Il caso delle wild card al Forte Village: quelle scelte misteriose

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Il caso delle wild card al Forte Village: quelle scelte misteriose

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TENNIS EDITORIALI – Un’altra wild card per Binaghi junior (per le “quali”): la n.13 fra “quali” e “main draw”! La disinvolta discrezionalità nella loro assegnazione. A Mazzella, miglior tennista sardo da 4 anni, mai neppure una. Rifiutate 11 richieste

Al penultimo Future del circuito ormai in via d’estinzione al Forte Village, Binaghi junior ha chiesto la settimana scorsa l’ennesima wild card per le “quali”, naturalmente ottenendola. Manuel Mazzella, per questo penultimo torneo non l’ha più nemmeno chiesta. Lui, il miglior ragazzo sardo da 4 anni, non l’ha mai ottenuta per il “main-draw” – sia in singolare sia in doppio – pur avendo una classifica migliore di diversi altri tennisti che al main-draw hanno avuto accesso (italiani e stranieri, sardi e non sardi, chi con wild card e chi senza).

 

Non era per lui difficile immaginare che la sua richiesta sarebbe finita nel cestino, come tutte le altre undici chieste invano per i Futures F8-9-10-11-12-13-14-31-32-33-34.

L’ultima sua richiesta di wild card Manuel l’aveva inoltrata il 4 settembre scorso. Il circuito Futures del Forte Village, aveva da poco cambiato il direttore dei suoi tornei. Manuel aveva scritto questa mail al neo direttore Alessandro Porcu: “Gentile direttore, chiedo una wild card in main draw singolare ai tornei F32 (15-21 sett) F33 (22-28 sett) e F34 (29 sett-5 ott) che si disputeranno a S.Margherita di Pula. Le vorrei far presente che sono l’unico giocatore sardo che non ha mai avuto wild card ai precedenti tornei nonostante le richieste effettuate nei tempi e nelle modalità corrette. Ho visto che atleti sardi nei precedenti tornei ne hanno usufruito sia in singolare sia in doppio. Le chiedo di potermi accontentare. Firmato Manuel Mazzella”.

Risposta: picche.

Chissà se Manuel era proprio l’unico, lui pensava di esserlo ma non poteva saperlo al cento per cento. Ma innegabilmente lui è il campione regionale sardo e aveva chiesto le wild card anche per il main draw del doppio senza mai ottenerle. Altri giocatori sardi le hanno invece ottenute, una anche per il singolare nel main draw, altri in doppio, fra i quali Roberto Binaghi, il figlio del Presidente. Fra “quali” e main draw in doppio Binaghi junior, salvo errori od omissioni sempre possibili, ne ha avute 13.

Da una breve ricerchina infatti, fra gli atleti sardi “accontentati” con una wild card nel main draw del doppio ho trovato questi otto tennisti: Piredda-Porcu nel F6 e F7, Asara-Porcu nel F8 e nel F9, Asara-Zucca nel F11, Binaghi-Mocci nel F12-F13-F25-F26-F27, e poi negli ultimi tornei F31 fino a F37, la coppia tutta sarda Mocci-Binaghi più Asara (che ha giocato con un non sardo, Galli) nel torneo F31, la coppia tutta sarda Binaghi-Caddeo nel F32, ancora la coppia Binaghi-Caddeo nel F33, il sardo Marco Porcu (con Moncagatto non sardo) nel F36.

Mentre wild card alle gare di qualificazione di singolare erano state date nel 2013 a Coiana e Fois nel F7, a Mocci e Binaghi nel F26 e nel F27. Poi nel 2014 a Fois nel F5, a Fois, Morelli e Porcu nel F6, a Morelli nel F7, F8 e F9, a Binaghi nel F10, F11, F12, F13, a Fois nel F32, a Porcu nel F33, a Binaghi nel F36.

Per partecipare ai più recenti tornei di doppio Mazzella non avrebbe più avuto la necessità di una wild card (ora ha punti Atp). Quando quella necessità l’aveva avuta (11 volte) l’aveva richiesta (sempre per scritto) ma non l’aveva mai ottenuta.

Insomma Binaghi junior, sia per una wild card per le “quali” di diversi tornei di singolare nonché per il main draw del doppio, non ha davvero avuto i suoi stessi problemi.

