Djokovic, sprint d'atleta a Wawrinka cedono i nervi (Clerici, Semeraro, Azzolini); Djokovic doma Wawrinka Vince con la legge del 5... (Crivelli); Bolelli & Fognini e la strana coppia Mahut-Herbert Che finale storica (Crivelli); Serena e la divina Maria Duello senza perdono (Martucci); Nargiso spinge Bolelli e Fognini (Semeraro); Boomerang - Prevedibile come l'ultimo Camilleri - Valesio Piero (31/01/15, Tuttosport)

Rassegna stampa

Djokovic, sprint d’atleta a Wawrinka cedono i nervi (Clerici, Semeraro, Azzolini); Djokovic doma Wawrinka Vince con la legge del 5… (Crivelli); Bolelli & Fognini e la strana coppia Mahut-Herbert Che finale storica (Crivelli); Serena e la divina Maria Duello senza perdono (Martucci); Nargiso spinge Bolelli e Fognini (Semeraro); Boomerang – Prevedibile come l’ultimo Camilleri – Valesio Piero (31/01/15, Tuttosport)

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A cura di Davide Uccella

Djokovic, sprint d’atleta a Wawrinka cedono i nervi – Clerici Gianni (31/01/15, Repubblica)

NEL club in cui guardavamo la tv, aspettando l’ora prenotata per il nostro doppietto, ho assistito insieme ai miei partners alla semifinale degliAustralianOpen, lapartitatra Nole Djokovic e Stan Wawrinka, che in molti ritenevano decisiva, dopo aver visto il deludente Berdych battutissimo da un Andy Murray con la schiena perfettamente ricucita. E’ forse più interessante ascoltare l’opinione dell’uomo della strada, o meglio dei courts, di quella del vecchio scriba. Uno dei miei amici, nell’osservare lo svizzero giocare splendidi rimbalzi, soprattutto di rovescio, ha commentato: «Ma perché non si fa consigliare anche lui da Edberg, come il suo amico Federer, e non segue quelle specie di bombe che tiradi rovescio». Preoccupato per la mia presunta professionalità ho, a mia volta, osservato che un simile rarissimo rovescio ad una mano, superliftato, non consente all’autore un’inclinazione della spina dorsale tale da favorire uno scatto in avanti. Ma, con crescente fastidio, l’interlocutore ha aggiunto: «Ma allora perché non usa dipiù iltaglio, loslice, che è ideale per scattare in avanti». Devo constatare che Wawrinka non è riuscito a concludere molti degli scambi che comandava contro un Djokovic meno autorevole del solito, spesso costretto adinvolontariadifesa. Un Djokovic spinto a subire per buona parte del match ma, grazie proprio alla superiore qualità BOL EL LVFOGN IN I SU EUROSPORT Le finali degli Australian Open in diretta dalle 9.30 atletica, impostosi più che nettamente nel set decisivo: addirittura un 6-0 che solo il povero Stan giudica «effetto mentale» nelle interviste. Mi parrebbe il caso di ricordare cos’era accaduto, sino a quel quinto set al quale Stan è giunto stanco. Primo set 7-5 per Nole, che subiva un break a 3-4 ma lo recuperava immediatamente breccando a sua volta per il set. Secondo set a Stan che comandava ancor di più gli scambi dal fondo, con un parziale di 13 punti a 7 dal 3-2 al 5-2. Terzo a Djokovic dapprima in vantaggio 3-0, raggiunto, e poi capace di break nell’ultimo game per il 6-4. Quarto set 6-4 allo svizzero, con un irresistibile parziale di 12 punti a 3 dal 2-3 al 5-3. E infine crollo di Wawrinka affaticatissimo, con un quadrifallo più un errore gratuito per lo 0-2 che, di fatto, avrebbe condotto a un parziale di 29 punti a 16. Mentre leggo che Wawrinka avrebbe spiegato la sconfitta attribuendolaal mentale più che alla fatic a fisica, non posso evitar di segnalare l’opinione del mio compagno di doppietto, Antonio, che affermava: «Quel Wawrinka deve fare il punto almeno due volte invece di una, con quelle sberle dal fondo». Con simile successo Nole approda alla sua quinta finale australiana, contro un Andy Murray già battuto nelle due precedenti di Melbourne, ancorchè gli amici mi facciano rilevare che è stato Andy a prevalere nei due Slam di New York 2012 e Wimbledon 2013. Un Andy che mi ha definitivamente convinto delle qualità gestuali di Tomas Berdych, ed egualmente della sua insufficienza tattica e oso dire psichica, che gli hanno impedito di divenire il Quinto dei Fab Four.

 

Djokovic doma Wawrinka Vince con la legge del 5… – Crivelli Riccardo (31/01/15,Gazzetta dello Sport)

Metti l’abito bello e sogni un appuntamento da favola. Ma a metà serata, annoiato e deluso, non sai se è meglio che finisca tutto in fretta oppure sperare che la notte si allunghi e porti un po’ di magia. Negli occhi e nel cuore, è vero, c’erano le sfide del 2013 e dell’anno scorso, show memorabili per tecnica, pathos ed intensità, ma il terzo episodio australiano tra Djokovic e Wawrinka stavolta non fa innamorare ed anzi non scalda mai la passione, nonostante approdi ancora al quinto set. Che, fortemente desiderato da un pubblico ormai dedito agli sbadigli, si rivela se possibile la tomba delle già poche emozioni vissute fin lì, perché Nole affibbia al campione in carica un 6-0 senza controreplica.

