TENNISPOTTING luglio: Djokovic, Federer e l'avvento del Terrore

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TENNISPOTTING luglio: Djokovic, Federer e l’avvento del Terrore

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Kyrgios Wimbledon
 
 

TENNIS TENNISPOTTING – Luglio, Wimbledon. Per molti è il torneo dei tornei, quello che, vincendolo, ti permette di accedere nell’Olimpo del tennis. In Australia possono vincere anche dei carneadi di questo sport, a Wimbledon no. Al massimo puoi fare una finale, oppure puoi essere il più forte della tua èra e non riuscire a vincere mai questo torneo. Wimbledon è il Walhalla, una sorta di aldilà rispetto ai normali tornei dell’anno

A cura di Claudio Giuliani e Daniele Vallotto

A luglio si giocano ben dieci tornei: è il mese in cui si gioca di più durante l’intero anno. I giocatori si dividono in due categorie in questo mese: quelli che vogliono allenarsi per l’erba e quelli che andranno a Wimbledon per riscuotere l’assegno-partecipazione, e che allora giocano su terra o sul duro, quest’ultimi in previsione dei mesi seguenti. A Londra si abbandonano i brutti e colorati vestitini per vestirsi di bianco e seguire la regola del “predominantly white”, perché l’occhio, l’attenzione dello spettatore, dev’essere tutto per la pallina. E pazienza se i gesti non sono più bianchi o se le volée le fanno sempre i soliti noti, sempre più vecchi e malandati: a Wimbledon non si vince per caso, si vince se sei un campione.

 

TENNISTA DEL MESE
Claudio Giuliani: Novak Djokovic, come pensare ad altri? Luglio si rivelerà il mese più importante per il serbo, da troppo a digiuno in prove dello Slam. La conquista del torneo dei tornei,  l’annuncio della paternità, il matrimonio, il ritrovato numero uno al mondo: è lui il Re di luglio per me. Il tennis oramai si gioca solo da fondocampo e a Wimbledon si usa il top spin forse solo un po’ che meno che dalle altre parti. Il capo dei giardinieri soffre ed empatizza con l’erba ogni qual volta le suole dei giocatori grattano quei fili d’erba messi in pari trattati come se fossero le granelle rosse del mattone tritato. Novak struscia come e più degli altri;  e poi si adatta bene all’erba specialmente dal lato del già superbo rovescio, visto che scende benissimo sulle ginocchia. Non ha la mano sotto rete, dove è rozzo e anche non molto carino da vedere complice quel racchettone con cui gioca – come molti bimani peraltro –  ma tanto a rete non ci va più nessuno, giusto Federer e neanche tanto. Ha vinto il torneo battendo il miglior Federer degli ultimi due anni e, cosa da non sottovalutare, visto che capiremo solo in seguito l’importanza di questa vittoria, ha battuto Marin Cilic al quinto set nei quarti di finale. Ha avuto il suo bel da fare insomma, rilassandosi in semifinale contro Dimitrov, arrivando a dimostrare quanto sia forte mentalmente nelle ultime quattro ore del torneo. Con questa vittoria ha fatto rilassare anche Boris Becker, visibilmente emozionato ad applaudire il successo del suo assistito, che si conferma il migliore assieme a Nadal sul piano mentale di questo gioco, l’aspetto più importante.

