Karlovic: "Senza tie-break posso battere Federer solo in una rissa"

Interviste

Karlovic: “Senza tie-break posso battere Federer solo in una rissa”

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TENNIS INTERVISTE – Il gigante croato dal formidabile servizio ha risposto – con la sua consueta ironia – alle domande dei fans su Twitter. Si scopre così che non vede il motivo per giocare il rovescio in top, riceve 27 domande al giorno sulla sua altezza e si chiede sempre di più perché non ha fatto il giocatore di basket. E che senza tie-break potrebbe battere Federer solo in un modo…

Il tennista croato Ivo Karlovic è famoso per la sua altezza (con i suoi 2 metri e 11 centimetri è il giocatore più alto del Tour) e – soprattutto – per l’eccezionale servizio. Ecco alcune delle impressionanti statistiche relative a questo fondamentale del gigante croato:

 

– 44 ace in un match al meglio dei 3 set (al torneo di Zagabria di quest’anno, record assoluto a pari merito con Philippoussis);

– 78 ace in un match al meglio dei 5 set (contro Stepanek in Coppa Davis nel 2009, in un match durato 5 ore e 59 minuti e vinto dal ceco 16-14 al quinto, con i primi 4 set tutti decisi al tie-break);

– Ha superato due volte quota 1.000 ace in una stagione (la prima volta nel 2007 con 1.316, la seconda proprio nella stagione appena conclusa con 1.014);

– Velocità massima di 251 km/h (in un doppio di Coppa Davis nel 2011: è stato record assoluto, poi superato da Samuel Groth che ha raggiunto i 263 km/h nel 2012);

– Una media superiore ai 16 ace a match dal 2004 ad oggi , come si può rilevare dalla tabella seguente:

Media ace Karlovic

Ci si chiede spesso fino a quando il talento infinito di Roger Federer, oggi trentatreenne, permetterà al tennista svizzero di contrastare l’inesorabile avanzare del tempo. Beh, Dr. Ivo – come viene soprannominato Karlovic – si sta avvicinando alle 36 primavere (è nato il 28 febbraio 1979) e grazie pressoché esclusivamente al suo devastante servizio (proprio il citato Federer ebbe a dire “serve da un albero”) è ancora tra i primi 30 giocatori del mondo (ha chiuso la stagione al 27° posto del ranking), dopo essersi pienamente ripreso dalla meningite virale che lo aveva colpito nella prima metà del 2013.

Oltre che per l’altezza ed il servizio, il Gigante di Salata (dal nome del quartiere di Zagabria dove è nato) è conosciuto da addetti ai lavori e tifosi anche per il senso dell’umorismo e l’ironia, che sfoggia in particolare nei suoi commenti sui social network.
Una dimostrazione è giunta di recente da Twitter, dove pochi giorni fa Karlovic (profilo @ivokarlovic) si è reso disponibile a rispondere alle domande dei suoi fan.

ivo karlovic su Twitter   Yo shoot questions now

Il tennista croato ha rapidamente risposto al fuoco di fila delle domande twittate dai followers, molte delle quali non avevano nulla a che vedere con il tennis. E in quelle sul tennis, talvolta erano le risposte di Ivo a non avere nulla a che vedere con il tennis…

ivo karlovic su Twitter     Advicegiver18   ivokarlovic How many languages do you speak   Croatian bosnian serbian montenegrian english. Little slovnian german french ivo karlovic su Twitter     SilentGuy247   ivokarlovic Can you beat Roger without tie breaks   Yup. In a street fight

Di seguito alcune delle domande e delle risposte più curiose e divertenti:

Cosa ne pensi della finale della Coppa Davis?
Penso che ha vinto la Svizzera.

Come fai ad evitare gli infortuni, servendo così forte?
Colpisco sempre all’80% .

Potresti giocare come difensore centrale per l’Arsenal ?
Dipende dallo stipendio.

Hai mai giocato il rovescio in topspin?
Non vedo il perché.

Quanto sono grandi i tuoi piedi in una unità di misura umana?
12 pollici.

Pensi di servire con un movimento verso l’alto o verso il basso?
Eh?

Quanto veloce era il tuo servizio più veloce?
Dannatamente veloce.

Cosa ti piace di meno che giocare sulla terra ?
La costipazione.

Chi è il tuo migliore amico sul Tour?
La mia pistola.

