Notte magica a Melbourne Federer deve farsi da parte (Clerici); Anche Federer s'inchina al capolavoro di Seppi "Ho vinto con la calma" (Semeraro); Andreas la classe operaia in paradiso(Bertolucci); Seppi che non ti aspetti - Eroe romantico batte Federer «Il segreto è nell'amore» (Crivelli); Andreas, ora sei indimenticabile (Valesio); Seppi, un giorno da re (Mancuso); La notizia è Seppi che vince, non Federer che perde (Scanzi)

Rassegna stampa

Notte magica a Melbourne Federer deve farsi da parte (Clerici); Anche Federer s’inchina al capolavoro di Seppi “Ho vinto con la calma” (Semeraro); Andreas la classe operaia in paradiso(Bertolucci); Seppi che non ti aspetti – Eroe romantico batte Federer «Il segreto è nell’amore» (Crivelli); Andreas, ora sei indimenticabile (Valesio); Seppi, un giorno da re (Mancuso); La notizia è Seppi che vince, non Federer che perde (Scanzi)

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A cura di Davide Uccella

Notte magica a Melbourne Federer deve farsi da parte              (Clerici Gianni, 24/01/15, Repubblica)

L’entusiasmo del vecchio scriba apparir forse limitato dai tre frammenti televisivi grazie ai quali hopotuto assistere a una vittoria per me incompleta. Mi pare, invece, che proprio la continuità, la solidità, insomma 1′ ottimo artigianato del quale Andreas é sempre stato capace, siano state le ragioni determinanti. del successo di ieri su Federar. Avevo sentito, alla radio svizzera, il solito Roger educatissimo nel suo politichese, che spiegava di essere mancato soprattutto nei due tie break, vinti da Seppi Un addetto ai lavori che ha avuto la fortuna di trovarsi a Melbourne ha invece osservato che, al di là di due tie break perduti l’uno da unvantaggiodi4a 1, l’altro di 3 a 1, Federar ha giocato corto, consentendo ad Andreas di costringerlo a un pomeriggio di corse laterali, anziché alla sua abituale vetticaliaazione del gioco. Nei brandelli ai quali ho assistito, ho contato spesso scambi lunghetti, intorno ai venti tiri, un limite non certo positivo per il Federar assistito da Edberg, il consulente che ]’ha convinto a riportare più spesso vicino a rete i suoi schemi. A conferma del fatto che Roger non sia riuscito a imporre il suo tennis prediletto, mentre Andreas ha tratto dai suoi solidi palleggi incrociati la base del successo, stanno le statistiche, anche quelle giuntemi incomplete, che attribuiscono ben 50 errori allo svizzero, autore dl 40 punti. E’ certo dovuto alla solidità atletica di Andreas anche il fatto che Federar mi sia apparso d’un tratto invecchiato, mentre nell’ultimo anno il suo straordinario tennis ne aveva fatto dimenticare l’età Mentre rileggo quella che, causa gli spezzoni televisivi, preferisco non definire un’osservazione del tutto attendibile, mi ripeto che, dopo una vita in cui si aecetta un ruolo di deutergonista, senza rassegnarvisi in fondo al cuore, giunge una serata di grande successo. Seppièstatosempreun attore sul quale un immaginario regista poteva contare, senza mai elevarsi al ruolo di star. II suo professionismo, aiutato dal regista e fraterno amico Sartori, gli ha tuttavia consentito un grande successo, in una felicissima sera nella quale è stato eguale, se non addirittura superiore, al miglior se stesso. Gli auguro che , in un paese che da troppo è in attesa di un nuovo Pietrangeli, un nuovo Panatta, un paese facile a eccessi di entusiasmo e del suo contrario, non ci si spinga a confondere un grande successo con un grande futuro. Andreas era già da anni un rispettabilissimo tennista Forse la vittoria lo spingerà a maggiore auto stima. Ma non chiediamogli l’impossibile, al di fuori della soddisfazione, e della nostra riconoscenza di aficionan-dos, per una meritatissima, grande giornata.

 

Anche Federer s’inchina al capolavoro di Seppi “Ho vinto con la calma”            (Semeraro Stefano, 24/01/15, La Stampa)

Per battere un Maestro, dicono i saggi, serve una calma zen. «E io stavolta sono rimasto tranquillo. Vincere il secondo set al tie-break è stata la chiave, ma io pensavo soprattutto a godermi il momento sul centrale». Agli Australian Open nel magic moment, l’estasi massima del tennis che nessun italiano aveva mai sperimentato in uno Slam – battere Roger Fe-derer -, si è infilato ieri Andreas Seppi, il maratoneta gentile di Caldaro, il finto-freddo che come Borg per anni ha nascosto le emozioni dietro un sorriso pallido, in un cassetto del cuore. Il suo gemello diverso Simone Bolelli tre giorni fa a Roger aveva strappato un set, e molti applausi. Andrea si è preso tutto giocando 4 set (6-4 7-6 4-6 7-6), tre ore e due tie-break da illuminato con- Futuro da scrivere Negli ottavi Andreas trova Kyrgios: «Non ho ancora fatto nulla» Dominiksogna il bis nella libera tro l’uomo dei 17 Slam e dei 4 titoli a Melbourne (dove dal 2003 aveva raggiunto sempre almeno le semifinal). Roger: «Dritto pazzesco» Un Federer un po’ torpido all’inizio, poi tanto Seppi: implacabile con il dritto, di solito il suo colpo fragile, lucido nei tie-break. Capace di sigillare il match con un dritto «pazzesco», come lo ha definito Federer mentre lo abbracciava a rete. Nei 10 precedenti contro il Divo non ci era mai arrivato vicino, Andreas. Ma, come avrebbe detto Vitas Gerulaitis, nessuno pub battere Seppi 11 volte di fila. Neppure Federer. «Per la prima volta nella mia carriera sono riuscito a dominare le emozioni – spiega – ed è questo che mi ha aiutato. Non ho pensato al punteggio, solo che potevo ottenere un risultato speciale. Che metto assieme al successo del 2008 contro Nadal a Rotterdam». Nessun altro azzurro ha battuto in carriera entrambi i Fenomeni del Terzo Millennio: certe imprese te le aspetti dall’estro di un Fognini, ma Seppi è la goccia che spacca la pietra, il metodo applicato all’umiltà. Dieci anni fra i primi 70 del mondo, il n. 18 raggiunto nel 2012 prima di rilassarsi un po’ anche per causa di Michela, il nuovo amore, e scendere a quota 46. Tre anni fa Andreas aveva stroncato Wawrinka a Roma, poi a Parigi si era trovato avanti due set contro Novak Djokovic prima di capitolare al quinto. «Ma no, a quella partita non ci ho pensato, e neppure al fatto che Fede-rer ha 33 anni e poteva essere stanco. Anche perché non è che io sia un ragazzino…». Meno stress, più humour Trentuno anni a febbraio, gli ultimi due o tre spesi a costruirsi un fisico più elastico e un tennis più aggressivo, solido e vario. «Adesso è arrivata anche la maturità – spiega coach Massimo Sartori, che lo allena da sempre -, quella che lo aiuta a reggere i momenti più duri, a controllare lo stress. Secondo me ha ancora davanti due o tre anni ad alto livello, perché è un grande professionista». E anche un tipo spiritoso, per chi lo conosce bene. «Negli spogliatoi mi ha detto: Sartori, le gioie che ti do io neanche una donna…». A Federer, Andreas giura di preferire comunque la sua ragazza («con lei voglio restare tutta la vita»), all’euforia sempre e comunque l’understatement. Anche perché domani lo aspetta il terribile enfant du pays Nick Kyrgios che l’anno scorso fece fuori Nadal a Wimbledon. «Ma che feste: cena e a letto come al solito: mica ho vinto il torneo. E poi non voglio fermarmi qui». Keep calm e play Seppi.

Dominik e Andreas fratelli d’Italia (Valenti Giovanni, 24/01/15              Gazzetta dello Sport Roma)

