Federer rimane in tribuna, l'Italia è ancora in vita (Martucci); Ditta Bolelli-Fognini: finché c'è il doppio c'è speranza in Davis (Clerici); Fabio&Simone, cuore Italia - Vincono e riaprono i giochi (Semeraro); Che doppio ragazzi! L'Italia c'è (Azzolini) Doppio senza Federer, l'Italia ne approfitta (Viggiani); Fognini c'è: «Sono stanco ma con Roger me la gioco» (V.M); Finalmente Knapp: a 27 anni prima gioia dopo tanti guai (Riccardo Crivelli e Sara Vimercati, M.V.) Colpaccio di Bolelli e Fognini in doppio, Svizzera-Italia 2-1 (Claudio Giua)

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Federer rimane in tribuna, l’Italia è ancora in vita (Martucci); Ditta Bolelli-Fognini: finché c’è il doppio c’è speranza in Davis (Clerici); Fabio&Simone, cuore Italia – Vincono e riaprono i giochi (Semeraro); Che doppio ragazzi! L’Italia c’è (Azzolini) Doppio senza Federer, l’Italia ne approfitta (Viggiani); Fognini c’è: «Sono stanco ma con Roger me la gioco» (V.M); Finalmente Knapp: a 27 anni prima gioia dopo tanti guai (Riccardo Crivelli e Sara Vimercati, M.V.) Colpaccio di Bolelli e Fognini in doppio, Svizzera-Italia 2-1 (Claudio Giua)

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A cura di Davide Uccella

Federer rimane in tribuna, l’Italia è ancora in vita (Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport, 14-09-2014)

Ci abbiamo sperato, e tanto. E alla fine l’Italia ha conquistato il primo punto in doppio, qui, nell’impossibile semifinale di coppa Davis sul veloce indoor del Palaexpo di Ginevra, che significa 2-1 Svizzera, prima degli ultimi due singolari, Federer-Fognini e Bolelli-Wawrinka di oggi.

 

SuperBole Ci abbiamo sperato, alle 11 di mattina, quando Federer s’è presentato all’allenamento con fare vacanziero — «Ha chiesto lui di riposare per il singolare», dichiara il c.t. di casa, Luhti, amico e coach accompagnatore di Roger anche nei tornei — promuovendo l’amico Chiudinelli per il tandem con Bum Bum Wawrinka. Ci abbiamo sperato, dopo il primo set vinto per 7-5, anche se è arrivato con enorme fatica, in proporzione alla superiorità tecnica e di affiatamento di Bolelli & Fognini sulla coppia svizzera. Ci abbiamo sperato, dopo il secondo set ceduto per 6-3 (unico servizio del 4-2 perso da SuperBole) e fino al 5-5 del terzo, dopo due e ore e mezza di tennis brutto e senza brividi, quando il servizio di Fabio è saltato per aria ancora una volta, contribuendo al 7-5 rossocrociato. Ci abbiamo sperato, coi padroni di casa due set a uno, quando il numero 4 del mondo, Wawrinka, re di Australian Open e Montecarlo, ha ceduto per la prima volta il servizio a due fiammate del Bolelli ritrovato nel 2014, a 28 anni (dopo due operazioni al polso). Lanciando il 6-3 azzurro e il quinto set, con Fognini di nuovo un po’ Fognini.

Coppia Allora, soltanto allora, siamo stati davvero premiati per la nostra fede nello spirito — non di San Gennaro, come ironizzava venerdì Fogna — ma nella squadra, nel fantastico gruppo che ha riportato l’Italia in una semifinale di Davis dopo 16 anni, espugnando Mar del Plata e poi domando Murray a Napoli. Perché Fognini è tomato lo Speedy Gonzalez che recupera in modo miracoloso una volée vincente di Wawrinka. Sbalordendo primo fra tutti Chiudinelli, che sbaglia il rigore di dritto e incassa il break del 2-1. Perché Fabio & Simo tornano finalmente una coppia vera, si integrano, si completano da fondo e a rete, al servizio e alla risposta: difendono 4 palle-break del fortino-Fognini, arrivano 3-1, lottano col coltello fra i denti contro i 18.000 del Pala-expo di Ginevra e, alla terza palla-break, con la risposta di dritto di Fogna, smantellano per la quarta volta il servizio di Chiudinelli, prendendosi il 5-2, e poco dopo il 6-2. Dopo due match point che evaporano (doppio fallo, rispostona di Wawrinka), e il terzo che Bolelli finalizza però alla grande, con ace e smash, dopo 3 ore e 57 minuti. Una maratona che nemmeno s’avvicina alla madre di tutte le maratone Davis, persa sempre a Ginevra, un anno fa, dalla stessa coppia con doppio fallo di Chiudinelli (…) dopo 7 ore 2 minuti contro i cechi Berdych e Rosol. Viatico del 3-2 degli ospiti.

E adesso? Allora in singolare giocava però Laaksonen, e Fede-rer non era all’ultima occasione di conquistare la Coppa Davis. «Con Fognini non sai mai, ma Bolelli è stato il più solido, sempre, il più doppista, vale i primi 20 del mondo anche in singolare», suggerisce Balazs Taroczy, due trionfi Slam di doppio. «Con Fabio non sai mai, tutti i giocatori lo considerano pericolosissimo, può battere chiunque anche il Federer motivatissimo di questa Davis, col quale ha il 30% di possibilità», sottolinea Claudio Mezzadri, ex c.t. svizzero. Ci abbiamo sperato dopo lo 0-2 dei singolari di venerdì (0-6 nei set), perché non continuare a sperarci ora, sull’1-2 di sabato, quando l’Italia sull’orlo del baratro ha recuperato la sua anima?

