Halep, la giocatrice che volle farsi campionessa

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Halep, la giocatrice che volle farsi campionessa

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TENNIS AL FEMMINILE – Simona Halep è stata finalista al Masters di Singapore 2014. Passato, presente e futuro di una giocatrice che ha lavorato e sta lavorando come poche su se stessa e sul proprio modo di giocare a tennis. Quanto potrà ancora crescere?

La stagione è agli sgoccioli e per le protagoniste del Masters (Kvitova esclusa, impegnata ancora in Fed Cup) ormai l’anno è finito; si possono cominciare a stilare i primi bilanci.
Sotto questo aspetto il torneo di Singapore ha offerto alcuni spunti interessanti: le delusioni di Sharapova e Kvitova (due vincitrici di Slam 2014), la conferma di Serena e del rilancio di Wozniacki. Oggi però vorrei occuparmi di Simona Halep, finalista domenica, una delle due esordienti insieme a Eugenie Bouchard.
Bouchard e Halep quest’anno hanno avuto in comune l’aver raggiunto per la prima volta alcuni obiettivi importanti per la carriera di una tennista: l’ingresso in top ten, il raggiungimento di una finale Slam e, appunto, l’accesso al Masters.

Ma se la ventenne Genie non è riuscita a confermarsi ad alti livelli (unica a non vincere nemmeno una partita, anzi nemmeno un set), la ventiduenne Simona ha saputo reggere molto meglio il confronto con le migliori.
I due match contro Serena
terminati entrambi con un punteggio nettissimo, ma con vincitrice opposta hanno contribuito a far emergere opinioni diverse sul valore di Halep e sulle sue possibilità future. E’ una prossima vincitrice Slam o solamente una solida giocatrice di alta classifica?

 

Di solito leggo i commenti che compaiono dopo le partite, con i giudizi dei lettori di Ubitennis. E quasi sempre la cosa che più mi sorprende è la convinzione che viene espressa nella valutazioni; notevole sicurezza sul futuro di questa o quella giocatrice.  Spesso capita che accanto a un post che preannuncia successi ce ne sia un altro, altrettanto sicuro, di segno opposto.
Per quanto mi riguarda il più delle volte sono pieno di dubbi. Nel caso di Simona Halep, se possibile, questa mia incertezza è ancora più accentuata; lo è al punto tale che mi sono chiesto se ci potesse essere una ragione particolare. Ci ho ragionato e credo di averla trovata. Per spiegarlo, però, devo partire un po’ da lontano.

Sappiamo che la carriera di Halep ha avuto una svolta repentina. Prima del torneo di Roma 2013 era una “qualunque” giocatrice del circuito: stazionava attorno al numero 60 del ranking: al suo livello sembravano esserci potenzialmente molte tenniste. Ma dopo la semifinale raggiunta a Roma (partendo dalle qualificazioni) è cominciata una escalation straordinaria che l’ha portata fino al numero 2 della classifica in un solo anno.
Apro una parentesi: quando parlo di giocatrice “qualunque” il giudizio va contestualizzato: essere sessanta al mondo è comunque un risultato notevolissimo e credo che questo non vada mai dimenticato; però rispetto alle migliori il gap è innegabile. Invece Halep improvvisamente ha compiuto un enorme salto di qualità che l’ha proiettata in una dimensione del tutto differente.

Normalmente i segni di una tale crescita si intuiscono abbastanza presto, e le grandi potenzialità si individuano nelle prime stagioni di carriera. Invece Simona è stata la numero due di Romania (dietro Sorana Cirstea) per parecchio tempo. Per due anni e mezzo (dai primi mesi 2011 fino a luglio 2013) ha veleggiato tra la 45ma e la 65maposizione. In quel periodo avevo avuto diverse occasioni di seguirla e mi ero fatto un’idea del suo modo di giocare e anche del suo carattere. E confesso che tra le tante giovani con margini di crescita (Simona era pur sempre una campionessa del Roland Garros junior 2008) non mi era sembrata quella con maggior possibilità di successo.

