Avversari non all'altezza, sorteggi, superfici: ma gli slam sono tutti uguali?

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Avversari non all’altezza, sorteggi, superfici: ma gli slam sono tutti uguali?

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TENNIS – Tra le varie tracimazioni dell’infinita querelle Federer/Nadal una riguarda il valore degli slam vinti da uno e dall’altro. Mancanza di avversari all’altezza? Predominanza di uno Slam su altri? E i sorteggi? Proviamo a fare un gioco


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Se da un lato molti fanno notare come il pacchetto più consistente dei propri 17 titoli lo svizzero lo abbia conquistato nel periodo 2004/09 – un periodo in cui alcuni sostengono ci sia stata una mancanza di avversari all’altezza – dall’altro lato altrettanti rispondono che Nadal ha vinto i due terzi dei suoi sulla terra rossa, evidenziando come lo spagnolo non abbia fatto altro che capitalizzare la sua enorme specializzazione su una superficie su cui gli altri sono evidentemente più a disagio che altrove. Non c’è modo di risolvere queste dispute e in fondo non è neanche del tutto certo che ci sia qualcuno interessato alla soluzione. Quello che forse si può fare è cercare di riflettere sulle “fortune” o “sfortune” di questo o quel giocatore.

 

Ma naturalmente questo necessità di una premessa. Per quanto il tennis sia sport “onesto”, nel senso che grazie al modo di contare i punti chi vince un match è sempre colui che lo ha meritato di più – grande differenza rispetto al calcio, per esempio – neanche lui, il tennis, è del tutto libero da una certa componente aleatoria.
Del resto per esplicitare quanto la nostra stessa vita sia in mano ad un capriccio del destino Woody Allen non trova di meglio che rifarsi alla pallina che danza sul nastro di una rete da tennis. Qualsiasi cosa si possa pensare a proposito, è ragionevole ritenere che la componente “fortuna” non sia del tutto assente dal nostro sport.

Questo sembra si possa verificare dando un’occhiata retrospettiva ai tabelloni dei tornei. Com’è noto i tabelloni vengono compilati tenendo conto – e in 49 casi su 50 riflettendo pedissequamente – la classifica dell’ATP. Il punto è che la classifica dell’ATP non è fatta per dire X è più forte di Y ma semplicemente per dire che X ha guadagnato più punti di Y in un determinato periodo di tempo. Com’è logico le cose possono cambiare rapidamente; chi era il più forte sei mesi fa potrebbe non esserlo più adesso e viceversa chi lo è adesso poteva essere molto indietro sei mesi fa. Ecco quindi che trovarsi di fronte un numero 10 che nel frattempo ha perso al primo turno negli ultimi sei tornei – esempio estremo – è molto meglio che trovarsi di fronte un numero 20 che era 140 appena sei mesi fa. Ma c’è di più. Il tennis è sport di match-up e a parte quello classico sotto gli occhi di tutti, anche a livelli meno alti si possono verificare casi in cui un giocatore ne soffra particolarmente un altro. Per esempio Fognini con Dolgolopov. L’ucraino è senz’altro un gran talento ma non è certo così più forte di Fognini da giustificare con la sola qualità un parziale di 6 a 0. O per andare indietro nel tempo al 7-3 tra Mecir e Wilander le cose non andavano poi tanto diversamente.

Lunga premessa per dire che alla fine il sorteggio “conta” – cosa diversissima dal dire che è “pilotato”, meglio specificarlo – anche se quanto “conta” si potrà sapere solo ex post, molto più difficile stabilirlo ex ante.

Solo per fare un esempio – ma se accettate il metodo potete tranquillamente trasferirlo allo slam che volete – proveremo a dare un’occhiata agli slam della “fase buia” di inizio millennio. Il triennio 2001/2003 non è scelto a caso, ma è un tentativo di evitare le inutili polemiche su Federer e Nadal e di sfiorare soltanto quelle su Sampras e Agassi.

Allora, in quel periodo abbiamo avuto 10 vincitori diversi su 12 possibili. Solo Agassi (Australian Open) e Hewitt (Wimbledon e US Open) riuscirono a vincerne due.

La domanda capziosa è: un altro sorteggio avrebbe prodotto lo stesso risultato?