Ditta Bolelli-Fognini: finché c’è il doppio c’è speranza in Davis (Gianni Clerici, La Repubblica, 14-09-2014)

«Che titolo metteresti?», mi chiedono i miei cugini ticinesi, dopocheil povero Chiudinelli terminava di collaborare con Bolelli e soprattutto con un Fognini poco esaltante nella complessa impresa di perdere il doppio.« L a sconfitta italiana dignitosamente rimandata a domani», titolerei, anche se devo ammettere che, tra i miei molti talenti, non c’è mai stato quello di fare i titoli. I miei amici ticinesi si divertono, grati di avermi già spiegato iersera le ragioni per le quali due grandi campioni quali Roger Federer e Stan Wawrinka non sarebbero scesi in campo. Credevo chissà che, infatti. Un severo consiglio di Madame Mika perché Roger allattasse i gemelli, invece di perdere tanto tempo con la racchetta. Il desiderio del Signor René Stammbach il Presidente di ripetere i clamorosi incassi dei primi due pomeriggi, diciottomila persone assiepate in questa fabbrica umana a prezzi elevatissimi. E, infine, un istante di generosità dei due rappresentanti del paese più ricco d’Europa, nei riguardi di chi si batte per il pil più basso. Niente di tutto ciò. Mi sarebbe stato spiegato, di fronte a una fondue bourguignonne non meno affascinante del diritto di Roger, che i due supercampioni, in doppio, erano riusciti in sconfitte quasi incredibili. Negli ultimi tre anni, avevano infatti perduto contro giocatori semisconosciuti, che elenco: l’australiano Guccione, accoppiato a quel sin-golarista di Hewitt. Uno dei Bryan, privato del suo gemello, sostituito da Fish. L’olandese Haase, con il connazionale Rojer, e infine il russo Golubev, associato a Nedovysiev. È stato dunque a causa di simili paradossali vicende che il capitano svizzero Luthi ha deciso di lasciare un pomeriggio di ferie a Federer, spiegando di esserne stato richiesto. Qualcuno ha addirittura insinuato che il buon cuore di Chiudinelli, sensibile ai richiami dei suoi ascendenti italici, non fosse estraneo alla vicenda. Sono in grado di smentirli, ricordando che, prima di lui, un altro oriundo, Lorenzo Manta, aveva vinto in Davis otto match filati di doppio, per la Svizzera.

Per ritornare, meglio per affacciarmi alla cronaca, ricorderò che, fianco ad un Bolelli non meno brillante che contro Federer, Fognini era riuscito nella non facile impresa di collaborare con Chiudinelli, evitando la rete, che in doppio conserva la sua importanza. Dall’altra parte, dall’angolo sinistro, Wawrinka eraeguale al suo proprio rovescio, volleando sempre da posizioni agevoli. Simili pur modeste considerazioni facevano si che, vinto un primo set, con due break su Chiudinelli, i nostri si ritrovassero indietro di due set a uno, all’inizio del quarto. Sarà che, di questi bassi tempi, si possono assistere fino a 4-5 scambi dal fondo, seguiti a una battuta. Tuttavia simile cattiva abitudine veniva troppo spesso ripetuta, specie da Fognini. Mentre i più pessimisti dei colleghi già si affaccendavano con gli orari di aerei e treni, il fin li ammirevole Wawrinka vacillava, fronte a un corridoio e una volée di Bolelli, e smarriva il suo primo turno di battuta. Nel set decisivo, quello in cui, come nella corrida, si affronta il momento della verità, era ancora il povero Chiudinelli a cedere altre due volte il servizio. Non vorrei infierire su di lui, già che consente a noi spettatori, più o meno professionisti, di assistere alla vittoria in campo della Svizzera, che sarà opposta in finale alla Francia, vincitrice dei Ceki per 3 a 0.

Fabio&Simone, cuore Italia – Vincono e riaprono i giochi (Stefano Semeraro, La Stampa, 14-09-2014)

«San Gennaro è vivo, ma se con Federer si presenta anche la Madonna di Lourdes è meglio». La sintesi è di Fabio Fognini, la metà apocalittica del nostro doppio di Coppa Davis che con i santi, a giudicare dalla frequenza con cui li convoca durante le partite, deve avere un rapporto privilegiato. Avrebbe dovuto essere la giornata del trionfo elvetico, è diventata quella della folle speranza: l’Italia ha messo il primo punticino in cascina e oggi spera nel doppio miracolo di battere sia Federer sia Wawrinka in singolare per guadagnarsi la finale contro la Francia. II merito è molto di Fognini e Simone Bolelli, vincitori in 5 set su Wawrinka e Chiudinelli, un pizzico anche di Federer che dopo i tre set sudati contro Bolelli ha preferito risparmiarsi la fatica del doppio. «Sono un po’ stanco, Severin», ha spiegato venerdì sera Roger al comprensivo capitano Luthi. E Severin si è adeguato. A fianco di Wawrinka è sceso in campo Marco Chiudinelli – anni 33, nato a Basilea, nonni ticinesi – l’amico d’infanzia di Roger, nato a 20 giorni di distanza dal fenomeno ma tennisticamente assai più lontano. Da bambini giocavano a calcio, Roger negli Old Boys, Chiudinelli nei pulcini del Basilea e quando si incontravano sul campo da tennis si consolavano a vicenda. Marco però da tennista in singolare è arrivato al n.52 (nel 2010, oggi è 161), in Davis in doppio ha perso 4 volte su 5, e ieri si è (ri)visto perché. Bolelli è stato il migliore in campo, Wawrinka ha giocato a sprazzi (maluccio a rete) come Fognini, riemerso nel finale. Chiudinelli ha annaspato.

Un doppio bruttarello, altalenante, nel quale i nostri hanno avuto il merito di reagire al black-out del secondo e terzo set. «Meglio per i fan di Roger, che potranno vederlo anche oggi», ha ironizzato Stan. «Anche nel 2009 a Genova Federer non aveva giocato in doppio, non c’è nulla di strano», ha spiegato Simone, compagno e terapista di Fognini in doppio. «E’ vero, con Simone c’è grande feeling – ammette il Fogna – e avere un capitano ai cambi di campo mi serve. Con Corrado ci scanniamo, ma so che lo fa per il mio bene. E comunque al n.13 del mondo ci sono arrivato da solo…». Come solo oggi alle 12 si troverà in campo con Federer, in un match apparentemente chiuso. «Fabio quando si sveglia è pericolosissimo – avverte Claudio Mezzadri, ex n.26 del mondo ed ex ct svizzero – nel circuito lo sanno tutti. Può battere chiunque: però il primo a capirlo deve essere lui. Domani ha un 30 per cento di chance». Barazzutti, in attesa di interventi divini, si gode l’attimo. «Perché ridevamo in panchina? Avrò detto una delle mie str…a. Scherzi a parte: Fabio oggi ha speso energie ma queste vittorie danno fiducia. Mi è piaciuta la reazione della squadra, i ragazzi hanno dimostrato carattere. Davanti abbiamo ancora Federer e Wawrinka ma nel tennis non è mai finita. E noi siamo qui per giocarci tutti i match». L’importante è avere fede.