Daniele Vallotto: Riassumiamo la carriera di Novak Djokovic dopo il 2011 – a conti fatti e stando così le cose una bellissima parentesi all’interno di una carriera fenomenale ma ancora un po’ staccata da quella delle leggende pure di questo sport. 2012: vince gli Australian Open al termine di due maratone lunghissime e iperadrenaliniche. Sembra lo zenit della carriera e forse lo è veramente, perché per il resto dell’anno le aspettative non vengono rispettate fino in fondo. Perde al Roland Garros e agli US Open, si riscatta con il Masters e chiude l’anno ancora da numero 1. 2013: rivince a Melbourne ma perde una semifinale massacrante al Roland Garros e il resto della stagione ne risente. Intanto Nadal torna a vincere pure sul cemento, gli strappa un altro US Open dalle mani e si riprende il numero 1, nonostante il secondo Masters di fila del serbo. Arriviamo al 2014, dove perde per la prima volta in quattro anni agli Australian Open e tutti si domandano che fine farà il SuperNovak che non vince più nemmeno a casa sua. Fa doppietta a Indian Wells e Miami, vince Roma e arriva come un razzo a Parigi, ma si sgonfia di nuovo in finale. Insomma, Djokovic ha giocato parecchi grandi tornei, in molti di questi era tra i primi due favoriti e in altri il numero 1 senza se e senza ma. Ma di tornei davvero grossi, dal 2012 in poi ne ha vinti quattro (che mica è poco, intendiamoci). A Wimbledon, dove negli ultimi tre anni ha fatto sempre bene ma è reduce da due sconfitte piuttosto cocenti, arriva in finale per mancanza di concorrenza. E contro Roger Federer, l’arcirivale che vuole scrivere l’ennesimo capitolo di storia, non parte con uno schiacciante vantaggio, anzi, alcuni si permettono di dare per favorito quel vecchietto che non vince nulla di veramente importante da due anni. Perso il primo set della finale, poi, sembrava tutto apparecchiato per l’ennesimo trionfo di Roger e un’altra bruciante sconfitta in finale per Novak. Invece il serbo smentisce chi lo dava per cotto: sull’erba, forse la superficie meno adatta al suo gioco, trova la migliore partita dell’anno e nonostante di fronte a sé si palesi all’interno del singolo punto e per brevissimi tratti di partita (suppergiù, la fine del primo set e i game conclusivi del quarto) una copia di Federer in versione 2006 finisce per far prevalere la logica sulla leggenda. È una vittoria bellissima, emozionante, la più significativa del Djokovic post-2011. Ci riconsegna un Djokovic sicuro di sé, quel magnifico tennista praticamente imbattibile nel tennis da fondo campo. Con questa vittoria ha battuto Federer, l’uomo degli Slam, in tutti gli Slam. Tennista del mese perché se devi giocare una partita davvero difficile e la giochi così, sei un fenomeno assoluto del tennis.

DELUSIONE DEL MESE
Claudio Giuliani: Il logorio delle ginocchia di Nadal si manifesta anno dopo anno sull’erba di Wimbledon, quando le articolazioni dello spagnolo devono piegarsi sempre di più per tirare su la pallina. Deluso da Rafa? No. Ha vinto il suo Slam, quello rosso, quello dove dovrebbe giocare con l’handicap per rendere interessante il torneo, che di fatto non lo è. Normale che a Wimbledon, dove già nei due anni precedenti è uscito per mano di tennisti di secondo piano, non potesse arrivare fino in fondo. Fare di più magari, ma certo se poi incroci uno sfrontato come Kyrgios sul campo c’è poco da fare. La delusione del mese è Federer. Come tutti sanno io ho tifato Djokovic in finale, per un preciso motivo: al momento era il tennista che stava giocando meglio di tutti durante il 2014 e ancora non aveva vinto uno Slam. Dall’altra parte invece c’era Federer, già salvato dall’amico Wawrinka nei quarti di finale (se non fosse successo qualcosa al fisico di Stan staremmo parlando di altro adesso, con molta probabilità), presentatosi puntuale all’appuntamento con la storia. Non si è uno dei più grandi di sempre per caso, no? Federer che torna a vincere uno Slam dopo due anni, proprio a Wimbledon 2014 dopo Wimbledon 2012, a coronamento di un’ottima annata fin lì, che stava riscattando l’orribile 2013 giocando un tennis che nessuno mai vorrebbe veder sparire sui campi da tennis. La loro partita è stata un dramma shakesperiano in piena regola. Una storia dall’andamento alterno che ha fatto vacillare le nostre certezze di tifosi (a me è successo), perché di fronte all’oggettiva manifestazione di grandezza tennistica c’è da rendere omaggio. Ma non se si è Novak Djokovic, uno Slam perso da Wawrinka improvvisamente diventato vincente e l’altro perso ancora da Nadal a Parigi. Il dramma si è consumato in maniera perfetta, come il miglior sceneggiatore avrebbe scritto. La finale-serieTV articolata in cinque set-puntate ha interrotto ogni altra attività della nostra vita in un caldo pomeriggio di luglio. Quel giorno tutto è stato meno importante di due tennisti chiamati a scrivere un pezzo di storia. Un’istantanea che per Federer rimarrà l’ultima vera delusione della sua vita tennistica: il mancato colpo di coda del campione arrivato ad un soffio dal vincere lo Slam degli Slam a trentatré anni. Una delusione enorme per lui e per i suoi tifosi.