QUINTA INGRANATA Una partita strana, tesa, evidentemente figlia dell’equilibrio e dei ricordi delle sfide recenti, dominata dagli errori più che dalle prodezze: il serbo, che aveva perso il servizio una sola volta nel torneo, lo cede cinque volte e Stanimal fa addirittura peggio con 7 (e 52% di prime). E poi ci sono i gratuiti, uno scempio, ben 118 contro i soli 69 vincenti complessivi. Alla fine, passa Nole perché dagli zero vincenti del quarto set trova la forza mentale per risalire e mettere il peso della sua inestinguibile sete di successi nel parziale decisivo. Per lui è la quinta finale in Australia, la terza contro Murray, e quando c’è arrivato ha sempre conquistato il torneo: «Non è stata una gran serata, troppi alti e bassi — dirà — però sono dove volevo essere. Dovrò giocare senz’altro meglio, con Andy qui ho vinto già due volte, ma non c’è un chiaro favorito».

TERZO UOMO Eppure, se il Roland Garros è indubbiamente lo Slam di Nadal e Wimbledon quello di Federer, Melbourne è la confortevole casa di Djokovic. E’ qui che le differenze con i due titani hanno cominciato a restringersi nel 2008, l’anno del primo trionfo, è qui che nel 2011 è iniziata la stagione delle favole, è qui che l’anno dopo, nella finale leggendaria contro Nadal, la più lunga di sempre in un Major, Novak si è tolto dalle spalle la scimmia che lo accompagnava fin dai successi iniziali, di essere semplicemente il terzo uomo dietro Roger e Rafa. Anche se forse non potrà mai sostituirli nell’affetto della gente: dal giorno in cui sono usciti dal torneo, su Internet in tanti hanno messo in vendita i biglietti per le semifinali che altrimenti mai avrebbero ceduto. E d’altronde lui, povero Nole, cosa potrebbe fare di più se non continuare a vincere ed affiancare così Fe-derer e Edberg per il maggior numero di finali giocate agli Australian Open? Melbourne, per sua stessa ammissione, è una città che esercita su di lui un fascino speciale, che nel tempo Djoker ha saputo trasformare in energia positiva attraverso un paio di riti irrinunciabili: le lunghe passeggiate al giardino botanico e le visite alla chiesa serbo-ortodossa.

ALLENATORI VINCENTI Adesso è già il terzo di sempre per match conquistati nello Slam degli antipodi, 49 (lo precedono i soliti Federer ed Edberg) e gli scontri diretti con Murray, 15 a 8 per lui con sette vittorie negli ultimi otto, sembrano una garanzia rinnovata: «E’ sempre divertente incrociare Andy, ci conosciamo da quando abbiamo 12 anni, dopo tanti problemi ha meritato di arrivare fino in fondo. I precedenti però non contano, per batterlo dovrò giocare la miglior partita del torneo e rispondere alla grande». Coach Becker, intanto, onora di mille complimenti la collega dell’altro angolo Mauresmo, e non solo per cavalleria: «Non mi importa se un coach è uomo o donna, credo soltanto che Amelie dimostri che avere come allenatore qualcuno che ha giocato tantissimi match ad altissimo livello sia un valore aggiunto anche per fenomeni già affermati. All’inizio molti hanno criticato l’arrivo degli ex grandi campioni al fianco di Fede-rer, Murray, Novak, ora in tanti stanno prendendo quella strada: perché noi siamo già passati attraverso partite che possono cambiarti la vita». Come la finale di una possibile cinquina.

Bolelli & Fognini e la strana coppia Mahut-Herbert Che finale storica – Crivelli Riccardo (31/01/15, Gazzetta dello Sport)

Oggi l’Italia tennistica vive una pagina storica, con la prima finale di un doppio maschile nello Slam addirittura dal 1959, quando Pietrangeli e Sirola trionfarono al Roland Garros. L’appuntamento in diretta tv su Eurosport è stamattina, dopo la finale del singolare femminile che inizia alle 9.30. Gli azzurri di coppa Davis, gli amici Simone Bolelli e Fabio Fognini, che hanno già vinto due titoli Atp insieme e si sono autonominati «Chicchi» ironizzando un po’ con le Cichi (Errani e Vinci), sfidano per il titolo Nicolas Mahut e Pierre-Hugues Herbert. Cioé i due francesi che, a novembre, erano a Mouilleron Le Captif, in Vandea, a giocare un Challenger come secondo torneo della loro carriera di coppia. Lo hanno vinto, insieme a 2000 euro, e si sono resi conto che la scelta di unire le strade in fondo poteva anche portare più lontano di un paese di meno di cinquemila anime.

LA SCELTA E così, dopo due mesi, si ritrovano a consolare la Francia della smarrita grandeur, perché era dal 2010 che un loro singolarista mancava dalla seconda storica settimana di uno Slam. Perciò, adesso vien buono pure il doppio e vien buona la scelta a suo modo controcorrente di Mahut, 33 anni, oggi 114 del mondo in singolare ma numero 37 solo a maggio, che ha giocato tutta la stagione scorsa insieme a Llodra e poi, obbligato a cambiare partner (l’altro si è messo con il serbo Zimonjic), ha pensato di accogliere sotto le sue grandi ali Pierre-Hugues Herbert, classe 1991, ex ottimo juniores che, in coppia, sa come si fa (l’anno scorso ha vinto Tokyo da ripescato insieme a Przysiezny). «Mi restano un paio d’anni ad alto livello — confessa Nicolas — e vorrei vincere uno Slam in doppio: questo progetto me lo consentirà».

