Federer non fa sconti. Tre set a zero anche a Fognini (5 BP ma nessun break)

Editoriali del Direttore

Federer non fa sconti. Tre set a zero anche a Fognini (5 BP ma nessun break)

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TENNIS COPPA DAVIS – Chi lo avrà fatto soffrire di più dei due azzurri? Fognini ha fatto 3 games in meno, ma al tiebreak è approdato al terzo set. Perché Fabio è un front-runner

Roger Federer ha battuto Fabio Fognini più o meno allo stesso modo in cui aveva battuto Simone Bolelli, vale a dire tre set a zero senza mai cedere il proprio servizio.
Fognini ha fatto tre games in meno di Bolelli (76 64 64 in 2h e 19) ed è stato in campo 20 minuti in meno (62 63 76, sette punti a quattro in 1 h e 59m). Fognini è riuscito a conquistare 2 pallebreak in più, cinque contro le tre di Bolelli, ma ha subito un break in più, 3 contro 2.
Ho appena parlato con René Stauffer, uno de biografi di Roger Federer e mi ha detto di essere rimasto più sorpreso dalla performance di Bolelli che di quella di Fognini ma – ha precisato – “forse perchè Bolelli lo conosco meno”.
Fognini ha fatto molte cose di più per farsi conoscere, nel bene e nel male, e poi è comunque arrivato ad essere n.13 del mondo, mentre Simone non è andato oltre il n.36.
Noi italiani sappiamo molto più di più sui nostri giocatori, gli avversari battuti, illustri e meno, come quelli che li hanno invece sconfitti. Sappiamo di infortuni (e Bolelli ne ha avuti tanti), di situazione psicologicamente difficili (ne hanno attraversate entrambi, sia pure di diversa consistenza e sostanza: il periodo di Bolelli in conflitto con la FIT, fino al “divorzio” da Pistolesi, non è stato facile da gestire per un ragazzo semplice come lui), di cambi di allenatori, di fidanzate e mogli, di tutto un po’.
Ma così come noi sappiamo magari poco di un n.75 straniero, i colleghi stranieri sanno poco del nostro n.76.
In attesa che arrivi Federer, cui intendo chiedere se abbia trovato più pericoloso – pur nell’ambito di due partite chiuse per tre set a zero e senza perdere il servizio – Bolelli o Fognini, vi dirò che cosa penso io (e non lo cambierò qualunque cosa dica Roger…che ha annunciato che verrà in conferenza stampa soltanto dopo la conclusione dell’inutile match d’esibizione giocato da Seppi e Lammer, insieme a tutta la squadra svizzera).
Però vi anticipo un distinguo: Federer potrebbe dire di aver temuto oggi di più Fognini, pur avendo valutato come migliore la prestazione di Bolelli con un’ottica di prospettiva. Potrebbe ritenere il potenziale di Bolelli superiore a quello d Fognini.
E’ anche assai possibile, anzi probabile, che Roger, non si sbilanci affatto. Lui è sempre molto politically correct, sa che ogni sua frase può essere riportata un domani con accenti diversi da quelli che lui voleva porre.
Mentre non so che cosa potrebbe dire sul tema del potenziale di Bolelli e Fognini, penso che in relazione ai due singolari giocati qui lui si sia preoccupato più oggi che venerdì, perché se avesse perso il terzo set il match poteva incarognirsi.
Un giocatore infatti normalmente “soffre” di più chi lo mette in difficoltà nel finale. E se lo “ricorda” di più. Quindi Federer, senza essersi probabilmente preoccupato a dismisura in nessuno dei due incontri, ha probabilmente – a mio avviso – “sofferto” di più Fognini che non Bolelli perchè il match poteva prolungarsi al quarto set, con le incognite del caso.

