Cilic, una marcia trionfale. Serena: «lo sono nata per vincere gli Slam» (Martucci), Williams «Vivo un sogno e sono felice» (Zanni), Serena a 18 carati e...4 milioni(Valesio), Williams regina tra le regine New York si inchina alla più forte (Semeraro)

Rassegna stampa

Cilic, una marcia trionfale. Serena: «lo sono nata per vincere gli Slam» (Martucci), Williams «Vivo un sogno e sono felice» (Zanni), Serena a 18 carati e…4 milioni(Valesio), Williams regina tra le regine New York si inchina alla più forte (Semeraro)

Pubblicato

il

Rubrica a cura di Daniele Flavi

 

Cilic, una marcia trionfale

 

 

Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 9.09.2014

 

Una volata, Marin Cilic doveva giocare in fretta, tirare in fretta e vincere in fretta, proprio come il maestro, Goran Ivanisevic. E, favorito dalle gambe molli di Kei Nishikori — che s’è trovato col serbatoio vuoto proprio a un passo dal traguardo degli Us Open — ha vinto il primo Slam, alla prima finale di un Major, a 25 anni, da appena numero 16 del mondo. Ma ce l’ha fatta in modo degnissimo, dopo aver dato una lezione di tennis in tre set a Berdych e Federer, tirando fuori quella rabbia agonistica che tutti credevano non possedesse, accumulata in 4 mesi di sospensione per doping, e scaraventandola in campo insieme alla potenza dei suoi obici nel momento più importante, condendola col coraggio dei forti. Bombardieri Perché Marin dal talento cristallino e dalle lunghe leve (è alto 1.98) non è un signor nessuno, era già salito al numero 9 del mondo nel 2010, ma era poi rimasto in penombra rispetto al «gemello» del settembre 88. Cioè l’altro bombardiere del circuito, Juan Martin Del Potro, uno dei soli due picchiatori (con Wawrinka agli Australian Open di gennaio) capaci dal 2005 di interrompere l’abbuffata di tornei Slam dei Fab Four. Non è un caso se la favola degli Us Open 2009 del potente trampoliere argentino si ripete, sul cemento di New York, col primo successo in un Major di un altro omone potente, nella prima finale fra neofiti dagli Us Open 97, Rafter-Rusedski. Freddezza Così, con il suo gioco essenziale e la ricerca continua del vincente, Cilic non ha dato tregua al piccolo, scattante Kei, primo asiatico a raggiungere una finale Slam, ricalcando le gesta di mastro Ivanisevic, l’ultimo croato finalista in un Major con l’incredibile trionfo di Wimbledon 2001, guarda caso, anche quello ottenuto di lunedì. Bravissimo a tenere subito il pedale dell’acceleratore premuto, Cilic non ha avuto alcun problema nel primo set dopo il 4-2, volando al 6-3 col 91% di punti con la prima. Nel secondo parziale si è disunito solo sul 5-2, quando ha restituito uno dei due break, ma poi, favorito da uno smash sballato del giapponese, ha chiuso anche la seconda frazione per 6-3. Poi, con l’aiuto del net il ragazzo di Medjugorje ha salvato tre palle-break da brivido, chiudendo infine con un altro 6-3 in un’ora e 54′.

 

Serena: «lo sono nata per vincere gli Slam»

 

Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 9.09.2014

 

