Tornei Atp: Murray-Ferrer a Vienna, Dimitrov-Berdych a Stoccolma

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Tornei Atp: Murray-Ferrer a Vienna, Dimitrov-Berdych a Stoccolma

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TENNIS ATP – Lo scozzese liquida in due set il serbo e sfiderà in finale lo spagnolo che in volata batte Kohlschreiber. In Svezia il bulgaro batte in due set Tomic e attende il ceco che supera un ottimo Bachinger. Bautista-Agut batte Gulbis e trova Cilic in finale a Mosca

Andy Murray svolge senza particolari problemi il compitino in terra austriaca e continua la sua marcia di avvicinamento per la qualificazione al Master, battendo nella semifinale di Vienna il serbo Viktor Troicki con il punteggio di 6-4 6-3, centrando così la 44° finale della sua carriera (29 i titoli vinti sino ad oggi).
Non un gran match da un punto di vista tecnico, Murray ha iniziato al piccolo trotto come spesso gli accade, poi una volta vinto il primo set si è disteso salendo come qualità di gioco e mostrando tutta la differenza che c’è oggi tra lui ed il suo avversario.
Troicki dopo la lunga squalifica comminatagli l’anno scorso sta gradualmente tornando ad un buon livello, la semifinale raggiunta a Vienna peraltro partendo dalle qualificazioni lo certifica senza dubbio.

Come detto primo set alquanto equilibrato, Troicki salva subito una palla break all’avversario prima però di cedere il servizio nel quinto game, quando capitola sulla terza palla break nel gioco concessa a Murray sbagliando prima un rovescio e poi mettendo malamente una voleé di rovescio in rete.
Lo scozzese però gioca in maniera discontinua, arrivano così due doppi falli nel game successivo ed il controbreak immediato ne è la logica conseguenza.
Tutto regolare sino al 4 pari, poi Troicki si complica la vita da solo nel nono game, quando spreca dal 30-0, commette un doppio fallo e sulla palla break successiva concessa all’avversario manda fuori un diritto.Murray stavolta non si distrae, game tenuto a 30 e primo set conquisatto con il punteggio di 6-4 in 43 minuti.

 

Lo scozzese si distende come detto in precedenza mentre Troicki inizia a calare, arriva subito il break in apertura per Murray che ora comanda con le accelerazioni di diritto e quando il suo avversario prende la rete lo passa con chirurgica precisione. Troicki fa quel che può, annulla una pericolosa palla del 2-5 ma cede definitivamente le armi nel nono game quando perde la battuta a zero.

Bellissima la seconda semifinale tra David Ferrer e Philipp Kohlschreiber, alla fine la spunta lo spagnolo che da un paio di settimane a questa parte sta riscattando un 2014 non proprio alla sua altezza. Ferrer vince in tre set con il punteggio di 6-3 2-6 7-6 e domani affronterà in finale Andy Murray (7-6 i precedenti per lo scozzese). Partita avvincente ed equilibrata, con i due semifinalisti che hanno dato vita ad uno spettacolo tecnicamente valido, entusiasmando il pubblico sugli spalti.
Kohlschreiber come al solito è venuto meno nel momento topico del match mostrando quelle lacune caratteriali che lo hanno limitato non poche volte in carriera. Il tedesco conduceva 4-2 nel terzo set prima di farsi riprendere e cedere poi nel tie break finale.
Inizia molto bene Kohlschreiber, gli scambi da fondo campo sono molto duri, Ferrer salva 3 palle break nella fase iniziale del match. Lo spagnolo ringhia come ai bei tempi da fondo campo, Kohlschreiber però accetta la battaglia mostrando il solito rovescio ad una mano tecnicamente perfetto. Ferrer trova il break nel quarto game e sale 3-1, salva due palle break nel sesto game, spreca due set point sul 5-2 (bravo Kohlschreiber nell’occasione) ma alla fine si aggiudica il primo set 6-3.
Lo spagnolo sembra avere una marcia in più, quando lo scambio si fa duro è sempre lui ad avere la meglio ed il suo avversario può ben poco. Così anche ad inizio secondo set sembra che Ferrer possa allungare, ma Kohlschreiber salva una palla break sull’1 pari perché il diritto dell’avversario finisce di poco largo. Invece l’occasione sprecata dallo spagnolo cambia direzione al match, Ferrer inizia a sbagliare e Kohlschreiber ringrazia. Arriva il break nel quarto game (altro gratuito dello spagnolo con il diritto), il tedesco sale 4-1 e poi 5-2 chiudendo il settimo gioco al termine di uno scambio da urlo con recuperi incredibili da parte di entrambi i contendenti. Ferrer pare alla frutta e cede servizio e set nel gioco seguente con un inopinato doppio fallo.
Si va al terzo, i due profondono il massimo sforzo, tutto regolare sino al 3-2 Kohlschreiber. Nel sesto game Ferrer commette un paio di gratuiti e lancia l’avversario che allunga 4-2, ma il tedesco si blocca sul più bello, controbreak a zero e lo spagnolo torna in partita. Ora il match sembra essere nelle mani di Ferrer che mette alle corde l’avversario. Sul 4 pari Kohlschreiber si salva dal 15-40 con due ottime prime e poi solo dopo 10 minuti e 16 punti giocati tiene la battuta e si porta sul 5-4. I due non concedono più nulla, si va al tie break.
Si seguono i servizi sino al 2 pari, il primo a sbagliare e il tedesco che manda un diritto lungo. Ferrer allunga sul 4-2 ma poi commette un doppio fallo e restituisce il minibreak. Kohlschreiber pensa bene di imitare l’avversario, doppio fallo e 3-5. Il tedesco è cotto, manda fuori una voleé alta di rovescio a campo aperto e lascia campo libero a Ferrer che chiude 7-3 e raggiunge la 46° finale della sua carriera, la 4° dell’anno.