 

Fognini è arrivato a giocarsi tutto nel tiebreak del terzo set, Bolelli al tiebreak c’è arrivato nel primo, ma poi Federer ha potuto giocare abbastanza tranquillo sia il secondo set (il break lo ha fatto sul 3 pari, nel settimo game, anche se poi ha rischiato 2 volte il 5 pari per le due pallebreak conquistate da Simone sul 4-5) sia il terzo in cui il break che ha praticamente deciso il set e il match è arrivato già nel terzo game, sull’1 pari. Dopo di che gli è bastato mantenere il break di vantaggio servendo un numero sufficiente di prime palle – di aces ne fece solo 9 in tutto per scelta tattica: preferiva tenere alta la percentuale di prime palle per sottrarsi ai drittoni di Simone cui le “seconde palle” lo avrebbero esposto, piuttosto che cercare il servizio immediatamente vincente.
Oggi invece Roger nel terzo è un pochino calato, mentre – come spesso accade – Fognini era cresciuto. Non per caso.

Quella che sto per esporre sarà una teoria cervellotica ma io la credo sensata.
Fabio Fognini è un giocatore molto emotivo. Si esalta nei momenti positivi, quando è avanti nel punteggio e le cose gli vanno bene, ed allora è capace di fare i…bambini con i baffi. Cioè di tutto. Perché la mano – e i piedi – ce li ha, eccome (Bolelli ha sicuramente più mano che piedi…).
Come sanno tutti ormai, il problema di Fabio Fognini – se di problema si può parlare per uno che comunque è approdato a n.13 del mondo, come non era accaduto più a nessun italiano da fine anni Settanta – è semmai nella testa.
Ci sono giocatori che hanno un equilibrio mentale solidissimo, prescindere dal punteggio. Altri no. Fognini è uno di quelli che non ce l’ha. Se le cose girano male si lascia spesso travolgere da un atteggiamento negativo. E quando gioca un match due set su tre a volte non riesce proprio a riprendersi in tempo, se si è imbufalito con se stesso, un arbitro, un net.
In un match sulla lunga distanza ha più tempo per recuperare.
Per me lui è il tipico front-runner. Lo sono stai anche grandi campioni. Agassi era uno di quelli. Rispetto a tanti altri campioni irriducibili, un Connors per esempio, ma anche un Wilander, Agassi si è prodotto in molte meno rimonte, anche se chiaramente in 20 anni di tennis ne ha fatte anche lui.
Analizziamo il match di oggi con Federer, che è e resta un giocatore di categoria superiore anche se a 33 anni non è più, sugli scambi prolungati da fondocampo, quel “mostro” di rapidità e lucidità che era a 27/28 anni.

Nel primo e nel secondo set Federer ha servito per primo, Fognini per secondo. Federer è sempre stato tranquillamente avanti nel punteggio dunque. Ha salvato la prima pallabreak sull’1 pari con il suo primo ace.
Attenzione adesso: la classe del campione la si vede e la si misura quando questi riesce a giocare alla grande i punti importanti. Federer ci riesce quasi sempre, Bolelli e Fognini molto meno (e non dico quasi mai).
Oggi su cinque palle break tre di quelle Federer le ha annullate con altrettanti aces. Ma non è tutto qui. Nel tiebreak del terzo set, quando i punti valgono il doppio, Roger ha messo a segno altri due aces. Insomma di 11 aces complessivi messi a segno oggi, Roger Federer ne ha fatti 5 – quasi la metà! – proprio quando i punti erano super-super-super importanti.
Ecco che cosa vuole dire avere classe. Ecco perchè Federer è Federer.
Un Fognini meno tranquillo, costretto a inseguire nel punteggio dei games sia nel primo sia nel secondo set cede 2 volte il servizio nel primo set, per un totale di 15 punti lasciati per strada e solo 16 fatti, e lo cede una volta nel secondo set, nel quale fa 16 punti ma ne perde 11, che sono sempre tanti. Perché? Perchè Federer gioca bene, e perché lui soffre a stare indietro.
Guarda caso nel terzo set le cose cambiano. Fognini infatti serve per primo. E tiene il primo turno di servizio a 30, il secondo a 15, il terzo e il quarto a zero, il quinto a 15, il sesto a 30: ed è normale, se ci pensate, che quelli in cui avverte maggiormente la tensione, il primo e il sesto per garantirsi quantomeno il tiebreak, siano quelli in cui perde più punti, due per ciascuno di quei games.
Ma in costante vantaggio nei games, il servizio funziona meglio, e anche quando risponde Fabio si sente di osare di più: infatti si procura tre palle break sul 2-1 per lui, due consecutive 15-40 (ma ha sfiga, perché Federer gli fa due aces sulla prima e la terza, e lo ha ben attaccato sulla seconda costringendolo ad un passante sbagliato) e un’altra sul 3-2 quando può rimpiangere un errore di rovescio non proprio impossibile.
Si arriva al tiebreak con Fabio che in questo set è stato pessimo in un solo aspetto: il ricorso al Falco. Non ne ha azzeccato uno. Ne ha chiesti 4 nel terzo set, tre fino al tiebreak e poi si è giocato un altro falco in modo sciocco sull’1-1 nel tiebreak quando lo invoca a seguito di un suo passante incrociato che illude ma è decisamente fuori. Così rimane senza “challenge” quando gli potrebbe proprio servire: probabilmente l’ace con cui Federer si porta sul doppio matchpoint, sul 5-4, è fuori. Ma Fabio ha esaurito la scorta.