AMICIZIA Dopo averlo sfiorato nel 2013 a Parigi, la speranza è che lo rimandi almeno di qualche giorno e che il sogno si infranga contro la forza di Fogni-ni e Bolelli. Herbert, che sta giocando con due infiltrazioni a partita per un malanno muscolare, fin qui non è stato certo a rimorchio del compagno più forte: «Il nostro segreto è l’amicizia che si è creata immediatamente tra di noi, ora ci frequentiamo anche fuori dal campo e credo sia la stessa cosa per Fognini e Bolelli. Che sono anche grandi giocatori di singolare, quindi hanno talento e colpi per metterci in difficoltà. Speriamo che Fabio possa aiutarci con qualche follia imprevedibile delle sue».

Serena e la divina Maria Duello senza perdono – Martucci Vincenzo (31/01/15, Gazzetta dello Sport)

Gelosia. Orgoglio. Uomini. Serena non dimentica. Non può perdonare Maria perché è più bella, più fotogenica e più ricca. Perché, a Wimbledon 2004, ad appena 17 anni, la prese a pallate, ridicolizzandola, da numero 1. Perché, due anni fa, dopo averle soffiato il toy-boy «Grisha» (Dimitrov), l’accusò pubblicamente di essere una sfascia-famiglie, col suo fidanzato-allenatore francese, Patrick Mouratoglou. E Maria non perdonerà mai Serena per averle vietato sistematicamente il trono della classifica (stoppandola a quota 5 Slam), per averla battuta negli ultimi 15 scontri diretti — lasciandole appena 3 set in 10 anni —, per averla umiliata col 6-0 6-1 nella finale per l’oro a Wimbledon olimpica 2012, per averle rubato il ruolo di super-agonista. Serena Williams e Maria Sharapova sono troppo diverse e troppo star per perdonarsi. Anche se questi Australian Open hanno già sfatato il 10-0 di Federer con Seppi e il 17-0 di Nadal con Berdych. «Tutte le serie hanno una fine», sottolinea infatti Mouratoglou, ricordando come l’anno scorso, proprio a Melbourne, Wawrinka ha fermato l’emorragia dopo 14 sconfitte con Djokovic e dopo addirittura lo 0-12 con Nadal. Fa anche un po’ di pretattica, dopo aver dimezzato l’allenamento per il raffreddore della regina di 5 Australian Open (l’ultimo nel 2010). Che, archiviato il primo set da brividi nella semifinale con la rivale in casa, Madison Keys, ruggisce: «La finale con Maria sarà un gran momento per il tennis femminile». Concentratissima davanti ai nuovi record era Open che l’attendono oggi: superare le mitiche Chris Evert e Martina Navratilova a quota 18 Slam, lanciare l’assalto ai 22 allori di Steffi Graf — il primato assoluto è di Margaret Court a 24 tacche —, diventare a 33 anni la più anziana regina anche degli Australian Open, oscurando la 3lenne Li Na. Inutile dire che cosa sogna la divina Maria.

Djokovic e Murray finale… al femminile – Semeraro Stefano (31/01/15, Corriere dello Sport)