È chiaro che Binaghi junior, in tutta questa storia, non ha la benché minima colpa. È un bravissimo ragazzo. E poi è giovane, pare anche giusto incoraggiarlo (sebbene subire tante pesanti sconfitte potrebbe risultare alla fine controproducente: ma questi non sono affari miei). Ed è una colpa lieve, lievissima direi, anche (per lui e Mocci) il non aver rispettato la regola ITF che obbliga i partner di doppio ad indossare magliette dello stesso colore. Si tratta infatti di una regola che trovo francamente esagerata per questi livelli. Ma al Forte Village a più di un giocatore è stato cortesemente invitato a sostituire la maglietta non regolamentare. A lui e Mocci no. Le regole, nel nostro Paese, non sono quasi mai uguali per tutti.

Il circuito organizzato al Forte Village di Santa Margherita di Pula, fortemente sponsorizzato dalla FIT (che vi ha organizzato anche una riunione di consiglio in alta stagione dopo che il Forte Village aveva gestito il servizio di catering al Foro Italico durante gli Internazionali d’Italia) non è stato un successo. Tutt’altro, a giudicare dai risultati. Non solo gli ultimi Futures dell’anno sono stati cancellati, ma l’anno prossimo il circuito non ci sarà più. D’altra parte era folle pensare che giocatori di Futures, tornei dai premi inevitabilmente modesti, potessero alloggiare al Forte Village che pure praticava prezzi “stracciati” (80 euro al giorno) rispetto a quelli consueti da resort a 7 stelle. I giocatori optavano per camere a pagamento in famiglie abitanti nei pressi. L’eco mediatico di questi tornei è stato vicino allo zero, com’era facilmente prevedibile. Così come per la Serie A, altro fallimento in termini di comunicazione sui media.

Lorenzo Giannuzzi, direttore generale del Forte Village – sempre riconfermato dalle diverse proprietà succedutesi in 15 anni – con il business “Fit – Circuito Futures” non ha ottenuto i risultati di altre brillanti operazioni e ha deciso di lasciar perdere.

Considerazioni economiche a parte intanto il presidente FIT Binaghi ha chiesto ancora per il penultimo torneo del circuito, ottenendola, una wild card per il figlio.

Non lo ha dissuaso dal farlo neppure l’articolo pubblicato l’altro giorno su questo sito, dal titolo “Quei silenzi sul presidente delle banane. Senza ritegno anche il tennis“. Al suo posto non l’avrei fatto, ma d’altra parte io non avrei mai neppure nominato mio zio presidente di Supertennis, la tv nella quale la FIT riversa milioni e milioni di euro ogni anno – oltre 5 nel 2013 – neppure se mio zio fosse stato un genio nella gestione delle tv e l’avesse fatto gratis o a pagamento. Questione di opportunità e di stile.

Binaghi junior sabato ha perso da tal Andrea Sonato – un ragazzo del ’95 – 6-2 6-2. Nel precedente torneo, F36, aveva perso da Francesco Ferrari, classe ’97, 6-1, 6-1.

Perchè “aiuta” ottenere una wild card, al di là dell’esperienza che si fa? Perchè si risparmia tempo e denaro (per l’alloggio e/o i trasferimenti). Chi abita a Cagliari evita come minimo un viaggetto di 35 km avanti e indietro da Cagliari a Santa Margherita (70 km in tutto circa) per presenziare all’obbligatorio “check-in” necessario ad iscriversi al venerdì, vigilia delle “quali” che cominciano il sabato. Chi sta più lontano, ad esempio Mazzella (Dorgali-Cala Gonone, 230 km circa da Santa Margherita) risparmia di più, soprattutto se ottiene la wild card del main-draw (torneo che inizia il lunedì), perchè non ha bisogno di dormire fuori casa dal venerdì per disputare le “quali”.

Il punto è che se Binaghi junior la chiede, per un tabellone come per un altro, la ottiene. E così, almeno per il doppio, la ottengono anche altri giocatori sardi peggio classificati di Mazzella, che invece non la ottiene mai.

Papà Mazzella, maestro di tennis del Sardinia Tennis ha evidentemente qualche imperdonabile “colpa” agli occhi di Angelo Binaghi, sebbene non ci abbia mai avuto rapporti personali diretti.

