Il caso delle wild card al Forte Village: quelle scelte misteriose

Editoriali del Direttore

Il caso delle wild card al Forte Village: quelle scelte misteriose

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TENNIS EDITORIALI – Un’altra wild card per Binaghi junior (per le “quali”): la n.13 fra “quali” e “main draw”! La disinvolta discrezionalità nella loro assegnazione. A Mazzella, miglior tennista sardo da 4 anni, mai neppure una. Rifiutate 11 richieste

Al penultimo Future del circuito ormai in via d’estinzione al Forte Village, Binaghi junior ha chiesto la settimana scorsa l’ennesima wild card per le “quali”, naturalmente ottenendola. Manuel Mazzella, per questo penultimo torneo non l’ha più nemmeno chiesta. Lui, il miglior ragazzo sardo da 4 anni, non l’ha mai ottenuta per il “main-draw” – sia in singolare sia in doppio – pur avendo una classifica migliore di diversi altri tennisti che al main-draw hanno avuto accesso (italiani e stranieri, sardi e non sardi, chi con wild card e chi senza).

Non era per lui difficile immaginare che la sua richiesta sarebbe finita nel cestino, come tutte le altre undici chieste invano per i Futures F8-9-10-11-12-13-14-31-32-33-34.

 

L’ultima sua richiesta di wild card Manuel l’aveva inoltrata il 4 settembre scorso. Il circuito Futures del Forte Village, aveva da poco cambiato il direttore dei suoi tornei. Manuel aveva scritto questa mail al neo direttore Alessandro Porcu: “Gentile direttore, chiedo una wild card in main draw singolare ai tornei F32 (15-21 sett) F33 (22-28 sett) e F34 (29 sett-5 ott) che si disputeranno a S.Margherita di Pula. Le vorrei far presente che sono l’unico giocatore sardo che non ha mai avuto wild card ai precedenti tornei nonostante le richieste effettuate nei tempi e nelle modalità corrette. Ho visto che atleti sardi nei precedenti tornei ne hanno usufruito sia in singolare sia in doppio. Le chiedo di potermi accontentare. Firmato Manuel Mazzella”.

Risposta: picche.

Chissà se Manuel era proprio l’unico, lui pensava di esserlo ma non poteva saperlo al cento per cento. Ma innegabilmente lui è il campione regionale sardo e aveva chiesto le wild card anche per il main draw del doppio senza mai ottenerle. Altri giocatori sardi le hanno invece ottenute, una anche per il singolare nel main draw, altri in doppio, fra i quali Roberto Binaghi, il figlio del Presidente. Fra “quali” e main draw in doppio Binaghi junior, salvo errori od omissioni sempre possibili, ne ha avute 13.

Da una breve ricerchina infatti, fra gli atleti sardi “accontentati” con una wild card nel main draw del doppio ho trovato questi otto tennisti: Piredda-Porcu nel F6 e F7, Asara-Porcu nel F8 e nel F9, Asara-Zucca nel F11, Binaghi-Mocci nel F12-F13-F25-F26-F27, e poi negli ultimi tornei F31 fino a F37, la coppia tutta sarda Mocci-Binaghi più Asara (che ha giocato con un non sardo, Galli) nel torneo F31, la coppia tutta sarda Binaghi-Caddeo nel F32, ancora la coppia Binaghi-Caddeo nel F33, il sardo Marco Porcu (con Moncagatto non sardo) nel F36.

Mentre wild card alle gare di qualificazione di singolare erano state date nel 2013 a Coiana e Fois nel F7, a Mocci e Binaghi nel F26 e nel F27. Poi nel 2014 a Fois nel F5, a Fois, Morelli e Porcu nel F6, a Morelli nel F7, F8 e F9, a Binaghi nel F10, F11, F12, F13, a Fois nel F32, a Porcu nel F33, a Binaghi nel F36.

Per partecipare ai più recenti tornei di doppio Mazzella non avrebbe più avuto la necessità di una wild card (ora ha punti Atp). Quando quella necessità l’aveva avuta (11 volte) l’aveva richiesta (sempre per scritto) ma non l’aveva mai ottenuta.