Hai mai provato a uccidere qualcuno con il servizio?
Io faccio l’amore, non la guerra.

Pensi che Chuck Norris riuscirebbe a prendere il tuo servizio a mani nude?
Con le mani e con i denti.

Come si fa un ace?
Lanci la palla in alto e la colpisci.

Sei d’accordo che nel tennis dovrebbe esserci solo il primo servizio?
Sì.

Che cosa ti piace dell’Australia?
I koala.

Il miglior torneo per i giocatori serve&volley?
Stoccolma ’92 (Chissà se lo ha detto sapendo che quell’anno il torneo fu vinto da Ivanisevic, che poi perse la finale nelle 2 edizioni successive. Karlovic ha vinto il torneo nel 2007, anno in cui vinse tre tornei su tre superfici diverse, ndr).

Il tuo posto preferito?
La toilette.

Il partner ideale per il doppio?
Jarkko Nieminen.

Sabine Lisicki o Ana Ivanovic?
Per che cosa?

Quale sarebbe stata la tua migliore classifica con, ad esempio, il servizio di Volandri?
La mancanza di un’arma ne crea una nuova.

Perché sei così in alto?
I miei genitori ci hanno messo molto tempo per farmi.

Puoi battere Federer senza tie-break?
Sì, in una rissa da strada.

Fino a quando puoi restare nei top 100?
Fino ai 50.

Il tuo punto di vista su Fabio Fognini?
Dall’alto (bella battuta per glissare sulla domanda, in effetti Fognini è alto 32 cm meno di Karlovic, ndr).

Se giocassi contro il Goran (Ivanisevic, ndr) dei giorni migliori, che possibilità di vittoria ti daresti?
51%.

Federer, Nadal, Djokovic o Murray?
Preferisco le ragazze.

Squadra NBA preferita?
Ancora gli Heat (probabilmente intendendo anche senza LeBron James che è tornato a Cleveland, ndr).

Quante volte al giorno le persone ti chiedono della tua altezza?
27 volte.

Nel tennis, i grandi rivali si odiano?
I maschi no, le donne si.

Cosa pensi del matrimonio gay?
È fantastico.

Perché non sei diventato un giocatore di basket, dato che hai l’altezza ideale?
Anch’io me lo sto chiedendo sempre più spesso …

Quante lingue parli?
Croato, bosniaco, serbo, montenegrino (che sono pressoché identiche, ndr), inglese, un po’ di sloveno, tedesco e francese.

Con chi vorresti giocare il doppio?
Con Nole (Djokovic, ndr).

Riesci a schiacciare?
Si.

Il ”botta e risposta” tra Ivo ed i fan è durato circa un’ora, poi il tennista zagabrese ha salutato tutti, non senza un’ultima battuta sulla necessità di far riposare le parti del corpo che erano state maggiormente impegnate dalle domande dei followers: i pollici.

ivo karlovic su Twitter   Thanks guys. I go rest my thumbs now.

 

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Coppa Davis, Kukuskin: “Con il nuovo formato tutti possono battere tutti”

Mikhail Kukushkin dopo la vittoria su Miomir Kecmanovic alla Davis Cup by Rakuten Finals: “Per me la Davis è la priorità numero uno”

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Mikhail Kukushkin - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Mikhail Kukushkin è probabilmente l’uomo-Davis per eccellenza. Best ranking di n. 39 un solo titolo e tre finali in quindici anni di carriera, il trentatreenne russo di nascita ma kazako di passaporto è uno di quei tennisti che quando sente odore di Coppa Davis diventa di un altro livello. Il suo record parla chiaro: 27 vittorie e 16 sconfitte, su tutte le superfici, compresa quest’ultima impresa contro Kecmanovic nella quale è rimasto in campo per 198 minuti annullando quattro match point.

Sono molto contento per la vittoria, è stato un match davvero drammatico. D’altra parte, è la Coppa Davis, sempre un ottovolante”.

Ho cominciato bene la partita, ero un break sopra nel secondo set, e poi non so cosa è successo. Credo di aver perso sette giochi di fila. Il terzo set è stato folle. Ero sotto 2-5, ho salvato un sacco di match point. Poi la fine della partita, davvero indescrivibile”.

 

È la Coppa Davis, grande pubblico, è stato molto importante vincere questo punto. La cosa più difficile è stato continuare a credere in me stesso. Devo ringraziare la mia squadra, il pubblico, mi hanno dato tanta energia. Sarà una partita che ricorderò per sempre”.

