucsovics (76 64), Coric (62 75) – toh chi si vede! – Gombos (64 62) e Haider Maurer (n.97 Atp 63 63). Un passo falso a Poznan dove ha perso al secondo turno dal serbo Zekic (674 Atp), 76 75 e poi Quinzi, è andato a Tampere, come Ymer, ma ha “pescato” al primo turno proprio Jarkko Nieminen, n.52 Atp ma ex n.13 del mondo, nonchè n.1 del torneo. Che poi ha perso solo in finale dal belga Goffin. Vedremo come finirà l’esperimento con il catalano Marcos Aurelio Gorriz, 50 anni ed ex n.88 del mondo. Certo è che nella programmazione di Gianluigi, fin dall’anno scorso quando aveva vinto Wimbledon, l’attività junior era stata cancellata.

L’obbligo contrattuale a “difendere i colori della nazionale se convocati per qualsiasi rappresentativa” pena la restituzione del cosiddetto prestito d’onore – cioè dei soldi ricevuti finora per finanziare sia pure parzialmente l’attività più recente di Quinzi – è stato imposto con ridicola rigidità da Sergio Palmieri, factotum tecnico della FIT. E per i genitori Quinzi e Gianluigi non ci sono state alternative. Non hanno fatto nemmeno polemica. Anche se c’è da giurare che saranno rimasti sorpresi. E probabilmente delusi, visto che i loro programmi tecnici per il figlio erano noti a tutti. Con la Federazione, qualunque federazione per qualunque atleta di qualunque disciplina, non conviene mai mettersi a discutere. Il coltello dalla parte del manico lo hanno le federazioni. Vedi caso Hackett (che si è comportato male) nel basket.

E’ un sistema perverso. I giovani hanno bisogno di aiuto, soprattutto in uno sport caro come il tennis dove anche i coach, i fisio, i viaggi e il resto, tutto è caro, carissimo. E devono sottostare anche a programmazioni che li possono danneggiare. I genitori Quinzi non hanno problemi economici, ma anche chi non li ha – come a suo tempo papà Fognini, papà Errani- alla fine ha convenienza a trovare un accordo. Papà Errani, ma anche papà Fognini, papà Quinzi, hanno fatto spaventosi sacrifici per assecondare il desiderio di emergere dei propri figli. E sono stati, per tanti anni, anche molto critici nei confronti di chi non li aiutava pur essendo evidente sia la determinazione che la qualità tennistica dei figli. Quando finalmente i figli hanno cominciato a conseguire risultati importanti, allora la FIT si è manifestata, ha mostrato tutt’altra disponibiltà.

Meglio tardi che mai, si dirà. Certo, ma sarebbe stato meglio anche un po’ prima…perchè non si sa quanti ragazzi e ragazze di valore nel frattempo si sono perse per strada perchè le loro famiglie non hanno avuto i soldi per continuare. Oggi se andaste a intervistare Sara Errani, e la sua famiglia – e potrei dire la stessa cosa di Fognini e la sua famiglia, di Bolelli e la sua famiglia – lei non ti direbbe più sulla FIT quello che pensava e diceva allora. Perchè oggi la FIT tira fuori soldi, auto, assistenze tecniche, mediche e di altro tipo, contratti pubblicitari con Supertennis, pecette di vario tipo, ingaggi, gettoni di presenza, premi cospicui, organizza passerelle televisive. Magari non tira più fuori 400.000 euro come quelli regalati alla Schiavone ma sempre tanta roba.

Sarebbe un bel fesso il giocatore, la giocatrice, che oggi entrasse in polemica con chi generosamente lo finanzia. Perchè mai dovrebbe farlo, anche se forse soprattutto i suoi genitori non avranno dimenticato i tempi difficili di quando non erano…ricchi, forti e famosi? Costa molto meno rispondere male, o non rispondere affatto, a Scanagatta, a un qualunque giornalista indipendente (pochissimi ormai) che ricordi loro come erano e cosa dicevano, genitori e figli, piuttosto di quanto potrebbe costare l’indispettire un dirigente federale che ha i cordoni della borsa.

Contrariamente a quanto ha scritto qualcuno, Gianluigi Quinzi non ha nessuna intenzione di tornare sui suoi passi, di tornare a giocare fra gli junior se non obbligato a farlo. Infatti non giocherà l’US Open junior. Non ha mai avuto intenzione di giocarli. Un errore tecnico, commesso al computer da qualcuno, lo aveva erroneamente iscritto. Avrebbe invece voluto provare a giocare le qualificazioni dell’USOpen adulti, quelle che Roberto Marcora, per esempio, grazie al suo best ranking n.244, potrà quasi certamente disputare. Ma Gianluigi, per tutti i motivi di cui sopra, non è riuscito a conquistarsi la classifica necessaria e quindi non potrà farle. Mentre i suoi amici junior che lui batteva invece sì. E se avranno la fortuna di beccare un giocatore non troppo forte e in cattiva forma, saliranno ancora in classifica mondiale e…in fiducia.