Insomma Binaghi junior, sia per una wild card per le “quali” di diversi tornei di singolare nonché per il main draw del doppio, non ha davvero avuto i suoi stessi problemi.

È chiaro che Binaghi junior, in tutta questa storia, non ha la benché minima colpa. È un bravissimo ragazzo. E poi è giovane, pare anche giusto incoraggiarlo (sebbene subire tante pesanti sconfitte potrebbe risultare alla fine controproducente: ma questi non sono affari miei). Ed è una colpa lieve, lievissima direi, anche (per lui e Mocci) il non aver rispettato la regola ITF che obbliga i partner di doppio ad indossare magliette dello stesso colore. Si tratta infatti di una regola che trovo francamente esagerata per questi livelli. Ma al Forte Village a più di un giocatore è stato cortesemente invitato a sostituire la maglietta non regolamentare. A lui e Mocci no. Le regole, nel nostro Paese, non sono quasi mai uguali per tutti.

Il circuito organizzato al Forte Village di Santa Margherita di Pula, fortemente sponsorizzato dalla FIT (che vi ha organizzato anche una riunione di consiglio in alta stagione dopo che il Forte Village aveva gestito il servizio di catering al Foro Italico durante gli Internazionali d’Italia) non è stato un successo. Tutt’altro, a giudicare dai risultati. Non solo gli ultimi Futures dell’anno sono stati cancellati, ma l’anno prossimo il circuito non ci sarà più. D’altra parte era folle pensare che giocatori di Futures, tornei dai premi inevitabilmente modesti, potessero alloggiare al Forte Village che pure praticava prezzi “stracciati” (80 euro al giorno) rispetto a quelli consueti da resort a 7 stelle. I giocatori optavano per camere a pagamento in famiglie abitanti nei pressi. L’eco mediatico di questi tornei è stato vicino allo zero, com’era facilmente prevedibile. Così come per la Serie A, altro fallimento in termini di comunicazione sui media.

Lorenzo Giannuzzi, direttore generale del Forte Village – sempre riconfermato dalle diverse proprietà succedutesi in 15 anni – con il business “Fit – Circuito Futures” non ha ottenuto i risultati di altre brillanti operazioni e ha deciso di lasciar perdere.

Considerazioni economiche a parte intanto il presidente FIT Binaghi ha chiesto ancora per il penultimo torneo del circuito, ottenendola, una wild card per il figlio.

Non lo ha dissuaso dal farlo neppure l’articolo pubblicato l’altro giorno su questo sito, dal titolo “Quei silenzi sul presidente delle banane. Senza ritegno anche il tennis“. Al suo posto non l’avrei fatto, ma d’altra parte io non avrei mai neppure nominato mio zio presidente di Supertennis, la tv nella quale la FIT riversa milioni e milioni di euro ogni anno – oltre 5 nel 2013 – neppure se mio zio fosse stato un genio nella gestione delle tv e l’avesse fatto gratis o a pagamento. Questione di opportunità e di stile.

Binaghi junior sabato ha perso da tal Andrea Sonato – un ragazzo del ’95 – 6-2 6-2. Nel precedente torneo, F36, aveva perso da Francesco Ferrari, classe ’97, 6-1, 6-1.

Perchè “aiuta” ottenere una wild card, al di là dell’esperienza che si fa? Perchè si risparmia tempo e denaro (per l’alloggio e/o i trasferimenti). Chi abita a Cagliari evita come minimo un viaggetto di 35 km avanti e indietro da Cagliari a Santa Margherita (70 km in tutto circa) per presenziare all’obbligatorio “check-in” necessario ad iscriversi al venerdì, vigilia delle “quali” che cominciano il sabato. Chi sta più lontano, ad esempio Mazzella (Dorgali-Cala Gonone, 230 km circa da Santa Margherita) risparmia di più, soprattutto se ottiene la wild card del main-draw (torneo che inizia il lunedì), perchè non ha bisogno di dormire fuori casa dal venerdì per disputare le “quali”.

Il punto è che se Binaghi junior la chiede, per un tabellone come per un altro, la ottiene. E così, almeno per il doppio, la ottengono anche altri giocatori sardi peggio classificati di Mazzella, che invece non la ottiene mai.

