Viaggio al Parioli di Roma, dove Magnelli sogna lo scudetto in Serie A1

Interviste

Viaggio al Parioli di Roma, dove Magnelli sogna lo scudetto in Serie A1

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Il Tennis Club Parioli di Roma
 
 

TENNIS INTERVISTE – Il TC Parioli di Roma sfida il Tennis Club Genova per un posto in finale di Serie A1. Un anno fa i romani evitarono la retrocessione solo grazie al doppio di spareggio. Come è stato possibile tutto ciò? Ne parliamo con Vittorio Magnelli, capitano della squadra, e Matteo Fago, giocatore storico del club

Nominare “Parioli” a Roma vuol dire nominare un pezzo di bella vita nella Capitale. Non può essere da meno il Tennis Club Parioli, di fianco a Villa Ada, il Central Park di Roma. Villa Ada divide la Salaria in due: in alto, verso il centro, c’è il quartiere Salario-Trieste, emblema della signorilità residenziale che trova la sua sublimazione in zona Coppedè, nella serie di palazzi progettati dall’omonimo architetto fiorentino, mentre la parte bassa è quella nota come Prati Fiscali, un tempo vero e proprio “Prato della Signoria” (esiste ancora questa via), terre adibite a pascolo del bestiame dei ricchi e oggi quartiere gentrificato grazie all’arrivo della metropolitana B1.

Passata la guardiania che controlla gli accessi al circolo, riservati ai soli soci o ospiti, il colpo d’occhio è puro relax visivo. Varie tonalità di verde si alternato e miscelano al bianco d’ordinanza dei tennisti in campo sui campi in terra rossa. È scritto proprio nello statuto: al Parioli non puoi giocare con la maglietta gialla fluo. Fa caldo, ci sono quasi 20 gradi, si gioca in t-shirt e pantaloncini in questo prolungamento dell’ottobrata romana, mentre in cielo splende il sole, senza nuvole a minacciare il tennis all’aperto. Mi sistemo sulle tribune del campo centrale, il primo dei quattro allineati di fronte alle vetrate a parete piena dei tre piani dell’edificio che ospita ristorante, palestra e spogliatoi. Riconosco subito Matteo Fago. Nato a Ceprano, nel Frusinate, Fago è arrivato ai Parioli grazie a Stefano Pescosolido, un istituzione da queste parti. Ne ha raccolto il testimone quando Pescosolido ha deciso di lavorare per la Federtennis (ora è responsabile degli under 16 italiani). Matteo Fago è cresciuto nel circolo La Vignola di Ceprano, comune del Frusinate circondato dalla boscaglia della macchia locale. Oggi, mentre carica il rovescio a due mani, sullo sfondo ha i pini affusolati di Villa Ada. Non male. Lo guardo mentre fa un set d’allenamento con Potito Starace, tennista che cerca di riprendersi dopo un’annata non gratificante e che il Parioli sta ospitando per prepararsi in vista della trasferta australiana del prossimo gennaio. I due fanno blocchi di quattro game e poi si riposano, uscendo dal campo e refrigerandosi. Vittorio Magnelli, capitano della squadra maschile di serie A1 e direttore tecnico del circolo, dà consigli a Matteo Fago durante i cambi di campo; lo guarda mentre arriva in leggero ritardo sui colpi di Starace, più bravo del 2.1 del Parioli a usare il campo in tutte le sue dimensioni.

 
Fago e Starace si allenano al TC Parioli di Roma

Fago e Starace si allenano al TC Parioli di Roma

I due finiscono il set ed escono dal campo. Magnelli parla con Fago (oggi classificato 2.1 e 865 Atp) mentre in campo entrano Caruso, Bessiré e Valenti, altri membri della squadra che domenica sfiderà proprio il Tennis Park Genova di Potito Starace. Gli assenti sono Dustov (n.128 ATP impegnato nel Challenger ATP di Brescia), Riccardo Grassi e Gianmarco Moroni.