Gli italiani fanno festa con la lasagna da Giò a Via della Pace, Serena Williams festeggia nella banca più famosa d’America l’ultimo assegno da 4 milioni per il sesto trionfo agli Us Open, il terzo di fila, il 18 dello Slam, e si concede a pochi intimi. Che cos’ha provato in campo, quando Evert e Navratilova le hanno consegnato il braccialetto a 18 carati? «Mi sono detta: “E’ reale, è successo davvero, sono entrata nel club dei 18”. Ho qualcosa in comune con le leggende. Io non lo sono, di certo». Se si guarda indietro, da dove è partita, le sembra un sogno? »Non finirò mai di ringraziare i miei genitori per averci messo tanta disciplina e tanto lavoro, io nemmeno porto a passeggio il mio cane tutti i giorni, loro si sono dedicati totalmente e hanno fatto sacrifici immensi, non ci sono parole. Li onoro». Ha detto che pensa già al numero 19, agli Australian Open di gennaio». Ma non ho altri numeri in testa, non penso a quelle che hanno vinto ancora tanti Majors di più, anche perché ci sono tante altre giocatrici fortissime che vengono su, tante facce nuove, anche se spero di vedere sempre la mia faccia alla fine. Forse nel 2007 ho pensato: “Ehi, hai vinto 8 Majors!”. Mai avrei immaginato di arrivare a 18. Almeno finché non ne ho vinti 17…». Al di là dei 18 Slam, come si vede nella storia del tennis? »Non ci penso perché sto ancora giocando, penso solo a vincere titoli e Slam, non mi paragono mai con nessuna. Io non ho un ego. Venus e io abbiamo portato un nuovo stile di tennista, potente, atletica, offensiva». Quant’è stata dura quest’ultima battaglia? »Tanto, la pressione in finale era tanta, dopo tre fallimenti, quest’anno». Cosa l’ha aiutata nei momenti difficili? «Sono sempre stata una grande lavoratrice, sono sempre stata modesta e ho sempre cercato di trovare un sistema per vincere e migliorare il gioco perché le altre lavorano tanto per battermi». Quant’è stata dura questa stagione senza Slam fino a New York? »Non riuscivo a credere a quanto stavo male in Australia, la schiena mi ha completamente abbandonato. Dopo i French Open mi sono detta: “Devi assolutamente essere molto più forte”. E ho lavorato 6 ore al giorno, al massimo, solo per perdere Wimbledon… Ma gli Us Open mi ripagano di tutto. Vincere i piccoli tornei, lottare nei set, nei match, mi ha restituito la fiducia per vincere qui. Non vinci da zero. Sarei stata incredibilmente dispiaciuta se non avessi avuto uno Slam nel 2014, anche se qui puntavo davvero al terzo-quarto turno e questo mi ha tolto tensione». Secondo la sua amica Caroline Wozniacki, Serena è di un altro pianeta e sfidarla quando gioca così non è divertente. «Che carina Caroline, dolce, quando sono con lei abbasso il muro e sono quella che sono. Ma … ieri notte alla nostra cena mi ha rubato il cellulare… Io mi sento meglio ogni anno, sempre più forte, sempre più in forma. Quando gioco al meglio è difficile battermi perché servo piuttosto bene, ho una discreta risposta e sono piuttosto veloce». E come persona, come si definirebbe? »Molto, molto, divertente, super carina e protettiva». E’ innamorata? »Non ho tempo per l’amore, ora c’è Wuhan, poi Pechino e le finali Wta di Singapore. Nel ’98, quando guardavo Venus, pensavo: “Voglio vincere gli Slam, sono nata per questo…”. Non per l’amore». Che altri interessi ha? «Adesso alla Fashion Week espongo le mie creazioni. Poi sto costruendo una casa, mi sto spostando da mia sorella, ma resterò nella stessa strada, con quest’ultimo assegno posso confermare il progetto che avevo studiato con l’architetto di San Francisco e i miei amici del Nord Italia che mi aiutano per gli interni, la voglio più europea che tipica della Florida, diversa da quella di Venus che è tutta moderna e riflette la sua personalità». Ha esaurito i sogni? «Oddio, le ultime due notti sono stati incubi: ho perso con la Azarenka nei quarti, ho perso un match perché sentivo di non poter giocare, e un’altra volta ho perso l’aereo. Erano reali, mi sono svegliata così stressata… Che bella, invece, la realtà!».

 

Williams «Vivo un sogno e sono felice»

 

Roberto Zanni, il corriere dello sport del 9.09.2014

 