Cominciamo dal 2001 e dalla vittoria del numero 6 in tabellone, Agassi, in finale contro nientepocodimeno che il numero 15 – 18 dell’atp – Arnaud Clement.
Agassi incontra in tutto il torneo due sole teste di serie, la numero 12 Patrick Rafter nei quarti e la numero 15, appunto, Clement in finale. Le due partite, contro Rafter e Clement, le vince una al quinto dopo essere stato sotto 2 set a 1 e l’altra in tre set facili, concendendo appena 8 game al francese. In quel torneo c’erano piazzati meglio di lui Kuerten con cui era 5-4 e aveva perso l’ultimo scontro sul duro in tre set nella Master Cup di Lisbona; e Sampras con cui non si incontrava da un anno, ma che affronterà nei mesi successivi battendolo 2 volte su 2. Avanti c’erano anche Kafelnikov, Norman e Safin, ma in quel periodo erano ossi abbastanza addomesticabili. Ciò non toglie che vincere il torneo senza affrontare nessuno di quelli per te potenzialmente complicati da superare è un bel vantaggio. Ma su quel torneo si potrebbero dire tante cose. E non è giusto dimenticare che solo 5 mesi prima a New York Clement aveva surclassato Agassi, sconfiggendolo nettamente in tre set.

Spostiamoci a Parigi. Il numero 1 è Kuerten e Guga non sembra avere rivali sulla terra rossa. Incontra tutte le teste di serie e l’unico che arriva ai quarti senza essere testa di serie è un tipo di cui poi qualche volta si sentirà parlare. È davvero difficile immaginare una combinazione di calendario tale da poter modificare il risultato finale. Il brasiliano non gioca contro Safin (che era la testa di serie numero 2) ma il russo non è mai stato brillantissimo sulla terra anche se l’anno successivo arriverà fino in semifinale.

Due settimane dopo è tempo di Wimbledon. Dell’edizione del 2001 non c’è niente che non sia rimasta impresso nella mente degli appassionati. Dal Sampras-Federer degli ottavi, alle incredibili semifinali e conseguente cavalcata finale di Goran. È stato tutto così perfetto che tornarci su è quasi blasfemo. Ma uscendo dalla romanzesca realtà è stato pur sempre un torneo vinto da una wild card che al momento era fuori dai primi 100. Ivanisevic non gioca né contro Sampras né contro quello che sconfigge Sampras, ma considerata la trance agonistica e il livello elevatissimo di Rafter o dello stesso Henmann (che lo aveva sempre sconfitto prima di allora) non si può certo parlare di avversari agevoli. E allora? E allora niente, quel torneo rimane avvolto nel mistero, meglio così.

A settembre a New York la testa di serie numero 4, Lleyton Hewitt, fa a pezzettini Pete Sampras concedendogli appena due game dopo un set vinto al tiebreak. L’australiano non gioca contro Kuertene che è la testa di serie numero 1, ma questo è uno dei classici casi in cui quella posizione in classifica non corrisponde al valore del giocatore. Guga sul cemento non valeva certo quella posizione e la sconfitta netta contro Kafelnikov ai quarti era stato tutto tranne che una sorpresa. Insomma torneo strameritato per Lleyton, che aveva patito con Roddick e Blake ma aveva avuto un tabellone complicatissimo. Forse uno degli slam più meritati.

Nel 2002 in Australia vince Thomas Johansson, chi era costui? La testa di serie numero 16 non è che fosse proprio il fuoriclasse di cui si aspettava l’esplosione. Aveva quasi 27 anni e una carriera che più normale non si può. Ma a poco a poco gli sfilano tutti gli avversari con cui non avrebbe avuto speranze: Agassi (1/6 il loro bilancio ma Johansson vince ad Agassi ritirato) non va; Hewitt (1/5) perde a primo turno, Sampras, Haas vanno tutti fuori. Lui si trova a giocare contro Novak, Bjorkman, Voinea… In finale trova Safin che chissà da dove veniva e che dopo aver vinto il primo set senza problemi non si raccapezza più. Bravo Johansson, ci mancherebbe, ma che gli capitasse di nuovo era abbastanza improbabile. Infatti a Parigi esce a secondo turno (che è pur sempre il suo risultato migliore…) e a Wimbledon a primo turno.

A Parigi, vince Costa. È il numero 20 il che significa che l’anno prima non sarebbe neanche stato tra le teste di serie. Canas, che non lo batterà mai in carriera, gli fa il favore di eliminare Hewitt, col quale Costa ha un parziale di 1 a 6 (anche se quell’unica partita l’aveva vinta due anni prima proprio a Parigi). Dall’altra parte ci sono Grosjean, Agassi e Safin tutta gente con cui è sotto nei testa a testa. Dalla sua solo gente con cui è praticamente alla pari.

Si va a Wimbledon, Hewitt è la testa di serie numero 1 e in finale a Nabaldian concede solo sei game. L’australiano incontra tutte le teste di serie, tranne la numero 7, uno che comunque fin lì non ha mai vinto niente. Forse è stato un bene evitare Safin, ma i due erano pari e l’unica volta che si erano affrontati sull’erba aveva vinto Hewitt e comunque Safin solo un paio di volte ha giocato decentemente a Wimbledon. Insomma difficile che qualcuno potesse strappargli quel torneo.