ATP250 Vienna, Semifinali

(2/WC) A. Murray b. (q) V. Troicki 6-4 6-3
(1/WC) D. Ferrer b. (4) P. Kohlschreiber 6-3 2-6 7-6(3)

 

Grigor Dimitrov continua a coltivare speranze per la qualificazione al Master di fine anno. Il tennista bulgaro si guadagna la 6° finale della sua carriera battendo in due set l’australiano Bernard Tomic con il punteggio di 6-3 7-5 e torna in finale a Stoccolma a distanza di un anno dopo il trionfo contro David Ferrer del 2013.
Per Dimitrov è la quarta finale quest’anno (3 vittorie su 3 superfici diverse), la sesta in carriera.
Non male la prestazione di Tomic, di solito abbastanza fuori forma in questo periodo dell’anno. L’australiano invece dopo una pessima partenza ad inizio match era riuscito ad allungare nel secondo parziale fino al 5-2, ma ha poi accusato un calo clamoroso che ha permesso al suo avversario di conquistare 5 giochi di fila e portare a casa la partita.

L’inizio di Dimitrov è fantastico, annichilisce l’avversario con un paio di accelerazioni e vola sul 3-0 in poco meno di 10 minuti. Tomic prova ad organizzare le contromosse, inizia a servire meglio ed a farsi sentire con i suoi colpi, ma il suo avversario non molla il vantaggio e chiude il primo parziale con un agevole 6-3.
Diversa la musica nel secondo set, il tennista bulgaro accusa un calo e Tomic non si fa pregare per approfittarne. Stavolta è l’australiano che va avanti di un break e sembra poter mandare il match al terzo quando va a servire sul 5-3. Qui invece arriva la svolta del match, Dimitrov trova il controbreak nel momento più opportuno e toglie fiducia all’avversario, che si fa breakkare nuovamente sul 5 pari. La partita è oramai chiusa, ed il campione in carica a Stoccolma chiude la contesa nel 12° game e proverà domani a ripetersi in terra svedese.

Sarà Tomas Berdych a sfidare nella finale del torneo scandinavo Grigor Dimitrov. Il tennista ceco supera in due set molto equilibrati la sorpresa della settimana, il tedesco Matthias Bachinger, sconfitto con il punteggio di 7-6(7) 6-4 ma uscitO a testa altissima dal campo. Davvero bravo il tedesco, sempre aggressivo, votato all’attacco, ottimo in alcune circostanze sotto rete. Unica pecca l’aver sprecato due volte i break conquistati subendo l’immediato controbreak. Molto grave nel primo set, quando si è trovato a servire per il 5-3, un vero peccato nel secondo parziale, quando era stato capace di recuperare un break di svantaggio agguantando Berdych sul 4 pari.
Il ceco è alla quinta finale quest’anno, è sotto 3-1 nei precedenti con Dimitrov e domani giocherà la finale nr. 24 della sua carriera.

La semifinale vede Berdych nettamente favorito, ma Bachinger che è arrivato in semifinale dalle qualificazioni non mostra indecisioni e si difende alla grande. Anzi è proprio il tedesco che opera il primo allungo del match nell’ottavo game, quando centra il break, va sul 5-3 e serve per il set. Ma Berdych riesce a rimediare approfittando forse anche di un minimo di tensione del tedesco, controbreak a 15 e il ceco ritorna in partita. I servizi la fanno da padrona, si arriva al tie break.
I primi 4 punti sono 4 minibreak, il primo a tenere la battuta è Berdych sul 3-2, Bachinger però risponde colpo su colpo, si seguono i servizi, il tedesco arriva a set point sul 6-5 ma il suo avversario centra un ace quanto mai propizio. Sul 7-6 per il ceco è Bachinger che deve fronteggiare un set point, il tedesco si butta avanti e si conquista il 7 pari. Ma nel turno di battuta seguente Berdych trova una risposta profondissima che arriva diritta nei piedi del suo avversario, 8-7 per il ceco che si gioca il set point sul suo servizio. Ottima prima e diritto vincente, il primo set è di Berdych.
Nel secondo parziale Bachinger continua a giocare il suo match, ma il break di Berdych nel terzo game pare chiudere la semifinale.
Invece il tedesco continua a lottare e centra il meritato controbreak nell’ottavo game. Ancora una volta però Bachinger si disunisce nel momento sbagliato, Berdych lo mette sotto pressione, centra un nuovo break nel nono game e chiude la semifinale nel gioco successivo.