È l’era Serena. Cominciata quindici anni fa, non si sa per quanto tempo continuerà ancora. Ma se New York non mente, sotto il segno della Williams jr il tennis ci starà ancora per molto. «Sto già pensando al 19», ha detto appena conquistato il 18. Sì, c’è già un nuovo Slam tra gli obiettivi della più grande di oggi e forse anche di sempre. Gli US Open l’hanno lanciata, era il 1999, primo Slam m carriera e domenica l’hanno incoronata regina, anzi imperatrice della racchetta. Rimanendo all’era Open solo Steffi Graff (22) per ora ne ha vinti di più, dei quattro grandi tornei (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open), Serena con 18 ha raggiunto Chris Evert e Martina Navratilova. Poi ecco le sei volte a New York, tre consecutive, altri due primati che deteneva la Evert e che sono stati eguagliati. Ha vinto Slam in tre decadi diverse, ne ha conquistad quattro consecutivi, tra il 2002 e il 2003, ultima tra uomini e donne, a riuscire nell’impresa. Numero 1 al mondo in sei periodi differenti (ovviamente è ancora saldamente al primo posto della classifica Wta), è diventata anche la più anziana a raggiungere la vetta del mondo. La sua media-vittorie negli Slam raggiunge il 31,5%, superiore anche a tutti i connazionali uomini, a cominciare da Pete Sampras (26,9%). Solo la Evert (32,1%) ha fatto leggermente meglio, ma non aveva le avversarie che Serena ha dovuto affrontare. E la donna dei record: 4 milioni di dollari il totale incassato domenica, mai prima d’ora, uomini o donne, c’era stato un premio complessivo così elevato. E il record precedente lo condivideva con Nadal, 3,6 milioni a New York l’anno scorso. È la tennista che ha vinto di più in carriera: 60.881.179 dollari. E il suo percorso a Flushing Meadows è stato senza macchie, il massimo che ha concesso alle avversarie in un set sono stati tre giochi. SENZA ETA. Compirà 33 anni il 28 settembre, ma nemmeno chi ha quasi nove anni di meno, come Caroline Wozniacki, è riuscita a contrastarla. «E stato come vedere un peso massimo che combatte contro un medio», ha sottolineato Martina Navratilova. «Poche ore dopo la vittoria e già ho detto 19 – ha sottolineato Serena, parlando di Slam – non 22: ne prendo uno per volta. Ma mai avrei potuto immaginare che mi sarei affiancata con Chris Evert e Martina Navratilova. Ero solo una bambina con un sogno e una racchetta, vivendo a Compton una cosa del genere non era mai successa prima». Ma Il, dalla California dove la famiglia Williams si era trasferita da Saginaw, nel Michigan, dove Serena era nata, il sogno è diventato realtà. PERCHE GIOCO. Da un ghetto di Los Angeles alla vetta del mondo. Ecco Serena. «Quello che faccio voglio farlo bene e amo il tennis – ha aggiunto – Gioco perchè alla fine della giornata voglio sedermi tenendo il trofeo, oppure stare in piedi e abbracciarlo….

 

Serena a 18 carati e…4 milioni

 

Piero Valesio, tuttosport del 8.09.2014

 

E’ un po’ come palate della regina di Saba. Troppo forte per le avversarie sul campo Serena Williams è destinata, se continuerà così (ma non c’è motivo per non ritenere che riesca nell’intento), ad ascendere al ruolo di personaggio mitologico, ricchissima e magari relegata in un eremo in qualche atollo di sua proprietà. Serena ha vinto New York, già lo sapete. Ha massacrato la Wozniacki e pone questo, ormai, è storia. Ma è uscita dal campo a 18 carati non in senso letterale del termine e questo invece non è successo a molti o a molte. Quello conquistato ieri a Flushing Meadows è il titolo Slam numero 18 della carriera di Serena: tanti quanti ne hanno vinti Martina Navratilova e Chris Evert. Ovvero non due giocatrici di tennis ma un immaginario collettivo. Più in alto di lei ormai ci sono solo Steffi Graf con 20 titoli e Margareth Court Smith con 22. Ma chi può sostenere oggi che Serena non abbia i mezzi per agganciare e superare tali e tante campionesse che l’hanno preceduta? Comunque si diceva dei 18 carati: Martina e Chris hanno regalato alla neocampionessa un braccialetto d’oro griffato T5ffany (e come se no) a 18 carati che avrebbe fatto la felicità di Audrey Hepburn. Con un numero 18 inciso sopra, ovviamente. ll tutto dopo che Serena aveva di fatto messo in banca la cifra di 4 milioni di dollari raggiunta grazia al successo di Flushing sommato al fatto di aver conquistato il bonus derivante dal successo nella serie dello Us Open, ovverto i tornei americani che precedono lo Slam newyorchese. Mai nessuna giocatrice era uscita da un campo da tennis così più ricca di quanto ci era entrata. Una regina di Saba per l’appunto. Che impone la sua legge su uno sport intero con un senso di superiorità che non 6 possibile mettere in discussione; e che solo le sue (agilità interiori (perché ci sono anche quelle, per fortuna sua) possono mettere talvolta in discussione. C’è da credere che Serena sia sinceramente gioiosa dopo ogni successo: proprio perché quelle fragilità di cui sopra non la rendono così granitica nella sue certezze come la sua fisicità potrebbe far pensare. E si può anche essere convinti che pur non essendo più in tenerissima età il suo regno posa durare molto a lungo. Anche perché è un regno che potremmo definire totale nel senso che resiste anche quando, di fatto, la regina non vince. E’ la più forte sotto ogni profilo, sempre: quando qualcuna tenta di avvicinare il suo livello (Sharapova, Azarenka, forse Wozniacki nel prossimo futuro) ciò rappresenta per lei uno stimolo eccezionale. E di conseguenza fa viaggiare il suo motore ad un regime ancora più alto. Quando perde (e quest’anno è successo più del solito) è come se le sue sconfitte siano frutto del caso, di situazioni contingenti, di tempeste solari che influiscono sul suo rendimento. Nel suo caso perdere una o più partite è un incidente di percorso che però viene subito accompagnato dalla seguente considerazione: se fosse stata giusto un po’ meglio avrebbe vinto. Quando, l’anno scorso, un giornalista americano ebbe a domandarle se per caso non avesse già programmato il suo ritiro, lei lo guardò attonita e gli rispose con un sorriso spiazzante: «Ma sei matto?» rispose. Ecco: il tennis femminile ha una regina che magari va in overdose da lavoro e da Mouratoglu come è successo a Wimbledon: ma dal suo giocane a tennis trae linfa vitale. E pure linfa per il suo conto in banca, a ben vedere.

