Coppa Davis: Serbia ok, Murray e Ward perfetti, eroico Kokkinakis

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Coppa Davis: Serbia ok, Murray e Ward perfetti, eroico Kokkinakis

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Si giocano le altre sfide del World Group. A Kraljevo Djokovic liquida agevolmente Mate Delic, Troicki rimonta due set a Coric. Murray prima domina e poi si distrae contro Young, Ward ripete l’exploit dell’anno scorso a S.Diego e rimonta due set a Isner, battuto dopo quasi 5 ore 15-13 al quinto. A Liegi parità tra Belgio e Svizzera. Kokkinakis fa l’impresa del giorno, Tomic completa il capolavoro australiano a Ostrava

SERBIA – CROAZIA 2-0 (Paolo Fisciano)

La Serbia è ad un passo dall’accesso ai quarti di finale. Contro la Croazia orfana di Marin Cilic, Nole Djokovic e Viktor Troicki hanno vinto i loro singolari e portato i finalisti del 2013 sul 2-0 dopo la 1° giornata.
Se era facilmente preventivabile la vittoria del nr.1 del mondo su Mate Delic, più aperto ed equilibrato sembrava il match tra Troicki ed il giovanissimo Borna Coric. Pronostico rispettato, match conclusosi infatti al quinto set con un’incredibile vittoria del tennista serbo che rientrava nella competizione dopo la famosa squalifica che gli aveva tolto la possibilità di partecipare proprio alla finale di Belgrado di 2 anni fa. Coric aveva vinto i primi due set ma ha dovuto subire l’imperioso ritorno di Troicki che ha chiuso in crescendo vincendo il set decisivo per 6-1.
Ma il giovane croato con questo match non ha fatto che confermare le ottime impressioni sul suo talento

 


N. Djokovic b. M. Delic 6-3 6-2 6-4

Tutto come da copione nella sfida inaugurale tra Serbia e Croazia. Al Kraljevo Sports Centre i primi a scendere in campo sono il numero uno del mondo, Novak Djokovic, e il giovane croato classe’93, Mate Delic.

Nole scende in campo col piglio giusto, deciso a sbrigare la pratica il prima possibile, strappa immediatamente il servizio al suo avversario, e per il resto del parziale si limita a gestire il vantaggio ottenuto. Dopo appena 29 minuti così il primo set è già in archivio, con il punteggio di 6-3, ovviamente in favore di Djokovic, che si toglie anche lo sfizio di chiudere il parziale con un ace di seconda.
Il secondo set comincia seguendo la falsa riga del primo. Delic perde immediatamente il servizio con tre pessimi errori, tra cui un orribile smash in rete. Nole stavolta non si accontenta del vantaggio minimo, mette ancor di più il croato alle corde, ed ottiene così un altro break al settimo gioco portandosi avanti 5-2 e servizio. Nel game successivo è un errore di rovescio di Delic a consegnare anche il secondo parziale nelle mani del serbo. Non è passata ancora un’ora e Nole già è avanti due set a zero.
Nel terzo parziale l’equilibrio regna solo fino al 2-2
. Nel quinto gioco Djokovic si procura 3 palle break con una splendida demi-volèe. Ne basta solo una al serbo per portarsi avanti 3-2 e servizio. Il resto del match è praticamente una passerella. Nole, forse per regalare un po’ di suspense al pubblico di casa, riesce a farsi annullare due match point sul 5-3 in suo favore, ma nel game successivo al servizio è impeccabile, e dopo 1h e 29’ di gioco chiude col punteggio di 6-2 6-3 6-4.