Il suo progresso non è stato precoce, però nemmeno particolarmente ritardato. Nella classifica attuale sette giocatrici sono entrate per la prima volta in top ten più giovani di Halep, ma due (Li e Kerber) ci sono riuscite in età ben più avanzata:

tabella 1- corretta

Ecco, questa è la premessa necessaria per spiegare le mie incertezze: l’averla seguita da diversi anni, avere abbozzato un giudizio su di lei e averla invece ritrovata così profondamente cambiata oggi, in modo davvero straordinario.

In compenso tra tanti dubbi una convinzione me la sono fatta: raramente ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad una giocatrice capace di lavorare così profondamente su se stessa.
Si ricorda sempre a questo proposito l’operazione di riduzione al seno, un segnale significativo della sua mentalità. Però a questo vorrei aggiungere almeno altri due aspetti altrettanto evidenti: il cambio di allenatore al termine della stagione scorsa, e la trasformazione del suo modo di stare in campo.

– Primo aspetto
Cambiare allenatore dopo aver vinto sei tornei in pochi mesi sembra piuttosto azzardato. Halep aveva dichiarato di volerlo fare per migliorare ancora di più. Al momento avevo pensato che fosse una dichiarazione di circostanza e che ci potessero essere ragioni personali o private dietro la decisione; oggi però non trovo più del tutto impossibile che davvero Simona ritenesse che per fare un ulteriore salto di qualità fosse utile una nuova collaborazione tecnica; probabilmente più internazionale, come poi in effetti è accaduto.
E negli ultimi tempi forse anche grazie al nuovo coach (il belga Wim Fissette) si sono visti miglioramenti in battuta, che in molte partite è diventata un’arma importante. Resta da capire se sia un progresso del tutto consolidato oppure no: per esempio nel match di finale contro Serena il servizio è stato piuttosto incerto. Così come il dritto, colpo efficace ma più falloso nei passaggi difficili dei match.

– Secondo aspetto
Non meno sorprendente, almeno per quanto mi riguarda, il cambio di atteggiamento in campo.
Nei primi anni di circuito l’impressione che avevo ricavato di Simona non era quella di una giocatrice che si potrebbe definire “fredda”
. Il comportamento durante i match non era distaccato, ma al contrario a me era sembrato “caldo”: le sue partite spesso erano determinate da ondate di euforia o di depressione; e il rendimento ne risentiva di conseguenza. Nei momenti positivi era capace di ottimo tennis, coraggio, grinta. Nei momenti negativi si spegneva, non solo sul piano tecnico ma anche nella convinzione e nella voglia di lottare. E ben difficilmente i suoi atteggiamenti (il cosiddetto “body language”) riuscivano a dissimulare i diversi stati d’animo che la attraversavano.

Oggi la Halep vincente, capace di entrare nell’élite del tennis mondiale, appare molto più stabile, controllata. Alcuni gesti di disappunto nei momenti negativi, ma davvero poca cosa rispetto a qualche anno fa.
Però di solito se c’è una parte davvero difficile da modificare, questa è proprio il carattere. Tanto che la domanda che mi viene da fare è questa: fino a che punto è possibile cambiare la propria indole?
Certo, apparire freddi agli occhi dell’avversaria, come ad esempio faceva Chris Evert, costituisce un vantaggio. Ma lo è anche se richiede uno sforzo straordinariamente profondo di autocontrollo?

Il comportamento ideale non potrebbe essere troppo lontano dall’autentico modo di essere di Simona? In fondo quest’anno Serena Williams è stata sconfitta due volte da Alizè Cornet, una giocatrice che appare molto lontana dal prototipo di tennista fredda e imperturbabile.

Due storici giocatori “freddi”, come appunto Evert ma anche Bjorn Borg, hanno raccontato come agli inizi i loro atteggiamenti in campo fossero diversi. Però il cambio di comportamento era avvenuto da bambini, quando la personalità è in formazione. Simona invece sta cercando di cambiare in età adulta, da ventenne.
Questo modo di Halep di lavorare su di sé sotto tutti gli aspetti a me appare davvero eccezionale, tanto da suscitarmi sensazioni contraddittorie: è un segno di grande umiltà o di grande presunzione? O in questi casi i due estremi si toccano?