Cammino con Magnelli e Fago verso l’ampio balcone ad angolo ristorante del circolo, al piano alto del fabbricato. Sotto di noi da un lato c’è la piscina scoperta con l’acqua leggermente sporca, dall’altro ci sono i campi da tennis e i prati con l’erba tagliata perfettamente, dove un bambino tira quattro calci ad un pallone con la sua mamma. Magnelli non può sottrarsi a una prima, banale domanda. Gli chiedo come si fa a passare dalla salvezza al doppio di spareggio del 2013 alla vittoria del girone tre e conseguente semifinale del 2014. Lui è onestissimo: “Il regolamento di quest’anno che prevede la presenza in campo di almeno due giocatori fra vivaio e vincolato ci avvantaggia. Tutti i giocatori hanno poi giocato benissimo, e poi, va detto, abbiamo avuto anche un pizzico di fortuna”.

È importante capire la figura di Vittorio Magnelli al Parioli. Ex numero 280 ATP dal fisico ancora statuario, il Capitano della A1 ha avuto anche un passato da coach nel circuito WTA. Matteo Fago gli deve molto, ed è forse per questo che rende molto meglio nei campionati a squadre, quando ad ogni cambio campo vicino a lui in panchina ritrova proprio Magnelli. “Essere presenti in campo è d’aiuto a quei giocatori che non si rendono conto che qualcosa sta cambiando all’interno dei loro match. Matteo ad esempio è uno di questi: magari  sta giocando bene e poi d’improvviso cambia maniera di giocare. Allora io lo riporto sul binario”. Mentre Magnelli parla, Matteo gioca con i lacci della sua felpa con cappuccio e lo ascolta come un figlio ascolterebbe un padre. “Per me oltre che un aiuto dal punto di vista tattico è soprattutto un aiuto psicologico. Si gioca da soli a questo sport, e avere un coach con cui parlare, con cui decidere come affrontare l’avversario è una cosa che mi aiuta molto”. L’allenatore può parlare in Coppa Davis e a ogni fine set del tennis femminile. Sarebbe interessante anche vedere nel maschile, nel circuito, la presenza dell’allenatore in campo. Alcuni giocatori potrebbero giovarsene. Magnelli è ovviamente favorevole: “Di fatto i coach si fanno sentire dalle tribune, con gesti o suggerimenti mirati. I giocatori di prima fascia magari non hanno bisogno di tutto ciò, ma altri sì, e visto che succede sempre perché non permetterlo ufficialmente?”.

Vittorio Magnelli del TC Parioli di Roma (foto C. Giuliani)

Vittorio Magnelli del TC Parioli di Roma (foto C. Giuliani)

Quello che colpisce di questa squadra, è l’organizzazione. Il Tennis Club Parioli di Roma, uno dei circoli più antichi e blasonati della Capitale, affronta il campionato come una provinciale affronterebbe la serie A di calcio. “C’è uno spirito di gruppo che va al di là del tennis” spiega Magnelli. “Ci sono giocatori che ospitano i compagni a casa propria, usano la lavatrice assieme, cenano insieme. Il gruppo è lo stesso da molti anni e Caruso  (che ha sostituito Arnaboldi NdR) si è inserito ottimamente”.