L’anno si chiude con l’incredibile vittoria di Sampras a New York. Pete è in piena crisi, non vince un torneo da Wimbledon 2000 e negli ultimi tre anni ne ha vinti appena 2, in classifica è numero 17 e la sua testa di serie è la numero 17. In quel torneo ci sono Hewitt (che lo aveva battuto le ultime 4 volte lasciandogli un solo set, e l’anno prima a New York dopo il tiebreak il buon Pete era crollato); Safin, che Sampras soffriva terribilmente; quello che lo aveva eliminato a Wimbledon l’anno prima e insomma un po’ di gente che soffriva. Sampras li evita tutti, è bravo a liberarsi di Haas, ma poi in semifinale trova Schalken e ci pensa Agassi a regalargli l’ultima gioia della sua vita professionale: togliere di mezzo Hewitt. Tra questo e il Wimbledon 2001 è difficile scegliere quale sia quello più irripetibile.

Il giochino si può ripetere anche nel 2003, con Agassi che agli US Open trova Schuttler in finale, Ferrero vince con Verkerk a Parigi e perde con Roddick a New York. In mezzo, a Wimbledon, perde Philippousis….

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Editoriali del Direttore

Gilles Moretton, presidente Federtennis francese: “Vogliamo persuadere l’ITF a rivedere la Coppa Davis. Era più bella prima!” Oggi 8 italiani in campo: finirà 4 pari? Musetti-Tsitsipas clou by night

Mentre Djokovic domina Nishioka e poi parla dei 2000 punti che non potrà recuperare, una super Martina Trevisan sogna di diventare una top-32 a fine anno. Oggi Sonego e Sinner non devono fare brutti scherzi

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Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta
Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta

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Il primo lunedì delle due settimane del Roland Garros per me è un giorno bellissimo, perfino quando piove o pioviscola, come è accaduto oggi a più riprese.

Da non so più quanti anni, dei 46 che ho coperto dal 1976 (l’anno del trionfo di Panatta) a oggi, senza altra soluzione di continuità che il 2020 causa Covid, al lunedì mattina vado a Clichy agli uffici Piaggio per ritirare uno scooter che mi rende molto più facile la vita in questo torneo dove per via del nuovo Philippe Chatrier, del tetto e delle sessioni notturne, si fanno le ore piccole e la caccia al taxi diventa una pura questione di sopravvivenza.

 

Mi è bastata la serata di domenica, dove mi sono dovuto arrangiare con i mezzi, per sognare questo lunedì e il primo giorno con il “mio” MP3 500 Piaggio (tre ruote e non serve il cavalletto per posteggiarlo!).

Chi esce dalla nuova uscita del Roland Garros è imprigionato per 1.600 metri e una serie di transenne fino alla Metro di Porte D’Auteuil. Ti vedi scorrere davanti i taxi ma non puoi fermarli e se tu avessi l’agilità di Sotomayor e provassi a saltare le transenne, ci sono decine di flics pronti a farti la multa.

Da Clichy-Clignancourt attraverso la circonvallazione “periferica”  si arriva all’uscita del Roland Garros in circa 23 minuti se sei in macchina, in meno di una dozzina in moto. Tutti i lunedì di tanti Roland Garros sorpasso migliaia di auto sulle quattro corsie. Non centinaia, migliaia. Un traffico pazzesco ma veloce. Da far paura se ci devi scorrere nel mezzo. In mezzo alle corsie c’è un po’ più di un metro per le moto. Se appena appena rallenti un po’, ecco che le moto da dietro cominciano a suonare. O vai a minimo 60 l’ora, ma parecchi sfilano a 100 e fanno ginkane pazesche, o te ne dicono di tutti i colori. Però è bello. Ti senti libero. E poter parcheggiare vicino al Roland Garros, se non sotto al Suzanne Lenglen come mi veniva concesso una volta, dà una soddisfazione impagabile. So che non vi importa nulla di tutto ciò, però cominciare bene la giornata e andare via alla svelta dopo più di 12 ore fra campi, sala stampa e conferenze stampa che si susseguono a ritmo da…moto sulla “periferica”, è una gioia impagabile. Anche se il ricordo di quando Internet non c’era, l’articolo per La Nazione era in tipografia per le 20 o le 21, e riuscivo a raggiungere gli amici a un ristorante di St. Germain de Pres a un’ora decente, dopo aver costeggiato la Senna con i suoi Bateaux Mouche e sfilato davanti alla Tour Eiffel ancora illuminata, suscita incredibile nostalgia. Bei tempi.