Daniele Vallotto: Di Federer e della partita contro Djokovic ho già scritto diffusamente, a caldo. Che cosa mi resta a freddo, sei mesi dopo? La stessa identica sensazione: che Federer, quel giorno, abbia fatto qualcosa di irripetibile, qualcosa che va al di là del risultato. Vittoria o sconfitta, il senso della sua partita non cambia. Nella finale di Wimbledon non ci sono vincitori, né vinti e pertanto non ci sono delusi (ma la lacrima che riga la guancia dello svizzero, quella sì contiene un po’ di delusione. Ma si tratta di una parentesi all’interno di un pomeriggio fuori dai confini umani). La delusione, per quanto mi riguarda, è Murray, senza se e senza ma. La terra battuta, che normalmente gli provoca allergie tennistiche davvero irrisolvibili, pare aver rigenerato Murray: una bellissima partita con Nadal, una semifinale tutto sommato positiva al Roland Garros. Sembra tutto pronto per il grande ritorno dello scozzese. Invece Wimbledon è uno dei tanti pit-stop con falsa partenza del 2014 di Andy. Contro Dimitrov, che pure gioca una delle migliori partite dell’anno, lo scozzese è dimesso, impacciato, sconfitto in partenza. Si parla di qualche problema fisico ma restano soltanto le chiacchiere. Sul campo, quello che vediamo è un avanzo di campione. Francamente è preoccupante vederlo così: il tennis ha terribilmente bisogno di lui.

COLPO DEL MESE
Claudio Giuliani: I detrattori di Rafael Nadal lo bollano spesso – denotando un’incompetenza sul genere che è solo pari all’odio verso il maiorchino, colpevole soprattutto di aver tolto molti Slam a Federer, più che altro – come un tennista di solo fisico e sprovvisto di manina. Nel video di seguito c’è tutto: colpi eseguiti in equilibrio precario, back di diritto con presa Continental in recupero, back di rovescio rasenti la rete, recuperi straordinari e passanti di precisione chirurgica (e c’è anche un lob messo con una raffinatezza tale che vale uno qualsiasi dei migliori tocchi sotto rete). So, caro Daniele, che sceglierai come colpo del mese sicuramente quello di Kyrgios contro Nadal. Qualcuno deve pur incensare di gloria quel gesto straordinario e sento già il formicolio delle tue dita sulla tastiera bramante la descrizione di quello che forse è il colpo dell’anno. Ti cedo la parola e la scena per la tua esaltazione.

Daniele Vallotto: La mia prevedibilità mi deprime un po’. Per smentirti, avevo in mente di scegliere un colpo incredibile che però, nel campionario di Roger Federer mica è così incredibile. Parlo della terza palla break annullata da Federer nel settimo game del quinto set contro Djokovic. Gioca una seconda ben piazzata, segue a rete, gioca una demivolée difficilissima ed è poi attentissimo a piazzare la volée di rovescio che gli vale il punto. Difficoltà e coraggio quasi incalcolabili perché Federer, in quel momento della partita, era in riserva di energie da almeno mezz’ora. Poco prima, ricordo di aver visto il suo ciuffo spettinato, la fronte coperta di sudore (!), lo sguardo smarrito. E mi sono detto: “adesso crolla”. E avevo ragione perché poco dopo Djokovic breakkerà. Ma quel punto è qualcosa che racchiude in sé tutti i motivi per cui Federer è così amato: classe, eleganza, sprezzo del pericolo, freddezza. Altro che Frigidaire.
Lasciando stare quel colpo, che vale comunque una menzione all’interno del mese, non si può ignorare l’estrema nonchalance con cui Nick Kyrgios gioca quello che per me è il colpo del mese. Già a gennaio avevo scelto un suo colpo sottolineandone la disinvoltura. Si trattava peraltro di un punto piuttosto importante. Questo contro Nadal si gioca sul 3-3 40-0: totale equilibrio. Per cui un po’ di incoscienza ci sta. Ma per chi l’avesse dimenticato, stiamo parlando di un debuttante a Wimbledon che gioca sul Centre Court contro il numero 1 del mondo. Rivedi la sua espressione nemmeno troppo sorpresa e pensi che il suo viso da spaccone non ti ispirerà una grande simpatia. Ma se all’arroganza si accompagnano questo tipo di colpi allora gli perdoniamo tutto, anche le discutibili scelte cromatiche.

Continua a pagina 2 con: Partita del mese, Invisibile del mese, Partito della Nazione, Fiori d’arancio, sorpresa del mese e osservatorio sui social network, con qualcuno che si è fatto prendere la mano.