Amici e nemici, complici e guerrieri. Divisi dallo Slam, uniti dalla gratitudine per le donne. «Cosa rende così speciale la nostra rivalità? Che io e Andy ci conosciamo da quando avevamo undici anni. E che su questo Centrale ci siamo incontrati già un bel po’ di volte…». Novak Djokovic è nato ad appena una settimana di distanza da Andy Murray, ha iniziato a incrociarlo nei tornei per bambini e continua a trovarselo davanti in quelli da grandi: anzi, da grandissimi. Specie a Melbourne. In semifinale i due si sono sbarazzati rispettivamente di Stan Wawrinka – al 5 set, un altro classico del Jokerversione Crocodile Dundee – e di Tomas Berdych, e domani per la terza volta si giocheranno uno contro l’altro la finale degli Australian Open. Le prime due, nel 2011 e nel 2013 (più la semifinale del 2012) se le è annesse Nole, che in totale “down under” ha vinto 4 titoli – gli stessi di Federen due meno di Emerson – in 4 finali. Andy le sue 31e ha perse tutte, la prima nel 2010 contro Fede-ret quando era ancora l’Amico Fragile dei Fab Fout Un club esclusivo, quello formato da Fe-derer, Nadal, Djokovic e Murray, che fra l’altro comunque vada la finale si ricomporrà lunedì al vertice del ranldng, per la prima volta dal luglio del 2013. Ma come insegnano i padri greci, tutto scorre, tutto cambia. Novak non è più l’adolescente appassionato di sci e di caldo come l’amico scozzese – lui tifoso cotto del Milan, Andy fan dell’Hibemian, dove ha giocato suo nonno, e del Barcellona -, il cucciolo balcanico che prima di esplodere ad alto livello aveva fatto un pensierino anche a cambiare passaporto. «Diventa britannico, e insieme per anni domineremo in Coppa Davis», gli aveva suggerito Andy (ma in Serbia poi chi li avrebbe sentiti, i connazionali di Nole?) Oggi Djokovic è il n.1 indiscusso del mondo, è appena diventato padre di Stefan – che nonostante i tre mesi già lo segue in tv.. – punta all’ottavo Slam e a un 2015 da supereroe da decorare con un trionfo al Roland Ganus, l’unico major che gli manca. In tutti gli altri tre si è incontrato in finale almeno una volta con Murray: stracciandolo in Australia ma chinando il capo a New York (nel 2012) e nella storica finale di Wimbledon 2012, oltre che nelle semifinali alle Olimpiadi di Londra. E comunque, nonostante un bilancio complessivo di 15 vittorie a 8 nei precedenti, contro il rivale – che passa per psicologicamente molto più morbido di lui – ha perso S finali su 9. «Sarà un match molto fisico», scommette Nole. «Andy è uno dei più forti in difesa, ha un tennis molto vario e quest anno tira anche di più i colpi.11 centrale è un po’ più veloce rispetto al passato, e questo va a suo favore. lo mi consolerò pensando che contro di lui ho vinto sette delle ultime otto partite…». Compresa l’ultima, al Masters, a casa di Andy. «Be’ abitare a Londra gli ha fatto bene – se la ride Novak – ora il suo accento scozzese è migliorato e finalmente riesco a capirlo… ». A unirli c’è anche un lato femminile. Djokovic ha sempre detto di dover molto a Jelena Gencic, la sua prima maestra e scopritrice anche di Monica Seles, mentre Andy, iniziato al tennis da mamma Judy che guidava anche il pulmino per portarlo ai tornei giovanili in Inghilterra, domani può diventare il primo tennista allenato da una donna – Amelie Maure-smo – a vincere tino Slam A regalargli la solidità necessaria a trionfare negli Slam è stato un maschio alfa come Ivan Lendl, ma Andy resta decisamente un campione femminista, tanto che sui social network ha lanciato un hashtag inequivocabile: #MoreWomenInSport, più donne nello sport. E non solo perché, da buon scozzese, al matrimonio con la bella Kim Sears porterà la gonna, doé il kilt. «L anno scorso tutti davano ad Amelie la colpa dei miei cattivi risultati, invece non c’era nessuna ragione di criticarla. Abbiamo lavorato bene nella off-season, in più mi sono preparato fisicamente al meglio, ed eccomi qua. Sono fiero di questa quarta finale. Se batterò Noie, okay. Altrimenti non avrò davvero nulla da rimproverarmi». Anche mamma lo sa.

Nargiso spinge Bolelli e Fognini – Semeraro Stefano (31/01/15, Corriere dello Sport)

Fabio Fognini e Simone Bolelli stamattina si giocano contro Pierre-Hugues Herbert e Nicholas Mahut la chance di aggiungere alla collezione azzurra un trofeo Slam di doppio. «Ed è una cosa bellissima, per loro e per tutto il tennis italiano», spiega Diego Nargiso, ottimo doppista di Coppa Davis a cavallo di anni ’80 e’90 a fianco di Omar Camporese e Andrea Gaudenzi. «Anzi, devo dire che un po’ li invidio anche: in senso buono, s’intende». Nargiso, chi parte favorito? «Anche se di poco noi, cioè Simone e Fabio, perché in genere in doppio i singolaristi più forti vincono. Sanno giocare meglio a tennis, poi hanno trovato un bell’equilibrio, in campo sono scanzonati, si divertono. I lanno più esperienza (due semifinali Slam – ndr), tirano forte da dietro, rispondono benissimo e anche se non giocano un doppio ortodosso a rete Simone ci sa stare e anche Fabio ha una bella mano. È un match aperto, in percentuale diciamo 51-49Italia». Parliamo degli avversari. Herbert è n. 109 in singolare, Mahut – famoso per l’interminabile match con Isner a Wimbledon – è 114 ma è stato anche 37. E il primo Slam a cui partecipano insieme e sono anivati in finale senza essere teste di serie. Sono pericolosi? «E una coppia totalmente diversa dalla nostra Servono

LE FINALI DI OGGI Nargiso spinge Bolelli e Fognini «Con difesa e risposta lo Slam può essere loro» bene e giocano un servee volley integrale anche in singolare, sia sulla prima sia sulla seconda Prevedo un match tutto attacco-difesa. Per Fabio e Simone sarti fondamentale la risposta». Siamo diventati un popolo di doppisti, soprattutto grazie alle ragazze. Come mai? «Questione di alchimie che scattano. Ma le ragazze davvero sono andate oltre ogni rosea previsione». Fognini è n. 18 in singolare, Bolelli 48 e in risalita Lei che è stato anche un singolarista di livello, è il più indicato a dire se il doppio può essere più un aiuto o più una distrazione… «Premetto: vincere un titolo dello Slam vale tantissimo, non importa se in singolare, in doppio, in doppio misto. Poi vincere comunque dh fiducia, vittoria chiama vittoria, e ci conforterebbe anche in prospettiva Davis. Bolelli sta bene, un successo gli darebbe una spinta ulteriore. Fognini invece attraversa un momento difficile: vincere a Melbourne potrebbe sbloccarlo anche in singolare. Fabio fa sempre finta di niente, ma sono convinto ci tenga tantissimo. D 2015 poi per lui sarà un anno fondamentale: pub confermarsi ad alto livello e magari anche migliorarsi, oppure rimanere un po’ prigioniero di un personaggio che si è costruito da solo, e che non gli fa bene».