Già, la fiducia. E’ fondamentale per qualsiasi tennista, figurarsi per un giovane. E il ranking, una rapida ascesa nel ranking, infonde grande fiducia. Oggi come oggi uno Zverev, un Coric, un Ymer, ma anche un Marcora classe 1989, ce l’hanno molta di più di Quinzi. Che rischia, come certi nostri impazienti tifosi, di dubitare di se stesso. E non c’è di peggio. Per questi motivi, anziché “impugnare” l’arma del prestito d’onore, una FIT che si fosse preoccupata primariamente dell’avvenire del “ragazzo Quinzi” non l’avrebbe mai convocato per giocare una manifestazione che non gli servirà a nulla  – la Coppa Davis junior l’hanno già vinta un anno fa – e nella quale avrà tutto da perdere, come sarebbe, ad esempio, se gli capitasse di giocare malissimo contro un giovane francese (Tatlot) e malauguratamente di soccombere. Un bravo manager non lo avrebbe mai esposto a questo rischio e lo avrebbe invece programmato su tornei nei quali fare punti ATP e costruirsi una classifica migliore dell’attuale. Ma alla FIT, a Palmieri, di comportarsi da bravo manager nell’interesse primario del ragazzo e di una sua più rapida crescita in classifica, non gliene frega nulla, altrimenti sarebbero state fatte scelte diverse.

L’importante è vincere la Coppa Valerio. Per dire a chi osasse contestare questa decisione: “Beh, se Quinzi vale potrà sempre dimostrarlo”. La solita superficialità di chi non ragiona con il giusto approccio professionale, che è quello di tendere sempre a far raggiungere certi obiettivi nel minor tempo possibile a chi ne abbia i mezzi tecnici. Infatti i “nostri”, quando non si perdono del tutto, arrivano sempre tardi. Come mai? Proprio il fatto che Gianluigi quest’anno abbia vinto soltanto due partite su nove, a livello Challenger (qualificazioni comprese) e abbia perso anche tre partite da avversari peggio classificati nei Futures, avrebbe dovuto far capire ad un tecnico sensibile che Gianluigi attraversa un periodo difficile e che quindi andava aiutato, lasciandogli fare il programma agonistico che da un anno aveva deciso di perseguire.

Tutta ‘sta tiritera, ‘sta lungagnata per 2 settimane buttate, Scanagatta, ma non ti pare di esagerare? No, non credo di esagerare perchè, come ho già scritto sopra, questi 10 giorni (che si traducono in due settimane di tornei) destabilizzanti in piena estate si aggiungono a quasi due mesi di semi-inattività, difficili per i motivi sopra esposti. E i meccanismi psicologici di un diciottenne che si vede i suoi ex rivali passargli davanti in tromba, sono o possono dimostrarsi delicatissimi. I loro exploit non lo aiutano di certo. La pressione su lui cresce inevitabilmente. Non è più il primo, davanti a tutti loro. E’ il settimo dei teenagers (under 19), dietro Zverev, Coric, l’australiano Kokkinakis n.216, il coreano Hyeon Chung (il nome di battesimo del n.245 Atp è necessario: i Chung nell’archivio Atp sono soltanto 15!), il giapponese Yoshihito Nishioka 250 (che qualche wild card ai tornei giapponesi e magari australiani la riceverà di sicuro), lo svedese Ymer…e sente la pressione di doversi sbrigare per non perdere ulteriore terreno nei loro confronti, anche perchè il cileno Nicolas Jarry (n.311 e quindi due posti soltanto dietro a lui) e l’americano Jared Donaldson (326) incalzano.

Mi è bastato vedere, anche su questo sito, commenti ingenerosi, impazienti, eccessivamente esigenti senza cognizione di causa, perfino maleducati, nei suoi confronti. Personalmente il maggior conforto, il maggior motivo di ottimismo, mi viene dalla constatazione che attorno a Gianluigi c’è una famiglia colta, saggia e intelligente – la scelta di affrontare l’esame di maturità lo dimostra – e anche un giovane intelligente, preparato e serio come Federico Torresi. Son quindi fiducioso che Quinzi emergerà lo stesso, a dispetto degli ostacoli che chi dovrebbe pensare a toglierglieli, glieli para invece davanti.

Come è sempre successo, ripeto ancora. Questa federtennis non è diversa o peggiore delle precedenti. E’ uguale. E i risultati, quelli ottenuti proprio da essa e non dai giocatori che hanno avuto genitori benestanti e determinati, lo dicono. Tirrenia docet. Anche se poi quando si tratta di farsi propaganda, di farsi belli davanti agli organi di informazione più disinformati, si è capaci di dire di tutto e di più per “magnificare i grandi exploit del tennis italiano” appropriandosi di tutti i meriti (senza che i giocatori abbiano il minimo interesse a zittirli).