La Coppa Davis è davvero speciale – continua Kukushkin – è la mia quattordicesima partecipazione, e negli ultimi 10 anni abbiamo raggiunto i quarti sei volte. Un grande successo per una nazione che non ha tradizione tennistica, e spero che i nostri risultati possano servire per la prossima generazione di giocatori in Kazakistan. È un grande onore giocare per la nostra nazione, per questo lottiamo fino alla fine. Non si gioca per i punti o per i soldi, si gioca per arrivare a competere in questo tipo di partite, sui grandi palcoscenici, in diretta TV. È questa la mia motivazione più grande, e per me la Davis sarà sempre la priorità numero uno”.

Il direttore Ubaldo Scanagatta chiede a Kukushkin di fare un paragone tra le partite da lui giocate e vinte nel 2015 ad Astana contro Seppi e Bolelli, quando l’Italia fu sconfitta al singolare decisivo.

Ricordo molto bene quelle partite. Fu una bella vittoria per la nostra squadra. Giocavamo in casa, e di solito vinciamo quando giochiamo in casa. Con il vecchio formato per noi giocare in casa era un grande vantaggio. Ora le cose sono diverse: i ricordi della Coppa Davis sono tutti legati alla vecchia formula, quando in casa tutto il pubblico era dalla tua parte mentre in trasferta c’erano soltanto pochi tifosi che ti sostenevano. Difficile dire se è meglio la formula vecchia o quella nuova, ora come ora non saprei scegliere. Con la nuova formula però, due singolari e un doppio, può accadere di tutto, nella giornata si può battere qualunque squadra. Credo ci saranno più sorprese in Davis con questo formato.

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Lleyton Hewitt si scaglia contro il trasloco della Coppa Davis ad Abu Dhabi: “Sarebbe la fine”

Il capitano australiano non usa mezzi termini: “Hanno già gettato fuori dalla porta tutto ciò che rendeva affascinante la Davis, adesso vogliono distruggere la porta e anche la casa”

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Lleyton Hewitt, capitano dell'Australia, alla Davis Cup by Rakuten 2021 (Credit: Giampiero Sposito, Torino, 23 Novembre 2021)

Da quando si è accomodato sulla panchina della nazionale aussie, Lleyton Hewitt ha addomesticato gli impulsi più focosi che ne avevano caratterizzato le gesta nel rettangolo di gioco, ma l’istinto è l’istinto, e il personaggio rimane poco incline a chinare la testa di fronte ai soprusi. L’ex ragazzaccio di Adelaide si presenta un po’ abbacchiato in conferenza stampa dopo la secca sconfitta patita contro la Croazia nell’esordio Davis a Torino, ma la delusione sportiva, cocente ma pur sempre figlia di questioni di campo e comunque calmierata da una matematica che ancora non condanna nessuno, diventa lucida rabbia quando i cronisti lo incalzano sull’hot topic del momento, vale a dire l’ulteriore mutamento a cui starebbe andando incontro la cara, vecchia manifestazione.

Come noto, il board dell’ITF la prossima settimana dovrebbe prendere in esame la possibilità di un trasloco della grande kermesse per nazionali, con gli Emirati Arabi come destinazione finale per i prossimi cinque anni. Gerard Piqué, l’ideologo della rivoluzione, sembra notevolmente spaventato dal bagno di sangue economico registrato nell’edizione d’esordio nel 2019, e dopo l’apprezzato stop imposto dalla pandemia gradirebbe evitare di incamerare altri debiti che si presumono ingenti. Il processo assomiglia in modo sinistro a quello conclusosi con l’assegnazione del mondiale di calcio 2022 al Qatar: poche garanzie rispetto alla reale affluenza di pubblico ma una montagna di soldi utili a rincuorare chi dello sport non sembra avere una concezione particolarmente popolare. Hewitt, già più volte critico nel corso degli ultimi quattro anni con la radicale riforma della Coppa, rompe gli argini e dice la sua, scegliendo parole discretamente lontane dal concetto di mediazione. “Nessuno mi ha interpellato in merito – esordisce -, ho solo sentito qualche voce a riguardo, ma se ciò dovesse accadere sarebbe ridicolo, la Coppa Davis non esisterebbe più“.