Che doppio ragazzi! L’Italia c’è (Daniele Azzolini, Tuttosport, 14-09-2014)

Erano le 16 e 45, minuto 206 di un doppio da brividi, quando Fabio Fognini s’allungava a sinistra e si accartocciava per tirare su un volée di Wawrinka che il taglio in bacic e una pizzicata del telaio, avevano reso molto angolata e all’apparenza imprendibile. Ne usciva un pallonetto esausto più che intriso di malefici effetti, che ricadeva innocuo nella metà campo centrale della Svizzera e invitava Marco Chiudinelli alla chiusura. Sarebbe bastato un appoggio, ma lo svizzero di scorta s’avventava sulla pallina ed esplodeva un dritto balordo, grossolano quanto inutile che spiaccicava la sfera un metro oltre la riga di fondo. Ci si era chiesti, fin Il, chi fosse il peggiore in campo, e la scelta fra Chiudinelli (4 break subiti) e Fognini (due) appariva difficile.

Amico modesto Lamico di Federer è giocatore modesto, categoria challenger da quando ha messo piede nel circuito, e più che tanto non può permettersi, mentre l’azzurro non sembra nei suoi cenci migliori, di questi tempi, involuto e preoccupato al punto da lasciare a Bolelli il grosso del lavoro, in un doppio condono a strappi fino al quinto set… Ma quella palla era il punto che consegnava agli azzurri il primo break del set decisivo, sull’uno pari. Non un match point, ma quasi da sé, il doppio ha cambiato indirizzo. Bole e Fabio hanno tenuta strappando anche un secondo break alla coppia svizzera; Barate etti molto è sembrato eccitarsi per quel bengodi che i set centrali della disputa avevano invece negato all’Italia. E Chiudinelli ha vinto finalmente il premio per una delle più funeste esibizioni doppistiche che si siano viste. Siamo sul 2-1, e gli svizzeri la fanno passare per un’abile mossa strategica. Hanno risparmiato Federer, e questo è da tenere in attenta valutazione. Sua Esagerazione viene dalle fatiche newyorchesi, e queste settimane, per lui, sarebbero state di riposo e rimessaggio, se non si fosse palesato questo sgobbo di Coppa, peraltro addolcito dall’incentivo della prima finale della sua carriera. Tanto di guadagnato, dunque, se nei risvolti della contesa il Grande Vecchio può ricavarne qualche momento di tranquillità per ricaricare le stanche membra. Luthi («Sono stato io a chiederglielo») ne ha tenuto conto, così come del fatto che Federer e Wawrinka hanno perso gli ultimi quattro doppi di Davis, corn-preso quello con i kazaki, e ha spedito in campo Chiudinelli convinto che qualsiasi risultato ne fosse uscito, nel dì di festa un rigenerato Fe-derer avrebbe riportato la Svizzera sulla retta via

L’abulia E probabile, date le condizioni di Fognini, venate di ansie e afflizioni con qualche cedimento all’abulia. C’è però da considerare altri risvolti. Su tutti, quello chevincere fa bene. Da quell’ultimo set, certo arroventato, ma finalmente condotto dagli azzurri secondo logica, Fognini ne è sortito con buone sensazioni, e chissà, magari queste si trasformeranno, oggi, nella carica che fin qui non ha avuto. «Ho giocato meglio il doppio del singolare della prima giornata, questo è sicuro», dice il nostro, dipingendosi in ripresa. «Battersi contro Fede-rer da un lato rappresenta un grosso problema, perché lui è… Federer. Dall’altro mi ode l’opportunità di un match tutto da vivere, una sfida importante con la quale misurarsi. San Gennaro? Be; lui l’ho scomodato per il doppio. Contro Roger ci vuole altro, forse una visita a Lourdes». Non è facile ipotizzare un Fognini in grande spolvero, per il singolo dio :414 , ma ci sta, così come ci sta che il Bolelli visto sin qui potrebbe non essere così lontano dal Wawrinka pensieroso di queste giornate. Qualche dubbio « La squadra è viva», chiosa Barazz atti, « Lo ha dimostrato cogliendo le opportunità all’interno di un doppio complicato e combattuto, che gli svirieri hanno ben giocato». Su questo qualche dubbio lo abbiamo, ma il tennis è bello perché è varia dunque va bene così.

Doppio senza Federer, l’Italia ne approfitta (Mario Viggiani, Il Corriere dello Sport, 14-09-2014)

Cinque anni dopo, la stessa storia. Allora a Genova, adesso a Ginevra che, scritta in francese (Geneve), suona come la città ligure. Allora valeva come spareggio per giocare l’edizione successiva nel Gruppo Mondiale, la Serie A della coppa. Stavolta vale addirittura come semifinale, per guadagnare quel posto da finalista che manca ai biancorossi dal 1992 e agli azzurri dal 1998. Cosa è successo? Svizzera in vantaggio per due a zero dopo la prima giornata contro l’Italia, allora come adesso, e Roger Federer che resta a bordocampo lasciando che in doppio con Stan Wawrinka giochi Marco Chiudinelli, il compagnuccio di quando erano ragazzini e se la vedevano tanto a calcio quanto a tennis. ll Genio si è fatto da parte venerdì sera, dopo aver detto al capitano Severin Luthi che quest’anno ha disputato tante partite, e così anche stavolta gli svizzeri rimettono in corsa i nostri. Allora furono Simone Bolelli e Potito Starace a prendere e portare a casa il punto del 2-1, adesso è toccato allo stesso Bolelli e a Fabio Fognini tenere in vita l’Italia fino alla terza e decisiva giornata. «Saranno contenti i nostri tifosi, che così potranno vedere ancora in campo Roger», ha chiosato con un sorrisetto ironico Wawrinka quando è stato interpellato sulla rinuncia di Federer al doppio e sull’essenziale partecipazione del compagno al primo odierno singolare contro Fognini. D’altronde lui, Roger, non certo Stan, non conosce il peso della pressione: è l’ennesima volta in cui è chiamato a siglare il punto decisivo per la sua nazione, e in questo caso non vede l’ora di sfidare in finale la Francia, per conquistare finalmente l’unico trofeo che gli manca in una carriera che comprende già 17 Slam, 6 Masters, 22 Masters 1000, un oro olimpico in doppio e un argento in singolare.