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ATP Roma: Davvero “NOT TOO BAD!” Nole Djokovic! Trionfo n.6 in 12 finali al Foro Italico. E senza perdere un set. Tsitsipas sotto tono [VIDEO]

Sole, bel tennis sia pur senza match memorabili, grande successo di pubblico, biglietti assai cari. Problemi difficili da risolvere: la brutta luce sul campo, gli spazi angusti per 230.000 spettatori. Swiatek senza rivali. Invece tre Masters 1000 e tre vincitori diversi. Alcaraz il più impressionante

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Novak Djokovic - Roma 2022 (foto twitter @InteBNLdItalia)

Ancora una volta il…sesto re di Roma è stato più forte del…secondo principe di Montecarlo. Djokovic ha sconfitto Tsitsipas per la quinta volta su cinque sulla terra battuta: due volte a Roma, due volte a Parigi, una volta a Madrid.

Davvero “not too bad” Nole Djokovic che trionfa per la sesta volta in 12 finali romane, in quella città e nazione che lui chiama “La mia seconda casa, perché da nessuna altra parte come qui mi sanno trasmettere energia positiva, entusiasmo…Quando non vinco… arrivo in finale, o in semifinale! (tre volte nei quarti…;n.d.UBS) Insomma qui gioco sempre bene e ora sì, dopo tutto quello che è successo all’inizio di quest’anno, la vicenda australiana, parto per Parigi sentendo di essere uno dei grandi favoriti al Roland Garros”.

Nole “Not too Bad” ha vinto il torneo, sei mesi dopo l’ultimo titolo conquistato a Bercy, ma per l’appunto nello stesso pomeriggio in cui suo figlio Stevan ha vinto a 7 anni il suo primo torneo a Belgrado…

 

 “Abbiamo fatto il Double Sunshine!” ha scherzato Nole (alludendo all’accoppiata dei due Masters 1000 Indian Wells-Miami). Da papà orgoglioso del primogenito che sabato sera in videochat gli aveva fatto vedere nell’ombra dritti e rovesci senza racchetta, Nole non avrebbe mai smesso di parlarne.

“Cerco di prendere da lui l’energia pura, l’energia dei bambini, e di alimentare il bambino che sono dentro, perché tendo a a dimenticare. Tutto è così serio. E’ la nostra professione. E’ il nostro lavoro. Si deve essere così. Si deve essere disciplinati. A volte prendiamo la vita troppo sul serio. I bambini – e lui ne ha due, un figlio e una figlia – mi rinfrescano quella connessione, quell’energia pura”.

Beh, un’energia che funziona. Nole questa settimana ha trionfato al Foro Italico senza perdere l’ombra di un set: 6-3,6-2 a Karatsev, 6-2,6-2 a Wawrinka, 7-5,7-6(1) a Auger Aliassime, 6-4,6-3 a Ruud, 6-0,7-6(5) a Tsitsipas. Mai ha dato l’impressione di poter perdere. Semmai – e ciò mi aveva instillato qualche dubbio – si era ogni tanto un po’ distratto. Ad esempio quando doveva battere per chiudere un set con Aliassime; quando era avanti di un paio di break con Ruud e ne mollava uno per strada. Per questo pensavo che Tsitsipas potesse, se fosse riuscito a giocare come nel primo set contro Sinner e soprattutto come nel secondo e nel terzo contro Zverev (che però gli aveva dato una bella mano con quei doppi falli nei momenti dei break), a metterlo in difficoltà

Ma il serbo non ha sofferto alcuna lezione di greco. Gli ha anzi dato un terribile 6-0 in 30 minuti, simile a quel 6-0 che in Australia 2019 Tsitsipas aveva incassato anche in semifinale da Nadal (6-2,6-4,6-0) dopo che aveva sorpreso Federer. E un primo set ancor più brutto di quello che Stefanos aveva giocato con Zverev. Tanto che sul 3-0 e doppio break ha mandato in frantumi la racchetta, beccandosi l’inevitabile warning. A fine primo set la percentuale dei punti vinti con la prima palla da Djokovic era del 90%, quella di Tsitsipas del 36%.

Tuttavia poi anche con Tsitsipas ecco Djokovic accusare una piccola grande pausa. Dopo che nel primo set non aveva perso che 3 punti sul proprio servizio – e sul tabellone che riportava le statistiche del primo set ne era comparsa una  che segnalava uno 0% di punti fatti con la seconda di servizio! – è stato brekkato nel quarto game, 1-3 e poi Tsitsipas ha avuto anche la palla del 5-1. Erano trascorsi 57 minuti: lì Djokovic ha messo a segno un rovescio incrociato coraggioso e fantastico. Fosse andato sotto 5-1 il set sarebbe stato quasi impossibile da recuperare. Ma, come detto, la casella dei set persi per Nole è rimasta immacolata.

Anche l’altra tennista n.1 del mondo, Iga Swiatek, ha vinto il torneo, il quinto di fila, cogliendo la vittoria consecutiva n.28 battendo nettamente 6-2,6-2 Ons Jabeur e senza cedere un set in cinque “passeggiate”: tre game lasciati alla Ruse, 5 alla Azarenka, 6 alla Andreescu, 3 alla Sabalenka, 4 in finale alla Jabeur. Impressionante.