Accanto a me una signora svizzera tutta vestita di rosso che ha implacabilmente mostrato il cartoncino rosso con su scritto BREAK ogni volta che Roger aveva il breakpoint e per il resto non ha mancato di sbattere quello stesso cartoncino sulle sue cosce facendo un frastuono insopportabile; mi dice, con un sorriso fra l’ironico e il comprensivo: “Il faut qu’il achète des lunettes!” “Si dovrebbe comprare un paio di occhiali!”.
Quando sul 4 pari Fabio ha sbagliato la “prima”, in tribuna stampa ci siamo stretti le spalle: “Speriamo che non faccia doppio fallo adesso!”. Non lo ha fatto ma è stato come se lo avesse fatto. La seconda palla è stata un assist a 132 km orari, come quelli fatti contro Wawrinka venerdì. Federer non si è fatto pregare due volte a tirare una gran botta di dritto. Imprendibile. 5-4 Roger con due servizi dopo quel minibreak.
Poi quell’ace n.11 che forse era fuori, quindi arriva sul rovescio in back di Federer l’ultimo dritto in rete di Fognini. La Svizzera è in finale 22 anni dopo Fort Worth, ma a Lille ha più chances di vincere contro Tsonga, Gasquet, Monfils, Bennetau (o Simon?) di quante ne ebbero Rosset e Hlasek nel Texas nel ’92 contro lo squadrone americano che schierò Agassi e Courier nei singolari e McEnroe e Sampras in doppio. Roger Federer viene sollevato in trionfo a sorpresa dai compagni, da Wawrinka e Luthi, mentre la bionda intervistatrice della tv svizzera gli stava facendo le primissime domande in un bailamme infernale.

Se la mia tesi di un Fognini capace di esprimersi meglio quando è in vantaggio fosse valida – non tutti saranno d’accordo, figurarsi – Fabio dovrebbe ricordarsi di cercare di cominciare sempre i set con il servizio a disposizione, quando possibile. Ricordo che contro Robredo non lottò nel finale del quarto set un game di battuta che poteva essere importante proprio per cominciare il quinto con il suo servizio.

Leggi l’editoriale di Ubaldo Scanagatta sulla sconfitta di Fognini contro Mannarino e la vittoria di Pennetta contro Gibbs agli US Open

 

Barazzutti e Seppi in italiano

Barazzutti: “Fabio ha giocato molto bene, a tratti anche meglio di Federer. Questa è una squadra che ha meritato di arrivare in semifinale

La squadra svizzera dopo la vittoria (in francese)

La squadra svizzera dopo la vittoria con l’Italia (in inglese)

 

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Editoriali del Direttore

Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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