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ATP

ATP Montreal: la prima volta di Carreno Busta, la lunga attesa è finita

Pablo Carreno Busta corona una settimana perfetta conquistando il primo titolo Masters 1000

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Pablo Carreno Busta - Montreal 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

P. Carreno Busta b. [8] H. Hurkacz 3-6 6-3 6-3 (da Montreal, il nostro inviato)

Il mentore di Pablo Carreno Busta, l’ex n. 1 del mondo Juan Carlos Ferrero, ha lasciato Montreal venerdì per andare con il suo pupillo Carlos Alcaraz al Western&Southern Open di Cincinnati. Forse però avrebbe preferito rimanere in Canada per assistere al giorno più bello del su assistito che a 31 anni compiuti il mese scorso e giocando probabilmente il miglior tennis della sua vita è riuscito a conquistare il più importante sigillo della carriera professionistica.

Con pieno merito Carreno Busta ha portato a casa il trofeo color rame dell’Omnium Banque Nationale presentè par Rogers di Montreal, sesto Masters 1000 della stagione e prima tappa dell’avvicinamento del tour allo US Open.

 

Confermando lo straordinario momento di forma messo in mostra durante tutto il torneo, nel quale ha fatto fuori uno dopo l’altro i primi due giocatori italiani, Berrettini e Sinner, Carreno Busta ha fatto fruttare i progressi fatti con la battuta (solo tre break subiti nelle prime cinque partite, più un altro durante la finale) mantenendo anche durante la finale una percentuale di realizzazione oltre il 70% sia sulla prima sia sulla seconda.

Hurkacz ha pagato il grande numero di errori gratuiti (24, contro 10 di Carreno Busta) arrivati nel corso di una condotta di gara comunque estremamente aggressiva, che però non ha dato i frutti sperati anche per colpa dei cali di tensione arrivati nei break concessi nel secondo e nel terzo set.

IL MATCH – Un misto di tensione, cautela ed emozione da parte di entrambi i protagonisti hanno fatto sì che i primi game della finale non siano stati proprio memorabili. Si trattava, d’altra parte, di una partita importante per tutti e due, un’occasione a cui nessuno dei due è particolarmente avvezzo.

Hurkacz aveva iniziato provando ad addormentare gli scambi con traiettorie piuttosto alte e con l’occasionale ‘chop’ di diritto per evitare di entrare nella macchina tritacarne di Carreno Busta che sugli scambi in progressione da fondo gli è certamente superiore. Il polacco è un giocatore più poliedrico, e pertanto ha provato a tenere lo scambio su velocità che potessero consentirgli di manovrare la palla e crearsi le aperture per le conclusioni offensive.

Il primo break è arrivato al sesto game, paradossalmente conquistato da Hurkacz più con le sue doti difensive che non proiettandosi in avanti. Un paio di errori di Carreno Busta hanno fatto la differenza, e da lì in poi il servizio di Hurkacz ha fatto il resto per chiudere il primo set in 31 minuti.

I 9 errori gratuiti commessi dal polacco (contro altrettanti vincenti) nel corso di un set comunque vinto lasciavano presagire che la partita potesse avere molto altro da dire. E infatti subito all’inizio del secondo parziale un game di black out di Hurkacz (quattro errori totalmente non forzati) gli costava il break a zero. Carreno Busta aumentava i giri del motore sui colpi da fondo mentre Hurkacz alzava la velocità del servizio che arrivava a toccare anche i 226 chilometri all’ora. Il risultato è che gli scambi si accorciavano e ai ribattitori rimanevano solo le briciole. Risultato: 6-3 Carreno Busta, e dopo 66 minuti si arrivava al terzo set.

Dopo un’inizio di parziale decisivo sostanzialmente in equilibrio, con Hurkacz che spingeva sempre più insistentemente sul rovescio di Carreno Busta e quest’ultimo che si difendeva da par suo tirando fuori passanti di grande fattura, sull’1-1 il polacco offriva su un piatto d’argento il break con un diritto tirato in mezzo alla rete e una palla corta al terzo colpo che non aveva grande motivo di esistere. Hurkacz provava a recuperare spingendo ancora di più la risposta, ma senza grandi risultati. Il pubblico aveva modo di esaltarsi per un grande scambio chiuso da una “veronica” di Carreno Busta che spingeva il suo avversario a lanciare la racchetta inviperito (fortunatamente senza che nessuno venisse colpito).

E quel punto è probabilmente stato il colpo del K.O. per Hurkacz, che da quel momento in poi è andato via via affievolirsi, fino a subire la risposta vincente lungolinea di rovescio che ha regalato a Pablo Carreno Busta il suo primo titolo Masters 1000 della carriera.