Papà Mazzella, maestro di tennis del Sardinia Tennis ha evidentemente qualche imperdonabile “colpa” agli occhi di Angelo Binaghi, sebbene non ci abbia mai avuto rapporti personali diretti.

Nessuno sa, tantomeno il padre che anzi amerebbe venirne a conoscenza, se il “peccato originale” sia in qualche modo collegato a contatti un tempo intercorsi fra il TC Cagliari – club nel quali la famiglia Binaghi non figura ufficialmente nella dirigenza, tuttavia ha indiscutibilmente un importante “peso politico” – e il giovane Mazzella quando avrebbe potuto tesserarvisi e non lo fece. O se tale “peccato” possa invece essere collegato a quando Manuel si allenava da Alberto Castellani in Umbria, coach internazionale ATP e presidente della GPTCA ma non più maestro Fit per aver scelto polemicamente tanti anni fa di rinunciare alla tessera FIT. Qui si entra però nel campo delle ipotesi che non potranno mai essere provate e anche l’amicizia di Mazzella con un “contestatore” storico di Binaghi, Claudio Pistolesi, forse è un altro “peccato”, ma sono soltanto vox populi. È un fatto certificato invece che il Sardinia Club (club affiliato Fit da 20 anni) ha subito una multa di 400 euro, e il maestro Alberto Mazzella di 200 euro, per aver tenuto nel 2010 e nel 2011 due corsi di tecnica tennistica con Alberto Castellani. La motivazione? Castellani non è maestro FIT.

Che sia per un motivo o per l’altro, o per tutti insieme, o per altri ancora, fatto sta che – obbligato dalle mancate wild card a giocare sempre le qualificazioni (3 notti in più di spese) – il miglior giocatore sardo è costretto a scegliere (a maggio come a giugno) fra due opzioni: giocare per il suo circolo, il Margine Rosso di Quartu S.Elena, le gare del campionato a squadre di serie B oppure trasferirsi a Santa Margherita per le “quali”. Sceglie la prima opzione, c’è un rapporto economico con il circolo di Quartu S.Elena, lui è il n.1, se non giocasse tutti gli altri “scalerebbero”, tutti i risultati della squadra ne verrebbero compromessi. Ah, verrebbe da pensare a noi maligni di professione: chissà se sarebbe accaduta la stessa cosa se Mazzella avesse giocato per il Tennis Cagliari? Ma non lo sapremo mai.

A lungo, comunque, Manuel Mazzella non si è dato per vinto, anche se ha capito l’antifona, ed ha insistito per avere le wild card. Era arrivato a sollecitare anche il presidente del comitato regionale sardo, Antonello Montaldo, fedelissimo del presidente Binaghi. Ma senza risultato.

Le wild card sono quattro per i Futures. In genere, ma non sempre, due vengono gestite dalla Fit e le altre due dagli organizzatori (che hanno fatto sapere di voler dare priorità a stranieri e a chi prenota l’alloggio al Forte Village). C’è assoluta ed illimitata discrezionalità. Tant’è che la wild card la ottengono giocatori peggio classificati di Mazzella, anche alcuni che non alloggiano a Forte Village, anche non stranieri, anche classificati meno bene di Mazzella. La ottengono da Fit come dagli organizzatori, senza spiegazioni di sorta. C’è chi ha più influenza e chi non ne ha alcuna.

Così Mazzella, che pure la wild card al torneo di Piombino 2013 l’aveva avuta quando Eduardo Infantino era il responsabile FIT anche di questo settore – ed aveva passato anche un turno o due -, non riuscirà mai a “ri-conquistarla” nella sua Sardegna.

Mentre Binaghi junior per il doppio l’ha avuta anche per il main-draw, lui no. Ha superato più volte le “quali”, dimostrando così di avere un livello tecnico sufficiente a partecipare al main-draw. Non c’è dunque una ragione tecnica. Non sarà mica una questione politica o semi-personale per qualche misterioso motivo?