L’ Italia che vince e ci fa impazzire di gioia porta questa volta il nome di Dominik Paris e Andreas Seppi. Il primo ha trionfato nel Supergigante di Kitzbuehel in Austria domando ancora una volta il ghiaccio della mitica Streif, che per uno sciatore vuol dire entrare definitivamente nella storia del suo sport. Il secondo ha battuto con autorevolezza Roger Federer eliminandolo dagli Australian Open, che per un tennista equivale a vincere la partita della vita. Un filo azzurro di una cinquantina di chilometri fatto di passione, umiltà e tanto lavoro lega Santa Valburga, in Val d’Ultimo, a Caldaro, i due paesini d’origine di Dominik e Andreas. Il gigante e il longilineo, così diversi nel fisico e nella personalità ma accomunati dalla terra d’origine, quell’Alto Adige dove la cultura sportiva è al massimo livello e che tanti campioni ha dato e continua a sfornare per lo sport italiano. Non ultimo Roland Fischnaller, oro nello slalom parallelo ai Mondiali di snowboard giovedì scorso. Paris non è una sorpresa ma la conferma che il nostro sci accanto a Christof Innerhofer sta scrivendo un’altra bella favola. A soli 25 anni ha tutte le carte in regola per raffinare la stoffa del talento ed entrare nel ristretto albo dei fuoriclasse. La sua storia è quella di un ragazzo che ha rischiato di buttare la giovinezza ai tavolini di un bar e che invece una volta 18enne, dopo aver passato per punizione l’intera estate a meditare sul futuro sorvegliando le mucche in un maso del passo Spluga, ha deciso di svoltare tornando al primo amore, lo sci. Che gli ha permesso con i soldi guadagnati in pista di regalare una nuova casa all’amatissima madre. La vittoria di Bormio del 2012 l’aveva fatto conoscere al grande pubblico della neve. Stamane, sempre a Kitzbuehel, tenterà la clamorosa doppietta nella discesa già vinta nel 2013, l’anno della maturazione che gli portò in dote anche l’argento ai Mondiali di Schladming. L’exploit di Seppi, invece, è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Intendiamoci, Andreas è tutt’altro che il carneade di turno e si mette sul petto con pieno merito questa medaglia. Nessuno, però, poteva pronosticare un botto del genere contro Federer, lanciatissimo dalla millesima vittoria colta a Brisbane e voglioso di arrivare in finale. Così ritroviamo d’un colpo un ragazzo che sembrava smarrito all’ombra dei successi e delle peripezie di Fabio Fognini. Precipitato com’era al 46 posto della classifica mondiale dopo che nel 2013 aveva agguantato il suo best ranking (18). Invece alla soglia dei 31 anni questo altoatesino taciturno e riservato ha tirato fuori la partita perfetta che un giorno potrà raccontare ai nipotini, chiusa con un incredibile passante di dritto che ieri ha fatto il giro del mondo tra televisioni e web. E’ la quinta volta, dal 1999 ad oggi, che un italiano riesce a battere il tennista più forte di tutti i tempi. Ma, non ce ne vogliano Pozzi, Sanguinetti, Gaudenzi e Volandri, questa è la vittoria più prestigiosa perchè conquistata in uno Slam nel quale lo svizzero per undici edizioni consecutive era approdato almeno alle semifinali. Andreas il suo torneo l’ha già vinto, contro il virgulto di casa Kyrgios il sogno potrebbe anche continuare.

L’analisi – Andreas la classe operaia in paradiso              (Bertolucci Paolo, 24/01/15 , Gazzetta dello Sport Roma)

Aussie Seppi, Aussie Seppi. Sul campo centrale di Melbourne, contro il grande Roger Federer, Andreas ha compiuto il miracolo, lasciando in lacrime i molti tifosi dello svizzero e regalandoci una delle imprese tennistiche più importanti degli ultimi anni. Il naturale disagio dell’età e la giornata non brillante di Roger nulla tolgono ai meriti dell’italiano protagonista di un match impeccabile e della migliore prestazione della carriera. Andreas non è stato battezzato dagli dei del tennis e solo attraverso il lavoro, la serietà e l’educazione è diventato un giocatore di livello. In carriera ha avuto problemi nel gestire la pressione, il suo gioco monocorde, privo dell’affondo lo vedeva svolazzare ma non pungere. Ha fatto la giusta gavetta, incrementato la reattività, sciolto la schiena e migliorato la resistenza. Ma per riuscire a migliorare il rendimento ha anche apportato, nel tempo, sostanziali modifiche tecniche al suo tennis. Seppi ha più forza nella parte superiore, il servizio è diventato penetrante e incisivo e con questo colpo porta a casa punti importanti. La solidità nel rovescio non è mai venuta meno ma è il diritto, dopo il ritocco all’impugnatura a guadagnare in profondità e in penetrazione senza perdere in sicurezza. La mano, se non fatata, appare sensibile e si rivela preziosa alleata quando viene chiamata in causa. L’aver mantenuto nei momenti decisivi la stessa intensità senza accusare passaggi a vuoto e aver gestito con perizia la naturale paura di vincere, confermano che il fosco 2014 è alle spalle e che questo successo potrebbe essere l’alba di una grande stagione. Perché la classe operaia può andare in paradiso.

Seppi che non ti aspetti – Eroe romantico batte Federer «Il segreto è nell’amore» (Crivelli Riccardo, 24/01/15 , Gazzetta dello Sport Roma)

E, uno di quei giorni che resteranno sospesi nel tempo, nutrendo la memoria indelebile di un’impresa che vivrà per sempre. Seppi ha abbattuto la divinità, Seppi ha reso umani i gesti sacri del più grande di tutti. Fede-rer è caduto, e sugli schermi della sala stampa le agenzie raccontano la loro storia: un giorno shock per il tennis mondiale. Un terremoto, una calamità, perché da 13 anni l’uomo delle mille e passa vittorie non usciva così presto dallo Slam di inizio anno, ma l’immagine che cristallizza il pomeriggio dell’orgoglio italiano sono quei tre passanti di talento e coraggio con cui Andreas si prende i due tiebreak e con loro l’anima del più forte tennista mai sceso sulla Terra.

GODIMENTO Sì, l’ha vinta Seppi, bando alle chiacchiere. L’onesto operaio che si fa nobilissimo architetto. Perché nei palpitanti istanti che possono separare la gloria dalla caduta, non trema e va a cercare la fortuna, se la crea, se la merita. Roger è poco mobile, probabilmente stanco, certamente infastidito. Non pub credere che dall’altra parte della rete un avversario che ha battuto dieci volte su dieci e che gli ha strappato un solo, misero set non arretri, non abbia paura, monti sopra i rimbalzi in back del suo rovescio per prendere campo e non permettergli di comandare lo scambio. Quei precedenti terrificanti, i fantasmi di una sfida impossibile per il nostro, svaniscono in fretta: «Già negli spogliatoi – racconta Andreas raggiante – pensavo soltanto a godermi il momento. Capita poche volte di giocare sul Centrale, per di più in uno Slam e per di più contro Federer. Poi, più la partita andava avanti, più mi rendevo conto che stavo colpendo molto bene la palla e ho cominciato a convincermi che potevo portarla fino in fondo. Certo, è stato decisivo vincere il tiebreak del secondo set».

CALMA Seppi lo ribalta dal 5-3 per lo svizzero, con due traccianti di dritto che fulminano il numero due del mondo a caccia di buona sorte a rete e dopo aver metabolizzato il controbreak subito nel decimo gioco per un nastro che sembrava il dono del cielo a Roger, il figlio prediletto. Il doppio vantaggio è manna, balsamo, aria pura. Questo Andreas, così costante nella feroce applicazione di un piano tattico perfetto, non ha tempo per ricordare il passato, quei due set di vantaggio con Djokovic al Roland Garros del 2012, peraltro con lo stesso punteggio, poi vanificati dalla grande rimonta serba. Non importa se il terzo set è di Federer, la storia non si ripeterà: «Quando lui è tornato sotto – confessa l’altoatesino – non ho pensato a nulla. Ero molto calmo, tranquillo, lo sono stato fin dall’inizio. Non contava stare davanti due set a zero o due set a uno, sapevo che giocando così sarei arrivato alla fine con la possibilità di vincere». Il sussulto di Federer è una scossa elettrica per i 15.000 della Rod Laver Arena, che ovviamente stanno tutti con lui, adoranti. Ma si inchinano al nuovo idolo quando nel tiebreak, il secondo di giornata, prima si procura il match point con un dritto a sventaglio che bacia la riga e poi chiude la contesa con un passante lungolinea di dritto all’incrocio.

LA PIU’ BELLA Federer, superbo gentiluomo anche nel buio della sconfitta, passa oltre la rete per dedicare al vincitore un sorriso e un abbraccio davvero sentiti: «Ha giocato meglio, conosco la sua forza, la sua capacità di essere incisivo tanto con il dritto quanto con il rovescio. Per me è stato un brutto giorno, avevo cattive sensazioni». Prosciugato dalla Davis, Roger per sua stessa ammissione ha gestito male la pausa invernale, tant’è che adesso si fermerà fino a fine febbraio. Per Seppi, invece, cena e massaggi come premio: «Non c’è niente da festeggiare, il torneo continua, con Kyrgios sarà un’altra sfida eccitante e ancora con tutto il pubblico contro». Eppure, dopo un giorno così, vorresti che la magia non si allentasse: «Sicuramente è stata una delle più belle vittorie della mia carriera, la metto insieme a quella con Nadal a Rotterdam nel 2008. Però questa è davvero speciale, con Roger non ero mai stato vicino al successo e riuscirci in uno Slam ti dà una grande emozione». Dopo il match, coach Max Sartori lo ha aspettato con l’occhio lucido e il groppo in gola, prendendosi in cambio una battuta fulminante di Andreas: «Gli ho detto che le emozioni che gli ho dato questa volta non le ha mai provate neanche con una donna». Cherchez la femme. Nel nuovo corso di Seppi la fidanzata Michela, conosciuta all’inizio dell’anno scorso, sta svolgendo un preziosissimo ruolo equilibratore: «Forse è lei la mia vittoria più bella. E se dovessi scegliere tra una serata romantica e un altro successo su Federer, non avrei dubbi a stare con lei». Il cuore tenero del giustiziere.

