Odio i tornei con l'avvio diesel! Due vittorie italiane su due non bastano

Editoriali del Direttore

Odio i tornei con l’avvio diesel! Due vittorie italiane su due non bastano

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TENNIS US OPEN – Perdono Radwanska e Stephens, vincono Sara Errani e Roberta Vinci. Perdura la crisi del tennis USA. Berdych non è Perdych. Dimitrov sconfigge la tradizione. Giornalisti arrampicati sugli specchi

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Guarda le foto del Day 3 (a cura di Art Seitz e Melchiorre Di Giacomo).

 

Odio la programmazione dell’US open e odio il giorno nel quale per proteggere i giocatori più forti, il torneo e la seconda settimana di uno Slam fu deciso che le teste di serie dovessero essere 32.
L’US Open è il solo torneo nel quale il primo turno viene “smaltito” lungo tre giorni, il che significa che a volte, come oggi, può succedere che qualcuno sia già qualificato per il terzo turno mentre qualcun altro deve ancora disputare il primo match.
Ma il motivo del mio odio per questo tipo di programmazione è che raramente nei primi tre giorni del torneo succede qualcosa di davvero significativo, qualcosa di cui meriti davvero scrivere. Per un giornalista non esiste peggior condanna.
Perché si verifichi una sorpresa clamorosa bisogna che uno dei primi giocatori e delle prime giocatrici del mondo perda al primo turno nei primi tre giorni e può perdere solo da qualcuno che non è compreso fra i primi 32. Insomma le probabilità che questo accada sono ridotte al minimo.

Ok, ieri la Bellis ha sconfitto la Cibulkova e questo ci ha dato un argomento, il New York Times ci ha aperto la prima pagina di sport, grazie anche al fatto che la ragazzina è americana.
Ma oggi che ha perso la testa di serie n.4, la Radwanska con la Peng, la vicenda farà notizia in Cina e in Polonia, ma di sicuro non sarà in prima pagina sul New York Times e neppure sulla Gazzetta dello Sport…sebbene la Peng abbia fatto un grosso favore alla Vinci eliminando la polacca che aveva battuto Roberta sette volte su otto.

Così c’è chi si butta sul colore, l’Associated Press ad esempio fa inchieste sugli asciugamani sudaticci che i giocatori lanciano ai raccattapalle senza nemmeno guardarli in viso (“Se ci dessero 10 secondi in più alla fine di ogni scambio io me lo porterei anche alla mia sedia” rispondeva Sara Errani) e scopre che Gael Monfils è uno dei pochi che dice sempre immancabilmente “Thank you” al ballboy che gli porge l’asciugamano; altri si attaccano all’incontro dell’altra sera – orchestrato dalla Nike? – fra due leggende come Roger Federer e Michael Jordan per azzardare paragoni, similitudini, differenze; altri infine si buttano sul caldo asfissiante, con il campo 17 infossato fra le tribune che diventa un forno e costringe il povero Steve Johnson ad arrendersi pur trovandosi in vantaggio per due set a uno con il giapponese Ito: ma i crampi che lo attanagliano dappertutto non gli danno tregua, lo mettono proprio a terra. E l’arbitro non ha alternative che dargli il time-warning, una, due volte, il penalty point, finché proprio il povero americano barcolla e piomba a terra, rosso paonazzo in faccia e in preda a spasmi che devono essere terribili. Arriva la seggiola a rotelle per portarlo via, anche un paio di barellieri appaiono a fondo campo, ma lui rifiuta l’una e gli altri, esce zoppicando dal campo in un nugolo di applausi. Solo il giapponese Ito non fa una piega, gli serra la mano badando a non stringerla troppo perché i crampi Johnson li ha avuti anche alla mano destra,non riusciva proprio a sciogliersi le dita, ma poi va alla sua sedia, raccoglie la roba nella sua borsa e se ne va.

Su quel campo maledetto anche l’uruguagio Cuevas aveva sofferto le pene dell’inferno, avanti prima due set a uno e poi 5-3 al quinto, ha servito invano sul 5-4 prima di arrendersi nella fornace al sudafricano Anderson.
E allora, quando fa caldo così – ricorderete che l’altro giorno Andy Murray ha sofferto di crampi paurosi con l’olandese Robin Haase perdendo 9 games di fila prima di recuperarsi un po’ (“Non mi era mai accaduto prima di accusare i crampi dopo soltanto un’ora e 40 minuti di gioco”) – ci si chiede perché in Australia ci possa essere una heat-policy che permette anche l’interruzione del gioco in certe particolari condizioni climatiche combinate (temperatura più umidità) e questa non possa essere introdotta anche qui.
A salvare i giornalisti dalla povertà di argomenti che offrono giornate in cui succede abbastanza poco ci sono le vicende dei …nostri cortili. Così ad esempio stasera gli americani si piangono addosso perché hanno soltanto tre giocatori al secondo turno del torneo maschile, e questo all’US open non era mai successo in 134 anni di storia: Isner, Querrey and Smicek.
Mi sa che nei prossimi giorni ci toccherà leggere paginate sulle sorelle Williams – è nuova! – e sui fratelli Bryan che hanno passato un turno e puntano al torneo n.100. Inciso sul doppio: Fognini-Bolelli hanno perso dai due veterani onusti di gloria e trofei Paes e Stepanek.

