TENNISPOTTING novembre: a Djokovic la coppa, a Federer l'insalata

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TENNISPOTTING novembre: a Djokovic la coppa, a Federer l’insalata

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Roger Federer è il più forte, ma spesso non è vestito all'altezza. Però c'è sempre Berdych a fare di peggio
 
 

TENNISPOTTING NOVEMBRE – Novembre, tempo di bilanci. Ché poi è facile fare il bilancio: chi a novembre deve ancora giocare a tennis vuol dire che ha fatto bene. Difatti o ci si trova impegnati alle ATP Finals, e quindi si è tra i migliori otto del mondo (Rafael Nadal permettendo), oppure si gioca la finale di Coppa Davis. Oppure siete Federer e Wawrinka e giocate dappertutto

A cura di Claudio Giuliani e Daniele Vallotto

 

In realtà si gioca anche a Parigi Bercy ma non se ne accorge quasi nessuno. Anche perché Djokovic, dopo il flop di Shanghai, ha ricaricato le pile al massimo e i segnali che dà alla concorrenza sono piuttosto chiari. Federer, che ha giocato e speso tantissimo, prova ad andare a Bercy sperando che il serbo inciampi, invece è lui a farsi da parte contro Raonic. Ma poco importa: la resa dei conti avverrà a Londra, non ci sono dubbi.

TENNISTA DEL MESE
Claudio Giuliani: Io dico Stan Wawrinka. Se consideriamo che a Londra è uscito dal torneo per mano di Federer con quattro matchpoint falliti, e che poi in Coppa Davis non ha tremato nel primo singolare, quello molto importante dal punto di vista psicologico, allora l’uomo del mese non può che essere lui. Quest’anno, il migliore della sua carriera, ha tolto parecchie spunte dalla lista delle cose da fare: Slam, Master 1000 e Coppa Davis. Ha dimostrato di poter battere sia Novak Djokovic che Roger Federer, anche nelle partite che contano maggiormente, dove la pressione richiede la personalità di un campione per essere gestita. A novembre il migliore per me è Stan Wawrinka.

Daniele Vallotto: Più che Djokovic e Federer, che si prendono le copertine del mese, il primo per il terzo Masters consecutivo, il secondo perché vince la sua prima Coppa Davis, vorrei celebrare un campione che a novembre mi ricorda lo storico gregario della Fassa Bortolo, Marco Velo, elemento chiave per tante vittorie del velocista Alessandro Petacchi. A Stan Wawrinka va riconosciuto il grande merito di aver vivacizzato (pure troppo, a dire il vero) il Masters più deludente degli ultimi anni. E la freddezza che ostenta nel primo singolare di Coppa Davis è forse decisiva per dare serenità ad una squadra svizzera che per poco non cade nel panico quando la schiena di Federer comincia a scricchiolare. Insomma, è il protagonista invisibile del mese. Dopo le polemiche – per lo più sterili – sui litigi con Mirka e i tentativi francesi di colpire il fragile sistema nervoso dello svizzero numero due, Stan si presenta al primo singolare di Coppa Davis e gioca con una tranquillità impressionante, per chi lo conosce un po’. Forse perché di là c’è qualcuno che è più teso di lui o forse perché non ci sono 15.000 svizzeri che gli tengono il fiato sul collo. Nel doppio, poi, fa dimenticare tutte le incertezze che aveva avuto nei doppi giocati quell’anno e dà la necessaria serenità a Roger Federer per affrontare un weekend che si preannunciava amarissimo. Insomma, un campione che si veste da gregario e tira perfettamente la volata della sua squadra.

DELUSIONE DEL MESE
Claudio Giuliani: La delusione del mese, per coerenza con quanto detto in TENNISPOTTING settembre, relativamente alla mancata finale dello Us Open fra Federer e Djokovic, questa volta è il mancato svolgimento di quella che doveva essere veramente la finale. Cioè: tu ordini la pizza, prepari i popcorn al burro, dispieghi in tavola il sacro trittico noccioline-pistacchi-cipster accompagnato da birre Menabrea da 33cl come se non ci fosse un domani, e poi ti ritrovi a vedere un set amichevole fra Djokovic e Murray e un doppio con cinquantenni e quarantenni “once we were tennis players”? [pullquote]No dài: mi rovinate l’ultima partita dell’anno, la super finale ATP? Grande delusione[/pullquote]. Poi però ho pensato a chi aveva speso cinquecento euro circa per stare seduto lì quel giorno, dopo una settimana di tennis spettacolo a livelli dei primi turni femminili degli Slam, e allora ho mangiato tranquillo guardando The Affairs.