Intervista a Max Sartori – Gioia Sartori «Ora sa gestire le emozioni Vogliamo il n. 20» (Crivelli Riccardo, 24/01/15 , Gazzetta dello Sport Roma)

«Prima del torneo si è allenato con Roger e ha vinto: avevamo capito di avere qualche chance» menti di Andreas. Tra l’altro, in quella par-titella, Roger aveva perso 7-6 e per noi era stato il segnale che il torneo poteva darci delle soddisfazioni». La gioia di un padre alla festa di laurea del figlio. Max Sartori è da una vita il coach di Andreas Seppi e adesso si gode il momento dell’apoteosi. Max, in tribuna quando vi siete resi conto che la partita si poteva vincere? «Quando Federer ha cambiato strategia di gioco per la seconda volta, a metà del quarto set. Ha provato ad accorciare gli scambi, è venuto più spesso a rete: significava che non stava trovando contromisure al gioco di Andreas». Qual è stata la chiave del successo? «Andreas non doveva lasciare campo, anche a costo di perdere qualche punto. Doveva anticipare i rimbalzi, in particolare sul rovescio in back di Roger, e non subirli». Quando ha perso il terzo set, sono riemersi i fantasmi della sconfitta con Djokovic a Parigi? «No, anzi credo che quell’esperienza sia servita ad Andreas per gestire la situazione. La differenza tra il Seppi di allora e quello di oggi è che lui resta un freddo, ma ora è più calmo e sa convivere con le emozioni». Con Federer si era allenato prima degli Australian Open. «C’è grande stima reciproca, Federer sa quale tipo di lavoro ci sia dietro i migliora- E’ la vittoria più bella della carriera di Andreas? «Per la carriera che ha avuto e che potrà continuare ad avere, se l’è meritata tutta, perché Andreas è uno dei più forti giocatori italiani di sempre. Certo, speravo potesse arrivare prima, ma siccome è integro fisicamente, ha davanti ancora due o tre anni ad altissimo livello. Credo che questa sia la vittoria del definitivo salto di qualità». Che emozioni ha provato quando il passante decisivo si è spento sulla riga? «Le stesse di quando ha vinto il primo torneo a Eastbourne, nel 2011». Quali sono adesso gli obiettivi? «Sicuramente per quest’anno rientrare tra i primi 20. Ma non vogliamo fermarci lì».

E ora arriva Kyrgios Golden boy di casa «Sarà divertente» (Crivelli Riccardo, 24/01/15, Gazzetta dello Sport Roma)

Che la schiena di un ragazzo di non ancora vent’anni sia diventata per giorni la notizia di apertura dei quotidiani australiani, dà il senso delle aspettative con cui deve convivere Nick Kyrgios. Sarà lui, il golden boy di un movimento di grande tradizione che stentava a ritrovarsi dopo le fiammate di inizio secolo di Hewitt, l’avversario di Andreas Seppi negli ottavi degli Australian Open.

ASPIRAZIONI Dopo una fiammeggiante carriera juniores e il successo su Nadal a Wimbledon dell’anno scorso, il figlio di un decoratore greco e di un’esperta di software malese ha raccolto intorno a sé le aspirazioni di un intero paese. Perciò i problemi ai muscoli lombari che lo hanno tormentato nell’avvicinamen-to agli Australian Open si sono trasformati in uno psicodramma nazionale. Le tre vittorie ottenute fin qui hanno per il momento allontanato i dubbi e domani, sicuramente in notturna e quasi sicuramente sulla Rod Laver Arena, quindicimila assatanati saranno pronti a portarlo di peso con il loro tifo verso il superamento di un altro ostacolo.

UN PRECEDENTE Proprio la passione spesso sopra le righe dei fan, che Nick talvolta alimenta con atteggiamenti guasconi, non gli ha certo guadagnato simpatie tra i colleghi. Seppi, pert., ha appena giocato un match in cui perfino le (pochissime) sedie vuote sostenevano l’avversario e dunque sarà preparato al clima da battaglia. Tra i due c’è un precedente, il secondo turno degli ultimi Us Open, con vittoria in tre set dell’australiano: «Probabilmente – dice Kyrgios – quel giorno ho giocato il miglior tennis della mia vita e dovrò essere in grado di farlo di nuovo». Andreas entrerà in campo con i favori della classifica (46 a 53), ma il pronostico è davvero in bilico. In sei mesi, infatti, i progressi del nativo di Canberra, guidato da Todd Larkham, si sono fatti palpabili: servizio accecante e dritto spaccasassi continuano ad essere il marchio di fabbrica, ma il rovescio bimane, che solo a luglio a Londra era una sorta di scavetto, ora è un colpo piuttosto solido con cui può reggere gli scambi, anche se quello rimarrà sempre l’angolo debole.

SOGNO Insomma, se gli infortuni non ne fermeranno l’ascesa e qualche ingenuità giovanile verrà smussata dal tempo, Nick Mano Calda si ritroverà presto tra gli Slam Contender. Per questo, una sfida con King Roger Federer lo intrigava fin quasi a sognarla: «La sentivo una parte di me, ormai — confessa Kyrgios — ed è dura pensare che avrei potuto giocare con il più grande di tutti i tempi e invece non succederà. Immagino quali emozioni avrà provato Seppi, quale straordinaria motivazione gli abbia dato il successo. Con lui sarà in ogni caso un match divertente». E poi stila l’elenco dei buoni propositi per portare a casa la partita: «Servire alla grande, cercare di essere solido da fondo e aggressivo su ogni palla. Certo, apparentemente è meglio giocare contro Seppi che con Fe-derer, pert. lui sa cosa aspettarsi da me e poi merita il rispetto che si deve a un giocatore duro, costante e da tanti anni ad alto livello». Chissà chi alla fine si divertirà di più.

Seppi incanta piegato Federer – Seppi un salto nell’eden (Semeraro Stefano, 24/01/15, Corriere dello Sport)

Tre ore di concentrazione assoluta, di Nirvana tennistico, poi quel dritto in corsa tirato quasi ad occhi chiusi («ero in ritardo, non l’ho visto partire, credevo sarebbe uscito…») che atterra beffardo all’incrocio delle righe e alle spalle di Roger Federer, mentre sul centrale di Melbourne Park esplode un caos elmo di nome Andreas Seppi. «Cosa mi ha detto Roger quando ci siamo abbracciati? Che ero stato bravo. Che l’ultimo colpo era stato pazzesco». Parole vere, non cortesie d’occasione per il ragazzo pallido che l’aveva appena buttato fuori dal torneo. Ci sono tanti modi per entrare nella (piccola) storia del tennis, Andreas Seppi á è riu- era arrivato sempre almeno sesto battendo il n.2 del mon- in semifinale. do in quattro set (6-4 7-6 4-6 7-6) al terzo turno degli Aupristralian Open, il “major” che ma di Seppi era riuscito a piegare Federer in un torneo del-tro volte e nel quale dal 2003 lo Slam, nessuno tranne Andreas – che nei precedenti 10 incontri con lo svizzero non era neanche arrivato vicino alla vittoria – ha mai battuto in carriera sia Roger sia Nadal «Il segreto? Per la prima volta sono rimasto tranquillo, ho tenuto a bada le mie emozioni», spiega lui, il finto iceberg di Cakiaro, provincia di Bolzano, che sotto la maschera da pokerista ha sempre dovuto spegnersi dentro un vulcano di stress « Non ho mai pensato al punteggio, anche se vincere il tie-break del secondo set è stato fondamentale, solo che potevo raggiungere un risultato speciale: lo metto accanto alla vittoria contro Nadal nel 2008 a Rotterdam». Quella voltasi giocava indoor; stavolta nel caldo tropicale di Melbourne, mentre tre anni fa sulla terra Andreas fece fuori Stan Wawrinka in un memorabile ottavo al Foro Italico e si ritrovò addirittura avanti due set contro Djokovic al Roland Garros. Un tennista adattabile, universale (ha vinto tornei Atp su tutte le superfici, il primo a Eastbourne sull’erba) e dotato di un sense of humor che sfoggia raramente in pubblico. «Quando sono entrato negli spogliatoi – racconta Massimo Sartori, il coach che lo segue sin da quando era un “seppiolino”, soprannome che gli èrimasto addosso – Andreas mi ha ripetuto la stessa battuta della vittoria con Wawrinka: Sartori, ti do delle gioie io che nemmeno una donna…». MICHELA. A una vittoria con Federer Andreas giura comunque di preferire la cornpagna, la giovanissima fidanzata con cui sta da tre and, «perché con lei voglio vivere tutta la vita». Provate a dargli torto. Dopo il n.18 nel ranking mondiale raggiunto nel 2012 sono arrivate in effetti due stagioni più luminose fuori che dentro il campo, ma anche se la classifica nel frattempo è scesa (oggi è n.46) cerano braci teoriche die co- L’apoteosi al tie-break del quarto set Che la giornata cl Federer sarebbe stata durasi era visto gib delimiti, con quel break a zero Incassato al 9 gioca Seppi è stato pd bravo a salvare 3 pale break per cl edere 6-4: appena II 2 set vinto con Roger In 11 match. Nel tie-break dei 2 set Seppi ha rimontato da 1-4, nel 3 è arrivato I suo Portico cab (break al 3 game), pd rapoteosi nel 4 , che ha segreto roam dei servizi ed è stato Wilabo dall’azzurro con due dritti vincenti- a sventaglio e passante In corsa – sul 5-5 del tie-break Per Andreas alla fine ben 50 vincenti (57 ä Federer ma can 55 errori cotTh 50) e, come a volte capita, un punto in meno vinto 0440451 145). vavano sotto Tapparente relax. «Quando ho visto che sui rovesci in baci di Federer Andreas andava incontro alla palla, senza perdere campo anche quando Roger per due volte ha alzato il ritmo, ho capito che poteva iarcela», spiega Sartori. Fisicamente Andreas, 31 anni a febbraio, era già a posto grame al lavoro sull’elasticità fatto con Delibor Simla, l’ex preparatore di Ivan Ljubidc che lo segue da tre stagioni. «Dopo il quinto set contro Istomin non era stanco, molto importante. Oggi poi gioca più tagli, usa più la smorzata, serve meglio, anche il rovescio è più offensivo. Il lavoro sul diritto l’abbiamo iniziato un anno fa, ma non è stato facile trasportarlo in partita. Secondo me Andreas oggi sta giocando il suo miglior tennis: mi aspettavo ci arrivasse prima, la chiave è stata la maturazione mentale. Ora riesce a stare sereno, a rallentare anche lui quando serve, a gestirei momenti più duri del IL RETROSCENA Ma Andreas aveva già battuto Roger In maltà, Seppi aveva già battuto Federer. ccl siamo alesati 1 venerdl prkna del torneo – racconta coach Sartori – e Andreas gli aveva strappato un set, 7-8: mai successo prima». Un segnale che aveva trasmesso ottirdamo al dan di Seppi e hrgaietud ne alo avtmera «Con Federer e Y suo team c’è arrtidda, capita spesso cl allenarsi Insleme. Roger è iato molto attento a ciò che succede nel Torr, conosce benissimo la cardera dl Andreas. E’ dispiaciuto di aver perso, ma sa che contro di ki è andato h campo II lavoro, non llmprovvisazkxte. Sa che ci tennisti capad d resistere dieci ami fra I pr1m170, come Andreas, non ce ne sono tandis. match senza farsi travolgere dallo stress». Come invece gli capitava in passato in Coppa Davis, quando chiese di essere dispensato dalla nazionale. oelETTNO.Anno nuovo, carriera nuova? L’obiettivo per il 2015 è tornare fra i primi 20, poi si vedrà. «Andreas è un grande professionista – assi-cura Sartori – secondo me ha davanti ancora 2-3 stagioni ad alto hvello». Per ora davanti c’è un ottavo da giocare domenica contro Mick Kyrgios, il local hero 19enne dal servizio bomba che l’anno scorso sradicò Nadal dal quarto turno di Wimbledon, e che ieri ha battuto il tunisino lauri. «Ci sarà lo stadio pieno e avrò il pubblico contro – sorride Andy – ma per quello mi sono allenato contro Federez Festeggiamenti? Cena e a letto come al solito: mica ho vinto il torneo. Voglio godermi questo momento, ma non ho certo intenzione di ferrnaimi qui».