La ragazza polacca che nasconde la fronte alta sotto all’immancabile cappellino dalla tesa straordinariamente lunga – vederle gli occhi in tv non è facile – ha vinto gli Internazionali d’Italia per il secondo anno consecutivo…Beh l’anno scorso aveva vinto la finale con la Pliskova con un 6-0,6-0 a dir poco imbarazzante. Così stavolta avendo vinto appena 6-2,6-2 deve essersi proprio spaventata, al punto che trasformato il punto finale si è inginocchiata come in preghiera – in Polonia la religione è una cosa seria e non solo per via di papa Wojtila – per un tempo improbabile, singhiozzando come se avesse vinto 7-6 al terzo dopo aver annullato 6 o 7 matchpoint.

Finalmente si è rialzata, ha salutato con un piccolo gesto il pubblico e poi, sempre piangendo, si è buttata tra le braccia del suo coach Tomasz Witkorowski e della sua inseparabile psicologa Daria Abramovicz.

E seduta sulla sedia mentre aspettava che si svolgesse la premiazione ha continuato a tenere il viso nascosto dietro l’asciugamano del torneo – Valmora, scusate l’inciso commerciale eh – e a piangere. Neppure quando aveva vinto il suo primo Roland Garros aveva mostrato tanta emozione. E nemmeno nei precedenti e recenti 4 tornei vittoriosi.

Quasi che non fosse abituata a vincere. Ma ci avrebbe poi detto che sentiva comunque una grande pressione. Se non ho con lei la confidenza per dirle Not too bad! posso sempre dirle “Niente male!” così magari prima di vincere qui l’anno prossimo per la terza volta impara due parole di italiano. Il più famoso telecronista polacco, Thomasz Tomaszewski – se ho azzeccato lo spelling mi autoerigo un monumento – l’italiano lo parla piuttosto bene (anche perché a suo tempo fece il modello a Milano) e potrebbe aiutarla a spiccicare un paio di parole per la prossima premiazione che, a quanto si è visto, è già più che pronosticabile anche per il 2023. Almeno.

L’altro n.1 del mondo e per la 370ma settimana invece nei miei confronti confidenza ne mostra sempre al punto che ieri in conferenza stampa ha detto “Qui tutti mi dicono “not too bad!, è molto popolare, Ubitennis dovrebbe avere un p.r.” …(e io ho proposto di ingaggiare il suo manager Dodo Artaldi che ovviamente mi potrei permettere di pagare molto più di Nole…) e, al di là degli scherzi e delle battute, Nole aveva ben ragione di essere felice, soddisfatto e ottimista visto che si sente ancora giovane, “mentally fresh, gli anni dell’età sono solo un numero”.

Sebbene Nole sia per 10 giorni il vincitore più anziano a Roma di tutta la storia del tennis open – lui aveva questa domenica 34 anni, 11 mesi e 23 giorni mentre Rafa Nadal quando vinse qui un anno fa aveva 34 anni 11 mesi e 13 giorni – la condizione fisica è eccellente e, ha tenuto a sottolineare, “A me le partite tre set su cinque non solo non mi spaventano, ma mi piacciono proprio”.

E giustamente L’EQUIPE, dopo che Novak ha vinto il Masters 1000 n.38 (record) titola: “Djokovic pret pour Roland Garros”– Djokovic è pronto per il Roland Garros – e all’interno “Epoque Renaissance”, Epoca Rinascimento, mentre per Iga Swiatek il titolo è “Swiatek seule au monde”, sola al mondo…perché non ha proprio rivali.

Lei vince tutto e a Parigi sarà la favorita n.1. Nelle ultime otto finali giocate ha perso di media 3,5 game a match!

Mentre i tre Masters 1000 sui campi rossi hanno avuto tre diversi vincitori, Tsitsipas a Montecarlo, Alcaraz a Madrid, Djokovic a Roma, giusto per complicare la vita a chi dovrebbe sbilanciarsi in un pronostico sul vincitore del Roland Garros.

La novità Alcaraz, soprattutto per il livello di gioco espresso, e proprio per trattarsi di una novità, ha sedotto tutti, come è normale che sia. Ma vincere uno Slam con partite 3 set su cinque, per un ragazzo di appena 19 anni, non è uno scherzo, anche se a Carlitos il fisico non sembra davvero mancare. E alle attenzioni quasi morbose di tutto il mondo del tennis ormai ha preso a farci l’abitudine.

A metà articolo chiedo ai lettori se si sono accorti come Ubitennis ha curato Instagram durante questo torneo. Con l’aiuto di appassionati che ci hanno fornito foto e situazioni curiose. Vorremmo espanderci anche su Tiktok…e stiamo cercando di formare un mini-team di giovani che vogliano cimentarsi insieme a noi. Scrivete a direttaubitennis@gmail.com se foste interessati.