LA PARTITA. La coppia azzurra l’ha spuntata dopo 5 set e 4h01′ di montagne russe, con i nostri partiti bene (7-5) nonostante un Fognini ancora a corrente alternata ma poi messi sotto dagli svizzeri (6-3 7-5), con Wawrinka sempre solidissimo al servizio e pronto a caricarsi sulle spalle un Chiudinelli spesso fuori fase. Giocando giocando però, nonostante gli immancabili smoccolamenti e qualche scaramuccia con il capitano Corrado Barazzutti ai cambi di campo (e mettiamoci pure l’ammonizione rimediata per “time violation”: dopo quella, in Davis ogni infrazione successiva costa la perdita di un punto!), Fabio s’è espresso al livello di Bolelli, migliorando anche al servizio, e così prima c’è stato il 6-3 che ha recuperato lo svantaggio e poi il 6-2 in un quinto set inappuntabile nel quale, tardi per tardi, è cresciuto e non di poco il livello degli scambi.

LE LORO PAROLE. Dopo lo 0-2 della prima giornata, pur essendo a Ginevra e non a Napoli, il buon Fognini aveva invocato la protezione a distanza di San Gennaro. «Se ho avuto segnali prima del doppio? So solo che a questo punto ci vorrebbe la Madonna di Lourdes», riferendosi al match di oggi contro Federer, «La partita è difficile, io però sono cresciuto rispetto al singolare perso contro Wawrinka e sono pronto a tentare il tutto per tutto», ha aggiunto il numero 1 azzurro. Il quale ha ovviamente sottolineato il sostegno che ieri ha ricevuto da Barazzutti e dallo stesso Bolelli («In doppio con Simone abbiamo un grande feeling perché da sempre fuori dal campo siamo grandi amici. Equest’anno, prima della Svizzera, abbiamo vinto anche contro Argentina e Gran Bretagna») ma ha anche ricordato come numero 13 del mondo lo sia diventato da solo… II capitano azzurro, dal canto suo, è ben contento di aver fatto irruzione nella por-ticina lasciata aperta dalla Svizzera: «In Davis è finita quando è finita… Siamo felici per aver sfruttato questa chance e adesso proviamo a giocarcene un’altra, anche se decisamente più difficile», ha detto in riferimento a Federer-Fognini di oggi. Il  presidente della Federtennis svizzera, René Stammbach, ha osservato che «sarebbe stato meglio che Federergiocasse anche il doppio, mettendo subito al sicuro la qualificazione». Claudio Mezzadri, ora commentatore Tv, dice che Roger vuole la finale più di chiunque altro: «Ma avreifatto a meno di inseguire il punto decisivo contro uno come Fognini che è capace di tutto».

Fognini c’è «Sono stanco ma con Roger me la gioco» (Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport, 14-09-2014)

«Se viene pure la Madonna di Lourdes…». Fabio Fognini non lascia stare i santi. Dopo aver invocato venerdì San Gennaro, convoca sabato un aiutino extra dalla Francia, proprio la nazione già sicura della finale di Davis del 21-23 novembre. «Sono contento perché ho giocato meglio del primo giorno, con Simone ho un feeling particolare, siamo arrivati insieme a una semifinale Slam. Questo punto è importante per noi. E’ vero, in nazionale mi aiuta la squadra, ma al numero 13 del mondo ci sono arrivato da solo». Il problema è anche recuperare quest’ultimo sforzo che si somma a quelli della prima, dura, stagione dopo l’esplosione 2013: «Ho speso tanto e avrò 19 ore in meno di Federer, un campione che non ha bisogno di presentazioni, per una di quelle partite che comunque aiutano a crescere. Ma mi è già successo, in Davis». Attivando già lo staff del professor Parra che agli Us Open della settimana scorsa ha rimesso in sesto anche la schiena di Serena Williams. Ooosslaw «Sono molto contento perché i ragazzi ci hanno provato fino all’ultimo, hanno avuto una bellissima reazione dimostrando un grande carattere: appena gli si è aperto uno spiraglio hanno saputo sfruttare l’occasione. Ci attendono ancora due — speriamo — match molto duri e loro ci proveranno fino la fine com’è nello spirito di questa squadra», gongola capitan Barazzutti. «Fabio ed io ci alterniamo, quando giochiamo bene tutti e due, il livello sale, il merito della rimonta è della squadra. E’ stata dura perché Chiudi-nelli stava giocando bene, Wawrinka serviva in modo eccellente e abbiamo fatto fatica. E’ stato fondamentale quel game del 3-1 al quinto. Non è finita, tutto può ancora succedere: oggi, come in futuro, con questa squadra di cui sono tanto orgoglioso di far parte».

Finalmente Knapp: a 27 anni prima gioia dopo tanti guai (Riccardo Crivelli e Sara Vimercati, La Gazzetta dello Sport, 14-09-2014)

Alla fine si è sdraiata per terra, incredula e commossa. Karin Knapp conquista il primo titolo Wta in carriera sul cemento di Tashkent (250.000 dollari), battendo in finale Bojana Jovanovski. La serba, numero 35 del ranking mondiale e prima testa di serie del torneo in Uzbekistan, non è riuscita a contrastare la caparbietà della ventisettenne altoatesina: dopo una avvio di match in parità, la Knapp strappa il servizio all’avversaria nel quarto gioco e domina il resto del parziale, chiuso col punteggio di 6-2. Nel secondo set si complicano le cose: il servizio ballerino crea molti problemi alla Knapp, che alla fine del match avrà ottenuto nove ace ma avrà nche commesso sette doppi falli.