Nessuno sarà mai così fesso da ammetterlo. Ma chi non è fesso intuirà certamente che chi potrebbe intervenire, per qualche motivo ad oggi misterioso, preferisce non farlo. Qualcuno dei silenziosi consiglieri FIT oserà mai aprir bocca, dire la sua, per suggerire al presidente che certe figure sarebbe molto meglio non farle?

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Editoriali del Direttore

Ad arte la recente modifica dei punti ATP in funzione Federer? Regalata la super-classifica oltre i 41 anni?

Il Covid e le sue “varianti” tennistiche made in ATP fanno discutere e malignare chi ci rimette e non crede alla buona fede. Fra questi Pospisil, Djokovic, Isner e tennisti USA. Per Musetti e Alcaraz il Paradiso può attendere. O no?

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IL COVID non ci dà tregua, le sue varianti neppure. Sono certamente molto meno importanti e dolorose le varianti che l’ATP in questo lungo e triste periodo ci ha fatto piombare addosso più o meno all’improvviso. Manco a dirlo hanno creato un certo trambusto, non poche polemiche e lamentationes da parte dei giocatori che da esse si sentono penalizzati. Non sono pochi se si pensa che a reputarsi tali sono in pratica tutti quelli che sono fuori dai primi 100 del mondo!

MUSETTI E ALCARAZ, IL PARADISO PUO’ ATTENDERE

Eh sì, prima di entrare nel merito e discutere insieme se ciò possa essere giusto o meno, beh…il Paradiso può attendere. Così come il ricambio generazionale. Anche ragazzi super-promettenti, tipo il nostro Musetti (116 ATP), ma anche lo spagnolo Alcaraz (131 ATP), sembrano destinati a soffrire più del previsto per entrare nell’Empireo, nell’élite del tennis. Fino a una settimana fa sembrava meno difficile, le prospettive erano più rosee.

 

Il mondo del tennis si divide fra chi pensa che ciò sia giusto e chi invece lo trova profondamente ingiusto.Vedremo se avrete la pazienza di leggermi ancora, come Vasek Pospisil, e di sicuro il suo “compare” Novak Djokovic, appartengano certamente alla seconda schiera.

È probabile che appartenga invece alla prima, anche se hanno avuto per ora il buon gusto di non pronunciarsi, quella ricca dozzina di giocatori, fra i quali Lopez, Kyrgios, Fognini e anche sua Maestà Roger Federer e pure Rafa Nadal – da sempre fautore di una classifica imperniata su due anni di attività anziché uno solo – che invece quelle varianti le dovrebbero benedire.

LE VOCI MALIGNE SI RINCORRONO (per Federer e Nadal)

Ve lo anticipo qui prima di sviluppare l’ostico tema: c’è perfino qualche malignetto che insinua che… ”se è stato aiutato Roger Federer a restare a galla fino ai 41 anni compiuti, beh non è stato per nulla casuale! Idem Nadal…”. Non sono uno dei malignetti, tuttavia le voci in tal senso sono state così tante che mi sono sentito in dovere di riportarle e anche di farci (con pochi scrupoli…) il titolo. Da reo confesso dico: grazie a questo titolo i lettori dovrebbero leggere anche il resto che, almeno spero, credo meriti perché riflette un momento di particolare tensione nel microcosmo tennistico.  

In effetti Roger il Magnifico che torna a esibirsi a Doha proprio questa settimana potrebbe invece non giocare più oppure perdere anche tutte le partite fino all’agosto 2022 e, sebbene non abbia giocato neppure un match negli ultimi 14 mesi, resterebbe ampiamente tra i top-100 del mondo, in barba a chi avrebbe voluto inserirsi al suo posto.

Insomma, il celebre detto di Giulio Andreotti, “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, sono in parecchi ad averlo attribuito all’ultima “pensata” dell’ATP che del resto non è la sola associazione ad augurarsi l’eternità di Federer.

Come è noto ormai a tutti dopo le varie esternazioni di Novak Djokovic al 50 per cento l’ATP è formata da giocatori professionisti di tennis e per l’altro 50% dagli organizzatori-direttori dei tornei. Indovinate da che parte stanno questi ultimi. Tutti loro, i tournament’s directors, sognano di aver un giorno fra gli iscritti Roger Federer, anche se Roger avesse 45 anni. Mi sa che qualcuno di loro sarebbe pronto a scambiare il proprio 250 ATP per una tappa del Senior ATP Tour pur di averlo! A Torino per le finali ATP noi italiani faremmo carte false, del resto, pur di averlo fra i Magnifici Otto. La vendita dei biglietti, statene certi, si impennerebbe. Idem l’audience televisiva.