Tornando alla finale…beh non è stata granchè. Secondo me, e anche secondo Tsitsipas quando glielo ho chiesto, colpa un po’ anche della pessima luce del “centrale” a quell’ora, fra le 16 e le 17,30. Il tabellone segnapunti, i riflettori sul lato di Montemario, gli alberi più alti e più bassi, si stagliano sul campo che diventa tutto luci e ombre, difficilissimo anche per giocatori che a differenza di Djokovic e Tsitsipas non portino le lenti a contatto. Figurarsi per loro. Soprattutto il greco ha steccato un’infinità di palle. Ma alcune anche Djoko. Mi chiedo se non si potrebbe cercare di fare qualcosa per migliorare quest’aspetto. Spostando quel potesse essere spostato, tagliando quel che si potesse tagliare. Non facile, ma il gioco ne risente. Almeno in quell’orario (che è quello delle finali).

NELLA SECONDA PAGINA DELL’ARTICOLO, CONSIDERAZIONI SUL TORNEO, SULLA STRUTTURA E

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ATP Roma, Swiatek-Jabeur e Djokovic-Tsitsipas: perché è molto facile sbagliare il pronostico per entrambe le finali [VIDEO]

ROMA – E se il bilancio dei confronti diretti ingannasse? La mia sensazione è che i precedenti possano venire smentiti. Dovessi giudicare dalla forma intravista vedrei vincenti Swiatek e Tsitsipas

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C’è una finale che se uno non conosce i precedenti sembra scontata, quella femminile, e un’altra finale che invece certamente non lo sembra pur conoscendo i precedenti ed è ovviamente quella maschile.

Quella solo apparentemente scontata è quella che giocheranno Iga Swiatek e Ons Jabeur, con la polacca che ha vinto 27 match di fila di cui 22 in 2 set, e ha così già eguagliato la seconda miglior striscia di nientepopodimeno che Serena Williams (che si fermò a quota 27 a Madrid 2015). Ma se Iga vincesse anche i 7 match del prossimo Roland Garros, supererebbe in tromba le 32 vittorie consecutive di Justine Henin (l’ultima vittoria arrivò all’Australian Open 2008) e le 34 della miglior striscia di Serena (ultima vittoria a Wimbledon 2013), uguagliando le 35 di Venus Williams (Linz 2000).

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Certo che Ash Barty, ritirandosi, le ha spalancato una autostrada, ma Iga si merita certamente i successi che si sta conquistando. Attenzione però: la Jabeur ha un tennis assai vario capace di mettere in difficoltà un po’ tutte, e se si va a vedere il bilancio dei confronti diretti si scopre che effettivamente la Jabeur alla Swiatek ha dato parecchio fastidio se è vero che l’ha battuta due volte su tre (anche se mai si sono incontrate sulla terra rossa).

La ragazza tunisina le ha inflitto anche punteggi severi nei due match del 2021: 6-3,6-3 a Cincinnati, 5-7,6-1,6-1 a Wimbledon, mentre la sola vittoria di Iga risale al 2019, 4-6,6-4,6-4 a Washington.

Però quando si sono vinte 27 partite di fila e si è campionesse in carica a Roma, vittoriosa in un Roland Garros, sembra abbastanza difficile credere che la Jabeur, sia pure in virtù del suo tennis anomalo e imprevedibile, possa sovvertire il pronostico. Vero che la Swiatek scenderà in campo con quella apprensione che i precedenti negativi di solito si trascinano dietro, ma la Jabeur, oltretutto ha terminato ieri sera piuttosto provata dopo la maratona con la Kasatkina vinta quasi miracolosamente.

Ons era però su di giri per aver recuperato un break e annullato un matchpoint nel terzo set. Dopo che il giorno prima aveva rimontato la Sakkari che era avanti 6-1,5-2. Quel matchpoint lo ha annullato con un dritto tirato sulla riga, con grande nonchalance. E come l’ha tirato si è girata all’indietro, senza nemmeno aspettare la conferma dell’arbitro. “Ero sicura che era buona…e ora sappiate che sono stanca di perdere le finali!” ha detto sorridendo. Ragazza davvero molto simpatica, spiritosa. Insomma c’è da credere che non mollerà tanto facilmente anche se, come dicevo, la stanchezza potrebbe farsi sentire: “A Indian Wells e Miami si gioca un giorno sì e un altro no…Qui tutti i giorni ed è abbastanza dura”.

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Viene da una serie di match giocati e vinti tutti i giorni Novak Djokovic. Contro Casper Ruud ha vinto il suo match numero mille, e bene hanno fatto gli organizzatori a preparargli una torta di panna (meringa?) con quel numero scritto sopra con cifre in rosso. Era stata più elettrizzante la partita della sera prima contro Auger Aliassime, perché la superiorità di Novak non è mai stata in discussione, soprattutto dopo un inizio folgorante.