«Bravo Andreas ma me lo sentivo»  (Semeraro Stefano, 24/01/15, Corriere dello Sport)

Un abbraccio, un sorriso, parole sussurrate all’orecchio. Federer se ne va dagli Australian Open al terzo turno (per la prima volta in 14 anni) con il dolore della sconfitta conficcato dietro l’immutabile fair-play del campione. Ma anche con la felicità per quell’avversario che stima, che ha incontrato tante volte, e con il quelle se vuole può anche parlare e scherzare in tedesco. «Non sono riuscito a far decollare il mio gioco – ammette dopo il match – il ritmo dei miei colpi non era quello giusto. Non so perché, ma sentivo nell’aria che sarebbe stata una giornata difficile, però speravo fosse solo un’idea sbagliata. Colpa del diritto? Del rovescio? Del servizio? Diciamo che è stata colpa un po’ di tutto». E soprattutto merito di Seppi, che non vinceva contro un top-10 da 23 partite ma che stavolta è riuscito a piegare la resistenza del Genio, prima sfruttando i suoi errori, poi mandandolo in affanno. «Abbiamo giocato tanti match in passato – analizza Federer – so che lui colpisce bene la palla, sia di diritto sia di rovescio. E sapevo anche che più veloce diventava il campo, più numerosi sarebbero stati i punti che Andreas avrebbe ottenuto dal servizio, e che quindi la situazione poteva diventare pericolosa. Già da ieri sera, e poi stamattina mi sentivo che per qualche ragione non sarebbe stato semplice batterlo. Mi spiace davvero uscire cosl dallo Slam, anche perché negli allenamenti mi sentivo davvero bene, ma bisogna dire bravo ad Andreas». Nel bilancio in rosso del campione ci sono 55 errori forzati, e nove doppi falli. «Avrei dovuto vincere il primo set, e le cose sarebbero cambiate. Ma non sono riuscito ad essere abbastanza aggressivo, e sicuramente il gioco di Andreas ha avuto il suo ruolo in questo. Metti tutto insieme e all’improvviso ti trovi a giocare proprio il match che non volevi». A Melbourne, dove ha raccolto in passato 4 dei suoi 17 Slam, Roger era arrivato sullo slancio del suo 83esimo titolo Atp in carriera, vinto a Brisbane alla vigilia dell’Open. Nell’aria – più che nei numeri a dire il vero – c’era un possibile sorpasso a Djokovic per tomare numero 1 del mondo. Progetto rimandato. Ora si rilasserà un po’ in vacanza con Mirka e i suoi quattro gemelli, il rientro alle gare è fissato a Dubai, a fine febbraio.

Ora c’è Kyrgios il “bombardiere”  (Semeraro Stefano, 24/01/15, Corriere dello Sport)

L’anno scorso al quarto turno di Wimbledon Nick Kyrgios, il prossimo avversario di Andreas Seppi, fece sussultare il mondo del tennis eliminando, da wild card, Rafa NadaL aveva l’impudenza dei 19 anni, un servizio devastante (37 ace contro Rafa) e un dritto capace di lacerare chiunque, anche se pois fermò contro l’altro bombardiere Raonic nei quarti. Fino a due anni fa rimediava batoste nei tornei giovanili contro il nostro Gianluigi Qrñnzi, ora è la Grande Speranza Australiana. Nel 2014 è salito dal rL 186 al a52 nel ranking mondiale (oggi è 53), nel 2015 tutti si aspettano da lui un nuovo boom e un cambio di mentalità. Sì, perché Nick è forte ma ancora un po’ bambino, contundente e incostante (ha chiuso l’annata prima del tempo perché si sentiva “esaurito”), e le sue bizze da teenager; i suoi tagli di capelli un po estremi fanno infuriare ivecchi Canguri, per primo Pat Cash, l’ex-n.1 che ora è capitano di Coppa Davis e gestisce l’alto livello australiano e ha più volte minacciato di metterlo fuori squadra. Melbourne Padre i tifosi comunque lo adorano e lo hanno dimostrato anche nel match strappato da Nick (papa greco-australiano, mamma malese) metro il tunisino Jaziri, n.75 del mondo, tre set (6-3 7-66-1) conditi da 16 ace e da qualche preoccupazione per una schiena dolorante. Fra lui e Seppi c’è un solo precedente, vinto l’anno scorso agli Us Open in tre set da Kyrgios. «Conosco Andreas, non sarà un match facile. La schiena? Non mi fa troppo male. E poi sono per la prima volta agli ottavi degli Australian Open, quindi sono felice». Ad Andreas il compito di fargli cambiare umore.

Federer è Seppi. “Ho vinto così” – «Visto che roba? Gioia pazzesca» (Azzolini Daniele, 24/01/15, Tuttosport)

E l’ora della gioia, dei sorrisi che spumeggiano legged, del riso che premia qualsiasi battuta, anche la più insignificante. «Nessuna donna ti ha mai dato un’emozione così», dice Andreas, e chissà come gli viene in mente, li sul campo, ancora sudato, e incredulo. Ma coach Sartori risponde di sì, che è vero, e appare quasi compunto in quel dialogo surreale che avviene 46

LA POSIZIONE di Seppi nella classifica Atp: l’obiettivo è tomare fra i primi venti fra campo e tribuna, mentre i figli scalpitano vocianti per gettare le braccia al collo di zio Seppi. Battere Federer è più di tutto. Più che fare l’amore con la donna dei desideri, più di una vincita milionaria. «È il compimento del nostro lavoro», dice poco più tardi Sartori, avvolto da taccuini e microfoni, e stavolta è serio, serissimo anzi, e anche parecchio emozionato. Divinità

