La missione impossibile azzurra spera in Fognini

Editoriali del Direttore

La missione impossibile azzurra spera in Fognini

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Fognini, "Quel pazzo che amano detestare", Le Nouvelliste Ginevra 2014

TENNIS COPPA DAVIS SVIZZERA – ITALIA – Barazzutti ha scelto bene Bolelli al posto di Seppi, ma il miracolo è improbabile e Fognini ha già prenotato le vacanze alle Maldive (con la Pennetta) quando la Svizzera giocherà la finale. Un giornale elvetico:”E’ un pazzo furioso”. Cosa dicono di lui Federer, Nadal, Djokovic e Monfils. Wilander:” Se il vostro n.1 non batte il loro n.2 non c’è storia”

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Coppa Davis: scopri il sorteggio di Svizzera – Italia

Credo che pochi titoli di film siano stati più indovinati e successivamente ripresi, ribaditi, sfruttati fino all’inflazione, di “Mission impossible”.

E’ però – lo dico con il doppio rammarico di chi lo utilizza rinunciando ad un minimo di originalità e di chi è purtroppo rassegnato a subirne la veridicità – titolo che si attaglia benissimo anche alla semifinale di Coppa Davis che l’Italia si appresta a disputare a Ginevra contro la Svizzera del n.3 e del n.4 del mondo, Roger Federer e Stan Wawrinka,16 anni dopo la sua ultima apparizione allo stesso livello.

Quella era la nazione capitanata da Paolo Bertolucci, due semifinali e una finale, questa è quella di Barazzutti, riemersa dal limbo della serie B dopo 12 anni (dal 2000 a due anni fa).

Simone Bolelli è più in forma di Andreas Seppi, per ammissione dello stesso Seppi. Il bolognese di Budrio, dopo un’annata perduta per via del polso maledetto, ha giocato meglio sia a Wimbledon sia all’US Open.

E’ sempre stato più discontinuo magari di Seppi, ma ha potenzialmente punte di rendimento più alte rispetto a Seppi. Soprattutto al Seppi di oggi. Ciò anche se Seppi gli è arrivato ben davanti in classifica mondiale, n.18 Atp contro n.36 (e ancora oggi è n. 48 contro n.76, vale a dire 26 posti più su). Quindi Barazzutti fa bene a mio avviso – in un incontro come questo – a tentare questa carta, anche se è un po’ la carta della disperazione.
Soprattutto perchè essendo Simone il n.2 della formazione italiana deve giocare in prima giornata contro il n.1 svizzero Federer.

In prima giornata infatti, ricordo ai lettori meno aggiornati, si deve giocare a singolari incrociati, i n.1 contro i n.2.
Se Bolelli fosse stato n.1 per noi sarebbe stato meglio. Non che partisse favorito contro Wawrinka, ma insomma lo ha battuto l’ultima volta a Wimbledon 2011 (ci aveva perso i due precedenti del 2008). Sono sconfitte che un giocatore non dimentica.
Wawrinka non è un cuor di leone (nemmeno Bolelli invero…), tant’è che nei quarti di finale di Davis proprio qui in questo immenso scatolone che il PalaExpo di Ginevra mise a rischio il successo sul Kazakhstan.

Perse infatti da Golubev al venerdì e dette una bella mano a Federer per perdere anche il doppio. Comunque dal momento che invece contro Wawrinka ci deve giocare Fognini e che le speranze di un successo di Bolelli su Federer – Simone non è Cilic – sono ridotte al lumicino, beh se io avessi potuto scegliere…sarebbe stato meglio giocarsi il primo punto del match con un duello Fognini-Wawrinka.

Sarebbe stata una piccola chance in più di fare quel punticino che secondo quanto mi ha detto Mats Wilander a New York è per solito il punto che, quando una squadra è fortemente favorita come quella rossocrociata sull’azzurra, è decisivo ai fini di un’eventuale sorpresa. “Se il vostro n.1 non batte il loro n.2… scordatevi la possibilità di un exploit, anche se è vero che quello del doppio è forse il punto più abbordabile”. Ed è un doppio che ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino, anche se poi non si è quasi mai più ripetuto su quei livelli.