 

Williams regina tra le regine New York si inchina alla più forte

 

Stefano Semeraro, la stampa del 8.09.2014

 

A Serena stavolta è riuscito tutto, anzi di più. Tutto quello in cui ha fallito Roger Federer – vincere il sesto titolo agli Us Open, il primo del 2014 e il 18esimo dello Slam in carriera – e molto di più di quanto sperava all’inizio del torneo. La Williams è un’attrice consumata, ma stavolta appena dopo aver frantumato l’amica del cuore Caroline Wozniacki sul centrale di Flushing Meadows (6-3 6-3) la felicità gliela si leggeva negli occhi. «Dopo Wimbledon ero molto delusa, non speravo più di vincere uno Slam in questa stagione – ha raccontato – qui pensavo di arrivare al massimo al quarto turno. Invece cogliere il 18esimo Slam agli Us Open, e raggiungere due miti come Chris Evert e Martina Navratilova, ha un grande significato per me». Proprio Chris e Martina si sono presentate in campo per festeggiarla con un braccialetto d’oro – a 18 carati, obviously – di Tiffany’s, che si va ad aggiungere ai 4 milioni di dollari che la nd del mondo ha in- 6 24 Titoli Serena Williams ha vinto gli Us open per sei volte Tre successi sono di fila cassato (uno di bonus in quanto vincitrice delle Us Open Series), un record per un torneo di tennis. «Da piccola a Compton ero una ragazzina con una racchetta e un sogno – ha detto Serena, 33 anni il 26 settembre – quello di vincere a New York. Non avrei mai immaginato di fmire con 18 tornei dello Slam. Anzi, non finire: per me questo è l’inizio. Ora punto al numero 19». A quota 22 c’è Steffi Graf, a 24 la recordwoman Margaret Court – che però alcuni li ha vinti prima nell’Era Open, e 11 solo agli Australian Open. «Be’, 22 sono tanti- ha sorriso la Panterona – meglio pensarci uno alla volta». Dopo la (male Serena e una Caroline abbattuta ma realista («giocare con Serena non è divertente») si sono concesse un selfie, poi sono uscite in coppia e la Williams, come promesso, ha pagato da bere. In cambio Caroline l’accompagnerà da oggi alla Fashion Week di New York, alla quale Serena partecipa per la prima volta come stilista, presentando la sua linea di abitini «street style», leopardati o mimetici. Dal 16settembre saranno in vendita, costo fra i 26,9 e i 79,9 dollari. Per un braccialetto di Tiffany’s, invece, bisogna sborsare un po’ di più.