3 I TITOLI vinti In carriera: Eastbourne 2011, Belgrado e Mosca 2012 I la vinto, Andreas, e lo dice a tutti. Lo dice a Courier, che lo intervista sul campo, e lo dice al pubblico. Si scusa, quasi, perché erano tutti per Federer, e lui lo sapeva, lo sentiva, ma che poteva farci, cribbio, mica poteva darsi per vinto, cercate di capir-Io. Chiede venia, Andreas, e comprensione, ma nessuno gliela nega, ci mancherebbe, anzi, lo applaudono, con sincerità da prima, poi con slancio. L’impresa è grande, e l’abbraccio con lo sconfitto quasi tenero, accorato. Fede-rer gli rivolge un sorriso e un complimento… «Mi hai fatto un gran punto». Erano le 17 e 55 di Melbourne quando Andreas si è allungato su quell’ultima palla, la prima per chiudere il match. «Ero in ritardo, il suo angolo mi aveva sorpreso. Ho colpito in qualche modo. Pensavo finisse fuori». Anche Federer devo averlo pensato, e ha rinunciato alla ribattuta. 11 colpo è corso lungo il filo della riga bianca senza deviare, quasi fosse manovrato da una divini-ta, scelto come simbolo del match. Precedente I1 punto più bello per il più bello dei match. «Me Io porterò dentrn a lungo». Forse. O forse no. Ci sono gli ottavi tra ventiquattro ore, c’è Kyrgios, e ci sarà nuovamente il pub- buco australiano da affrontare. E poi, sapete come succede quando il tumulto delle emozioni ti scuote dentro, quasi assordante. Si finisce per rimanere storditi, e magari rifugiarsi tra considerazioni meno agitate. Forse Andreas lo ha scoperto proprio ieri, quanto sottile possa diventare il confine che separa la gioia più pura dall’affiizione per il dispiacere dato a un amico. Si erano allenati assieme giovedl prima dell’inizio del torneo, lui e Fede-ter, e mai Andreas avrebbe pensato che sarebbe toccato a lui, dopo dieci sconfitte filate, mettere fine a uno dei record più incredibili del tennis moderno, quello che voleva Federer, qui, dal 2005, almeno in semifinale. «Eppure lo aveva battuto anche in allenamento. Sette a sei, un solo set. E mi aveva sorpreso, perché aveva messo in campo le soluzioni giuste, e non appariva stanco, per niente», racconta Sartori, quasi a ribadire che qualcosa di grosso era nell’aria E che altro se non la definitiva promozione del suo allievo? Maturità

NEGLI OTTAVI PER LA PRIMA VOLTA Nessuno può permettersi di battere Seppi undici volte di fila… La frase è antica, tratta dagli annali del tennis, buona però per tutti coloro che, dai e dai, sono riusciti a schiudere una porta che sembrava inaccessibile. La pronunciò Vitas Gerulaitis, in occasione di una sua vittoria contro Connors, che lo aveva oscurato per sedici volte di fila, ed è una frase che suscita buon umore. «Non vai in campo con Fe-derer sicuro di vincere, sarebbe innaturale. Ci vai per trovare un’occasione. Ho battuto Nadal a Rotterdam e ho condotto di due set su Djokovic a Parigi, ma Fede-rer è un giocatore speciale, ti regala sensazioni diverse da chiunque altro. Ho capito via via di potercela fare, ma ho fatto bene a mettere da parte questi pensieri, a tenermi pronto per qualsiasi evenienza, anche quella di andare al quinto set. Non è successo, meglio così, è una vittoria che mi fa sentire più maturo». Non ero lo Una vittoria di qualità. Ecco E’ il pnmoazzurroabattere bsvizzeroinunoShin Andreas Seppi ha centrato un’npresa storica per il tennis italano maschie degli ultimi trent’anni. Altri quattro tennisti Italiani erano rluscltl a batters King Roger ma nessuno ci era mai riuscito in un tame dello Slam (Volandri a Roma 2007, Sanguknetti a Milano nel 2002, Gaudenelancora al Foro ‘talco nel 2002. Pozzi in Devlsn.’1999 mea rñsuitato acquisito). E Federer uno che a Melbourne ha vinto quattro volte (2006, 2007, 2009 e 2010) e che nelle ultime undici edizioni era arrivato almeno In semifinals. Da parts sua Andreas èd nuovo negl ottavi a Mebas c’era gli stato nel 2013 stoppata da Chady. L’altoatesino in carriera vanta altri due ottavia Wimbledon 2013, battuto da Del Poto, ed al Roland Garros del 2012, fermato da Djokovic. Proprio la sconfitta in cinque set contro Nole-dove pure el era la parola… Coach Sartori la spende con parsimonia, e con orgoglio. «Abbiamo lavorato molto su tutti gli aspetti del gioco e della preparazione. Ma la qualità l’abbiamo posta al centro di tutto. Ho chiesto a Seppi di non dare campo a Federen, di avanzare sui colpi, di non indietreggiare». Andreas lo ha fatto, e di suo ha aggiunto un palleggio sul dritto insistente, mirato al corpo di Fede-rer e capace di alti rimbalzi. Su quelli Roger si è trovato a disagio. «Non sentivo la palla. Una giomataccia. L’ho avvertito già dalla mattinata… Non ero io». Non fa drammi, e non cerca scuse. Semplicemente, non pensava che Andreas potesse esprimere un tennis così solido, e continuo. E vincere due tie break in rimonta. E non permettersi mai un attimo di smarrimento. «Due volte Roger ha cambiato ritmo al match», dice Sartori, «e due volte Andreas gli ha risposto senza tentennare». Ma era il giorno di Andreas, e niente avrebbe potuto cambiarne il corso. trovata avant due set a zero -deve aver fatto capire a taltoateskno di essere pericoloso per c hlrnque nei match tre su cinque. A Melbourne l tear’s ansano vents quell niglior dsultabo In assoluto I quart! di ornale: rapino, In rdnedtempo, ad aver raggkaito M traguardo è stato cristiarro Carati! nel 1991, battuto pd In cirque set da Patrick McEnroe. Da atora, oltre al due ottavi di Seppi, d sono stati anche quell dl Ornar Camporese nel 1992 (fermato da Lendl), Renzo Furlan nel 1996 (quando batti Ivanisevic dopo Enqvist) e Fabio Fognini nel 2014 (fermato da Djokovic).

Andreas, ora sei indimenticabile (Valesio Piero, 24/01/15, Tuttosport)

Una vita da mediano/ a recuperar palline/ senza far grosse manfrine/ a lavorar sulle Bambine. E poi ancora: Una vita da mediano/ palleggiando con Sartori/ e poi arriva una giornata/ che ti dimentichi i dolori. Scusa Ligabue, la tua querela è dietro l’angolo. Ma comprenderai che la giornata richiedeva un’indebita appropriazione del più celebre dei tuoi testi. Si può forse negare che Andreas Seppi sia stato per anni una sorta di Oriali del tennis? Di quel mediano per antonomasia che poi una volta vince casomai i mondiali? Del giocatore che non possiede il colpo di fino, o se ce l’ha lo centellina allo spasimo perché spesso è vittima della paura di rischiare il ridicolo? Non certo uno zappatore, certo: ma un giocatore tan-to delicato dentro si è quanto essenziale fuori, di quelli che devono vincere non una ma tre, cinque, dieci volte per vincere davvero. Non un idolo delle folle ma uno che (anche qui casomai) SIoprì capace di esultare come un Connors qualunque vincendo quella che allora definì come la partita della vita. Una cartiera Che poca cosa (anche se fu impresa enorme) quel successo rispetto al trionfo su Roger Federet .12» partita che è stata davvero il motivo per cui vale la pena costruirsi una carriera, lottare ogni giorno conti l’ignoranza di chi ritiene che vivere un decennio fra i primi 70 giocatori del mondo, pur fra alti e bassi, sia una sciocchezzuola Una lotta che ha trovato compimento totale ieri; certamente nel corso di tutta la partita, in cui Andreas è rimasto sempre con i piedi attaccati alla linea di fondo a costo di dover non già praticare un tennis da videogame ma obbligandosi a pensare come un videogame; ma soprattut 14 GLI ANNI consecutivi In cui Roger a Melbourne era arrivato almeno in semifinale 4 GLI OTTAVI di Siam raggiunti da Seppi: anche Wimbledon 2013 e Parigi 2012 to in quell’ultimo straordinario colpo che lui racconterà ai nipotini quando, a 150 anni, guarderà fuori dalla finestra la neve cadere e lui ricorderà quel torrido giorno di Melboume. Un giorno in cui è entrato nella storia del tennis per centinaia di motivi. Tutto In un colpo E’ stato il passante di diritto perfetto. Un colpo che ha perforato Federer sull’angolo della sua volèe di rovescio, forse (forse) il colpo più corinzio dello svizzero. Giocato sul matchpoint, si badi bene: non quando la partita sta nascendo e tutto può ancora succedere ma quando c’è da mandare in scena il coup de theatre che giustifichi tutto quando s’è raccontato prima. E’ stato il perfetto gesto unico: chirurgico come il sorpasso di Valentino su Stoner a Laguna Seca, essenziale come il piattone di Rivera che infila Maier a Messico ’70, violento come il destro di Ali che stende Foreman a Kinshasa. E ancora: spietato come Bertogio (lo ricordate?) che si attacca a Galdos sui tor- LE VITTORIE dello svizzero nello Slam australiano: 2004, 2006, 2007 e 2009 nanti dello Stelvio per difendere la sua maglia rosa e non lo molla, non lo molla, non lo molla. Non gli dà respiro. Ha detto ieri Nicola Pietrangeli che Seppi dovrebbe vincere con la maggioranza degli altri e poi magari perdere con Federer nelle semifinali o in finale perché quello è il suo molo. Sbagliato. Da ieri Andreas la vita da mediano se l’è lasciata alle spalle, ha vinto i suoi Mondiali. E di una cosa possiamo essere certi: magari perderà (speriamo di no) contro Kyrgios ma finché ne avrà resterà 11, fi nel mezzo. Sempre 11, ll nel mezzo. (Magari proprio nel mezzo del campo no ma non è il caso di rovinare la poesia, n’est pas).

