L'estinzione dei colpi nel tennis (2a parte)

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L’estinzione dei colpi nel tennis (2a parte)

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TENNIS FOCUS – L’evoluzione del tennis contemporaneo ha portato alla progressiva scomparsa di colpi e schemi di gioco che erano fondamentali e frequentissimi nel tennis del secolo scorso. Analisi di quattro colpi in via di estinzione. Di Luca Baldissera e AGF

3) Lob liftati

Nella prima parte abbiamo visto che oggi chi attacca tende a privilegiare sempre la potenza e l’immediatezza del risultato. Allo stesso modo anche chi difende tende a preferire le soluzioni dirette: i passanti lungolinea o incrociati hanno soppiantato i lob in topspin.
A mio avviso l’estinzione dipende da due fattori:
in parte perché poche  giocatrici hanno imparato ad eseguirli al meglio, anche perché non si tratta di una esecuzione facile
in parte dipende invece dalla posizione dell’attaccante; le giocatrici che si presentano a rete lasciano spesso varchi abbastanza invitanti e difficilmente si posizionano molto “sotto” (a volte per mancanza di tempo, a volte per scarsa dimestichezza con le geometrie di volo).

 

E così ai giorni nostri il pallonetto è utilizzato solo nelle situazioni disperate, quando proprio non ci sono alternative e non c’è quindi il tempo di giocare altro. Ma è tutta un’altra cosa rispetto a quello aggressivo in topspin.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=ITbbA3rLVbw#t=662

Ecco invece qui uno schema “old style”:

E questa è la versione maschile di un giocatore ancora in attività, ma che si è formato negli anni ’90 come Lleyton Hewitt.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=M5PyPDCCAaE#t=0


Analisi tecnica

Fino agli anni ’90, una delle opzioni per contrastare le discese a rete era il lob liftato, ovvero il pallonetto giocato in modo spinto e aggressivo, caricato di top-spin per far scendere la palla entro le righe del campo dopo aver superato l’avversario. Tale esecuzione è da considerarsi un colpo offensivo – o meglio, un colpo di contrattacco – a tutti gli effetti, ben diverso dal semplice lob difensivo.

Lo scopo del lob in top-spin è scavalcare il giocatore a rete, per poi schizzare via grazie alla rotazione rendendo impossibile una rincorsa per recuperare, mentre il “semplice” pallonetto difensivo cerca solamente di ricacciare indietro l’attaccante, ed è giocato come estremo tentativo di salvarsi in uno scambio che vede il difensore in situazione di grande svantaggio, di solito sbattuto lateralmente fuori dal campo. Questo secondo tipo di lob, ormai, è quasi l’unico che si vede ancora eseguire: ed è davvero l’estrema difesa, quando non ci sono altre possibilità di “rimanere vivi” nello scambio.

Ma per tanti, tanti anni, il lob liftato è stato un colpo di altissima spettacolarità, grande difficoltà tecnica, e veniva utilizzato frequentemente da molti giocatori di livello come vera e propria alternativa al passante. Quindi, non in situazioni di particolare difficoltà in fase difensiva (non sempre almeno), ma anche quando il giocatore era ben messo con gli appoggi e l’equilibrio, e sufficientemente in anticipo sulla palla. Come detto, era un’alternativa ai passanti, anche quando questi avrebbero tranquillamente potuto essere colpiti in comodità.

Dai tempi di Jimmy Connors, a quelli di Andre Agassi, arrivando a Lleyton Hewitt (l’ultimo grande “lobber” del tennis contemporaneo), generazioni intere di attaccanti hanno dovuto subire le imprendibili parabole dei migliori interpreti di questo colpo, purtroppo ormai quasi sparito: anche i fenomenali difensori e contrattaccanti di oggi, Nadal e Djokovic su tutti, se possono tirano il passante praticamente sempre. E’ come se la dimensione verticale, in altezza, degli schemi di gioco non esistesse quasi più.