Non si pensava allora che da anziani si sarebbe lavorato meno e che alla mia età sarei stato in pensione da un pezzo? Macchè! Ma guai a lamentarsi. Anche perché tanti di voi che hanno la pazienza di leggermi – e oggi vi ce ne vuole più del solito – vorrebbero essere qui, a vedere questo grande spettacolo con le più grandi racchette del mondo, in questo complesso straordinario e sempre più affascinante, sempre meglio strutturato e organizzato, più moderno, efficiente e popolato. Io stesso, del resto, mi considero un privilegiato. Faccio il lavoro che mi piace, nessuno mi obbliga a farlo visto che sono padrone di me stesso e anche se ogni tanto (poco?) sogno di lavorare un po’ meno, poi in fondo se non fossi in grado di farlo (con o senza MP3 a tre ruote) sarei molto più triste.

Non posso, ad esempio, non pensare ai miei compagni di avventure tennistico-giornalistiche e televisive, Rino Tommasi e Gianni Clerici, e anche Roberto Lombardi,  che purtroppo non possono essere qui a godersi questo Roland Garros insieme a me. E quante volte li ho portati sui vari modelli delle mie Vespe qui come a Wimbledon. Mi mancano e so che pagherebbero per poter essere qui. Ecco perché dico: guai a lamentarsi prima di passare a parlare di cose diverse. Comprese alcune che magari vi interessano il giusto.

Eccone una di quelle. Domenica sera sono stato al tradizionale cocktail dell’International Club di Francia. Invitato quale segretario onorario dell’International Club d’Italia, il cui presidente (e inesauribile “motore”) è Marco Gilardelli, ex prima categoria italiano, sono diventato membro onorario di quello di Francia…ma siccome pochi sanno cosa sia l’International Club, fondato il 26 novembre 1924 dagli inglesi, con il club francese che gli fece seguito il 24 luglio 1929, e quello statunitense che si è aggiunto nel 1931, vi inserisco qui un link molto datato ma che ne spiega la storia, non senza avervi detto che attualmente i club nazionali che vi aderiscono nel mondo sono nel frattempo diventati 42.

Questi club hanno la vocazione di restaurare attraverso incontri tennistici (e conviviali…) amichevoli di buon livello, i rapporti di amicizia sorti in tanti anni di gare fra tennisti di svariati International Club di vari Paesi. All’inizio quei rapporti erano sorti primariamente fra le nazioni che avevano sofferto le tragedie della guerra 15-18. Il primo presidente dell’International Club di Francia è stato uno dei quattro moschettieri, Jean Borotra. Poi lo sono stati anche Brugnon, Bernard e Cochet (tutti nomi che hanno fatto la storia del tennis francese e mondiale). Quindi Pierre Darmon, antico rivale di mille battaglie contro Nicola Pietrangeli, Beppe Merlo e Fausto Gardini. L’Italia ha sempre fatto fatica ad allineare squadre competitive dell’International Club, nonostante i mille sforzi del suo presidente Gilardelli. Ma le trasferte a volte sono onerose, anche se di solito viene offerta l’ospitalità dal club di casa, e non è facile coinvolgere i nostri migliori giocatori anche per motivi – per così dire – culturali.

Ogni anno si disputano decine e decine di incontri amichevoli bilaterali in tutto il mondo, dalle Bahamas all’Australia (il cui presidente è Frank Sedgman, ma ultimamente in un incontro a Sydney fra Australia e Francia padrone di casa è stato Ken Rosewall, ottantottenne lucidissimo che ogni tanto mi telefona per chiedere degli amici italiani), ma talvolta anche minicompetizioni a squadre, come la Potter Cup che si disputa sempre in Spagna, prima a Maiorca e in tempi più recenti a Barcellona. Recentemente, ad esempio, si è giocato Italia-Francia al TC Parioli alla vigilia degli Internazionali d’Italia. I francesi, nostro ospiti, e per un giorno ospiti anche al Foro Italico in tribuna d’onore, hanno vinto il confronto per 8 incontri a 5. Ha partecipato all’incontro anche Sandrine Testud che ha naturalmente giocato per la Francia. Per l’Italia c’era Vincenzo Franchitti, il solo tennista italiano ad aver battuto Bjorn Borg. E anche lui ha vinto. Giocano di solito questi incontri ex campioni, che hanno vestito i colori delle nazionali (anche junior, anche veterani), ma con il tempo sono stati nominati membri anche dirigenti, personaggi che hanno contribuito al successo del tennis.

E’ stato il presidente francese dell’International Club di Francia Thierry Pham a darmi la cravatta argentea con le sole due strisce rosa.  

Quello britannico ne ha una, quello americano 3, e poi c’è tutta una complicatissima grafica che con gli stessi colori disegna le cravatte di ognuno dei 42 club.