Djokovic contro Murray. Solita mostruosa finale – Azzolini Daniele (31/01/15, Tuttosport)         

a comunità serba, commercianti e interpreti per lo più, si stringe intorno al suo Serbinator, un po’ robocop e un po’ tennista, e fra una birra e l’altra quei bei tipi tinti di rosso e blu danno persino l’idea di crederci davvero. L’hanno rappresentato possente e rivestito di placche, simile a un esoscheletro o a qualche diavoleria del genere. In cima, come la stella di un albero natalizio, hanno infisso la testa di Djokovic, e fanno la fila per farsi fotografare con il pupazzo super dotato. La risposta della comunità svizzera, fra le più ridotte a Melbourne ma composta di facoltosi uomini d’affari, è una rappresentazione in linea con i personaggi del bar di Mos Eisley, su Tatooine, quarto episodio di Guerre Stellari. Artigli, bargigli, vibrisse e sguardi assassini- La loro divinità tennistica l’hanno chiamata Stanimal, e la salutano sollevando i cappellini con su scritto “Wow-rinks!’: E pazienza che l’aria animalesca di Waw, quello vero, detto anche “Stan the Man” ieri non andasse oltre la smorfia di un gatto infeltrito. Strampalata Storia di un match sentito, che motto incuriosiva per i trascorsi pugilistici, date le due ultime puntate condotte a sportellate e sconfinate regolarmente nella maratona: 12-10 al quinto per Serbinator Djokovic due anni fa, 9-7 per Stanimal Wawrinka l’anno scorso. Ne è sortita, invece, una replica strampalata e a tratti noiosetta di quei confronti, per di più posta al centro dellagiomata più fessa del torneo (solo una semifinale maschile, oltre alla finale del doppio donne da dimenticare o quasi), pari alle precedenti solo per i cinque set, ma diversa nei contenuti e uncinata da Djokovic sugli errori dello sciagurato Wawrinka, molti dei quali confezionati proprio con la sua arma migliore, il rovescio. Uno Stani- mal tomato, nel set decisivo, a rimuginare sui suoi irrisolvibili dubbi («Sarò mai un campione come gli altri? Vincerò ancora o mi dovrò accontentare di un unico Slam?»), che sono ormai materia da indagine psichiatrica, dato che spuntano sempre sul più bello (per l’avversario) o sul più brutto (per lui). Così, Wawrinka ha condotto di un break nel primo set, ma Djokovic l’ha risucchiato nel suo brusco tran tran di fondo campo, dilagando nel tie break. Poi lo svi7JPro è cresciuto, sgraffignando due battute al serbo nel secondo set, lui che ne aveva persa una soltanto in tutto il torneo. E nel terzo è andato ancora avanti, salvo arrestarsi per sopraggiunta titubanza appena ottenuto il break che avrebbe potuto fare la differenza. Combattuta invece la quarta frazione, con Stanimal firmatario di altri due break, uno per raggiungere Serbinator sul 2-2, l’altro per chiudere al decimo game. Tanti sforzi per nulla. Nel quinto Wawrinka si è dato assente. Da fondo È la quindicesima finale dello Slam, per il serbo. Ne ha vinte 7. A Melbourne, il suo torneo, ne ha giocate 4, tutte vinte. Numeri che lo propongono peri piani alti della Storia del nostro sport «Non è stata una partita perfetta», dice Nole, «emozionante e tesa, ma non bella. E molto stancante, per giunta. In difesa ci si stanca sempre di più. Se voglio questo titolo devo alzare il livello del mio gioco, ed è quello che conto di fare». Murray (sotto 15-8 nei testa a testa) gli proporrà domani un altro esame, ma sulle materie che Nole meglio conosce. Sara battaglia da fondo, moderna nelle impostazioni, nei colpi, e certo durissima, ma chissà quanto affascinante. Wawrinka, invece, toma in seconda fila. La sua stagione degli Slam è durata un anno.

Boomerang – Prevedibile come l’ultimo Camilleri – Valesio Piero (31/01/15, Tuttosport)