Ritrovarsi in semifinale è un po’ una sorpresa. Non è un mistero – e i trofei FIT per il miglior circolo in base ai risultati di tutte le competizioni sono lì in bacheca a testimoniarlo – che al Parioli puntano molto sui giovani. La vittoria del 2013 è stata la quarta consecutiva. Spiega il direttore tecnico del circolo: “Il nostro obiettivo è stato sempre quello di crescere i giovani e valorizzare i nostri talenti. Matteo è con noi da sempre. Gianmarco Moroni, un altro dei giovani emergenti italiani, il prossimo anno festeggerà addirittura il suo quattordicesimo anno di permanenza nel circolo”. Questa strategia lungimirante pagherà ancora di più il prossimo anno, quando Dustov diventerà anch’egli un “8+”, ovvero potrà essere schierato in formazione essendo tesserato per lo stesso circolo da almeno otto anni. Domando a Magnelli, considerato questo prossimo salto di qualità a costo zero, perché il circolo non investa nell’acquisto di un giocatore per rafforzare ulteriormente la squadra e puntare al tricolore. “Quando dovremo programmare la nuova stagione valuteremo con la dirigenza del circolo questa possibilità”. Gli ricordo che il Parioli non vince la serie A da 72 anni. Il titolo però è passato di recente a Roma, nel 2010, quando a vincerlo furono i rivali dell’Canottieri Aniene. “All’epoca non so neanche se si chiamasse Serie A. Ne è passato di tempo certo”. Intanto, mentre parliamo sul terrazzino del ristorante, c’è una autentica processione di persone che si fermano al tavolo e fanno i complimenti a Magnelli per la semifinale conquistata. Lui stringe le mani mosce dei soci più anziani, elegantissimi, e sorride ringraziando fieramente.

Fago è stato uno dei primi tennisti italiani a profittare di una borsa di studio sportiva negli Stati Uniti. Si è laureato in economia giocando a tennis il campionato NCAA con i Volts, nell’università del Tennessee, vincendo per due volte la Conference. Quest’anno vanta uno straordinario sei su sei in quanto a vittorie su match giocati in serie A1. Gli chiedo delle principali differenze fra i due campionati a squadre. “Giocare a tennis per il college è diverso perché lì si vive assieme, e quindi si gioca, ci si allena e ci si diverte sempre con i compagni di squadra. In Italia una cosa del genere non esiste”. Gli chiedo quindi se si può crescere anche tecnicamente in un ambiente del genere. “Dipende dal college. Il mio mi ha permesso di migliorare, perché i nostri allenatori erano molto preparati dal punto di vista tecnico e avevano voglia di fare bella figura in campionato. Altri college giocano giusto per partecipare”.  Magnelli interviene ricordando la sua esperienza da allenatore nella WTA.Quando girai l’America da coach rimasi impressionato dalle strutture enormi a disposizione dei tennisti. Erano presenti in tutte le città, anche nelle cittadine di provincia. In Italia noi non abbiamo niente del genere. E poi i giocatori americani sono venuti fuori dal college. Ricordo che al torneo di Cincinnati, quando ero al seguito di Stefano Pescosolido nel suo periodo migliore, il suo avversario al primo turno era Todd Martin, una giovane wildcard proveniente dal college. Era solo uno studente (Martin sarebbe diventato numero 4 ATP nel 1999) ma già aveva avuto una possibilità del genere. Ed era pronto, tanto è vero che vinse”.

Matteo Fago del Tennis Club Parioli di Roma

Matteo Fago del Tennis Club Parioli di Roma

Dopo queste divagazioni torniamo alla stretta attualità. Due sono i problemi immediati di Magnelli e quindi del Parioli: Dustov e il tempo. Farrukh Dustov è impegnato nel torneo di Brescia. Dovesse arrivare in finale non sarà della semifinale. Domenica inoltre le previsioni del tempo danno pioggia su Roma. In tal caso, l’incontro si giocherà sul veloce. Chiedo quindi chi si avvantaggerebbe del cambio di superficie. “A me piace giocare sul veloce; in America si giocava solo su campi duri” dice Matteo Fago. Magnelli invece spera di avere a disposizione Dustov. “Il nostro numero uno è giocatore da campi duri, ama giocare sul veloce dove sicuramente potrebbe avvantaggiarsi della superfice contro il numero uno avversario Potito Starace, noto amante del rosso”.