Nessuno sa, tantomeno il padre che anzi amerebbe venirne a conoscenza, se il “peccato originale” sia in qualche modo collegato a contatti un tempo intercorsi fra il TC Cagliari – club nel quali la famiglia Binaghi non figura ufficialmente nella dirigenza, tuttavia ha indiscutibilmente un importante “peso politico” – e il giovane Mazzella quando avrebbe potuto tesserarvisi e non lo fece. O se tale “peccato” possa invece essere collegato a quando Manuel si allenava da Alberto Castellani in Umbria, coach internazionale ATP e presidente della GPTCA ma non più maestro Fit per aver scelto polemicamente tanti anni fa di rinunciare alla tessera FIT. Qui si entra però nel campo delle ipotesi che non potranno mai essere provate e anche l’amicizia di Mazzella con un “contestatore” storico di Binaghi, Claudio Pistolesi, forse è un altro “peccato”, ma sono soltanto vox populi. È un fatto certificato invece che il Sardinia Club (club affiliato Fit da 20 anni) ha subito una multa di 400 euro, e il maestro Alberto Mazzella di 200 euro, per aver tenuto nel 2010 e nel 2011 due corsi di tecnica tennistica con Alberto Castellani. La motivazione? Castellani non è maestro FIT.

Che sia per un motivo o per l’altro, o per tutti insieme, o per altri ancora, fatto sta che – obbligato dalle mancate wild card a giocare sempre le qualificazioni (3 notti in più di spese) – il miglior giocatore sardo è costretto a scegliere (a maggio come a giugno) fra due opzioni: giocare per il suo circolo, il Margine Rosso di Quartu S.Elena, le gare del campionato a squadre di serie B oppure trasferirsi a Santa Margherita per le “quali”. Sceglie la prima opzione, c’è un rapporto economico con il circolo di Quartu S.Elena, lui è il n.1, se non giocasse tutti gli altri “scalerebbero”, tutti i risultati della squadra ne verrebbero compromessi. Ah, verrebbe da pensare a noi maligni di professione: chissà se sarebbe accaduta la stessa cosa se Mazzella avesse giocato per il Tennis Cagliari? Ma non lo sapremo mai.

A lungo, comunque, Manuel Mazzella non si è dato per vinto, anche se ha capito l’antifona, ed ha insistito per avere le wild card. Era arrivato a sollecitare anche il presidente del comitato regionale sardo, Antonello Montaldo, fedelissimo del presidente Binaghi. Ma senza risultato.

Le wild card sono quattro per i Futures. In genere, ma non sempre, due vengono gestite dalla Fit e le altre due dagli organizzatori (che hanno fatto sapere di voler dare priorità a stranieri e a chi prenota l’alloggio al Forte Village). C’è assoluta ed illimitata discrezionalità. Tant’è che la wild card la ottengono giocatori peggio classificati di Mazzella, anche alcuni che non alloggiano a Forte Village, anche non stranieri, anche classificati meno bene di Mazzella. La ottengono da Fit come dagli organizzatori, senza spiegazioni di sorta. C’è chi ha più influenza e chi non ne ha alcuna.

Così Mazzella, che pure la wild card al torneo di Piombino 2013 l’aveva avuta quando Eduardo Infantino era il responsabile FIT anche di questo settore – ed aveva passato anche un turno o due -, non riuscirà mai a “ri-conquistarla” nella sua Sardegna.

Mentre Binaghi junior per il doppio l’ha avuta anche per il main-draw, lui no. Ha superato più volte le “quali”, dimostrando così di avere un livello tecnico sufficiente a partecipare al main-draw. Non c’è dunque una ragione tecnica. Non sarà mica una questione politica o semi-personale per qualche misterioso motivo?

Nessuno sarà mai così fesso da ammetterlo. Ma chi non è fesso intuirà certamente che chi potrebbe intervenire, per qualche motivo ad oggi misterioso, preferisce non farlo. Qualcuno dei silenziosi consiglieri FIT oserà mai aprir bocca, dire la sua, per suggerire al presidente che certe figure sarebbe molto meglio non farle?

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Cielo grigio, exploit azzurri. Sonego sul n.12 ATP, Cecchinato grande rimonta

L’ATP forgia il fisico dei giornalisti. Djokovic “prima” puntuale. Se Fognini battesse Simon avremmo per la prima volta 3 italiani in ottavi dal ’78

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Lorenzo Sonego - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Grazie all’ATP, che si preoccupa giustamente di preservare la condizione dei giocatori sempre a pezzi a fine stagione, a Montecarlo anche i giornalisti sono obbligati a fare un bel po’ di ginnastica, su e giù per le scalinate del Country Club. Dalla sala stampa alla sala conferenze ci sono un centinaio di scalini da fare – sono 98, li ha contati ansimando e soffiando come un mantice Chiara Gheza – e ogni giorno ci sono almeno 7 o 8 interviste da seguire… anche perché con le tv che mostrano tutto e di più dei match, sono i cosiddetti “parlati dagli spogliatoi” che consentono di dare ai lettori l’unico servizio che altrimenti non avrebbero con la stessa puntualità e precisione di chi li registra.

