Crampi di Murray, scenate di Kyrgios. Sorprese mancate, azzurri sì azzurre ni

Editoriali del Direttore

Crampi di Murray, scenate di Kyrgios. Sorprese mancate, azzurri sì azzurre ni

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TENNIS EDITORIALI – Andreas Seppi e soprattutti Simone Bolelli sorprendono in positivo, Camila Giorgi in negativo. Si è mangiata il match. Riscatto Errani-Vinci. Sharapova e Halep in rimonta.

Le foto del day 1 agli US Open.

 


Clamorose sorprese non ce ne sono state, anche se Andy Murray si è detto più che sorpreso di “aver sentito i crampi in tutto il corpo dopo appena un’ora e 40 minuti di gioco e…sono stato molto vicino a perdere il match”.

Anche se lui ha detto di non essersi mai sentito così, a me pare di ricordare invece un Murray bell’incrampato per la tensione già sia al Queen’s che forse anche a Wimbledon. Potrebbe essere il 2005? Qualcuno dei lettori più attenti saprà forse dirmi. Non abbiamo qui soltanto tifosi e detrattori di Nadal, Federer e Djokovic.

L’ avversario di Murray, l’olandese Robin Haase, n.70 del mondo, si era forse illuso di poter vincere dopo aver vinto il 3o set per 6-1 ed essere passato avanti 4-0 nel quarto, ma anche lui ha avuto dei problemi …”Non crampi però, e non capisco perchè non mi hanno concesso di farmi vedere dal fisio…non è giusto” ha protestato vivacemente.

Forse a parti invertite, cioè fosse stato Murray a chiedere il fisio, glielo avrebbero permesso. La legge del più forte conta dappertutto, e forse in America più che altrove.

Perchè qui è sempre la tv a dettar legge, e dopo aver perso Nadal e Del Potro prima del torneo, il perdere un altro US Open Champion fin dal primo turno sarebbe stato un brutto colpo per l’audience, non solo per il Regno Unito. E’ forse una malignità, ma come diceva il fu Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Fatto sta che quella che sarebbe stata la più grossa sorpresa, che pure davvero ad un certo punto pareva ineluttabile a giudicare dagli occhi smarriti di Barry Flatman, Mike Dickson e Richard Evans, i più autorevoli British columnist, non si è poi verificata.

Diversi favoriti sono stati in difficoltà, a cominciare dalla n.2 del mondo Simona Halep – scusate, ma quando penso che la pur brava tennista rumena è diventata n.2 del mondo …beh mi par così strano che lo sia, mi ci devo abituare! – che ha ceduto il primo set all’americanina esordiente Danielle Rose Collins, caruccia quanto inevitabilmente inesperta. Poi è stata la volta di Venus Williams nel match che assommava 77 anni di vita, i 43 di Kimiko Date più i 34 della Venere di Compton: l’irriducibile giapponese che va avanti a Gin-Seng ha vinto il primo set e non si è arresa nel terzo nemmeno quando era sotto 5-0. Ha perso 6-4 il set decisivo, ma se riusciva ad arrampicarsi sul 5 pari…chissà?

Kyrgios si è confermato cavallo di razza, ma irascibile come certi purosangue. Ha battuto Youzhny, testa di serie n.21 – nulla per lui che a Wimbledon aveva eliminato il n.1 Nadal – che perderà una caterva di punti per aver raggiunto i quarti qui un anno fa (e quest’anno non è mai andato oltre il secondo turno negli Slam) ed è stato ad un soffio dal quinto set.

Questo Kyrgios, che fino a un anno fa giocava con Quinzi e Baldi (e dal primo ci aveva pure perso un paio d’anni fa) e oggi è n.60 del mondo, non ha solo un gran servizio (26 aces) ma ha anche un caratterino che levati!

Ha beccato prima un’ammonizione, poi una seconda, quindi una terza che gli è costato un penalty point ed è stato lì lì per rimediarne una quarta che lo avrebbe rimandato negli spogliatoi. Ma il pubblico era tutto per lui, nemmeno fossimo in Australia. Una sua frase post match “Pubblico incredibile, non c’è verso che al Roland Garros se ne possa trovare uno così”, dimostra che è …ancora giovane. Palesa una certa ingenuità dell’australiano di origini greche, perchè un giocatore esperto -sapendo di dover giocare un giorno al Roland Garros – non si esprimerebbe mai così. Non sarebbe politically correct. Un po’ ipocriti, a questo mondo, bisogna essere se si vuole essere apprezzati dalla maggioranza silenziosa (e un po’ beota).