Dall’inizio del torneo Ruud non aveva ceduto che un game di servizio su 37. E aveva salvato 9 pallebreak su 10. Ma il norvegese non aveva ancora affrontato il miglior ribattitore del pianeta. Dopo 14 minuti al n.10 del mondo erano arrivati già due break.

Così Novak ha fatto un altro passettino nella storia del tennis, perché a superare le mille vittorie nel circuito professionistico erano stati solo 4 giocatori: Jimmy Connors con 1.274, Roger Federer con 1.251, Ivan Lendl con 1068, Rafa Nadal con 1051. Io dico che a Djokovic non dispiacerebbe raggiungere e superare Nadal non solo nel numero degli Slam vinti, ma anche nel numero dei successi. Se il fisico gli regge… Intanto ha conquistato la dodicesima finale al Foro Italico e se vince con Tsitsipas pareggia il numero delle vittorie e delle sconfitte in finale, sei e sei. E comunque vada a finire da domani lunedì sarà n.1 del mondo per la settimana n.370. E quello è un record che sarà molto ma molto difficile da battere. Se non come i 13 successi di Nadal al Roland Garros, record secondo me impossibile da superare (ma magari i tifosi di Alcaraz possono anche pensare che non sia impossibile…), quasi. In realtà l’unico record impossibile da superare sono le 164 presenze in Coppa Davis di Nicola Pietrangeli.

Però, dato a Djokovic quel che è di Djokovic, a me è piaciuto più lo Tsitsipas del secondo e del terzo set contro Zverev. Nel primo il ragazzo di Atene aveva servito maluccio quando aveva subito l’unico break sul 3 pari, ma poi invece aveva mostrato ben altra completezza e varietà di schemi rispetto al tedesco che a rete combina ancora arrosti incredibili e poi quando deve servire la seconda palla non è ancora sempre tranquillo. Quando ha subito i suoi break nel secondo e nel terzo set ha commesso sempre almeno un doppio fallo. Ma avete visto a che velocità? Quei due doppi falli che hanno consentito a Tsitsipas di salire sul 2-0 lo hanno visto mettere in rete due seconde a 151 e 120 km orari! Insomma, uno serve molto più piano della velocità abituale (intorno ai 210 km orari) e tuttavia non riesce a scavalcare la rete sebbene serva dall’alto del suo metro e 98cm. Più racchetta, braccio e saltello fanno quasi 4 metri.

Insomma Tsitsipas mi è sembrato più solido del tedesco e anche del Djokovic visto fin qui e se dovessi azzardare un pronostico sulla base di quanto ho visto in questi giorni punterei più su lui che sul serbo. Però poi per scrupolo sono andato a guardarmi i confronti diretti e ho visto che Djokovic sta avanti 6-2 con Tsitsipas e soprattutto che sulla terra rossa ha vinto 4 match su 4.

Due dei quali li ricordavo benissimo, entrambi in 5 set al Roland Garros. Nella finale dello scorso anno il greco aveva vinto i primi due set ma perse gli altri tre. Due anni prima invece vinse terzo e quarto ma cedette 6-1 al quinto.

E allora dare per sfavorito Djokovic è un bell’azzardo, sempre un bell’azzardo. Però io vorrei provare a fidarmi di quello che ho visto questa settimana e anche quella precedente a Belgrado. Per me Djokovic non è ancora il miglior Djokovic. E allora se Tsitsipas è stato capace di trascinarlo al quinto due volte, quando non aveva ancora la maturità che ha oggi e quando aveva di fronte un Djokovic più in forma, io penso che stavolta il greco abbia il 51% di chance di battere il serbo che lo ha sempre battuto sulla terra battuta. Certamente Stefanos non potrà permettersi di cominciare come ha fatto contro Zverev. Il servizio lo deve mettere dentro fino dall’inizio.

Abbiamo già combattuto diverse battaglie – ha detto Djokovic – e lui sulla terra ha dimostrato di essere uno dei primi due o tre tennisti più forti del mondo. Sarà un’altra battaglia ma io sono pronto” ha chiuso, dopo aver accennato ai primi quattro game con Ruud: “Penso di aver giocato benissimo. Sono partito in modo fantastico, 4-0…poi ho rallentato un po’, il mio livello è calato, per 15 minuti non mi sono sentito benissimo sul campo, e lui ne ha approfittato per tornarmi sotto nel set. Al decimo game però l’ho chiuso, poi sono tornato a giocare benissimo (very well…) negli ultimi 4 game del secondo set”.