L’altra sera qui a Parigi c’erano più di 200 membri dell’IC di Francia. Incluso il presidente della Federazione Francese Gilles Moretton che mi ha ricordato di aver battuto Adriano Panatta nel mio circolo di Firenze nel 1981: “Ma Adriano cominciava ad essere vecchietto…” ha scherzato. Beh,a vedere certi “vecchietti” di oggi, i Federer che ha vinto fino a 37, Djokovic che vince a 35, Nadal a 36…Adriano nel maggio ’81 non aveva ancora 31 anni! Ma aveva fatto un’altra vita, Adriano. Meno da atleta. Più da bon-vivant. Ognuno fa le sue scelte.

Moretton ha detto alcune cose interessanti: “Stiamo collaborando molto di più di quanto si facesse prima noi dei 4 Slam, cerchiamo di uniformare più cose, ad esempio i tiebreak del set finale a 10, ma anche altro. Poi, però ogni Slam mantiene la sua autonomia, tant’è che noi abbiamo accolto i tennisti russi e bielorussi al Roland Garros, mentre a Wimbledon sono stati di diverso avviso. Stiamo cercando di collaborare maggiormente anche con ATP e WTA, mentre per quanto riguarda l’ITF non siamo in genere contenti di come è stata trasformata la Coppa Davis…vorremmo tornare all’antico. Era più bella prima. Faremo pressioni sull’ITF in tal senso. Anche questo fatto che prima la fase finale dovesse essere a Abu Dhabi, poi in Spagna (Malaga…), o che per la Billie Jean King Cup non sappiamo ancora dove dovremmo giocare…Mah…!” 

A far da madrina alla serata dell’IC al Roland Garros nel Club des Loges l’ex campionessa australiana (avversaria di Lea Pericoli) Gail Sherriff che è stata poi sposata a due tennisti francesi di prima categoria, Lovera e Chanfreau, ma ora ha un italiano Benedetti. Una signora simpatica e molto vivace più a suo agio con francese e inglese di Moretton. Fra i nuovi membri dell’IC de France, con nuova cravatta anche lui, anche il marocchino Youness el Aynaoui (ricordate il suo match maratona contro Roddick all’Australian Open: 21-19 cito a memoria…). Youness che parla benissimo italiano, fu uno degli allievi di Alberto Castellani, ora vive a Nantes: “Mio figlio è centrocampista nel Nantes, ha 18 anni e già diverse richieste da procuratori italiani…”. E io: “Stai attento, c’è un sacco di gente senza troppi scrupoli…”. Lui: ”Lo so, lo so!”

Chiudo questo editoriale diverso dal solito rimandandovi al prossimo perché questo era già fin troppo lungo. In sintesi hanno perso altre teste di serie importanti, dopo la Jabeur domenica e cioè la Krejcikova testa di serie n.2 campionessa in carica ma ferma per il tennis elbow da Doha, quindi da tre mesi,  e k.o. anche la Kontaveit testa di serie n.5 e battuta dall’ex compagna di Matteo Berrettini, Ajla Tomljanovic. La sconfitta di Naomi Osaka con la Anisimova invece non può destare grande sorpresa. Dopo la Swiatek la Anisimova è la ragazza che ha vinto più match di tutte sulla terra battuta. Neppure lei ci aveva fatto caso.

Ho visto vincere alla grande Martina Trevisan cui non sarà dispiaciuta la sconfitta della Jabeur che avrebbe dovuto affrontare al secondo turno. La polacca Linette che l’ha battuta è certo avversaria più addomesticabile. Martina non ricordava di averci giocato in…casa sua, al torneo di Santa Croce sull’Arno diversi anni fa. Meno male che ha avuto l’ispirazione di andare a vederla giocare contro la Jabeur. “Di solito non guardo mai oltre al mio round in tabellone…ma stavolta ho guardato quella partita”.

Io non ho mai capito perché non si debba guardare un tabellone. Mi sembra pura superstizione. Basta non pensare alle semifinali, o anche agli ottavi, quando si deve giocare ancora il primo turno. Però dare un’occhiata ai propri potenziali avversari non dovrebbe distrarre troppo un giocatore e potrebbe invece essere molto utile quando non si sa come giochino tutti e si può andare a studiarseli un pochino. Se poi si perde potrà servire per una prossima volta, no?

Martina, dopo l’exploit di Rabat che l’ha issata a n.59 WTA, punta a raggiungere un posto tra le prime 32 del mondo a fine anno, in modo da essere testa di serie all’Australian Open. Battere la Linette, e poi la vincente di Kvitova-Saville, e poi già che c’è anche la Raducanu (che ha vinto in 3 set sulla Noskova che confesso di non conoscere…) vorrebbe dire essere sulla buona strada. Mi sembra miglioratissima e in fiducia, soprattutto al servizio su cui ha lavorato molto e si vede.