Ma è andata così, inutile ipotizzare scenari che potevano verificarsi ma non si sono materializzati. Wawrinka sarà meno nervoso, penso, dovendo entrare in campo sul probabile 1-0 per la Svizzera, salvo miracolo di Bolelli che a Genova in Davis 2009 perse 63 64 61, e a Basilea 2008 62 63: la media fa due games e mezzo per set.

Ho riferito al volo a Francesca Moscatelli le dichiarazioni degli attori di questa piéce ginevrina – hanno recitato al Grand Theatre de Geneva dove domani va in scena un Rigoletto – per poterle mettere immediatamente on line, così come sul Twitter di Ubitennis è uscito il sorteggio contestualmente alla pronuncia del primi singolare Federer-Bolelli, e c’era un Federer particolarmente su di giri. Spiritoso integrava gli interventi dei compagni, prendeva in giro la solita formazione di doppio annunciata da Barazzutti, quella di Seppi con Lorenzi che non giocheranno di certo (“Forse ci vogliono sorprendere, ma non siamo preoccupati” ha sorriso Roger).

Va detto che Seppi, al quale avevo chiesto se ci fosse rimasto male per non essere stato schierato in singolare, l’ha presa bene. Andreas non ha accennato allla benchè minima polemica (per quella volta che si azzardò a farla, a Cagliari prima di Italia-Slovacchia, gli dettero di “capo degli ammutinati” ). Ma è stato involontariamente buffo quando ha detto: “Non ho un grande record contro Roger Federer… -perchè effettivamente 10 sconfitte in 10 duelli, e con un solo set vinto non sono un record- ma non è che siano tanti quelli che hanno un bel record contro Federer!
Fognini ci ha perso 2 volte su 2: 61 63 62 e 61 61, insomma non si può dire che lo abbia impensierito.

Prendendo in contropiede molti dei presenti, compresi i compagni di squadra, quando a Fognini è stato chiesto cosa ne pensasse del fatto che le agenzie svizzere di viaggio avessero già programato viaggi dei tifosi per la finale di Coppa Davis, a Lille come a Praga – a seconda di chi vinca al Roland Garros questo weekend fra Francia e Repubblica Ceca – ha risposto a modo suo: “Io a novembre ho già prenotato i biglietti per le Maldive”.
Si potrà chiederne conferma a Flavia Pennetta, immagino. Barazzutti ha fatto una smorfia prima di lasciarsi contagiare un tantino dalle risate, un po’ imbarazzate e un po’ no, degli altri componenti la squadra azzurra. Non è che la dichiarazione di Fognini sia sembrata una gran manifestazione di fiducia nelle chances della squadra. Sicuramente realista, però.
Per cercare di dare un minimo di interesse ad un incontro abbastanza scontato – c’è anche un po’ di italica sana scaramanza nel ribadirlo da parte mia – gli svizzeri che hanno comunque venduto tutti i 18.400 biglietti in un paio di giorni dacchè a maggio fu deciso di tornare a Ginevra, presentano il nostro Fognini come fosse un po’ un fenomeno da baraccone. Esagerando.

Una pagina intera gli ha dedicato “Le Nouvelliste”. Sotto il titolo “Quel pazzo che adorano detestare” – con Fognini immortalato ad un cambio di campo, stravaccato, con la testa rovesciata all’indietro e le gambe spalancate- ed un sottotitolo così concepito “Fabio Fognini, leader del tennis italiano, ha talento. Ma è soprattutto per le sue mattane, le sue racchette rotte, i suoi insulti e i suoi gesti osceni che viene riconosciuto” si legge anche dopo un “comincio” inequivocabile “Un dito mostrato al cielo, una racchetta fracassata, tra due ammonizioni e tre offese, Fabio Fognini stupisce nell’ambiente troppo asettico del tennis“.
“Il est un fou furieux”(è un pazzo furioso) quasi incontrollabile, “de lors qu’il sort de ses gonds” quando perde le staffe (letteralmente esce dai suoi cardini).