RIASSUNTO DELLA MODIFICA ATP PIÙ RECENTE

Avrete letto – e se non lo avete fatto starei per dire peggio per voi!, ma invece vi voglio generosamente dare un’altra opportunità con questo LINK –  l’esauriente, puntualissimo articolo di Tommaso Villa, sulla modifica recentemente comunicata dall’ATP all’ordinario sistema delle classifiche che era già stato modificato una prima volta quando si era concesso ai giocatori di scegliere il miglior bottino di punti fra quanti raccolti in un torneo giocato due volte fra il marzo 2019 (quando tutto, da Indian Wells in poi, si è fermato per cinque mesi) e il marzo 2021. Si lasciavano intatti anche i punti ottenuti nel 2019 in tornei cancellati nel 2020 (come Wimbledon) ed eventualmente in quei tornei che dovessero saltare nel 2021.

La seconda recentissima modifica appena aggiunta dall’ATP permette ai giocatori che difendono punti in questi eventi di mantenere solo il 50% dello score ottenuto nelle edizioni incluse nella fascia temporale considerata (marzo 2019-agosto 2020). Qualcuno ne risulta favorito, qualcuno molto meno.

I 13 FAVORITI DALLA MODIFICA ATP (e non solo loro… c’è forse pure Nadal)

Beh già sapete dall’articolo sopra citato che Feliciano Lopez, Kyrgios, Fognini, Basilashvili, Lajovic, Isner, Querrey, Simon sono quelli che più di altri godranno di questa novità, seguiti in misura minore da Federer, Paire, Monfils, Goffin, Nishikori. Ma anche Rafa Nadal potrebbe giovarsene nell’improbabile caso che nel 2021 perdesse al primo turno (o non giocasse) al Roland Garros: dei 2.000 punti conquistati nel 2020 gliene resterebbero comunque 1.000. A molti degli altri giocatori la cosa appare sospetta: per l’appunto sia Federer, sia Nadal, sono fortemente avversi alla PTPA e il loro appoggio alla politica ATP è importante non solo agli occhi dell’opinione pubblica. Per il momento, un piccolo svantaggio lo spagnolo lo accuserà perché il 15 marzo verrà superato in classifica da Medvedev proprio a seguito dalla scadenza del 50% dei punti di Indian Wells 2019.

Rafa Nadal – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL SORPASSO DI TSITSIPAS A FEDERER

Grazie ai risultati di Rotterdam, e nonostante la sconfitta con Rublev in semifinale, Tsitsipas ha scavalcato Federer ma lo svizzero è ancora n.6 del mondo. Secondo i calcoli puntuali che ha fatto Tommaso Villa, nell’ultimo anno giocato lo svizzero ha comunque fatto una finale e due semifinali Slam (2.640 punti), ha vinto un 1000 (con un’altra finale, quella di Indian Wells, per la quale perderà solo metà dei punti) e tre 500 (3.100 punti).

CHE ASSIST STRAORDINARIO È STATO FATTO A ROGER FEDERER! DEL TUTTO CASUALE?

Ora c’è l’incognita del Federer che riscopriremo a Doha e (forse) Dubai, ma una cosa è certa: le ultime deroghe gli fanno un grandissimo favore. Un premio alla carriera? Non dico che non se lo meriterebbe, però insomma, siamo onesti, non poteva indovinare un periodo migliore per fermarsi, per operarsi due volte al ginocchio – nella sfortuna è stato fortunato – e per “sfruttare” al massimo gli straordinari risultati del 2019.

Fra Miami (dove non giocherà), Madrid, Halle e Wimbledon Roger può contare su almeno 1.440 punti certi, a cui si aggiungono i 1.020 (720 effettivi più 300 congelati) dell’Australian Open e di Indian Wells che resteranno buoni fino al 2022. Questo significa che anche senza giocare terrebbe 2.460 punti, un ruolino da Top 20 mondiale.A quest’ultimo proposito va però precisato a scanso di equivoci: per qualificarsi per le prime finali ATP di Torino contano solo i punti maturati nel 2021. Quindi che Roger si dia da fare se vuole esserci!