Hanno perso, e avrete letto le cronache i due italiani ripescati dalle qualificazioni, Agamenone (cui è difficile non pronunciare una enne in più se appena si è letto Omero) e Giannessi, quest’ultimo dopo 4 ore e 58 minuti. Decisamente il croato Gojo a noi non porta bene. Peccato perché se avesse vinto lo spezzino avrebbe affrontato poi un argentino dal nome italiano, Carebelli, uscito dalle qualifizionei e protagonista di un’altra maratona (con Karatsev, la prima conclusa al tiebreak a 10 punti nell’ultimo set).

Stava un set pari invece Paolini con Begu. Oggi otto italiani in campo, sette dall’inizio più Paolini per il terzo set con la Begu. E i sette sapete chi sono. Ovviamente il match che ci interessa di più sembra essere Musetti-Tsitsipas. Magari Lorenzo riuscisse a dare battaglia al greco come un anno fa qui contro Djokovic quando vinse i primi due set. Se giocano cinque set e si fa le due di notte …io ci sto. Tanto ho lo scooter Piaggio che mi riporta a casa!

Nel mezzo spero e credo che Sinner non ci faccia brutti scherzi con Fratangelo, idem Sonego con Gojowczyk, Giorgi con Zhang. Sulla carta il Cecchinato d’una volta potrebbe battere Andujar che ha più anni di lui, mentre temo sia molto dura per la Bronzetti con la Ostapenko e per Zeppieri con Hurkacz. E’ – dopo il 2 a 2 di questi primi due giorni, ok Fognini e Trevisan, ko Agamenone e Giannessi, in attesa del terzo set fra Paolini e Begu –  giornata azzurra da 4 pari, 3-5 o 5-3. Un quarto e diverso risultato mi stupirebbe.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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ATP

Roland Garros: Nadal spazza via Thompson, smaltiti i dolori di Roma [VIDEO]

Il campione spagnolo supera nettamente l’ostacolo australiano presentandosi in buone condizioni fisiche

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

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[5] Nadal b. Thompson 6-2 6-2 6-2

Si può definire un allenamento competitivo la sfida tra Jordan Thompson e Rafa Nadal, con il pluricampione spagnolo, accolto nel riscaldamento dalla lettura della sua interminabile lista di Roland Garros vinti come da rituale, che si è liberato della pratica Thompson con sei game totali lasciati all’australiano in poco più di due ore. Una sfida dal pronostico chiuso sin dal principio, oltre che per le ovvie capacità di Nadal, anche per la poca abitudine alla terra battuta di Thompson, che ha passato la partita a disperarsi dei punti e recuperi incredibili di Nadal, con tanto di saluto sorridente tra i due a fine match.

 

IL MATCH – Poco da dire sullo svolgimento del match, che ha visto Nadal eseguire tutto alla perfezione e trovare due break in tutti i set disputati. La lente d’ingrandimento era più sulle condizioni fisiche e tecniche di Nadal, che aveva sofferto della solita infiammazione al piede a Roma contro Shapovalov ed era sembrato addirittura in dubbio per il Roland Garros. Il tennista spagnolo però contro l’australiano ha mostrato una perfetta condizione atletica, condita dai suoi soliti recuperi strepitosi che hanno fatto innervosire tantissimo un disperato Thompson, che ormai non sapeva più che fare per conquistare un punto.

I colpi da fondo di Nadal sono filati via tranquillamente, anche se la poca competizione opposta da Thompson non può essere reputata troppo un termometro del gioco di Nadal, che comunque è apparso tirato a lucido e soprattutto senza particolari dolori. L’unica piccola nota dolente è stata il break subito nel secondo set, e in generale percentuali molto alte al servizio che però non si sono tramutate in troppi servizi vincenti. Comunque non un segnale di preoccupazione in vista delle prossime partite dato lo scarso rodaggio dello spagnolo, che sulla terra battuta ha potuto giocare solo a Roma e Madrid a causa dell’infortunio rimediato ad Indian Wells. Per Nadal ora ci sarà la sfida con l’estroso tennista francese Corentin Moutet, che ha impedito una partita dal sapore vintage tra Stan Wawrinka e il campione maiorchino.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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ATP

Giannessi non coglie l’attimo: Gojo vince al quinto e approda al secondo turno

PARIGI – In un match dominato dalla tensione, l’azzurro non riesce a sfruttare fino in fondo le indecisioni del croato nei momenti clou e cede al quinto, anche a causa dei crampi, in quasi cinque ore di gioco. Per il croato, secondo turno all’esordio Slam

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Alessandro Giannessi - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