Rinascita Dopo aver strappato ancora una volta il turno di battuta all’avversaria ed essere salita sul 4-2, la Knapp si fa raggiungere dalla Jovanovski sul 4-4. Al tie-break laserba va avanti 2-0, ma l’allieva di Picca-ri ad Anzio reagisce vincendo i 5 punti successivi. Sul 5-4 Karin trova una grande risposta e fa il punto con un comodo dritto, poi sul match-point chiude un dritto vincente. Dopo 12 annidi professionismo, la Knapp iscrive cosa il suo nome tra quello delle giocatrici italiane capaci di imporsi sul circuito, perq uello che è il 64 successo azzurro della storia. Il giusto premio a una giocatrice solida e di talento, finalista ad Anversa (battuta dalla Henin) nel 2008, anno in cui raggiunse il numero 35 del mondo, miglior classifica di sempre. Una carriera che sembrava sul punto di esplodere è stata poi tormentata da mille infortuni, dagli scompensi cardiaci che le impedirono il viaggio ai Giochi di Pechino fino ai perenni problemi alle ginocchia: «Mi hanno operato 5 volte, negli ultimi due anni sono andata su e giù con il mio tennis per il pessimo stato delle mie ginocchia, ma ero sicura che un giorno avrei vinto un torneo. E adesso non so dire quanto sono felice». Da domani sarà numero 61 (dall’89).

Schiavo no Nulla da fare, invece, per Francesca Schiavone ad Hong Kong, l’altro torneo sul cemento asiatico (250.000 dollari): in semifinale si arrende alla Lisicki, finalista a Wimbledon l’anno scorso, numero 31 del mondo, invitata con una wild card. Francesca (n. 74) non riesce a sfruttare il break di vantaggio nel terzo set a dal 2-1 e servizio per lei subisce un parziale di cinque game a zero. Intanto Camila Giorgi annuncia il forfait al Premier di Tokyo da domani: la Errani resta così l’unica italiana al via.

Finalmente Knapp: prima gioia Wta (Mario Viggiani, Il Corriere dello Sport, 14-09-2014)

Karin Knapp è arrivata in ritardo a Tashkent, ma alla fine è stata lei a vincere il torneo: il primo in carriera nel circuito Wta. Persa la coincidenza aerea da Mosca per la città uzbeka, la 27enne altoatesina è stata costretta a una notte in albergo nell’aeroporto russo, senza poterne uscire in assenza di visto. L’indomani però ha proseguito il viaggio e martedì è andata regolarmente in campo per battere la turca Buyukukcay. E ieri ha completato l’opera, sconfiggendo in due set la 22enne serba Boja-na Jovanovski, testa di serie numero 1 e numero 39 del mondo, lei che attualmente era 89 e che domani, con la nuova classifica, dovrebbe recuperare una trentina di posizioni grazie ai preziosi 280 punti per la vincitrice. Per lei anche 43.000 dollari di premio e il vestito nazionale delle donne uzbeke: «Sarà il ricordo di questo successo», ha detto tenendolo stretto prima in premiazione, sul Centrale di Taskent, e poi anche nella conferenza-stampa del dopo match.

LA PARTITA. La Jovanovski aveva vinto l’unico precedente quest’anno sulla terra rossa di Madrid. La Knapp, che è l’unica picchiatrice tra le nostre Top 100, ha fatto pari e patta sul cemento di Tashkent, dove l’anno scorso, alla prima partecipazione, aveva superato solo il primo turno e dove stavolta era terza teste di serie. Ieri, il primo set è andato via abbastanza liscio (62), il secondo si è complicato quando Karin da 4-2 s’è fatta riprendere sul 4 pari («Li ero un po’ sfiduciata, ma mi sono detto che dovevo tornarefortementalmente ed è quello che ho fatto»), per poi portare l’avversaria al tie-break. Lì ha tirato dritto (7-4), chiudendo la partita dopo 1h41′ e buttandosi a terra con gesto liberatorio.

LE SUE PAROLE. «Non posso dire quanto sia felice – ha dichiarato Karin in premiazione – Questa vittoria arriva dopo cinque operazioni, tanti mesi di stop negli ultimi sei anni (da principio lo stop cardiologico prima dell’Olimpiade di Pechino 2008, poi il ginocchio destro; ndr), ma sapevo che prima o poi ce l’avrei fatta. Qui ho giocato bene per l’intera settimana: l’avevo detto ai miei coach (i fratelli Pic-cari, Francesco è il suo fidanzato; ndr) che saremmo rimasti a lungo…».

IL PASSATO. Era il 2008, quando la Knapp ad Anversa perse in finale, l’unica Wta disputata prima di ieri, da Justine Henin, che allora era la numero 1 del mondo. Grazie a quel risultato in classifica arrivò al numero 35, che è rimasto il suo miglior ranking di sempre. La stagione sul cemento ha ancora tanti appuntamenti da qui alla fine del 2014: chissà che Karin, l’altoatesina ormai da un pezzo trasferitasi ad Anzio, non riesca a recuperare in fretta il tempo perduto. “Il gladiatore” resta il suo film preferito, anche se ormai inizia a essere datato: rispecchia però per intero lo spirito della Knapp, più forte delle disavventure fisiche e sempre pronta a lottare e reagire anche a quelle.

Tennis, Davis: colpaccio di Bolelli e Fognini in doppio, Svizzera-Italia 2-1 (Claudio Giua, Repubblica.it del 13/09/2014)

A Ginevra la semifinale non è ancora finita: la coppia azzurra supera in cinque set il duo elvetico formato da Wawrinka e Chiudinelli (Federer ha rinunciato all’ultimo momento) in quasi quattro ore di gioco. La sfida sarà decisa dai singolari dell’ultima giornata. Francia in finale

GINEVRA – Per colpa di Hollywood (“Patton”, 1970, protagonista George C. Scott, regia di Franklin J. Schaffner), il generale George Patton passò per essere uno che voleva vincere facile, con la forza dei suoi carrarmati. Invece aveva ben studiato l’arte della guerra. Diceva: “Nove decimi della tattica sono sicuri e s’imparano sui libri. Il decimo è irrazionale, è come il lampo del martin pescatore che attraversa lo stagno”.