Credo che da fuori sia impossibile avere certezze su argomenti di questo tipo; non penso di poter fare altro che esporre le mie sensazioni, che potrebbero anche essere molto imprecise, se non addirittura sbagliate. Ma dei giocatori vediamo solo il momento della partita, e quindi soltanto attraverso quei momenti possiamo provare a ragionare.

Per cercare di darmi risposte ho provato anche a riconsiderare ciò che è accaduto in campo nei momenti decisivi delle grandi finali, le partite che più mettono alla prova le caratteristiche dei giocatori, nei loro punti di forza ma anche nelle loro fragilità. E anche in questo caso mi pare difficile trovare risposte definitive. Nella finale del Masters le cose sono andate male: molti aspetti del suo gioco (servizio, dritto, convinzione nei propri mezzi) sono sembrati vacillare in modo grave, a mio avviso anche al di là del valore della sua avversaria. Nella finale del Roland Garros Halep è stata protagonista di una match piuttosto positivo; non completamente positivo perché si tratta pur sempre di una sconfitta, in cui le maggiori titubanze sono emerse proprio nel set decisivo; ma in fondo in quel caso era una esordiente assoluta.

E’ vero che altre giocatrici, come Azarenka e Kvitova, alla loro prima finale Slam sono state capaci di sconfiggere la stessa giocatrice (Maria Sharapova) in due soli set, ma ognuno ha i propri tempi di maturazione; e forse anche il talento naturale non è lo stesso.
E aggiungiamoci pure i differenti mezzi fisici di partenza, che nel tennis attuale non sono aspetto da poco. Con il suo metro e 68 di altezza (secondo la scheda WTA, che a me pare un po’ generosa) Halep non è nata con una corporatura ideale per generare potenza e per servire particolarmente bene.

Ma siccome ormai mi sono convinto che Simona disponga di una volontà di applicazione e di trasformazione su di sé al di fuori della media, non me la sento di confinarla definitivamente ad un livello inferiore. E’ un errore che avevo già fatto prima di Roma 2013, vorrei evitare di ripeterlo un’altra volta. E poi Justine Henin non era più alta di lei, quindi il dato fisico di per sé non è sufficiente per limitare le sue ambizioni.
Nel 2014 i grandi tornei (Slam e Masters) sono tutti stati vinti da giocatrici già titolate e quindi negli albi d’oro nessun nome nuovo è stato scritto. Tra le pretendenti Simona ha fatto un ulteriore passo avanti rispetto al 2013 proprio nel rendimento in quei tornei; manca poco per il progresso determinante, che però è il più difficile. Riuscirà Halep a compierlo nel 2015? O quello che ha ottenuto da se stessa è già il massimo possibile?

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WTA, chi migliorerà nel 2022?

Scommesse vecchie e nuove di inizio anno: come sono andate e come andranno le cose nel ranking femminile? Ecco quali spostamenti ho indovinato, quali ho sbagliato, e quali ipotizzo per il futuro

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Clara Tauson (Photo by Alexandre Hergott/Open 6ème Sens - Métropole de Lyon)

Avvertenza: La questione Djokovic, esplosa proprio martedì scorso, ha prodotto come conseguenza anche il rinvio di questa rubrica. Per questo esce oggi l’articolo preparato per il 4 gennaio. Visti i contenuti trattati, mi preme sottolineare che l’articolo non ha subìto alcun cambiamento. Significa cioè che tutte le analisi e i pronostici che leggerete sono precedenti alle partite svolte in questo inizio di 2022. Lo segnalo per dovere di correttezza nei confronti dei lettori.

È terminato il 2021 e comincia in questi giorni la stagione 2022. È il momento di chiudere i bilanci con il passato e dedicarsi al futuro. Quest’anno però oltre al solito tentativo di previsione sulla nuova stagione (che troverete da pagina 3) ho deciso di recuperare un articolo scritto ventiquattro mesi fa. Può sembrare una stravaganza, ma ci sono buoni motivi. Facciamo qualche passo indietro.