Boomerang – La ferita dei “tifosi” italiani (Valesio Piero, 24/01/15 , Tuttosport)

a proprio contro Seppi?Non avrebbe potuto Re Federer, qualora avesse deciso di usciredallAustralian Open, offrirsi alla mano sacrilega di qual-cun altro più nobile? Magari u’ un giovane rampante?O magari del suo amicone Wawrinka, giusto per sanare la ferita del Masters? Inutile nascondersi dietro a un dito: il dibattito si èscatenato ieri sui social. Perché i federastri non hanno digerito che il Re sia uscito di scena (dopo una striscia politi va degna della sua giovinezza) per mano di un giocatore tendenzialmente non spettacolare, un trentenne dalla carriera onestissima e di alto livello ma priva di quel carisma media-tioo di cui (secondo loro) deve essere in possesso chi duella col Sovrana Invrile dire che la ferita è parsa subito apertissima soprattutto per gli italiani, la stragrandissima maggioranza dei quali tifa per Federer ed èdisposta ad entusiasmarsi si per Seppi; ma soprattutto in Davis oppure quando deve affrontare un top player che però non sia Roger, ovvio. Detto che nel tennis (perfortuna) non funzionano troppo le logiche calcistiche del tifo, è vero però che quasi certamente, nel nostro Paes4 ildisappunto per la pre-mat ra uscita di scena di Fede-rer sia stato prevalente rispetto alla gioia per ilclamorososuccesso di un italiano sul numero 2 al mondo. C’è chi sostiene che la maggioranza degli italiani esultanti appartenga non gill al ristretto gruppo degli appassionati di tennis: quelli che trascorrono notti e (quando possibile) mattinate davanti alla tv oppure a letto col tablet sul-fa pancia; ma al plotone di quelli che gioiscono sempre quando un italiano vin-ce, sia un tennista o un campione deli pelota basca poco importa. a risposta migliore a talediaciba l’ha fornita Roger stesso alciracciando Andreas con un seriso dopo la sconfitta: lui norsi èsentito per niente umiliato all’aver perso contro Seppi E’ peso magari nonfelice maseren chea batterlo fosse stato il estro. Del resto uno mica è per niente.

Seppi si traveste, un giorno da Federer – Seppi, un giorno da re (Mancuso Angelo, 24/01/15, Messaggero)

L’ex n.1 Jim Courier, nell’intervista a Seppi sul campo dopo il successo su numero due al mondo Roger Federer, ha detto che Andreas è stato un perfetto giocatore di poker. E non perché ha bleffato, ma per la calma e la sicurezza con cui ha minato punto dopo punto le certezze di Federer. Andreas a quasi 31 anni (li compirà il 21 febbraio) ha regalato all’Italia una delle vittorie più grandi di sempre eliminando King Roger al 3 turno degli Australian Open: 6-4 7-6 (5) 4-6 7-6 (5). In passato i tennisti italiani hanno battuto campioni come Lendl, Agassi, Sampras, Nadal (sempre Seppi a Rotterdam nel 2008) mai però in un’occasione così importante e sulla Rod Laver Arena. Federer, che su questo campo ha trionfato 4 volte, non ha giocato neppure così male: 15 ace ed un saldo tra vincenti e gratuiti di 57 a 55. «Non avrei dovuto consentirgli di andare tanto avanti», ha poi ammesso. Sapeva che l’azzurro solo 2 volte è uscito sconfitto dopo essere stato in vantaggio di 2 set nel 2010 agli US Open contro Granollers e nel 2012 al Roland Garros contro Djokovic. IL MATCH DELLA VITA «A inizio del secondo set ho capito che Andreas poteva vincere», ha sottolineato Massimo Sartori, il suo coach da 20 anni. Con una strepitosa accelerazione seguita da una volée vincente, l’altoatesino si era portato sul 2-1 e servizio. Sul 5-4 lo ha tradito un nastro beffardo, che ha consegnato il contro break all’avversario. Ben Rothenberg, firma del New York Times, ha twittato un “Ciao Seppi” ritenendo che in quel preciso momento il match fosse girato. Del resto nelle 10 precedenti sfide aveva sempre perso contro il 33enne fenomeno di Basilea. Non questa volta: era la giornata di Andy, ottimo al servizio e veloce negli spostamenti, martellante nel diritto, preciso con il rovescio. TIE BREAK DA FAVOLA Nel tie break del secondo set, dal 3-5, Seppi ha infilato 4 punti consecutivi chiudendo grazie ad un passante sui piedi. Logica la reazione del campione ferito: terzo set targato Roger, poi nel quarto il tie break che resterà impresso nella memoria di Seppi. Sul 5-5 un tracciante di diritto gli ha consegnato il match point della vita: quando lo svizzero ha guardato sfilare l’ultimo prodigioso recupero del rivale, un passante lungo linea in corsa che si è spento sulla riga, la scena è diventata tutta di Andreas. Che, come suo costume, non si è lasciato andare più di tanto: niente ginocchia per terra o urli beduini, solo le braccia levate al cielo. «E stata una bellissima giornata, ma non ho vinto il torneo». Hanno fatto festa più nel suo angolo: con Sartori c’erano la figlia Federica, la junior Bianca Turati e Rocco Piatti, figlio di Riccardo. «A Max negli spogliatoi ho detto che neppure una donna gli ha mai regalato una gioia co-sl», ha detto scherzando l’azzurro. Domani negli ottavi lo attende l’idolo locale Nick Kyrgios. Avrà tutta la Rod Laver Arena contro: «Tanto ci sono abituato».

Doppia impresa: azzurri nella storia – Andreas è perfetto Re Roger s’inchina (Nizegorodcew Alessandro, 24/01/15, Il Tempo)

Clamoroso a Melbourne, l’italica impresa è servita. Andreas Seppi ha battuto Roger Federer sul campo centrale degli Australian Open, conquistando una delle più incredibili vittorie che la storia del tennis azzurro abbia mai vissuto. L’altoatesino si è imposto in 4 set con il punteggio di 6-4 7-6 4-6 7-6 qualificandosi per gli ottavi di finale dello Slam «down under». «Ho tenuto un livello di gioco molto alto per più di ore- ha raccontato Seppi – disputando un grande match. Mi sentivo tranquillo in campo, anche nei momenti più delicati. Ho pensato a godermi lo spettacolo di giocare sulla Rod Laver Arena, a colpire la palla nel migliore dei modi, e ne è venuta fuori una grande prestazione». Andreas ha chiuso il match con un passantedi diritto ai confini della real-ta, tirato in corsa da tre metri fuori dal campo. «E pensare che non credevo nemmeno di arrivarci su quella palla», ha spiegato. Complimenti sinceri giungono anche da sua maestà Roger Federer: «Non ho espresso il mio tennis, ma Seppi ha giocato veramente un grande match». Al prossimo turno Andreas se la vedrà con il giovane Nick Kyrgios, grande promessa del tennis australiano, noto per aver eliminato lo scorso anno a Wimbledon Rafa Nadal. «Se festeggerò stasera?Assolutamente no – hadichiarato l’azzurro – Ho vinto unapartita, non il torneo. Non voglio fermarmi qui». Seppi ha sconfitto Federer per la prima volta in carriera all’undicesimo tentativo, dopo aver racimolato la miseria di un set su 23 disputati. Andreas è diventato il secondo tennista italiano (insieme a Filippo Volandri) ad aver superato sia lo svizzero che Nadal. Per l’altoatesino è la settima vittoria in carriera contro un top 10. La prima risale a 10 anni fa, quando ad Amburgo superò Guiller1 Set Vinto da Seppi nei 10 confronti precedenti con Federer mo Canas. Le tre vittorie più belle a livello professionistico? Risponde Seppi: «Oltre a oggi scelgo quella con Nadal nel 2008 a Rotterdam il giorno del mio compleanno e la vittoria a Napoli contro il britannico Ward che ci ha regalato la semifinale di Davis».

Miracolo Seppi, Scacco a re Federer      (Giorni Alberto, 24/01/15 , Giorno – Carlino – Nazione Sport)

UNA delle più grandi imprese della storia del tennis italiano. E per una volta non si tratta di un’esagerazione: è tutto vero. Alla soglia dei 30 anni, Andreas Seppi ha stupito tutti superando al terzo turno degli Australian Open sua maestà Roger Federer 6-4, 7-6 (5), 4-6, 7-6 (5) in un caldo pomeriggio dell’estate di Melbourne sulla prestigiosa Rod Laver Arena, prima smarrita e poi compatta nel tributare una standing ovation all’altoatesino. Non è l’unico azzurro ad aver battuto Fe-derer (l’ultimo fu Volandri a Roma 2007) ma è il primo a farlo in uno Slam, dove conta di più. Il fuoriclasse svizzero, attuale n.2 del mondo con 302 settimane da n.l e 17 Slam nel palmarès, in Australia negli ultimi dieci anni era arrivato almeno in semifinale e nei dieci precedenti con Seppi aveva sempre dominato. Quando sul matchpoint il suo passante in allungo ha baciato la linea, l’esultanza del ragazzo di Caldaro è stata sobria, in linea con la sua personalità, seguita dal sincero abbraccio a rete di Roger, con cui si era allenato prima del torneo. Attenzione: i meriti di Seppi superano i demeriti di Federer, imbattuto nel 2015 fino a ieri. Andreas ha comandato spesso da fondo, calando solo nel terzo set. E nei momenti decisivi, i tiebreak del secondo e del quarto, ha dato il meglio: i due ultimi dritti vincenti sul 5-5 sono pennellate d’autore a un capolavoro. E’ il giusto premio per un ragazzo introverso; ama sciare e raccoglie i frutti del duro lavoro compiuto insieme a coach Massimo Sartori, che lo allena da quando aveva 11 anni. Ora è n.46 Atp e salirà almeno fino al n.38 (è stato n.18 due anni fa). Fino al 2012 non era mai andato oltre il terzo turno in uno Slam e ora ci è riuscito per la quarta volta: quell’anno al Roland Garros era in vantaggio due set a zero contro Djokovic, prima di subire la rimonta. Come il buon vino, Andreas sta migliorando con l’età; può vantare anche un successo su Nadal a Rotterdam 2008 e un quarto di finale a Roma. Una vita da mediano (è tifoso del Milan) che ieri si è nobilitata con un colpo di tacco inatteso. La tranquillità in campo è anche merito della fidanzata Michela, con cui fa coppia da poco più di un anno: «Tra una serata con lei e un successo su Federer scelgo lei, sera dubbio». E ha avuto l’onore dell’intervista in campo di Jim Courier e della sala stampa più capiente, di solito riservata ai big: «Battere Roger per la prima volta è speciale — le sue parole —. All’inizio non ci pensavo, poi ho intuito che potesse essere la volta buona. Sono riuscito a dominare le emozioni, ma non c’è niente da festeggiare, mica ho vinto il torneo». E Federer lo elogia: «Ero spesso fuori ritmo, anche perché Andreas ha giocato molto bene». Negli ottavi Seppi affronterà il 19enne australiano Kyrgios e avrà tutto il pubblico contro. Ma ci sarà tempo per pensarci: ora è il momento di godersi una giornata che non dimentiche rà per tutta la vita.