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

Alessandro Giannessi: “Sogno il Roland Garros” (Bertellino)

La rassegna stampa di giovedì 28 maggio 2020

Pubblicato

il

Intervista ad Alessandro Giannessi: “Sogno il Roland Garros” (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Alla scoperta di Alessandro Giannessi, classe 1990, spezzino e già top 100. La strada del professionismo è tortuosa: «Occorrono tantissime qualità. È un percorso lungo e fatto di sacrifici. Soffrire, accettare i momenti negativi è fondamentale. Ripartire anche dopo gli infortuni che purtroppo fanno parte del gioco. Io ne ho avuti diversi e penso di essermi sempre rialzato alla grande». Un’operazione al polso destro nello specifico è stato uno dei momenti più difficili. «Ho ripreso dopo 7-8 mesi con i futures, un altro ambiente. Ho fatto abbastanza presto a tornare nel circuito Challenger da cui ho preso slancio per arrivare al best ranking di n°84 al mondo». Tre in totale le vittorie Challenger. «Sono legato a tutte, anche se la prima, arrivata a Banja Luka in un 100 mila dollari, è un grande ricordo. Un torneo al quale ero arrivato in un momento difficile dopo diverse eliminazioni al 1° turno; non sapevo se partecipare fino all’ultimo minuto. Ci sono andato da solo e ho colto il massimo. Anche questo fa parte del tennis e delle sue variabili». Diverse le finali raggiunte, sempre a livello Challenger. «Tra i match decisivi quello che ricordo negativamente risale al torneo di Francavilla, con la sfida per il titolo persa contro il portoghese Sousa. Se l’avessi vinta sarei entrato in tabellone direttamente a Parigi e a Wimbledon. In entrambi quegli Slam rimasi invece fuori di uno». […] Ora Giannessi ai allena con Flavio Cipolla. «Siamo amici, quando ha smesso per un problema sapevo che voleva iniziare a lavorare come allenatore e mi sono proposto. Mi ha aiutato tantissimo in questi due anni. Ho trovato una stabilità mentale e di tennis che spero mi possano poi portare ai risultati sperati». La ripresa dopo il lockdown. «Vedo la situazione ancora complicata per tornare a giocare in tutto il mondo. Tutti i governi e tutti i Paesi dovranno dare il proprio ok». […] I prossimi obiettivi di Alessandro Giannessi? «Ottenere dei buoni risultati e superare il mio best ranking. La top 100 è il sogno di ogni tennista grazie alla quale acquisisci anche la tranquillità economica. Sono nato e cresciuto sulla terra rossa e il Roland Garros è l’appuntamento nel quale spero un giorno di fare un grande risultato. Crescendo mi sono adattato anche alle superfici veloci e specie sul cemento outdoor mi trovo bene».

Continua a leggere

Rassegna stampa

Renzo Furlan: “In Serbia a caccia dei nuovi Djokovic” (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 26 maggio 2020