Dicono non sia raro avvistare il blu del martin pescatore lungo il Rodano e nelle zone più calme del lago Lemano su cui s’affaccia Ginevra, dove da ieri si gioca la semifinale di Davis tra Svizzera e Italia. La notte ginevrina di Severin Lüthi, capitano svizzero, è stata illuminata da un lampo blu come quello descritto da Patton. Forse era un martin pescatore, forse un neon che stava spegnendosi. Vedremo. Avanti due partite a zero dopo la prima giornata grazie alle vittorie di Federer su Bolelli e Wawrinka su Fognini, Lüthi fa un ragionamento tutto basato su domani, perché – secondo lui – per fermare Fabio, che è al settanta per cento della forma, basterà Roger al sessanta. Poi, sperabilmente a vittoria acquisita, Stan se la vedrà con Simone. Argomenta con i suoi: meglio non affaticare oggi Federer, preferisco rischiare di perdere il doppio. Vedremo se con l’azzardo del martin pescatore il Patton di Berna, che da giocatore fu numero 622 al mondo a 19 anni nel 1995 ed è un fedelissimo di Federer, avrà successo.

A sostituire Roger nella coppia con Stan va quindi un altro ex ragazzo di Basilea, Marco Chiudinelli, coetaneo e compagno di giochi di Federer. Da bambini li raccontano entrambi forti e ugualmente piagnucolosi. Leggo su Ubitennis che “Roger giocava per il TC Old Boys, Marco per il Basler ITC. Il primo match fu in una manifestazione che si chiamava Bambino Cup”. Come in ogni storia di amici d’infanzia che val la pena d’essere raccontata, allora vinse chi in carriera non è mai arrivato tra i primi cinquanta al mondo (Marco è stato ATP 52 nel 2010, ora è 161). Anche da adolescente batteva spesso Federer, ma alla Playstation. Quando da grandi si sono trovati l’uno contro altro in tornei ATP, per Roger non sono comunque state passeggiate di salute: 7-6 6-3 a Basilea nel 2009, addirittura 7-6 7-5 a Doha nel 2011.

Lüthi appare tanto più coraggioso (o incosciente) se si tiene conto che Chiudinelli non è un gran doppista. In coppia con Wawrinka ha giocato e perso in Davis due volte. La prima fu a Genova quattro anni fa, quando la Svizzera sconfisse di misura gli azzurri nei playoff ma Bolelli e Starace regolarono Stan & Marco in tre set (6-2 6-4 7-6). L’anno scorso, poi, la coppia rossocrociata impiegò sette ore e un minuto a farsi battere da Berdych e Rosol, campioni di coppa uscenti e in procinto di conferma.

Corrado Barazzutti, invece, aveva poco da scegliere. Per mantenere viva qualche chance per domani, non poteva che mettere il campo la coppia più rodata, formata da Fabio e Simone. Nella bolgia di campanacci e birra del Palaexpo ginevrino, il ligure e il bolognese fanno all’inizio quello che devono. Stanno attaccati agli svizzeri come Gimondi con le ruote di Merckx, accelerano sul cinque pari sul servizio di Chiudinelli e poi si prendono la frazione in tutta tranquillità (7-5) in un’ora esatta.

Nel secondo set Bolelli perde sicurezza nei propri mezzi soprattutto sotto rete mentre Fognini non cresce nel momento in cui dovrebbe, dopo aver subito il break nel sesto game su servizio di Simone. Hanno più occasioni per recuperare sul servizio di Chiudinelli ma se le lasciano sfilare da sotto il naso. Al nono game la differenza la fa Wawrinka, che infila tre ace consecutivi quando è sotto per 30-40 e porta a casa il set per 3-6.

Terza frazione equilibratissima, senza nemmeno una palla di break fino al 5 pari quando Stan se ne procura tre mentre al servizio è Fabio. È ancora lui, con un rovescio incrociato da metà campo, a trasformare la seconda chance a disposizione nel punto che vale di fatto il set (5-7), perché Chiudinelli al servizio decisivo si conferma efficace.

Il quarto set sembra scorrere via come il precedente ma nel sesto game gli azzurri, giocando finalmente con sincronismi prefetti, ottengono il break su servizio di Wawrinka. Nel game successivo, quello del 5-2, Fabio serve come sa e, quando tocca a lui per chiudere il set (6-3), Simone non è da meno.

Dopo tre ore e undici minuti si va al quinto set. Che Wawrinka inaugura con una sequenza di servizi imprendibili ai quali, subito dopo, Bolelli risponde con la stessa moneta. Non è il caso di Chiudinelli, che non riesce a mantenere il proprio turno. Anche Fognini fatica a tenersi il servizio ma Stan gli dà una mano sprecando troppo. Se sul 3-1 per l’Italia Wawrinka torna a cannoneggiare e si prende il game in un minuto e mezzo, Bolelli accetta la sfida e fa altrettanto: 4-2. Chiudinelli è l’anello debole, e i nostri lo sanno. Hanno quattro occasione per ottenere il secondo break della frazione e alla fine, complice Stan, ce la fanno. Fognini va a servire sul 5-2. Lui e Simone sprecano i primi due match point, il secondo grazie a un miracolo incrociato di Wawrinka, ma al terzo Bolelli schiaccia la palla che, volando verso le tribune, ci dà venti ore di speranza.

Nella conferenza stampa post-partita Bolelli va indietro nel tempo: “Non è stata una sorpresa che Roger non fosse in campo oggi perché gli svizzeri fecero lo stesso nel 2009 a Genova, quando schierarono proprio Chiudinelli e Wawrinka”. Ed è quasi ottimista per domani: “Siamo molto cresciuti negli ultimi anni, possiamo esprimerci bene su ogni superficie”. Barazzutti è visibilmente sollevato, lo 0-3 sarebbe stata una mazzata: “Ha ragione Simone, siamo una bella squadra, compatta e competitiva. E oggi mi è piaciuta la reazione che lui e Fabio hanno avuto, credendoci anche quand’erano sotto per 2 set a 1”. Fognini: “Numero tredici al mondo ci sono arrivato da solo, ma in Davis stare in campo con Simone e avere all’angolo Corrado aiuta, certo”. Ridono i tre, come ridono complici i vecchi amici. Buon segno.
Twitter @claudiogiua