La notizia è Seppi che vince, non Federer che perde    (Scanzi Andrea, 24/01/15 , Il Fatto Quotidiano)

AGLI AUSTRALIAN OPEN DI MELBOURNE L’ITALIANO ASFALTA IL “RE” SVIZZERO IN QUATTRO SET: LA RIVINCITA DELL’ETERNO GREGARIO DI SECONDA FILA CHE INDOVINA LA GARA PERFETTA AL NUMERO 46 In carriera aveva già battuto top players, per esempio Nadal. Adesso troverà Kyrgios, molto più forte e divertente, ma anche più acerbo di Andrea Scanzi Sa rà durissima, per gli assai convinti ultras di Federer, accettare questa sconfitta. Difficile continuare a ripetere che lo svizzero sia “il più grande di sempre”, affermazione insensata come tutte quelle che mirano a paragonare campioni di epoche diverse, e giustificare poi questo rovescio — oltremodo clamoroso — con uno dei giocatori meno accattivanti del circuito. Andreas Seppi ha eliminato con merito il “Re” non in un torneo qualsiasi, ma agli Australian Open. Per certi versi lo Slam più bello, perché arriva a inizio anno quando i favoriti non sono al top e può accadere di tutto. Infatti, qui, si sono visti in finale Baghdatis e addirittura vincente Thomas Johansson. Lo stesso Wawrinka, un anno fa, ha vinto il suo unico Slam. A Melbourne può accadere. COME PUÒ accadere che, mentre Nadal si salva per miracolo dall’harakiri con il diversamente satanasso Smyczek, Seppi batta Federer dopo dieci sconfitte su dieci negli scontri diretti. Lo ha fatto in quattro set, 6-4 7-6 4-6 7-6, garantendosi gli ottavi. Il miglior risultato di un italiano, da queste parti, resta il quarto di finale di Cristiano Caratti. Era il 1991 e Caratti, come dimostrarono gli anni successivi, non era un prescelto. Come non lo è Seppi, quasi 3lenne di Cal-daro orgogliosamente sprovvisto di eleganza e carisma. Grigio come pochi altri, ripetitivo e fatalmente noioso. Se non fosse italiano, nessuno qui ne parlerebbe. Per avere un tennista nostrano realmente performante occorrerebbe un mix complicato: la potenza e l’eleganza di Bolelli (che al turno precedente aveva tolto un set proprio a Federer), l’estemporaneità genialoide di Fogni-ni (dissipatore di se stesso più di Canè) e l’abnegazione encomiabile di Seppi. Dalla natura non ha avuto molto talento, ma dalla carriera ha ottenuto tutto quello che poteva: si è issato due anni fa nei top 20 (18), ha vinto tre tornei e ieri Federer non gli ha regalato nulla. Molti diranno che lo svizzero è al tramonto, ma neanche due settimane fa ha conquistato l’ennesimo titolo (Brisbane). Federer non è finito, infatti nel 2014 ha raggiunto la finale a Wimbledon 2014 e vinto la Davis: semplicemente non è più imbattibile 3 set su 5 e si avvicina ai 34 anni. Fino agli Australian Open 2010, Fe-derer aveva raggiunto 18 finali Slam su 19. Una cifra abnorme. Nei successivi 20 Slam, 3 “sole” finali (e una vittoria). Il tempo passa anche per i Re. E un risultato oggettivamente incredibile. Federer, negli ultimi undici anni a Melbourne, non era mai uscito prima delle semifinal. Per tornare a una sua eliminazione al terzo turno occorre risalire al 2001. Per i suoi fans è un’onta persino superiore al crollo con l’ucraino Stakhovsky a Wimbledon 2013. E vero che quella è l’erba di casa per Federer, ma è anche vero che Stakhovsky — una volta l’anno — gioca da fenomeno. Seppi, no: il suo è il trionfo del mediano, anzi del medianissimo. Il gregario di seconda fila che indovina la gara perfetta. NON L’UNICA, peraltro: in carriera ha già battuto top players, per esempio Nadal a Rotterdam. Oggi 46 al mondo, Seppi era già arrivato agli ottavi di Melbourne nel 2013. Lo stesso risultato ottenuto al Roland Garros 2012 e Wimbledon 2013. Lì si è sempre fermato. Adesso troverà Kyrgios, molto più forte e divertente di lui ma anche più acerbo. Australiano e dunque idolo di casa, può far tornare il sorriso ai tifosi di casa — un tempo adusi al gran tennis — assieme al connazionale Tomic (pure lui agli ottavi). Kyrgios compirà 20 anni ad aprile, è numero 50 nel ranking e il mondo si è definitivamente accorto di lui quando, un anno fa negli ottavi a Wimbledon, ha impartito lezioni di tennis a Nadal. Issatosi nei quarti, perse da Raonic. E forse favorito, ma Kyrgios — come Tsonga, a cui somiglia non poco — è personaggio alla Mario Brega: la sua mano “può essere ferro o piuma”, e quando è piuma (nel senso di inconsistenza tattico-agonistica) può perdere con chiunque. L’altoatesino potrebbe approfittarne. Trovatosi a gestire quelle luci della ribalta che raramente ha meritato e mai cercato, ieri Seppi si guardava attorno con aria smarrita. Neanche lui pareva rendersi conto di quello che aveva combinato: è entrato nella storia e ha consegnato alla depressione i federeriani. Mica niente.

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Rassegna stampa

Jasmine cresce ancora (Bertellino). Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport). La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Damato)

La rassegna stampa di lunedì 20 settembre 2021

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Jasmine cresce ancora (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La prima volta di Jasmine Paolini è a Portorose. Il trofeo nel WTA 250 sloveno conferma la crescita dell’azzurra ma anche la tenuta mentale visto il ritardo di 3 ore nell’inizio, causa maltempo. Colpi e determinazione per battere la n. 38 del mondo, l’americana Alison Riske, 31enne di Pittsburgh che era alla 10a finale. La fotografia della nuova dimensione della 25enne toscana è nel primo set. Dopo break e contro-break iniziali Jasmine si è trovata a rincorrere la più esperta rivale dal 2-5. I’ha fatto cambiando marcia e chiudendo 7-4 al tie-break. Prima dell’inizio del 2° set Jasmine ha chiesto un medical time-out per un problema alla coscia sinistra. E’ ripartita di slancio, strappando subito il servizio alla statunitense e tenendo proprio dopo aver salvato più palle dell’ 1-1. Sul 2-0 ha rifiatato un attimo el’americana ha incamerato il primo game del set (2-1). Ripresa sul 2-2, Jasmine ha reagito chiudendo il gioco con un gran diritto per il 3-2 cogliendo poi altri 2 break per il sigillo all’8°gioca

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Nell’ITF 80 di Valencia ha vinto Martina Trevisan, in rimonta (4-6 6-4 6-0) contro l’ungherese Delma Galfi, n. 138 WTA.

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Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport)

Era alla prima finale Wta della carriera e l’ha vinta, domando l’americana (n. 38) Alison Riske in due set 7-6 (4) 6-2, dopo un’ora e 46 minuti di gioco. Per Jasmine Paolini il titolo nel 250 di Portorose può essere l’alba di una nuova carriera, ora che ha dimostrato una solidità mentale invidiabile. La 25enne toscana, che oggi raggiungerà il numero 64 della classifica (best ranking), è stata brava a non farsi influenzare dalla lunga attesa (si è cominciato due ore e mezza dopo il previsto per la pioggia) e poi fantastica nel primo set, quando ha recuperato da 5-2 sotto con due break di svantaggio. Nel secondo parziale, la Paolini ha non ha avuto problemi

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Questa settimana si gioca a Metz (cemento indoor): oggi in campo Lorenzo Sonego contro l’ungherese Fucsovics e Gianluca Mager contro il georgiano Basilashvili. A Nur-Saltan (cemento indoor), in Kazakistan, in campo Andreas Seppi contro il kazako Skatov. In tabellone pure Lorenzo Musetti: aspetta un qualificato.