Via WhatsApp l’ATP segnala ai giornalisti gli orari delle interviste di ciascun giocatore. Il telefono trilla di continuo. Un incubo. Chi non ha il telefonino oggi è morto, può cambiare mestiere. E poi è tutto un correre. Anche se poi naturalmente c’è sempre chi arriva in ritardo. Parlo dei giocatori, ovviamente. Ma se per caso è il giornalista a essere in ritardo, anche perché oltre a farsi tutti quegli scalini c’è anche da fendere un brulichio di spettatori (e noi non abbiamo la scorta che proteggeva i tennisti ai quali si è voluto risparmiare una salita in ascensore ogni giorno o due perché sarebbe stata una sofferenza insopportabile…ma non dovrebbero essere loro i campioni giovani e aitanti anche nel fisico?), potete stare tranquilli che quella volta il giocatore sarà stato puntualissimo.

 

Avete presente quando ci si lamenta dei treni sempre in ritardo e quella maledetta volta che in ritardo è il passeggero ecco che il treno arriva e parte al minuto spaccato? È successo con Djokovic, famoso ritardatario cronico: conferenza stampa alle 19. Stavolta alle 19 e 2 minuti aveva già cominciato a parlare. Chi si è attardato di un minuto per seguire Wawrinka che sul centrale, il Ranier III, serviva per il 6-0 5-4 (dopo un avvio che lo aveva visto condurre 6-0 2-0!), beh… mal gliene incolse.

Djokovic aveva esordito – senza di me per i primi due minuti – parlando della strana partita vinta soffrendo con Kohlschreiber vendicando Indian Wells: “Patire quattro break consecutivi… non mi ricordo che mi sia successo spesso!”. E aggiunto – ma i dettagli li troverete nell’articolo di Ilvio Vidovich – “Essere stato in campo per 2 ore e 36 minuti mi avrà fatto comunque bene, dopo tutto questo tempo senza tennis agonistico sulla terra rossa”.

Poi invece ho ascoltato tutta una conferenza stampa che pareva l’intervista al presidente dei giocatori ATP, più che al tennista Djokovic. In estrema sintesi ha detto che “Non funziona proprio questa struttura dirigenziale con un board di sette persone, con tre giocatori a rappresentare i giocatori e tre direttori a rappresentare i tornei che sono costantemente di pareri opposti. Così il settimo, che è il presidente, deve continuamente cercare compromessi per non esprimere un voto altrimenti sempre decisivo. Non sarà facile ma va cambiata qualcosa”.

Ciò detto, mentre è stata una giornata da dimenticare per Tsonga, 34 anni mercoledì e ritiratosi con Fritz, e per Cilic che aveva raggiunto i quarti in 3 degli ultimi 4 anni nel Principato, invece si è trattata di una giornata memorabile per i tennisti italiani. Ne abbiamo due in ottavi, come 5 anni fa, ma qui c’è ancora Fognini che potrebbe diventare il terzo…e non è mai successo. Nel ’78 ne arrivarono cinque, ma all’epoca il torneo era di 32 giocatori e gli ottavi erano solo il secondo turno. Comunque onore al merito: i cinque erano Bertolucci, Zugarelli, Barazzutti, Ocleppo e Panatta.

Non erano attesi i nostri due eroi agli ottavi, se si pensa che Sonego è n.96 e Khachanov n.12, e che Cecchinato – sebbene n.16 vs lo svizzero n.36 – era però sotto 6-0 2-0 con Wawrinka qui campione nel 2014. E lo svizzero ha servito sul 5-4 nel secondo. E poi ci si sorprende quando qualcuno dice che il tennis è lo sport del diavolo! Non avevo mai fatto una simile rimonta!” ha detto Ceck.