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Dal nostro inviato a Parigi

[Q] B. Gojo b. [LL] A. Giannessi 6-4 6-7(3) 6-7(4) 7-6(4) 6-4

La sfida italo-croata del primo turno del tabellone maschile del Roland Garros ha visto scendere in campo due giocatori molto tesi, ben sapendo entrambi di avere una occasione più unica che rara per conquistare una vittoria in primo turno Slam: Giannessi deve battere il n. 223 ATP, Gojo il n. 173. Per l’italiano, per la quarta volta in un main draw Slam – dopo gli US Open 2016 e 2017 e il Roland Garros dello scorso anno – ed entrato in tabellone come lucky loser per il forfait di Tabilo, sarebbe stata la seconda (dopo quella contro Kudla al quinto a New York nel 2016, sconfitto poi da Wawrinka, mentre perse all’esordio contro Aragone nel 2017 e contro Nishikori a Parigi), mentre per Gojo, qui per la prima volta in un main draw Slam, sarebbe stata ovviamente la prima. L’ha spuntata il tennista croato dopo una battaglia di cinque ore, non bella ma ricca di emozioni e di incredibili capovolgimenti di fronte, regalandosi così anche il primo ingresso nella top 200 ATP.

 

IL MATCH – L’eroe croato della Davis 2021 (vittorie da underdog contro tre top 100: Popyrin, Sonego e Lajovic) è quello che all’inizio – soprattutto grazie al dritto, colpo di notevole pesantezza – pare gestire meglio la tensione, e vola subito sul 3-0 e 0-40 sul servizio di Giannessi. Il tennista spezzino cerca di reagire e dopo un game – maratona durato 12 minuti, in cui annulla complessivamente 8 palle break, riesce a incamerare il primo gioco. Sembra che la cosa sia del tutto insignificante, dato che Gojo si prende il doppio break subito dopo e va 5-1. Ma in realtà il croato sente la tensione e si incarta proprio quando è il momento di chiudere il parziale: perde il servizio, non sfrutta due set-point sul servizio avversario e poi nel game successivo subisce un bel passante lungolinea di rovescio su un attacco un po’ molle che sancisce il break del possibile aggancio. Ora Giannessi finalmente gioca un po’ più profondo, il che non consente a Gojo di spingere come all’inizio con il dritto, e soprattutto gli permette di muovere l’avversario, cosa che il croato soffre. Il 5 pari sembra cosa fatta quando Giannessi annulla un altro set-point con un dritto lungolinea sulla riga che Gojo fatica a credere sia possibile sia rimasto in campo. Ma prima con un doppio fallo e poi con un rovescio in back dal centro del campo che muore a metà rete, il quasi 32enne spezzino (li compie tra una settimana) spreca le due occasioni per l’aggancio e capitola sull’ennesimo dritto vincente dell’ex portacolori della Wake Forest University sul suo ennesimo colpo da fondo troppo corto.

Nel secondo set il gioco sale un po’ di livello, i giocatori si sono scrollati di dosso un po’ di nervosismo, con Giannessi che finalmente trova il supporto del servizio per comandare il gioco sui suoi turni di battuta e contrastare l’aggressività di Gojo. Anche il 24enne spalatino sale di efficacia con il colpo di inizio gioco – di solito suo marchio di fabbrica, come dimostrato dai 40 aces totali messi a segno nei tre match di qualificazione – e continua a raccogliere punti con il dritto. Così, mentre nel primo set c’erano stati 5 break e 19 palle break, nel secondo si arriva all’undicesimo gioco con un’unica palla break nel quinto game, annullata dal croato. Il cielo è coperto e a tratti scende un po’ di pioggerellina, che diventa pioggia vera proprio sul 6-5 per Gojo, con conseguente sospensione del match. Chi aveva previsto tutto era il capitano di Coppa Davis croato Vedran Martic, che infatti era andato via dalla tribuna al precedente cambio campo. Si torna in campo dopo qualche ora e come spesso capita chi serve dopo l’interruzione incontra qualche difficoltà. E infatti Giannessi si ritrova a dover contrastare la prima palla break del parziale, che è anche un set point, che potrebbe rivelarsi decisivo per le sorti del match. Ma l’ex n. 84 del mondo lo annulla con coraggio grazie ad un dritto vincente e poi conquista con merito il tie-break, sfruttando anche il fatto che Gojo si è fatto stranamente più attendista. E mentre il croato fatica a ritrovare il bandolo della matassa, Giannessi coglie l’occasione e domina il tie-break, imponendosi per 7-3 e pareggiando il conto dei set.