Con questa vittoria lo spagnolo risale al n. 14 del ranking mondiale e al n. 11 della ATP Pepperstone Race, mettendosi prepotentemente in lizza per la qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino. Hurkacz invece rimane al decimo posto della classifica ma sale alla nona piazza della Race, anche lui confermando le sue ambizioni per un posto tra gli otto di Torino.

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ATP

ATP Montreal: ancora superato il record di spettatori. Ora va verso l’allargamento del tabellone

Ritoccato il recordo mondiale di presenze per tornei non-combined di una settimana: 237.158 spettatori. Dal 2024 avrà 12 giorni di gare e tabellone da 96 giocatori

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IGA Stadium - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

Altro anno, altro record per il torneo Masters 1000 di Montreal, quest’anno denominato “Omnium Banque Nationale presenté par Rogers”. Dopo 10 anni di “Rogers Cup presented by National Bank” i due sponsor si sono scambiati nel 2021, principalmente in virtù di un prestito agevolato concesso dall’istituto di credito a Tennis Canada che ha così consentito alla federazione della foglia d’acero di sopravvivere i durissimi anni della pandemia che hanno portato alla cancellazione del torneo nel 2020 e alla drastica riduzione del pubblico nel 2021 (massimo 5.000 spettatori a sessione nello stadio e porte chiuse per i campi laterali).

Ma anche se passano gli anni e cambiano i nomi, la costante che rimane è l’abbattimento anno dopo anno dei record di presenze per un torneo non-combined di una settimana, record che Montreal detiene sia per la versione ATP sia per la versione WTA. In questa edizione 2022 è stato ulteriormente ritoccato il record di spettatori con 237.158 unità, conteggio che supera di qualche migliaio il record stabilito nel 2019 che, a livello ufficiale, era di 223.016, ma quella cifra includeva uno “zero” nella casella della sessione serale di sabato, in quanto la semifinale tra Rafael Nadal e Gael Monfils fu cancellata a causa del ritiro del francese e tutti i biglietti furono rimborsati, ma quella sessione altrimenti sarebbe stata esaurita quindi ci sarebbero stati all’incirca 12.000 spettatori in più.

Un successo che continua di anno in anno per un torneo che per numero di spettatori costituisce il secondo evento della regione, dopo il Gran Premio di Formula 1 di inizio giugno. La differenza principale, tuttavia, e che mentre la Formula 1 è sempre più diventato un “destination event”, ovvero un evento per chi si reca a Montreal esclusivamente per quello scopo, il torneo di tennis invece è una manifestazione principalmente locale: gli spettatori sono in gran parte abitanti della zona, certamente integrati da qualche appassionato che viene da lontano, ma sostanzialmente è un torneo che rappresenta la “tifoseria tennistica” del Quebec.

 

Ed è proprio per questo motivo che sarebbe stata auspicabile una campagna più lunga per l’idolo locale Felix Auger-Aliassime, anche se il direttore del torneo Eugene Lapierre ha confermato nella conferenza stampa di fine torneo: “Se mi avessero garantito che Felix sarebbe arrivato ai quarti di finale avrei firmato subito”. Auger-Aliassime ha comunque fatto la sua parte, vincendo due turni e soprattutto rendendosi disponibile fuori dal campo per iniziative collaterali per aiutare a promuovere il torneo:Si è offerto volontariamente – ha raccontato Lapierre – è venuto da noi per chiedere se poteva fare qualcosa per aiutare il torneo”.

Il video-sorpresa che è stato preparato per lui in occasione del suo compleanno (l’8 agosto) è diventato subito virale, ma ci sono state diverse altre iniziative che l’hanno coinvolto e che sono state molto gradite dai media locali e dalle persone che hanno lavorato nel torneo.

Anche gli altri giocatori apprezzano l’atmosfera del torneo, che riesce a creare un ambiente in cui è molto piacevole giocare. “La partita di venerdì sera tra Paul ed Evans si è giocata con il tutto esaurito, e con i giocatori nella players’ lounge che seguivano il match davanti alla TV. ‘Il torneo di Montreal è questo’ mi ha detto il responsabile comunicazione dell’ATP”.