I volti di Magnelli, Fago, e degli altri giocatori del team sono distesi. Puntavano al secondo posto del girone al via della Serie A1, quello che garantisce la salvezza senza passare per le forche caudine dei playoff, e invece è arrivata la vittoria del raggruppamento, con la finale di dicembre ad un passo, seppur impegnativo. È ora di pranzo, e fra qualche ora si torna in campo. “Oggi pomeriggio lavoriamo sul servizio e proviamo un po’ di volée, anche in vista dei doppi” ordina Magnelli a Fago, che ascolta attento. “Ok. Prima vado un po’ in palestra, poi doccia, pranzo e torno in campo”. Al Parioli ci credono.

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Roland Garros, Sonego dopo la vittoria su Sousa: “Ho giocato una delle migliori partite della carriera”

Molto soddisfatto Lorenzo Sonego del terzo turno raggiunto al Roland Garros. “Voglio godermi il momento, se gioco bene posso battere Ruud”

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Un po’ di fortuna e tanta voglia di ricominciare a vincere. Questi sono gli ingredienti che hanno portato Lorenzo Sonego al terzo turno del Roland Garros. Fortuna perché il torinese non doveva essere testa di serie, ma lo è diventato grazie al forfait dell’ultimo minuto di Bautista Agut. Ciò gli ha permesso di evitare giocatori meglio piazzati di lui in classifica nei primi due turni. La fortuna però non può bastare, soprattutto se ci si trova in un momento in cui i risultati stentano ad arrivare. C’è bisogno anche di una grande forza mentale per accantonare le sensazioni negative. È quanto ha fatto Sonego che si è presentato a Parigi venendo da 10 sconfitte nelle ultime 13 partite giocate, di cui tre consecutive negli ultimi tre match prima del Roland Garros (a Roma con Shapovalov i segnali positivi, però, non erano mancati). Lorenzo ha saputo sfruttare il tabellone vincendo prima con Gojowczyk e poi oggi con Joao Sousa: era una partita tutt’altro che scontata, anche perché il portoghese era reduce dalla finale di Ginevra, persa proprio contro il prossimo avversario dell’italiano, Ruud.

Si spiega così l’urlo di liberazione e di gioia di Lorenzo subito dopo aver realizzato il match point. A quell’urlo sono seguite poi le parole in conferenza stampa attraverso cui Sonego ha fatto capire quanto sia importante per lui questa vittoria, anche visto il livello di gioco messo in campo: “E’ stata una partita molto dura. Nel primo parziale ho annullato quattro set point. Ho giocato davvero un buon match con ottima mentalità e intensità. Sono molto contento per come sono riuscito a vincere il primo set”.

La partita credo che sia stata di grande livello, sicuramente una delle migliori giocate nella mia carriera” ha detto Sonego del match giocato con Sousa, confermando quanto dichiarato al giornalista Stefano Semeraro dal suo coach Gipo Arbino, secondo cui questa versione di Lorenzo Sonego è quella migliore mai vista. “Sono soddisfatto dell’atteggiamento tenuto in queste due partite, senza cali di concentrazione. Oggi lui era molto tosto, non ha mai mollato, non è mai calato, sono riuscito a sfruttare le mie occasioni essendo aggressivo e andandomi a prendere le mie occasioni.”

 

A proposito della serie di risultati negativi, Lorenzo ha spiegato cosa sta facendo la differenza rispetto alle settimane precedenti: “Questo è un Grande Slam, c’è bisogno di essere concentrati in ogni momento. E poi mi piace l’atmosfera che si respira qui a Parigi, mi piace giocare qui. La terra è la mia superficie preferita: voglio sempre fare il massimo e ora finalmente ho giocato il mio miglior tennis”.