V. Troicki b. B. Coric 4-6 1-6 6-3 6-2 6-1

Dopo il match fra Djokovic e Delic tocca a Victor Troicki e Borna Coric scendere in campo. Alla giovane promessa croata è affidato il difficile compito di tenere a galla la sua squadra, che già partiva nettamente sfavorita alla vigilia.
Parte però male il 18 enne di Zagabria, cedendo subito il suo servizio. Troicki tuttavia non è da meno e commette tanti errori, ed è proprio con un pessimo dritto che consegna il contro break a Coric. Il giovane croato prende fiducia, e tiene agevolmente i suoi turni di servizio issandosi fino al 5-4 in suo favore. Nel decimo game Borna da il meglio di sé, gioca a tutto braccio e conquista un set point, che trasforma con un potente dritto su cui Troicki non può nulla.
Sulle ali dell’entusiasmo Coric gioca un secondo set ad altissimo livello, brekka il suo avversario nel secondo game del parziale e si invola in poco tempo sul 4-1. Il croato in piena trance agonistica indovina una pregevole risposta di rovescio che gli vale il doppio break, e nel game successivo una prima vincente gli consegna il secondo parziale, chiuso col punteggio di 6-1.
Il terzo set comincia con Troicki al servizio. Coric subito si procura tre palle break, le prime due volano via, ma la terza è quella buona: un passante di dritto lo porta subito in vantaggio anche nel terzo parziale. Il match ora sembrerebbe avere decisamente un unico padrone. Ma nel quarto gioco Borna sbaglia una comoda volèe, restituendo così il break al serbo, che si rianima e con lui anche il caldissimo pubblico di casa. Nel sesto game Coric perde nuovamente il servizio, questa volta a zero, e consegna praticamente il set nelle mani di Troicki, che non si fa pregare e chiude in scioltezza sul 6-3.
L’inerzia ora è tutta dalla parte del serbo. Coric crolla sia fisicamente che mentalmente. Il quarto e il quinto set praticamente non si giocano, il giovane tennista croato è l’ombra del bel giocatore ammirato nei primi due set. Troicki da lì a fine match non corre più alcun rischio e chiude il quarto e il quinto set rispettivamente per 6-2 e 6-1.
Con questo risultato la Serbia può dirsi praticamente sicura di un posto in quarti di finale. Coric ha però di certo confermato il suo enorme potenziale ed il futuro è decisamente dalla sua parte.

 

GBR-USA 2-0 (Giorgio Laurenti)

Servirà un’impresa agli Stati Uniti per passare ai quarti di Davis. Dopo la prima giornata la Gran Bretagna è in vantaggio per 2-0 grazie alla vittoria di Andy Murray su Donald Young e della grande rimonta di James Ward su John Isner. Sotto di due set, l’inglese è riuscito a recuperare lo svantaggio e poi a vincere il quinto set 15-13 dopo quattro ore e 56’.

A. Murray b. D. Young 6-1 6-1 4-6 6-2

Aveva talmente dominato i primi due set Andy Murray che pensava di aver già vinto contro Donald Young. E invece, complice un eccesso di sicurezza, ha dovuto giocare un quarto set per portare a casa il primo punto per la Gran Bretagna.
Sembrava carico lo statunitense numero 47 del mondo all’ingresso nell’Emirates Arena di Glasgow, con le sue cuffie giganti a impedirgli l’ascolto di Born in the U.S.A di Springsteen che usciva dagli altoparlanti dell’impianto. Ma dopo neanche un quarto d’ora Murray, galvanizzato dall’aria di casa, lo passava con un diritto lungolinea in corsa e andava sul 4-1 con due break di vantaggio, per poi chiudere il set 6-1.
Per vedere il primo punto di Young sul servizio dello scozzese dobbiamo aspettare l’inizio del secondo set, ma è appunto un solo punto, e nel gioco successivo Murray gli strappa il servizio a zero. Young cammina per il campo senza opporre resistenza e allora Jim Courier prova a scuoterlo: l’unico risultato che ottiene è quello di spingere il suo giocatore a conquistare al decimo game il decimo punto dell’intero match. In 47’ minuti Murray conduce 6-1 6-1.
Lo scozzese tira il fiato e inizia scherzare troppo, costringe ai vantaggi Young nei primi due game del terzo ma non chiude subito la pratica e così lo statunitense prende coraggio. Sul 5-4 Young col numero 5 del mondo al servizio, quest’ultimo sbaglia un rovescio lungolinea a campo aperto e regala allo statunitense una palla set. Nel punto successivo Murray commette un altro gratuito mandando lungo un diritto centrale.
Nel quarto set a Murray basta spingere appena appena con il rovescio per riportare le cose al loro posto. Break al terzo gioco e controllo pieno nei turni di servizio. Sul 4-2 strappa di nuovo il servizio a Young e chiude 6-2.