Pubblicato

il

Intervista a Renzo Furlan: “In Serbia a caccia dei nuovi Djokovic” (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Renzo Furlan da giocatore è stato numero 19 del mondo e a lungo una delle certezze della nostra squadra di Davis. Dopo l’esperienza da direttore del centro federale di Tirrena, ha iniziato una collaborazione con la federazione serba, incaricato da Novak Djokovic in persona di una missione a cui il numero 1 del mondo tiene molto: trovargli un erede, possibilmente anche più di uno. […] Conosciamo il Djokovic tennista. Ci racconta il suo lato di dirigente? «Quella prima volta parlammo due ore, e Djokovic mi impressionò per la chiarezza di pensiero e la concentrazione. Aveva in mente un progetto perfettamente definito, e non si rilassò un minuto. Quelle due ore mi sorpresero, e mi aiutarono a capire il Djokovic giocatore. Uno che sa darsi una disciplina ferrea e dispone di un’energia impressionante». Ultimamente ha fatto notizia per alcune opinioni molto controverse…. «Io conosco la sua grande etica lavorativa. Novak si interessa molto al futuro del pianeta, alle energie riciclabili, è molto rigoroso nell’alimentazione. E non credo che si metterebbe mai sulla maglietta uno sponsor di cui non condivide i principi». Come si è svolto il suo lavoro in questi anni? «Dal luglio del 2016 ci siamo concentrati sulla fascia 12-20 anni, compilando schede sui migliori e iniziando a lavorare sui sei campi che Djokovic mette a disposizione della federazione all’interno del suo Novak Tennis Center di Belgrado, ma muovendoci anche nelle quattro regioni in cui è diviso il Paese. […]». In che misura Djokovic finanzia l’attività della federazione? «Non so dirlo, ma sicuramente ha una grande influenza. È evidente il suo desiderio di restituire parte di quello che ha ricevuto dal tennis. Sa di avere il potere di cambiare le cose, e vuole impiegarlo al meglio. È molto preoccupato, ad esempio, che si possano perdere per strada potenziali talenti. Stesso discorso per Tipsarevic, che ha un’altra bellissima academy e sta facendo bene anche come promotore. Purtroppo allo sport non arrivano molti fondi dallo Stato, il tennis in questo è nelle stesse condizioni del calcio, della pallavolo che ottiene ottimi risultati, o del basket, che pure ha come presidente un altro mito dello sport come Sasha Danilovic». La figlia dell’ex giocatore della Virtus Bologna, Olga, fra l’altro gioca a tennis… «Un talento fenomenale. È nata nel 2001 e l’anno scorso a Mosca ha già vinto un torneo Wta. Ha un potenziale atletico e tecnico enorme, però è imprevedibile, nel bene e nel male, proprio come suo padre. Può arrivare in alto, ma deve trovare continuità». Chi sono gli eredi del Djoker? «La Serbia è un Paese di appena 7 milioni di persone e i tesserati del tennis restano pochi, nonostante il traino di Djokovic, Tipsarevic e Ana Ivanovic. Ma i talenti ci sono: penso a Hamad Medjedovic, un classe 2003 che ha fatto finale a Tarbes, nel torneo che ha un albo d’oro pieno di campioni; o a Branko Djuric, 2005, un montenegrino che si allena anche da Riccardo Piatti a Bordighera. Sta crescendo inoltre tutto un sottobosco di giovani che promette molto bene». Oltre all’impegno in Serbia per lei c’è anche il ruolo di allenatore di Jasmine Paolini, la nostra migliore azzurra insieme a Camila Giorgi… «Uscita da Tirrenia, Jasmine mi ha chiesto di darle una mano. Non posso seguirla sempre, ma lei è stata bravissima ad adeguarsi a una situazione non facile. Io l’alleno a Massa, il suo preparatore Michelangelo Manganello sta a Pisa, insomma non c’è una base fissa. Oggi è 90 del mondo, deve consolidarsi e salire ulteriormente. Jasmine, nonostante non sia altissima, ha grandi qualità tecniche e tattiche e molti margini di miglioramento. Il 29 giugno fra l’altro la accompagnerò in Serbia per la seconda tappa dei tornei che organizza Tipsarevic». La grande stagione del nostro tennis femminile non ha lasciato eredi all’altezza. Come mai? «Una generazione come quella, con quattro Top 10 che hanno tutte vinto o fatto finale in uno Slam, non la rivedremo facilmente. C’è molto da ricostruire, ma non è sempre facile avviare nuovi cicli. Insieme a Jasmine ora abbiamo Elisabetta Cocciaretto, altra giovane molto interessante, e se loro cresceranno potranno fare da traino ad altre giovanissime che iniziano a muoversi». Il settore maschile stava invece conoscendo una stagione eccezionale. Continuerà dopo la ripresa? «È il momento migliore degli ultimi 30 anni. Ci sono veterani di grande qualità come Fognini e giovani già fortissimi come Berrettini. Lorenzo Sonego a 25 anni è nei Top 50, Stefano Travaglia ha recuperato dopo tanti infortuni, e un giovanissimo come Sinner è stato capace di vincere le Next Gen Finals a 18 anni; un’impresa eccezionale. Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri hanno solo un anno meno di Jannik, dietro di loro troviamo un talento come Luca Nardi. C’è qualità in tutte le generazioni, e i successi di Sinner possono ispirare molti ragazzi».