La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Corrado Damato, Il Messaggero Sport)

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l’Italtennis si gode un movimento che tra uomini e donne sembra veramente aver trovato la ricetta universale che porta al successo.

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a Portorose, in Slovenia, è “incappata” in quelle settimane perfette che talvolta capitano nella vita di un tennista e, giocando alla perfezione dall’inizio alla fine, ha scoperto la gioia del trionfo. Che apre nuovi scenari anche per i tornei più importanti visto che produce un balzo in classifica dal suo attuale 87′ posto a quello numero 64 che occuperà da oggi. Ovviamente, il suo nuovo best ranking. VITTIME DOC L’ultima ad arrendersi all’azzurra è stata l’americana Alison Riske, numero 38 della Wta e terza testa di serie del torneo. Le ha strappato il servizio per tre volte nel primo set e quando è andata a servire sul 5-2 (Jasmine aveva recuperato uno dei break) sembrava poter incanalare il match dalla sua parte. Ma l’azzurra ha dato prova di grande pazienza e ha ricucito, punto dopo punto, senza fretta, portando l’avversaria al tie break, poi vinto per 7 punti a 4. II secondo set è stato la copia a specchio del primo con la Paolini volata sul 5-2 e poi più cinica della Riske: 6-2 e tutti a casa. Brava Jasmine a non perdere la concentrazione anche per lo slittamento del match, iniziato con quasi tre ore di ritardo per colpa della pioggia.

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Rassegna stampa

Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Iannacci)

La rassegna stampa di domenica 19 settembre 2021

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Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Leonardo Iannacci, LIbero)

In via Veneto giocava a carte con Mastroianni, a Gstaad prendeva l’aperitivo con Richard Burton e Liz Taylor, a Los Angeles cenava una sera con Charlton Heston e quella dopo con Frank Sinatra, a Parigi amoreggiava con una stripteaseuse del Crazy Horse e a Montecarlo insegnava il rovescio al principe Ranieri, suo amico. Schegge di memoria che riguardano il signor Chirinsky, protagonista di pezzi di vita che sembrano capitoli di un romanzo. «Quando mi dicevano: allenandoti meglio avresti potuto vincere di più, io rispondevo: forse, ma nella mia vita mi sarei divertito meno!», ripete sempre. Il signor Chirinsky è uno splendido 88enne, ancora pieno di vita che si diverte a portare in giro il suo mito. Chirinsky, e qui lo sveliamo, è il secondo nome di Nicola Pietrangeli, il tennista italiano più vincente della storia. Prima questione da chiarire: perché Nicola Chirinsky Pietrangeli? «Sono nato a Tunisi, all’epoca un protettorato francese, da papà Giulio e da mamma Anna, russa. Da qui il secondo nome Chirinsky, che non mi dispiace affatto. Ho iniziato a giocare a tennis in un campo di prigionia proprio in Tunisia, durante la seconda guerra mondiale, vincendo con papà il mio primo torneo di doppio. Avevo 13 anni. Ma il mio destino era l’Italia, venimmo espulsi e con la famiglia riparammo a Roma».

Dove si dedicò a tempo pieno al tennis…

 

Affatto. Preferivo il calcio, ero bravino e venni convocato nelle giovanili della Lazio. Dopo qualche tempo mi proposero il trasferimento alla Viterbese, capii subito che con il calcio non mi sarei divertito né avrei viaggiato, così passai al tennis. Al Circolo Parioli, dove il custode era un certo Ascenzio Panatta, che aveva un figlioletto di nome Adriano.

Un tipo che avrebbe incontrato anni dopo.

Sì, ma questa è un’altra storia. Giocare a tennis mi piaceva. Diventai bravo. Tra la fine degli anni ’50 e gli inizi dei ’60 vinsi 44 tornei, quattro volte il Roland Garros, due nel singolare e due nel doppio. Mi rispettavano tutti gli altri grandi giocatori dell’epoca, eravamo amici. Giocavamo ma ci divertivamo un mondo. Era un tennis educato, quello. E vivo.

La differenza tra un campione della sua epoca e uno odierno?

Noi entravamo in campo per divertire il pubblico. Oggi ogni pallina vale decine di migliaia di euro e ai giocatori non importa nulla del pubblico. Pensano solo ai soldi. Quando ho vinto il Roland Garros mi hanno dato un premio in denaro con il quale non mi sono potuto comprare neppure un appartamentino. Oggi chi vince uno Slam si porta a casa due milioni e mezzo di dollari.

Ma, allora, la Osaka che lascia il tennis, Djokovic paralizzato durante la finale degli Us Open, terrorizzato dalla mancata conquista del Grande Slam. Perché?

E qui mi arrabbio. Djokovic avrà, che so, 500 milioni di dollari in banca e gioca una finale stressato? Ma scherziamo? E la realtà attuale del tennis che strofina i nervi a questi plurimiliardari. Sono macchine da guerra, istituti di credito. Forse si stressano a contare i soldi. Quando leggo che sono depressi mi saltano i nervi.

Djokovic, Nadal, Federer: chi al primo posto?

Federer, di un altro pianeta. E ve lo dice uno che ha battuto un certo Rod Laver che di Grande Slam se ne è pappati due.

II tennis italiano sembra rinato: prima Fognini, ora Sinner, Berretti, Musetti, Sonego. Siamo tornati ai tempi di Panatta-Barazzutli-Bertolucci-Zugarelli?

Penso di sì. Sinner ha solo 20 anni. Ha il mondo davanti e arriverà entro l’anno nei primi 10. Berrettini con quel servizio può vincere uno Slam. Non sulla terra battuta, però.

La sua più bella vittoria?

Nel 1976 ero il capitano non giocatore della squadra di Davis e arrivammo alla finale con il Cile. Mezza Italia non voleva che andassimo a giocarla perché a Santiago c’era il regime di Pinochet. Era tutto politicizzato, la sinistra vedeva la finale dal punto di vista ideologico e voleva boicottarla. Pensai: siamo pazzi? Rinunciamo a vincerla? Mi sono battuto come un leone contro tutti i politici ipocriti, di sinistra e non solo. Alla fine mi diedero retta e andammo. Vincemmo la nostra prima e ultima Davis, i giocatori in campo, io fuori. Ma fummo costretti a tornare in Italia quasi di nascosto, protetti dai carabinieri. Ricevetti anche due minacce di morte, avevo la polizia sotto casa.

E una sera si portò a letto la Coppa Davis…

Accadde dopo una festa a Roma, con Giulio Andreotti presente, salito frettolosamente sul carro dei vincitori: tutti se ne andarono a dormire e il servizio d’ordine lasciò lì la coppa. Nessuno se la filava. Così, per paura che la rubassero, la portai a casa, la misi sul letto. C’è una foto con il sottoscritto, la coppa e il mio gatto che ci dorme dentro.

Ed ecco la domanda delle cento pistole: chi è stato più forte, lei o Panatta?

Adriano è nato per giocare a tennis. Un talento puro. Mi ha battuto anche nella finale dei campionati italiani del 1970. Ma lui aveva 20 anni, io già 37… Però è durato troppo poco ai vertici, 3-4 anni. Meglio Nicola Chirinsky Pietrangeli, dai.

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Rassegna stampa

Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Querusti)

La rassegna stampa di venerdì 17 settembre 2021

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Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Francesco Querusti, La Nazione)

Circolo Tennis Firenze in festa per la presenza di Camila Giorgi, numero 1 in Italia e al 36° posto nel ranking mondiale. Camila, nata a Macerata ma fiorentina d’adozione, ha portato freschezza, classe, simpatia, femminilità e moda nel tennis. Tra i suoi sogni quello di scalare posizioni nella classifica delle big, di insegnare ai giovani per trasmettere i suoi segreti e di non lasciare mai Firenze città che le ha preso il cuore. Camila, sui campi del Ct Firenze, è scesa in campo con gli allievi della scuola agonistica del circolo delle Cascine, in due ore divertenti, di grande fascino e colpi spettacolari. Oltre al tennis è stata protagonista la moda con sfilata sul bordo piscina con i capi dell’azienda Giomila disegnati dalla mamma di Camila. Poi si è raccontata, con accanto tutta la sua famiglia. «Sono più che soddisfatta – afferma Camila – ma non mi accontento mai. Adoro il tennis: ho detto che è il mio lavoro, ma lo amo. Una volta finito però ho altre cose a cui pensare, come la mia famiglia, e non ho rimpianti. Fra due settimane partirò per Chicago e poi parteciperò al torneo di Indian Wells. Mancano quattro tornei e poi è finita la stagione. Arrivare fra le prime 32 del ranking, per poter essere testa di serie negli Slam, è il mio obiettivo ma spero di fare ancora meglio». E in futuro quali obiettivi? «Mi piacerebbe insegnare alle bambine e ai bambini questo sport, che è incredibile, perché’ in parte è anche stile di vita. La scelta di seguire la passione di mia madre e di non scegliere altri brand è dettata dal fatto che mi ha insegnato tutto ed è una vera artista. Giomila è un progetto di moda che è diventato realtà e che seguirò con impegno». E il suo amore per Firenze e la Toscana. «Viviamo a Calenzano e quando sono a casa, insieme a mia madre e alla mia famiglia, andiamo in giro per la Toscana che è bellissima».

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