Tecnicamente, un lob liftato comporta una notevole dose di “mano” tennistica, perchè si va a creare il controllo della profondità e dell’altezza della traiettoria solo attraverso la sensibilità in termini di proporzione tra spinta e rotazione in avanti. La palla deve essere abbastanza veloce per sorprendere l’avversario, appena più alta della sua massima potenziale elevazione per lo smash, e tanto carica di top-spin da tuffarsi subito dopo verso il campo. Questo si può ottenere, sia con il dritto che con il rovescio, facendo cadere più dello standard la testa della racchetta verso il basso nella fase finale del backswing di preparazione, portando successivamente il movimento a colpire da sotto verso la palla, e chiudendo il follow-through abbondantemente sopra le spalle, quasi in verticale (di dritto come nel caso del “reverse forehand” tipico di Nadal, di rovescio un po’ meno soprattutto per i bimani che possono sfruttare il richiamo della mano non dominante). Si può così “spazzolare” il colpo verso l’alto-avanti in modo molto deciso, con la componente principale del controllo di profondità che diventa la quantità di rotazione piuttosto che la sola forza impressa. Si deve assolutamente saper “dare del tu” alla palla, insomma, altrimenti l’errore di misura è inevitabile.

E’ un vero peccato che anche questo splendido colpo sia ormai quasi un ricordo, e le ragioni sono piuttosto simili a quelle già viste nei casi degli approcci slice e delle volée in avanzamento: da un lato l’aumentata velocità di gioco, dall’altro le traiettorie estreme e cariche consentite dai materiali moderni. Oggi come oggi, con la palla che viaggia tanto arrotata e rapida su ogni singolo colpo, per chi attacca sarà molto difficile arrivare tanto avanti verso la rete (e probabilmente avrà tirato uno schiaffo al volo da metà campo, non una volée o uno slice): con l’avversario non abbastanza vicino al net lo spazio per il lob sarà ovviamente minore, quando non inesistente. Aggiungiamo a questo l’enormemente aumentata facilità del giocare passanti da qualsiasi angolo del campo, contro attaccanti ben diversi da quelli di un tempo che si appiccicavano alla rete, e si capisce facilmente come l’opzione del pallonetto carico e aggressivo sia ormai utilizzata molto poco. Anche in questo caso, dal punto di vista della varietà tecnica non è certo una cosa positiva.

4) Rovescio ad una mano

Justine Henin e Francesca Schiavone rischiano di passare alla storia come le ultime giocatrici capaci rispettivamente di comandare il ranking (18 maggio 2008) e di vincere uno Slam (5 giugno 2010) utilizzando il rovescio ad una mano.

Se escludiamo le italiane e le spagnole ultratrentenni (Schiavone, Brianti, Vinci, Dominguez Lino) l’eccezione che conferma la regola è data dalla ventiseienne Carla Suarez Navarro.

All’unicità di Carla possiamo solo affiancare qualcuna che stacca la mano per giocare il back (Rybarikova, Flipkens ad esempio). Ma rovesci in topspin monomani non se ne vedono più.

Analisi tecnica: Rovescio a una mano/rovescio bimane

Il grande vantaggio in termini di controllo che dà l’esecuzione a due mani del rovescio, rispetto al più classico swing monomane, oltre che la possibilità di salire meglio sulle palle alte e cariche di top-spin, è soprattutto una questione di tempo. Centesimi di secondo, quando non millesimi, per l’esattezza. In entrambe le esecuzioni, come in tutti i colpi del tennis, la cosa fondamentale per ottenere impatti sicuri, fluidi ed efficaci è incontrare la palla ben davanti al corpo, nel caso del rovescio ben davanti alla gamba destra, che deve essere avanzata e caricata (flessa) contribuendo così al trasferimento del peso.

Finchè il giocatore, grazie alla corretta ricerca della palla con i piedi, e al giusto timing del movimento a colpire, trova un piano di impatto sufficientemente avanzato, che il rovescio venga eseguito a una o due mani non ci sono differenze tanto evidenti come efficacia, anzi con la presa monomane è possibile sviluppare anche maggiore topspin grazie al follow-through più ampio e veloce.