La chiave della vittoria anche stavolta secondo me starà nella continuità. E nella completezza del gioco. Lo ha fatto capire anceh Tsitsipas: “Il margine è molto piccolo. Può dipendere dalla precisione dei tuoi colpi, dalle scelte che fai, dai tipi di colpi, ci sono molti fattori che determinano…Ho analizzato le mie due partite perse con Djokovic (al quinto set) e ci sono cose che non hanno funzionato bene per me un anno fa quand’ero avanti due set a zero. Sono stato sempre un po’ testardo, non ho voluto cambiare qualcosa (che avrei dovuto…sottintende), perchè fino a quel momento aveva funzionato…” si racconta con un sorriso rispondendo a una mia prima domanda cui segue quella sulla sua conoscenza dell’italiano visto che sui 13-14 anni con suo padre veniva nelle Puglie per giocare per il TC Galatina e quindi la frequentazione dell’Italia e degli italiani era stata prolungata: “Giocare a Roma è un po’come giocare a Atene…siamo vicini di casa, ho imparato qualche frase italaina, posso capire quasi tutto quello che la gente dice, ma sono un po’ timido (per rischiare di dire qualcosa …-lascia capire). La mia frase italiana preferita all time, e che condivido, è certamente: “Una faccia, una razza! Che è vero…” e ride soddisfatto.

 La notte italiana al Foro si è chiusa con la sconfitta di Fognini e Bolelli davanti ai croati Pavic e Mektic. Almeno al terzo set gli azzurri meritavano di andare. Hanno perso il secondo al tiebreak dopo essere stati avanti 4 punti a 1 con due minibreak di vantaggio. Ma Fognini ha perso due volte il punto al servizio.

Peccato. Il pubblico però si è divertito, ha fatto un tifo infernale, con mille “po-po-po-po-o” dopo le Ola riservate invece durante il match Djokovic-Ruud.

Oggi sono certo che si divertirà ancora di più. Le due finali promettono spettacolo.

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Editoriali del Direttore

ATP Roma: a me Sinner è piaciuto più che nei giorni scorsi anche se ha perso da Tsitsipas. I progressi che ho intravisto [VIDEO]

Dodici sconfitte su dodici con i top 5 dicono qualcosa sui suoi limiti attuali. Ma non sul suo avvenire. Djokovic resta il favorito…solo perché con Ruud non dovrebbe perdere. Ma chi vince fra Zverev e Tsitsipas lo può sorprendere

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Jannik Sinner - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Jannik Sinner - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Cari lettori, il mio editoriale odierno era in pratica riassunto nel video che avevo fatto pochi minuti dopo la sconfitta di Sinner con Tsitsipas. Ma un problema tecnico interno ha fatto saltare il video che viene proposto questa mattina e per quanto riguarda la prima partita di quarti di finale giocata da Jannik a Roma – e sono sicuro che sia stata la prima di molte -ho espresso a voce quel che penso.

E cioè che Sinner ha giocato un primo set alla pari con il miglior Tsitsipas della settimana. E’ arrivato a due punti dal vincere quel primo set, 5 pari al tiebreak dopo un’ora e 24 minuti di tennis carico e intenso e ha avuto più occasioni lui, una volta recuperato il break iniziale, che non l’ateniese.

Tsitsipas deve al suo gran servizio, puntualissimo nei momenti chiave, se è arrivato incolume al tiebreak.

 

Poi c’è stata, proprio nell’ultimo punto del tiebreak, una mini-lussazione all’anca – io spero che sia mini, sulla base di quanto mi ha fatto capire al volo Simone Vagnozzi – e nel secondo set Jannik è stato incapace di difendersi.

Ma l’aver fatto match pari con il vincitore di Montecarlo, così come a Montecarlo aveva fatto match pari con Zverev, mi pare sia un ottimo segnale. Si sta parlando infatti, dei due giocatori che sono i principali e più seri candidati, insieme al fenomeno Alcaraz e al più esperto Medvedev, a succedere ai Fab.

Entrambi, Zverev e Tsitsipas che si affrontano oggi in semifinale (7-4 per il greco il bilancio per il greco che conduce 3-1 sulla terra rossa ma ha perso a Madrid l’ultimo duello) sono un bel po’ più esperti di Jannik. Il tedesco ha quattro anni di più. Il greco tre.

E se si considerano gli indubbi progressi che già in pochi mesi Jannik sembra aver fatto anche come approccio mentale e strategico alla partita con lo studio delle caratteristiche dell’avversario, con la mentalità più propositiva che si appalesa con qualche attacco in più – e pazienza se per ora sbaglia ancora volée quasi elementari – con qualche serve&volley, con diverse smorzate (credo di avere annotato… cinque su sette vincenti), mi sembra che sia giusto essere ottimisti sul suo avvenire.

Vero che ha perso 12 match su 12 con i top-five, ma vero anche che è regolare nel battere tutti quelli classificati peggio di lui ed è costante nell’andare avanti nei tabelloni cui si iscrive. E’ solido.

Io non ricordo di aver mai conosciuto un tennista che a 25 o 27 anni non avesse fatto progressi, tecnici, fisici, mentali, rispetto a quando ne aveva solo 20.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

La mano di Jannick non è quella di Fognini e di Alcaraz? No, non lo è e probabilmente non avrà mai lo stesso tocco di palla, ma ci si avvicinerà cammin facendo. Già ieri alcune smorzate hanno mostrato una sensibilità che solo qualche mese fa non aveva. E a furia di provare a farle, migliorerà sempre. Deve avere fiducia lui in se stesso, dobbiamo avere anche noi fiducia e pazienza.

