Il bagel del giorno, Day1 - Oscenità ed altre cose udibili

Tennis da ridere

Il bagel del giorno, Day1 – Oscenità ed altre cose udibili

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TENNIS US OPEN-Via alla danze a Flushing Meadows. In questa puntata: I dolori del giovane Werthay, il Cinderella Story di Djokovic, i comportamenti primitivi dell’australopigreco. Il tutto in attesa di qualche sorpresa

Giunge alfine il giorno iniziale di questi Us Open, ultimo slam stagionale mai così aperto dopo il forfait sconvolgente dello spagnolo più amato. Nico Almagro non ce l’ha fatta e ha dovuto alzare bandiera bianca, unendosi ai ritiri di Del Potro, Haas e, ovviamente, Dolgopolov.

All’insaputa di molti non sarà della partita neanche Rafa Nadal, ancora alle prese con il dolore al polso destro. Per la prima volta dopo anni sul circuito, il lottatore di Manacor si è definito scoraggiato. “E’ una sensazione strana perché solitamente prima di ogni appuntamento importante cerco di essere positivo. Ma stavolta sono davvero deluso, se posso usare un Eufemiano”

 

In una giornata in cui le sorprese sono mancate, il match più interessante di giornata ha visto opposti Murray e Robin Haase. Lo scozzese pareva avere il match in controllo quando durante il terzo set ha iniziato ad accusare problemi fisici di ogni tipo. Murray ha comunque portato il match a casa e interrogato in conferenza stampa sui suoi malanni ha così risposto:

“I primi turni servono proprio a testare le armi per mettere in difficoltà gli avversari. Così oggi ho provato a simulare un po’ di tutto, devo dire che il crampo al quadricipite mi viene bene. Non sono invece soddisfatto del blocco alla schiena e devo decisamente lavorare ancora per perfezionare il ginocchio della lavandaia”.

L’altro favorito della parte alta Novak Djokovic ha potuto iniziare il suo match solo a serata inoltrata contro l’argentino Schwartzman. Il serbo non ha preso l’avversario sottogamba. “Affrontare Schwartzman la sera è sempre difficile, il suo cognome gli permette di mimetizzarsi bene”.

Il serbo numero uno del mondo ha terminato il suo match pochi minuti prima della mezzanotte, avanzando al secondo turno in carrozza prima che diventasse una zucca, ed è stato visto lasciare il campo di corsa assieme a Gus e Gas perdendo una delle sue scarpe. Bolsis Becker si è detto felice della performance di Djokovic, ricordando come nonostante ora sia il tennista più forte al mondo, Nole approcci ogni torneo con lo spirito di una Cenerentola.

Shuai Zhang, tennista cinese, sarà la prima nella storia di ATP e WTA ad essere testa di serie in uno slam senza aver mai vinto un solo incontro, grazie ai punti acquisiti nei tornei minori. “E’ un record di cui vado fiera, il mio prossimo obiettivo è di alzare il trofeo finale qui a New York vincendo tutti i match per forfait delle avversarie”

Esordio agrodolce per gli italiani. Seppi e Bolelli sono stati protagonisti di due piccole imprese contro Stakhovski e Pospisil, oggi in formato soffice crema emulsionante. L’entusiasmo italico è stato però mitigato dalla controprestazione di Camila Giorgi, che ha regalato il match alla numero 221 Rodionova dopo aver servito per l’incontro nel secondo set.

La marchigiana di Buenos Aires ha, ancora una volta, attaccato senza criterio su ogni palla commettendo caterve di non forzati. A fine incontro ci ha concesso una delle sue celebri interviste che le hanno valso il soprannome di Andy Roddick in gonnella, e che vi riportiamo integralmente.

“Sei felice di come hai giocato oggi?”
“No”
“Pensi che avrai altre occasioni di rifarti?”
“Si”
“Quali saranno i tuoi programmi adesso?”
“Boh”
“Grazie”
“De nada”

Kyrgios avanza intanto diventando il primo teenager dai tempi di Djokovic a battere due teste di serie in due slam consecutivi. L’australopigreco si è detto entusiasta di questo nuovo insulso record e ha tenuto a precisare di essere anche il primo tennista in assoluto a battere il numero uno e il numero 21 back-to-back in due slam, entrambi in quattro sets e vincendo due tie-break. Non si vede ad oggi chi possa eguagliarlo nel breve.

Il giovine novello Sampras ha mostrato anche un certo carattere nel quarto set quando ha scontato un penalty game per incandescenze e “oscenità udibili”. Messo a conoscenza del regolamento Nick ha fatto sapere che dal prossimo match, in ottemperanza al codice, produrrà solo oscenità inaudibili.

Si assottiglia infine la pattuglia dei tennisti sponsorizzati dal marchio Bagel. Già citata la controprestazione di Pospisil contro un seppur grande Bolelli, hanno perso oggi anche Roger-Vasselin, demolito da Tommy Robredo, e Alejandro Falla, tennista a tratti incontenibile a tratti incontinente. Il colombiano dopo aver visto il trofeo di Cincinnati ha dichiarato che il Major dell’Ohio sarà il suo obiettivo principale nel 2015 per risolvere tutti i suoi problemi di toilet-break.