Ora va ricordato che tutte queste modifiche di questo periodo eccezionale sono state introdotte perché l’ATP si è sentita di dover mostrare comprensione a chi non si sentiva di ricominciare a viaggiare a pandemia in corso. Ma fino a che punto questa comprensione va giustificata?

UN EQUILIBRIO NON FACILE E CHE NON C’È

Trovare un giusto equilibrio non è sempre facile, ma anche la regolarità di uno sport andrebbe salvaguardata, con il rispetto dei suoi sistemi di classifica e di quanti, soprattutto giovani, si sacrificano per anni per arrivare dove sognano e non sono aiutati dal sistema tennis.

Alludo ai pochi punti assegnati dai challenger rispetto a quelli che chi già si trova fra gli eletti “top-100” raccoglie con maggior facilità anche azzeccando pochi buoni tornei all’anno.

Confesso che al di là dei modi ( e talvolta dai dei tempi) talvolta un tantino sbagliati perchè poco diplomatici usati da Novak Djokovic – forse tentato dal desiderio di conquistarsi un ruolo di leader fra i tennisti meno famosi e fortunati – capisco l’insofferenza di tutti coloro che non sono top-20! Cioè della grande maggioranza dei tennisti, costretti ad un ruolo che sta loro stretto, quello dei comprimari che fanno cornice semi-anonima alle top-star, i nababbi del tennis, cioè di tutti i tennisti che non fanno cassetta e che subiscono le discriminazioni dei direttori di tornei che… sono molto più padroni dell’ATP di quanto lo siano loro.

L’ATP? UN VERO DISASTRO!” SOSTIENE VASEK POSPISIL, IL “COMPAGNO” DI DJOKOVIC

L’ex board-member dell’ATP, il canadese Vasek Pospisil, cui certo non manca personalità, carattere e scilinguagnolo, è stato contattato da diversi tennisti e ha così loro risposto, commentando l’ultima decisione dell’ATP: “Il nostro Tour è un completo disastro adesso. Il solo modo di affrontare questi problemi è avere un’associazione di soli giocatori. Noi stiamo cercando di crearla. L’ATP Tour non farà mai i migliori interessi dei giocatori. Il circuito è controllato dal potere dei tornei. I nostri dirigenti sono condizionati da questi poteri maggiori, come l’IMG (proprietario del torneo di Miami e di diritti tv di una discreta quantità di tornei) e i Masters 1000. Il circuito è nelle mani di chi lo controlla e manipola. Dobbiamo guardarci l’uno con l’altro e sarà la PTPA l’inizio di una nuova storia. È difficile immaginare il cammino verso una soluzione positiva senza di essa”.

Vasek Pospisil – Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

L’ATP CERCA DI CORRERE AI RIPARI OFFRENDO DOLLARI. SONO ELEMOSINE?

L’ATP del Chairman Andrea Gaudenzi, del CEO Massimo Calvelli (che fin qui ha tenuto un profilo più basso di…Draghi, non l’abbiamo ancora mai sentito esporsi), del presidente Kevin Anderson (che ha sostituito il predecessore Djokovic) si è resa perfettamente conto di essere al centro di molte critiche e allora, per guadagnarsi un po’ di credito dopo aver fatto appelli su appelli per cementare l’unità “sindacale” e combattere la PTPA di Djokovic e Pospisil (in ciò sostenuti da Federer e Nadal), sta correndo ai ripari offrendo soldi a compensare le perdite dovute al COVID: 5.040 dollari ai tennisti che nel 2021 affrontino spese di viaggio per i tornei e che nel 2020 abbiano incassato meno di 150.000 di prize money essendo compresi fra il 31° e il 500° posto nel ranking ATP in singolare di fine anno, fra il 1° e il 200° in doppio. Anche i tennisti che avevano il ranking protetto e avessero gareggiato fino al marzo 2019 avranno accesso a questo compenso.