Daniele Vallotto: Uhm. Murray prende una stesa clamorosa ma è già un miracolo che sia arrivato a giocarsela. Raonic è mezzo rotto, Nishikori fa quel che può e strappa pure un set a Djokovic in semifinale. Cilic ne deve fare di strada prima di concedersi il lusso di essere una delusione. Prendo allora l’usato sicuro: Berdych. A Bercy avrebbe un’autostrada ma in semifinale si ferma contro Raonic perdendo a modo suo, 7-5 al terzo. Al Masters non ha un girone complicatissimo ma il modo in cui si arrende a Wawrinka nella partita inaugurale del suo gruppo fa capire sùbito l’aria che tira. Ormai non ci si sorprende più di nulla ma i sei game che raccoglie a Londra nelle prime due partite sono davvero desolanti se pensiamo che stiamo parlando di uno che quest’anno non è mai sceso oltre la settima posizione mondiale.

COLPO DEL MESE
Claudio Giuliani: Alle ATP Finals qualche colpo bello si è visto. Nishikori si segnala per la bravura del suo rovescio contro Murray, ma anche per quella dal lato del diritto contro Djokovic, dopo uno scambio massacrante. Io però scelgo Roger Federer, che contro Murray è costretto a palleggiare da fondo campo rispondendo agli alti pallettoni dell’inglese, finché ad un certo punto si stufa e gira leggiadramente attorno alla palla colpendola quasi all’altezza della spalla. La sua leggerezza in campo è il segreto della sua ottima stagione, poi certo, la precisione per mettere la palla all’angolino quella ce l’ha sempre avuta.

Daniele Vallotto: Della difficoltà tecnica di tirare un dritto inside in come quello che Federer recapita nel campo di Murray ha scritto anche molto bene il nostro Luca Baldissera. Come è già stato detto e ridetto, la statura leggendaria di Federer è anche dovuta all’estrema facilità con cui lo svizzero esegue questi colpi. Ad ogni modo, nella desolazione più totale di novembre, scelgo l’improvvisazione di Gael Monfils, che potrebbe vincere almeno sei scambi prima il punto ma decide di vincerlo con un dropshot. Il punteggio, l’avversario e il torneo lo permettono, del resto.

PARTITA DEL MESE
Claudio Giuliani: Be’: Roger Federer che annulla quattro matchpoint a Stan Wawrinka, il quale si arrabbia – dicono e scrivono – con la moglie-matrona Mirka, e vola in finale contro Djokovic per l’ultima partita ATP dell’anno, fra il numero uno e il numero due del mondo. Avete visto di meglio a novembre? Come spesso accade quando si affrontano i due, è Wawrinka a fare il match. Tanti i vincenti da parte del numero due svizzero, ma di più gli errori però che comunque non lo fermano dall’issarsi sul 5 a 4 del terzo set e dall’avere tre matchpoint a disposizione. Li gioca a rete Stan e li sbaglia, con Federer che ci mette anche del suo. Al quarto matchpoint sbagliato, sul 6 a 5 per Stan al tiebreak, la partita è praticamente finita, e di fatto Roger la chiude facendo agevolmente i due punti successivi. I due giocano per quasi tre ore nel penultimo giorno del torneo. Fin lì nessun match di singolare si era spinto oltre le due ore di gioco. Il bilancio del 2014 fra i due dice 2 a 1 per Federer, vincitore a Londra, Wimbledon e ATP Finals, e perdente a Montecarlo nel torneo Master 1000. Ai punti, Wawrinka avrebbe vinto almeno un’altra di queste partite persa a Londra, sicuramente quella delle ATP Finals, ma anche a Wimbledon Stan era stato superiore a Federer almeno per due set sui quattro giocati, prima che si appannasse per un non meglio specificato motivo lasciando via libera a Federer. In soldoni: Stan sembra aver superato il complesso di inferiorità nei riguardi dello svizzero per eccellenza del tennis.