Prevedibile come l’ultimo Camilleri Alzi la mano chi sperava si arrivasse ad una finale Djokovic-Murray. Dopo la speranza nell’avvento di un giovane leone, oppure nella conferma sul trono del rovescio più bello del mondo oppure ancora dell’epifania di un nome qualunqueche rappresentasse una gustosasorpresa, il primoSlam dell’anno se lo giocherannpo i due che era tutto sommato più facile prevedere. E fin qui sarebbe il meno: èeccessivamente facile però prevedere che tipo di partita sarà. E viste le condizioni dei giocatori perfino chi dei due la vincerà e cioè Djokovic. Partita maschia all’eccesso fatta di servizi vincenti e botte da fondo, di scambi violenti sulle righe magari interminabili ma pur semprescambi violenti; estop. Con uno dei due che ogni tanto prova a rompere il ritmo con una palla più lenta o addirittura con una palla corta che laltro, molto probabilmente riprenderà e si ricomincerà dall’inizio. Pensiamo alla letteratura: un giallo di Camilleri, per dire Sappiamo già prima di aprirlo che all’inizio, Montalbano s’arrisbiglierà, poi che spalancherà le persiane e inspirerà l’aria di mare che Catarella pronuncerà qualche nome storpiandolo, che nella piccola Vgata qualcuno avrà commesso qu irosa di riprovevole. Non per questo ci fermereno alle prime tre pagine: andremo dritti filati fino in fondo per scoprire chi avrà commesso il reato. Sapendo però che la mafia resterà sullo sfondo, che ci sarà qualche donna avvenente che si sdilinquerà dietroa Montalbano (anche davanti)echeLiviagli rompe-rà le scatole perlopiù al telefona Più o meno domattina su rederà la stessa cosa guardando Djokovic-Murray. la vera sorpresa arriverebbe se il match non si concludesse al quinto, se uno dei due crollasse di schianto oppure che i due litigassero platealemente. Magari (sulla falsariga di quanto successe al Masters fra Federer e Wawrinka per colpa di madama Vavrinec in Federer) perche Kim Sears prossimamente in Murraysisarà esibita di nuovo nella performance offerta quando il suo lui stava giocando contro Berdych: ecioèricoprendo il nemico di vituperiea valanga ignara del fatto che una semplice analisi del labiale l’avrebbe smascherata. Djokovic è uomo pacato ed equilibrato ma non per questo immune dal farsi saltare la mosca al naso. Ecco: se non ci penserà la Sears, oppure qualche altro evento imperscrutabile e oggi difficile da prevedere della finale di Melbourne si sa già tutto; prima ancora che venga giocata. E questa non è certamente una buona cosa per il tennis. Già il torneo non è stato di quelli da stracciarsi le vesti; se anche la fnalesi rivelasse una storia già letta de cinedi altre volte non si potrà affermare che l’anno tennistico sia iniziato nel migliore dei modi.

Djokovic contro Murray amici-rivali da 15 anni – Semeraro Stefano (31/01/15, La Stampa)

Australian Open, il sequel. O se preferite: Novak Djokovic e Andy Murray colpiscono ancora. Domani i due grandi amici e quasi perfettamente coetanei (classe ’87, divisi appena da una settimana) si ritrovano in finale per la terza volta uno contro l’altro nel catino della Rod Laver Arena dopo aver battuto rispettivamente Wawrinka e Berdych. Nole favorito Nel 2011 e nel 2013 vinse Nole (come nel 2012, ma in semifinale), il numero 1 del mondo che a Melbourne in assoluto pare intoccabile quando arriva in fondo: 4 finali, 4 vittorie. Andy lo scozzese, che da lunedl tornerà n. 4 del mondo ricostituendo – per la prima volta dal luglio 2013 – il gruppetto dei Fab Four al vertice delle classifiche, invece di finali agli antipodi ne ha giocate 3 e le ha perse tutte (l’altra con Federer nel 2010). «Cosa rende speciale la nostra rivalità? – spiega Novak -. Che io e Andy ci conosciamo da quando avevamo 11 anni». C’è stato un periodo in cui Murray ha tentato di convincere il serbo a prendere la nazionalità britannica per spadroneggiare in Coppa Davis, sul campo se le sono date sempre di santa ragione. La vittorie pesanti di Andy D bilancio pende dalla parte del Joker, 15 vittorie a 8, ma a riequilibrare il conto ci sono i successi pesanti di Murray nelle semifinali olimpiche e nella finale degli Us Open nel 2012, e soprattutto nella storica finale di Wimbledon 2013. Fra l’altro Andy rompendo il tabù australiano diventerebbe il primo vincitore di Slam a essere allenato da una donna, Amelie Mauresmo. E dell’importanza delle «ladies» Andy, ex allievo di mamma Judy, è così convinto da aver lanciato su Twitter l’hastag #morewomeninsport. L’altra metà del cielo, domani, sarà tutta per lui.

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Rassegna stampa

Jasmine cresce ancora (Bertellino). Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport). La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Damato)

La rassegna stampa di lunedì 20 settembre 2021

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Jasmine cresce ancora (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La prima volta di Jasmine Paolini è a Portorose. Il trofeo nel WTA 250 sloveno conferma la crescita dell’azzurra ma anche la tenuta mentale visto il ritardo di 3 ore nell’inizio, causa maltempo. Colpi e determinazione per battere la n. 38 del mondo, l’americana Alison Riske, 31enne di Pittsburgh che era alla 10a finale. La fotografia della nuova dimensione della 25enne toscana è nel primo set. Dopo break e contro-break iniziali Jasmine si è trovata a rincorrere la più esperta rivale dal 2-5. I’ha fatto cambiando marcia e chiudendo 7-4 al tie-break. Prima dell’inizio del 2° set Jasmine ha chiesto un medical time-out per un problema alla coscia sinistra. E’ ripartita di slancio, strappando subito il servizio alla statunitense e tenendo proprio dopo aver salvato più palle dell’ 1-1. Sul 2-0 ha rifiatato un attimo el’americana ha incamerato il primo game del set (2-1). Ripresa sul 2-2, Jasmine ha reagito chiudendo il gioco con un gran diritto per il 3-2 cogliendo poi altri 2 break per il sigillo all’8°gioca

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Nell’ITF 80 di Valencia ha vinto Martina Trevisan, in rimonta (4-6 6-4 6-0) contro l’ungherese Delma Galfi, n. 138 WTA.