J. Ward  b. J. Isner 6-7(4) 5-7 6-3 7-6(3) 15-13

Di solito quando c’è la Davis James Ward si esalta, e così è stato anche oggi. Sotto di due set contro un John Isner che martellava come al solito con il servizio, l’inglese numero 111 del mondo è riuscito a trovare la forza mentale per ribaltare il risultato e portare Isner là dove gli capita spesso di arrivare: al quinto set senza tiebreak. E lì dopo un set durato, fatalità, proprio 111’, è riuscito a guadagnare il secondo punto per la Gran Bretagna e probabilmente il passaggio del turno.
Nel primo set Ward regge bene il confronto con il numero 20 del mondo e non concede nessuna palla break. Arrivati al tiebreak l’inglese si porta avanti di un mini break sul 4-2. Un nastro aggiusta un rovescio incrociato di Isner nella metà campo di Ward demoralizzandolo e facendogli perdere malamente i successivi quattro punti.
Nel secondo parziale Ward inizia a faticare sui suoi turni di battuta, al quinto gioco infatti lo statunitense ha la prima palla break del match ma la spreca con il diritto. Alla seconda occasione però Isner si porta avanti: sul 5-5 Ward sbaglia con il diritto lungolinea per il 6-5 Isner, il quale poi chiude con il servizio.
Sembra la fine del match, ma contro ogni pronostico Ward la riapre vincendo il terzo set 6-3. La svolta nel sesto gioco: sul trenta pari servizio Isner, lo statunitense non chiude due comode volée e Ward lo impallina con due passanti di diritto incrociati. Nei turni di battuta successivi Ward non rischia niente e va a chiudere con un ace per il 6-3.
Le parti si rovesciano, nonostante Isner continui a macinare ace (13 nel quarto set) è lui a dover annullare una palla break con uno sventaglio di diritto sul 3-3. Lo statunitense inizia muoversi con difficoltà negli spostamenti laterali, di quelli in avanti quasi non se ne parla. Ward dal canto suo acquista coraggio e mostra un’ottima tenuta fisica riscattando il brutto tiebreak del primo set lasciando Isner a tre in quello del quarto.
Isner nonostante fatichi vistosamente nel piegare le gambe non molla niente: sul 5-4 per Ward annulla due match point, il primo con uno smash, il secondo con il servizio. L’inglese invece sta bene e nei suoi turni di battuta non corre rischi, intanto Murray tra un incitamento e l’altro suggerisce al capitano Leon Smith la tattica da adottare. Isner va avanti per inerzia e concede un altro match point sul 10-9, il passante lungolinea di Ward è lungo di pochi centimetri, e altri due sull’11-10, annullati grazie al servizio. Sull’11 pari è Ward a concedere due palle break. Annulla la prima con un smash attaccato alla rete e la seconda con una volée da far drizzare i capelli. Nel venticinquesimo gioco dopo una palla corta di Isner, Ward risponde con diagonale strettissimo, lo statunitense si impunta letteralmente sul cemento usando la racchetta per non cadere. Siamo all’epilogo: sul 14-13 Ward, Isner cede il servizio a zero.

 

R. CECA- AUSTRALIA 2-0 (Cesare Novazzi)

Thanasi Kokkinakis vince un match da montagne russe. Sotto due set a zero, recupera e mette la freccia nel parziale decisivo. Tomic regola Vesely in tre comodi set portando gli australiani ad un passo dal quarto di finale