I cechi festeggiano le 100 vittorie negli Slam di Tomas Berdych vittorioso su uno spento Hewitt – e qualche nostro lettore si diverte a chiamare il due volte vincitore di Davis Perdych…magari l’avessimo avuto noi uno che ha vinto tanto quanto lui – i croati vanno in pareggio in quanto a ritiri perché per un Baghdatis che dà via libera a Cilic, ritirandosi appunto, c’è un Dodig che si ritira davanti a Feliciano Lopez. I bulgari tirano un sospiro di sollievo perché dopo 3 US open con tre sconfitte al primo turno Grigor Dimitrov, candidato addirittura ad un quarto di finale contro Roger Federer, ha finalmente vinto, e in tre set, contro l’americano Ryan Harrison. I lettoni infine si congratulano con Gulbis che ha vendicato con il francese De Schepper la sconfitta patita sull’erba del Queen’s a giugno.

Mentre noi italiani avevamo soltanto due rappresentanti in campo nel singolare, le componenti della pregiata coppia Errani-Vinci. Hanno vinto entrambe, soffricchiando forse un tantino più del previsto, perché la Vinci aveva perso il primo set contro la rumena Begu per poi prendere il volo dal 4 pari del secondo set, quando ha infilato una serie di 8 games su 9 per il 6-4 6-1. Contro la Peng (“Giocano tutte uguali queste cinesi, picchiano e non ti danno respiro e sulle palle basse si appoggiano bene” dice Roberta). E Sara invece si è complicata non poco la sua vita quando avanti 3-0 si è fatta riprendere e le è andata bene che la sua nevrastenica avversaria – la Rodionova giustiziera della Giorgi (che peraltro aveva fatto harakiri) – si è mangiata sul 4-4 40-0 la possibilità di salire sul 5-4. L’australiana che smoccola di continuo in russo – è nata in Russia ed è stata russa fino al 2009 – era nervosissima perfino nel primo set quando era quasi sempre avanti nel punteggio, ma ha perso proprio la testa quando sul 4 pari 40-30 nel secondo (ed era stata 40-0) l’arbitro Pascal Maria – che l’altro giorno Fognini aveva definito in cattivissima giornata in occasione del suo match -le ha affibbiato un’ammonizione per “time violation”.

Al cambio di campo, dopo aver perso 3 punti a fila, la Rodionova ne ha dette di tutti i colori a Maria e mi sono sorpreso che lui glielo abbia permesso. E’ vero che in quel momento il warning mi è parso eccessivamente punitivo. Più che altro perché ha completamente deconcentrata una giocatrice (antipatica come poche, e vestita come non vi dico: calzettoni bianchi fino al ginocchio, maglietta a righe orizzontali gialline, scarpe viola, occhialoni bianchi sotto un cappellino con la tesa, un monumento vivente al cattivo gusto) che tende a distrarsi ad ogni piè sospinto.
La Errani non era contenta di come ha giocato (“Ho sbagliato troppi dritti…con il dritto devo fare più male, qui non c’è un campo uguale all’altro, questo n.5 era velocissimo, il più veloce di tutti e con lei che tira sempre forte non era l’ideale per me”) ma, sottolineato il fatto che per tocco di palla è stata una serata felicissima – tutti suoi i punti quando la Rodionova ha azzardato palle corte o giochetti di mano per le quali non era davvero troppo portata – è sembrata ancora più preoccupata per il match che l’attende. Facile capire perché. Con Venus Williams, nella serata facile vincitrice sulla Bacsinszky e per la prima volta al terzo turno all’US Open dal 2010, Sara ha preso sempre terribili stese, tre volte su tre. All’Australian Open 2011 63 62, alle Olimpiadi di Londra 2012 63 61, a Cincinnati ancora nel 2012 63 60.
Non mi dà ritmo, i miei colpi liftati saltano all’altezza giusta per lei che è così alta, servizio e risposta fanno la differenza…lo so che lei ha 34 anni, ma quando gioca bene….”.

Oggi giocano Pennetta contro Rogers, e Flavia dovrebbe essere la terza italiana al terzo turno. Mentre è difficile essere troppo ottimisti con Seppi che affronta Kyrgios e ancor più con Bolelli alle prese con l’immarcescibile Robredo.
In questa strana e folle programmazione americana Italia- Francia si giocherà invece di venerdì: Fognini con l’introverso francese Mannarino e Lorenzi con Gasquet rovescio d’oro.
Si diceva in sala stampa. Se a New York piovesse come a Parigi e Wimbledon con questo tipo di programmazione non ci vorrebbe poi molto a ritrovarsi con qualche italiano in gara anche nella seconda settimana…

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Editoriali del Direttore

Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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