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Paolini super. A Portorose il primo titolo della carriera (Gazzetta dello Sport)

Era alla prima finale Wta della carriera e l’ha vinta, domando l’americana (n. 38) Alison Riske in due set 7-6 (4) 6-2, dopo un’ora e 46 minuti di gioco. Per Jasmine Paolini il titolo nel 250 di Portorose può essere l’alba di una nuova carriera, ora che ha dimostrato una solidità mentale invidiabile. La 25enne toscana, che oggi raggiungerà il numero 64 della classifica (best ranking), è stata brava a non farsi influenzare dalla lunga attesa (si è cominciato due ore e mezza dopo il previsto per la pioggia) e poi fantastica nel primo set, quando ha recuperato da 5-2 sotto con due break di svantaggio. Nel secondo parziale, la Paolini ha non ha avuto problemi

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Questa settimana si gioca a Metz (cemento indoor): oggi in campo Lorenzo Sonego contro l’ungherese Fucsovics e Gianluca Mager contro il georgiano Basilashvili. A Nur-Saltan (cemento indoor), in Kazakistan, in campo Andreas Seppi contro il kazako Skatov. In tabellone pure Lorenzo Musetti: aspetta un qualificato.

La prima volta di Jasmine è il trionfo della pazienza (Corrado Damato, Il Messaggero Sport)

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l’Italtennis si gode un movimento che tra uomini e donne sembra veramente aver trovato la ricetta universale che porta al successo.

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a Portorose, in Slovenia, è “incappata” in quelle settimane perfette che talvolta capitano nella vita di un tennista e, giocando alla perfezione dall’inizio alla fine, ha scoperto la gioia del trionfo. Che apre nuovi scenari anche per i tornei più importanti visto che produce un balzo in classifica dal suo attuale 87′ posto a quello numero 64 che occuperà da oggi. Ovviamente, il suo nuovo best ranking. VITTIME DOC L’ultima ad arrendersi all’azzurra è stata l’americana Alison Riske, numero 38 della Wta e terza testa di serie del torneo. Le ha strappato il servizio per tre volte nel primo set e quando è andata a servire sul 5-2 (Jasmine aveva recuperato uno dei break) sembrava poter incanalare il match dalla sua parte. Ma l’azzurra ha dato prova di grande pazienza e ha ricucito, punto dopo punto, senza fretta, portando l’avversaria al tie break, poi vinto per 7 punti a 4. II secondo set è stato la copia a specchio del primo con la Paolini volata sul 5-2 e poi più cinica della Riske: 6-2 e tutti a casa. Brava Jasmine a non perdere la concentrazione anche per lo slittamento del match, iniziato con quasi tre ore di ritardo per colpa della pioggia.

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Rassegna stampa

Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Iannacci)

La rassegna stampa di domenica 19 settembre 2021

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Pietrangeli: «Una notte ho portato a letto anche la Davis» (Leonardo Iannacci, LIbero)

In via Veneto giocava a carte con Mastroianni, a Gstaad prendeva l’aperitivo con Richard Burton e Liz Taylor, a Los Angeles cenava una sera con Charlton Heston e quella dopo con Frank Sinatra, a Parigi amoreggiava con una stripteaseuse del Crazy Horse e a Montecarlo insegnava il rovescio al principe Ranieri, suo amico. Schegge di memoria che riguardano il signor Chirinsky, protagonista di pezzi di vita che sembrano capitoli di un romanzo. «Quando mi dicevano: allenandoti meglio avresti potuto vincere di più, io rispondevo: forse, ma nella mia vita mi sarei divertito meno!», ripete sempre. Il signor Chirinsky è uno splendido 88enne, ancora pieno di vita che si diverte a portare in giro il suo mito. Chirinsky, e qui lo sveliamo, è il secondo nome di Nicola Pietrangeli, il tennista italiano più vincente della storia. Prima questione da chiarire: perché Nicola Chirinsky Pietrangeli? «Sono nato a Tunisi, all’epoca un protettorato francese, da papà Giulio e da mamma Anna, russa. Da qui il secondo nome Chirinsky, che non mi dispiace affatto. Ho iniziato a giocare a tennis in un campo di prigionia proprio in Tunisia, durante la seconda guerra mondiale, vincendo con papà il mio primo torneo di doppio. Avevo 13 anni. Ma il mio destino era l’Italia, venimmo espulsi e con la famiglia riparammo a Roma».

Dove si dedicò a tempo pieno al tennis…

 

Affatto. Preferivo il calcio, ero bravino e venni convocato nelle giovanili della Lazio. Dopo qualche tempo mi proposero il trasferimento alla Viterbese, capii subito che con il calcio non mi sarei divertito né avrei viaggiato, così passai al tennis. Al Circolo Parioli, dove il custode era un certo Ascenzio Panatta, che aveva un figlioletto di nome Adriano.

Un tipo che avrebbe incontrato anni dopo.

Sì, ma questa è un’altra storia. Giocare a tennis mi piaceva. Diventai bravo. Tra la fine degli anni ’50 e gli inizi dei ’60 vinsi 44 tornei, quattro volte il Roland Garros, due nel singolare e due nel doppio. Mi rispettavano tutti gli altri grandi giocatori dell’epoca, eravamo amici. Giocavamo ma ci divertivamo un mondo. Era un tennis educato, quello. E vivo.

La differenza tra un campione della sua epoca e uno odierno?