ATP250 Stoccolma, Semifinali

(2) G. Dimitrov b. B. Tomic 6-3 7-5
(1) T. Berdych b. (Q) M. Bachinger 7-6(7) 6-4

Nella prima semifinale del torneo Atp di Mosca Roberto Bautista Agut supera in due set Ernests Gulbis e si conquista la terza finale dell’anno (le altre due vinte a Stoccarda e a ‘s-Hertogenbosch, quindi anche la terza su 3 superfici diverse)), la quarta della sua carriera. Lo spagnolo che sta giocando al pari del suo avversario la miglior stagione tra i professionisti, ha giocato un match accorto e perfetto dall’inizio alla fine, tremando solo sul 4-3 del secondo set quando con un doppio fallo ha concesso la prima ed unica palla break della semifinale al tennista lettone.
Gulbis non è stato mai in grado di impensierire l’avversario e l’unica palla break avuta in tutto il match ne è una chiara testimonianza. Il lettone comunque non è apparso in gran forma lamentando dei problemi fisici che probabilmente ne hanno limitato la resa.
Tra i due non corre buon sangue (se ne dissero di tutti i colori dopo un match combattuto), sono 3 i precedenti tutti vinti da Gulbis.
Bautista-Agut gioca il solito match ordinato e costante, Gulbis prova a stargli dietro, ma quando serve qualche piccolo scricchiolio lo mostra. Il lettone salva due palle break sul 2 pari ma capitola nel settimo game (quello della verità come si dice in gergo). Lo spagnolo non concede nulla, sbaglia molto poco e conduce senza problemi in porto il 1° set con il punteggio di 6-4. Gulbis in uno dei cambi campo chiama anche il trainer e scherzando gli dice di aver bisogno di molti medicinali per fargli passare i dolori, il lettone non sembra al top, ma soprattutto non riesce ad essere efficace alla risposta.
Nel secondo set si procede regolari sino al 3 pari, anche se sul 2-2 è ancora una volta Gulbis a dover fronteggiare ed annullare 2 palle break.
Il break arriva di nuovo nel settimo game. Stavolta però Gulbis potrebbe rientrare in partita immediatamente, perché Bautista Agut nel game successivo incappa in un fallo di piede su una seconda di servizio sul 30 pari. E’ la prima palla break del match per il nr.13 del mondo che però non la sfrutta, lo spagnolo si salva e chiude la semifinale con un doppio 6-4.

Sarà una finale inedita quella del torneo russo, perché l’avversario di Roberto Bautista Agut sarà Marin Cilic, vincitore dei recenti Us Open, fresco di matematica qualificazione al Master di fine anno (sarà la sua prima volta), che oggi nella seconda semifinale ha superato in 3 set il kazako Mikhail Kukushkin, avversario dell’Italia in Coppa Davis nel 2015.
Non è stato un match semplice, Cilic si è trovato sotto di un set e di un break prima di venire a capo del match e quindi conquistare la quinta finale dell’anno, la ventiduesima in totale (12-9 il suo bilancio).
Kukushkin si è difeso alla grande nel primo set (ben 8 palle break salvate su 8), ma una volta raggiunto nel secondo è calato alla distanza, perdendo campo e intensità negli scambi e aumentando il numero di gratuiti. Comunque per il kazako un ottimo torneo.

L’inizio del match sembra precludere ad una passeggiata di Cilic. La testa di serie nr.2 del tabellone si procura ben 3 palle break in apertura e altre due nel quarto game, ma Kukushkin resiste, annulla altre due palle break nel corso del set e poi è proprio lui alla seconda occasione ad allungare sul 4-3 e servizio. Cilic spreca un’altra palla break nel decimo gioco e cede così il primo set all’avversario per 6-4.
Il croato è quasi incredulo e comincia nel peggiore dei modi il secondo set, altro break di Kukushkin che sembra lanciato verso un’incredibile vittoria. A questo punto però Cilic infrange il tabù e centra l’immediato controbreak, la semifinale nella sostanza si decide qui. Tutto regolare sino al 3 pari, poi arriva il break di Cilic nell’ottavo game. Il croato chiude il secondo set 6-3 e porta a 5 i game consecutivi salendo 2-0 nel set decisivo. Kukushkin non ne ha più, arriva un altro break di Cilic nel settimo game. Il croato sul 5-2 va a servire per il match, tiene la battuta a 30 e conquista la 5° finale di un’incredibile stagione.

ATP250 Mosca, Semifinali

(5) R. Bautista Agut b. (3) E. Gulbis 6-4 6-4
(2) M. Cilic vs M. Kukushkin 4-6 6-3 6-2

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Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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