Sonego è una piacevolissima conferma. Reduce dai quarti a Marrakech, dove aveva perso da Tsonga, era arrivato qua a giocare le quali e temeva di essere stanco. Invece le ha superate e ora si trova negli ottavi. Il suo miglior risultato era stato battere Djere n.32 ATP, ora ha battuto il n.12. È maturato tardi, ma ora sta riguadagnando tempo. Per la prima volta dopo anni di giocatori privi di servizio ne abbiamo finalmente uno che invece ce l’ha. Lorenzo batte benissimo. Non bastano i 191 cm d’altezza. Batte bene perché ha una tecnica sopraffina ma anche perché ha la freddezza necessaria per servire bene quando serve.

È miglioratissimo di rovescio – che era il suo punto debole – e infatti nel precedente duello con Khachanov il russo lo aveva martellato lì, e poi è molto intelligente tatticamente. Se così non fosse non avrebbe, al di là dei 5 aces che sono punti ottenuti gratis e senza fatica (non è mai successo ai vari Volandri, Furlan, Fabbiano, Fognini, Lorenzi…), fatto 15 attacchi tutti coronati da successo, non avrebbe fatto correre un giocatore pesante di grande stazza e che preferirebbe camminare, non lo avrebbe massacrato di palle corte giocate con grande scelta di tempo e intelligenza.

Aveva battuto un giocatore ben più esperto come Seppi senza concedere una palla break (7-6 6-4). Ha concesso il bis con l’identico punteggio contro il russo Khachanov,  testa di serie n.8. Khachanov è un anno più giovane di Sonego e lo scorso anno a novembre – lo dico per chi non lo ricordasse – aveva vinto il suo primo Masters 1000 a Parigi Bercy.

Battuto Seppi Lorenzo era raggiante per aver centrato l’obiettivo del tabellone principale al Roland Garros. Battuto Khachanov con un ottavo di finale alle viste non impossibile – Fucsovics n.37 o Norris n.56, giocano questo mercoledì – Lorenzo ha ormai più di un piede anche nel tabellone di Wimbledon. Dove con quel servizio che si ritrova, e quel dritto a uscire che gli ha procurato un sacco di punti, potrebbe anche fare una bella strada se il sorteggio lo aiuterà un poco. Intanto sa che lunedì, nel peggiore dei casi si sarà arrampicato fra i top 80. Non male.

Su Cecchinato sotto 6-0 e 2-0 non avrei scommesso un euro alla roulette di Montecarlo. Anche perché la puntata minima al Casinò è cinque euro. Invece è negli ottavi anche lui. In modo quasi altrettanto incredibile di come lunedì Fognini era riuscito a rimontare il russo Rublev da 6-4 4-1 e 5 palle break per il 5-1. Anche nel 2014 avemmo due italiani negli ottavi, ma lì poi Seppi perse contro Nadal, Fognini contro Tsonga. Questa volta potremmo addirittura sognare tre italiani negli ottavi se a Fognini riuscisse l’impresa tutt’altro che impossibile di superare Gilles Simon che ha battuto il giovane australiano Popyrin 7-5 6-1 ma non è un vero specialista della terra rossa, pur essendo giocatore completo.

L’ultimo azzurro nei quarti qui fu Fognini, nel 2013. Fabio raggiunse poi le semifinali dove fu sconfitto da Djokovic. Dei match di Djokovic con Kohlscreiber, di Cecchinato con Wawrinka, di Sonego con Khachanov, avrete letto le esaurienti cronache, corredate da interviste, di Vidovich (che si è esibito anche in domande in serbo con Nole), di Chiara Gheza, di Laura Guidobaldi.

Mentre il mio collega belga Yves Simon – non è parente di Gilles – seguiva entusiasta la folle cavalcata del suo connazionale Victor Campenaerts che batteva il record dell’ora, 55,0429 km, detronizzando l’inglese Bradley Wiggins che si era fermato – si fa per dire – a 54,526 km, ma non con una bici che costasse 15.000 euro. A ognuno le sue soddisfazioni. Mentre scrivo non so ancora se il torinista Lorenzo Sonego ne avrà avuta un’altra, dopo aver detto in conferenza stampa nell’immediata vigilia del match di Champions fra Juve e Aiax: “Io tiferò per l’Ajax!”.

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Tris italiano a Montecarlo. La pazza rimonta di Fognini, ma Cecchinato e Wawrinka giocheranno?