Assecondando il Lleyton-pensiero, gran parte del fascino che il mondiale per nazioni aveva costruito in oltre cento anni di storia si è già spento, insieme all’atmosfera incendiaria di un evento che si cibava del feroce entusiasmo del pubblico di casa e della necessità di sopravvivere al clima da corrida nelle trasferte più disparate. “Guardate per esempio al bellissimo, ampio, meraviglioso palazzetto in cui abbiamo giocato oggi“, continua il capitano australiano, “non era esattamente pieno, non abbiamo ricevuto un grande supporto. Penso che in passato gran parte della magia fosse garantita dalla gente, non importava ci trovassimo in Australia o alle Hawaii. Essere letteralmente trascinati dal nostro pubblico quando giocavamo in casa era magico, ma era magico anche giocare in trasferta, con tutti contro, perché dovevi trovare il modo di venire fuori da situazioni complicate cementando il gruppo. A volte io e Tony Roche raccontiamo ai ragazzi delle vecchie avventure in nazionale, e sono triste per loro, deluso perché non le possono vivere. Penso ad Alex De Minaur, amerebbe ritrovarsi in quelle situazioni. La Davis rappresentava il momento più alto del nostro sport, con partite in cinque set come solo negli Slam. Hanno gettato tutto questo fuori dalla porta, e adesso vogliono distruggere la porta e la casa. Dovessero davvero trasferire tutto ad Abu Dhabi per cinque anni sarebbe la fine, una cosa ridicola, ucciderebbero definitivamente la competizione“.

 

Naturalmente, vista la piega presa dalla situazione, sono esistite ed esistono campane discordanti e opposte, suonate da chi ritiene che un cambiamento, Abu Dhabi o meno, sarebbe stato in ogni caso ineludibile. Novak Djokovic, recentemente espressosi sull’argomento, ha sottolineato come la vecchia versione della Coppa non fosse più sostenibile, auspicando però rilevanti modifiche di quella corrente. La principale, secondo il numero uno ATP, dovrebbe riguardare la collocazione delle partite: un’ipotesi consisterebbe nel raddoppiare il numero delle sedi ospitanti, al fine di promuovere lo sport della racchetta. I grandi fautori della riforma, inoltre, solevano foraggiare le loro tesi battendo su un tasto a loro dire dolente: la vecchia Coppa, sparpagliata durante l’anno ai quattro angoli del globo, non attirava più i grandi giocatori. Nemmeno in questo caso, tuttavia, Lleyton Hewitt ha mai notato un reale problema.

Le stelle giocavano eccome la Coppa Davis. Forse Roger Federer qualche volta si è negato, ma anche lui ha fatto di tutto per iscrivere il proprio nome dell’albo d’oro, e lo ha fatto quando era il più grande giocatore di tutti i tempi. Novak Djokovic è stato presente ogniqualvolta contasse per la Serbia, e sappiamo cosa abbia passato Andy Murray per consentire alla Gran Bretagna di vincere. Sascha Zverev ha sempre giocato, è venuto a sfidarci a Brisbane e ha significato qualcosa di immenso per lui. Adesso c’è anche l’ATP Cup: non vorrei sembrare di parte perché si gioca in Australia, ma tutti i migliori giocatori ne hanno preso parte e la cornice di pubblico è sempre stata clamorosa. Un grande servizio non solo per il nostro Paese, ma per il nostro sport“.

Come sempre, voci pure autorevoli come quella di Hewitt verranno ascoltate il giusto, questioni di tale portata purtroppo decidendosi ai piani alti, e stavolta non dovrebbe andare diversamente. “Nessuno mi ha interpellato quattro anni fa e non vedo perché dovrebbero farlo adesso. Le decisioni vengono prese da un calciatore e dalla compagnia che lo sostiene, ma non credo che queste persone conoscano a fondo il tennis e quello che sarebbe utile a renderlo migliore. Boicottare la Davis in caso davvero si trasferisse negli Emirati? Questo mai, ogni volta che ci sarà data la possibilità di indossare la nostra maglia saremo in prima linea, e daremo tutto“. Povero Lleyton, povera Davis. Sperando che nella stanza dei bottoni qualcuno accenda la luce. Ammesso non siano già stati venduti i bottoni e le lampadine.