FRANCIA GIA’ IN FINALE – Intanto la Francia è già in finale, grazie al successo per 3-0 sulla Repubblica Ceca, vincitrice delle ultime due edizioni, nel match disputato a Parigi sulla terra del Roland Garros. Dopo aver vinto i primi due singolari Jo-Wilfried Tsonga e Richard Gasquet hanno completato l’opera vincendo anche il doppio contro Tomas Berdych e Radek Stepanek per 6-7 (4-7), 6-4, 7-6 (7-5), 6-1 in tre ore e 35 minuti di gioco.
Tennis, Davis: colpaccio di Bolelli e Fognini in doppio, Svizzera-Italia 2-1
La gioia dei francesi
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Rassegna stampa

Jasmine cresce ancora (Bertellino). Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport). La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Damato)

La rassegna stampa di lunedì 20 settembre 2021

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Jasmine cresce ancora (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La prima volta di Jasmine Paolini è a Portorose. Il trofeo nel WTA 250 sloveno conferma la crescita dell’azzurra ma anche la tenuta mentale visto il ritardo di 3 ore nell’inizio, causa maltempo. Colpi e determinazione per battere la n. 38 del mondo, l’americana Alison Riske, 31enne di Pittsburgh che era alla 10a finale. La fotografia della nuova dimensione della 25enne toscana è nel primo set. Dopo break e contro-break iniziali Jasmine si è trovata a rincorrere la più esperta rivale dal 2-5. I’ha fatto cambiando marcia e chiudendo 7-4 al tie-break. Prima dell’inizio del 2° set Jasmine ha chiesto un medical time-out per un problema alla coscia sinistra. E’ ripartita di slancio, strappando subito il servizio alla statunitense e tenendo proprio dopo aver salvato più palle dell’ 1-1. Sul 2-0 ha rifiatato un attimo el’americana ha incamerato il primo game del set (2-1). Ripresa sul 2-2, Jasmine ha reagito chiudendo il gioco con un gran diritto per il 3-2 cogliendo poi altri 2 break per il sigillo all’8°gioca

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Nell’ITF 80 di Valencia ha vinto Martina Trevisan, in rimonta (4-6 6-4 6-0) contro l’ungherese Delma Galfi, n. 138 WTA.

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Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport)

Era alla prima finale Wta della carriera e l’ha vinta, domando l’americana (n. 38) Alison Riske in due set 7-6 (4) 6-2, dopo un’ora e 46 minuti di gioco. Per Jasmine Paolini il titolo nel 250 di Portorose può essere l’alba di una nuova carriera, ora che ha dimostrato una solidità mentale invidiabile. La 25enne toscana, che oggi raggiungerà il numero 64 della classifica (best ranking), è stata brava a non farsi influenzare dalla lunga attesa (si è cominciato due ore e mezza dopo il previsto per la pioggia) e poi fantastica nel primo set, quando ha recuperato da 5-2 sotto con due break di svantaggio. Nel secondo parziale, la Paolini ha non ha avuto problemi

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Questa settimana si gioca a Metz (cemento indoor): oggi in campo Lorenzo Sonego contro l’ungherese Fucsovics e Gianluca Mager contro il georgiano Basilashvili. A Nur-Saltan (cemento indoor), in Kazakistan, in campo Andreas Seppi contro il kazako Skatov. In tabellone pure Lorenzo Musetti: aspetta un qualificato.

La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Corrado Damato, Il Messaggero Sport)

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l’Italtennis si gode un movimento che tra uomini e donne sembra veramente aver trovato la ricetta universale che porta al successo.

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a Portorose, in Slovenia, è “incappata” in quelle settimane perfette che talvolta capitano nella vita di un tennista e, giocando alla perfezione dall’inizio alla fine, ha scoperto la gioia del trionfo. Che apre nuovi scenari anche per i tornei più importanti visto che produce un balzo in classifica dal suo attuale 87′ posto a quello numero 64 che occuperà da oggi. Ovviamente, il suo nuovo best ranking. VITTIME DOC L’ultima ad arrendersi all’azzurra è stata l’americana Alison Riske, numero 38 della Wta e terza testa di serie del torneo. Le ha strappato il servizio per tre volte nel primo set e quando è andata a servire sul 5-2 (Jasmine aveva recuperato uno dei break) sembrava poter incanalare il match dalla sua parte. Ma l’azzurra ha dato prova di grande pazienza e ha ricucito, punto dopo punto, senza fretta, portando l’avversaria al tie break, poi vinto per 7 punti a 4. II secondo set è stato la copia a specchio del primo con la Paolini volata sul 5-2 e poi più cinica della Riske: 6-2 e tutti a casa. Brava Jasmine a non perdere la concentrazione anche per lo slittamento del match, iniziato con quasi tre ore di ritardo per colpa della pioggia.

[…]

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Rassegna stampa

Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Iannacci)

La rassegna stampa di domenica 19 settembre 2021

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Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Leonardo Iannacci, LIbero)

In via Veneto giocava a carte con Mastroianni, a Gstaad prendeva l’aperitivo con Richard Burton e Liz Taylor, a Los Angeles cenava una sera con Charlton Heston e quella dopo con Frank Sinatra, a Parigi amoreggiava con una stripteaseuse del Crazy Horse e a Montecarlo insegnava il rovescio al principe Ranieri, suo amico. Schegge di memoria che riguardano il signor Chirinsky, protagonista di pezzi di vita che sembrano capitoli di un romanzo. «Quando mi dicevano: allenandoti meglio avresti potuto vincere di più, io rispondevo: forse, ma nella mia vita mi sarei divertito meno!», ripete sempre. Il signor Chirinsky è uno splendido 88enne, ancora pieno di vita che si diverte a portare in giro il suo mito. Chirinsky, e qui lo sveliamo, è il secondo nome di Nicola Pietrangeli, il tennista italiano più vincente della storia. Prima questione da chiarire: perché Nicola Chirinsky Pietrangeli? «Sono nato a Tunisi, all’epoca un protettorato francese, da papà Giulio e da mamma Anna, russa. Da qui il secondo nome Chirinsky, che non mi dispiace affatto. Ho iniziato a giocare a tennis in un campo di prigionia proprio in Tunisia, durante la seconda guerra mondiale, vincendo con papà il mio primo torneo di doppio. Avevo 13 anni. Ma il mio destino era l’Italia, venimmo espulsi e con la famiglia riparammo a Roma».