Meteo incerto al mattino. Sonego centra l’obiettivo Roland Garros ma ha Khachanov. Fognini potrebbe avere ancora…culo. Attesa per Djokovic che deve riscattare Indian Wells con Kohlschreiber

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Tre modi più diversi per vincere i tennisti italiani non potevano proprio trovare. Chi ha fatto meno fatica di tutti è stato certamente Cecchinato. Quattro game e Dzumhur se ne è andato via dal campo, preda di dolori addominali. Contro Stan Wawrinka non sarà la stessa cosa. Ma sarà un bel test per il nostro che aveva battuto proprio Dzumhur, un giocatore che evidentemente gli porta bene, perché da lì nacque la sua ascesa fino al memorabile Roland Garros coronato dalla prima semifinale azzurra in uno Slam in 40 anni.

Wawrinka, per chi non lo ricordasse, ha vinto questo torneo battendo un certo Federer in finale (2014)) e qui ha dato due set a zero, 75 63, al francese Pouille che non è uno che si batta da solo, soprattutto con tutto il pubblico che lo incoraggiava.

 

Un italiano doveva vincere per forza nel derby Sonego-Seppi e per il torinese aver vinto senza concedere mai neppure una pallabreak è un bel viatico, oltre che il passaporto all’obiettivo dichiarato di quest’inizio stagione: l’ingresso assicurato nel tabellone del Roland Garros. Un bel colpo per lui. Per Seppi onestamente un successo sarebbe stato meno importante. Gli americani avrebbero chiamato Sonego un “late bloomer”, perché a 23 anni e spiccioli non può essere considerato un “next Generation”, ma come ha detto lui “L’importante è arrivare, come e prima o poi non conta”. La carriera di Paolo Lorenzi lo certifica.

Lorenzo Sonego – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Manco a dirlo il match che ha fatto divertire di più il pubblico, anche quello dei palati fini come il grande coach ed ex capitano di Coppa Davis francese Jean Paul Loth (poi diventato telecronista) nonché Francis Truchi che giocò in Davis contro l’Italia per il Principato prima di diventare qui direttore del torneo tanti anni fa, è stato quello vinto in modo rocambolesco da Fognini.

Lo ha vinto contro un giocatore imprevedibile e pazzerello quanto lui. Non ho potuto seguire le quote oscillanti delle scommesse, ma mi chiedo quale potesse essere la quota di Fognini sul 6-4 e 4-1 per Rublev, n.90 del mondo ma con un best ranking di 31 dopo aver raggiunto i quarti giovanissimo due anni fa all’US Open. Soprattutto quando Rublev ha conquistato ben cinque palle-game per il 5-1 nel secondo. Fognini che aveva anche chiesto un MTO per un problema al gomito (“Ce l’ho da Indian Wells, da un mesetto… ma non mi pare un malanno importante anche se non so da dove mi provenga esattamente il dolore, mi pare sia l’osso ma non so spiegarlo al fisio”) deve fare i conti soprattutto con la solita caviglia, e forse pure con la non meno solita testa. Quest’ultima nella seconda parte del match non era certo la stessa usata nella prima.

Nihil novi sub sole. Quando si è messo a giocare bene, contro il russo che dava in isterismi come ha sempre fatto, Fabio ha dato spettacolo. La gente si è divertita un mondo.

Ma non chiedetemi di fare previsioni riguardo al suo prossimo match contro il vincente di Simon-Popyrin. Godrà di un giorno di riposo in più e non è poco, soprattutto se dovesse essere il più vecchietto Simon il suo avversario. “Ci vuole un po’ di culo” ha detto Fabio in campo e poi anche in conferenza stampa. Forse non è finito.

Sono andato alla sua conferenza stampa, anche per evitare che possa dire – come ha fatto in Australia – che io vado alle sue conferenze solo quando perde. Non è naturalmente vero, ma in un giorno di partite e di conferenze ce ne sono talmente tante che non si può andare a tutte. Anche Francesca Schiavone ci mise un bel po’ a capirlo. Non è che non si va per fare un dispetto. Dipende dagli orari, dalle radio che ti chiamano, da tante cose. È poi vero che quando un giocatore perde parte… e allora si fa uno sforzo maggiore per sentirlo perché si sa che non se ne avrà più occasione fino al prossimo torneo (che magari non è dietro l’angolo). Nel caso di Fognini poi, e qui chiudo l’inciso, c’è anche il fatto che andare ad ascoltarlo senza domandargli nulla per evitare tensioni inutili o eventuali risposte strafottenti non ha troppo senso. Almeno fino a quando possono andare altri collaboratori di Ubitennis che potranno sempre riferirmi. La giornata di domani prevede anche il doppio Fognini-Berrettini contro Fucsovics-Pella, due giocatori che hanno passato il primo turno in singolare.