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I manrovesci di Wimbledon 2017

Raccolta di battute semiserie sul terzo slam dell’anno. Le lacrime di Federer, l’ammissione di Cilic, l’organizzazione del team Djokovic e l’amuleto Baldissera

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1. Australian Open, Indian Wells e Wimbledon, cos’hanno in comune i tre successi più importanti dell’anno per te Roger? “Semplice, Luca Baldissera. Anzi, mi ha detto che viene anche a New York: volete che faccia il discorso della premiazione già ora?”.

2. Spiegato il motivo del tifo tutto pro-Roger sul Centre Court: tra gemelli, genitori, sorelle e via discorrendo durante la finale circa metà degli spettatori si chiamavano Federer di cognome.

3. Djokovic tranquillo sul suo recupero psico-fisico: “Ho capito che per risolvere tutti i problemi è ora di alzare il gomito”.

 

4. “Ciao Andy, come va?”. “Beh Nole, potrebbe andare meglio…”. “Ah guarda, io mi sa che mi ritiro”. “Anca me!”.

5. Berdych fa presente ai commentatori di Ubitennis e a Vittorio Sgarbi che ci tiene al suo soprannome: “Meglio Perdych che Goat! Goat! Goat!”.

6. Rod Laver incoraggiato dalla #NextGen: “Ho deciso, torno a giocare: secondo me ai quarti a New York ci arrivo in carrozza. O in carrozzina. Però ci arrivo”.

7. Federer stizzito con Barilla: “Mi avevano detto che avrei dovuto provare una pennetta, ma qui di Flavia manco l’ombra”.

8. Garbine Muguruza rammaricata al party conclusivo: “Dovevo ballare con Roger, poi lui ha scambiato Conchita Martinez per Mirka e tutto è andato a rotoli”.

9. Nadal spiega il motivo della sconfitta con Muller: “Ho capito male la pubblicità, e ho fatto l’amore con il telone”.

10. Roger in lacrime dopo aver visto Leo e Lenny in tribuna: “E adesso chi glielo dice a Mirka che non ce la posso fare a mettere in bacheca anche otto gemelli?”.

11. Un premio meritato anche per Marin Cilic: i piedi più brutti del torneo sono i suoi.

12. Federer: “I gemelli ancora non capiscono bene. Pensano che questo sia il prato di un parco giochi”. Leo e Lenny: “Mamma mamma, anche noi vogliamo andare a tirare le palline all’orso come papà!”.

13. Cilic alla conferenza post match: “Sì, lo ammetto, è stato un problema di vescica. Farsela addosso davanti a 15mila persone, beh, immaginatevi come può essere”.

14. Proverbio tibetano: se rincorsa a numero uno è rincorsa a Andy Murray allora meglio stare fermi e aspettare che Andy Murray torna indietro a sua dimensione vera.

15. Svelato il nuovo team di Novak Djokovic: Agassi lo allenerà solo nei giorni dispari dei mesi pari dalle 9 alle 10 e dalle 18 alle 19, Vajda lo manderà a quel paese nei weekend, Pepe Ymaz gli telefonerà a ore pasti per accertarsi che non mangi carne, Ancic gli sistemerà il giardino al lunedì e al mercoledì prima del tramonto. Pare che il traguardo dei 20 slam sia cosa fatta.

Alessandro Trebbi

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Don’t let me down, don’t net me down

Il compleanno di Dustin Brown, i tristi numeri da circo all’IPTL, Feliciano Lopez che vuole abolire il let e Nadal che invece la rete voleva alzarla. Cara, vecchia, bistrattata rete

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Oggi è il compleanno di Dustin Brown. Auguri DreddyTenniscome hai saggiamente deciso che la gente debba chiamarti su Twitter. 32 anni ben spesi, nella totale consapevolezza di praticare un tennis che sfiora l’autolesionismo sportivo ma ci fa sentire tutti un po’ più vivi e coraggiosi. Adesso sembri anche un reietto, la federazione tedesca ha escluso soltanto te dalle convocazioni di Davis – graziando Kamke e Mischa Zverev, che come te avevano disertato a settembre contro la Polonia – ma figurati se questo ti fa perdere il sorriso. Al massimo, anzi, è motivo per sfoderarne uno nuovo.

https://twitter.com/DreddyTennis/status/806507216186515457

Qui però la questione della responsabilità non c’entra, si parla di rete. Dustin la onora, vive e gioca per l’obbligo di frequentarla. Un patto che non può essere disatteso, è evidente che non si tratta soltanto di una scelta che può essere revocata nel bel mezzo di una partita, di una carriera, di un tie-break. A rete Dustin semplicemente ci deve andare, peraltro è chiaro che non sempre ci va con in mente un piano preciso: una forza più grande lo schioda da quella zona di campo che per molti tennisti rappresenta l’unico comfort e per lui è soltanto un inevitabile punto di partenza, il gate di un aereoporto che ha fretta di lasciare. Una volta lì è istinto, riflessi, tocco e quella creatività che non guasta. La diapositiva della sua carriera? Ha battuto Nadal due volte su due sfide, ha perso da Benneteau in due occasioni su tre. La rete come necessità.