Daniele Vallotto: La partita più bella ed emozionante di novembre la giocano certamente i due svizzeri. Ha un risvolto positivo e uno negativo, almeno per i francesi. Peccato che questa bella partita ci privi di quella che poteva diventare la partita del mese, cioè la finale tra Federer e Djokovic. Ma magari, considerati i precedenti, pure Wawrinka-Djokovic avrebbe scalzato questa semifinale. Ad ogni modo vorrei sottolineare anche un capitolo del romanzo Ferrer-Nishikori, quasi un classico del 2014. I due non sono certo potenti ma corrono tantissimo e danno vita a quattro match spettacolari. Peccato per Ferrer che li abbia persi tutti e quattro, compreso il quarto di finale a Bercy con cui i due si giocavano l’accesso al Masters. Con Raonic che batte Federer, a Nishikori non rimangono chance: deve battere Ferrer. E lo stesso discorso vale per lo spagnolo. Perciò lo spagnolo e il giapponese se le suonano di santa ragione e alla fine ne viene fuori Nishikori. Non siamo forse ai livelli delle sfide di Miami e Madrid ma è una partita molto intensa e che sul 4-0 del tie-break del secondo set sembrava finita. Invece Nishikori non ha mollato, è riuscito a riprendere il suo avversario e a portarlo allo sfinimento nel terzo set per guadagnarsi una meritatissima qualificazione al Masters. Fantastico.

SORPRESA DEL MESE
Claudio Giuliani: La sorpresa del mese è la Francia che rinuncia al suo giocatore più forte: Gilles Simon. Queste le convocazioni: Tsonga aveva già vissuto la sua settimana da Dio durante l’anno, Monfils puntualmente è uno che arrivato al dunque si sgretola (Federer, Us Open, matchpoints: remember?) e poi Richard Gasquet, l’eterna promessa, l’uomo dal bacio alla cocaina dal rovescio meraviglioso e dal diritto eseguito con la Continental come se stessimo nel 1985. E tu, Clement, che fai? Non convochi Simon, il pifferaio magico, considerato inoltre che si gioca su terra battuta dove lui può tranquillamente stare in campo per ore. E consideriamo pure che ha giocato bene nell’ultima parte dell’anno, dando fastidio anche a Federer vincitore a Shanghai in finale proprio su Simon. Francamente non c’erano speranze per questa Francia, attaccata alla schiena di Federer (che ha reso più interessante il match perdendo all’esordio giocando praticamente azzoppato, possiamo dirlo?) e alla pazzia di Wawrinka, che però aveva già dato quest’anno, contro il Kazakhistan a inizio competizione. La Coppa Davis già si gioca con una modalità sbagliata ma insostituibile (leggi diritti televisivi o partecipazione dei migliori per via del calendario sempre più fitto) se poi in finale ci arrivano i francesi peggiori contro non gli svizzeri migliori, ma due dei primi quattro tennisti al mondo, be’: hai voglia a riempire arene e allentare le superfici se poi in campo trovi i vincitori annunciati dell’anno. Ricordo a tutti che la Coppa Davis 2014 è stata giocata senza Djokovic (numero uno del mondo a gennaio), Nadal (numero due al mondo) e Ferrer (numero tre al mondo). Chi vince ha sempre ragione, ma veramente vogliamo parlare di campionato a squadre per nazioni? La serie A della FIT viene vinta dai più forti, la Coppa Davis viene vinta dai più forti che giocano. Non è la stessa cosa.

Daniele Vallotto: Per me la sorpresa del mese è l’assoluta assenza di competizione al Masters. Seriamente, c’è tutto questo gap tra i primi quattro e il resto della truppa? Si giocano quattro partite al terzo: una è Ferrer-Nishikori e il fatto che Ferrer non sia uno degli otto qualificati la dice lunga sul livello della manifestazione; poi c’è Cilic-Wawrinka, a giochi conclusi; c’è Djokovic-Nishikori, ma il set perso da Novak sembra più che altro un incidente di percorso; infine c’è Federer-Wawrinka, l’unica partita degna di nota che però ci toglie il gusto di vedere una finale. Insomma, una delusione continua.[pullquote position=”right”] In autobus, mentre mi recavo a casa di Claudio per vedere Djokovic-Federer, controllavo compulsivamente Twitter perché già si temeva che Federer potesse mollare[/pullquote]. E purtroppo, quando ormai ero arrivato a destinazione, arriva il messaggio che tutti temevano. Ma al di là di questo, è davvero sorprendente che dodici partite di round robin tra i primi otto (nove) giocatori del mondo non siano riuscite a darci uno straccio di emozione. E dopo la Coppa Davis arriverà un mese abbondante di digiuno tennistico: aiuto.