Ma i problemi, e in un tennis moderno tanto proiettato verso l’esasperazione di rotazioni e rapidità della palla sono problemi grossi e frequenti, nascono in tutte quelle situazioni (soprattutto risposta al servizio e recuperi difensivi) nelle quali il giocatore si trova aggredito dal rimbalzo, che sia per la pasantezza o la profondità di un colpo avversario, o per una non perfetta posizione in campo, e non può impattare davanti al corpo.
I bimani, in queste circostanze, grazie all’appoggio della mano di richiamo (sinistra per i destri), hanno la possibilità di recuperare le eventuali frazioni di secondo di ritardo sostenendo e accompagnando la racchetta proprio con la mano non dominante, prossimale al cuore dell’attrezzo, avendo così in pratica una “finestra” di spazio e di tempo estremamente più ampia (dall’impatto ideale, avanzato, fino al limite della gamba posteriore quando sono davvero tardi) entro la quale colpire la palla con successo.

Inoltre, anche se non è l’ideale, è possibile giocare dei buoni rovesci bimani anche in stance (posizione) praticamente frontale, mentre l’esecuzione a una mano può venire sviluppata con incisività solo da affiancati e anche – e meglio – oltre (neutral o closed stance). Anche questo posizionamento del corpo richiede tempo per essere messo in atto. In uno sport nel quale il ritmo e la velocità di gioco sono ormai arrivati a limiti estremi, margini simili si traducono in vantaggi enormi per i bimani. Ma finchè si rimane in ambito ATP, i grandi interpreti del rovescio a una mano sono ancora competitivi: molto diversa è la situazione nella WTA, dove il rovescio a una mano si può dire completamente svanito.

È piuttosto comprensibile una prevalenza dell’esecuzione bimane a livello femminile, tenendo presenti le fasi tecniche di impostazione e la progressione didattica dell’insegnamento, e la minor vigoria fisica delle bambine e delle ragazzine che vengono avviate al nostro sport. Ma una cosa è parlare di prevalenza, anche nettissima, ben altra è trovarsi davanti a un assoluto monopolio. Se poi consideriamo che di esempi vincenti ai massimi livelli di campionesse monomani ce ne sono stati diversi anche in tempi recenti, da Schiavone a Farina (Silvia è stata top-20 fissa per diverse stagioni una decina di anni fa), da Justine Henin ad Amelie Mauresmo, da Alicia Molik ad Anna Smashnova, senza dover arrivare fino a Steffi Graf (insieme a Jana Novotna, la “maestra” dello slice), il rammarico dal punto di vista tecnico è davvero notevole.

Al contrario di quello che sta avvenendo in campo maschile, ovvero un progressivo innalzarsi dell’età in cui i giocatori raggiungono la massima competitività, tra le ragazze, pur non essendoci più le baby-campionesse come Martina Hingis (numero 1 della classifica a sedici anni e mezzo nel marzo 1997), si arriva comunque spesso ad alti livelli professionistici prima dei vent’anni.
Questo significa che una giovane avviata alla carriera agonistica, una volta uscita dalle under 14, nei due-tre anni successivi dovrà iniziare a essere competitiva a livello futures, a raccogliere pian piano i primi punti WTA, per poi capire se il salto successivo verso il tennis “vero” è o meno alla sua portata. A 18 anni devi già essere una bella “belva da campo”, tecnicamente completa, e pronta a crescere ancora atleticamente e tatticamente. Risulta quindi molto difficile, per l’ovvia ragione del gap di forza nel braccio, impostare a una mano e proseguire così attraverso questi determinanti anni di formazione agonistica già proiettata alla massima prestazione, ma di formazione fisica ancora incompleta.

Stiamo davvero rischiando l’estinzione definitiva, e credo irreversibile, del rovescio a una mano nel circuito femminile: e a prescindere dai gusti estetici personali, la scomparsa totale di un colpo è ancora più grave e preoccupante della scomparsa di una fase di gioco.

Per terminare

All’inizio dell’articolo (prima parte) ho proposto un parallelo, piuttosto ovvio, con la biologia e con la teoria dell’evoluzione della specie di Darwin. Forse però avrete notato che ho evitato di mettere in relazione l’argomento tennistico con un concetto fondamentale del pensiero darwiniano: la selezione naturale.
E questo non soltanto perché non è automatico associare l’aggettivo naturale a questioni sportive, ma anche perché non sono convinto si possa utilizzarlo nemmeno in senso lato: vale a dire come qualcosa di spontaneo e inevitabile.