 

Un altro è Feliciano Lopez, eleganza e gesti classici con spiccata propensione offensiva. Servizio mancino ad uscire, rovescio coperto solo come extrema ratio e fede incondizionata nei colpi tagliatiQui la rete, sì, è una scelta. È ottimizzazione delle proprie potenzialità, naturale prosecuzione di un’impostazione tennistica che oggi tende all’estinzione. Qualche giorno fa lo spagnolo ha paventato addirittura la possibilità di modificare la regola del let a servizio, complici le bizzarrie dell’IPTL – in corso di svolgimento – in cui questa regola non viene utilizzata. “Non ha senso che se la palla tocca la rete sul servizio il punto viene ripetuto, mentre negli scambi normali non è così“. Qualcosa affascina Feliciano nelle corse affannose a cui sarebbero costretti i tennisti in caso di prima di servizio che pizzica il nastro e scavalca la rete. La rete come espressione.

Sempre dalla Spagna, sempre col mancino ma meno in sintonia con le volèe di opposizione è Rafael Nadal. Tempo fa anche lui aveva pensato che si potesse modificare l’approccio del tennis alla rete, addirittura alle fondamenta. Come? Andandoci ancora meno. E come? Alzando la rete, per allungare ulteriormente gli scambi. Il maiorchino se non altro si è dimostrato parecchio diligente, proseguendo sull’onda delle dichiarazioni dello zio Toni che voleva rallentare le palline perché “non si può aspettare un’ora e mezza per applaudire“. La rete come “ma che stiamo dicendo?”.

Dicevamo invece dell’IPTL, il circus itinerante a cui Federer aveva prima promesso una passerella e poi ha fatto ciao con la manina. Elaborate le cinque fasi del lutto il carrozzone lascia in queste ore Singapore per trasferirsi a Hyderabad, nel cuore dell’India. C’è Berdych, c’è uno scatenato Verdasco assolutamente desideroso di far bene ogni qual volta non c’è il rischio di vincere qualcosa di concreto, c’è Martina Hingis che regola agilmente avversarie che a tennis ci giocano eccome, c’è un bizzoso Safin che si tuffa alla Becker e poi si dedica al turpiloquio, c’è Kyrgios e c’è un nugolo di doppisti che traina il pubblico a suon di tweener e lob liftati. Nishikori, per esempio, fa i ricami. Non si può fare a meno di pensare al velo di tristezza che ricopre il (non) fascino dell’esibizione fine a sé stessa, in cui i tennisti provano a sembrare quello che proprio non hanno il coraggio di essere durante l’anno, quando la palla scotta troppo e una prima di servizio può valere migliaia di dollari. La rete come pretesto, la rete come ipocrisia.

No, non vuole essere un de profundis, più che altro un tributo elargito con grande anticipo. Nel caso sia necessario, s’intende: è vivo il desiderio di aver preso una cantonata, di poter ripensare a questo incauto pessimismo tra cinque anni davanti a una finale di Wimbledon disputata tra due volleatori. Nel dubbio, ci si porta avanti con i saluti.

Addio net, e grazie per tutto il pesce.

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Addio Vine, alla fine è stato… divertente

Vine chiude. Noi abbiamo raccolto i mini-video più divertenti dal mondo della racchetta. Avete le ore contate (forse)

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Duecento milioni di utenti attivi e un miliardo e mezzo di visualizzazioni al giorno non sono bastati a salvare Vine. La piattaforma di condivisione di mini-video da sei secondi sarà prossimamente dismessa. La notizia è arrivata circa un mese fa, quando Twitter, che aveva acquistato Vine nel 2013, ha comunicato la decisione di chiudere i battenti. A detta dei vertici del micro-blogging con sede a San Francisco, l’applicazione rimarrà online e i contenuti saranno ancora disponibili per un po’. Noi non ci fidiamo e abbiamo così scelto di raccogliere i più divertenti e stilare una breve classifica di siparietti in-court e off-court.

10Nadal e i suoi problemi di sudorazione eccessiva. Serve una mano?

9“Genie, è il tuo turno” – “Devo proprio?”

 

8 – Palombella danese di inizio stagione

7A Charleston Andrea Petkovic ha sempre dato il meglio (e lo scorso anno con Jelena Jankovic, fu protagonista di questa folle intervista)

6 – Quando esattamente Murray ha deciso di diventare numero uno del mondo

5Ancora Alizè Cornet (Il campo era lo stesso del famoso “come fai a darmi warning“)

4 – Challenge!

3Adele o Madonna?

2Kyrgios & Kokkinakis

Tris di Vine al numero 1. Ladies and Gentleman, l’uomo che ha dato il la alla crisi di Novak Djokovic

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