Nella prossima pagina: PEGGIOR PARTITA DEL MESE,METALLURGICO DEL MESE, ROSICONE, OUTFIT, SELFIE DEL MESE e altro ancora

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WTA 125 Contrexeville, nei quarti derby tra Sara Errani e Camila Rosatello

Sfida tricolore in Francia per un posto in semifinale. Ancora in corsa nel torneo anche Jasmine Paolini

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Sara Errani - ITF Brescia 2022 (foto GAME)

Nel ‘Grand Est Open 88’, un ITF W125 in corso di svolgimento sui campi in terra rossa di Contrexeville (paesino di 3.650 anime situato nel dipartimento dei Vosgi, in Francia) sarà derby italiano nei quarti di finale tra l’intramontabile Sara Errani e Camilla Rosatello. La 35enne di Massa Lombarda (n.171 del ranking mondiale), dopo aver sconfitto all’esordio 7-6(5) 6-3 la russa Oksana Selekhmeteva (n.147 WTA), si è ripetuta al secondo turno imponendosi in rimonta, con il punteggio di 2-6 6-2 6-4, dopo quasi due ore di partita, su Olga Danilovic, n.122 WTA. La 21enne serba è giocatrice forte ma non fortissima, ma diciamo che noi abbiamo per lei un occhio di riguardo in quanto figlia dell’indimenticabile Sasha Danilovic, l’ex stella del basket che a Bologna ha lasciato mille cuori infranti…per i più svariati motivi. Comunque sia ‘Sarita’, che sappiamo essere grande appassionata di palla a spicchi, è stata solidissima e nel parziale decisivo ha recuperato ben tre volte un break di svantaggio, concludendo a braccia alzate la terza sfida (tutte vittoriose) con Olga.

Venerdì la tennistaromagnola si giocherà un posto in semifinale con Camilla Rosatello, n.259 del ranking, promossa dalle qualificazioni, in una sfida per cui non ci sono precedenti. La 27enne di Saluzzo, dopo aver sconfitto all’esordio nel main draw la messicana Fernanda Contreras Gomez, n.185 WTA, ha sconfitto per 7-6(7) 6-1, in un’ora e 39 minuti di gioco, la francese Alice Robbe, n.294 WTA, alla quale ha annullato ben sette set-point (quattro nel decimo game, uno nel dodicesimo e due nel tie-break). Inoltre potrebbe aggiungersi una terza italiana perché Jasmine Paolini (n.64 WTA e terza testa di serie), dopo il successo in rimonta sulla statunitense Bernarda Pera (n.125 WTA), tornerà in campo venerdì per affrontare la russa Anna Blinkova (n.137 WTA), con la moscovita in vantaggio 2-1 nei precedenti, anche se la 26enne di Castelnuovo Garfagnana ha vinto l’ultima sfida lo scorso anno all’ITF W125 di Bol (Croazia) quando poi si aggiudicò il titolo. 

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Nadal eroico, altra vittoria epica. Ma se perdesse 8 servizi anche con Kyrgios non vincerebbe mai

LONDRA – Taylor Fritz non è riuscito a ribatterlo. Ma Rafa ha 7 vite e il miraggio del 23° Slam è la molla (anche se lui nega). Il dottore farà il miracolo? Gli antidolorifici non bastano. Ha servito prime a 170 km orari, seconde a 152…

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Rafael Nadal – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Chi ha visto i miei video conosce già il mio pensiero. Per chi non li ha visti dico che Nadal è stato ancora una volta formidabile, direi quasi eroico, più o meno come quando in Australia ha rimontato Medvedev in quel modo.

Giocare con una contrattura (stiramento) addominale quando si dovrebbe servire sopra ai 200 km orari è una impresa titanica, alla fin fine quasi assurda perché per quante iniezioni antidoloriche uno possa decidere di prendere per…farsi del male, un conto è sopportare quel sacrificio nel corso di una finale, un altro è sottoporsi a quel supplizio in un quarto di finale, quando ben che vada ci saranno ancora due partite da giocare. Non c’è bisogno che Rafa si informi da Matteo Berrettini che è stato fermo mesi e quando ha ripreso un po’ troppo presto la cicatrice ha colpito ancora.