L’evoluzione del tennis è stata naturale? Tutte le trasformazioni tecnologiche (telai, corde, palline, superfici etc) che hanno influito sul gioco (e i colpi utilizzati) vanno considerate come un processo inevitabile? Non è facile rispondere.

Si potrebbe provare a riformulare la domanda: di fronte all’estinzione di certi colpi e di certi schemi di gioco ci sarebbe stata la possibilità di agire altrimenti?
In natura l’uomo a volte cerca di intervenire per fare fronte all’estinzione delle specie animali o vegetali; il panda, ad esempio, è diventato il simbolo stesso di questi tentativi di tutela.
Spesso gli interventi sono stati attuati su pressione dell’opinione pubblica, che ha cominciato a sentire come una perdita da evitare l’estinzione di alcune specie.

Nel tennis questo non è accaduto. Forse è stato determinante il carattere progressivo del fenomeno (di cui parlavo all’inizio dell’articolo) che lo ha reso meno percepibile. Ma se non si è mai formata un’opinione pubblica (mi riferisco agli appassionati, ai giornalisti, ai giocatori, ai dirigenti) che si preoccupasse seriamente di questo, forse significa che il processo è stato semplicemente considerato trascurabile. E se questo è vero, allora penso che molto probabilmente risulterà anche irreversibile.

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Flash

WTA Strasburgo: Kerber eroica supera Juvan in tre set

83 vincenti a testa per una finale memorabile: 14° titolo della carriera per Angelique Kerber

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[2] A. Kerber b. K. Juvan 7-6(5) 6-7(0) 7-6(5)

Match d’intensità straordinaria durato tre ore e 16 minuti di grande spettacolo. Angelique Kerber batte dopo tre tiebreak Kaja Juvan, e vince il WTA 250 di Strasburgo col punteggi di 7-6(5) 6-7(0) 7-6(5); per la tedesca si tratta del 14° titolo della carriera, terzo sulla terra rossa ma il primo outdoor su questa superficie (gli altri erano arrivati a Stoccarda). Forse restare in campo così tanto – 3 ore e 16 minuti – alla vigilia dell’inizio del Roland Garros non è la preparazione migliore per una tennista di 34 anni, ma dal punto di vista della fiducia tennistica non poteva esserci epilogo migliore. La 21enne slovena esce battuta ma non sconfitta nella prima finale della carriera: se Kerber ha giocato un gran match infatti è anche merito suo che ha lottato su ogni scambio, non curante delle vario occasioni perse qua e là durante il match dai mille voli. Solo un paio di numeri per dare l’idea dell’intensità dell’incontro: alla fine il conteggio dei vincenti sarà 83 a testa, con i gratuiti 38 per Juvan e 42 per Kerber.

Il tabellone completo del WTA 250 di Strasburgo

 

Nell’atto conclusivo dell’Internationaux de Strasbourg, c’è un primo set subito avvincente dove la tedesca n.22 del mondo recupera due volte il break di svantaggio a Juvan e, dopo aver annullato un set point al servizio sul 5-4, riesce a chiudere al tiebreak per 7-5. Anche nel secondo parziale è la slovena a passare prepotentemente in vantaggio: la n.81 Juvan sale nuovamente sopra 4-1 addirittura col servizio, ma alla fine le due tenniste si ritrovano di nuovo sul 6 pari. Kerber arriva al tiebreak stremata; non tenta neanche un passo quando l’avversaria la punge con la smorzata e non trova la lucidità per indirizzare gli smash quando è lei a controllare lo scambio. La tedesca subisce un duro parziale di 9 punti a 0 che rimettono il match in equilibrio dopo due ore e 4 minuti di grande spettacolo.