L’“effetto testa di serie” è però finito. Al prossimo turno dall’altra parte della rete ci sarà un avversario a dir poco ostico: il numero 8 del mondo Casper Ruud, che oggi ha superato agevolmente Ruusuvuori. Per questo in sala stampa era presente anche un giornalista norvegese che gli ha chiesto cosa si aspetta dal prossimo turno: “Non ho mai vinto contro Casper (tre i precedenti vinti dal norvegese, ndr), lo conosco molto bene: è in top 10 da un anno e sulla terra è davvero difficile da battere. Ma ora voglio godermi la vittoria di oggi e so che se darò il mio meglio, potrò vincere la partita”.

Il diritto a sventaglio è il suo colpo migliore – ha poi continuato Lorenzo con la stampa italiana – ha migliorato anche il servizio, che ora è molto fastidioso. Bisogna prendere campo prima di lui, non lasciargli troppo tempo per pensare perché la sua palla è pesante, e bisogna anche stare attenti al lungolinea di rovescio perché lo fa spesso per cambiare la diagonale. Fisicamente lui è fortissimo, poi, quindi è pronto a stare in campo molto a lungo”. Cosa dovrà fare per giocarsela? E’ lo stesso Sonego a rispondere: “servire bene ed essere più aggressivo di oggi per rimanere con i piedi sulla linea di fondo campo”.

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Raducanu e la prematura sconfitta: “Sono la stessa persona di dodici mesi fa, anche se le cose attorno sono cambiate”

Una brutta uscita al secondo turno, affrontata con filosofia da Emma Raducanu: “Guardo a questi match come uno strumento per migliorare”

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Emma Raducanu - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

L’impressionante ascesa di Flushing Meadows lo scorso settembre, culminata con la vittoria dello US Open, sembra così lontana nel tempo per Emma Raducanu. La britannica, dopo una brutta(sotto ogni punto di vista) sconfitta contro Alexandra Sasnovich, nonostante la delusione riesce a creare un’atmosfera di riflessione e quasi di ottimismo nella conferenza post gara.

D: Sfortuna oggi, un’avversaria molto complicata. Parlaci di quei tre set.

Raducanu: Pensavo sarebbe stata una partita lunga, anche abbastanza fisica. Penso che la mia avversaria abbia giocato abbastanza bene per tutto il tempo, e non ha commesso errori. Ma, voglio dire, tutta la stagione sulla terra battuta è stato nel complesso abbastanza positiva.

 

D: Quali pensi che siano le cose più positive da prendere non solo da questa partita, ma da tutta la stagione sulla terra?

Raducanu: Penso di essere decisamente diventata più forte mentre la stagione su terra andava avanti. Ci vuole semplicemente molto di più per vincere il punto su questa superficie e, se colpisci la palla piatta, non fa molto; è come se avessi ancora molta strada da fare su questa superficie, ma nel complesso, direi che ho sicuramente avuto una buona prima esperienza sulla terra. Penso di poter sicuramente migliorare molto di più di quello che sono in questo momento.

D: Immagino che parte dell’abituarsi alla vita in tour sia abituarsi a perdere, perché tutti i giocatori tranne uno perdono ogni settimana. Il modo in cui affronti la sconfitta è cambiato, migliorato negli ultimi mesi? È stato un processo?

Raducanu: Direi sicuramente. Penso che prima avrei lasciato che le sconfitte mi influenzassero più di quanto non lo facciano adesso. Ora guardo tutto come una lezione, e so esattamente dove ho sbagliato, dove posso migliorare, dove le altre sono meglio. Considero tutte queste partite come un buono strumento per insegnarmi dove migliorare il mio gioco.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

D: La stagione del tennis arriva in fasi abbastanza distinte. Siamo appena arrivati, per te, al termine di una di queste. Sei il tipo di giocatrice che in qualche modo fissa un obiettivo per la fase? Stai pensando in questo modo per l’erba?