Dove si dedicò a tempo pieno al tennis…

 

Affatto. Preferivo il calcio, ero bravino e venni convocato nelle giovanili della Lazio. Dopo qualche tempo mi proposero il trasferimento alla Viterbese, capii subito che con il calcio non mi sarei divertito né avrei viaggiato, così passai al tennis. Al Circolo Parioli, dove il custode era un certo Ascenzio Panatta, che aveva un figlioletto di nome Adriano.

Un tipo che avrebbe incontrato anni dopo.

Sì, ma questa è un’altra storia. Giocare a tennis mi piaceva. Diventai bravo. Tra la fine degli anni ’50 e gli inizi dei ’60 vinsi 44 tornei, quattro volte il Roland Garros, due nel singolare e due nel doppio. Mi rispettavano tutti gli altri grandi giocatori dell’epoca, eravamo amici. Giocavamo ma ci divertivamo un mondo. Era un tennis educato, quello. E vivo.

La differenza tra un campione della sua epoca e uno odierno?

Noi entravamo in campo per divertire il pubblico. Oggi ogni pallina vale decine di migliaia di euro e ai giocatori non importa nulla del pubblico. Pensano solo ai soldi. Quando ho vinto il Roland Garros mi hanno dato un premio in denaro con il quale non mi sono potuto comprare neppure un appartamentino. Oggi chi vince uno Slam si porta a casa due milioni e mezzo di dollari.

Ma, allora, la Osaka che lascia il tennis, Djokovic paralizzato durante la finale degli Us Open, terrorizzato dalla mancata conquista del Grande Slam. Perché?

E qui mi arrabbio. Djokovic avrà, che so, 500 milioni di dollari in banca e gioca una finale stressato? Ma scherziamo? E la realtà attuale del tennis che strofina i nervi a questi plurimiliardari. Sono macchine da guerra, istituti di credito. Forse si stressano a contare i soldi. Quando leggo che sono depressi mi saltano i nervi.

Djokovic, Nadal, Federer: chi al primo posto?

Federer, di un altro pianeta. E ve lo dice uno che ha battuto un certo Rod Laver che di Grande Slam se ne è pappati due.

II tennis italiano sembra rinato: prima Fognini, ora Sinner, Berretti, Musetti, Sonego. Siamo tornati ai tempi di Panatta-Barazzutli-Bertolucci-Zugarelli?

Penso di sì. Sinner ha solo 20 anni. Ha il mondo davanti e arriverà entro l’anno nei primi 10. Berrettini con quel servizio può vincere uno Slam. Non sulla terra battuta, però.

La sua più bella vittoria?

Nel 1976 ero il capitano non giocatore della squadra di Davis e arrivammo alla finale con il Cile. Mezza Italia non voleva che andassimo a giocarla perché a Santiago c’era il regime di Pinochet. Era tutto politicizzato, la sinistra vedeva la finale dal punto di vista ideologico e voleva boicottarla. Pensai: siamo pazzi? Rinunciamo a vincerla? Mi sono battuto come un leone contro tutti i politici ipocriti, di sinistra e non solo. Alla fine mi diedero retta e andammo. Vincemmo la nostra prima e ultima Davis, i giocatori in campo, io fuori. Ma fummo costretti a tornare in Italia quasi di nascosto, protetti dai carabinieri. Ricevetti anche due minacce di morte, avevo la polizia sotto casa.

E una sera si portò a letto la Coppa Davis…

Accadde dopo una festa a Roma, con Giulio Andreotti presente, salito frettolosamente sul carro dei vincitori: tutti se ne andarono a dormire e il servizio d’ordine lasciò lì la coppa. Nessuno se la filava. Così, per paura che la rubassero, la portai a casa, la misi sul letto. C’è una foto con il sottoscritto, la coppa e il mio gatto che ci dorme dentro.

Ed ecco la domanda delle cento pistole: chi è stato più forte, lei o Panatta?

Adriano è nato per giocare a tennis. Un talento puro. Mi ha battuto anche nella finale dei campionati italiani del 1970. Ma lui aveva 20 anni, io già 37… Però è durato troppo poco ai vertici, 3-4 anni. Meglio Nicola Chirinsky Pietrangeli, dai.

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Rassegna stampa

Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Querusti)

La rassegna stampa di venerdì 17 settembre 2021

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Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Francesco Querusti, La Nazione)

Circolo Tennis Firenze in festa per la presenza di Camila Giorgi, numero 1 in Italia e al 36° posto nel ranking mondiale. Camila, nata a Macerata ma fiorentina d’adozione, ha portato freschezza, classe, simpatia, femminilità e moda nel tennis. Tra i suoi sogni quello di scalare posizioni nella classifica delle big, di insegnare ai giovani per trasmettere i suoi segreti e di non lasciare mai Firenze città che le ha preso il cuore. Camila, sui campi del Ct Firenze, è scesa in campo con gli allievi della scuola agonistica del circolo delle Cascine, in due ore divertenti, di grande fascino e colpi spettacolari. Oltre al tennis è stata protagonista la moda con sfilata sul bordo piscina con i capi dell’azienda Giomila disegnati dalla mamma di Camila. Poi si è raccontata, con accanto tutta la sua famiglia. «Sono più che soddisfatta – afferma Camila – ma non mi accontento mai. Adoro il tennis: ho detto che è il mio lavoro, ma lo amo. Una volta finito però ho altre cose a cui pensare, come la mia famiglia, e non ho rimpianti. Fra due settimane partirò per Chicago e poi parteciperò al torneo di Indian Wells. Mancano quattro tornei e poi è finita la stagione. Arrivare fra le prime 32 del ranking, per poter essere testa di serie negli Slam, è il mio obiettivo ma spero di fare ancora meglio». E in futuro quali obiettivi? «Mi piacerebbe insegnare alle bambine e ai bambini questo sport, che è incredibile, perché’ in parte è anche stile di vita. La scelta di seguire la passione di mia madre e di non scegliere altri brand è dettata dal fatto che mi ha insegnato tutto ed è una vera artista. Giomila è un progetto di moda che è diventato realtà e che seguirò con impegno». E il suo amore per Firenze e la Toscana. «Viviamo a Calenzano e quando sono a casa, insieme a mia madre e alla mia famiglia, andiamo in giro per la Toscana che è bellissima».

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