Jannik era una delle sei teste di serie comprese tra le top-ten ad aver raggiunto i quarti. Sei su otto, fra cui tre dei top-5 che sono tutti e tre in semifinale insieme a Casper Ruud n.10, hanno giocato i quarti. E uno solo degli otto, il cileno Cristian Garin, non è mai stato top-ten.

Infatti oggi giocano le semifinali Djokovic e Ruud e prima di loro Zverev e Tsitsipas. Parterre de roi.

Un super torneo quello di Roma. Il n.1 del mondo Nole Djokovic ha onorato il suo ruolo vincendo in notturna contro Auger Aliassime il miglior match di del torneo fin qui. Le standing ovation si sono sprecate. Vincendo Djokovic si è assicurato la leadership ATP anche per la prossima settimana. Altrimenti si sarebbe seduto sul trono Daniil Medvedev. E la cosa non mi avrebbe entusiasmato. Perché quando diventa n.1 qualcuno che non gioca – come è successo anche a Djokovic quest’anno quando si è ripreso il suo scettro dalle mani di Medvedev mentre c’erano i tornei di Indian Wells e Miami che lui non poteva giocare – la grande massa dei non addetti ai lavori non capisce l’arcano.

PREVIEW SEMIFINALI MASCHILI

PREVIEW SEMIFINALI FEMMINILI

Djokovic ha vinto questo torneo 5 volte, la metà di Nadal, Zverev l’ha vinto nel 2017 e fatto finale l’anno dopo e i quarti un anno fa. In 5 anni un ruolino di marcia di tutto rispetto. Tsitsipas ha raggiunto le semifinali per la seconda volta, un anno fa si era fermato nei quarti.

Oggi vedremo quali quote approntano i bookmakers. Sono curioso di vedere se Djokovic è sempre il favorito n.1. Probabilmente sì, anche peprchè dei quattro superstiti, Ruud sembra il vincitore finale meno probabile.

Era la terza volta che c’erano due canadesi nei quarti di un Mille: era accaduto a Miami 2019 quando Aliassime aveva perso da Isner e Shapovalov in semifinale da Federer. Nel 2003 a Montreal si erano incontrati in semifinale Raonic e Pospisil. Stavolta però in semifinale non c’è andato né Shapovalov, battuto da Ruud, né Aliassime.

Finora dei quattro semifinalisti i due soli ad aver già vinto a Roma Djokovic e Zverev, sono anche i soli a non aver perso neppure un set.

Però mentre Djokovic ha battuto due volte su due Ruud, e sempre in Italia, a Roma e Torino, Zverev – come abbiamo visto – ha sì battuto Tsitsipas l’ultima volta, ma ci ha perso 3 su 4 sulla terra rossa.

Nel torneo femminile prosegue, apparentemente inarrestabile, la marcia della polacca Swiatek che con 26 vittorie di fila eguaglia strisce di Justine Henin e Venus Williams, e però vatti a fidare della Sabalenka quando la bielorussa ingrana la marcia, mentre nella metà bassa la Jabeur, giunta alla seconda semifinale di fila di un Mille, mi pare in grado di battere la Kasatkina che pure sta disputando un grande torneo, all’altezza di quando era salita a top-ten. Oggi è n.21. Per poco. Con la Kasatkina ho parlato un po’, anche perché mi incuriosiva il fatto che gioca con la Artengo, come Gael Monfils. Leggerete prossimamente una mini-intervista della simpatica ed estroversa ragazza russa nata a Togliattigrad ma che non ha la minima idea di chi fosse Palmiro Togliatti.

Sono certo che questo sabato vedremo quattro grandi semifinali. E devo dire che il pubblico romano, che sta battendo ogni record di incasso e di presenze al Foro – sempre più di 34.000 spettatori al giorno – costituisce con il suo entusiasmo, la sua rumorosa partecipazione, uno spettacolo nello spettacolo. A dispetto di una endemica povertà di servizi, assistenza e attenzioni per la stampa straniera rispetto a tutti i tornei della stessa categoria, quasi tutti i colleghi passano sopra a tanti difetti organizzativi –ieri è saltata nuovamente la connessione Wi-Fi, come il giorno prima e chi faceva tv è rimasto a lungo privo degli abituali supporti statistici – perché Roma, il Foro Italico, la folla, i giovani, fanno di questo torneo una gemma quasi unica.

Mancherà Sinner ma stasera tardi potremo fare le ore piccole con Bolelli e Fognini che, come il buon vino, invecchiano – 71 anni in due, 36 più 35 – assumendo un sapore più rotondo.

Ieri hanno battuto al tiebreak del terzo set due tedeschi che magari dicono poco al grande pubblico, Krawetz Mies, che tuttavia hanno vinto in doppio due Roland Garros di fila, 2020 e 2021. Stasera però con i croati Pavic e Mektic, sarà dura.

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