T. Kokkinakis b. L. Rosol 4-6 2-6 7-5 7-5 6-3

“Nemmeno io avrei saputo lottare con tanta tenacia” e se lo dice Lleyton Hewitt c’è da crederci.
Il match tra Lukas Rosol e Thanasi Kokkinakis apre la sfida tra Repubblica Ceca e Australia e sembra addirittura che l’esito venga deciso dal lancio della monetina.
Il padrone di casa sceglie di ricevere e Kokkinakis gli regala il break a zero. Il ceco è un soldatino ben istruito: imposta il suo gioco, attacca solo quando costretto. Difende bene i suoi servizi senza strafare e in risposta lascia il gioco al suo giovane rivale che attacca, attacca sempre, ma poco profondo e centrale. Il pubblico non vuole prigionieri ed il tifo è assordante. Kokkinakis non trova gli appoggi e nemmeno al servizio trova continuità, mentre Rosol si permette l’ace per chiudere 6 a 4 il primo set.
Inizia il secondo parziale ed è di nuovo Kokkinakis a servire… ed è subito break. L’australiano cede nuovamente in un momento cruciale ad inizio set, mero segnale di grande tensione e poca concentrazione. Rosol sale velocemente sul 2 a 0 e al terzo gioco con un gran pallonetto si prende il doppio break di vantaggio. L’australiano tenta di reagire, ma sembra materiale inerte: la sua persona è indispensabile per giocare il primo singolare di giornata, ma in campo sembra davvero troppo spaesato. Sul 5 a 1, Kokkinakis al servizio riesce ad allungare il set, complice un Rosol fuori giri con il rovescio. Epilogo del parziale soltanto rimandato al game successivo quando il ceco chiude 6 a 2.
Si gioca solo per onorare il punteggio, anche se Kokkinakis riesce a tenere il primo servizio del terzo set a zero. Al terzo gioco però, l’australiano è ancora in vena di regali e spedisce fuori un comodo diritto da metà campo cedendo la battuta. Tutti pensano (chiunque lo farebbe, vista la partita fino a qui) che sia il break decisivo; così pare fino al 5 a 4 Rosol e servizio. Quando il ceco va alla battuta, concede la prima palla break (quando si dice il punto che cambia la partita) con un banale errore di rovescio in uscita dal servizio e Kokkinakis cerca la panchina esultando. Poi, con la sfrontatezza dei giovani che non hanno proprio nulla da perdere, gioca a braccio scioltissimo, trova improvvisamente angoli e profondità e con il diritto butta fuori dal campo Rosol che non riesce a ribattere. Finalmente gli australiani possono soffiare nelle trombette impolverate e Kokkinakis con uno smash a rimbalzo si prende la palla del 6 a 5 e con una buona prima chiude l’undicesimo gioco. Ora Rosol si trova in una situazione che sembrava veramente impossibile da pronosticare e con due errori identici di diritto cede servizio e set 7 a 5.
Kokkinakis prende l’essenziale fiducia e sale con il servizio. Nel quarto parziale i due giocatori non concedono palle break fino al 4 a 4, quando l’australiano sul filo di lana, ma ormai entrato in partita spreca l’occasione del break con un diritto in rete. Ancora Rosol deve fronteggiare una palla break al decimo gioco, ma salva la situazione con il diritto. Kokkinakis sale rapidamente 6 a 5 con il sessantesimo errore di Rosol e lascia ancora l’incombenza all’avversario che però capitola alla quarta palla break del set. Da due set a zero Rosol e servizio, il punteggio indica 2 set pari. Kokkinakis cerca di variare il suo gioco, lotta e non cede campo, Rosol è troppo falloso e spedisce sistematicamente in rete ogni palla bassa e senza peso.
Il quinto set fa storia a sé. Kokkinakis sembra ebbro dalla rimonta e stanco ma anche Rosol sfrutta ogni pausa per tirare il fiato. I giocatori sono in campo da oltre tre ore e tengono i servizi fino al 2 a 2. Al quinto gioco, il ceco sembra aver più energie e strappa il servizio al suo avversario con due vincenti e un errore di rovescio dell’australiano. Kokkinakis è così sotto di un break nel parziale decisivo, ma Rosol non riesce a confermare e finisce per subire il controbreak. All’ottavo gioco, il ceco non trova la prima e viene aggredito in risposta. Kokkinakis così strappa a zero il servizio e al game seguente concretizza il match point chiudendo il match per 6 a 3. Grande abbraccio tra capitan Masur e la giovane promessa australiana che consegna al proprio team un importantissimo primo punto.

B. Tomic b. J. Vesely 6-4 6-3 7-6(5)

Il pubblico non si è ancora ripreso dalla sbornia di emozioni del primo round mentre scendono in campo per il secondo singolare Jiri Vesely e Bernard Tomic. Il team australiano è quanto mai in fiducia dopo l’incredibile vittoria di Kokkinakis ai danni del più quotato Rosol. Tocca Vesely cercare di pareggiare i conti contro l’australiano che in Davis sul cemento non ha mai perso.
Parte Tomic al servizio e cede subito. Il ceco è concentrato e aggredisce l’avversario fin dalla risposta trovando il break alla prima occasione possibile. Anche il secondo game è combattuto, Vesely sembra più in palla e tiene il servizio dopo sedici punti giocati. L’australiano registra finalmente i fondamentali, dimezza lo svantaggio ed al turno successivo, complici due errori del ceco -uno con il diritto e uno con un approccio di rovescio- si porta in parità. Si seguono i servizi fino al 5 a 4. Tomic fa valere la sua maggiore esperienza (anche se tra i ragazzi corre un solo anno di differenza) e con il diritto chiude il primo set per 6 a 4. Vesely (e la panchina ceca) sembra accusare il colpo, il ceco non riesce a mantenere la giusta intensità e lascia troppo spesso il comando del gioco all’australiano.
Il secondo set è a senso unico. Tomic non concede nulla e sale con il servizio: mette il 68 % di prime raccogliendo l’83 % dei punti. Anche i numeri di Vesely sono simili, ma il ceco non regge lo scambio da fondo.  Tomic si porta rapidamente sul 3 a 0 e al sesto gioco potrebbe raddoppiare il vantaggio, ma è bravo Vesely a chiudere a rete dopo un attacco profondo. Tutto regolare fino al 5 a 3 e servizio Tomic. L’australiano si complica un po’ la vita fallendo tre set point (sul terzo pregevole passante di Vesely). Il ceco trova il timing giusto sulla palla e si procura due palle break, annullate entrambe con il servizio. Tocca all’australiano riprendere le redini della partita e con una buona prima si porta 2 set a 0.
Il terzo parziale inizia con i giocatori in controllo: Vesely tiene il game d’apertura a zero e Tomic, non senza un gratuito con il rovescio, impatta sull’1 a 1. Al quinto gioco, però, la prima abbandona Vesely che perde a zero la battuta. Tomic conferma il break dopo un game di ventidue punti, durante il quale il ceco spreca cinque palle break “offerte” dal tennista australiano che, sul finire del match è sembrato quasi mentalmente scarico. Vesely però non molla la presa e all’ottavo gioco riesce nell’insperato pareggio, strappando il servizio a sua a volta a zero. Si seguono così i servizi fino al tie break: la prima funziona ad intermittenza per i due tennisti e cercano di aggredire in risposta. Il risultato è un continuo susseguirsi di mini break con Vesely che prende velocemente il vantaggio, salvo poi subire il ritorno dell’australiano che si procura quattro match point. Alla quarta occasione, il ceco serve al corpo ma è bravo Tomic a spostarsi, proponendo una palla senza peso sulla quale Vesely sbaglia un diritto facile.
L’Australia, con la vittoria di Tomic, ma ancor di più con la splendida rimonta di Kokkinakis, si porta così avanti 2 a 0 e mette una seria ipoteca sul passaggio del turno. Per i cechi, orfani di Berdych e Stepanek, sembra esserci ben poco da fare.