Raducanu: Per la stagione su terra, non avevo aspettative. Mi sono iscritta in quattro tornei di fila, probabilmente pensando che avrei perso al primo turno in tutti, ma in realtà ho giocato un paio di partite in ciascuno. Per la stagione sull’erba onestamente sto solo pensando su come è meglio usare il mio gioco per adattarlo ai campi in erba e cercando di cambiare il più rapidamente possibile dalla terra all’erba. Perché lì non puoi stare così indietro come fai sulla terra e ci sono alcune cose che devi cambiare. Come per quanto riguarda i risultati, non ho davvero messo enfasi su questo.

D: Hai parlato di decidere quando spingere di più sulla palla o no. Qual è la più grande difficoltà tra trovare quell’equilibrio prendendo la palla prima, attaccare e tornare indietro e giocare in modo più conservativo su questa superficie rispetto a superfici più veloci?

Raducanu: Suppongo che qui su terra sia ancor più enfatizzato, perché quando la palla rimbalza corto, per esempio, ma alto, è in realtà abbastanza difficile da prendere presto perché salta sopra la tua testa e poi sei bloccato in mezzo al campo. Quindi ci sono delle decisioni da prendere definitivamente, anche su terra battuta senza dimenticare di essere aggressivo. A volte puoi essere risucchiato dal gioco lento e scambi alti e lunghi, ma, alla fine della giornata, devi comunque entrare se hai l’occasione.

D: Oggi significa la fine del tuo primo tipo di tour completo, se partiamo da Nottingham dell’ultimo anno. Mi chiedo solo come stai visualizzando la prospettiva di andare davvero per la seconda volta ora nei posti. È qualcosa di simile a te benvenuto? Se c’è qualcosa in particolare negli ultimi 12 mesi che spicca come una sorta di apprendimento sulla faccenda di fare un giro completo del tour?

Raducanu: Dicevamo cose del genere con la mia squadra questa mattina, è praticamente un anniversario. Stavo giocando in un tour britannico a Connaught, penso di aver fatto molta strada da allora. Penso che avrò davvero il benvenuto per la seconda volta; quest’anno sarebbe sempre stato difficile da adattare per me, con sempre qualcosa di nuovo. Sarà molto più familiare questa volta, sento come se negli ultimi 12 mesi sia cresciuta molto. Dentro e fuori dal campo mi sento come se fossi probabilmente migliorata per come e quanto combatto. Penso che sia stato un anno piuttosto positivo solo perché ho imparato così tanto, e la quantità di apprendimento che ho fatto supera in qualche modo qualsiasi tipo di risultato, a dire il vero.

D: Puoi parlare di quanto è cambiato per te dalla tua corsa sensazionale agli US Open, fuori dal campo, ma anche se forse c’è un diverso tipo di approccio mentale in campo?

Raducanu: Penso che se mi chiedi quello, alcune parti del mio gioco siano effettivamente migliorate rispetto allo scorso anno. È diverso quando sei qualcuno che potrebbe avere un bersaglio sulla schiena: ognuno alza il proprio gioco, vuole giocare bene, vuole batterti. È qualcosa che ho sicuramente imparato durante il tour quest’anno, e accettato. Ma sono esattamente la stessa persona di 12 mesi fa, anche se le cose intorno a me sono un po’ cambiate. Solo che mi sento come se avessi molta più consapevolezza ed esperienza ora.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Alcaraz dopo la maratona: “Ho creduto in me stesso tutto il tempo. Sono pronto per queste partite in questi tornei”

Il fenomeno del momento, dopo più di 4 ore, dimostra forza mentale anche nel rispondere :” Non sono stato nervoso. Nel quarto e nel quinto set ho sorriso”

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Abbiamo già un’altra seria candidata a partita dell’anno, e il Roland Garros è iniziato solo da 4 giorni, e neanche si sono completati i secondi turni. Eppure, quando in campo va Carlos Alcaraz, lo spettacolo è in qualche modo sempre assicurato: più di 4 ore di partita, e match point annullato, per battere uno stoico Albert Ramos Vinolas. E, dopo una battaglia da stakanovista, il n.6 del mondo risponde pronto e dimostrando forza anche in sala conferenze.