Continua a leggere

Rassegna stampa

Gli anni di Fabio (Cocchi). Favola Osaka, è l’atleta più pagata di sempre (Grilli). Djokovic organizza un mini-circuito in quattro Paesi per ricominciare (Crivelli)

La rassegna stampa di domenica 24 maggio 2020

Pubblicato

il

Gli anni di Fabio: «Mi manca la gara, ma adesso sono un esperto di Tom & Jerry» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Trentatré sono gli anni che compie oggi Fabio Fognini, mai come ora preso dal ruolo di padre e uomo di famiglia. Tre sono gli anni che ha compiuto Federico, il primogenito di Fabio e Flavia Pennetta, finalmente festeggiati senza una valigia in mano. Un’età importante. E tempo di bilanci per Fognini, genio e sregolatezza del tennis italiano, capace di far passare al tifoso medio tutto l’arco costituzionale delle emozioni, dall’esaltazione alla furia. Fabio, che sapore ha questa giornata? «Il sapore dolce della famiglia. In questo periodo così difficile ho potuto almeno godere al massimo di una vita che non ero abituato a fare. Ho avuto modo di stare tantissimo coi bambini. Farah è nata il 23 dicembre, la sto vedendo crescere. Federico è il “grande”, ci divertiamo a fare tante cose insieme, andiamo a cavallo, al golf, giochiamo tanto».

Lei e Flavia festeggerete quattro anni di matrimonio l’11 giugno. ma forse non avete mai passato tanto tempo insieme…

 

È proprio così, la quotidianità per così dire “prolungata” è una dimensione che ci mancava. E devo dire che non è stato sempre facile, soprattutto all’inizio. In 15 anni di carriera sono sempre stato abituato ad andare e venire, stare fermo e non sapere nulla del futuro mi rendeva un po’ nervoso. Ma pian piano ci siamo abituati. Abbiamo iniziato a collaborare di più, io ho cercato di aiutarla. Magari cucinando, o tenendo Federico quando è più occupata con Farah. E così abbiamo trovato il ritmo. E siamo anche riusciti a divertirci. […] Per una vita dopo il tennis c’è tempo, però mi sento cresciuto come padre e come marito. E ora ho pure una cultura sconfinata di cartoni animati. Ogni sera io e Federico ci mettiamo sul lettone a vedere Tom e Jerry. È un appuntamento fisso, dovrebbe aiutarlo a fare la nanna. Ma il primo a crollare sono io. […]

Finalmente è tornato ad allenarsi in campo. Quanto le mancano i tornei?

Mi manca competere. Mi sto allenando ma un’oretta o due al giorno, non di più. È molto difficile concentrarsi senza obiettivi, senza sapere se e quando tornerai, o su quale superficie.

Cosa ne pensa coach Barazzutti?

La pensa come me. Ci sentiamo ogni giorno, ma non mi dà grosse indicazioni. Non sono più un giovane che deve approfittare della pausa per cambiare il proprio gioco. Ci confrontiamo, ma restiamo in attesa di sapere che sarà della stagione. Ora le classifiche sono congelate, ma il ranking non mi interessa. Guardo chi c’è davanti a me, e a parte i tre fenomeni gli altri sono tutti giocatori che ho già battuto e so di poter battere di nuovo. Anche Berrettini, che ha fatto grandi cose, è ancora giovane e ha tanti punti da difendere. Vediamo cosa ci riserverà il futuro.

Riserverà distanziamento sociale e nuove abitudini. A proposito, l’abbiamo vista giocare col guanto: come si è trovato?

Sapendo che potrebbe diventare obbligatorio ho voluto provare. La sensibilità un po’ cambia, ma tra allenamento e partita c’è una bella differenza.

Cosa porterà con sé da questo momento assurdo che stiamo vivendo?

Mai come ora noi umani pensavamo di essere invincibili, i padroni del mondo, e invece di fronte alla natura non siamo nulla. L’Universo si è preso il suo tempo. E davanti agli scogli dove sono cresciuto ora sono tornati a giocare i delfini.