E poi quelle che aspettano Rafa non sono due partite qualsiasi. La prima contro un Kyrgios che non è mai più stato, in otto anni, in questo stato fisico e mentale e che giocherà la sua prima semifinale di sempre in uno Slam, 8 anni dopo i quarti raggiunti qui, la seconda molto eventuale contro Djokovic che ha vinto le ultime tre edizioni di Wimbledon e lotta come Rafa – ma dicendolo a chiare note (cosa che Rafa fa con un po’ meno trasparenza) – per aggiungere un altro Slam alla sua cintura.

 

Rafa lotta per lo Slam n.23, Nole per il n.21, e chissà che poi fra i due litiganti non sia il terzo, Kyrgios, a godere. Chi può escluderlo? Vedrò che cosa ne pensano i bookmakers, ma anche loro mica ci azzeccano sempre. Basti vedere chi avevano decretato fortemente favorito fra Sinner e Alcaraz.

Tre quarti di finale su 4 sono finiti al quinto set. Forse alla fine quello meno incerto è stato quello perso da Sinner, perché oggettivamente negli ultimi tre set la superiorità di Djokovic, tale e quella a quella di Sinner prima del terzo set, è apparsa abbastanza netta e irreversibile.

Norrie aveva rimontato Goffin e vinto soltanto 7-5 al quinto, mentre Nadal è riuscito a spuntarla soltanto al tiebreak decisivo del quinto set su Fritz che era talmente disperato da confessare in tv: “Questa è la prima volta dopo un match di tennis che ho avuto voglia di piangere”.

A metà secondo set Nadal ha creduto di doversi ritirareSuo padre, forse più saggio di lui, ma anche meno guerriero, lo ha invitato a farlo. Rafa non gli ha dato retta. Ha deciso di continuare servendo a tre quarti di velocità. La media della velocità dei suoi servizi, influenzata dal primo set nel quale ancora non aveva avvertito eccessivo dolore, è stata di 106 miglia orarie sulla prima (170 km orari), e di 94,6 sulla seconda (fra 152 e 153 km orari).

Così ha perso 8 volte il servizio nel match. Ecco: se Rafa dovesse perdere 8 volte il servizio con Kyrgios si può scordare di raggiungere la finale.

I medici oggi sembrano capaci di fare miracoli. A volte. Abbiamo letto in passato di presunti strappi guariti con la velocità di uno stiramento, presunti stiramenti guariti con la velocità di una contrattura.

Le nostre esperienze di tennisti della domenica ci consiglierebbero riposo assoluto per 3 settimane almeno. Ma oggi la medicina, che è capace anche di anestetizzare un piede di un tennista in modo che questi che zoppicava visibilmente anche nel solo camminare, correva invece come una lepre, sembra capace di risolvere anche problemi irrisolvibili per la gente normale.

I campioni sembrano sempre più non essere gente normale. Nadal di sicuro, con i suoi 36 anni compiuti, normale non lo è, altrimenti non lo definrebbero tutti…Fenomeno, con la effe maiuscola. Ma anche Djokovic, Ma anche Federer fino a oltre i 37-38 anni. E Murray che lotta come un pazzo con un’anca di titanio?

Mah. Oggi come oggi, senza aver visto alcuna ecografia, senza avere la minima idea del dolore che può aver provato Rafa quando è finito l’effetto degli antidolorifici, penso onestamente – e superficialmente lo ammetto – che il suo generosissimo sacrificio sia stato inutile.

Lui stesso ha detto “Se gioco…” e “Spero di poter giocare…” e anche “Devo essere al 100 per 100…”.

Insomma io onestamente non vedo come possa essere al 100 per 100. Tuttavia posso capire che ci voglia ancora provare, perché chi può sapere se Kyrgios non si alzi venerdì mattina con la testa da un’altra parte, con il piede sbagliato.

Il problema che Rafa analizzerà di sicuro, però, sarà: “Ma se anche battessi Kyrgios in una delle sue giornate di mattana, folli…poi come faccio a battere anche Djokovic?”.

Vedremo. Non credo che oggi arrivi alcuna notizia, perché secondo me Rafa proverà fino all’ultimo a giocare. La mentalità è quella. Mi spezzo ma non mi piego. Un guerriero nato e cresciuto. Mai davvero invecchiato.

Ci proverà salvo che stia proprio a pezzi. Oppure se il suo dottore di fiducia gli dicesse: “Guarda che se ci giochi sopra starai fermo per 6 mesi e la cicatrice che indebolisce perennemente il muscolo addominale non te la toglierà più nessuno”.

Allora, in questo caso, verrà fatto consiglio di famiglia e si deciderà il daffarsi. Ritirarsi in semifinale è brutto, è triste, ma è capitato a tanti, Berrettini ne sa qualcosa anche se non era ancora semifinale,  anche se non a tennisti che hanno appena raggiunto l’ottava semifinale e contavano di fare la terza doppietta Roland Garros-Wimbledon nello stesso anno (come nel 2008 e nel 2010) oltre che di vincere il 23mo Slam. Anche se Rafa non lo dice, è la vera molla per tutto, la ragione per cui è venuto fin qui recuperando miracolosamente  dal piede malato.

Chi vivrà vedrà. L’augurio, naturalmente, è quello di assistere domani venerdì alla miglior semifinale possibile fra Kyrgios e Nadal, anche perché non mi aspetto granchè dall’altra semifinale Djokovic-Norrie perché penso che Nole vincerà 3 set a zero…se non si distrae per un set.

Per finire vi invito ad andare su Ubitennis.net a vedere la video intervista realizzata con Brad Gilbert, ex n.4 del mondo, ed ex coach di Agassi, Roddick, Murray e altri. Dà i suoi pronostici, parla di Sinner e Berrettini, di Cahill…insomma chi se la cava con l’inglese non se lo perda finchè non saremo riusciti a organizzarne la traduzione.

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Federer e le sorelle Williams, la fine è vicina?

La competizione “è una droga legale che molte persone vorrebbero avere” dice Navratilova. Venus, Serena e Roger sono nella fase finale della carriera, ma il ritiro ufficiale non sembra prossimo

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Non è facile smettere, e lo sanno bene Roger Federer e le sorelle Venus e Serena Williams, che nonostante l’età e i conseguenti acciacchi e i sempre più sporadici tornei ancora non hanno annunciato il loro ritiro ufficiale dalle competizioni. La ventitre volte campionessa Slam è tornata a giocare quest’anno a Wimbledon nel singolare dopo mesi di assenza, perdendo però al primo turno dopo un buon match contro la francese Harmony Tan. In un articolo sul New York Times Christopher Clarey prova ad analizzare la situazione di questi tre tennisti, ormai soltanto part-time, e la possibilità che nessuno di questi tre si ritiri in maniera definitiva per davvero. La stessa Venus, impegnata nel doppio misto ai Championships, ha detto in maniera enigmatica “Non saprete mai quando potrei presentarmi (per giocare ndr)“.

Come spiega l’agente americano Tom Ross il ritiro definitivo è anche una scelta economica. “Il ritiro ufficiale non solo pone fine alla carriera da giocatore. Può risolvere un contratto di sponsorizzazione o un accordo di sponsorizzazione e ridurre la visibilità di una star. In genere, è ufficiale che quando annunci il tuo pensionamento, ciò sta chiaramente dando all’azienda il diritto di recedere.“. Viene comunque difficile immaginare un abbandono degli sponsor per Roger Federer o Serena Williams, con il primo che ha un contratto anche per il post-tennis e la seconda che ha letteralmente un edificio riservato a lei nel quartier generale di Nike a Portland.

Anche perché per le superstar non mancano le possibilità di gioco anche in caso di prolungati periodi di inattività. Qualsiasi torneo del mondo concederebbe una wild card a sportivi ma anche macchine di soldi ed interesse come Serena o Federer. Per Martina Navratilova è anche una questione psicologica. “Ti rendi conto di quanto sei fortunato ad essere là fuori a fare quello che facciamo. È una droga. È una droga molto legale che molte persone vorrebbero avere, ma non possono ottenere”.

In sostanza non è tanto remota la possibilità che questi tennisti, come John McEnroe che non ha mai ufficialmente annunciato il ritiro anche per questioni di sponsor, possano continuare a giocare ancora per un po’ per selezionatissimi eventi all’anno, giusto per fare, come ha detto Federer durante la cerimonia per i 100 anni del Centrale, “one more time. Anche perché, come dice Navratilova stessa (che dopo aver annunciato il ritiro ha vinto uno Slam in doppio a 49 anni), “Il fatto è che se ti piace giocare, allora gioca. Venus ha giocato e la gente dice che sta danneggiando la sua legacy. No, quei titoli sono ancora lì“.

 

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