Kyrgios giocherà al prossimo turno contro Andreas Seppi reduce da una vittoria in tre soli set su Stakhovsky, un exploit riuscitogli qui in all’US Open (11 participazioni, 7 k.o. al primo turno in un torneo mai amato) una sola volta, contro l’indiano Devarmann.

Seppi è solido su tutti e due i colpi da fondocampo, ha anche un buon servizio – ecco qui invece il grec’austrauliano è stato …generoso, la seconda di Andreas non è davvero granchè – Dovrò giocare aggressivo…sono al suo livello” ha detto Kyrgios senza sorprendere nessuno.

Anche Maria Sharapova ha dato qualche brivido, perdeva 4-2 nel primo con la Kirilenko, nel match esteticamente più interessante della giornata, ma poi ha infilato dieci games di fila per un 6-4 6-0 senza più storia. Un set lo ha perso anche la Wozniacki con la Rybarikova.

Per il resto sono state quasi tutte storie poco… internazionali.

Solo i serbi potevano eccitarsi (?) per la vittoria nel derby della Jankovic sulla Jovanoski, i francesi per quella di Paire su Bennetau – il primo è uscito dal campo piangendo…”Credevo di non essere più capace di vincere”- e anche del “pensionando” Llodra, il panda del serve&volley, sullo spagnolo Gimeno Traver. A proposito degli spagnoli: l’assenza di Nadal ha comportato un discreto numero di forfait da parte dei giornalisti. In sala stampa ci sono posti vuoti dove di solito loro siedono. Pochi, peraltro, anche gli italiani. Si sente la crisi. Nessuno per ora di Corsera e Repubblica, Corsport, Stampa, Messaggero. Presente Gazzetta, Azzolini di Matchpoint per la prima settimana, il gruppo di tre inviati della Federtennis, e noi quattro di Ubitennis (Cordell Hackshaw per la home inglese e con il sottoscritto Carlo Caccia e Alberto Prestileo).

Di fronte alla crisi della stampa italiana si è comportata abbastanza bene invece la pattuglia azzurra: chiudiamo la prima giornata con un 4-2 maturato in circostanze non proprio prevedibili, perchè hanno vinto i due uomini che sembravano a rischio, Seppi addirittura in 3 set con Stakhovsky (che faceva dire al mio collaboratore Caccia: “Ma come ha fatto a battere Federer?”) e Bolelli in 5 su Pospisil, finalista a Washington e sulla carta favorito, anche per classifica (n.46 contro n.85). Bolelli non si trovava più in un tabellone dello Slam dal Roland Garros 2012. E’ stato bravo, ha avuto i nervi saldi. Cosa che non gli capita sempre. Si vede che adesso ha più fiducia.

Mentre Seppi osservava lucidamente che “stavolta è accaduto il contrario di tante altre, di solito ho bisogno di tante pallebreak per farne uno e invece ne ho fatti 6 su 8 palle break, lui invece ne ha avuto tantissime (16) e ne ha trasformate solo 2”, Bolelli invece diceva che “la chiave della mia vittoria è stata forse il rovescio in backspin sul quale Pospisil non sapeva molto che fare”. Ma se volete ascoltare tutto quanto hanno detto vi consiglio di cliccare sugli audio.

Ad un certo punto della giornata il bilancio azzurro era in perfetto pareggio, due vittorie maschili, due sconfitte femminili. Dettagli inconsueti. Di solito erano le donne a …salvarci la faccia.

Mi ha deluso da morire Camila Giorgi. Partita buttata. La Rodionova, famosa per le sue scorrettezze e adesso ance per le mises alla Bethanie Mattek prima maniera, è poca cosa e contro la Errani penso prenderà una lezione.

Male Camila e non solo perchè ha servito per il match sul 6-1 5-4 perdendo a zero quel servizio, dopo un esordio condito dall’immnacabile doppio fallo (14 in tutto).

La sua intervista post-partita è … incredibile. Ascoltatela, soprattutto nei toni. Ho cercato di strapparle qualche frase con il cavadenti. Per sentirmi rispondere che “ho avuto un fastidio”. E io: “Quale?” . E lei “E’ una cosa personale”. Poi dai picchia e mena finalmente confessa di soffrirne da un po’ e allora io le chiedo. “Ah sì? E da quando?” Risposta: “Da un periodo”. Dialoghi che avrebbero fatto la felicità di Ionesco.

Papà Sergio, onnipresente alle conferenze stampa della figlia, capelli sempre più lunghi sulle spalle ormai da far invidia al John Lennon più ingrigito, non tratteneva le risa rendendosi conto perfino lui che le risposte di Camila erano …per così dire, molto particolari.

A fine della surreale chiacchierata …contro il muro eretto da Camila, papà Giorgi mi ha avvicinato per dirmi, a mo’ di spiegazione: “E’ incavolata nera”. Beh, c’era da capirla e l’avevo capito. Ma si cresce professionalmente anche imparando a rispondere alle domande anche dpo una sconfitta.Scherzando mi sono permesso di suggerire a papà Giorgi un bel taglio di capelli (che sia invidia la mia?) e lui: “Appena Camila dventa top-ten me li taglio”.

Ma, speriamo che se li possa tagliare presto allora. Ma quando ho chiesto a Camila se poteva aiutarmi a spiegare ai lettori i suoi alti e bassi, beh, prima di dirmi che ai lettori lo scriverà lei per email (sic!) ne ha detta un’altra non male…ma insomma possibile che debba raccontarvi tutto quando c’è un audio?

Piuttosto verrebbe da chiedersi: qual è la vera Giorgi? Dove può arrivare veramente? Quali sono i suoi margini di progresso?

Giornata nerissima anche per Karin Knapp che non ha fatto altro che rimproverarsi nel post-match della sua “mancanza di coraggio”.

Bene invece la Vinci, ma la Ormachea era poca cosa, e meglio ancora la Errani che, sconfitta 3 volte nelle ultime 4 partite com lei stessa ha ricordato, ha saputo annullare 4 setpoint nel secondo set alla Flipkens, oggi n.47 ma n .13 il 5 agosto di un anno fa. La belga mi ha detto: “Nessuna gioca questi topponi liftati come Sara, è unica nel suo genere, mentre io con il mio rovescio tagliato beh…non sono unica, c’è pure la Vinci!”.

Per la Errani più che la Flipkens nel primo set i veri avversari sono stati i moscerini: “ne avrò mangiati una decina, mai visti tanti così, una situazione impossibile”.

Anche la Flipkens se ne è lamentata, ha chiesto anche l’intervento di un qualche inserviente con un disinfestante. Ci sarebbe voluto un elicottero. Ma almeno non faceva più il caldo assurdo del primo pomeriggio, quando Murray boccheggiava in preda ai crampi.

Oggi l’Italtennis, in vantaggio per 4-2, può vincere almeno un set, passare sul 6-2 se la Pennetta batte la Goerges e se Fognini batte Golubev. Ci sta. Potrebbe diventare un 7-2 se Lorenzi tiene a bada il giapponesino Nishioka e magari addirittura 8-2 se la Schiavone la spunta sulla King, che fino a un paio d’anni fa non sarebbe stata assolutamente un problema.

Una giornata lunga e faticosa. Ma per Djokovic, che è potuto scendere in campo soltanto dopo le 22, anche per via di una interminabile cerimonia di apertura (che ha fatto dire a qualcuno: “Ma se l’Open era già Open, già aperto, c’era proprio bisogno di un’altra apertura?”), ma gli americani ci tengono e ogni occasione per cantare l’inno è buona, è stata soltanto lunga. Faticosa no davvero, perchè il suo avversario di primo turno, l’argentino di chiare origini tedesche Diego Schwartzman n.79, non aveva davvero le armi per opporglisi.

57221 spettarori hann assistito alla prima giornata dell’US Open. Molti grandi tornei non li fanno in una settimana. Per noi giornalisti…troppi spettatori e soprattutto troppi incontri. Impossibile seguirli tutti come vorremmo. Se non avessi una redazione fortissima in Italia (e non solo, Vanni Gibertini ci sta dando una gran mano dal Canada), saremmo impossibilitati a darvi il servizio che cerchiamo di darvi lungo 18 ore al giorno.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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