Il terzo set inizia con il portacolori del Park Tennis Club Genova che allunga la sua striscia positiva arrivando fino a 16 punti a 3, prima che Gojo si riprenda. E si riprende talmente bene da infilare a sua volta una striscia di 12 punti a 2 che gli permette di passare a condurre sul 3-1. Il parziale sembra poter cambiare nuovamente padrone un paio di game dopo, quando lo spezzino contesta lungamente la chiamata dell’arbitro sul colpo sulla riga per il 40-15 per il suo avversario e chi rimane scosso è… Gojo, che si ritrova a dover annullare una palla break, prima di conquistare il game grazie ad un brutto errore di Giannessi. Ora il livello di gioco è sceso nuovamente e la tensione è tornata a farla da padrone. Con alti (pochi) e bassi (molti) che si riflettono anche nell’andamento del punteggio. Mentre un timido sole spunta ogni tanto ad illuminare il campo n. 4, Giannessi nel game successivo riesce ad annullare tre palle break consecutive che potevano chiudere la questione terzo set e rimane in scia. Gojo stavolta sembra non replicare il primo parziale e quando va a servire sul 5-4 40-30 pensa anche di averla chiusa, sulla risposta a suo giudizio lunga dell’avversario. Ma l’arbitro stavolta è dalla parte di Giannessi e giudica buono il colpo, nonostante le reiterate proteste del n. 223 del mondo, quasi incredulo. Il croato accusa il colpo: doppio fallo, dritto larghissimo ed è 5 pari e poco dopo è di nuovo tie-break. Ma mentre Gojo è rimasto probabilmente su quel set point che crede sia stato annullato dall’arbitro, il tennista italiano sfrutta il momento, si invola subito sul 4-0 e sembra replicare il dominio del tie-break precedente. Il folle terzo set tuttavia ha ancora qualche emozione da riservarci: Gojo chiude gli occhi, si mette a tirare il dritto a tutto braccio e recupera i due mini-break. Ma quando va a servire sul 4-5, vanifica tutto con un doppio fallo e subito dopo è 7-4 per Giannessi, che si porta 2 set a 1, dopo oltre 3 ore e un quarto di gioco.

La partita sembra poter finire qui, con Giannessi che ottiene il break in apertura del quarto parziale e sembra in controllo. Invece il match continua ad essere un thriller: non di quelli belli, ma comunque ricco di suspense. Gojo infatti si riprende il break nel quarto game e la partita torna in equilibrio. Quando tutto sembra condurre a un altro tie-break, l’ennesimo (doppio) colpo di scena: dopo aver lasciato un solo punto negli ultimi tre turni di battuta, Gojo cede il servizio a zero. Ma sembra quasi che nessuno dei due abbia il coraggio di vincerla (o abbia troppo paura di perderla): Giannessi si porta a due punti dal match, ma con alcune scelte tattiche non corrette ed un doppio fallo rimette in gioco il suo avversario. Che a sua volta scialacqua tre break-point prima che alla quarta occasione sia il semifinalista di Umago 2017 a mettere in rete l’ennesima palla corta giocata male e portare tutto di nuovo al jeu décisif, per dirla come da queste parti. E stavolta a spuntarla (7-4) è Gojo: dopo 4 ore si va al quinto.

Il parziale decisivo inizia con entrambi i giocatori visibilmente stanchi, ma che cercano con orgoglio di trovare le energie necessarie per l’ultimo allungo vincente. Con il dritto di Gojo che ha perso in potenza e gli scambi che si allungano sempre di più, sembra che il match sia indirizzato sul terreno preferito del mancino di La Spezia. E il “dai che è cucinato” con cui un tifoso italiano incita Giannessi sembra confermarlo, quando nel quarto game si procura tre palle break consecutive. Invece, proprio dopo che Gojo ne ha annullata una, si vede l’ex top 100 italiano toccarsi la gamba: è il primo accenno di crampi (primo visibile, dalle voci post match sembra che in realtà le prime avvisaglie c’erano state alla fine del terzo set). Il croato le annulla tutte e tre e poi anche una quarta, ed il break nel gioco successivo, con l’azzurro sempre più in difficoltà, sembra mettere la parola fine alle sue speranze. Invece le emozioni di questo folle match non sono finite. Giannessi si gioca le ultime carte e cerca di rallentare gli scambi per far andare fuori giri Gojo. Tattica che sembra non funzionare, dato che lo spezzino si ritrova sotto 3-5 15-40. Invece insiste e con coraggio si tira fuori dalla buca e dopo aver annullato anche un terzo match point infila un parziale di 6 punti a 0 che lo porta ad avere tre occasioni per il 5 pari. Stavolta però Gojo si scuote prima che sia troppo tardi, sfrutta le evidenti difficoltà negli spostamenti del suo avversario e poi chiude con il 20esimo ace per regalarsi il suo primo secondo turno Slam (salutando polemicamente il tifoso italiano che nelle fasi calde dell’ultimo set esultava ai suoi errori) e la top 200. Per Giannessi, il rammarico di essere andato veramente vicino alla vittoria e di non aver sfruttato l’inerzia a suo favore all’inizio del quarto set.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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