Il 7 gennaio 2020 era uscito un pezzo che presentava una serie di previsioni. Non era la prima volta che lo scrivevo, sempre con lo stesso criterio: provare a individuare all’interno delle prime 100 giocatrici del mondo chi avrebbe concluso la stagione con un progresso in classifica. Quel primo articolo, naturalmente, ne sottintendeva anche un secondo alla fine della stagione per verificare l’esito delle previsioni.

 

Poi però nel marzo 2020 la pandemia aveva bloccato i tornei, il Tour era stato gravemente menomato e, in sovrappiù WTA aveva modificato i criteri di calcolo della classifica. Per questi motivi ritenevo le regole del gioco troppo alterate per considerare la “scommessa” ancora valida. Ne ero così convinto che non sono più nemmeno andato a controllare i 14 nomi su cui avevo puntato per scoprire se, come previsore, ne sarei uscito bene o male. Tutto annullato.

Qualche giorno fa, però, mi è tornata in mente quella scommessa e mi sono detto che forse poteva avere un senso fare il controllo riferendosi a quanto accaduto nel 2021. Certo, sappiamo che anche nel 2021 non è stato proprio tutto normale, ma in fondo si tratta semplicemente di verificare le scelte di allora basandosi sui risultati dell’anno successivo. Una variazione che mi sembra più accettabile.

Una volta decisa la verifica, ho pensato di indicare per completezza anche la posizione alla fine del 2020. Ma, lo ripeto, il mio riferimento è quello di fine 2021. Ecco la lista dei 14 nomi secondo l’ordine dell’articolo originario di due anni fa.

Camila Giorgi
ranking di riferimento (fine 2019): n°100
ranking 2020: 75
ranking 2021: 34
Differenza: +66
Camila Giorgi è una giocatrice molto seguita dagli appassionati italiani: non è necessario entrare nel dettaglio dei suoi risultati. Su tutti rimane la vittoria nel WTA 1000 di Montreal 2021, che le ha permesso di riavvicinarsi alle prime 30 del mondo. Direi che come scommessa non era molto rischiosa, visto il ranking di partenza.

Jasmine Paolini
ranking di riferimento (fine 2019): 96
ranking 2020: 96
ranking 2021: 53
Differenza: +43
Per Paolini le cose non erano scontate come per Giorgi, ma secondo me si intuiva che Jasmine stava trovando il modo giusto di affrontare il livello WTA. Nel 2020, forse a causa della programmazione spezzettata dalla pandemia, non era riuscita a ingranare. La crescita di rendimento del 2021 è stata però evidente, coronata dalla vittoria a Portorose (primo titolo WTA della carriera).

Anastasia Potapova
ranking di riferimento (fine 2019): 92
ranking 2020: 100
ranking 2021: 69
Differenza: +23
Potapova aveva avuto un 2020 tribolatissimo, visto che dopo la pandemia non era più scesa in campo. Prima lo stop delle competizioni, poi la decisione di operarsi alla caviglia che l’ha tenuta ferma sino al mese di dicembre. Se a fine 2020 non è crollata nel ranking è stato grazie alla introduzione delle nuove regole che le hanno permesso di tenere validi molti punti del 2019.

Tecnicamente più attendibile la stagione 2021. Senza acuti particolari (3 quarti di finale come massimo), ma sufficienti per un progresso di oltre 20 posizioni. Neanche male per una giocatrice che ha compiuto vent’anni solo qualche mese fa.

Christina McHale
ranking di riferimento (fine 2019): 88
ranking 2020: 80
ranking 2021: 158
Differenza: -70
Tredici successi nel 2020, stagione in cui si è potuto giocare meno del solito, appena 8 successi (con 22 sconfitte) nel 2021, quando il Tour si è riavvicinato alla normalità. In sostanza la stagione negativa che ha vissuto Christina McHale condanna senza appello la mia previsione.