Noi entravamo in campo per divertire il pubblico. Oggi ogni pallina vale decine di migliaia di euro e ai giocatori non importa nulla del pubblico. Pensano solo ai soldi. Quando ho vinto il Roland Garros mi hanno dato un premio in denaro con il quale non mi sono potuto comprare neppure un appartamentino. Oggi chi vince uno Slam si porta a casa due milioni e mezzo di dollari.

Ma, allora, la Osaka che lascia il tennis, Djokovic paralizzato durante la finale degli Us Open, terrorizzato dalla mancata conquista del Grande Slam. Perché?

E qui mi arrabbio. Djokovic avrà, che so, 500 milioni di dollari in banca e gioca una finale stressato? Ma scherziamo? E la realtà attuale del tennis che strofina i nervi a questi plurimiliardari. Sono macchine da guerra, istituti di credito. Forse si stressano a contare i soldi. Quando leggo che sono depressi mi saltano i nervi.

Djokovic, Nadal, Federer: chi al primo posto?

Federer, di un altro pianeta. E ve lo dice uno che ha battuto un certo Rod Laver che di Grande Slam se ne è pappati due.

II tennis italiano sembra rinato: prima Fognini, ora Sinner, Berretti, Musetti, Sonego. Siamo tornati ai tempi di Panatta-Barazzutli-Bertolucci-Zugarelli?

Penso di sì. Sinner ha solo 20 anni. Ha il mondo davanti e arriverà entro l’anno nei primi 10. Berrettini con quel servizio può vincere uno Slam. Non sulla terra battuta, però.

La sua più bella vittoria?

Nel 1976 ero il capitano non giocatore della squadra di Davis e arrivammo alla finale con il Cile. Mezza Italia non voleva che andassimo a giocarla perché a Santiago c’era il regime di Pinochet. Era tutto politicizzato, la sinistra vedeva la finale dal punto di vista ideologico e voleva boicottarla. Pensai: siamo pazzi? Rinunciamo a vincerla? Mi sono battuto come un leone contro tutti i politici ipocriti, di sinistra e non solo. Alla fine mi diedero retta e andammo. Vincemmo la nostra prima e ultima Davis, i giocatori in campo, io fuori. Ma fummo costretti a tornare in Italia quasi di nascosto, protetti dai carabinieri. Ricevetti anche due minacce di morte, avevo la polizia sotto casa.

E una sera si portò a letto la Coppa Davis…

Accadde dopo una festa a Roma, con Giulio Andreotti presente, salito frettolosamente sul carro dei vincitori: tutti se ne andarono a dormire e il servizio d’ordine lasciò lì la coppa. Nessuno se la filava. Così, per paura che la rubassero, la portai a casa, la misi sul letto. C’è una foto con il sottoscritto, la coppa e il mio gatto che ci dorme dentro.

Ed ecco la domanda delle cento pistole: chi è stato più forte, lei o Panatta?

Adriano è nato per giocare a tennis. Un talento puro. Mi ha battuto anche nella finale dei campionati italiani del 1970. Ma lui aveva 20 anni, io già 37… Però è durato troppo poco ai vertici, 3-4 anni. Meglio Nicola Chirinsky Pietrangeli, dai.

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Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Querusti)

La rassegna stampa di venerdì 17 settembre 2021

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Camila: l’amore per Firenze, il gioco, la moda (Francesco Querusti, La Nazione)

Circolo Tennis Firenze in festa per la presenza di Camila Giorgi, numero 1 in Italia e al 36° posto nel ranking mondiale. Camila, nata a Macerata ma fiorentina d’adozione, ha portato freschezza, classe, simpatia, femminilità e moda nel tennis. Tra i suoi sogni quello di scalare posizioni nella classifica delle big, di insegnare ai giovani per trasmettere i suoi segreti e di non lasciare mai Firenze città che le ha preso il cuore. Camila, sui campi del Ct Firenze, è scesa in campo con gli allievi della scuola agonistica del circolo delle Cascine, in due ore divertenti, di grande fascino e colpi spettacolari. Oltre al tennis è stata protagonista la moda con sfilata sul bordo piscina con i capi dell’azienda Giomila disegnati dalla mamma di Camila. Poi si è raccontata, con accanto tutta la sua famiglia. «Sono più che soddisfatta – afferma Camila – ma non mi accontento mai. Adoro il tennis: ho detto che è il mio lavoro, ma lo amo. Una volta finito però ho altre cose a cui pensare, come la mia famiglia, e non ho rimpianti. Fra due settimane partirò per Chicago e poi parteciperò al torneo di Indian Wells. Mancano quattro tornei e poi è finita la stagione. Arrivare fra le prime 32 del ranking, per poter essere testa di serie negli Slam, è il mio obiettivo ma spero di fare ancora meglio». E in futuro quali obiettivi? «Mi piacerebbe insegnare alle bambine e ai bambini questo sport, che è incredibile, perché’ in parte è anche stile di vita. La scelta di seguire la passione di mia madre e di non scegliere altri brand è dettata dal fatto che mi ha insegnato tutto ed è una vera artista. Giomila è un progetto di moda che è diventato realtà e che seguirò con impegno». E il suo amore per Firenze e la Toscana. «Viviamo a Calenzano e quando sono a casa, insieme a mia madre e alla mia famiglia, andiamo in giro per la Toscana che è bellissima».

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