Del repertorio delle sue “frasques”, le sue “mattane”, si trova tutto su Internet… Fabio Fognini si è fatto degli “amici” su più campi del pianeta. Paradossalmente non è detestato dai suoi colleghi. “Le sue follie ci fanno più ridere che altro – dice Roger Federer – Certi giocatori sanno quali sono i limiti da rispettare. Lui un po’ meno. Ma i suoi comportamenti non ci disturbano troppo”.
I suo atteggiamenti teatrali (Mats Wilander mi ha detto che quando lo ha intervistato e gli ha chiesto perchè facesse così Fabio gli ha risposto: “E’ commedia all’italiana!”) provocano più sorrisi negli avversari che rimproveri. Come accade ai ragazzi discoli ma simpatici. Si prendono per come sono (premesso che non tutti afferrano le parolacce, a volte i moccoli, cui Fabio si lascia andare).

“A volte mi viene da ridere alle sue pazzie _ aveva detto Djokovic dopo averlo battuto all’open d’ Australia – ma bisogna restare concentrati perchè non sai mai cosa può accadere”. E Nadal: “Bisognerebbe essere più professionali, ma a volte non è facile restare seri davanti al suo cinema”. Montanes nel 2011 al Roland Garros, nel famoso match dei crampi, dei 9 matchpoint, dei falli di piede in ottavi, disse: “Ma che potevo fare? Picchiarlo?”
E Monfils: “Mi sta molto simpatico, è un tennista talentuoso che ha un pessimo carattere. Negli spogliatoi l’ho sentito insultare tutti per più di mezzora!”. Poi quest’anno c’è stato l’episodio di Krajinovic, suo amico …al quale però ha rivolto l’epiteto “Zingaro di merda!” per il quale l’Atp ha annunciato “indagini” che però ancora non hanno dato risultati ufficiali. Fognini, che si fa chiamare Fogna, ha ammesso stavolta di aver commesso un errore su Twitter…per aggiungere “capita a di dire cose che non hanno senso, ma non sono il solo. Se lo fa Murray nessuno si scandalizza”.

Qui Jacob Hlasek, ex n.7 del mondo e finalista di Davis nel ’92 con Rosset, ha detto di Fabio: “Non è mai riuscito a fare grandi exploit in carriera. Indoor per me Seppi è più forte di Fognini”.
Un giudizio troppo severo, forse. Fognini a Napoli quest’anno ha dominato Andy Murray, tre set a zero. E in passato ha battuto top ten come Berdych e Monfils.

Questo il finale dell’articolo “riassuntivo” delle gesta di Fognini sopra ad un altro articolo nel quale si trovano 8 episodi della saga Fogniniana che vi risparmio (ma si riferiscono con dovizia di particolari a Rland Garros 2010, Niczza 2013, Cincinnati 2013, Shanghai 2013, Montecarlo 2014, Wimbledon 2014, Amburgo 2014…e ne hanno saltati diversi!): Fognini è capace del meglio come del peggio. Ma nel peggio…è lui il migliore.

LE PRIME IMPRESSIONI DA GINEVRA

Il team italiano

Bolelli: “Non ho una gran responsabilità contro Federer, sarebbe il coronamento di un buon periodo”

Seppi: “Simone ha giocato molto bene in questi giorni, è giusto che giochi lui il singolare, io non sono al 100% e con Federer non ho un record proprio positivo”

“Come ti fa sentire sapere che in Svizzera le agenzie propongono viaggi in Francia e Cechia per la finale di Davis?”, un ironico Fognini: “Io ho già prenotato per le Maldive”

“Credi che Federer scenderà in campo per il doppio?”, Barazzutti: “Non ne ho la più pallida idea”

Federer (eng)

“Trovi sia credibile il doppio Seppi/Lorenzi?”
“(Ride) Vogliono prenderci di sorpresa, ma non siamo particolarmente preoccupati”

“Siete sorpresi dalla scelta di Bolelli al posto di Seppi, questo cambia qualcosa?”
“Il ranking è qualcosa di secondario in questa competizione, credo che per Bolelli sia una buona opportunità per giocare, sono pronto a giocare contro di lui”

(francese)

“E’ un bene giocare per primo, così ho la possibilità di recuperare”

Wawrinka (francese)

“Non soffrirò mai più l’emozione come in Australia”

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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