 

BEL-SUI 1-1 (Giovanni Vianello)

A Liegi doveva essere tutto facile per il Belgio contro i campioni in carica della Svizzera orfani però sia di Roger Federer che di Stan Wawrinka. Ed invece l’indisponibilità di Goffin e le cattive condizioni fisiche di Bemelmans hanno permesso agli ospiti addirittura di portarsi in vantaggio grazie all’incredibile rimonta di Henri Laaksonen proprio contro il nr.2 belga. Ci ha poi pensato Steve Darcis a riequilibrare le sorti dominando senza problemi Michael Lammer.


H. Laaksonen b. R. Bemelmans 1-6 6-7(6) 6-4 6-0 6-2

Ribaltati i pronostici della vigilia nella prima partita tra Belgio e Svizzera.
Il match tra Bemelmans e Laaksonen ha visto prevalere infatti quest’ultimo in 5 set. L’elvetico ha rimontato uno svantaggio di due set in buona parte grazie ad un infortunio del suo avversario.
La partita nel primo parziale ha visto un dominio completo del belga, che è parso di un’altra categoria, sovrastando Laaksonen in tutti i fondamentali, mentre lo svizzero mostrava fallosità sul diritto e scarsa incisività al servizio.
Il match si è fatto combattuto nel secondo set, parziale in cui il gioco ha seguito i turni di servizio fino al 5-5; in questo frangente c’è stato prima un break di Bemelmans, poi un immediato contro-break di Laaksonen; il set si è così deciso al tie-break, dove lo svizzero si è issato fino a 5-3 in suo favore, ma ha poi perso game e partita.
Nel terzo set un break ha deciso l’esito del parziale, che è terminato 6-4 per Laaksonen.
Nel quarto set Bemelmans ha cominciato a presentare problemi alle gambe e non è riuscito in pratica a giocare, lasciando sempre l’iniziativa in mano a Laaksonen che non si è fatto sfuggire l’occasione ed ha incamerato il parziale per 6-0.
Nemmeno il quinto set ha visto molta lotta, Bemelmans ha continuato a risentire dell’infortunio e Laaksonen si è imposto 6-2, portando gli svizzeri campioni in carica ma orfani di Federer e Wawrinka sull’1-0 a Liegi.


Darcis b. Lammer 6-3 6-1 6-3

Nel secondo incontro in programma a Liegi, partita esteticamente interessante ma poco combattuta agonisticamente tra il rappresentante del Belgio Steve Darcis e quello della Svizzera Michael Lammer. La partita vedeva contrapposti due giocatori entrambi dotati di rovescio a una mano, cosa piuttosto rara negli ultimi tempi, e con un repertorio vario.
Dal punto di vista della lotta, tuttavia, non c’è stata storia se non nei primi giochi del primo set, giochi nei quali Lammer si è portato a palla break, ma non ha concretizzato. Dopo aver salvato le palle break sul 2-1 del primo set, Darcis ha cominciato a prevalere nettamente e in un breve arco temporale ha incamerato la prima frazione per 6-3 con due break a suo favore e si è ritrovato 5-0 nel secondo. Il belga ha poi chiuso 6-1 il secondo parziale.
Terzo set leggermente più equilibrato, ma sempre nel segno di Darcis, che ha fatto sua anche la terza partita per 6-3

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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