Domanda: Ti aspettavi una partita così dura? Ovviamente conosci Albert molto bene e lo rispetti tanto.

Alcaraz: Sì, certamente. Lo rispetto e lo conosco molto. Sapevo che sarebbe stata una grande partita, e ovviamente difficile. Ma sono molto contento del livello, di aver potuto rimontare e ovviamente di averlo battuto alla fine.

 

D: Qual è il segreto del tuo successo? Non stasera, ma in generale, essere alla tua età uno dei migliori giocatori al mondo.

Alcaraz: Credere in me stesso e, naturalmente, lavorare sodo ogni giorno. Devi avere un buon obiettivo, buoni sogni, certamente cercando di seguirli. Lavorare sodo ogni giorno, penso che questo sia il segreto.

D: Oggi sei stato chiamato fenomeno, e così via, che sarai il prossimo grande. Come ti fa sentire che tutti parlano di te, come il prossimo grande numero 1? Ed essere chiamato fenomeno.

Alcaraz: Bene, è fantastico che la gente parli di te, pensi che sarò il numero 1 al mondo, ma ovviamente mi mette un po’ sotto pressione. Ma provo a non pensarci. Ovviamente essere il numero 1 al mondo è il mio sogno da quando ho iniziato a giocare a tennis. Quindi ci sto lavorando di più, ma cerco di non pensarci.

D: Mi chiedevo solo come ti sei sentito in quel quarto set. Quando eri giù e poi lui ha servito per il match, match point, come ti sentivi? Come ne sei uscito?

Alcaraz: Beh, è ​​stato un set difficile. Voglio dire, avevo fatto il break all’inizio del quarto. Lui è rientrato nel game successivo, ma sapevo che avrei avuto le mie possibilità nel quarto set, alla fine. Voglio dire, credo in me stesso per tutto il tempo, ma ovviamente è stata dura, salvare il match point lo è sempre.

D: Ho una domanda sul tuo movimento, sulla copertura del campo, in quello sei davvero molto veloce. Quindi mi chiedevo se è stata prestata molta attenzione a questo quando tu stavi crescendo, quando eri davvero giovane. E inoltre, se hai fatto 50 o 60 metri, se passa un po’ di tempo, se puoi dirci quale tempo è.

Alcaraz: Il movimento è una cosa su cui lavoro molto. Penso che sia molto importante muoversi bene in campo, nel tennis in generale è davvero importante. Io ci lavoro duro, per muovermi bene. Non so il tempo, ma direi veloce.

D: Sei ancora abbastanza nuovo a tutto questo. Non hai giocato in molti tornei del Grande Slam, sei ancora un giovane. Ti sembra però come se fossi calmo e stai bene su questi grandi palchi in questi momenti? Non è troppo grande per te?

Alcaraz: Come hai detto, sono ancora giovane, ma direi un giocatore piuttosto esperto ora. Mi sento a mio agio giocando su grandi stadi, grandi partite, giocando negli Slam. Come ho detto, fisicamente, anche mentalmente, sono forte. Penso di essere pronto a giocare questo tipo di partite in queste situazioni, questi tornei.

D: Come descriveresti i tuoi nervi oggi? Quanto sei diventato nervoso? Quanto ti è piaciuta la battaglia là fuori rispetto ad altre partite? Hai sentito più pressione a causa dell’essere all’Open di Francia?

Alcaraz: Hai sempre i nervi saldi la partita, ma oggi penso di non essere stato nervoso durante. Solo forse alla fine del quarto quando ha avuto match point, forse ho pensato che, beh, sei a un punto dal perdere, ma cerca solo di non pensare che sei agli Open di Francia. Sto cercando di godermi il momento, e mi divertono queste battaglie. Voglio giocare grandi e dure battaglie contro i migliori giocatori del mondo.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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