Ma ovviamente non bisogna mai sedersi sugli allori e allora ecco che Lapierre pensa già ai progetti per l’anno prossimo. “Sicuramente equipaggeremo un quinto campo con Hawk Eye Live in modo da poterlo usare per i match ufficiali in caso di ritardi per pioggia. Quest’anno avremmo voluto farlo, ma purtroppo non è stato possibile perché non avevamo nel contratto con Hawk Eye l’equipaggiamento di un quinto campo. Il costo sarebbe stato intorno ai 40.000 dollari, che per un torneo come il nostro è una spesa tutto sommato marginale”.

Quest’anno per la prima volta sono stati introdotti i riflettori al LED sul campo centrale, e sembra che il feedback sia stato positivo. Verrà considerata l’introduzione dello sfondo del campo a LED in modo da avere un display dinamico, così come verranno aggiunte zone d’ombra per il pubblico (che peraltro già quest’anno sono state davvero abbondanti) e verrà creato uno spazio supplementare di altri 15.000 piedi quadrati (circa 1400 mq) vicino alla palazzina servizio per altre attività e si proseguirà con la preparazione al torneo al salto di qualità previsto per il 2024, quando dovrebbe diventare un torneo da 12 giorni con un tabellone da 96 giocatori.

Ci sono ancora parecchi passi da intraprendere prima di arrivare lì – ha confermato Lapierre – ma credo che ci arriveremo. Stiamo lavorando in collaborazione con l’ATP per raggiungere quell’obiettivo. Secondo loro non abbiamo bisogno di più spazio, anche se io credo che sia necessario per avere un tabellone da 96 giocatori, e siamo sicuri che riusciremo ad aggiungere più spazio grazie al finanziamento ottenuto dal Governo Federale del Canada”. Prima dell’inizio del torneo, infatti, Tennis Canada ha annunciato che nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo Economico della Regione del Quebec aveva ricevuto un finanziamento di 10 milioni di dollari canadesi (circa 7,6 milioni di euro).

Quello dell’aumento del tabellone da 56 a 96 giocatori sarà un passaggio da brividi per l’Open del Canada, che soprattutto nella sede di Montreal ha uno degli impianti più piccoli di tutti i Masters 1000. Ed essendo un torneo estivo dovranno anche risolvere il problema del calendario, che vede i tornei perennemente compressi tra Wimbledon e lo US Open, che nel 2024 avrà anche il rompicapo supplementare dei Giochi Olimpici di Parigi, in programma dal 27 luglio al 4 agosto.

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WTA

WTA Toronto: Simona Halep torna grande, firma il tris in Canada

Dopo quasi due anni la rumena torna a vincere un grande torneo battendo Haddad Maia in finale al terzo. Lunedì tornerà in Top 10 al numero 6

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[15] S. Halep b. B. Haddad Maia 6-3 2-6 6-3

La scorsa settimana si ritirava dal torneo di Washington in quello che era sembrato un altro brutto segno sulla sua competitività attuale. Dieci giorni dopo Simona Halep si rilancia nell’elite del tennis mondiale conquistando per la terza volta l’Open del Canada (ma la prima a Toronto) e sarà N.6 del mondo nella classifica WTA di Ferragosto.
La rumena batte in tre set la combattiva brasiliana Beatriz Haddad Maia una delle giocatrici più in forma di questa seconda parte di stagione e firma il 24° titolo della carriera, il primo WTA 1000 da Roma 2020 quasi due anni fa.

 

Un match altalenante che la brasiliana avrebbe potuto anche vincere se non avesse delapidato un vantaggio di 3-0 nel primo set cedendo 6 giochi consecutivi in stato confusionale totale.

Ma quando la partita riprende sembra essere ricominciata da zero: la mancina brasiliana stavolta sale fino a 4-0 e senza blackout particolari chiude 6-2 rimandando tutto al giusto epilogo: il terzo set.

Anche all’inizio del terzo Haddad ha le sue occasioni per partire a razzo ma Halep resiste inserendo la modalità “muro” dei bei tempi per tenere il servizio d’apertura ai vantaggi e piazzare il break alla prima chance in quello successivo. Un altro game fiume porta Beatriz al controbreak ma il prezzo da pagare in termini di energie fisiche è troppo alto sebbene sia lei ad essere 5 anni più giovane.

L’esperienza di Simona, guidata dal suo nuovo mentore Patrick Mouratoglou fa la differenza e una volta salita 4-1 difende il break senza patemi chiudendo al secondo match point.

Dolce ritorno in Top 10 per Halep che si rilancia in vista dei prossimi appuntamenti negli Stati Uniti a Cincinnati e soprattutto New York. Per Haddad Maia rimane un altro torneo eccezionale che la porta al N.16 del ranking mondiale. Al prossimo grande appuntamento!

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