Questo il messaggio inviato ai giocatori: “Siamo contenti di annunciare, come parte degli sforzi di supporto ai giocatori colpiti dalle conseguenze del COVID-19, che l’ATP ha previsto ulteriori contributi alle spese di viaggio dei giocatori nel 2021 attraverso l’ATP Year-End Player Relief”

Altra buona notizia è giunta per i giocatori che erano pronti a giocare un anno fa il torneo di Indian Wells, cancellato all’ultimo momento quando i tennisti avevano già affrontato spese di viaggio e di alloggio. Tutti riceveranno 10.985 dollari: “Informiamo che una compensazione di 10.985 dollari per l’edizione 2020 di Indian Wells sarà presto versata ai giocatori eleggibili, una volta che l’ATP avrà ricevuto i fondi stanziati“.

In precedenza era stato reintrodotto da un gruppo costituito dai quattro Slam e dalla Federazione Internazionale il bonus di 6 milioni di dollari che ATP e WTA dovevano dividersi equamente per distribuirlo ai giocatori in funzione del loro ranking e alla presenza dei quattro Slam. Una volta era previsto per i top-ten, ora ci si augura che lo si distribuisca a quelli che ne hanno più bisogno. Il denaro annusa sempre chi già ce l’ha. Ora il minimo che dovrebbe accadere e che ci si augura accada, è che lo si distribuisca a quelli che ne hanno più bisogno. Per ora però notizie ufficiali riguardo al sistema di distribuzione non sono state rese note.

I RICCHI AMERICANI SEMBRANO DISPOSTI A FAR BARRICATE E BOICOTTARE IL CIRCUITO

Per i più ricchi giocatori americani, da tempo fra i più acerrimi contestatori dell’attuale establishment ATP – Isner e Querrey erano certi solidali con Pospisil e Djokovic – queste “offerte” dell’ATP sono poco più che elemosine in rapporto con le casse ancora floride nonostante il COVID dell’associazione. Soprattutto quando certi tornei, come Miami ad esempio, hanno ridotto il montepremi del 60%. Infatti un discreto gruppo di tennisti sarebbe propenso addirittura a fermarsi per boicottare il circuito fino a che non verranno garantiti premi più alti. “Se non ci ribelliamo mai, saremo costretti sempre a subire le volontà degli organizzatori” dichiarano i più barricadieri… ma scontrandosi con coloro i quali – sudamericani in testa – ritengono di non potersi permettere di incrociare braccia e racchette.

IL MONDO TENNIS STA TIRANDO TROPPO LA CORDA PER MIOPIA?

Insomma, come dicono dalle mie parti toscane, è un periodo in cui c’è parecchio “Bu-Bu”, si bofonchia, si contesta. Il mondo tennis ha sempre protetto di più i top-players che i bottom-players perché come sempre sono i soldi che fanno girare tutto, però – pur tenendo conto delle circostanze del tutto imprevedibili causate dalla pandemia – occorre anche avere una visione che rafforzi la base, dei tornei (challengers e futures) come dei giocatori. Già abbiamo visto come ormai da anni gli ultra trentenni siano tenacemente abbarbicati alle loro posizioni e non abbiano alcuna intenzione di mollarle ai giovani, però il sistema tennis non deve scoraggiare quei giovani dal profondere i loro sforzi.

Sappiamo bene che con il calcio vivono ben sopra i 100.000 euro l’anno di guadagni netti una decina di migliaia di calciatori, mentre nel tennis chi è fuori dai primi 120 fatica a far pari. Da anni. Qualcuno con una visione meno miope dovrebbe farsi carico di arrivare ad allargare almeno a 200-250 professionisti la sostenibilità economica, tenendo presente che ormai salvo pochi fenomeni (Sinner fra quelli, per ora più grazie agli sponsor, che credono nelle sue prospettive, che ai risultati), fino ai 22-23 anni c’è alle spalle una decina di anni in perdita o nella migliore delle ipotesi in pareggio. A tirare troppo la corda alla fine si strappa. Chi sovraintende alla promozione e allo sviluppo del tennis e dei tennisti ha convenienza a che si strappi?

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Editoriali del Direttore

Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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