Le interviste degli italiani le avete, quindi è inutile che qui ripeta quel che hanno detto. Ma mi piace molto l’atteggiamento di Sonego, ragazzo serio come pochi. Per nulla presuntuoso e spocchioso. Un bell’esempio.

Per il resto del torneo, avrete visto le interviste di Djokovic e Nadal, commentate fra le righe da Valerio Vignoli e dal sottoscritto, avrete notato che c’è qualche traduzione in più del solito, e che sono apparsi in sezione video le interviste dei top-players. Un discreto progresso direi. Spero che lo apprezziate.

Grandi sorprese questo lunedì non ci sono state. Hanno perso solo tre teste di serie di retroguardia, la n.12 Basilashvili da Fucsovics, la n.15 Shapovalov da Struff, la n.17 Edmund da Schwartzman. In campo sono scese sette teste di serie, le altre hanno vinto. Non mi paiono grosse sorprese – Edmund n.23 che gioca con Schwartzman n.24 non può mai essere considerato vero favorito sulla terra rossa –  anche se può dispiacere aver perso per strada un sicuro talento come Shapovalov – che brutto compleanno per il canadese perché il ragazzino ha un tennis che piace, anche se talvolta dà la sensazione di essere più fumo che arrosto. Struff piace molto meno, ma è il classico tedesco solido che non molla. Negli ultimi due anni Struff è sempre arrivato al terzo turno qui. Sono sicuro che, a parti invertite, Struff non avrebbe perso il terzo set 6-1.

Denis Shapovalov

Curiosi gli scherzi del tabellone (come già sottolineato nei giorni scorsi). Novak Djokovic, n.1 del mondo e vittorioso nel primo Slam dell’anno (in Australia), ma poi battuto malamente a Indian Wells affronta proprio oggi quel Kohlschreiber che l’aveva battuto. Mentre Nadal domani troverà Bautista Agut, 31 anni compiuti domenica e n.9 nella race.

Le previsioni meteo non sono incoraggianti per il mattino. Fino alle 13 è prevista pioggia. Vedremo. Per noi il match più importante (QUI il programma completo) è certamente Cecchinato-Wawrinka, oltre che Sonego-Khachanov che è un bel test per il torinese. Il problema è che Ceck-Stan è programmato per quarto sul centrale e se dovesse piovere al mattino potrebbe non essere disputato, a meno che si finisca con i riflettori (per i quali credo ci voglia l’accordo dei giocatori).

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Rafa Nadal: “Mio zio Toni mi ha chiesto scusa. Quando si parla troppo…”

Dal suo ginocchio, a Roger Federer (“Con il talento che ha…”) e alla resurrezione di Tiger Woods. “Nessuna frustrazione per gli infortuni. Non posso che considerarmi fortunato”

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Rafa Nadal - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dopo che ieri Novak Djokovic aveva detto (qui il link all’intervista di Nole) che battere Rafa al Roland Garros è una delle sfide più grandi che puoi vincere in questo sport. Sarebbe il match dell’anno per me. Un po’ come battere Roger a Wimbledon. Mi è riuscito ed è una sensazione speciale. Perché loro sono stati così dominanti su queste superfici…”, invece Rafa Nadal, undici volte campione nel Principato, non mi ha dato la stessa soddisfazione quando gli ho chiesto dove e contro chi avrebbe voluto sognare il match della vita: “Io non sono uno che sogna molto… (e mi verrebbe da dire, beh peccato Rafa, è così bello sognare!). Vivo giorno per giorno, capisco la tua domanda, ma il mio sogno è continuare a giocare a tennis e cercare di divertirmi a competere quotidianamente. Non penso a battere Djokovic all’US Open o battere Federer a Wimbledon di nuovo. Ora il mio sogno è quello… di essere competitivo per mercoledì e giocare bene qui”.

Lo scorso anno Rafa ha perso un solo match sulla terra rossa, ma – come dice lui – l’ultimo anno e mezzo è stato duro per me. Ho vissuto troppi stop per poter dire come mi sento sulla terra rossa: non sono riuscito a giocare tre settimane di fila senza avere dei problemi! Quindi è normale che quando succedono queste cose anche l’aspetto mentale sale e scende su e giù. È un lavoro quotidiano, piccoli progressi dopo ogni allenamento, mi sono fermato dopo Indian Wells e dopo ho potuto ricominciare solo piano piano. Già il primo turno qui sarà duro (contro Bautista Agut)”.