Taylor Townsend
ranking di riferimento (fine 2019): 81
ranking 2020: 89
ranking 2021: 293
Differenza: -212
La pandemia e la maternità; la somma di questi due fattori spiegano l’attuale classifica di Taylor Townsend. Direi che nel suo caso le vicende extra tennistiche hanno influito in modo così determinante da rendere la scommessa senza riferimenti tecnici. Nel 2020, una volta scoppiata la pandemia, Townsend aveva preferito non uscire dagli Stati Uniti. E questo non sorprende, visto che già in passato aveva anteposto ad alcuni impegni nel Tour la partecipazione a manifestazioni nazionali, come il World Team Tennis.

Poi però è stata la maternità a fermare le sue competizioni. Di fatto, dal marzo 2020 Townsend ha disputato solo due partite valide per conquistare punti WTA (entrambe perse): il primo turno di qualificazione a Cincinnati 2020 e il primo turno allo US Open 2020.

Coco Gauff
ranking di riferimento (fine 2019): 68
ranking 2020: 48
ranking 2021: 22
Differenza: +46
Alla fine del 2019 Coco Gauff era reduce dal primo successo in un torneo WTA, a Linz, a nemmeno 16 anni. Il dubbio che la circondava non era tanto sulle potenzialità fisico-tecniche quanto piuttosto sui rischi determinati dalla precocità. A oggi però sembra essere stata brava a reggere le pressioni, tanto che nel settembre scorso per alcune settimane è stata anche Top 20.

Iga Swiatek
ranking di riferimento (fine 2019): 60
ranking 2020: 17
ranking 2021: 9
Differenza: +51
Non c’è bisogno di dire molto su Iga Swiatek. Numeri e risultati parlano per lei: uno Slam vinto già nel 2020 e l’ingresso in Top 10 nel 2021.

a pagina 2: Le altre sette giocatrici scelte due anni fa

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WTA Hot Shots! (12) + 12 punti memorabili del 2021

Seconda parte dell’articolo dedicato ad alcuni grandi scambi della stagione 2021, con protagoniste attese ma anche sorprendenti

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Laura Siegemund - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Ultimo articolo della rubrica del martedì per il 2021, dedicato alla seconda parte della carrellata dei migliori punti della stagione. Come ho già spiegato la scorsa settimana, la scelta di partenza è stata quella di dividere i punti in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Dopo la prima parte riservata ai singoli colpi (vedi QUI), nella seconda ci concentriamo sui grandi scambi.

Ribadisco che non c’è alcuna pretesa di completezza né tanto meno di oggettività. Si tratta di un semplice svago, basato su scelte del tutto opinabili: una scusa per continuare a parlare di tennis anche quando le competizioni sono ferme. Per dare più pepe al gioco, ho deciso di mettere i punti in ordine da 12 a 1, ma confesso che non sono stato molto a riflettere sulle posizioni. Via dunque alla carrellata dedicata ai dodici scambi del 2021.

12. Karolina Pliskova e Viktorija Golubic
(QF Wimbledon, Pliskova b. Golubic 6-2, 6-2)
Cominciamo la rassegna con due punti (posizione 12 e posizione 11) che vedono protagonista Karolina Pliskova, che dopo un avvio di 2021 opaco ha progressivamente ritrovato la forma, sbocciando con il suo tennis migliore a Wimbledon.

 

Qui siamo nei quarti di finale contro una delle sorprese del torneo, Viktorija Golubic, e dallo scambio capiamo i motivi che hanno permesso a Karolina di arrivare in finale ai Championships. Infatti alle sue riconosciute doti di attaccante aggiunge alto rendimento in ambiti che non sono propriamente il suo forte: mobilità e recuperi difensivi. E così prima salva in allungo di dritto, poi di rovescio, per concludere con l’ultima perla rappresentata da un rovescio in avanzamento.

11. Karolina Pliskova e Sara Sorribes Tormo
(QF Montreal, Pliskova b. Sorribes Tormo 6-4, 6-0)
Il secondo set vinto 6-0 contro Sorribes Tormo a Montreal è stato forse il set migliore disputato da Pliskova in tutto il 2021. Ricordo che in quel momento Sorribes era in un periodo di grande condizione (qualche giorno prima a Tokyo aveva sconfitto la numero 1 Barty), ed era capace di offrire tennis di contenimento di alto livello. Tanto che spesso provocava alle sue avversarie dei “fuori giri” offensivi, causate dalla frustrazione che le coglieva di fronte alla impossibilità di sfondare il muro difensivo eretto dalla giocatrice spagnola.