Favola Osaka, è l’atleta più pagata di sempre (Paolo Grilli, La Nazione)

Prima giapponese a vincere uno Slam, l’Us Open del 2018, e prima tennista asiatica in grado di raggiungere la vetta della graduatoria Wta, Naomi Osaka può gioire anche per un altro record, certo meno evocativo ma di enorme conforto: è lei la sportiva più pagata al mondo, secondo Forbes, avendo guadagnato nel 2019 circa 34 milioni di euro (lordi) tra montepremi e contratti di sponsorizzazione. E la ciliegina sul primato, per la 22enne nipponica, è quella di aver superato di poco la rivale Serena Williams, che si era sempre piazzata sul gradino più alto del podio femminile degli introiti nei quattro anni precedenti. L’asiatica occupa la 29esima posizione dei guadagni tra gli sportivi di tutto il mondo, mentre l’eterna campionessa americana non va oltre la 33esima piazza. Si tratta comunque della prima volte nella storia in cui due donne riescono a entrare nella top 50 assoluta: un piccolo passo verso una reale e auspicata parità di genere dello sport. La Osaka, ironia della sorte, non è stata protagonista di un 2019 stellare. Ha vinto gli Australian Open in gennaio, facendo il bis negli Slam dopo la vittoria a New York dell’autunno precedente, ma poi ha conosciuto una lunga impasse, tra difficoltà tecniche e fisiche. E solo alla fine dell’anno scorso ha vinto due tornei (Pechino e… Osaka!) riscattando le figure non proprio eccelse rimediate negli altri Slam. Quest’anno, poi, proprio agli Australian Open ha incassato una secca sconfitta dall’astro nascente Usa Cori Gauff. E Naomi è arretrata cosi fino alla decima posizione Wta. Ma ormai lei è un fenomeno globale e gli sponsor fanno a gara per mettere i loro marchi accanto al suo sorriso. […]

Djokovic organizza un mini-circuito in quattro Paesi per ricominciare (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Voglia di ricominciare. Il tennis, travolto come il resto del mondo dall’emergenza coronavirus, ricerca lentamente la sua normalità e anche se fino al 31 luglio sono sospese tutte le attività, i campioni hanno cominciato ad allenarsi e alcuni di loro si stanno pure muovendo per garantirsi una parvenza di agonismo attraverso match senza valore ufficiale. Così, mentre Nadal posta su Instagram le foto del primo giorno di preparazione nella sua Accademia (e un giornalista spagnolo lo propone come ministro degli Esteri in un eventuale governo tecnico per gestire il post-pandemia), Djokovic festeggia il compleanno (33 come Fognini, compiuti venerdì) lanciando l’Adria Tour, un mini circuito itinerante di partite di esibizione che coinvolgeranno quattro Paesi dell’ex Jugoslavia e che scatterà il 13 giugno. L’obiettivo dell’evento è la solidarietà a favore di vari progetti umanitari nei Balcani. Il numero uno del mondo sarà affiancato da alcuni top player, innanzitutto da quel Dominic Thiem che Nole ha sconfitto a fatica nella finale degli Australian Open di gennaio. Poi ci saranno Grigor Dimitrov nonché l’amico e connazionale Viktor Troicki, mentre non si conoscono ancora i nomi degli altri quattro tennisti che dovrebbero completare il parterre della manifestazione. Il mini circuito si svolgerà in quattro diversi fine settimana e quattro differenti località, con un match bonus tra Djokovic e Damir Dzumhur che chiuderà l’Adria Tour il 5 luglio. Il programma prevede la prima tappa a Belgrado (Serbia, 13-14 giugno), la seconda a Zagabria (Croazia, 20-21 giugno), la terza in Montenegro (27-28 giugno) e la quarta a Banja Luka (Bosnia, 3-4 luglio), con il bonus a Sarajevo il giorno dopo. Per ogni weekend, i partecipanti saranno ripartiti in due gruppi e si sfideranno secondo la formula del round robin. I vincitori di ciascun gruppo giocheranno la finale. Gli incontri seguiranno le regole del Fast 4: set ai quattro game e partite al meglio dei tre set. La speranza è che possa addirittura giocarsi con il pubblico, visto il basso tasso di contagiosità dei quattro Paesi. […] Chi sembra non avere nessuna fretta di ripartire è Roger Federer, che infatti ha dichiarato apertamente che non si sta allenando in questo periodo perché non ha stimoli sufficienti, considerando che resta forte l’incertezza sulla data di inizio dei tornei. In una chat con Kuerten, il Divino ha rivelato: «Al momento sono fermo, perché non vedo il motivo per preparami. Sono felice con il mio corpo ora e credo che la ripresa del circuito sia ancora molto lontana. E penso che a questo punto sia importante per me godermi questa pausa. Quando avrò un obiettivo per cui allenarmi, sarò super motivato». Filosofia da Maestro.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement