Coppa Davis: Serbia ok, Murray e Ward perfetti, eroico Kokkinakis

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Coppa Davis: Serbia ok, Murray e Ward perfetti, eroico Kokkinakis

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Si giocano le altre sfide del World Group. A Kraljevo Djokovic liquida agevolmente Mate Delic, Troicki rimonta due set a Coric. Murray prima domina e poi si distrae contro Young, Ward ripete l’exploit dell’anno scorso a S.Diego e rimonta due set a Isner, battuto dopo quasi 5 ore 15-13 al quinto. A Liegi parità tra Belgio e Svizzera. Kokkinakis fa l’impresa del giorno, Tomic completa il capolavoro australiano a Ostrava

SERBIA – CROAZIA 2-0 (Paolo Fisciano)

La Serbia è ad un passo dall’accesso ai quarti di finale. Contro la Croazia orfana di Marin Cilic, Nole Djokovic e Viktor Troicki hanno vinto i loro singolari e portato i finalisti del 2013 sul 2-0 dopo la 1° giornata.
Se era facilmente preventivabile la vittoria del nr.1 del mondo su Mate Delic, più aperto ed equilibrato sembrava il match tra Troicki ed il giovanissimo Borna Coric. Pronostico rispettato, match conclusosi infatti al quinto set con un’incredibile vittoria del tennista serbo che rientrava nella competizione dopo la famosa squalifica che gli aveva tolto la possibilità di partecipare proprio alla finale di Belgrado di 2 anni fa. Coric aveva vinto i primi due set ma ha dovuto subire l’imperioso ritorno di Troicki che ha chiuso in crescendo vincendo il set decisivo per 6-1.
Ma il giovane croato con questo match non ha fatto che confermare le ottime impressioni sul suo talento

 


N. Djokovic b. M. Delic 6-3 6-2 6-4

Tutto come da copione nella sfida inaugurale tra Serbia e Croazia. Al Kraljevo Sports Centre i primi a scendere in campo sono il numero uno del mondo, Novak Djokovic, e il giovane croato classe’93, Mate Delic.

Nole scende in campo col piglio giusto, deciso a sbrigare la pratica il prima possibile, strappa immediatamente il servizio al suo avversario, e per il resto del parziale si limita a gestire il vantaggio ottenuto. Dopo appena 29 minuti così il primo set è già in archivio, con il punteggio di 6-3, ovviamente in favore di Djokovic, che si toglie anche lo sfizio di chiudere il parziale con un ace di seconda.
Il secondo set comincia seguendo la falsa riga del primo. Delic perde immediatamente il servizio con tre pessimi errori, tra cui un orribile smash in rete. Nole stavolta non si accontenta del vantaggio minimo, mette ancor di più il croato alle corde, ed ottiene così un altro break al settimo gioco portandosi avanti 5-2 e servizio. Nel game successivo è un errore di rovescio di Delic a consegnare anche il secondo parziale nelle mani del serbo. Non è passata ancora un’ora e Nole già è avanti due set a zero.
Nel terzo parziale l’equilibrio regna solo fino al 2-2
. Nel quinto gioco Djokovic si procura 3 palle break con una splendida demi-volèe. Ne basta solo una al serbo per portarsi avanti 3-2 e servizio. Il resto del match è praticamente una passerella. Nole, forse per regalare un po’ di suspense al pubblico di casa, riesce a farsi annullare due match point sul 5-3 in suo favore, ma nel game successivo al servizio è impeccabile, e dopo 1h e 29’ di gioco chiude col punteggio di 6-2 6-3 6-4.


V. Troicki b. B. Coric 4-6 1-6 6-3 6-2 6-1

Dopo il match fra Djokovic e Delic tocca a Victor Troicki e Borna Coric scendere in campo. Alla giovane promessa croata è affidato il difficile compito di tenere a galla la sua squadra, che già partiva nettamente sfavorita alla vigilia.
Parte però male il 18 enne di Zagabria, cedendo subito il suo servizio. Troicki tuttavia non è da meno e commette tanti errori, ed è proprio con un pessimo dritto che consegna il contro break a Coric. Il giovane croato prende fiducia, e tiene agevolmente i suoi turni di servizio issandosi fino al 5-4 in suo favore. Nel decimo game Borna da il meglio di sé, gioca a tutto braccio e conquista un set point, che trasforma con un potente dritto su cui Troicki non può nulla.
Sulle ali dell’entusiasmo Coric gioca un secondo set ad altissimo livello, brekka il suo avversario nel secondo game del parziale e si invola in poco tempo sul 4-1. Il croato in piena trance agonistica indovina una pregevole risposta di rovescio che gli vale il doppio break, e nel game successivo una prima vincente gli consegna il secondo parziale, chiuso col punteggio di 6-1.
Il terzo set comincia con Troicki al servizio. Coric subito si procura tre palle break, le prime due volano via, ma la terza è quella buona: un passante di dritto lo porta subito in vantaggio anche nel terzo parziale. Il match ora sembrerebbe avere decisamente un unico padrone. Ma nel quarto gioco Borna sbaglia una comoda volèe, restituendo così il break al serbo, che si rianima e con lui anche il caldissimo pubblico di casa. Nel sesto game Coric perde nuovamente il servizio, questa volta a zero, e consegna praticamente il set nelle mani di Troicki, che non si fa pregare e chiude in scioltezza sul 6-3.
L’inerzia ora è tutta dalla parte del serbo. Coric crolla sia fisicamente che mentalmente. Il quarto e il quinto set praticamente non si giocano, il giovane tennista croato è l’ombra del bel giocatore ammirato nei primi due set. Troicki da lì a fine match non corre più alcun rischio e chiude il quarto e il quinto set rispettivamente per 6-2 e 6-1.
Con questo risultato la Serbia può dirsi praticamente sicura di un posto in quarti di finale. Coric ha però di certo confermato il suo enorme potenziale ed il futuro è decisamente dalla sua parte.

 

GBR-USA 2-0 (Giorgio Laurenti)

Servirà un’impresa agli Stati Uniti per passare ai quarti di Davis. Dopo la prima giornata la Gran Bretagna è in vantaggio per 2-0 grazie alla vittoria di Andy Murray su Donald Young e della grande rimonta di James Ward su John Isner. Sotto di due set, l’inglese è riuscito a recuperare lo svantaggio e poi a vincere il quinto set 15-13 dopo quattro ore e 56’.

A. Murray b. D. Young 6-1 6-1 4-6 6-2

Aveva talmente dominato i primi due set Andy Murray che pensava di aver già vinto contro Donald Young. E invece, complice un eccesso di sicurezza, ha dovuto giocare un quarto set per portare a casa il primo punto per la Gran Bretagna.
Sembrava carico lo statunitense numero 47 del mondo all’ingresso nell’Emirates Arena di Glasgow, con le sue cuffie giganti a impedirgli l’ascolto di Born in the U.S.A di Springsteen che usciva dagli altoparlanti dell’impianto. Ma dopo neanche un quarto d’ora Murray, galvanizzato dall’aria di casa, lo passava con un diritto lungolinea in corsa e andava sul 4-1 con due break di vantaggio, per poi chiudere il set 6-1.
Per vedere il primo punto di Young sul servizio dello scozzese dobbiamo aspettare l’inizio del secondo set, ma è appunto un solo punto, e nel gioco successivo Murray gli strappa il servizio a zero. Young cammina per il campo senza opporre resistenza e allora Jim Courier prova a scuoterlo: l’unico risultato che ottiene è quello di spingere il suo giocatore a conquistare al decimo game il decimo punto dell’intero match. In 47’ minuti Murray conduce 6-1 6-1.
Lo scozzese tira il fiato e inizia scherzare troppo, costringe ai vantaggi Young nei primi due game del terzo ma non chiude subito la pratica e così lo statunitense prende coraggio. Sul 5-4 Young col numero 5 del mondo al servizio, quest’ultimo sbaglia un rovescio lungolinea a campo aperto e regala allo statunitense una palla set. Nel punto successivo Murray commette un altro gratuito mandando lungo un diritto centrale.
Nel quarto set a Murray basta spingere appena appena con il rovescio per riportare le cose al loro posto. Break al terzo gioco e controllo pieno nei turni di servizio. Sul 4-2 strappa di nuovo il servizio a Young e chiude 6-2.


J. Ward  b. J. Isner 6-7(4) 5-7 6-3 7-6(3) 15-13

Di solito quando c’è la Davis James Ward si esalta, e così è stato anche oggi. Sotto di due set contro un John Isner che martellava come al solito con il servizio, l’inglese numero 111 del mondo è riuscito a trovare la forza mentale per ribaltare il risultato e portare Isner là dove gli capita spesso di arrivare: al quinto set senza tiebreak. E lì dopo un set durato, fatalità, proprio 111’, è riuscito a guadagnare il secondo punto per la Gran Bretagna e probabilmente il passaggio del turno.
Nel primo set Ward regge bene il confronto con il numero 20 del mondo e non concede nessuna palla break. Arrivati al tiebreak l’inglese si porta avanti di un mini break sul 4-2. Un nastro aggiusta un rovescio incrociato di Isner nella metà campo di Ward demoralizzandolo e facendogli perdere malamente i successivi quattro punti.
Nel secondo parziale Ward inizia a faticare sui suoi turni di battuta, al quinto gioco infatti lo statunitense ha la prima palla break del match ma la spreca con il diritto. Alla seconda occasione però Isner si porta avanti: sul 5-5 Ward sbaglia con il diritto lungolinea per il 6-5 Isner, il quale poi chiude con il servizio.
Sembra la fine del match, ma contro ogni pronostico Ward la riapre vincendo il terzo set 6-3. La svolta nel sesto gioco: sul trenta pari servizio Isner, lo statunitense non chiude due comode volée e Ward lo impallina con due passanti di diritto incrociati. Nei turni di battuta successivi Ward non rischia niente e va a chiudere con un ace per il 6-3.
Le parti si rovesciano, nonostante Isner continui a macinare ace (13 nel quarto set) è lui a dover annullare una palla break con uno sventaglio di diritto sul 3-3. Lo statunitense inizia muoversi con difficoltà negli spostamenti laterali, di quelli in avanti quasi non se ne parla. Ward dal canto suo acquista coraggio e mostra un’ottima tenuta fisica riscattando il brutto tiebreak del primo set lasciando Isner a tre in quello del quarto.
Isner nonostante fatichi vistosamente nel piegare le gambe non molla niente: sul 5-4 per Ward annulla due match point, il primo con uno smash, il secondo con il servizio. L’inglese invece sta bene e nei suoi turni di battuta non corre rischi, intanto Murray tra un incitamento e l’altro suggerisce al capitano Leon Smith la tattica da adottare. Isner va avanti per inerzia e concede un altro match point sul 10-9, il passante lungolinea di Ward è lungo di pochi centimetri, e altri due sull’11-10, annullati grazie al servizio. Sull’11 pari è Ward a concedere due palle break. Annulla la prima con un smash attaccato alla rete e la seconda con una volée da far drizzare i capelli. Nel venticinquesimo gioco dopo una palla corta di Isner, Ward risponde con diagonale strettissimo, lo statunitense si impunta letteralmente sul cemento usando la racchetta per non cadere. Siamo all’epilogo: sul 14-13 Ward, Isner cede il servizio a zero.

 

R. CECA- AUSTRALIA 2-0 (Cesare Novazzi)

Thanasi Kokkinakis vince un match da montagne russe. Sotto due set a zero, recupera e mette la freccia nel parziale decisivo. Tomic regola Vesely in tre comodi set portando gli australiani ad un passo dal quarto di finale


T. Kokkinakis b. L. Rosol 4-6 2-6 7-5 7-5 6-3

“Nemmeno io avrei saputo lottare con tanta tenacia” e se lo dice Lleyton Hewitt c’è da crederci.
Il match tra Lukas Rosol e Thanasi Kokkinakis apre la sfida tra Repubblica Ceca e Australia e sembra addirittura che l’esito venga deciso dal lancio della monetina.
Il padrone di casa sceglie di ricevere e Kokkinakis gli regala il break a zero. Il ceco è un soldatino ben istruito: imposta il suo gioco, attacca solo quando costretto. Difende bene i suoi servizi senza strafare e in risposta lascia il gioco al suo giovane rivale che attacca, attacca sempre, ma poco profondo e centrale. Il pubblico non vuole prigionieri ed il tifo è assordante. Kokkinakis non trova gli appoggi e nemmeno al servizio trova continuità, mentre Rosol si permette l’ace per chiudere 6 a 4 il primo set.
Inizia il secondo parziale ed è di nuovo Kokkinakis a servire… ed è subito break. L’australiano cede nuovamente in un momento cruciale ad inizio set, mero segnale di grande tensione e poca concentrazione. Rosol sale velocemente sul 2 a 0 e al terzo gioco con un gran pallonetto si prende il doppio break di vantaggio. L’australiano tenta di reagire, ma sembra materiale inerte: la sua persona è indispensabile per giocare il primo singolare di giornata, ma in campo sembra davvero troppo spaesato. Sul 5 a 1, Kokkinakis al servizio riesce ad allungare il set, complice un Rosol fuori giri con il rovescio. Epilogo del parziale soltanto rimandato al game successivo quando il ceco chiude 6 a 2.
Si gioca solo per onorare il punteggio, anche se Kokkinakis riesce a tenere il primo servizio del terzo set a zero. Al terzo gioco però, l’australiano è ancora in vena di regali e spedisce fuori un comodo diritto da metà campo cedendo la battuta. Tutti pensano (chiunque lo farebbe, vista la partita fino a qui) che sia il break decisivo; così pare fino al 5 a 4 Rosol e servizio. Quando il ceco va alla battuta, concede la prima palla break (quando si dice il punto che cambia la partita) con un banale errore di rovescio in uscita dal servizio e Kokkinakis cerca la panchina esultando. Poi, con la sfrontatezza dei giovani che non hanno proprio nulla da perdere, gioca a braccio scioltissimo, trova improvvisamente angoli e profondità e con il diritto butta fuori dal campo Rosol che non riesce a ribattere. Finalmente gli australiani possono soffiare nelle trombette impolverate e Kokkinakis con uno smash a rimbalzo si prende la palla del 6 a 5 e con una buona prima chiude l’undicesimo gioco. Ora Rosol si trova in una situazione che sembrava veramente impossibile da pronosticare e con due errori identici di diritto cede servizio e set 7 a 5.
Kokkinakis prende l’essenziale fiducia e sale con il servizio. Nel quarto parziale i due giocatori non concedono palle break fino al 4 a 4, quando l’australiano sul filo di lana, ma ormai entrato in partita spreca l’occasione del break con un diritto in rete. Ancora Rosol deve fronteggiare una palla break al decimo gioco, ma salva la situazione con il diritto. Kokkinakis sale rapidamente 6 a 5 con il sessantesimo errore di Rosol e lascia ancora l’incombenza all’avversario che però capitola alla quarta palla break del set. Da due set a zero Rosol e servizio, il punteggio indica 2 set pari. Kokkinakis cerca di variare il suo gioco, lotta e non cede campo, Rosol è troppo falloso e spedisce sistematicamente in rete ogni palla bassa e senza peso.
Il quinto set fa storia a sé. Kokkinakis sembra ebbro dalla rimonta e stanco ma anche Rosol sfrutta ogni pausa per tirare il fiato. I giocatori sono in campo da oltre tre ore e tengono i servizi fino al 2 a 2. Al quinto gioco, il ceco sembra aver più energie e strappa il servizio al suo avversario con due vincenti e un errore di rovescio dell’australiano. Kokkinakis è così sotto di un break nel parziale decisivo, ma Rosol non riesce a confermare e finisce per subire il controbreak. All’ottavo gioco, il ceco non trova la prima e viene aggredito in risposta. Kokkinakis così strappa a zero il servizio e al game seguente concretizza il match point chiudendo il match per 6 a 3. Grande abbraccio tra capitan Masur e la giovane promessa australiana che consegna al proprio team un importantissimo primo punto.

B. Tomic b. J. Vesely 6-4 6-3 7-6(5)

Il pubblico non si è ancora ripreso dalla sbornia di emozioni del primo round mentre scendono in campo per il secondo singolare Jiri Vesely e Bernard Tomic. Il team australiano è quanto mai in fiducia dopo l’incredibile vittoria di Kokkinakis ai danni del più quotato Rosol. Tocca Vesely cercare di pareggiare i conti contro l’australiano che in Davis sul cemento non ha mai perso.
Parte Tomic al servizio e cede subito. Il ceco è concentrato e aggredisce l’avversario fin dalla risposta trovando il break alla prima occasione possibile. Anche il secondo game è combattuto, Vesely sembra più in palla e tiene il servizio dopo sedici punti giocati. L’australiano registra finalmente i fondamentali, dimezza lo svantaggio ed al turno successivo, complici due errori del ceco -uno con il diritto e uno con un approccio di rovescio- si porta in parità. Si seguono i servizi fino al 5 a 4. Tomic fa valere la sua maggiore esperienza (anche se tra i ragazzi corre un solo anno di differenza) e con il diritto chiude il primo set per 6 a 4. Vesely (e la panchina ceca) sembra accusare il colpo, il ceco non riesce a mantenere la giusta intensità e lascia troppo spesso il comando del gioco all’australiano.
Il secondo set è a senso unico. Tomic non concede nulla e sale con il servizio: mette il 68 % di prime raccogliendo l’83 % dei punti. Anche i numeri di Vesely sono simili, ma il ceco non regge lo scambio da fondo.  Tomic si porta rapidamente sul 3 a 0 e al sesto gioco potrebbe raddoppiare il vantaggio, ma è bravo Vesely a chiudere a rete dopo un attacco profondo. Tutto regolare fino al 5 a 3 e servizio Tomic. L’australiano si complica un po’ la vita fallendo tre set point (sul terzo pregevole passante di Vesely). Il ceco trova il timing giusto sulla palla e si procura due palle break, annullate entrambe con il servizio. Tocca all’australiano riprendere le redini della partita e con una buona prima si porta 2 set a 0.
Il terzo parziale inizia con i giocatori in controllo: Vesely tiene il game d’apertura a zero e Tomic, non senza un gratuito con il rovescio, impatta sull’1 a 1. Al quinto gioco, però, la prima abbandona Vesely che perde a zero la battuta. Tomic conferma il break dopo un game di ventidue punti, durante il quale il ceco spreca cinque palle break “offerte” dal tennista australiano che, sul finire del match è sembrato quasi mentalmente scarico. Vesely però non molla la presa e all’ottavo gioco riesce nell’insperato pareggio, strappando il servizio a sua a volta a zero. Si seguono così i servizi fino al tie break: la prima funziona ad intermittenza per i due tennisti e cercano di aggredire in risposta. Il risultato è un continuo susseguirsi di mini break con Vesely che prende velocemente il vantaggio, salvo poi subire il ritorno dell’australiano che si procura quattro match point. Alla quarta occasione, il ceco serve al corpo ma è bravo Tomic a spostarsi, proponendo una palla senza peso sulla quale Vesely sbaglia un diritto facile.
L’Australia, con la vittoria di Tomic, ma ancor di più con la splendida rimonta di Kokkinakis, si porta così avanti 2 a 0 e mette una seria ipoteca sul passaggio del turno. Per i cechi, orfani di Berdych e Stepanek, sembra esserci ben poco da fare.

 

BEL-SUI 1-1 (Giovanni Vianello)

A Liegi doveva essere tutto facile per il Belgio contro i campioni in carica della Svizzera orfani però sia di Roger Federer che di Stan Wawrinka. Ed invece l’indisponibilità di Goffin e le cattive condizioni fisiche di Bemelmans hanno permesso agli ospiti addirittura di portarsi in vantaggio grazie all’incredibile rimonta di Henri Laaksonen proprio contro il nr.2 belga. Ci ha poi pensato Steve Darcis a riequilibrare le sorti dominando senza problemi Michael Lammer.


H. Laaksonen b. R. Bemelmans 1-6 6-7(6) 6-4 6-0 6-2

Ribaltati i pronostici della vigilia nella prima partita tra Belgio e Svizzera.
Il match tra Bemelmans e Laaksonen ha visto prevalere infatti quest’ultimo in 5 set. L’elvetico ha rimontato uno svantaggio di due set in buona parte grazie ad un infortunio del suo avversario.
La partita nel primo parziale ha visto un dominio completo del belga, che è parso di un’altra categoria, sovrastando Laaksonen in tutti i fondamentali, mentre lo svizzero mostrava fallosità sul diritto e scarsa incisività al servizio.
Il match si è fatto combattuto nel secondo set, parziale in cui il gioco ha seguito i turni di servizio fino al 5-5; in questo frangente c’è stato prima un break di Bemelmans, poi un immediato contro-break di Laaksonen; il set si è così deciso al tie-break, dove lo svizzero si è issato fino a 5-3 in suo favore, ma ha poi perso game e partita.
Nel terzo set un break ha deciso l’esito del parziale, che è terminato 6-4 per Laaksonen.
Nel quarto set Bemelmans ha cominciato a presentare problemi alle gambe e non è riuscito in pratica a giocare, lasciando sempre l’iniziativa in mano a Laaksonen che non si è fatto sfuggire l’occasione ed ha incamerato il parziale per 6-0.
Nemmeno il quinto set ha visto molta lotta, Bemelmans ha continuato a risentire dell’infortunio e Laaksonen si è imposto 6-2, portando gli svizzeri campioni in carica ma orfani di Federer e Wawrinka sull’1-0 a Liegi.


Darcis b. Lammer 6-3 6-1 6-3

Nel secondo incontro in programma a Liegi, partita esteticamente interessante ma poco combattuta agonisticamente tra il rappresentante del Belgio Steve Darcis e quello della Svizzera Michael Lammer. La partita vedeva contrapposti due giocatori entrambi dotati di rovescio a una mano, cosa piuttosto rara negli ultimi tempi, e con un repertorio vario.
Dal punto di vista della lotta, tuttavia, non c’è stata storia se non nei primi giochi del primo set, giochi nei quali Lammer si è portato a palla break, ma non ha concretizzato. Dopo aver salvato le palle break sul 2-1 del primo set, Darcis ha cominciato a prevalere nettamente e in un breve arco temporale ha incamerato la prima frazione per 6-3 con due break a suo favore e si è ritrovato 5-0 nel secondo. Il belga ha poi chiuso 6-1 il secondo parziale.
Terzo set leggermente più equilibrato, ma sempre nel segno di Darcis, che ha fatto sua anche la terza partita per 6-3

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Quanto vale davvero la World Cup of Tennis (alias Coppa Davis)?

Un’analisi di business del nuovo formato. Al momento siamo allineati a un ATP 500 top, ma il trend è in crescita

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Dopo un weekend di intense emozioni a seguito del commovente saluto di Federer che non dimenticheremo facilmente, comincia una nuova settimana abbastanza soft, con soltanto tornei ATP 250. Ne approfittiamo allora per guardare avanti e parlare un po’ di questa nuova Davis Cup, che speriamo possa regalarci nel prossimo futuro belle soddisfazioni.

Riavvolgiamo allora il nastro;

ANNO 2018: Il board ITF votò l’OK alla nuova formula della Davis sulla base di una proposta che parlava di un total financial commitment iperbolico di 3 miliardi di euro in 25 anni, ovvero 125 milioni all’anno (col senno di poi sarebbe interessante leggere il report di Deloitte che all’epoca redasse la due diligence per ITF sulla “soundness” della proposta di Kosmos; purtroppo il documento è riservato). Tuttavia già all’epoca la quota “reale” di prize money destinata ai giocatori era ben diversa, nell’ordine dei 15 milioni di euro totali.

 

ANNO 2019: la grande discontinuità comincia nel 2019, con la prima edizione che si tiene a Madrid nella Caja Magica. Tutte le fasi finali con le migliori 16 squadre tutte assieme appassionatamente, nei round robin che hanno determinato poi il quadro a eliminazione diretta dai quarti in poi. Due cose sono rimaste di quell’edizione: un nuovo capitolo della leggenda di Nadal che si caricò lettaralmente sulle spalle la Spagna per portarla alla vittoria finale; e il delirio organizzativo con un numero folle di match compressi in una settimana, col risultato di sessioni mattutine dagli spalti vuoti e session serali che si prolungavano fino a notte fonda.

ANNO 2020: niente da segnalare, le finali di Davis non hanno luogo causa Covid, e causa deficit registrato a seguito della prima edizione del nuovo corso, con gli organizzatori che colgono la palla balzo per evitare guai ulteriori

ANNO 2021: primo aggiustamento della formula, con la distribuzione della fase a gironi presso 4 sedi staccate per ampliare la partecipazione di pubblico e snellire le finals ai match più significativi di semifinali e finali. Esperimento parzialmente riuscito in quanto l’idea delle sedi staccate appare azzeccata per avere in una di quelle sedi un home team che traina la partecipazione di pubblico (meglio se però in città affamate di tennis). Il tallone d’achille fu però una programmazione che rendeva di fatto irrealistico per i fan organizzarsi per andare a seguire alle finali la propria squadra e rendere l’atmosfera speciale, visto che fra quarti e semifinali/finali il lag temporale era di circa 10 giorni.

ANNO 2022: qua siamo arrivati al nadir della storia della Davis con l’opzione di Abu Dhabi che sembrava emergere prepotentemente come sede favorita delle Finals, sull’onda di chissà quanti petrodollari; una decisione che è stata schivata per sollevazione popolare, visto che una fetta consistente degli addetti ai lavori, in modo più o meno rumoroso, espresse la propria disapprovazione per l’ipotesi che avrebbe definitivamente ucciso ogni rimando al vecchio formato. L’altra innovazione al formato introdotta infine è stata quella di spostare i quarti nello stesso slot temporale e nella stessa sede della fase finale, grazie ad un’estensione dello slot a calendario dedicato alla manifestazione.

Nell’attesa insomma di vedere gli sviluppi del braccio di ferro Kosmos – Tennis Australia che dovrebbe portare all’unione fra ATP Cup e Davis Cup, con ogni evidenza la soluzione di maggior buon senso sotto tutti i punti di vista, con l’attuale formula Kosmos e ITF sembrano aver trovato un minimo di equilibrio. Ma è davvero così?

Andiamo allora a vedere come si colloca su queste basi la Davis rispetto ad altri tornei ATP e se i fondamentali economici e sportivi siano sballati o meno. L’analisi che faremo verterà su tre dimensioni:

  • Appeal sportivo
  • Ritorno economico per i giocatori
  • Ritorno economico per gli organizzatori

Su queste 3 dimensioni cercheremo per quanto possibile di fare una comparazione con diverse categorie di tornei ATP e a squadra, come la Laver Cup e l’ATP Cup.

APPEAL SPORTIVO: misure fisiche oggettive ovviamente non ce ne sono, ma proviamo comunque a porci la seguente domanda: quanto è attraente la Davis per un tennista? Lasciamo da parte le nostalgie della vecchia formula, per cui la Davis era sì un traguardo ambito da raggiungere, ma non in maniera seriale. Se da un lato un grande campione nei decenni in genere ha sempre cercato di mettere in bacheca una Davis oltre ai trofei del grande Slam, è anche vero che lo sforzo che veniva richiesto per l’insalatiera era tale che ci si considerava liberati dopo aver iscritto anche solo una volta il proprio nome nell’albo d’oro (come ci confermava anche Albert Costa in una chiacchierata al torneo di Barcelona). A un Roland Garros in più in bacheca invece non si dice mai di no…vero Rafa?

Ma scherzi a parte un modo per vedere se l’interesse dei giocatori è reale o meno possiamo considerare che questi hanno sempre la possibilità di “votare con i piedi”, ovvero di non rispondere alle convocazioni; pertanto andare a vedere ad esempio quale sia il ranking dei migliori 8 giocatori che partecipano alle varie competizioni è un modo per avere un’idea di quanto siano più o meno considerate

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte.

*(classifiche al 26/09/22).

Fra parentesi per ogni torneo almeno le prime 8 teste di serie, se rientranti nei primi 20 del ranking ATP all’atto del torneo.

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte. Inoltre, la formula inclusiva che ai nastri partenza un numero di nazioni ben superiore a quello di fasi finali della Davis rende più facile la presenza di tutti i migliori. Questo era un po’ il ragionamento che era stato adottato anche per l’edizione 2019 della Davis, ma che poi è stato scartato causa calendario troppo compresso. Anche in questo senso, il vantaggio di calendario dell’ATP cup è evidente.

RITORNO ECONOMICO PER I GIOCATORI: Qua le comparazioni son un po’ più complicate in quanto gli schemi sono differenti fra un torneo e l’altro e inoltre un valore assoluto come il prize money non è comparabile fra tornei a squadre e tornei individuali, in quanto gli schemi di remunerazione sono differenti e meno sbilanciati verso un singolo individuo vincitore del torneo.

Per i tornei ATP il dato è di facile lettura. Per i tornei a squadre invece la lettura è un po’ più articolata:

  • Per la Laver Cup è previsto uno schema semplificato per cui ognuno dei 6 membri di ogni team riceve 250k $ in caso di vittoria, e 125k in caso di sconfitta. A queste somme vengono aggiunte delle participation fees variabili in funzione del ranking. Non sono distribuiti punti ATP.
  • Nel caso della Davis Cup nel 2021 il prize money era distribuito fra 16 team composti da 5 membri ognuno, che a partire dai round robin si sono scontrati fino alla fase a eliminazione diretta, dai quarti di finale in poi. Non ci sono differenze di remunerazione in funzione del ranking e di singoli match vinti, conta soltanto il risultato di squadra. Non sono distribuiti punti ATP. Sono inoltre previsti altri 5 milioni da ripartire fra le federazioni
  • Lo schema di remunerazione dell’ATP CUP infine è quello più complessa di tutti, basata su participation fees che variano in funzione del ranking, vittorie individuali e vittorie di squadra. Inoltre, oltre ad una discreta sommetta, i giocatori ricevono fino ad un massimo di 750 punti ATP per il singolare e 250 per il doppio. Le participation fees sono un bel richiamo per attirare i top player, che garantiscano ai top ten un cachet di ingresso di oltre 150k, indipendentemente dalle prestazioni di team o individuali. I team partecipanti sono 24, contro i 16 della Davis.

RITORNO ECONOMICO PER GLI ORGANIZZATORI: Il ritorno economico per gli organizzatori ovviamente dipende da variabili che prescindono dal semplice “sbigliettato”. Tuttavia se un torneo “tira” a livello di pubblico sugli spalti, è ragionevole pensare che l’evento abbia un certo appeal e che questa possa essere una proxy anche dell’appeal televisivo. 

Andando anche in questo caso ad analizzare per i vari tornei l’affluenza di pubblico registrata e i prezzi dei biglietti messi in vendita per diverse tipologie di settore ci possiamo farci un’idea a livello comparativo.

** Dato stimato per il 2022: la fase a gironi di settembre nelle 4 sedi di Valencia, Bologna, Glasgow e Amburgo ha fatto registrare ottimi risultati di pubblico con oltre 110.000 presenza complessive. A metà settembre 2022 inoltre oltre il 20% dei biglietti per le Finals di Malaga risulta già venduto e pertanto, stante una capienza dell’impianto pari a 11.000 spettatori un target di 160.000 biglietti venduti appare raggiungibile

CONCLUSIONI: che la Davis sia ancora in una fase di assestamento è indubbio. Al momento sulla base della nostra analisi diremmo che sotto vari aspetti la manifestazione è un appeal che come minimo è pari a quello di un 500 top come Vienna o Barcellona. Che questo sia sufficiente a far quadrare gli “economics” (come dicono quelli bravi…i conti della serva per chi non ha vezzi da consulente) è tutto da vedere anche perché il dettaglio della proposta fatta da Kosmos ad ITF non è stato reso pubblico. Sicuramente la strada intrapresa è quella giusta, in quanto la formula delle 4 città per i round robin per avere l’effetto traino di una nazione che gioca in casa funziona. e una collocazione in calendario a fine anno che veda quarti semifinali e finali nella stessa settimana e nella stessa location è utile sia ai fan per organizzarsi che per far crescere il pathos dell’evento. Staremo a vedere come andrà a finire, noi ovviamente saremo in prima fila a tifare azzurri contro il team USA.

BONUS TRACK: Abbiamo scelto di non fare comparazioni con Roma e Madrid in quanto combined event, mentre Bercy ha solo il tabellone ATP. In ogni caso nelle nostre ricerche abbiamo dato un occhiata anche ad altri tornei di nostro interesse come Roma e Madrid e ci siamo accorti che il torneo capitolino non ha ancora pubblicato il programma delle partite per l’edizione 2023, a differenza della Villa spagnola: fate attenzione se state pensando di acquistare in anticipo i biglietti per Roma, visto che potrebbe essere adottato lo schema di Madrid, e magari il sabato, anziché le semifinali maschili potrebbe aver luogo la finale femminile, scelta fatta da Madrid e già resa pubblica.

A Roma invece, per quanto riguarda il torneo femminile (categoria WTA 1000), sono ancora in corso colloqui con la WTA per adeguarlo alla lunghezza e alla dimensione di quello maschile, in maniera analoga ai tornei dello stesso livello. Insomma i biglietti sono già in vendita, ma su come verranno i definiti i contenuti delle singole giornate ancora non v’è certezza. Insomma, occhio!

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Coppa Davis

Santopadre: “Matteo si rialza sempre! Andiamo a Malaga tra le favorite ma nessuna squadra è debole”

Il coach di Berrettini racconta al direttore la settimana bolognese di Coppa Davis e le prospettive per la fase finale di Malaga

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Coppa Davis

Coppa Davis in crisi? No, il pubblico negli stadi cresce rispetto agli anni scorsi

La nuova versione della Coppa Davis ha attirato molte critiche per la nuova formula, ma stando a quanto comunicato dall’ITF l’affluenza nelle quattro sedi di gara dice che al pubblico piace sempre

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Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La rivoluzione della Coppa Davis andata in scena negli ultimi anni ha proposto una competizione sicuramente molto diversa rispetto a quella che eravamo abituati a conoscere. E ovviamente non sono mancate le critiche, sia per la formula a gironi, sia per la diminuzione dei match (da cinque a tre per ogni incontro), sia per il fatto che spesso i match finiscono a tarda ora (l’ultimo a lamentarsene è stato Andy Murray). La ITF, al fianco del partner Kosmos, ha respinto tutte le critiche – vedi anche l’intervista rilasciata al direttore Ubaldo Scanagatta dal presidente David Haggerty – e sta cercando tuttora di far evolvere in senso positivo la competizione. Ad esempio, quest’anno la fase a gironi è stata anticipata da novembre a settembre, in modo da staccarla da quella a eliminazione diretta, per rendere meno impegnativo il calendario dei giocatori coinvolti.

Da notare c’è che stando ai dati diramati oggi dalla ITF e da Kosmos, la Coppa Davis non ha perso il suo fascino da massima competizione mondiale del tennis per nazioni, e nemmeno il pubblico all’interno dei palazzetti di gara (nella scorsa settimana si è giocato a Casalecchio di Reno, Glasgow, Valencia e Amburgo). Infatti, viene comunicato che un totale di 113.268 persone hanno acquistato un biglietto per la fase appena chiusa, con 26.445 persone presenti nella sola domenica di gare. Un dato che grossomodo equivale a quello fatto registrare nel 2021, per la fase finale che si è giocata tra Torino e Madrid. Insomma, considerando che si deve giocare la fase più calda della competizione (a Malaga dal 21 al 27 novembre), l’affluenza di quest’anno finirà per essere maggiore rispetto a quella della passata edizione.

“I numeri di oggi sono molto simili a quelli visti nelle intere edizioni del 2019 e del 2021 – ha affermato Enric Rojas, il Ceo di Kosmos -. Ci aspettiamo tra le 50mila e le 60mila persone a Malaga. Il miglioramento in termini di affluenza, percentuale di riempimento degli stadi e fan engagement sarà, a nostro giudizio, enorme”. Per ora a Malaga sono stati venduti 20mila biglietti circa e verosimilmente, ora che si sanno le squadre protagoniste, tra cui c’è anche l’Italia, inizia il periodo più caldo per le vendite dei biglietti.

 

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