Ecco, dare 6-0 a quella Sorribes significava raggiungere livelli di gioco eccezionali. E in un certo senso il punto proposto lo dimostra: nel corso dello scambio Karolina non riesce a sfondare in avvio, e anzi deve a sua volta impegnarsi in difesa, prima di trovare finalmente il colpo definitivo.

10. Daria Kasatkina e Jelena Ostapenko
(QF Eastbourne, Ostapenko b. Kasatkina 1-6, 7-5, 6-2)
Daria Kasatkina e Jelena Ostapenko sono due delle rappresentanti della generazione del 1997 che qualche anno fa si era messa in luce per la precocità ad alti livelli. Ancora teenager, per esempio, erano state protagoniste sulla terra di Charleston 2017 di una delle più giovani finali della recente WTA.

Nel 2021 Daria e Jelena si sono incontrate due volte, sempre sull’erba e ha sempre vinto Ostapenko, anche se al termine di partite tirate. Qui siamo a Eastbourne, poi si ritroveranno a Wimbledon e il match finirà 6-1, 3-6, 8-6. Il punto in questione è interessante perché si gioca tutto (o quasi) sulla diagonale sinistra. Ostapenko prova diverse soluzioni per sfondare: rovesci di pesantezza e angoli differenti, ma anche un dritto anomalo e perfino un dropshot. Ma Kasatkina riesce sempre a replicare, concludendo il punto con un cambio di direzione di assoluta accuratezza.

9. Mihaela Buzarnescu e Serena Williams
(2T Roland Garros, Williams b. Buzarnescu 6-3, 5-7, 6-1)
I prossimi due punti sono scelti dallo stesso match, disputato al Roland Garros fra due tenniste molto esperte: Serena Williams 39 anni e Mihaela Buzarnescu, 33 anni. Dopo l’infortunio subito nel 2018 alla caviglia, Buzarnescu non è più riuscita a recuperare la continuità ad alti livelli esibita in quella straordinaria stagione. Ma questo non significa che non sappia ancora oggi dimostrare tutte le sue qualità tecniche.

In questo scambio siamo nel secondo set, con Serena all’attacco e Mihaela in difesa, che sfodera una serie di recuperi eccezionali. La chiave del punto è la lettura anticipata dei contropiede. Deliziosi per sensibilità del braccio i due colpi a fine scambio.

8. Serena Williams e Mihaela Buzarnescu
(2T Roland Garros, Williams b. Buzarnescu 6-3, 5-7, 6-1)
Stesse protagoniste e stesso match della posizione numero 9, ma qui il punto è forse ancora più spettacolare. Siamo nel terzo set, e lo scambio si dipana con una serie di colpi in cui attacchi e recuperi cambiano più volte l’inerzia della situazione.

Non entro nel dettaglio sui diversi rovesciamenti di fronte, ma alla fine non si può che concordare con l’ammirevole fair play di Buzarnescu, che applaude il colpo definitivo di Serena.

7. Ashleigh Barty e Jil Teichmann
(Fin. Cincinnati, Barty b. Teichmann 6-3 6-1)
Non chiedetemi perché, ma questo è il punto giocato da Barty nel 2021 che mi è rimasto più impresso di tutta la sua stagione. Non so se sia davvero il suo migliore, ma a mio avviso racchiude in pochi secondi tante delle sue qualità tecniche e di tocco. Siamo a Cincinnati, in un match che vede di fronte la testa di serie numero 1 Barty contro la sorpresa Jil Teichmann, che ha raggiunto la finale giocando il miglior tennis della carriera.