 

Rafa ha ricominciato a giocare solo due settimane fa ed è arrivato qui venerdì. Un po’ di cautela è più che comprensibile. “È lo stesso problema che hai avuto al ginocchio negli States?”. E lui sorridendo: “Un centimetro più a sinistra, uno più a destra…”. Ma non vuole sentirsi dire che è una vittima, non vuole sentir parlare di frustrazione… La vita e il tennis mi hanno dato tanto, non mi pare sia il caso di lamentarsi, no? Ogni volta che ho giocato ero nella posizione di chi poteva vincere il torneo…certo d’altra parte è anche dura avere un problema dopo l’altro. Fa parte della mia carriera, anche se talvolta può essere difficile da accettare. Parlarne non serve. Occorre semmai restare forti mentalmente, mantenere la passione di sempre, perché se non ci riesci sei nei guai. Ma ogni volta che ho ripreso sono stato sempre molto competitivo. Cominciare bene la stagione sulla terra rossa è ovviamente molto importante per me”.

A proposito di ritorni e resurrezioni, come non chiedere a Rafa del suo idolo Tiger Woods (che andò a vedere giocare alle Bahamas), di nuovo re ad Augusta, undici anni dopo il suo ultimo Slam? Stupefacente! Sono un grande fan, forse è il mio campione prediletto, come ho detto centinaia di volte. Da sempre. Non potrei essere più felice per la sua vittoria. Se pensi a tutto quel che ha patito, il duro lavoro… e poi vincere proprio ad Augusta, forse il suo Slam preferito!”.

Ma come gli chiedono se il ritorno di Tiger sia per lui una fonte d’ispirazione, Rafa risponde un po’ come alla mia domanda sul sogno del match della vita. Non sogna e non si ispira! “Per essere onesto non ho mai avuto bisogno di ispirazione. Sono sempre riuscito a riprendermi e non c’è niente di nuovo per me, no? Sono tornato più volte di quando avrei amato di voler tornare… ma Tiger certo è un buon esempio di passione per lo sport. Disciplina… in termini di duro lavoro. E amore per il gioco”. È stata una brevissima pausa quella che ha fatto Rafa prima di aggiungere in termini di duro lavoro. Chissà se ha riflettuto in un nano secondo che Tiger è stato disciplinato sul campo quanto indisciplinato fuori del campo. “Però quella celebrazione con la sua famiglia dopo la vittoria… non la dimenticherò”.

Rafa Nadal e Carlos Moya – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Sulle previsioni per la stagione sul rosso Rafa non si sbilancia: “Non si può predire il futuro, spero che sarò fra i favoriti. C’è una nuova generazione che sta arrivando: Auger-Aliassime, Shapovalov, Tsitsipas giocano bene e a loro piace molto anche giocare sulla terra rossa. Naturalmente Thiem è uno dei candidati per tutto, soprattutto dopo aver vinto Indian Wells. E Roger anche è sempre un candidato. Vediamo se saprà adattare il suo gioco di nuovo alla terra rossa dopo questo tempo lontano… ma non credo che sarà un grosso problema per via del talento che ha. Aspettiamo qualche settimana e ne sapremo di più su tutto”.

Poi un collega gli ricorda una frase eccessivamente drammatica scappata dalle labbra di Toni Nadal: “Rafa non è un giocatore di tennis, è un atleta infortunato che gioca a tennis!”.Chiaro che a Rafa quella dichiarazione non poteva essere piaciuta. È o non è il n.2 del mondo? Ma la sua risposta è stata tranchant. Ha esordito dicendo: Mi ha chiesto scusa! Mi ha detto che era dispiaciuto. Lo voleva dire in modo positivo, per sottolineare che avevo avuto troppi infortuni e dire che nonostante quelli stavo facendo bene. Ma sapete… Toni ha conferenze ogni settimana. Così quando parli molto si fanno degli errori. È normale. Io faccio errori, tutti li fanno. E lui ha sbagliato. È venuto da me e ha detto che gli dispiaceva d’essere stato un po’ troppo drammatico. Naturalmente ho più problemi che i miei avversari, ma sono stato capace di gestirli durante tutta la mia vita.

Rivedremo Rafa contro Bautista Agut, uno dei pochi spagnoli che gioca meglio sul duro che sulla terra rossa. Ma chi oggi si trova ad affrontare Rafa ha forse minor timor reverenziale di un tempo.

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