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Novak Djokovic sulla Coppa Davis: “Aggiungiamo altre tre città ospitanti”

Il suggerimento di Nole per avere più pubblico arriva proprio mentre circola la notizia del trasloco ad Abu Dhabi

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Novak Djokovic - Finals Davis Madrid 2019 (Photo by Fran Santiago / Kosmos Tennis)

Sfiorata l’impresa del Grande Slam, deluso ai Giochi Olimpici e messe le mani sul numero 1 di fine stagione per la settima volta con tanto di record, Novak Djokovic si appresta a dare l’assalto all’ultimo degli obiettivi che di volta in volta gli sono capitati a tiro in questa stagione particolarmente lunga – forse non per lui che ha saltato parecchi eventi del Tour, ma che in ogni caso non lascerà molto spazio alla off season, soprattutto per chi arriverà in fondo alle Finali di Coppa Davis. Dopo la prima edizione con il nuovo formato nel 2019 alla Caja Mágica, almeno in parte salvata dalla trionfante Spagna di Rafa Nadal, l’anno scorso Piqué e soci hanno preso al balzo la palla pandemica per cancellare anzitempo le Finali. Disinfettatisi le mani, l’atto conclusivo dell’edizione 2021 sta per andare in scena non in una, non in due, bensì in tre differenti location con lo scopo di avvicinare almeno un altro paio di squadre al proprio pubblico.

La questione pubblico – oltre al mero eppure mai secondario aspetto economico – è centrale per una manifestazione a squadre per Nazioni e la fase finale in sede unica a cui si è passati con l’ingresso del Gruppo Kosmos aveva da subito sollevato perplessità anche per questo motivo. Appena arrivato a Torino per le ATP Finals, Djokovic si era espresso a favore di un più frequente cambio di sede, pensiero che in qualche modo applica anche a questo evento. “La Coppa Davis è passata da un estremo all’altro un paio di anni fa quando l’intera competizione si è tenuta in una sola città, cosa che non mi piaceva affatto” ha poi detto Nole al giornalista Saša Ozmo, come riportato su TennisMajors. “D’altra parte, credo che nemmeno il vecchio formato fosse la soluzione migliore. Il mio voto va a qualcosa nel mezzo, qualcosa di simile a quello che stanno cercando di fare ora”.

Ecco allora quale cambiamento si potrebbe apportare per migliorare il formato secondo l’opinione del 20 volte campione Slam. “Aggiungerei altre tre nazioni ospitanti, in modo che che ci sia un Gruppo in ogni città [ora abbiamo due gironi per sede], seguiti da una fase a eliminazione direttua in una città. Inoltre, cambierei le sedi ogni due anni, così come farei con le ATP Finals”. 18 squadre in 6 città, dunque: il formato originale è a sole altre tre di distanza. Risuardo al Mastersi aveva in realtà suggerito un cambio ogni tre o quattro anni, ma l’idea di base è la stessa: “Sento che queste due competizioni rappresentano una grande opportunità di portare il nostro sport in luoghi dove non è popolare al momento, il che sarebbe ottimo per promuoverlo”.

Vedremo quale sarà la reazione di Novak se verrà confermato il trasloco ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, per i prossimi cinque anni: una scelta non esattamente in linea con i suggerimenti del numero uno del mondo e, molto probabilmente, con l’opinione di di diversi giocatori e appassionati. A questo proprosito, Leon Smith, capitano della squadra britannica, ha dichiarato che “sarebbe giusto che se ne potesse parlare prima che venga presa una decisione definitiva. Se parli con qualunque dei giocatori o dei capitani che hanno vissuto l’atmosfera [del formato originale]”, il contesto è davvero importante. Che sia in casa o in trasferta, lo stadio è pieno ed è la cosa migliore per i giocatori e il programma”.

 

Tornando a Djokovic, la Serbia, inserita nel Gruppo D di Innsbruck, esordirà venerdì 26 alle 16 contro l’Austria. Dominic Thiem non sarà l’unico assente, perché a causa delle recenti restrizioni adottate dal governo di Vienna in seguito alla nuova impennata di contagi, “la brutta notizia è che giocheremo tra le tribune vuote, ma la Serbia è nei nostri cuori e cercheremo di portare gioia al nostro popolo a casa”. E conclude spiegando di non aver ancora deciso la sua programmazione dopo la Coppa Davis e ne parlerà con il proprio team, ma di sicuro si prenderà un periodo di riposo.

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