E che Jil sia in forma lo si capisce da come riesce a tenere testa a tutte le soluzioni differenti che Ashleigh sviluppa durante lo scambio. Anzi: sembra addirittura avere la meglio quando riesce ad agganciare il dropshot di Barty replicando con un rovescio incrociato (da mancina) strettissimo. E invece Ashleigh è in grado di trovare la soluzione migliore con un dritto eseguito correndo in avanti e, malgrado questo, piazzato alla perfezione. Peccato per la pessima qualità del video, che per lunghi tratti rende la palla invisibile.

a pagina 2: Gli scambi dalla posizione 6 alla 1

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WTA Hot Shots! 12 (+12) punti memorabili del 2021

Prima parte dell’articolo dedicato ad alcuni grandi colpi della stagione 2021, con protagoniste attese ma anche sorprendenti

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Ons Jabeur

Ultimi due articoli dell’anno, dedicati ai migliori punti del 2021. Come già in passato, ho deciso di dividerli in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Penso sia l’unica strada possibile per dare ordine al materiale scelto, perché altrimenti i punti avrebbero caratteristiche così diverse da non essere quasi paragonabili. In alcuni casi la distinzione è difficile, ma ho preferito incorrere in qualche scelta dubbia piuttosto che mischiare situazioni troppo differenti.

Le fonti da cui sono ricavati i punti sono sostanzialmente due: le diverse scelte che si trovano su Internet e i promemoria che prendo io stesso durante l’anno mentre seguo le partite, e che spero rendano la selezione meno scontata. Purtroppo poi non sempre riesco a recuperare i video dei punti individuati, e questo finisce per limitare la presentazione. In ogni caso non ho alcuna pretesa di completezza né tanto meno di oggettività. Si tratta di un semplice svago, basato su scelte del tutto opinabili: una scusa per continuare a parlare di tennis anche quando le competizioni sono ferme.

Per dare più pepe al gioco, ho deciso di mettere i punti in ordine da 12 a 1, ma confesso che non sono stato molto a riflettere sulle posizioni. Cominciamo con i colpi, per gli scambi ci ritroveremo martedì 28 dicembre.

 

12. Harmony Tan
(2T Roland Garros, Vondrousova b. Tan 6-1, 6-3)
Nella selezione degli Hot Shots non può mancare un tweener. Tra tutti quelli della stagione 2021 ho scelto questo perché eseguito dopo una corsa in diagonale, una situazione che rende più difficile mantenere la percezione del campo spalle alla rete. Protagonista Harmony Tan, giocatrice francese ammessa nel tabellone principale del Roland Garros grazie a una wild card. E in un momento di buona forma, altrimenti al primo turno non avrebbe vinto il derby contro la ben più titolata Alizè Cornet.

Veniamo al punto. Tan si trova contro Marketa Vondrousova, che dello schema “dritto incrociato profondo + palla corta di rovescio lungolinea” ha fatto uno degli architravi del suo gioco: una situazione ampiamente codificata del suo modo di stare in campo (vedi QUI). In certe situazioni Marketa non perdona: parte il drop shot e diventa difficile cavarsela. Qui però Tan è molto brava nella doppia corsa avanti-indietro conclusa dal tweener potente e preciso che sorprende tutti, inclusa Vondrousova.

11. Dayana Yastremska
(1T US Open, Kerber b. Yastremska 3-6, 6-4, 7-6)
Immagino i dubbi dei detrattori: Dayana Yastremska è una giocatrice da “o la va o la spacca”, tanto che quando si è affacciata sul circuito proponeva un tennis con tassi di rischio e aggressività mai visti prima. E non era una semplice sensazione, ma un dato confermato dagli statistici.

US Open, match contro Kerber. Lo scambio di per sé è semplicissimo: Yastremska serve a uscire, e non è nemmeno una cattiva battuta; ma Kerber risponde ancora più incrociato con una parabola strettissima che obbliga l’avversaria oltre il corridoio. A questo punto Dayana sa che l’inerzia dello spostamento la spingerà fuori dal campo in modo quasi irreversibile. E allora si inventa una replica di dritto di assoluta precisione: il suo dritto passa fra la il seggiolone del giudice arbitro e il paletto della rete, atterrando esattamente all’incrocio delle righe, imprendibile per chiunque.

a pagina 2: I colpi da 10 a 6

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