Il set decisivo, giocato ad armi pari, continua a restare incerto e la sensazione che si giunga di nuovo al tiebreak si trasforma (più o meno) presto in realtà. I primi colpi di classe di Kerber si vedono grazie ad un pallonetto di rovescio vincete a seguito di una palla corta che la manda sopra 4 punti a 2; dopo il cambio campo, l’ultimo di un match estenuante, è il dritto della tedesca a diventare l’arma principale. Con un paio di soluzioni incredibili (il passante stretto sul match point è strepitoso), la 34enne Kerber può alzare le braccia al cielo e trovare persino la forza di saltare dalla gioia. Per lei come detto si tratta del 14° titolo della carriera e grande iniezione di fiducia per il Roland Garros dove esordirà contro la polacca Magdalena Fręch.

Il tabellone completo del WTA 250 di Strasburgo

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ATP

ATP Ginevra: ancora Ruud, il fantasmino riappare sul più bello. Sousa da applausi

Una partita durissima, con Ruud che subisce la rimonta e rientra a un passo dal baratro, contro uno splendido Joao Sousa

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Casper Ruud - Roma 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

[2] C.Ruud b. J.Sousa 7-6(3) 4-6 7-6(1)

Ancora una volta Casper Ruud, per il secondo anno consecutivo è lui il campione del Geneva Open, ultimo ATP 250(insieme a quello di Lione dove ha trionfato Cameron Norrie) prima del Roland Garros. Una partita intensa, mai scontata, con tanti momenti di bel tennis, quella che ha visto il numero 8 del mondo prevalere su Joao Sousa. Svariati meriti vanno certamente al portoghese, che non ha mai mollato e ha espresso un tennis duro e sempre aggressivo, recitando per gran parte dell’incontro la parte della testa di serie e non dello sfavorito. Alla fine la caratura dell’avversario, e la miglior gestione di certi momenti del fantasmino, hanno fatto crollare l’ex n.28 al mondo al momento di servire per il match, negandogli la seconda vittoria in carriera sul rosso dopo quella all’Estoril nel 2018. Per il norvegese si tratta invece dell’ottavo titolo in carriera(tutti 250), e del settimo sulla terra, presentandosi dunque a Parigi come un ostacolo per tutti, visto l’ottimo periodo di forma, specie mentale, dimostrato in queste tre ore di maratona sui campi svizzeri.

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Ginevra

 

Il match – in partenza Ruud è super efficace alla battuta (addirittura due ace nel primo game) e si fa valere anche con il dritto. Sousa vorrebbe accorciare gli scambi ma è il norvegese il primo a riuscirci : con due ottimi vincenti di diritto mette pressione all’avversario e va a break nel terzo game, finalizzato con un errore di Sousa, che comunque riesce a rimanere in scia, ma deve sperare anche in qualche regalo(sempre raro) dell’avversario. Il portoghese gioca bene, molto preciso e pesante da fondo, ma dall’altra parte il norvegese sta scavando la differenza servendo in modo straripante, e rendendo quel piccolissimo passaggio a vuoto di Sousa fatale. Arriva poi però effettivamente una mano dal n.8 al mondo, che con tre errori di fila va sotto 0-40: ancora una volta ecco il servizio in aiuto con tre prime vincenti consecutive, e che sfrutta anche per aprire il campo successivamente e portare a casa il game. Battuta che diventa poi preziosa alleata di Sousa nel nono game, che sfrutta per annullare ben tre set point con grande calma e freddezza, pizzicando più che può il rovescio dell’avversario. Proprio sul più bello c’è un calo di tensione inaspettato di Ruud nel decimo gioco, causato anche da un improvviso aumento della spinta e della precisione del portoghese, che riesce a strappare il break sfruttando un leggero ritardo negli spostamenti del fantasmino, per poi assicurarsi in scioltezza il tie-break. Alla fine, seppur impiegando un po’ più del previsto, il semifinalista di Roma porta casa il primo set al tie-break per 7 punti a 3, ritrovando un po’ di spinta e approfittando anche di un Sousa che dopo l’accelerata dei game finali del parziale torna alla normalità e non riesce neanche a trovare più stessa pesantezza con il servizio o con il dritto.

I primi tre game del secondo parziale ne vedono due ai vantaggi, ma senza palle break, con qualche spunto: Sousa cerca ancora di di più il rovescio di Ruud, che continua a servire bene, ma sembra soffrire un po’ di più l’iniziativa dell’avversario. Era fin troppo evidente il calo del norvegese, specie in spinta, e si concretizza con il break nel quinto game, dove accorcia tanto e non trova incisività, concedendo a Sousa di aggredire e procurarsi la chance di break, concretizzata con l’ennesimo errore di un Ruud nervoso e falloso da fondo, bene solo al servizio, che però da solo non basta. Arriva nell’ottavo gioco il primo squillo del set per il norvegese, che finalmente alza un po’ il ritmo e mette pressione, conquistandosi(causando un paio di errori a Sousa) una palla break, annullata in avanzamento e con stop volley dal portoghese, che tiene un gran game molto aggressivo e propositivo. E alla fine il break nel quinto game si rivela decisivo, dato che Joao Sousa va a chiudere il set con il punteggio di 6-4, meritatamente, giocando non solo in difesa ma anche molto in pressing per tutto l’arco del parziale, mettendo in difficoltà un gran difensore come Ruud, che nonostante abbia cercato di variare nei colpi e anche con qualche buon servizio è colpevole di troppi banali errori.

Tre game a ritmo un po’ più blando per iniziare il set decisivo, con scambi più corti e Sousa che perde spesso controllo dei colpi, concedendo a Ruud una certa tranquillità da fondo, dove sembra aver ritrovato il suo dritto. Ancora una volta nel quinto game si rompe l’equilibrio, sempre a favore di Sousa: Ruud continua ad essere troppo leggero, quasi contratto e il portoghese lo aggredisce su entrambi i lati, sottolineando il calo anche del dritto, che infatti sarà il colpo che andando lungo regalerà il break. Nel nono game c’è qualche sprazzo del Ruud che ci aspettavamo, che alterna buon servizio e costruzione da fondo, per quanto appaia quasi timido quando deve anche solo attaccare, come se non ci creda più lui per primo. Ma sul più bello trema il braccio a Sousa, che aveva perso 3 punti al servizio nell’intero set decisivo, e alla fine subisce il break al momento di servire per il match, accorciando troppo e permettendo al norvegese di accelerare con il dritto e farlo andare a destra e sinistra, approfittando anche di un non forzato sulla palla break.

Annulla due match point nel dodicesimo game Sousa, con grande coraggio e qualità, servendo un ace e giocando uno scambio ai limiti del respiro, subendo un rientro spaventoso di Ruud sul lato del dritto, tornato ad essere atomico. E infatti si conferma il livello ritrovato del fantasmino nel tie-break, il primo a decidere una finale ATP in questo 2022: 7 punti a 1 per il norvegese sarà il punteggio finale, con il portoghese che subisce una serie di dritti vincenti e di gran servizi, il vero leit-motiv di questo pomeriggio per Casper. Comunque esce a testa altissima Joao Sousa, nonostante un tie-break finale che lascia l’amaro in bocca, insieme ai rimpianti per aver tremato sul più bello, ma non è il primo a bruciarsi le ali proprio sotto al sole. Ruud si conferma un osso durissimo, troppo spesso sottovalutato. Un rappresentante puro di un detto che andrebbe affisso in ogni scuola tennis: “La partita è persa solo quando smettiamo di provare“. E oggi, più che mai, è stato così.

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ATP

ATP Lione: quarto titolo in carriera per Cameron Norrie, battuto Molcan

Il britannico si aggiudica in tre set la sfida con Molcan. Per entrambi ora testa a Parigi

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Cameron Norrie - Roma 2022 (foto Twitter @the_LTA)

[1] C. Norrie b. A. Molcan 6-3 6-7(3) 6-1

Dopo aver fallito l’assalto al titolo nel 2021 fermato in finale da Stefanos Tsitsipas, Lione diventa finalmente terra di conquista per Cameron Norrie. Il britannico si aggiudica in tre set la sfida tra mancini e porta a casa il trofeo dell’Open Parc Auvergne-Rhone-Alpes Lyon 2022.  

Per Norrie si tratta del quarto titolo, il primo su terra rossa, alla finale numero dieci in carriera. Per il britannico è il secondo del 2022 dopo Delray Beach, che si aggiunge ai titoli di Los Cabos 2021 e soprattutto Indian Wells. Terza finale e terza sconfitta per Alex Molcan che si ferma di nuovo all’ultimo atto come accaduto a Belgrado 2021, torneo dove da qualificato si spinse fino in finale prima di arrendersi a Djokovic e a Marrakech lo scorso aprile. Per Molcan rimane la gioia dell’ingresso in Top40, con il suo best ranking al numero 38.

 

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Lione

IL MATCH – Inizio di partita troppo brutto per essere vero da parte dello slovacco. Tanti errori e pronti via Norrie è già avanti di un break. Lo slovacco nel game successivo avrebbe subito l’opportunità di rientrare ma Norrie sembra più in palla. Lo slovacco prova a variare il gioco puntando sul serve and volley, ma sulla prima sortita a rete il passante dritto di Norrie vale la palla break, sul secondo tentativo commette un brutto errore e Norrie si issa facilmente sul 4-1 approfittando anche di un Molcan poco efficace con la seconda.

Quando la partita sembrava totalmente nelle mani di Norrie, sotto 4-1 30-0 Molcan tira fuori il carattere con due vincenti al termine di due scambi dominati che fanno suonare il campanello d’allarme a Norrie. Lo slovacco è costretto a fermarsi per un medical time out visto il ginocchio sinistro sanguinante inseguito ad una scivolata. Al rientro è subito palla break ottenuta per un errore di Norrie dopo una lunga battaglia sulla diagonale di rovescio. E ancora su quella diagonale il rovescio di Molcan punisce il britannico recuperando uno dei due break di svantaggio.

Dopo il breve sussulto Molcan ritorna ad essere falloso, un dritto lungo di misura si trasforma nella palla set per Norrie, con l’aiuto del servizio ne salva una ma poi al termine di uno scambio combattuto ancora sulla diagonale di rovescio, il tentativo di approccio a rete dello slovacco si rivela infruttuoso con Norrie che porta a casa il primo parziale per 6-3.

L’inizio del secondo parziale segue il copione del primo con il break in apertura stavolta appannaggio di un Molcan molto più aggressivo che mette subito in difficoltà un falloso Norrie. Ma al contrario di quanto fatto dal britannico nel primo set, Molcan restituisce subito il favore giocando un bruttissimo game con annesso il primo doppio fallo del match. Più solido al servizio e regolare Norrie mentre va avanti a fiammate Molcan, che gioca più aggressivo andando a caccia del vincente, non sempre con l’esito sperato. Errori che fanno perdere le staffe allo slovacco che getta la racchetta a terra dopo aver fallito un dritto a campo aperto con Norrie in evidente difficoltà nello scambio.

Molcan avrebbe anche l’opportunità di portarsi a servire per il set ma Norrie abbandona lo status attendista e gioca in maniera aggressiva chiudendo a rete prima di tirar fuori ancora un paio di jolly dal proprio servizio. Norrie sfrutta l’abbrivio e conquista due match point ma lo slovacco non ha nessuna intenzione di cedere e prima approfitta di un errore di Norrie e poi a suon di vincenti porta il match sul 5-5.

Si va al tie-break decisivo con la sensazione che sia la precisione di Molcan a decidere l’andamento dello scambio. Norrie parte subito con un doppio fallo e complici alcuni errori si ritrova subito ad inseguire 4-1. Il britannico tenta un accenno di rimonta ma per Molcan è una formalità portar a casa il secondo parziale per 7-3.

Prima il toilet break di Norrie poi un problema che non rende possibile innaffiare il terreno del Centrale di Lione posticipa l’inizio del set decisivo. Il britannico si presenta molto più aggressivo tentando nuovamente l’approccio a rete e proprio la conquista del campo da parte del campo e successiva palla corta valgono il primo break del terzo parziale. La maggior esperienza di Norrie scende in campo il britannico riesce a convertire ogni palla break che gli capiti sottomano mentre Molcan manca di concretezza e un recupero lungo di Molcan si traduce nel 6-1 finale.

Per entrambi adesso la prossima fermata sarà Bois de Boulogne, per Molcan ci sarà l’esordio contro l’argentino Federico Coria mentre Norrie attenderà il francese Guinard.

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Lione

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